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Full text of "Il Nuouo Testamento di Giesu Christo saluatore nostro, reuisto nuouamente con gran diligentia & ornato di molte figure di nuouo aggiunte. Tradotto di Graeco in vulgare italiano, per Antonio Brucioli"

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N V O V O TE 


s r ^ M E 2sr, T o n i 

.GIESV CHfLISTO 
f A L V AT O X » V 
NOSTRO, 

• , * y 

KMtftonuottamente cancan dìli^entU 
ornato di molte figure di 
nmm aggiunte. 

Tradotto (U Gtxco in volgare Italiano» 
per Antonio Bru'cioU* 


IM LYONE 




IL SPIRITO SAN- 

to dice perlàboceha 
diDauid. 

PSAL. XVIII. 

Id legge del Signor comertente Vdnifne 
i immdcuhitd^e Jìdele e iltefidmento 
del Signor jche k piccoli da la fapie^. 
Certe fono leiufiitie del signor e ralle^ 
grante l atori Jiicido è il commanda^ 
mento del Signor, illuminante gli oc^ 
chfEl fdnto timore del signore per^ 
mane nec fecolo difecob, i yeri iudici 
del Signor jongiuJhJìcati in femedef- 
Jtmoyfino deJiderahtlifopra molto oro, 
icfa, Cr^iu dolce chel 


Cr pietra pn 
frimomelle. 


f 




\ • 


I 



D ISSINO IN CHRISTO 
^adre il figitore S. Ippolito Eflenfe 
dt^nìj^into Cardinale di FflT4- 
ra. Archine fiotto yigtUan^ 
.tifiimo di Lyone, il 
fuo ferito àulici- 
mo Konill}, 





O N O S CE 

Reueredifsin 
il defiderio 
nella voftra di 
ma Signoria, 
dùcere come vero pa- 
ftoré le pecoredi g i b 
sv ChriOo^voico» 
meflìe nel ouile delli beati liquali hano meli 
fo la loro fiducia in Dio, e che fono (lati 
vbedienti alli loro fuperiori come d quegli 
che vigilano per leanime loro. E per queu 
fto eflendomi perfuafo da molti nuomini 
zelatori della loro faluteeper norteilèr fhi- 
ftrati de coli grandi & innumerabili, & vtili 

a % 


4 

<!ocumenti Jel fanto Euangelio,tauenio 
fl^ampato il nuouo teftamento in Ly one, ìd 
lingua Italiana, con grandilsima Jiligentia 
c cura rhauemo ricorretto ,e gli hauem» 
agforttò Hiftorieconucneuolealli loro ca. 
pituli,eanchoranuoui Sommari in ciascu- 
no capitulojcon fé Tue AdditionealphabetL 
che,pèr trouar lelententienelli Tuoi luochi 
cglihauerno agionto vna nuoua Tauola 
per trouar l’EpiftoIe e gli Euangeli delle 
Domeniche è Fefte del anno. Secondo la 
Chieià Romana edi Parigi,& fino fiora no 
fifone Rampati, in tale ordine, come fono 
adelTojCome fàcilmente potrà coDofccre,la 
Reuerendiisima voRra Signoria aUaquale 
attribuo di buon cuore tale Santa Opera» 
comeal Veneraruliistmo mio Prelato alqua- 
le io fiumile feruo di continuò è fempremi 
recomando.Pregando il Signore Iddio, elio 
la.iua gratia Ra fempre con la Rcuerendiisi« 
mavoRra Signpria,e facci prosperare l*in« 
dita pala di Ferrara,e confo li i cuori, di tutti 
quegli, che fono Rati redempti del preciofo 
Sàngue di gTnE. s v CfiriRo , & gli Rabi. 
luca in ogni parlare buono , è in ogni 
f)Uona opera; Amen. Di Lyone^ 

nelPAnno della Redem- 

. . pfeMm^iiDRrai5-47.. 

. ; cil.ii.did’A- j 

. .. gofto- ■ 

• \ - 

V- 

T 

• - 

ir • . 



IL SANTO EVAN- 


CELIO DI GIESV CHRI- 

STOSECONOOMAT- 5 

THEO/ / 

itr ' : 

Xa generatione ^ c i E s V Chrido Saluatore no*' 
llTo,fecon<lo la carne, promcfla ali Pa 4 ri è ali 
Propheci. Il macrimohio < 1 ^ Maria maHre di 
C IMS V à lofeph, Chnfto è concepiito dallo 

* Spirito Tanto.' Per T'Anionitione de PAngelo» 
loTcph preTe Matia Tua moglie, laquale voleua 

lalTarc occultamente vedendola grauìda. Maria ^ 

• partoriife c i£S V ChriftoSaluatorenofbro, ‘ ' 

C A P. I. 

L ibro della generatio- tuc.j.e . 

ne di G 1 E s j Chrifìo ®«n-***« 

figliuolo di 'Dauid, figliuolo di 
a/- L .17 ® V Gcn. 29.d 
Abraham* Abraham genero Gen.^S.g 

ifaac. Et ìfaac genero lacob* z.Par.<«a 

Et lacób genero luda , ^ 

fuoi fi-ategli. Et luda,genera ^ 

Phares 3 cr Zaram , di Tha^ 

tnarj Vbares, genero Ejrom, Et Efromjgem 

nero Aram,Et Aram^generb Aminaaab* Et A* 

niìnadabìgen^o Nahafon, Et tJabafon, genero^ ‘ ' 

Salomo» Et sàlomojgen^Q Bao'^ dilit^ab^Et Rut.4.d 

A I * , 

1 








^lìa 




lomojgenero Sichcam, £/• B^oboam^generb Alia» 
V.t Ahi a, genero Afu.'Et Afaj^ensrb Joptphat» 
"Et lofiiphat , genero lorani»Et loTitm 3 genero 
O^rt.EP O^iigenerb loeid'an. Et Uatìran^ge^ 


c A ' r. 7 

Wfi^o'Aha!^V.t Aha^genero EfE;^- 2 . Para.' 

chiagen'erb Manajje. Er Maìtajfey genero Amon. 

Et fo/?4.Et lojiori^eiìero lechonia» **^*^*J*^ 

' KP* i(ltoijratsgli nel trasferimento di l&abylon. 

Et (toppo il ira^eriìfienìo di Babylcnj UcÌTonia, 
genero Salatiti dt'Et SalatfneUgenerb ZorobabeL 
Ét Zorobabdygenero Abiud, Et Abutdygenero 
E/wfiw.Et Eliacim, genero A^or, Et A^yge* 
nero Sadvc* Et Sadoc, genero Atbim* Et Acbim, 
genero Eliud.Et Eliu’dgenero Elea^r^Et Elea • 

^r genero Mattham, Et lAattbam 3 genero I4- 
cob^Et lacob, genero lofepby marito di Maria, de 
laquale e nato g i e s v che fi chiama Chri^lo* 

Adunque tutte le generatione d' Abraham infino 
C à Dauidigeneratione quattordici. Et da Dauid 
infino al trasferimento di Babylon 3 generattont 9 
i quattordici. Et dal trasfermento di Babylon 
i snfino à Chrisiogenerationi quattordici. Et la 
natiuita di Giefu Chrifio fu in queìio modo. Ef V] . ^ 
fendo jpofata Maria madre di Giefu à lofephyau^ 

, tichéficongiugnefiwofu trouatagrauidadedo 
fpirìto Santo.Et lofeph filo marito j e jfendogiu^ D«u. 24 < 
fiOjC^no layolendoptiblicareja yolfe occulta-, 
mete la fci are. Et me tre che ei penfaua à quelle 
cofitecco r Angelo del Signore gli appari nel fon^ 
tiOjdicedo. lefeph figliuolo di Dau:d,non temere 
* di pigliare Maria per tua moglie y perche quel- 
■ lo che € conceputo in leiy è dallo Spirito Santo. 

Et partorirà ynfigliuoloyO' chiamerai il nome ' . 

. a 4 




’ S s. M.A-'T T H É O 

, , luc4?*e quelle Giefu^, J^erche ejfo fura faluo il popolò 
fuo da peccati loro. Et tute quefto è fatto, aC’-D 
cioche fi adempiejfe qu elio, che fi e detto dal Signo 


re per U i^ìopDeta, ateente. tcco la 
grauidera,^ partorirà tl figliuolo, 
ranno il nome fuo Emanuel che è interpet\ 

J j » ^ à-1 /* ? • ^ 9 f A 

. . ^ W» 



flTK'" '■ ' ’‘v '.ì:.. - ■ -T - 

c A p. I, r. . " p 

oh ' Miftcecùme^ihauea comandato r Angelo del 
f- D Sigforcj^ prefe la fna moglie »(sr non la conob* 

'0 he infino à tanto che la partorì il fuo figliuolo 

1 ; primogenito, CP* chiamo il nome di quello Giefu, 

I i Del Oriemc v«nneno li Magi, con li funi thefori 
[ aiorar Chril^o,alv]ualc Herode con la lua ailuf- 

: i tia defideraua toglier la vita,ma impedito daU 

■ f potentia d’iddio’.rc maculi degli Innocenti fan 

ciuglificenioglivcciderc, e per l’Amonitione 
del’AngcloClirillocportato in Fgytto,eper 
; ilmedelìmoconfiglioèritornatoin Nazareth* 

C A P. I I. 

■ • ■ C ^ ejfendo nato Giefu in Bethleem di Giu^ 

JZL'lea ne giorni (Ul B^e Herodeyeuo t magi 
yenneno d’ Oriente in lercfoltmajicendo, Doue 
. è quello che è nato R.e de Giudei. Iperche noi hah^ 
hiamo yeduta la fua jhella in Oriente,^ ye- 
nimmo per adorarlo.Ht ydendo quejlo il Ke He- 
\ rode,Ji turbo CT con lui tutta lerofoìima,^ con* 
tutti i Principi de Sacerdol i, ^ Scribi 
. ilei popolo, domati do loro douBChrijIofiàfìerebm.'' 
be. Et efiigli dijjonojin Bethlee de Giudea, per* ' 
che cofi è ferino p il propheta.Et tu Bethlee tetra Mic.f.t < 

dt Inda, no feigia la minore fa principi di I/#, 

da,pcrche di te yfeira finora il duce, che règgerà 

il popolo mio 1 fracl. Allhora Herode chiamati di Gio.y.f 
pereto i Magi , diligentemente fi informo da 

- del tempo della fella apparfa.Etmddati 

B/>i Bethhem,dijfe. Andando domandate dilige^ 
temete del fianetuiiOfi^ quando yoil’barei€tro*> * 

■ ^ ^ y 


lo s* M A T T tì E o 

unto sfate melo ajfaperejaccioche anchoYa to ye»* 
adorilo ^'Et tju£^h battendo y dito il E,e,fi 
^artimos^ ecco la fella cheefihauienoyeduta 



in Oriente ,andau a loro aitanti j infino à tatOsche 
yenendosflejfe fofra doue era il fanciullo» Et ye* 
dendo la fletta molto di gradi flima letitiafiraU 
legronto» Et entrati netta cafaj trommo ilfan^ 

. eini 



C A*P* II. -' . . Il 

mhtm Maria fita madre 'z^gitatifi int&erai 
io adoromoi^ aperti i loro tlrsfori^gJi ojferfono 
donhoroi c?* tncenfo, e?* Myrrha, Et battuto per t 
, reuelatiottenél fornito di non ri tornare à Hcro- 
dcj^er altra yia fi ritormrno nel loro paefe. Et 
partitifi quégli, ecco V Angelo del Signore appari 
c nelfinno a lofipbj, dicendo, Lieuati, q:;* piglia il 
foìicmllo la fina madre yOs^ fuggi in Egytto, 

• V fi-a quim infino à tanto che io tei diro, perche 
egli ha da efferesche Herodecerdn il faneiuUép 
, yccìderlo.Et qìloleuaìofitprefeilfanciullOiZ^la 
madre fua di notte, andatene in E^yttOjC^ 

fette quini infino alla morte di Herot{e,acciothe 
fi adempiejfe quello che fi e detto dal Sigmre, per 
• ilEropbetaJtcente.DiEgytto chiamai il figlia Ofe.ri.» 
uolo mio, Allhora Herode veggendofi befiato Nu.24.W- 
da Magi fi adiro grandemente,^ mandoà ycà 
dere i atti ifanciugli di erano in Eèihleem, ej?* 
in tutti i ftioi cofini j di duci anni,^ da quiui in 
giu, fecondoiltepoch* egli haueua dili'genicmett _ * 
intefo da Magi, Allhora fi adempiè quello che fi è 
D detto per Hieremia ?ropheta,dicete,Laycce fi e 
ydita in tkama, lamentatiene,pianto, o* molto 
lutto, piangendo Kachel i fitoi figliuoli, CP* non 
yolje ejfere co folata, perche no fono.Et morto He- 
ro<ie,eeco l* Angelo del Signore appare in Egytto 
nel seno a lofeph,dicedo,LieHati,cj^piglia tlfan 
la madre ya nella terra d'ifra^ 
eLferebepno morti quegli, (U cercauano VanU 

ma . 



IL S. ; . M A T T H É O 

. I tria del fanciullo, quello leuatofi prefe il fan-» 
ciullo , ^ la madre fua, CP' yenne nella terra 
d’ifraeL Et hauendo ydito che Archelao regnaita 


ìnQiudea in luogo di Herode fuo padre, teme à 
irai, maamonitonel fono fme andò nelle parte 
di Qalilaa, Et ycnuto,habito ''***'* ^ 


O A* P. 


I I r. 




thè fi e detto ff^.i.:prcpl)eti;*he fara chUmatQ • 

Nrt^4r«. 

Xa viea afpra eCeuera di GiouanniBateiifa,Tie] dxV 
fertojdoue predica, penitentia^e Chrifto eflcr ve- 
nuto} e come batteza quegli chevenneno alui: 
e reprende li Phailfeì della loro bipocriiIa,am- 
monendoglt à penitentia i Giouanni batteza 
ebrifto e il Spirito facto diffrefe fopra di lui: 

^ «perla voce vdita del cielo feconolce C l £ s V 
. ebrifto effer vero figliuolo d*lddio. c A P. x 1 1, 

E t in quei giorni enne Giou ani Battisia» 
fredicado nel difirto di Giudea, CT' dicedo» 
Kanedeteui 3 perche appropinquato è il B^egnode Marc.i.i 
tieli.Verchequefio è quello Mi quale fi e detto per b^^*3** 
I Caia Vropheta, dicendo. L a yoce di chi ^rida la ^ 
neldiferto. Vreparate la yta del Signore,^ fa- zac.i.a 
te rette le firade di quello. Et effo Giouani haue- if.4o.a 
ita il yeTìimeto fuo dipeli di CameUojO" la cin- 
tura di cuoio intorno à lombi fitoì , tP* il cibo di 
^ queUo era locufictO^mele Jaluatiche.Allhora an^ , 
dauaà quello lerofolima tutta GìudeayV^ 
tutta la regione intorno al Giordano, ^ batte- ” 
^uanfi da lui nel Giordano, cofeffando i peccati 
loro.Et yedendo molti de Pharifei , de Sadu» 
eeijcheyeniuano al fiuo battefimo, dijfe loro.Vro- 
gente di Vipere, chi yha infignato fuggire da 
Virafuturai Tate adunque frutti degni di peti-* • 
mento, non pefate di aire fra yoi, noi habbia- 
c mo il padre Abraha, perche io yi dico, che iddio e 
potete à fufeitare figliuoli à Abraham di queTit 

pietre* 


I 



M A T T H 5 cf 
fofla tafiure alla radice derl, 

'’‘^f‘‘d!jqaechemnfabuJa 

^J_:”€o»elfaeco.U certami 






X; ^l^pe7ine?jtia, 

ne Pioppo meepmpojjhnedim 

Jono (ie^jo é portare i calyaì 


del 


i>. 



t 


itó quaU e nella f uà mano, ^monderà la fua 
- congregherà il grano fuo nelgranaio,^ 

àrderà le nel fuoco ineilmguihìle, Allhora Mar.i.b 

1> wne G IBS w di Galilea al GiordwoàGioua- 
ni ^er ejfere hatte:^no da lui. FJ Gìdumìì gli fa^ 
céua réfiTicn;^, dicendo, lo da te Ito bifooTJo di 

cjjcrc batte'yatOi tu yieni ame?F.tTÌJpodendo 
òi B s V glidijfe, acconfenti al prefente,perd?e 
• cofifi apertietie à nei adempiere ogni giuslitìa* 

^ Allfjora gli acconfenti, Y.tbatte^to G i e s v, 

Jubito yfci dell" acqua,iCir ecco che aperti gli fur^ 
no t cieli, yidde lo Spirito d"lddio,che ilifcen- 
• dfiua come colomba,^ veniua fopra ejfo, 'Et ecco 
yna yoce da cieli diceilo,Qtmio e il mio figlino^ i.Pie.i^ 
lo dtletto^lquale io mi fono compiaciuto. 


Il spirito coduce G i e s V nel Jifcrto doue cfcrcita 
a digiunioerince ìfi tentationeaifatana,epoi 

renando in GaliIea,annuntiar«l’Euagelio,e co- 
me chiaina Pictro,e Andrea, Giouanni & faco- 
po aprcdicarc p£uangclio,ecomc per li fpi ftu-i 
pendi ***1 m<^o1ì efanationede gli infirmièap-' 

prouata la fua vera dottrina, c A p. 1 1 1 iT 
A LlJjora G I E s v^' codotto nel diferto dal-,: 
jr^lofpirito, acciock^^ tentato dal diàuo^ 

>. Et hauendo digiunato quaranta di, cirqua^ Luc.V-» 
tanta notti, dipoi hebbe fame. Et accohatofegU 
iltentatore gli dijfe. Se tu fei figliuolo d"ld^o. ■ . 

di che quelle pietre diuentino pane. Et 'a«e/- 
lorijpondendo dijfe. Egli è fcritto. No» nelfo^ Deut.g.a 
lo pane yiuera V Intorno ^ma in ogni parola, 

che 


V . 15 ' M A - T THEO 

thè procede dalta bocca d* iddio^AUhor^t lo codujjé 
il dianolo nella citta fanta , o* pofelo fopra il 
finnaculo del l epio, ^ dijfegli,Se tn fei figliuolo 



rral.^c.c d'ld(iÌQ>gittatigÌH,percbeegli èfiritto.Cheeglp 
data comifiione agli Angeli fuoi di te, CT* /òBf- . 
; i ■" r annoti' nelle mane, accioche cjualcbe yolta non 

* ■ ' ‘ - percuota nella pietra il piede tuo. Di nuouo dijje 

QIESV 


». 

» 



C A ' 1 1 1 1. \ 17 

<y i E s V àejfo, "Egli è ferino. Non tenterai il Deut.tf.c 
Si^ore iddio tao. il dianolo di nuouo lo condth. 
te tn yno monte grandemente alto, ^ moftrogli 
tatti i regni del mondo, ^ la gloria di quegli,^ 
diceglijloti darò tutte queste cofe,fe ^ttato in 
terra mi adorerai., AUhora gli dice g i e s v. 
yia Satana, perclìe egli è fcritto.Tu adorerai il 
Sig^e iddio tao, quello filo firuirai.AlUìo ^ 

ra lo lafito il diauolo.Et ecco gli Angeli yenono, Luc.4! 
p* miniTlrauogli.Ethauedo ydito g i e sv che Cio,4. 
Giouanni era flato tradito fene andò in Galilea, 
ksp* falciata Na^reth,yenne,eirhahifò in Ca- 
J?emaa,cittamarittima,ne cofini di Zehalon,e^ 
di Neptali,accioche fi adempiejfe quello che fi è 
' detto per ifaia Eropheta , dicente. Terra di Ze- ^^**^** 
hulon,ZP* di Neptali alla yia del mare di la dal 
Giordano Galilea delle genti, popolò che fi flaua 
nelle tenebrè'.yidde^d luce cr à quegli che fide^ 
uano nella regione, ombra,delU morte nacque 
loro la luce. Er da quel tepo indietro comincio à 
predicare gì b s y,^ dire. Kauedeteui, perche 
fi è apropinquato il regno de cieli.Et andando 
G r E s y ^pp^^lJo al mare di Galilea, yidde duoi M**'*^** 
fategli, limone, il quale fichi ama Etetro,i^ An 
dreafuo fratello ,iquali gittauano la rete nel 
mare impero che erano pefcatori,zp* di ffeloro,ye-‘ ^ 

nìte dietro à me,^ faroui pefiatori di huomi-. 
ni.Etqaegliincontmente la filate le rete, lo fe^ 
t>guitomo. Et partitofi di quiui, yidde altri duoi 


rtj fi 


iS y. MATTJTBOr 

f-ate^Ujlaco^o di Zebedeo, ^Gioiiannì fio jrkm. 
fello, nella nane con Zebedeo loro padre, che taci 
cociauono le rete loro, esrdiiamogli.'Et quelli fit^ 
hìto lafciata la naue,et il padre loro lo fe^nitor^ 
no.Ef circundaua g i e sy tutta Calilea ìnfi^ 
piando nelle finagoghe loro, et predicado lo euan 
^elio del regno jC^fanado ogni infirmita,<^ ogni 
Idguore nelpopolo.Et andò la fama fia in tutta 
Syria,(y‘ menarcgli 'tutti quegli che baueuana 
male aggrauati da yarie infermità, etpafiionis. 

quegli chehaueuano i demoni, eT* i lunati^ 
ii,V ip^r aliti, ^ finogli,^t fegnitomo quello^ 
molte turbe di,Galilea,zp* di Decapoli, CT* di le* 
rofotyma,^ di ludea,ey' dil'a dal Giordano» 

€ H R I S t o infegna alle turbe Icquale fono le 
vere beatittiiine>e la mercede di quegli che fono 
affìittt per il fiio nome,c come li apoftoli predi* 
cando TCuagelio fono il {àie e la luce del modo» 
Del’opere.De la legge e deli Propheti. De li 
comandamcti d’iddio.Checofa eamalTare: Re» 
conlìiiationecon ilfratellodinanciil facri^ìcio. 
che cola è adulterio. No giurare.Suportar l’in» 
giurie.Perchc fe de amar gli inimici.P rogar per 
li perfeguitori. C A P. V. 

E t yeggendo le turbe, fili nel monte ^po. A 
fofi à federe, yennenoàlui i difcepoli ftioi 
^ aprendo la becca fu a gli ammaeTlraua,dicer» 
Zvc.é.à' do.^eati ipoueri di Jpirito,perche di loro e ilre^ 
Pfal.^ 7 » Beati.i nianfueti, perche efipofiedè^ 

r/tnno la terra»3eati quegli che piangono, perche 
Ge£.6f.h quesìi faranno con folatuBeati quegli cjje hanno 

fame. 


C A 1». V. 

fame^Ò* fite àeUagimiitiay perche efii ftranm Pfal.i4* 
fatollan, 1 ieatimfericordiófi,p€nhe efì sonfcgui^ ' 
ranno m 'tfericorain. beati t modi di iHoreyperche 
ej^iyedranno ldio*Beati ipacijicftperche queUi 
faranno chi amati figlinoli di iddio, beati qu egli 
che patijcano perjècutione per laginTlitiayperche 
di loro e il regno de cieU,Beati fiele quando yi 
hardno dijpregiatij^ haranoui perfeguitati c?* 
detto ogni mala parola cetra di yoi metendo per 
J mia cagionc,b,allcgrateHÌ, ^ e f uh at e, perche il 
premio yoTlro e molte ne cieli ypenhe cofi hanno 
perfeguitati i propketi che fumo auanti à yoL 
Voi fieteil fiale dclUt terra.Et fidi file fiara fiatto Mar.^.jr 
infiptdojin cJje cofia fii in fialera ? A tiiete è piu huo^ Luc.i4.g^ 
nofe non da ejfier gittata finora calpefiato da^ 

di huominuVot Cete la luce del mcndo.La citta 
pofia fiopra tl mote non Ji può najeedere ne acce* 
dono la lucerna , cr poligoni a fiotto lo fi-aio» 
ma fiopra il candeliere» cjr rifiplende à luti che ’ >'■ 
fino nella eafia.Cof riluca la luce yofha auan* 
dà glihmminiyaccieche yeggino V opere ro*- 
firebuone»^^^ glorifichino il padre yoslro chc-è 
<^4iecieli.ìion yogliate penfiare che iq fila yenu* 

•lo à rompere la leggero i propketi, lo non yenni Luc.i 5 .d 
à rompere» ma adempiere, lo in y eri la yi dico, 
ìnfino che trapaj>i il àelo»^la terra» yno iota 
ò yn minimopunto » non prei erira dada legge-» 
infino à tanto che tutte le cofie non fileno fiuttc* 
Chiunque adunque romperà yno di queJH m 'ir iac.2»b- ' 

t 11 


lÒ 9. MATTHBO 

• nimhomandamenù, ^ infedera cofi agli huo* 

minijfara chiamato il minimo nel régno de cieli» 
Ma quello che bara fatto, infegnato, qneSlo 
% fava chiamato grande nel regno de cieli ^'Per il 
che yi dico, chef e non abbonderà laginsUtia yo~ 
fra piu che degli Scribi: o* Vharifeijyoi non w- 
trerete nel regno de cieli. Voi hauete ydito che 
eCo.ic.cJI^ àgli antiqui, ìionyccider ai, ip* quello 

Den.fiì che yccidera farà obligato al giudicio,Et ioyi 
dico 3 che chiunque fi adira inrationabilmente 
col fuo f-atello ,fara obltgato algiudicio c?* quel’- 
' lo che dira alfiiof"atello,Kachafara obligato ^ 
al concilio,Et'chi dira folto fara obligato alla 
gehenna del fuQCo,Se adunque tu ofjeri fini tuo 
dono à r altare, CT* quitti ti farai ricordato che 
iltuojratello ha alcuna cofa contra dtte,lafcia 
' quitti lituo dono auanti allo altare, ^ yapri- 
' mamente à ricccHiarti col tuof atello aWho- 

Iuc.i 2 .g fa yenendo , offerì fi tl dono tuo, Stpbeneuolo to-, 
fo al tuo auuerfano, mentre che tu fet per la 
yia con quello /icaoche qualche yolta rauuerfa- 
rio non ti metta nelle mane del giudice, ZP* il 
giudice 4i dia al minifro,^s* fila mèjfo in carcere, 
'Efó.zo.c Ifl venta ti dico, tu no rfeirai di quiui infino 
à tanto che tu renda Vyltìmo quattrino,Voi ha- 
uete ydito che fu detto àgli antichi, non adulte- 
rare, F.t io yi dico che ciafeuno che yede la donna 
^ con defiderio di hauérla ragia nel cuore fino adul 

terata. Et fe l'occhio tuo deshro ii f andate^ ca- ® 


C A 


It 


ualo,0* leualo ria d4 te^perche ytilt tifa che pe Difo.it.t 
f ifia mo de tuoi membri che tutto il tuo cor** Mar.^.g 

po no fia mejfo nella ^ehenna.Et fe là dejlratua 
mano ti fcandale^i^^^agliala, alienala Via * 
Aa te perche yttle ti fiacche perìfcay no de tuoi 
membri che tutto il tuo corpo non fia mejjo 
nella gehenna,Y.gli fiedetto^chiunque repudierà 
la fua donagli dta tl libello delrepudte, Et io yi p’t 

dicocheciafcunoche repudierà la fua donna ff- war.io.b 
cetto cheper caufa dello adulterio la fa diuenire Luc.ió.d 
adultera cir chi piglierà quella, che e repudiata» **cor. 7 -b 
commette V adulterio» Di nuouo yoi hauete Wi- 
r to che fi c detto à gli antichi» non {pergiurerai» dciÌ.^Ì 
«P* renderai al Signore i tuoi.giurameti,Et io yi i#c.f.c 
dico congiurate per modo alcuno non per il de-» 
lo»perche egli è tlnronod* iddio ce per la terraper^ 
che è fcabello de piedi fuoi,neper ìerofolimaper^ 
thè € citta digranKe,neper il capo tuo giure-» 
raiyperche tu non puoi fare yno capello folo bian-» 
eoe nero.Ma fia il parlare yoT{ro»è»ècon»nony 
quello che yi è di piu di queSH yiene da ma- 
le.Voi hauete ydito che egli fi è detto» f occhio 
per V occhio »ip* il dente per il dete» Et io yi dico» Efo.ai.c 
no refiTlète al rio» ma fe alcuno ti dara yna 
ceffata nella delira tua gotaporgigli Vahrà»icy 
a quello che yuole contendere teco ingiudicio»^^ 
torti la tua tonaca, lafciagh anchora il manteU 
to»Et chiunque ti bara coTlretto andare yn mi- ^ 
eglioyyaco quello duoUEtà quello cheti domada, ^ ^ 



'Il S. M A T T H S O 

\ 

O* à quello che vuole ìmpreTio daiet non cm» 
Xeu.9.3 trariare.Yot hauete vditoche fi e detto» Ama ii 
prò fiimo tuo, zp‘harai in odio il nimico tuo,Et 
tv yidico» Amate inimici voTlri , dite bene di 
quegli che vi maledicono t fiat e bene à quegli che 
vi hanno in odio j CT' orate per quegli che vi of^ 
fendano 3 (y perfeguitano,^cioche voi fiate fi- 
gliuoli del padre voTlro 3 che c ne cieli 3 tlquale 
fa nafeere il Sole fino fopra i.huc?Ù3 CT* i reti Ci?* 
manda lapioggia fopra igiuflÌ3^gH ingiuTiim 
luc,6,e "Perche fe voi amerete quegli che amano voi 3 cfte 
premio ne hauete yoiìnon fanno quello medeftmo 
anchora i Puhlicani?Et fe voi faluterete folame- 
te f yoTlrifiategliichegran co fa farei eìnon fan* 
no quejho ancììora i Puhlicaniìsiate adunque per* 
fitti 3Come è perfetto il padre yoTho che è ne cieli» • 

Xel>uone opere {e debbeno fare folamenteper amo* 

TC del fole come (1 de fare là elemosina c 

- coli Toratìone è iUligiuniojCComcDìo perdona à 
quello che perdona alprofsimo.Dc noncogregac 
tlieforij fuUcnire ali poucrijè che la notrra inten- 
tlonc no fi fomergi àcercharrichezze.Non fi po 
feruir aDio è alle ricbezze> la folicitudine del vi* 
«ere è del ve^rc è da togliere. Cerchiate prima il 
regno d'iddio è la Tua Tu^itia. CAP. Vl« 

G Vardatc à non fare la vostra elemofina in A 
prefen'^t degli huomini per ejjere veduti 
da lorOtaUrimenù voi no harete premio apprejfo 
^ del padre vojìra che è ne cieli, Qu^do adunque 
tu fai la elemofma,non la volere hadireinnoi^ 

àte 



• ■■■<: À i». V Tv • - ' ' i‘. 

rt te coìi la tromba j/come fanno gl%ìpocrìtì nello 
fina-gp^e,^ neborghhaccioche fieno glorifica- 
ti dag^li huomini. lo in verità vi dieojche ri- 




^Wdoce, kcs) 
^ ORARE 4| 


loro. Ma cjunndo tu fai la eie- 
quello c1>efi 
la tua deThraj accicche la elemofina tua 


ceuonotl premio t 

tnofma^non fappia la finiflra tua 
faccia i ' “ 

fia in occulto^ o* il padre tuo che vede neSt 


1+ f . M A T T H E O ^ 

cccuhoj ti renderà in palefe. Et quando tu urt-^ 
raijiojarai comegUhipocrithperche quegli de-m 
fiderano orare jfando nelle pnago^iefZy ne can 
ti delle pia^^^ccioche fieno yeduti dagli huo^ ? 
winu lo inferita yidicojche riceuono la loro' 

♦ mercedeMa tu quado orerai, entra nella tua ca» ^ 

mera^v' chiufala porta tua ora al padre tuo, 

^ cJje e in occulto, ^ il padre tuo che vede in^ oc» 

culto ,ti renderà in palefe, Et orando jion parie- 
rete molto, come i Gentili, perche penfimo che nel 
loro parlare molto , hahbino à ejjere ejauditù 
No» yi yogliate adunque afiimigliare à*que- ® 
glijperche il padre yoTlro fa quello che yi fa di 
Lnc.xx.t bifogno,audti che yoi glielo chiediate.Voi adun- 
que cofiorate, Eadre noTiro che fei ne cieli ,fia ^ 
fantificato il nome tuo. Venga il regno tuo.Sia 
fatta la yolonta tua,comenel cielo jfofianchora 
interra, Daccihogpil noJlropane cotidiano, 

Et rimettici noTlrt debiti,come anihora noi gli 
rimettiamo ànoSlri debitori. Et non ci indurre 
^ar.luc tentatione,ma liberaci dal. male, perche tuo è 

lccl.28.ft d regno 3^ la potentia, '^ la gloria,ne fecoli de 
fecoli.Arhen.Eerche fe yoi rimetterete àgli huo» 
tninii loro errori, il padre y'oThro celesle riwft- 
^ tera anchora à yoi, ma fi non rimetterete àgli 

huomini i loro errori, ne il padre yoslro rimet~ • 
tera gli errori yoThruEt quando yoi digiunate, € 
non fiate come gli hipocriti trifli, perche efii ofcu'» 

• fono le faccie Uro, accioche apparifihtno à gli 

• hut 




C A V, T r. 

hitemìni digiunare, lo in yerita ri dicOj che 
riceuono la loro mercede. Ma tu quando digiti’^ 
fti,yngi il capo tuo,c^ laua la faccia tua^acciò- 
che non appaia àgli huomini che tu digiuniima 
al tuo padre che è in occulto i C7* itpadre tuo che 
•yedé in occulto iti renderà in palefe, Non yi ri- 
ponete i thtfuri in terra ^doue la rugginCi la 

tignuola con fuma i ^ doue i ladri cauonOi^ 
rubano. Ma riponeteui thefori in cielo, doue ne 
la ruggine,ne la tignuola cofuma,z^ doue i la- 
dri non cauono,nefuranOiperche douéè il thefo- 
ro yoTiro,quiui fara anchora il cuore yoTlro, La 
lucerna del corpo è l* occhio. Se adunque Vecchio 
tuo farafemplice,tutto il corpo tuo jara lucido, 
"Et fe V occhio tuo fia cattino, tutto il corpo tuo 
fara tenebrojh^' Se adunque il lume che è in te,è 
tenebre,ejfe tenebre quante fienoì Nejfuno può 
feruire à duoi Signori, VercheoVyno bara in 
ediOjC^ V altro amera,o egli fi accoslera aU\no 
Crdelilaltro non curera.\oi nonpotete feruire à 
Dio, O' alle riche:^, EerqueTloioyi dico, non 
fiate follecitialV anima yoTira,checofayoi hal^ 
bìate à mangiare)) bere , ne al corpo yoTiro di 
che yoi habbiate à yeTlire,OhnoncVanimapiu 
2 » che il ciboÌEt il corpo piu che il yeTiimento?Guar 
dategli yccegli elei aelo , che non feminano,^ 
non mietano, non cegregano ne grana il pa* 

dre voHro celeTlegli pafee. No fiele yoi di mag- 
giore pregio che loro? it chi di yoi penfandoypHO 


IUC.I2.d 


luc.ix-e 


luc.i^.e 


luc.u.e 
i.Pìe,f.b 
Pfal. f4. à 


S. MATTHEO 


e ^gìugttere.yn braccio allafna fiati*ra?Et Jet 
ycTiirnentOipercbe Jìete folleciti^ Cojìderate 
gli del campo in che modo crefconoynon lauoro'* 
ìtOsnon filano. Non dimeno io yi dico che Salotno 
t» tutta la pM glori a lìonfu^ co fi yeTlito come 
• Twa di qtPeTii. Et fe ilfieiio del campo ^ ilqnale e 

lìoggiì C?* domani fi mette nel forno. Iddio cofi 
yeJle^ohnon molto maggiormente yoi,odi po^ 
ca fede? Non fiate adunque folleciti , 'dicendo , che 
mangieremo 30 che beremo,o di che ci yeTliremof 
'Bercbc tutte que^e cofi cercono le genti, perche 
il yoTlro padre celeTle fa che yoi haaetc hi fogno 
di tutte queUe cofi. Cercate adunque primati 
r^no d* iddio, Qj;' lagiuTlnìa di quello,^ tutte 
queTle cofi yi fi aggiugneratino. No» farete 
adutique follectti nel giorno di domane, perche il 
giorno di dptyane fara foUecito circalecofefue, 
ogni giorno Jhi affai della fua afflittione, 
jl temerario iudicio de li vicii <Ì*alcri è proibito.- 
La parola d'iddio non Ha predicata ali contem- 
jstori. Orare continuamente. la Somma de la 
Scrittura. La via ilretta e la larga. Si de guar- 
dare de li fallì predicatori. A l’operc lì conofee il 
fìdelc. Colui che non opera non è di Cliriilo.- 
Li miracoli de li cattiui fono rigittati. Colui che 
piglia la parola con lìdutia opera fecondo quel- 
» la,c predica Chrilìo con grandifsima potefia. 

CAP- VII. 


On giudicate,accio(d)e no fiate giudicati, a 
__ peìxhe in quel giudicio atei quale yoigiu^ 

War.4.c dicate,farete giudicati in quell(t mifutaahe 

79 » 


Zvc.g.f 

Rom.a.a 


n; 



<;ap. vit» 17 ^ 

mìptratCyfarete mìfuratu Ztper quale ca^ 

^ion e 'vedi tu il brufcoloyche e ne Vecchio del tuo 
frat ellojQj^ la traue-,chc e ne V occhio tuo non au- 



uertifei? Ocoffie di al tuo f atello , lafcia che io 
litui il hrujcolo de V occhio tue 3^ ecco la traue e 


neVocchio tuo? HyVocritOilieua prima la traue 
de Vecchio tuo,^ allJjora yeara^di cacciare 

a . 


iZ 


S. MATTH16 


ilhrufcolo ile r occhio del fiatello tuo. fiondate' 
luc.ti.b le cofe fante à cani, ne fittatele margarite t»o- 
& c* ^ auanti à ^orci:4Ccioche qualche yolia non le 
Ja*c.i.à calpestino con loro piedi jZ! 7 * riuolti, lacerino voi, 

chiedete,^ farauui dato,cerchate,^ trouerre^ 
te.'PUchiatei^farauui aperto.Verche ciafcuno 
che chiede, nceue,ip* chi cerca, truoua,^ à quel^ 
lo che picchia fara aperto, Oh quale huomo è dò 
yoijl quale, fe il fuo figliuolo gli domanda ilpa-. B 
ne,gU porgerà la pietra? o fogli domadera ilpe„ 
fcegli porgerà il ferpenteìSe adunque yoi ejfen^ 
do cattiuifiapetc dare i buoni doni à yoTlri figli- 
' uoli, quanto maggiormente il padre yoTlro clje 
€ ne cieli ,dara le cofe buone à quegli che le chieg- 
Tob:4.c gono àlmÌTuttele cofe adunque che yoi yolete, 
Luc.ó.e che yi faccmo gli huomini,cofi,^ yoi fate loro. 

"Perche quesia è la legge, ^i Propheii. Entrate 
per porta flretta, perche larga porta,^ yia fpa-^ 
eiofi e quella,che ccduce aUaperdhione,zp* mol- 
ti fono quegli che entrano per offa. Perchepiccio- 
la èlaporta,c^ fretta è la yia che conduce alla 
yita,cp* pochi fono quegli chela truouano, EtC 
guardateui dafalfi Propheti,cheyengono à yoi 
in yeslimenti dì pecore,C7^ dentro fono lupi ra- 
lue. 6 . >%^^ci. Voi gli conofeerete dafi-utti loro.Oh colgo- 
no delle jpine yue?o fichi de triboli? Co fi ogni htn 
no arbore, fa buoni f-uttix^ V arbore cattino, fa 
V cattimfirutl^. Et non può ilbuono arbore farei - 
cattiui frutti 3 nelC arbore^attiuo ,fare i buoni 


luc.i^.e 


^ » - CAP. VI T. .19 

jpiittì.O^i arbore <^)e non fa buono ta» 

^lìato,C9'ghtafi nel fuoco. Adunque conofcerete 

da frutti loro. IJon ciafcuno che fne dice. Lu.i5.e.£ 
Signore^ Signore, entrerà nel regno de cieli, ma 
> quello che fa la yolonta del piante mio,cJ)e è ne 
cieli. ÌAolti mi dir ano in quel di, signore, Signor 
rcjoh Honprophetammo noi nel nome t uofo* nel 
nome tuo fcacciammo i demoni f o* nel nome tuo 
facemmo molte yirtuì Et alUma io confejfero lo^ 
rojio non yi conobbi mai. Vartite ui da meyoi 
iquali operate Vwiquita. Adunque ciafcuno che 
ode da me quetie pttrole,c^ ja queUeJo affimi- £ 
gliero aWhuomo fapietite ,il quale edifico la ca- Luc. 6.^ 
fafua fopra la pietra,^ dtfcefelajpioggiay^ 
yeneno i fiumi, ^ foffiorno i yenti, CP* percojfo* ' 
po in quella cafa,^ non rouino,^er che fondata 
era fopra la pietra. Et ciafcuno che Oi leda me 
quelle parole, et* no fa quelle, fata a fimighato 
à yno huomo folto , che edifico la cafa fua fopra 
V arena,p* dfcefe lapioggia,^ yenono i fiumi, 
cr foffiorno i renti,^ percoffono m quella cafa, 
cr rouinoyVfula rouina fuagrade. Et quatta 
do G I E s V hebbe finite quelle parole, te turbe Msr.T.fr 
Jì f upirno della dottrina jua perche infegnaua luc.4.« 
lorocomehauedo autoritajC^ no come gli Scribi. 

C H R X s T o liaiiendo miraculnramcnte Cam 
natoiUpbrofo>e il par la fnoccra 
ài Pietro e molti altri, <3a documenti della 
£ia iiiuini||,e come fece con la fua parola il 


MAX X H £ (7 



mare tranquilloye ^oppo manJati i demom ne^ 
li porchiy venne à lui tuttala citta pregandolo 
che fe parti da lor confini. 


CAP. V J I I. 

T difcejh dal monte ^ molte turbe lo p^ui^ a 


r^^ tonzo.giT* ecco yno lehrofo yenuto ,l' ado^ 

fo, ducendo* Si^ore mondare fettè 

‘ yoL 


C AP.^ V 1 1 r. 

diTieJa GieJU la mano là tocchi dicendà, 
"Vo^ltOiJta mondo. Et Jlthilofti mondata la leB» 
hra jua^Et dicegU Gieju, Guarda thè tu non io 
ilica aperfina^ma ra,^ monTlratì al Saccrdo* 
ojferifci il dono che comando Mofe in tefli^ . 
monto àquegluEt entrato Gie fu in CapernaUi 
aerine a lui yno Centurione sprecandolo dL 

eendo, Sìcnore ilmìo ciouane giace in cafipa^ . . 
valyticosgrauemente tormentato. Et Giefu gli 
dicesio yenendo lo curero.Et rifondendo il Cen-, 
turione diffcs Sigtiortsio non fono degno che tu 
entri fìtto il tetto miojma fìlament e di yna pa<^ 
rolaj^ fia fanato il mìogìouane,Verche ancho- 
taio foìio fmomo fìtto poteTiajhauendo militi- 
fìtto di mos^ dico à quello ya^z^ egli ya^ZT 
alV altro jy ienisZI^ egli yienCsZ^ al fimo mio, fa 
t quella co fa, zs* la fa, Etydito quello Giefu, fi 
marauiglio, z^dijjèd quegli che lo fìguitatia- 
ìjo. In yerita yi dico,h non ho trottata tata fede 
in IpaeLEt dicoui che molti y errano da Oriete, 
Zp*^Occidete,zp* ripofcr&noft co khrahd,zs^ ìfa^ 
ac,zy lacoh nel regno de cielisZjrijìgliuott, e;» • 
del regno, farannogtttati nelle tenebre elleriori^ 
quiui farapidto,zj' fìridore di deti,Et dijfe Qie 
fu al Ceturione,ya,z^ come tu credefìi u ftafat 
,to.Et in quella horafujànato ilgiùuanefuo.Et 
yenuto Giefu nella cafadi Vietro,yiddelafua luc'^X 
fuocérachegiaceua,zp’haueua lafebbre,et tocco 
gU la manojet la febbre la lafììo,et leuofhet mi 

ttijira. 


. • M A T T H E O 

loro. 'Etfattofifera.gli menomo molti 
indemonUti,^ con la parola, [cacci o 
Zp‘ [ano tatti gli ammalati , accio che fi adem^ 
pie][e qaeUo che fi è detto per J[aia propheta, che 
Bfa.?}.t> dice. Ìj[o prefiele infermità no7lre^<^ porto le 
x.Pie.2.d noTire malattie. Et rendendo Giefiu molte turbe c 
intorno à [e, comando che paffiafiino aW altra rì<* 
pa.Et accoTiatofi yno Scriha,gl% dijfie. Maeslro 
[eguitero douunque tu andrai. Et Giefiu gli 
dice, Legolpi hanno le cane, ^ gli' yccegli del 
cielo i niahCP" il figliuolo delThuomo non ha do-, 
ue pofi il capo, yno altro de dtfice^oli fiuoì gli 
dtjfie. Signore, Uficiamì prima ire,^ fiepellire 
mio padre. Et Giefiu gli Jijfie.Seguitami, /<?- 
Mar. 4 .a fepellire i morti loro. Et [alito quello 

XUC»o*d«^ f /• •/•/•- T* 

* inynanauejofieguitomoi (Itjcepolt juoi.Etec^ 

co yn gran moto fi fece nel mare, talmente che la 
nane era coperta daWonde effo dormiua, 
"EtaccoTlatifegli i difiepoli fuoi ,lo deSlomoAi-^ 
cendo.Signore,faluaa,noiperiamo,Et Giefu dif, 
fie loro.Verchc fiete yoi timidi,o dipoca fede? aU 
Ihora ri^tofi^omando à Venti, al Mare, 
fccefii yna tranquillità grande. Et gli huomini 
fi marauigliorno,dicendo.QualeccoFlui,che,CP' D 
Marc f a * "^enti,^ il mare gli obedtfcono?Et yenuto aU 
Lue. g.i V altra ripa, ne la regione de Gergefani figli fe^ 
dono incontro duoi indemoniati y fitti demo-, 
numeìiti, grandemente crudeli,in modo che nefi. 
funo poteuapajjare per quella yia. Et ecco che 

y 





^fi^aHOoo^Jietmlo*^ChehMìamonoià faretem- \ 
f o G X B sy Jt^ltuoIodi DioÌTHyeniTii.^uaìl 

tormentarci acanti attempi^. Et era dijco^o da 
lorif^'vn ^egge molti perci Se fa{ceuar,Et i de^- * 

rnoni Io p>re^aHana dìcendotSe to ci cacci Jafciaci 
andare neigregge de porci. Et dijfe loro anda-^ 
te.- Et cpuegU yfciti fe ne andomo nel gregge 
de perciò Et ecco con grande impeto Egitto ti*t- ‘ ’ 

to il gregge dalprecipitìo in marejét p&irno neU 
V'acque.Et in pasiorifùggimo»i^ venuti nelU' 
eittajruntJomo tuttelecoje, C7* quelle degli in- 
demonìatuEt ecco Se tutta la àttà yja aUo in-.- 
contro Soie s v^CT* hauendolò' veduto^ lo pro- 
fanano cIh fi partijje de loro confini , . 

. c H R r S.T a g^i£ceviiaparàl)^coyee1iieiiia* 

MattHeo pablicanof e puoi repreBcnde la raligìoiM 
extarna jegliPfiari(ei e de gli'di{cepòli di Gio«- 
uanni^Guarifee vna dona dèi fTufTo def fangue,e co 
me reftituifee 1 a vita a la figliuola deCPrihcipe e il 
Tcdere-ali duci ciecliite puoi cura il muto indemo* 
fiiatO) e reprende gli pBarifei cHr mormprauano^ ' ’ 
centra di luii« Baj^ifericordia dele turbe». 

CAP- I X- 

^ T^T [alito ctT E s V nelanauepafioyO^yemMor.t.ùr. 
M^j ienetla JUa citta. Et ecco fi ap^efhitomo-'^^*^'^ ^ 
yno pararytico Segiaceua net lètta Etyedu ta ' 

G I. H s V la fede loro difje al paralyticoi Confi- 
dati figlmU, i tuoi peccati- th fono rimefli. Et 
ecco aìcuni degli Scribi dìeeuano entro d.ifc} co- 
' ffiiiic^iefnmia.EtIjaucndo veduto g i e s V 




14 S. M A T T H B O 

co^tatione loro, dijje* Vcf cagione penpi^ 

teyoi male ne ^nori yoslriì che cofa e pin faci» 
le à dire,i tuoi peccati tipremettono,o dire lie^ 




uati, ya?Ma acdoche yoi pappiate che il jU 
«rliueU deWhuQmoha poteTla in terra dinmet^ 
peccati , dice alìhra al paralytico» Lie- 
ti,to^li ìUhq lem» ey yannein ecpa tua. Et 

le 


^ 'A' p* .EX.-. " 31 

hgato]i,andonm in cafa fuiuVA le turbe che 
indino j fi marauigliomo, ^ glorificomo I<{- 
diOiche hauejfe data tal Rotella agli huominùEt 
affando G X E s V per làs^idde yno huomo che 
fiedena al bancho chiamai o Mattheo. “Et diccgli, 
figUÌtami.Et ejfo ri^’^tofiilo feguito^Etfu efie^ 
^do quello à menfa in cafa^ Et ecco molti publi- 
€OttijCP* peccatori yenuti fi metteuano àmen^ 
facon G I E s V, e?* fo fuoi difiepoli. Et vedu- 
io queJioi VÌTarifii, dijfono à difiepoli fuoi. Ter 
qual cagione mangia il MaesiroyoJhro co Vur 
hlicani, o* co peccatori? M4 ,o i e s v hauendo 
yditOjdiffe loro.l funi non hanno bìfido di wt- 
dico, ma gli amalati* Et andate, ^ imparate 
queUoyche è.Io yoglio mtftricordiaj^ non fiacri-, 
fido, Verd)e io non fono yenuio à dìiamare i 
gitici, mai peccatori alla penitentia, Allhora 
yenneno à lui i difiepoli di Giouanni, dicendo* 
Ter quale cagione digiuniamo noi,^i Thartfii 
Jpejfio,^ i difiepoli tuoi non digiunano* Et Gie-* 
JU dtlfielorOfOh poffiono i figliuoli dello fipofio pìan^ 
gore infino à tanto che lo Jpofo è con quegli? Ma 
yerranno di, die fiera tolto loro lo jfi>fio,V* allhom 
® vadigiuneranno*Et nejfiuno mette yna comtnefi* 
fura di pannogrojfiojn yno yeTIimento yecchw, 
ferche lieua yiail fiuplimeto fitto del yefiimctOjet 
fafii la roSlura peggiore. Ne mettono il yino nuo 
no ne gli otri yecchh altrimenti fi rompono gU 
otri, V*il yino fi yerfia, ct* gli otri fi perdono* 


Mar,Zf% 

Luc.{.€ 


OCe.éx 

Difop.!* 

a.b 

Mar.2.e 

Luc«f.f.3 


3^' *• ^ A T*T S- 

Ma mettcnò il ytnonuauo Itegli oirinuòutj^i^ 
^ ambe duci fi con feruono^Mentre che f ariana lorm^ 

]||iar.f J> queilt ccfe^ecco yno Principe yenne, ^ adorai 
^ tncrt^i ual»^dicetido,La mittJigUuolaèpoco. fa. morta^, 
ma.yienì 3 ^ ponila mano tua fipra di quella». 

■ * yiuera,Pt leuatofi g.le s Vj lo figuitoi C7* • 

difcepoli fuoi.pt ecco yna donay'laquale ÌTaueua. 
^ portato il.flujfò del /angue dodici aanij.accoTla^ 

[ fafi dt dietroygU tocco la fimbria, delfuo yeTH^ 

^ mento.Perchè elladiceuafiafe.se io toccherà fo^ 

hmenteilyeTlimcntofuo faro faina. Ma Gie/U 
riuoltOiO* yeggendola.djjfe. Confidati figlino^ . 
ìàjlafede tua ti ha fatta faina. Et la donna da. 

• quella bora in la jfu fatta falna.Pt yenuto G/>- 
i •< fu alla cafà del Prmcipey^ hanendo yeduto i /ò 

natorti^ la turba tumultuante Jice loro. Hi fio. 
fiateuhperche la fanciulla non e mortayma 
fne^^pceuanfi beffe di lui.pJ offendo ffacctata. 
ìa turbaìentratoypiglio la mano. /ua^ Et lagi(H 
nane fi leub.Et andò queflafamaper tutta quel, 
ìa terra,Et partendoffdi quiu i G t e $ 
guitorno duoi ciechi gridand^^, dicendo.Eìah^ 
hi mifericordia di noi figliuolo di Hauid. Et ye. 
nutoin cafàyyenneno.à lui i ciechi.Et. g i e s y ’ 
dice loro* Credete yoi che io. poffa fare queslof 
Dicongliocrediamo fignore.AUhora tocco gli occhi 
^ lor(hdicendo.Siaui fatto fecondoja fede yojlra^. 

V- Et fumo loro, aperti gli occhi , Et minacciogli 
ei£ È y^dicendopCuardateche neffuno lo fap* 

pia*. 


- - A f.r X. 57 

'fhUEI: yfcitijo dinul^omo in tutta quel- 

la terra* ^tpartendofi quegli. Ecco che glipof- Di£u.b 
tomo 'pno buomomutojindemoniatoj^fc^cia^ 
to ^ia il dernoniOfil muto partoj <^le turbe fi 
ìnaram^lÌQìitodicendo,Konmai appari cofiin 
ìfiaelf'Bt i J^harijei diceuanoMl principe de de- 
ptonifiaccia. i demoni. Et . circtnua. Qi.efu tutte 
lecitta^ettasiegUdnfe^tdoitellefinago^ìe lo- ^*^*J*^ 

' TO,C^ predicando V Euangelio del re^o, O* fa- ^ 

ìMndo ogni infirmita,^ ogni languore nelpo- ‘ 
folo,Ethauendo yeduto le turbe j bebbecompafi 
Jione di lorojperche erano ahandonati» ^dijper- Mer,6.o 
ficome pecore òenonhannopaJiore,AUI}ora difi lue,ioat 
fi àdijcepoU fuoi. La ricolta certamente e gran 
^ Je, 0*gli operai pocin, Vregate adunque il Su 
^ore della ricolta^he mandigli ojferai nella rh 
tolta fua, 

’C H H 1 s Y O aueni3o inr«gnato gli fiioi ^o^ici 
^Ccepoliygli manda a predicare la Tua parola) e da 
la potefta cheli letteye gli comanda menti a amo* 
lùtioney e che coffa anno ^fare a alchiuare a che 
co0ai'arpettadalmofndo:egli 'premi diuerfì che 
da iddio'.a fognunge gli premi à ^«gli che receue^ 
no gli fuoi dtfcapolite come hifogna che^ fiaijo ^uo* 
gUche ilvàraanoXegui^a. 

< dodici fuoi difcepoli. dettehro Mar.j.b 
Xjjfote^a contro agli Jpiriti immondi^ejf^ che 
fcacciaf ino quegli, fanafiitto ogni inJermL 
rà,C7' òpiUngHore, Età nomi. de dt^dici. Apo^ 


38 8 . li T m o 

) foli fono quefliJ il primo Simone Se fi chìanìit 

\ dietro yV* Andrea fu ofiatellotCr Iacopo di Ze-* 

rv hedeOy^Giouannifuo fratello VhìlippOiK^^ar^ . 

’ tholomeOjThomafiyO* Mattheo publicanojacopm 

J di AlpheOiC^ Lebbeoàlqaale è comminato Tad 

deo»Simone Cattaneo» cjy ludà Scarioth» tlquom 
UjO* lo tradi, QtuTH dodici mand'o g i e s vj 
Mar.^.a.1> comandando loroJicendo,Non andrete nella yìà 
k 10^’**^ tótf Qente»ne entrate nella città de Samaritani^ 
ma piu toTio andate alle pecoresche perirne della 
eafa dilfraeLEt andando predicate, dicendo che 
r fià^pp^opff^^t^^toil regno de cieli, Sanate gli in^ 

*' ■ fermisfufcitate i morti, mondate i lebbrofi, eoe-» 

fiate i demoni, voi riceueiii in dono sin dono da^ 
te.Nonpojfediate oro,ne argento, ne ratfte, nelle B 
borfe yoftre,npn la taf a à camino,ne duoi tona^ 
che ne cal'^menti , ne la ma^a, IPerche Voperaie 
Lucio l> ^ degno del cibofuo,Et in qualunque città, oca* 
riin./.c fello yoientrate^ercate chi in quella fa degne 
tS*quiui fate tnfino à tanto che roi yfeiate, Ei 
entrando in ca fa, falu fatela , dicendo , pace à 

3 uesia caft, fi certamente la cafa ne fa 

egnaja pace yosJfa yenga fopraAi quella» 
mai ella noti fa degna, la pacè^^yosha rtlorn» 

^ 4 yoi, Ec qualunque non yhriceuera, ne ydi* * 
’ ta le parole yo 7 ire,'partendouvdcKlà\iraf^^ 

quella città, feotete la poluere de piedi yoTljrì* 
PaC.J5.g Io in yerita yi dico,che nel di del gìudicio,piio 
tollerabile fa alla terra d,e Sodomhip* de Qom- 

91» 


' * V C A t* T. 3^ 

ptòrt, chea quella citta, "Ecco ie yi wanio co* £o&iò.é 
me fetore nelme!^ de lupi,Siate adunque prum 
denti come finiti, ^ jemflici come colomhe,Et 
guardateui da quegli huominij perche yida^ 
ranno ne eoncilij, EtflareUeranwui nelle Jtna^ 

^ogbe loro i ^ per me farete condotti àprinci* 
phV^ à Re in te^imonio à qu^li, ct* alle Gè»- * 
Cti,Ma quando yiharanrfodath non fiate feSe^ i.ijc.12^ 
citi come^ 0 che parliate ,perche in quella 
ra yi fata dato quello òe yoi lìdrete à parla’- 
re-Eerdn yoi non fiete quegli die parlate ^ mah 
Spirito del padre ye?lro,che parla in yoi. Et da- 
ta ilf-atelloiilfatcUo aSa morte» il padre il 

figliuolOiCrltuerannoft i fighuoli contro àpa^ 
dritK^farann ogli mofire»es^ farete in od io à tuà 
tìperilnomemÌ0,liaquello che per feuerera in- 
fino alfinejqueJlo faraftluo-Et quando yi per-- 
Seguiteranno in quella citta fugite nell* altra* ' ' 

lo in yeritayi dico jche yoi non harete compite 
tutte le citta d*lfraelchegiafara yenuto ilfigh 
nolo delThuomo, il difiepolo non è fopra il Mae- 
• ftrojne il feruo fopra il Signore fuo, Bafla al di- 
fcepolo che fia come ilfi^o Mae 7 lro,e^ al feruo i.ne, 6 ,i 
come il fuo padrone. Se hanno chiamato il padre Gio.ia 
della famìglia Bel^bu, quanto maggiormente * 
i fuoi domeThci, Adunque non gli temiate»pev- ^ 

che niente è coperto» che nonfi habbia à fiopri- 
re,€P* occulto »che noti Ji habbia àfapere.Q^U & it*a 
cbe io 7 Ì dico utile teuehu > aitela nellu- 

f 4 


' V- ■■ 


« I 


:ar.8*d 


lic.7.b 


UC.I4*? 

UC.9. e. 
7 -Z 


ió.ti.d 

uMO.e 


40 M ATT MB» 

mt.V^»tUo(be rei ritte nell'emchh.frtd^ 
xatth Coltrai tetti, tt mmi^ote quegli. thè 
.recidono tl eorfo, C? oion fojfono recidere l it- 
mmajmafit^tosh temiaH cU 

.iereTetninia.<^ilcoftontlh:gelienna.<^noro 

fi datmo duoi pafferinUaldenaioìiSfrno di que~ 
ili non cade Copra laterra fenO^ Ufndre ro- 
%ontireTMeapegli del capo tutti Jhno nn~ 

im’oti.ìion adunque terniMe, rei fiete di tnag- 
mrepregio.dien’dltipajferinitper aqua eco-. . 

fa, chiunque confejferatne m peefen^ e g » 
iuominilr io confiderò lui in premia del pa. 

Jremio,cheÌnecieli.Maéi mi haranegalom 
treienZa deglt huomini.ep'èo lo noterò inpre. 
renZaM padre mlojcln i ne cieli. No» pei^iate 
4o ii fia renuto 2 mettere la pace in t^a. lo 
non renili àmeltereUpace.ma ilcolte^. 
theiorenniìSeparare lo hintmo 

padre, ly la figliola contro alU maireSua,& 

. ìt nuora contro alUjMcerafua.ittniinmdeU 

Johuomo faranno! domeJh'cifmi.GoluicUam 4 

M padrefo la madrepiu -"‘«7” ‘ ” 

me. Et queUo thè ama il figlmlo , 0 la pgU- 
naia piu che me, none degno di me. Et quello 
th mnPigliala troceSua, yfegmta me.nrn 
. ì denJdi me, quello che truona Canma fra. 
la mdera . O'chi hara ferduta l anima fra 
permeM trouerra.dM 

ehiriceueme^iceueqHeltochemimaiide .0 





r; 4t 

•rf>e ricette Hprophetaìfel nome del propltetayice^ 

^ uera la mercede delfn^ìmat^ qiteìlo che riceue 
ilgtHslo nel nome-del^iHsh,riceuera la merce* 

'de delgtt^lo»Et chi darada bere à yno di queJH Mar.^.£ 
mimmi ^no ‘hicclùere di ‘Ocqua fefca^olamente 
' -9tel nome deldìfcepoh, 40 yerawenieyi dico j cJje 
non perderadajHa mercede» 





9 


4t S. WATTM-EO 

OiOVANNX incarcerato man<Ia ^aoi <fe Cu^ 
iifcepoli à diritto e poi fe ne ritornano annutiar« 

a Giouanni quello che aueuavJito evenuto» Chri— 

tto predica le laude di Giouannif e riprpua la in* 
gratitudine de gli Giudei tanto verfodi lui com^ 
verfo di Giouanni. Anchora inulta tutti al fno ha* 
nile c Tuauirsimo giogo. 

C A E* X X» . 

I.UC.7.C T7 ‘tfftjiche hanendo g i E s v finrto di contai 
Mar.^,c JL^t/rfre àfnot dod iti di fiévoli , p ^artt di qmu » 
fer infe^are, ip'^redieart nella citta loro» Eè 
G iouanni, yditi in carcere i fatti di ChriTìo, 
mandati duoi de fuot difce^lhgli dijfe. Tu fei 
quello ^he hoMeua à venire ,o ajpettiamo vno al* 
trai Et rispondendo GiESy,dilfeloro. Andate^ 
Cr ridite à Giouanni quelle cofe, che voi ^dite, 
ifa.jf.b ^ vedete,! ciechi veggono^ ;^ppi vanno, i kb* 
irto fi fono mondatiti fardi odo no, i morti rfufci*^ 
Jù, 6 ia tanojpoueri euangeli:^anno,Cp' beato è quello, 
àie non fura fandalt^toin iwe.Et quegli par* 
tendo fi, comincio Gl e s v d dire di Gieuauni 
IUC.7.C ^ ^ andasli voi à vedere net di fjèrtof 
Vna canna mojfadal vento? h\a cheeoft andajn^ 
à vede re? V» huemo vejlito di veTfe deh catelECf 
eo quegli che portano le cofe lUlicate, fanno nelle b 
cafede Ke.M^t che andasti à vederefvnpriù, 
fhetafU certamente vi dko, capito exceUentt 
che vn propheta, Terche questo è quello, del* 
Mar.i.t qttftlee jcritto^tccocheio mando tAngdontio 
MblV • alU faccia tna^e preparerà la ria tua 

0009 


V.V03.^ 

Chrì» 
[« ina 

IO ha* 


AWI 4 -J 

9n,'Et 

disiti 

Tufà 

modU 

w(at€> 

*vàittf 

^iltb» 

ftfnja» 

quello, 

ih^at* 

iuaun 

L\Jprta? 

on^afi 

uefEc^ 

oontht 

tnfto» 

xtlittvU 

’U.JtU 

riàtuà 


* ■ t A r* T J»' . 4 } 

mn^ntì ^ù*ìom yerita yi dtco,chenone timo 
Jra ifigliHoli di donnea mag^ore che Giovanni 
BdttiUa, Ma chi è minore mi regno de cieli, è Iuc.i ^.9 
maggiore dì InhBt da idi di Giovani BattiTla, 
infino à horaiil regno de cieli fatifie for;^, C3* 

$ y iolenti lo rapifcono , perche tHtti i pfopheti, 
tP*‘la legge infino À GioiMìmi hanno propheta^ 
la. fe ^volete riceneretejfo è Helia che hauena Mal.4^ 
à yenire, chi ha orecchi da ydtre oda. Ma à chi iuc.7*c 
afiitnìgliero io quefiagenerationeìeìla è firnile 
à fanciulli ,/che feggono ne mercati,^ gridano à , 

fimi equaliji^ dicono. Noi yihabhiamo fonato» 
ier non hauete fahato. Noi yi babbi amo cantai 
Ciò canti lugubri, cp' non yifiete percofii, Verdic 
yeime Gtouanni,mn mangiando, ne beuendo» 
tSf* dicono egli ha il demonio,yenne il figliuolo 
dello huomo, mangi andò beuendo, esddieonom 

Beco ynohuomo mangiatore, cr beuitote di yim ’ 
no, amico de publicani,v* de peccatori ,(^giujH» 
ficata fielafapientia da fuoi figliuoli. Allhora 
comincio à rimprouerare alla cntà,nelle quale 
fi erano fatte piu fueietrtn, cbé non fi fufiina 
rauuedute.Guai àteC^à;^m^^ te BetÌL Luc.lo.liK 
faida,percÌH fi in jyrOipe Sidone fi f ufiino /al- 
le leyirtUjche fi fono fatte in yoì,digia in fitcco» 

> iy ceo'etefi farebbono r^u^ùpduti.Ma nadimeiw» | 
ìoyi dicojcheàTLyro,cy à Sidone, nel di del gm^ 
t> dicio fara piu tollerabile, die à yoi, Bt tu Caper* 
wàUiCbt fili (tata efaltata infino al ùelo, infine 
« " • 


V 


^ S.: M A T T H 1 

uffo infirtto farai depreffa» Verclte fe ne Sola<^ 
m fi fuffino fatte le yin» 3 xl)efi fono fatte in te, 
fifarieno mantenuti infitto à quesìogiomo tift- 
ta yolta io yi duo idte alla terra de Sodomi /ara 
fiu tollerabile nel di deigmdicìo,che àyot. In 
luc.to.d quel te^rijpondendo g i £ s 

.^adre Signore del àeloy^ dellatetra, thè tu hai 
nafeoTie quefie cofe dafapienti, intelligenti, 
^reueìdsiile àpiccoUiniteertametepadre.^er-' 
luc,io.J Jje vofifula buona yohmta, auanti à te. Tutte 
le cofe mi fono date dal padre mio. Et nejfuno 
eonofee il figliuolo fenon il padre» ne alcuno co- 
nofee il padre» fenon il figliuolo, chiunque 

ryogliariuelareilfigliuolo.Yeniteàme tutti yoi, • 
. elte yi affaticate , 0“ io yi recreero, Toglttte il 
giogo mio fopra yoi»x^ imparate da me, perche 
fono mite, et humiledituore.Et trouefrete quie^ 
u a(t anime yo^he, perche il giogo mio e fuaue, 
il pejh mio leggieri. 

CH RISTO defen^e li ^ifcepoli cliecauanelé 
ipìghe nelsabbato èpuoi curò quello che aueua la 
^ano fecca e rindemoniatoiecome riprende afpra 
Buncelamaliciaela hjPDcrilìa de gli Pharifei» 
è denega fegno a quegli cui gli dettàdono.Et elfen* 
'docèrchato dali parenti) npilràgli quali (bno gli 
iuoicharirsimì, ^ jt*. <ii ' C AP*' X i.x« 


Oio.f.a 


iMar.a.d 

Iuc.^.a 


I N quel tempo Ondo g i fi s V ite Sahhatiper ^ 
i feminati.^t i difcepoli fuoi hebbono fame, 
èr cominctorno a fuerre le Jpighè, CT* mangiare. 
Et i Tharifci yeggendogli aiffono..Ec^o i difee. 

fo 


r A. X I u 4f 

tuoi fanno quello che notkèleàtQ loro di fare 
net Sabbato^Et queUoidiffe‘ loro*^on.hauete yok i.Reg.«i.k» 
letto cip che fece Dauid^quado egli hehhefamef 



/CT* quegli che eranocon luifin che' modo egli fn^. 
trb nella capi dijddioi^ mangio i pani della 
proffoptionejquali non gli era lécito di mangia-^ 
rtl Itti) d quegli che erano fcco,fe non à fa- 
ceta ' 



4 ^ M A T T H E O 

|‘eD*x4«^ cer^ott foli^oh non hauete yoi letto nella 

• che ne Sabbati i facerJoti nel tempio yiolano tl 
Kurae.iS. Sahbato , cr fono- fen!>a peccatoìEtdicotti^che 
è yno^ag^oredel tempio, ^fe yoi fapejìi 
Ce € c yo^lio miferifordia,p*non facti* 

matharefli condannati gli innocenti, 
perche il figliuolo dellìmomo c Sigtwre ancho- 
fa del Sabuato. Etpartitofidi la yenne nella 
Mar.|.a ttagoga loro»Et ecco che egli era yno huomo, <dìe 
haiteuaynamano fecca,v‘ domandomelo, di- 
cendo fe gli è lecito curare ne Sabbati, accioche 
ìoaccufapino.Eteffo dijfe loro. Qnal farahuo- 
mo di yohche bara vna pecora, CT * fi quefia fia 
caduta neSahbati nella fojfa, non la piglierà, 
<7* leueraÌQuanto adunque e da piu yn» huo- 
' mo di yna pecora? per il chee lecito ne Sahbati 
fare bene. Allhora dice allo huomo, diUendi la 
mano tua, cy dtTlefila,cp* fu reTUtuita fana 
comcV altra.Et yfiiti ftiora i Tharifii,feciono^ 
eonjiglio cantra di lui, in che modo lo potefiino 
recidere. Et c i E s v fapendolo fi parti di làyO* . 
molte turbe lo figuitorno, ^ fimo tutti quegli, 
cr comandò loro che nonio manifeslapiìio,ac* 
I(^42.a cicche fi adepieffe quello che fi è detto per I fata 
propheta, dicente. Ecco il finto mio, ilquale io 
elefii,diletlomìojtelqual€ bene fi compiacque l* a 
nima mìa.lo porrò lo Jpirito mto fipra di lui,CS* 
annunlieraiì giu dicto alle Now ccnten- 

dera^te clamerà jierdira alcuno nelle pi a’::^ 


• e A f i X I r. 47 

ian^ee fua* Non fpcy^a la canna percoffa,o^ 
mùnjpcgjicrail lino jumigantet infino à tanto 
ohe mandi fiuoYa il gutdmo^alla yittoria, c^le 
^ente jpereranm nel nome fiio.Allhora gli fu 
menato ynojindemonìato, cieco, p* mutolo, & 
fanello àn modo che il cieco, e?* mutolo parlajfe, 

O* vedeffoj^ tutte le turbe fi fiupiuano, e^ di-^ * 

eeHano.Noni^ueTlo il figliuolo di Dauid?Etò 
fharifei ydendojtjfono. QmTIo non caccia ide* 
moni ,fe non in Bel'^u principe de demoni, Mar.jx 
Et G X E s V conofce'ndo le cogitatione loro, di fi 
fe à quegli. Ogni regno contro à fe diuifo fi difi 
fi>lfiora,c^ ogni citta ^ocafadiuifa contea di fi, 
no dora in pie,Et fe^atana caccia Satanajconm 
tra di fi è diuifi,in%e modo adunque fi-ara in 
pie il regno fuof Et fi io in Bel;^bu fiaccioide^ 
moni i figliuoli yoslri in die gli fiaccknoì per 
quefio efit faranno giudici vofiri.Ma feio nelle 
C spirito dt iddio fiaccio i demoni, adtìque e pcrue^ 
nuto a yoì il regno di iddio. O in che modo può ^ ' 
alcuno mirare nella cafa del forte,e^ portargli 
yia le mafferitie fiefe prima ncn bara legato il 
■firie, et aUhoraruhera la cajd fiia,Chi no e meco 
e contro a me,^ chi non congrega meco,jparge, 

Vtrquesle io ri dico, ogni peccato,^ beTlemmia J**^-?*^ 
fava rmefia agli huomini,malabefitmia cetra 
lo Spirti ojicfara rimeffa agli huomìnuEl chiiL 
que parla contro al figliuolo deWhuomotglifa* 

VA rtmejfo, ma quelh che dice, condro allo Spiri* , . \ 


4*^ S. M-A T T H 1 a 

to finto jnongU fava rìmelfo,nein fico^ 

lo^e nel futuro jO fate VathorehuonOitP* 
iodi quello Buono-xO fate rarhore cattino-, CP* il 
frutto diq^Uo cattino, fer che dal fitto fi cono^ 

‘ LuCié.g fie lo arbore.Progenie ai yipete, in che modo po- 
tete yoi parlare buone cofe,effend!o catthti ìperche^ 

: k dalla abbundantùt del cuore parla la bocca* il 

buono huome,dal buono thejoro del cuore man- 
da fuorale cofi buone. Et il cattino, hnomoj dal 
cattino tljeforo, manda fiora le cofé cattine. Et 
dicQui^he di dafeuna parola ociofà,cheharannO' 
parlatogli huomini,efiine renderanno ragion 
ne ildidel: giudlcioiVerche da tuoi detti, fa^. 
fai giuliifcato , O* da tuoi detti ^rai con'*, 
dannato.. Allhora gli ri fpofpno certi degli Seri* 
bi,Z^ Vharifei, dicendo Mae^ro noi yogliamo 
yn fogno da to,ilquale ri]pond'endo,diffe loro*. 
La generàtionA cautua,^ adultera, cerca ilfe* 
gno, ejt non gli fata dato fógno ^ fenon ilfegno 
Ion. 2 .a dilonapropheta,perchecome:fn Iona nel yen* 
tre del pe fie tre di, V tre nntti^cofi fata il figli* 
nolo delL*huomo nel cuore- della terra, tre di, & 

trenottci Leuerannòfiglibuominidi. Kinìue inO^ 
giudicio contra quSa generatìone, a^condan. 

nerannolà, perche efi fi raiiueddononeUa predi- 
catione di lona^.Et.eccoquipiu che ImaXa ren* 
lofi. fileuera in giudtcio cotro a questa 

3. R«gui» condknneraUa,perche yenne da 

fcPar.p.a fini detta terra ày dire la fap lentìa di.Salorno* 


/^C;A F.f 49, ji . 

'Bp.eeeo qféiphcìje Salom.Et eJfenJolp Jpirn^ 
immondo yfcito da yno huomo, ya per luoglji 
4pridi cercando requie, ct* non la truouajallhora 
dice. Io ritornerò nella cafa mia donde io yfci. Et % 

l^'-\ 'Vtenutolatruouayacua,fcopata,à^omata*AU 
f j Ihorà ya,vpi^ia fétte altri Jptriti'feco pin ma. 

; ^ lignidilui, ^emratìlmhitàno qumiii^fan* 
ìipp V yltime cofe di quél huomo peggióri ,che h 
^,priihe»Cofi amerra à quésla generationepepUlPìe.tJ 
El T^jVarlando anchora effo à le turbe, ecco la w4*^Mar.z.<| 
dt e fua, Rifategli flauono fuori cercando 
phrlargVuEt yn.certo gli dijfe,Ecco la madre 
tua,^ i tuoi fategli fanno fuori 'cercandoti di * 

parlare.EteJJ'o rijpond^do à quello, che gli haited 
ìèa cofi detto diffe. QiMle e la madre rma,et quàm 
li fono i miei fategli? Et difendendo la mane 
gl fua fopra i difcepoli fuoi,dijfe.Ecco là mìa wadrf 
® 1 C 7 * ifiàte^i miei perche qualunqiiefara la yo^ 
lènta del mio padre che è ne cieli, ejjo e mh fa» 
$èUo,forella,V* madre. , 

c H H 1 S T o ìnfera per paral>ole ilquala fiu: 
lo cretto Se che fortta ha la parola diuina infra 
^thuomini.Et (liinodrala ragione perche vfa di 
parabote.è come« dilpregìaCo da gli fiioi per che 
; ctjid'humiielabironaeo. CAP. x i i r. 

^ *rjT iti quelmmo yfiito c i e s v di cafa, fé- 
lena predo al rnare,CP* molte turbe fi con- 
SS' ^ quello dn mòdo cìte entrato nella naue 

feSua,is* tutta la turba faua nel lìto, parto 

t 9 d 





M A T T H F O 


* f • _ 

foro motte cofi in jrarahole, dicendo.'Eceo egli 
fi il feminatoresa pminare.Ef mentre che femi-^ 
nascerti de femi caddono pref calla yiajCryen^ 



nona gli yccegli dèi delti C?* mangionnglLE^ 
altri caddono ne'hogìii petrofii Su 'e non ha*, 
ueuano molta terra ^ fithitortacquono ^ per -* . 
òt non hatrenano profundita di terra^ ^ le* . 

' * uau> 



/ C A P. TIPT. » ri 

tMfóìl SdejfiahrufiiorrtOjC^ perche non haut^ 
stano radice fi feeeorno^Er altri eaddono nelle Jpi^ 
ttOt^rnhono lejpme, CP* Ju^ocaron^li,Et aU 
tri cadono in buona terra, o* dauano il fiut-^ ' 

^Tfdn cento, ^ chi feffitnta,ijp chi trenta, chi 
ha orecchi da ydireodaJEt acoTiatifigh i dif> 
cepolifgli dijjono»'perche parli ut loro in para- 
» holeì ilquale rifondendo Jt[f e. loro.Verche à tw 
r conceduto il conofiere i tiiifi-ertf del regno de 
cieli, CP a quegli non è conceduto, perche àciafi Mstifa 
tunochehaglifara dato , er diuerra piu ahun- 
dante,o*àciafcuno,chenonha,o* quello ch'é- 
^hha,gliJaratolto.^er queTfo parlo loro in pa- 

fahole, "Perche yedendo, non yeggeno, cjr ydetù 
do non odono, ^ non intendono, o* adempie- 
fi in quegli la prophetia diìfaià,laqual dice.'j^*-^-c 
Conio audito y direte,^ non intenderle, ep* 
yedendo yedrete, ^ non difcernerete. perché aTòati 
ingrojjato e il cuore di queTlo popolo, con Fat.2g.£ 
gli orecchi grauemente ydìtno, o* Roin.u.b 

gli occhi loro , accìoche qualdìe yolta non ye-» 
defiino con gli ocdn, eycon gli orecchi ydtffU 
no,, col cuore iniendefiino, zp* conuertifiìn- 
Cfi, cr io gli fanafii.Ma beati fon r yoslri oc- 
chi, perche yeggono, cr r yoTfri orecchi perche ‘ 
odono, lo in yerita yi dico che molti propfjer 
ti , CP* pnsVt defiderorm yedere quelle eofe, 
che voi yedete,^nonle yiddono kp* ydire quel- 
ìc coJe,ée yoì ydite, CP tm le ydtrno.. Voi 

d i ' 


yir ' f. M A T T H B O 

Mar.4.1> adunque ydite lafarahola dd fsminante,Ciaf 
L«c. 3 .b cuna che ode la parola del regno, C7* non la in^ 
tende,viene il rio,ZP* rapifce,cio che era femina-^ 
to nel cuore di quello *(^710, e quello che fu /è- 
minato prejfo aUa via. Ma quello dìe fu femma^ 
to in l uoghi petrofite quello che ode la parola , gt* 
fubito con gaudio la riceue, ^ non ha in fe ra^- ♦ 
ddce, ma è à tempo, o* fatta la trihulatione, e?* 
ferfecutione per la parola t fubito fifcandale^ 
^,Ma quello dìe fu feminato nelle JpineTè queué 
CM ode la parola di iddio, zsr la cura di queSlo 
jècolo, ^ lo inganno delle riche^^ 

^rola, Ci7* diatene fin^ f utto.Ma quelle che 
fu feminato in buona terra, è quello che ode la 
farola,^ intende, che fajrutto,^ rende ve^ 

/ ' • ramente chi cento, ^ chi fefjanta,^ chi trenta, 

Vna altra parabola propofe loro dicendo-tglifi^ 

• èa^imighato il regìio de cieli à vno huomo, che 
femino buono feme nel campo fuo, C7* dormendo 
huomini, venne il fuo nimico, cr femino 
^j^^efra il grano, o* aneto via,Et quando fu 
erefeiuta Vherba,^ produjfe il futto alihora,^ 
le ^^nie fi moTlromo.Et venedo i ferui del pa 
dre della famiglia, gli diJJòno,Signore non femu 
naTfi tu buono feme nel tuo campoìdonde adun^ 
qpte ha T^T^uieì Et quello dijj'e loro,L*huomo ni* 
mico fece que?lo,Et i ferui gli diffono,Woi tu 
adunque Jìc noi andiamo V* le cogliamoì^t 
quello dijfè, 990 occìocIk qualdìeyoltajcogliendo 


V 


c A K X I 1 1 . 

le fueglìepi infime con quelle ancf?9 

Tail^anOila fidate creficere Vyno, cjy V altro ittm 
fino^ alla rìcolta,cynel tm^deUa ricoha^ ìadì^ 

^o a mietitori.Co^lietepr'mamente le>iyanie. ' 

ledatele jinfiafii da ardetle,Et il grano con- ^ • 

^£regatenelmio^anaio.Yn*alt^^ prò^ MMr.4.0 
fofieloro.dtcendosirmle e il regno de cieli ayn 
g;rano di fienapejl qual prefio Chnomo^ lo fimi-^ 
no nel fino campo Jl qual, e yeramente il minimo 
di tupti i fiemuMa quando egli è creficinto, è il v 
magporedi tutti gU herhaggU dduiene ar^ 
bore, in modo che yengonogli yccegli del cielo, o* 
fanno nido ne rami fiùoi.W altra parahola dijfe luc.i^.i# 
. ioro.Simtle e il regtw de cieli alficrmenioMquale 
ptefioMdenaJo naficonde in tre mifiure di farina 
infinoatanto che tuttofila lieuitato.Tutte que- 
fio cofieparlo g i £ s v alleturbe in parabole, ^ 
fien:^ parabole non parlaua loro, à fin che (i 
adempiejfie quello che fi è detto per il propheta, 
dicente- lo aprirò la bocca mia in parabole, cy Pf«l. 77.0 
mnderofuora le cofieaficoTledaUa conslitutione 

deimondo. Attìjoralaficiate le turbe yenne Gl 

8 yin.cafia,^ yennonoàlui i dificepolt fiuoi di- ^ 
cendo.Vichiaraci la parahola delle yiyanie del ’ 

campo Jlquale rijpondendo difieloro^^ìloche 
fiemmahuonb fernet il figlinolo de Vhuomo.Et 
n campo e il mondo.Eo il buono fieme, quegli fio- 
nti figliudU id re^». Et U fin» > 

figliuoli catiiù. Et U aimnehi fimiiiì, ì /. 


I 


f4 5. M A T T II B O 

il ^auolo*'Et la ri colta, la conftmationedeìfi-» 
^ tolo.'Eti mietitori fono gli KngeluCome aduti^ 
que fi colgono le :^:^nie, CT' ardofi nel fuoco, co^ 
^jifara nella confìmatione di ijueflo fecolo,\lfi^9 
giinolode.rìmomo manderà gli Angeli fucijCj?* 
f : • raccorranno deir egnofuo tutti gli fiamlolifCP* 

quegli che commettono la iniquità,^ metterai 
no quegli nella fornace del fuoco, quiui fata pi’m 
anto CP*ftridore di denti» AUboraigiuJlireJplen’m 
. deranno come il fole nel regio del padre loro» 
chi ha orecchi day dire oda»Tyi nuouo fintile è 
ftregno de cieli àynotheforo nafcofioncl cam- 
f odiquale trouato, C huomo lo nafconde, per 

il gaudio di quello, ya, csr yende tutte lefuc co^ 
fe/:h*egliha, ip* compra quel campe.Di huouo 
fimile è il regio de cieli à yno Intorno mercatanm 
te, che cerca buone margarite ,ilquale troua- 
ta yna margari ta preci ofa, ya, ep* yende tutto 
quelle cofe ch*eglihaueua,et c^rala»V>i nuouo fi»» 
utile è ilregm de cieli, alla rete mejj'a nel mare,et 
cogregante d* ogni genere dipefci iaquale ejfettdo 
piena,la cauornofuora iti fui lito,^ fedendo,rac 
colfono quelle cofe che erano buone ne yafi, zsf 
quelle che erano cattine, gittomojùora»Cofi fa» 
ra nella cofumatione del fecole» Et yerrannoglio 
Angeli, zp’ fepareranno i cattiuidal me^ degl» 
fii,ZP* metterannogli nella fornace del fuoco qui» 

Hi fara pi unto, zp' ftridore di denti »ViJJh à que» 

“ f ^ o I fi $ V IfiaHett yoi mtefctHtfe quesie cofe? 


'« :A » I f I I 






epgU dicono tSi SigMte.'Et quello dijfe Zoro.per 
tanto^gai Scriba inshputio alt>^no, de cieli Jè 
fntUaWhuomofadre'di famiglila icJfeynandaf HO- 
faddfuotlìefirojecòfe ^uone, & le yecchie.Zt 
fujjauehdo g l ■£« v finite queShefarole fi farti Mar.^.m 
iìildji^ yendto'nélU ffèafatriajgliarnmaeJìra^ tuc.4.c 
kd nelle loro finagoghejtalmente cheefii ftufiua^ ©io. 4 A 
kojCt diceuano.'Dode è a cojhui quefia fa fletta^ 

* ^irtnf None cofiftifiglistolo d*ymfabbro?nonfi 
fdnama laTndarefua Maria^Cì^i fuoi f ategli là 
ìpfo^tP’ Jofist& SimonejCrluda,^ le foreUejah 
non fono tutte afrejjo di noif Donde adunque 
èofim tutte quefiecofe? f f fiadalc^uhn fi in luu 
ìè.t GiÈ sv dijfe lor(uNoèfr(fJ)etafen!^abono^ 
p non nellafua fatria^zp^ ne la caJk fuajV' noà 
jfecie quiui molte yirtu fer Udore incredulità» 

« Si 3i{crhiCtla in3egna morta Gtouanni Batti* 

Ibyla quale intefa c i z s V Te ne vanel deferto do- 
ciba. Circa cinque mtlia buomini.Gli difcepoli 
^endo gli primi in la nane Cbriftò gli {equità an 
iando ro^a racque,Pietro andando in tonerà eoa 
fedé^ùBia comincia t fommargeref perChriftó 
tu remato. Azoici in Geneferct^ per iltocamenta 
4alai^e furono de molte infirmica fanatù' 

■ C A P. ' X I I I I. 

^-’jrT^Erode tetrareba ydi in ^ tefeU famadi Mer»6Jb 
IBS y^erdifie àJuoirerui,Q^efloè Gio bwC'P'A 
udni Batti fla^effo è fufiitato da mwrtì^t fer qua 
fo U ykmpf(xatMkidttyD?rdHì^ 

■'j- << 4 




il A T T*H B' .0 









IHimimri**- 


- I "' ^^D 


in carcere per cacone di Herodiade 
%xK»i*à -philippo fui fateUo»?ertht Giovanni gli dice-^ 


auttiitC 144} egli non ti e lecite hauerla,. Et yoletidoh 
yccideìrei temena il popolo tperche lo hauéiiam 
tome propheta» Et celebrandoji il natale ({i 
foderi* figlinola di Herodtade Jàif e oelifte^ 





c A ?• X I 1 1 1. . 57 ^ 

■ K?* ^ piarne à Herode^ onde con mtameni9 
' 5^* pTomejJe di dare cieche ejfa ^li domanda^ 
quelUprima ammaesirata dalla: madre 
diffe, dammi tjui in^quesio piatto il cape' 
di GioHanni £ani^a.Et'il Ke fi ijurbo^t^ondi'^' ’ 

meno per il giuramento t ty per quegliche in»' ] 

fiemefedenano à tauolaicomandio che gli fuffe' • ^ 

Bdato^Et mancCo àfare tagliare il- capo à Oio«* 
uannì nella carcere.Et fi* portalo il capo filo in ' 
fui piatto,^ dato aUafanciuUdiO' quella lo por * 
io alla madre fi*a,Etyenuti i di fiepoUfiuoi por*» 
torno yia il corpo^^* fepetirnolo»V yennono,éì^ 

Ip annuntiornoà .G i b s v. Laquale copi ydità 
C I E s Vjfe ne andbdila in nane fieparatamett 
in luogo ‘dtferte,Etlìaàendoyditequeìio le tari Wv.6. 
bejù figuitomo dalle citta àpiede.Et yfcendo ^ ^ 
o i E s. y /r idde mólta turba, ^hebbe compafi 
fione di loro,^ fimo di loro quegli che erano in* * 1 

fermi »Et facendo fi, fira/yennonoàlutifuoidl^'' " 

. feepolijJicendoAl luogo è. di ferto,^ Vhoragia^i ' 
pà^iajicentiale'turbè, accioche andandofmtf 
cafteglijfi comprino da manpare,Et Giks^ 
dijfe loro, E i non hanno hi fogno di andare, da^ 

•poi da mangiare loro.Et quegli gli riJpofino,NS 
no habbiamo qui fé non cv*que pani,i^ duoi p^ 

ChV* quello dijfe,portatemegU qua,Et hauende 
comandato cÌh le turbe fed/^ino ppra il fieno, 
prefi i cinque pontili duii pe fi, guardando /d ' ' ' 

aologli bmdtlfe,ij^jpe:i^,0' ditte à di fcepoUi 

y 


r 




T H E tJ 


fanti Ó*f difce^olialle ttfrhti^ mangìotrfo taf * 
ti jZ^7'fatoUomofi,'Etleuomo quello die auan^r ^ 
ita de pe;^^y(lodici cofani fiem.Et quegli che 


magiornofurno Imoniini circa cinque mila filtro 
Mar.i^.f 4 |/e donne iOsr i fanciugliSJ conTirinfe g l e s V 
i difiepoli fuoi àfalire nella naue, c?* aiu 
eàatfirinnan;^ aWaltra lifajnfip^ à tanto die 
- i i‘ lice 








C A>. XIII n ff 

itceHtìajfe le turbe. Et licentìate te turbe, foli 
Jolo tiel monte à. or^re, CT* fuccendofi fira, era 
^muifolo. Zt la nane nel we:^ del mare era agit 
tata daU'onde,im^o ette il vento era contro-^- - 
irio.Et nella ^arta yi^iliadela nòtte Jène an^o 
à quegli G I 5 s V iCaminando fopra il maré.Et 
veggendolo ireidifiepoli fopra il mare, fi tur.. 
homojdicendo,eglièvna fautafmd,Et per liti- •• 
tnoregridomo.Et fuhito g i e s v parto lorojii- 
tendo.Siate di buono animo, io fono ,non vi Jpa- 
uentàte.Et rijpondendogli "Pietro dijfe. Signore 
tr fe tu fei/:omandacheio venga à te fopra 
•que.Et effe -dijfe Tieni. Et difeefo Pietro della - . , * 
natte , camìnaua fopra tacque per andare à 
c I E s V, Ma veggendo il vento potente temL 
- Et cominciandofi 4 fommergereigndb dicendo, - ’ ' 
Si^orefarmm faluo.Et fubito c l E s v, dìTie- 
fa la mano lo prefe, CT* di jfegli, di poca fede per- 
• tdf e dubitaSli? Et ejjèndofaliti nella naue^eftò 
il vento.Et quegli che erano nella naue 4 Cfou 
fiatifegU lo aaoromo , dicendo. "Xu veramente 
feifiglntolodtlddio.Et efiendo trapajfati,vm- 
nono nella terra di Genefaredì. Et bauendo- .i^u 
lo conffeiuto gli hmmini di quel luogo, man- 
domo in tutta quella regione portomoglp 
tutti quegli yclte ìyaueuano male , fupplica- 
uanlo, che foìamente toccafiino le fimbrie del 
fuo redimento* Et tanti quanti lo toccomofur- 
nofanath •.'-5 •. 

• C.Q 


3à‘ 


,40 


8. M A T T H 1 O 




CKRISTO riprende la £alfa Kypocrifia ^ 
gli scribi è infegna la quale £a Invera fantimo* 
tiia. si «lidriue anchora la coniiante fede de la Ca- 
nanea in CiESV Chrifto» ideila fanationemi- 
raculefadi molci.Vltimamente di fette pani e da 
pochi pefcetticiba circa munero de quattro mili« 
Auomini. 

4 

C A p. X V- 

A vengono àci^sv da lerofolyma ^ 
a.b Scribi, ^ ?harifei, dicendo,Ter ^ual 

cagione trapajfano i difcepoli tuoi la conTlim, 
tutione de vecchi? perche non fi lauano le loro 
Efo.io.b mane quando mangiano ilpane.^t queUoriJpon 
D«u,f.b dendojdijfe loro.^t voi per qual cagione tra^ 
Bph. 6 .a ^affate il comandamento d* ladio per la conJH^ 
.tutione yoThra?perche iddio comando, dicendo» 
lfoai.e jHonorailpadrei^la tnadre.Et quello che ma* 
pfouexb. ladira il padre, ola madre, fia morto.Et voi dim 
te*Qi^unquedira al padre,b alla madre,done,g 
ciò che da me tigiouajje, es* non honorera il pa* 
8 . ^ ■ drefuo,ne la madre fua,^feceTU vano il coma» 

.damentod! iddio per la conflitutione vosh‘à,lìim 
|fa.29.c.d pocritijbene propheto di voi I faia dicendo, Qtfem 
I4ar.7.b jh popolo mi fi appropinquaxon la bocca fi*a,ip* 
con le lahbra mi Ijonora, CT* il cuore loro è dij/fo- 
fio da me,Ma in vano mi honorano infegnado /d 
Mtr.7«c dottrine,^ precetti degli homini .Et chiamate à 
fi le turbcjdiJJe loro:vdite,et intedete,Son quel* 
lo che entra nella bocca macula Vhuomo,ma quel 
lo dìe eCcie dalla bocca jqueTio macula rhuomo. 

, - ^ àllho 


©A F- X T. 4Z 

Allhoraaccoflalifegliidtjcepolifttoiygli^ijfono» 

iat, Sai tu che i Phartjei,rcùta quesia parola fi fih. 

C* no fcandale!^i f Lt quello- rijpondendo dilfe, 

"f piantatione xhe no pianto il padre mio ce^ Gio.if.t 

Ielle farà diradicata.Lafciategliiei fono guide ^'*^*^*^ 
cieche de cìechi.pt. fe ti cieco fara guida al cie^ 
tOjarnheduoì cadranno nella fojfa. Et rifponden-> 

^ r do Pietro gli dijfe,X>ichiaraci quella parabola» 

£t G l E s vgU dijfeypt yoi anchora fiete fen^ 
intettdimento?ì^on ancltora intendete, che ogni 
cofa che entra nella bocca >4 nel yentre, ^ e - 

mandato fuori per. digefiioneì Ma quelle cofe chi 
proccedono dalla hocca^efcono dal cuore, ^quel^ 
le maculano Vhuomo , perdte dal cuore efiom 
Iemale cogitatione,gli homicidijgli adultertj, 
le fomicatione, i furti i cr i falfi teHimoni, le ' 
bésiemmie, Q^rF/e cofe fono quelle, che maciH 
lanóV huomoMa magare co le mane no lanate,- 
no maculathuomo.pt partito di quitti g i s s y Mar.7.a 
fe ne andò nelle parte di Tyro, v* di Sidone»Ét 
^ecco yna ' donna. Cananea , dìf era yenuta 
da quegli confini, gridaua yerfo quelle, dicen* 
do gli, Habi mifericordia di me Signore ,fi^ 
glimlo di Dauia. La figliuola mia e mala* 
mente tormetitata ' dal demonio. Et quello non^ 

^li rìjpofe parola.Et accollatifi i difiepoli fuoò- 
lo pregauano , dicendo. HagU liceiitia , per do 
cÌtc ella d grida dietro. Et W/ò Xifpondéndo , di f» 
fi»lo non fono fiato mandato Jfenon alle peco* 

re 



re il pane fgHuoli , ZP* metterh auanti à 
eatellini,. Et quella diffe.Yerawente Sitare, 
t cali ellinì mangiano di minu^^li che cagip^ 
»o dalla menja doloro Signori. Allhora rijpon-^ 


re che ferirno della ca/à d*lfrael.Et 
ne, ^ advroHo , dicendo, 
llqnale rijfondendo 


yen* 
aiutamirn 



C A P. rvi • gf: 

^endo Gin sv gli dijfe.O donna grande e U 
fede tua, fiati fatto fecondo ehe tu yoi^ Et da 
*> quella bora fu Janata la fia figlinola. E par^. 
titofi di quiui G I E s ^,yenne preffo al mare 
Ai Galilea, O'falito il monte fedeua qumhEt Mar,j,9 
'vennonoà lui molte turbe, hauendo feco Muti, 
Ciechf,!^ppi,Stroppiati,c?* molti altri, ^ mef^ 
fingU auanti à piedi di Gin sv,^ 
talmente Aieleturbe fi maraui^iomo, yeggen» 
Aòpartareimutoli,fanigli ftroppiati,^} :^op^ 
pi andare, i àechi y edere, ^glorificauano,lo ìd^ 

Aio d* \frael.Et Gtnsv chiamati à fe i difcepoli Mar.».» 
fioi dijj'e.lo hocompafiionediqueìla turba,per^ 
cheghatredì perfiuerano meco, ^ non hanno^dte * ' 

nrangiare,et licentiargli disunì, non yoglio ac^ 
ctoche non marchino per la yia.Et i fitti %fcepom 

Ugli dicono.Onde ci furano nella folitudinetan^ 
ti panr,Aìenoi fattoUiamo tata turbalEt g i 1- 
s V dice loro.Q^nti pani hauetef^ quegli di fi 
fonofette,i^ pothi pefietti.Et comedo alle turbe 
che fi metfefiino à federe in terra.Et pigliati i jet 
te.pani,a?* i pefcijiauendorendutele gratie,glp 
à difcepoli fitti, ey i difcepoli aU 
lìiturba.Et tutti mangiorno, fttollomofi,^' 
teuomo quello che aùan’^ de pe:^ fette JfoHe 
piene.Et erano que gii me mangiorno huominp 
quattro mila fin^a le donne, zy i fanciugli. Et 
Ucentiata la tur1ht,fali nella naue, zy yenne ne 
confini di Magdala.. 

C H 


i 


Mar.s*l> 

luc.zug 


Mat.UtC 




lon.z.a 

Mar.S.b’ 

Luc.u.a 


«4 


S. M A T T H E O 




C R R I s T o riprenàc quegli che doman<Jaii0 
fegnoiecomman^a de fé guardare del fermento d« 
gli Pharifei.Gli difrepoH cflcndodàlut interro» 
gati il conof:eno ellerii mcrsia è il vero figliuolo 
<1* iddio viuO)èprcdi£celoro lafua mortejè recom» 
manda la croce. 


CAP. 


XVI. 


Mar.l 4 .c 


Gio. 6.h 
Mae.if.d 


E t accoflatifi i Vharifei CT* Saducei ten^^A 
tandajorichiefono che mofiraffe loro two 
fegno di cielo.Ma quello rijpondendo, di jje loro» 
lEacendofi fera, yoi dite fia ferenita jperche il 
cielo roJfeggia»Et la mattina, hoggi fia tem- 
feslaipercbe tlcìelo ofcuramente roj]eggia,lìy<^ 
pocrin, yoi fapete giudicare la faccia del cielo, 
ma i fegni de tempi non potete? La generatione 
cattiua,i^ adultera,cerca fegno,^ non gli fa- 
xa dato fegno,fenonil fegnodi?bna prophepa» 

Et lafaati quegli, fi parti, i^ejf^Jdo yenm^à 
di fcepoUfuoi air altra ripa, non fi ricordono di 
f igliare pane»Et g i e s ydijfe loro.Vedete, 
guardateui dal fermento de Pharifei, ^de Sa* 
ducei»E.t quegli penfauano entro di loro dicendo» 
Perche noi non pigliammo pane. Laquale cofa * 
conofcendo G i e s v,dilfeloro»Chepen fate entro 
di yoi , di poca fede ,pcrche yoi non pighoTH 
pane? Non anchora intendete, ne hauete à me- 
moria que cinque pani,decinquemila,zy quan- 
ti cofani nerepigliaTli ? Ne quei fette pani , de 
quattro mila, ^ quante jporle yoi ne repiglU- 
fii?Come non intendete yoi che non del pane 


c A P. X V T, 

y M^ardarui ma dal fermato de Harìfeì^t 
■m d^Jtducetfmora intefono che non diffe che fttf. 
uoJ» daguardafi dal fermento del pane, ma dalla 
«fr dottrina dé-pharifei,^ de Saduceu Et Tenuto Mar.8^ 
Giefu mìle parti di Cefarea di Ehilippojoman - f 

dtfcepolifuoi, dicendo. Oliale dicono zìi 

gemini efferejl figliuolo deWhuomoì Et qutzli 
* dijfono. Altrt Giouanni BattiTla, o* altri H«« 

J altri leremiafo yno de propheti.DiJfeloro. 

C Et roi qual diteme eJfereÌBt riffondendo Simon 
Pietro dijfe. Chri^o figliuolo d’iddio *vi- Giot^.g 

t*o.BtrtJpondendeGiefu,gh dijfe. Tu fei beato 

Stmone Bariona, perche la carne, CT* il fangue 
non ti riuetoyma il padre mio che e ne cieli. Et io 
anchora ti dico che tu Jei Eietro, cjt' fopra quejha 
pietra edificherò la chiefa mia,^ le porte dell’ in 
ferito no Tarrano centra di quella. Ef darottile 
chiaui del regno de cieli, zyàoche tu legherai in 

terra,fara legato ne cieli, cioche tu feiorrai 
interra,farafiioltonecieli.Allhora comando à 

difcepolifuoi,che non dicefiino à per fona, che ejfo 
fuJfeGiefuChrifio.Vi poi comincio Ciefuà di^ 

rnonrlrareàdifcepolifiioi,che hifognauachegU 

andafjeàn Hierofilj/ma, patire molte cofe da 
T€cchi,c^ da principi de Sacerdoti, O'daa-U seri 

J> hi, <S^ejfiremorto,c^rifufcitareilteryodi.Et 

prefolo afe Eietro comincio à ripremlerlo dicen. 
do.Sieti propino Smiore,non ti auuerra quello. 
ìitc^ueUoriHoltoJiffeà Eimo.y a dietro àmt ^ 


Nlar.S.d 

Iuc.9.g 

Gio.iz.^ 


Mar. 9. a 
IUC.9.C 


Mar. 9.* 
Liict^.d 


SS S. MATTrtEO a 

Satana.lCumifei yno fiandolo, perche à quelle 1 
cofe non hai mente A fono d* iddio 3 ma à quelle I 
che fono degl i huomini, A IìJìo ra Giefu dijfe à I 

fcepoli fmitfe alcuno ymle yentre dietro à me^ J 
nieghi fe mede fimo tolga la croce fua^^ yj- I 

gu iti me, "Perche quello che yorra fare faina I 

nìma fua la perdera,Pt chi perderà V anima Jua I 
per me ila trouerra,Pt chegtoua à VhuomOiS*egli I 
hara guadagnato tutto il mondo , ^ bara dan„. I 
nificaio V anima fuaìo che dava Vhuonio per ri- I 
compenfa de V anima fuaìPerche il figliuolo del- i 
Vhmmo ha àyenire nella gloria del padre JUa 
con gli Angeli fuei,^ allhora renderà àciafcu- 
no fecondo V opere fue.lo in verità ri dico,P fino 
alcuno di quegli che fanno qui^i quali. nongu„ 
feranno la morte infino à tanto che yegghino il 
figliuolo dell*hucmo venire nel regno fio, 

CHRiSTO fi transfigura ^inanci àgli àìCcem ' 
polire gli dinionftra la forma àe la fua maiefta à ve 
nircf ècxponc ilquale Helia e venuto e à venitele . 
puoi guarifcc il lunatico il quale gli difcepoli non 
aueuano pofiuto guarire è infegna la virtù <3c la fe- 
de, è come miraculofamentefu trouata la fiaterà 
nel la bocca del pcfcc. 

CAP. XVII. 

E t dopo fei dhprefe Giefu PietrOjO* Iacopo^ A 
a* Giouannt fuofiatellOiO* feparatamen- 
te gli conduce fopra vno monte grande 3 ^ in 
prefen'^a loro fitransfigurOiO* filendè la faccia 
fua come Sole i yeslimùi fuoi fi feciono bian- 
chi 


c A p. 3c V r r. ^7 ^ 


flit come ÌHce,lE.t ecco apparì loro Mofi^ó* latita, 
chepdrhwam con luLEt rijpondendo PietrOidtf» 
feà Gin s\» Signore egli è bene che noijiamo 



qnu Set» yuoi facciamo qui tre tabernacoli jà 
te ym, k Mofe yno, O* à ìJelta yno. Variando 4,pU,x,a 
anchora quello^ ecco yna nugola lucida ad- 
ombro, ecco yna yoce detta nugola, dicendo, 

e 'Z 




«8 S. M A T T H fi O 


Mar.^.b 


>latc. ii.b 


Mar.9.e 

luc.p.c 


O^Tio è il mio figliuolo diletto, nelqu>ale tà *i 
fono bene compiaciuto, ydite lui» “Et ydendo i di^ » 
fcepoli caddono nella facia loro,^ grandemente . 
temerno.Et accosiandofi Giefu,tocco quegli,^ 
diffe lorò»Leuateui,C^ non temiate.Et lettati 
gli occhi loro^ton yiddono alcuno, fmon fido Gie^ 
fu. Et di fcendendo quegli del monte, commando 
loro Gì e fu, dice do, à nefiìtno direte la yifione in^ ' 
fino à tanto che il figliuolo dell' huomo ri fu fichi 
da morti» Et domandar nolo i difcepoli fuoi di^ 
cendo.Verche adunque dicono gli Scribi, che bi^ 
fogna che yenga prima Eieliaì Et Giefu rifpon^ 
dendo dijfeloro» ÌHelia certamente yertaprima, 
reTlituira tutte le cofe» Ma io yi dico che 
Ha egia yenuto,^ non lo conòhbono,mafectpno 
à quello cìoche yol fieno, Cofi, CT* il figliuolo cleU ® 
Vhuomo ha à patire da quegli, Kllhor a intefiono i 
dificepoli ch'egli haueua detto loro di Giouanni 
EattiJla»Et effiendo yenuti à la turba yenneà 
lui yn certo huomo mgenocchiando figli, ^ di^ ' 
cendo,Signor babbi mi fieri cordia del mio figliuo-*' 
lo, perche egli e lunatico,^ mifier abilmente è 
tormentato, perche jhejfio cade nel fuoco, O*jpe]fio 
nell* acqua»Et io lo portai à tuoi difiepoli,^ non 
Vhano potuto fianare» Et rifondendo Giejudtfi. 
fi. Ogeneratione incredula, c^pcruerfia, infino 
à quanto faro io con ejfioyoiì infino à quanto yi 
patirò io? Menatelo qua à me» Et fi^idoUo Gie». 
fijO* yfici da quello il demonio,^ da quella ho-» 

r4 


CAP. X V I I r. 69 _ 

9 •• fanato il fanciullo. Allhora accojlatìfi fe^ 

idP ■ cretamente i difcepoli à Giefu difjono. Per qtial 

teatt - cagione non potemmo noi [cacciarlo. Giefu 

ij C dijfe lorojper la incredulità yoThra. Per il che i o *7*^ 

ptMfi in yerita vi dico.fe voi harete fede come yno 

Gii- ^rano di fenape direte à queTlo monte trapajft 

indi di qui d la jCT* trapaffera^ CT' niete yi [ara im^ 

le» pof^ibile, "Et queTìa forte non yi (caccia, fe non 
/L. ff • ; j • J j Mar*9*« 

tp pelea oratione,ZP*pel digiuno. Et conuerjando £uc. 9 .e 

fii- V>quegU in Galilea, Giefu dijfe loro. Il figliuolo Mat. 20 .c 

'e H- delVhuomo ha è ejfere dato nelle mani degli huom 

jjon* mini, ejT* ycciderannolo, CT* rifufeitera il ter^ 

ini, di. Et grandemente fumo contri fiati. Et ejfendo 

Bt yenuti in Capemau yenneno quegli che rifeote^ 

7« uano le due dragme à Eietro , CT* dijfongli. il 

dàr maeThro yoTho no paga le due dragme f CP' dice 

'noi Jt.Et ejfendo entrato in cafa lo antiuenne Giefu, 

m dicedo.Chetipare Simoefi R.e della terra da chi 

ut pigliano il tributo,)} il cenjh,da fuoi figliuoli,o 

di' dagli alieni^Eictro dijfe à quello, da gli alieni, 

iU' VijJ'e à quello Giefu. Adunque liberi fono i figli.., 

uoli,h\aaccioche no gli fi addici amo, andato al 

<ejfi mare,gettal*hamo,^ quel pefièjilquale prima 

10 » y erra fu, piglia,^ aperta la bocca fita trouerrai 

iif yno fiatere,pigliddo qllo,dalloper me,zy per te, 

Ijfit C H R 1 s T o commenda lo eifempto de I*hu« 

inili ta del fanciullo ali Tuoi di{cepoIi,in fe^na qua- 

to offende il Recato :è s'aggiunge per che e venuto 

' in el mondote la fìmilicudine dela pecora errante 

^ ftchec figurata e come fecòdo le legge fé de perd6« 


7® S. MATTHEO 

nara>e quello che fa Ja fare con gii inimici e rc^r# 
fenca vna elegante parabola. 



I 


CAP. XVIII/ 

N quelChora Jiaccofiomo i di fievoli à Giefu>3 \ 
dicendo.Chi è il magiare nel regno de cieli? 
"Et chiamando à fe Gieftt> ynfanciuUodo ^ofe nel 
me"^ di lorOi^ dijfe. lo in yerita yi dicOi che Jc 
yoi non farete mutati, or diuegnate comefan^ 
citigli non entrerete nel regno de cieli.Qu^lun-^ 
que adunque htmtili a fesiejfo come quejìofan-^ 
ciullo, quello è maggiore nel regno de cieli. Et 
quellOiche ricetterà yn fanciullo tale nel mio no^ 
meymericeue. Et quello, che fcandali^ra yn di 
iquali credono in me,gU fia bene, 

^ * che yna macine da ajtni gli fia attacata al coU 
lo iV* fia gitato nel profondo del mare. Guatai 
mondo dagli fandoli, perche egli è necejfario che 
Mat.f,c yenghino gli fiandolijnon dimeno guai à quel,. 

Idar.^.g lo huomojper il qual yiene lo fcandalo» Et fi la m 
mano tuaìo il tuo pie ti fcandale^^aglialo, CP* 
ffttalo da te,Bene ti e,entrare nella yita,^ppo, 
bmoncoypiutoshclìhauendo due mani, o duci 
piedi, ejfer meffo nel fuoco eterno. Et fi l’occhio 
tuo ti fcandale^, canaio, i^gittato da te, bene 
ti è entrare nela yitahauenAo yn occhio piu to* 
fioch'hauedo duoi occhi, ejfer meffo nella gehen^ 
na del fuocoÌGuardate che yoi non fire^ate y» 
di quefli piccoli, Vercheio yi dico, che gli Angeli 
lorojempre yegono ne cieli la faccia del padre 


• 4 


CAP. 3 T V r I r. 71 

mìoycheenecìelu 'perche il figliuolo de Umomo 
mfénne à faluare quello eh* era perito.Che yi pa^ 
re?Jh alcuno bara cento pecore, zy yna di quelle 
JiJhtarrifca,ohnonUfciate,le nouantanoue ne 
tnontiyva à cercare quella fmarritafEt fegli ac^ 
cade che egli la truoui,io in y erica yi dico, che fi 
rallegra fopra di quella,piu che fopra le nouan^ 
fanone non fmarrite.Cofi no è la yolonta inan- 
^ al padre yoTlro,cheè ne cieli, che perifia yno 
flSf quelli piccoli» Et fe il tuo jratello pecca coirà 
di te,ya,^ riprendilo, fia te, zy lui filo» Se egli 
ti y dira fu hai guadagnato il tuofiateUo» Et fi 
no ti ydira, piglia teco anchora yno,o duoi^ccio 
che nella bocca di duoi, 0 di tre tefiimoni, cofilia 
C ogni parola .Et fi no ydira quegli, dillo alla chie 
fa» Et fi non ydtra la chiefa, fiati come Gentile, 
zy Vublicano» Io in yerita yi dico, qualunque 
co fi yoi legherete fopra la terra y faranno leghate 
i» cielo, zy qualunque yoi fetorrete fopra la ter- 
ra,farannofciolte in cielo, Dinuouovidicofhe 
fe (tuoi di yoi tofentirano fopra la terra fli ogni 
qualunque cofa,che domanderanno fia loro con^ 
ceduta dal padre mio,cheene cieli, perche doue 
fono due lo tre congregati nel nome mio,quiui fi- 
no io nel me:^ di loro» Allijora accoTlatofi Vie- 
tro à lui dijfe» signore quante yolte peccherà il 
mio fiatello centra di me, zy io gli perdonerò? 
infino à fette yolte? Giefugli dice» Io non ti di- 
to infino à fette yolte, ma infino à fitte yolte 

€ 4 


Iuc.t^.V 


LVC.IJ.U 

teui.T^.4 

Eccl.i^.b 

Iac.f.d 

Dcu.iy.b 

Nunui^.j 

Heb.io.e 

GÌ0.8.C 

6io.io.e^ 


Luc.i7*a 


72, S. MATTHEO 

fettanta,Ver qiteslo fi e affomigliato il 
de cieli à ym hnomo Re, cìie yolfefare corno co 
fuoi feruitori. 'Et hauendo cominciato à fare il 
cotOiglifa aj)p)'efientaio yno,chegli doH'Cna die~^ 
cimila talenti. Et nonhauendo da potere paga^ 
re ^comando il Signore che fujjeyendtlfoejfo» CP* 
la fitta donna i figlhtolii Qjrogni cofia eh* egli 

haueaa, fnjje pagato. Ma gittatofi in terra 

^uel fiertiOt^ io adorala dicendo. Signore. Hahbi 
mecopatien^ijZS^renderotti ogni cofia. Et il S/» 
gnorejjauendohauuto mificricordia di quel fier^ 
uojo libero,^ rimejfiegli il debito.Et yficito 
quel fieruoytrouo yno de fiuoi confierui, che gli era 
debitore di ceto denari,^ meffiegli le mani adofi^ 
fido fiùffiocaua, dicendo, E.endmii quello che turni 
debbi. Ètgittandofi in terra ilconfieruo fiuo,lo 
pregauaAtcendo.Uabbi mecopatientia, CT rew- 
derotti ogni cofia.Et quello no volle, ma fiene an^ ^ 
do,^ mijfielo in carcere infino à tanto che gli ren 
dejfieil debito. Et yeggendo i confierui fiuoi quel- 
le cofie,chc fii faceuano, grandemente fiene dolfio- 
m,Z^ yenneno,<0‘ narrorno al Signore fiuo tut- 
te quejlecofie che erano fatte. AUhora il Signore 
fiuo lo chiamo, dijfie. Seruo ficelerato, io ti la- 

ficiai tutto 'il debito, per che tu menepregafii^ion 
erabifioznOfcheanchoratu hauefii mificricordia 
delconfiertio tuo, come , io hebbi mifiericor- 
dia di tefEt adirato il fiuo Signore,lo dette àtor 
mentaterijnfino à tanto ehe gli rendejfie tutto 


c A p. X r r. 7$ 

tl debito» Cofiitt il padre mio celéfiefara à yoh 
fe no rimetterete ciafcmo al fitof atellojda cuori 
yoTlri i peccati loro» 

,c H R I s T o rimena l’antica inftitutione Ìel 
màtrimonio» mette le mano fopra gli fanciugli: è 
come è coCa periculofa hauer fiducia ne le rìche po£ 
refsione ecofi ne le opere vane:e la mercede de 
quegli che h’anno ahandonato ogni cofa per fegui- 
re Chrifto. C A P. . X I X» 

A T/U che hauendo finite Giefu quefle paro- 

J^lefi parti di Galilea,^ y enne ne confini 
di ludea, di la dal giordano j molte turbe lo 

feguitornoj C 7 * fanogli quiui. Ètyennenoàlui i 
J^harifei tentandolo dicendogli. E' egli leci- 
to airimomofareildiuortio dalla fua donna per 
qualunque caufaì ilquale rijpondendo dijfe loro» 

No» hauete yoi letto chequello,cbe fece da prima ^ ^ 


io.a 


ilmafchio»^ la femina fece quegli fzp" dijje.'Per 
queflo lafciera Vhuomo il padre la madre^O* 


j. j ^ X — Gen.z.d 

accolherafii alla fua donna faranno due in Ephef.f.g 

yna carne. Et cofi già non fino piu due ma yna x.Cor. 6.2 

carne.Qf^Uo adunque che cogiunfe iddìo j nonio 

fepari Vhuomo.Et dicono à quello. Verche adun- Deu.a 4 .dl 

que comado Mofcydarfi tl libello del repudio, e?* ' 

lafciarlafegli dijfe loro,perche Mefe, alla dure!^ 

^ del cuore yofiro yi eccedè il lafciare le yojhe . 

"^doirtejfna da principio no fu cofi.Et io yi dico, che 

qualunque lafciera la fua donna, fuori che per cor,q.h> 

la fornicatione, meranne yn altra, cornette 

V adulterio, V* chi merra quella che è repudiata, 

• ^ 


74 S. M A t r M B 0 ' 

- cornette r adulterio.! difcepoli fuoi gli dicono, fi 

cofifialacofadeVbuomoconladonnajeglièbe^ 
ne non fi maritare, ilquale dijj'e loro. Non tutti> 
fono cacaci di qt^esio detto. Ma quegli à quali è 
conceduto. Verche eunuchi fono quegli che cofi na-^ 
ti fono dal yen tre de la madre.Etfono eunuchi, 

’ quegli che fono fatti dagli hmmini. Et fono e«- 

nuchi,quegli che cafiromo loro medefimifer il 
Mar.io.b regno de cieli, chi pue pigliare , pigli. Allhora 
luc.xg.c ^It furno menati fanciugli, accioche ponejfelo^ 
ro le malte fopra , c?* orajfe. Et i difcepoli gli 
riprendeuano. Ma Giefu dtjfe loro, Lafciate i 
fanciugli, cr non prohihite che yenghino à me, 
perche di tali è il regno de cieli.Et hauendopofie 
le mani fopra loro, fi parttdi la. Et ecco yno ye^ 
Mar.To^ tiettdoglt diJfe.MaeTlro buono, che bene faro ac^ 
luc.18. jQ habbi la vita eterna? CT* egli dijfed 

quello.Verchemi chiami tu buonofnejj'uno e buon 
no fenon yno iddio.Ma fe tu yuoi entrare alla 
, yitaferuai comandamenti dijj'e quello, quali? 

Et Giefu dijfe. Non farai homicidia, non adulte., q 
£foxob ruberai, non dirai fai fo teTiimonie,. 

Honora il padre tuo, CT* la madre. Amerai il 
projìimo tuo come teslejfo. il giouane gli dijfe. 
'lutte cotesle cofe ho ojferuate dada miagiouen- 
tu^he co fa ànchora mi reslaÌGiefu gli dijfe,fe tu 
yuoi ejfere perfetto, ya,et yedi do che tu hai,^ 
dado àpouerifO* barai il theforo in cielo, ^ yie 
nifeguita me,V.thauedo ydito il giouane queUa 


c A P. X I X. 75 

faroLtyfene andò mal contento perche egli haue^ 
ua molte poffeJlione*Et g i e s v dilJe à difcepo^ 
Ufuoi.lo myeritayi dico» che il ricco» dt^tcil^ 
mente entrerà ne regno de cìeli.Et dt nuotco yp 
dico^chegli èpmfaale cofa»che yno camello paf- ' 
fi per la crtma delT ago »che yno ricco entri nel 
regno di iddio.Et ydite qnesie cofei difiepo- 
® ^^»grandemente fi Jhpirnc, dicendo» Chi adun- 
que potrà ejfere faluoÌEtguardato gli g l B s v 
dijfeloro.Appre(fodegli huomini quesio e im- 
pofiibile,Ma apprejfo d*lddio tutte le cofe fono 
pofiibtle. Allhora rifpondendo Vietro gli difj'e. 
£cco noi habbiamo la fidate tute le cofe» ejy hab- 
hianti fieguito » che adunque cene auuerraÌEt 
o I E s V dàffie loro.lo in yerita yi dico, che yoi 
che mi hauete fieguitato mila regener adone» 
quando fiederail figliuolo deWhuomo nella fie- 
de della fiua maefia»fiederete anchora voi fiopra 
dodici fiede, giudicando le dodici tribù d*lfirael. 
’B.t ciaficuno che lafiderala cafia,b i f ategli o 
le fiorelle»b il patre»b la madre fio la moglie »o 
ifigliuoli»bi campi 'per il nome mio,cento piu 
riceuera» ^hereditera la yita eterna» <y* molti 
primi fieno yltimi»^gli yldmi primi. 

Come per la fola bontà è iuftitia iddio noi re« 
ceuiamo la mercede di £alute:la parabola de la vigna 
t de gli operatori s’cfpone Chriftopredi/Te la Tua 
morte ali Tuoi difcepoli.e come fu demandato «urna 
«Ugnita pergU £gUt|oli di Zdtedfio k li^uaU Chrifto 

€9m 



ys 5. MATTMEO 

con il fuo cflsmpio infogna humilita>e corte refti 
^ifce la villa k duoi ciechi. 

CAP. X 3T. 

P Ercfjc pmilee il regnodecielià yn huomo 
padre di famiglia 3 che yfctfuora fuhito al 
fare dd giorno y à codurre operai nella ft^a yigna» 
EtconuenutoficongU operai in yn denaio algior 
nOìgli modo nella fua vigna.Et yfitofnora cir» 
ca alla bora terra,yide laltri che fiatano ne mer 
capo otiofiyClT’ dice loro y Andate anchora yoi nella 
yigna et io yi dato cioche fara giuflo^Et qgli art 
domo yia. Et dinuono yfcito fiora arca à l’hora 
festa, C7* nonàyfece il fimi le, zp’ circa alla ynde^ 
cimahora yficito fuori, trotto altri che fi fiauatto 
ociofitip* dice loro, Verchejhateqtti tutto ilgior<» 
no ociofi?ejfeglt dicono, perche nejfuno ci ha con* 
dotti.Diceà quegli. Andate anchora yoi mila yi 
gna,^ harete quello che fara giu/ho. Et fatto fe* 
ra dece il Sipiore della yigna al fito procuratore, 
chiama gli operai, zp* rendt loro la mercede, co* 
minciando dagli ylttmi infino à primi.Et yentt 
ti quegli di circa alla yndecìma bora tutti beh* 
bono yno denaio, Et yenendo i primi, fi penforno B 
che piu hauefsmo àriceuere, CT* riceuerno ancho- 
ra efii ciafcheduno yno denaio.Et pigliatolo mor 
morauano contro al padre della famiglia , di- 
cendo , Qmsti yltimi hannp operato yna bo- 
ra ZP’ bagli fatti pari a noi, che habiamo por- 
tato il pefo del giorno, ip* il caldo, Et quello 

rif 


J — 


c A ?. xr. • ” 



r)fponde^o à yno di loro diffe. Amico ^non 
ti fo mgiuria,non H conuenifli tu meco in yno 
denaio ? Togli quello che e tuo » "va 'via» 

"Et io yoglio dare à queflo ylttmo come à te» 
oh non mi è licito fare quello che io yoglio ne le 
tofe mie? oh Cocchio tuo è cattino^ perche io Jò~ 
no buono? Coji furano gli yltinnprimi^^i Marc.ìo.( 
frimi gli yltimt ^perche molti fono chiama^ j 
tij^podyi elettuEt falendo g i e s v m \erofo~ 
lyma^prefe i dodici fuoi difcipoli foli nella Via, Luc.iS.e 
C?* dijfe loro» 1.000 che noi filiamo in lerofoly- Mar.io.t 
^ ma^z^ il figliuolo delVhuomo fura dato à Prm 
dpi de facerdotit àgli Scribi o CT* condanne^ 

rannolo àia morte. Et darannolo àlegentijà 
JhatiarlOi<^ flagellarlo, cruci figerlo^ zp* il 

ter!^ di rifufcitera, Allhorayenne àluila ma^ Mar.io^ 
dre de figliuoli di Zebedeo co figliuoli fuoiàdo^ 
rande, ZP“ chiedendo qualche copi da quello. Et 
effo gli dice. Che cofa yuoi?ella gli dijfe , D> 
chequefti mici duoi figliuoli fegghmo, yno à la 
deTtra tua, ZP* lo altro à la fmiTlra nel regno 
tuo. Et rifpodendo g i E s v,dilfe,Voi non ftpete 
quello che yoi yi clneggiate.'Potete yoi bere il ca 
' licejche io ho à bere?et ejfere batte:^ti del battefi 
moAelquale io fono batte!^to?Efii dicono pofita 
mo,Et dice àquejh? Voi certamente hereteilca^ 
lice mio, ZP' farete batte!^tidel battefimoJeU 
quale io fono batte;^to.Ma il federe alla deJlra 
miajQallafmiTlra,mìajnonfi appartiene à me 

’ ‘ àdat 

l 




78 S. M A T T H E O 

4 darlo, ma à chi egli è apparechiato dal pdlfé 
wio.Et ydendo i dieci, fi fdegnorno de duol fiate ^ 
Mar.io.f gli. Et G lESV gli chiamo à fe,ZP’ diJfe.Sapet^ 
Luc.zz.c ^ g^nti dominano loro,^ 

di efercitano la potestà in quelle, cofì non farafia 
yoiMa qualunque yorra diuenire fiayoi gram 
de,fiayoflro mini]ho,^‘ qualunque yorra e fi» 
fere primo f 'a yoìifiayoShro feruo •Come il firn, 
gliuolo dello huomo yon yenne per ejfere feruito, 
maper feruire, cjr dare V anima fua in redenta 
ptione per molti,Et partendofi quegli da Hw- 
Mano feguito molta turba.Ecco due ciechi, che 

fedeuano lungo la yia ydito else gì e s ypaffam 
ua,gridomo,dicendo,Hahbi mifericordia di nel 
Signore figliuolo di T>auid.Et la turba gli rìprete 
. deua, accio che tacepino,Ma quegli gridauano 
maggiormente ,dicendo.ììahhl mifericordia di 
noi Signore figliuolo di T>auid, Et fermatofi 
G 1 E s Vigli chiamo, o*dijJe.Che yoletcyoi che 
io yi faciaf "Dicono a lui. Signore che ci fieno 
perii gliocdii nofiri.Et G i ^ s v hauedone hauu^ 

• ; , to copafiione, tocco loro gli occhi,Et fiubito ribeba 
' hono la villa, gli occhiò quegli, et fegui tomolo, 

:^c H R I s T o vain Icrofolimaroprarafina 
■ <!lmoftran«!o la fua potentia regalò e come nc» 
Itess^las il tempro c malediffe il fico, e Jefen^ 
la fua atithoirfta sonerà deli PEarifei dcHqua^ 

Irla falfa religione, & perfida impietajCtu*i- 
fio reprcfeiita ia parabola de la vigna) e efiendo 

lefi ^ 


CAP» X X r. 


79 


jerofi ie la iiia morte il voleuano pigliare « 
per la pagura del popolo fono impediti. 


C A P* X X I. 

^ TT T fflèn^oft appropinquati àleroCoUmayV* 

Alf yenuti à Bethphage al monte degli yliui, Mar.n.i 
Allhora G l B s v mando duoi difiepoH dicendo lo 
ro. Andate nel cajhello che è allo in contro di yot, 

CT* fuhito trotterete yna afina legata,o* ynopn^ 
udrò con ei, fcio gliendogli, menategli à me. EP 
fe alcuno yi dira cofa alcunat dite che il Sincro 
ha bifogno di queJH^^ fubitogli lafciera.'Et tut 
to questo fu fatto accio che fi adempiere quello 
che fi e detto per il propheta]fhe dice.Dite aUafi^ 
gliuola di Syon.lc.cco il Re tuo,yiette à te manfue 1 fa.^a.d 
to,^ fedendo [opra rafina^e^ il puledro figlia 
uolo del fuggiugale.'Et andati i difcepolhfecio^ Qio.u. 
no come comando loro g i b s v,C7' menomo Va^ 
finajZI^il puledro, ^ pofono fopra quegli i loro 
yefiimenti,o*feciono federe lui fopra quegli.Et 
molta turba difiefei loro yejHmett neUa yia.Ht 
altri tagliauano frami dagli arbori, cir difien.. 
deuongU nella yia. Et le turbe che andauano 


^ ind:^,^ chefeguitauano^dauano,dicedo.Ho 


fauna al figliuolo di Dauid Benedetto quello che 
yene nel nome del Signore. Ho fauna negli aitici ^ . 

mi .Et entrato in lerofolyma, tutta la cita fi folle 
uodicedo.Chi è qjìro?Et le turbe diceuano.Q^flo Luc.i^.g 
e Qiefu ppheta da Nazareth di Galilea.Et entro 
QiESYnel tepio d* iddio ^ caciaua yia tutti 

qut 


-So 


S. M A T T H H O 


quegli che yendeuano C7* comperauano nel tem» 
^io. Et i banchi de cambiatori, ^ le fiede di que 
gliyche yendeuano le colombe mando fitto fipra» 



e?'rfUjè/oro.E^// è firitto.Lacafamiafiachia- 
Hiè.y.b mata cafii di oratione,^ yoil'hauete fatta fie-^ 
lonca di latroni.Et yennono à lui ciechi, c;* 
pi nel tempio, fattogli, Et yeggedo i principi 

■ di ■ 


i 








< 



e À p. xn, ' Èi 

ii Sacerdotijó^gii Scribi Je cofi mìr abili che egli 
feccj^ ifandugU che gridau ano nel tempio, Cìt* 
che dtC€uano,Hofanna al figliuolo di T)auid,fi 
fdegnorno, C7' dijfongli, odi tu quello che dicono 
quefti? EP G I B s V dice,loro,certamente.Non ha 
^fete yoi mai letto, che dalla bocca defanciugli,et 
de lattanti, facceli perfetta la laudeÌEt lajciati 
quegli fene andò fu ori de la citta in Eettania,et 
• quiut albergo ^t la mattina ritornando nella cip 
ta,hebbefame.(y yeggedo yno fico Ungo la yia, 
yenneàqueUotZy niente trouo in quello, fe non 
folamente foglie,^ dijfegli,Non nafcapiu per lo ^**^’**** 
auuenire frutto di te in eterno, v* il fico fulito fi 
feco»E.t yeggendo i difcepoli,fimarauigliorno,di 
. ^ cendo.Come in ynfubito fi fecco il ficof^rifpon 
dendo g l b s v dijje loroAo in yerita yi dico, fi 
' yoìharete fede, non dubiterete, non folamen-^ 

te farete quejlodel fico, ma, ^ fi yoi direte à 
queTto monte, leuati, ^^ttati in marefiafat* 
fo. Et tutte le cofe che yoi domanderete nella Dif^y.a.U 
^ or atione, credendo otterrete»Et yenuto neltem- Mar.ii.il 

pio,yennono à lui che infegnaua,i principi de fa- Lue**®»* 
cerdoti,xi^ iyecchi del popolo, dicendo.ln quale 
poteTia fai tu quelle cofi?Et chi ti dette quesla 
poteTlaÌEt rifondendo g i e s v dijfe loro.lo an ■ 
chora demanderò yoi yna parola , laquale fi 
yoi me la direte,^ io yi diro in che potefla io fo 
queflecofi.il battefimo diGiouanni donde eraì . 
di cielo fi dagli huominiìMa quegli penfauano 






S. ^ATTHEO 

f a loro tnedefimi, dicmdoìSe noi diremo di àe* 
loiegli ci dira, perche adunque non gli credeSH 
fo.i4.a yoi^'^tfenoi diremo dagli huomìni, temiamo la 
turha,perche tutti haueuano Gtoudnicomepro-^ 
phcta,ic^rijpondendoà g i E s VidiJfonojnoi non 
lo fappiamo.Et ejfo diffeloro,Ne io ri dico in che 
poterla io fi aueTle cofejMa che riparefrno huo<m 
tno haueua duoi figliuoli, iy^rcnendo al prime 
difje figlinolo va hog^, CT* lauora nella rigna 
mia, ZP* quello rijpondendo, di jje.lo non yoglio» 
CT* dipoi penti toji andò. Et aecofiandoji all* altre 
dijfe il fimile.Et quello risedendo diffe,ro figno^ 
re,zy non andojchi de duoi fece la rolonta del 
padre ? Dicongli il primo, g i e s v dice loro,le 
in y erica ri dico,che i puhlicanij^le meretri- 
^•r ó ri ranno inanyi nel regno de cieli,perche 
yennearot Giouanm tn ria di gtusnti a, c?* 
non gli credefli, CS^ i pulii cani, le meretrice 

gli crederno, C 7 * roi reggendo, non ri rolge^ 
fli di poi à credergluvdite rn altra parabola, 
Mar.ix.a ^ huomo padre di famiglia che pìan^J> 

ira.f.a.b rna rigna,^ circundoua d ma [lepe,^ ca- 
Hie.z.d.e uo in ejfa rno torculare,^ edifico rna torre, tg* 
War.i2.a locollaàlauoratori,^ niejfefi inrìaggio.Et efi 
lxK,zo,b appropinquato il tepo def-utti, madb i fer- 

m fuoi àlauoratori per pigliare i frutti fuoi. Et 
f lauoratori prefi i ferui di quello, chi batter- 
no, chi amma^^rno, ^chi lapidorno. Di nuo- 
no mando altri ferui piu che i primi, ^fecion.0 

lor$ 


f 


c A p. . X X !• 8| 

loro il Jimtle,Et yltimamente monito loro il fuo 
figliuolo jicendo.Ejh haranno riguardo al mio . _ 
figliuolo*Et i latioratori yeduto il figliuolo dij^ 
fonof-aloro^Qtj^SloeVlteredeyyenite,^ yccU . 
dionloa CT' occupiamo la Ììoredita fua , C 7 ' pre* 

Jhlojo gittomo fuori della yigna , C 7 * ycci fonia» 

Q^n%> adunque fara yenuto il Signore della 
yigna/hecofa faro à quei lauoratorifGli dtffo^ 
no» QtMgU cattiuii cattiuamente yccidera 
allogherà fua yigna à altri lauoratoritiquali 
gli renderanno il frutto à tempi fuoi»G i £ s v 
dice à quegli, Kon legesli yoi mai nelle ferita Pf.117^ 
ture,La pietra ehe reprohorno gli edificatori que- F*t.4.b 
fio è fatta nel capo dell* angulo,T>al Si^ore e 
fatto quefio,^ e mirabile negli occhi nofhri. Ver luc.ió.c 

3 uesìoioyidico^)eyi fara tolto ti regno d’id^ Mar.i2.« 
iojC?* fora dato aUa gente ^che fara ijrutti fuoi, 

Et chi cadra fopra quesla pietra fta f acajfato, 

^ romperà quello , fopra delquale ella cadra, 

Et hauenda ydito i principi de Sacerdoti , c?* 

Vharifei le fu e parabole ^nohbono che egli dice^ 
ua di loro.Et cercando di prenderlo temerno U 
turbe»perche lo teneuanocome propheta» 

si ^eferiue gli inuitati ile nozze,e la paratoli 
^ela v«ftc nuttiale»Clirifto decliiara la quofliena 
dateci tributo à CeCarey econuince gli S aducei 
ebe negano la refurrcttione : e infegna ilquale c il 
principale comandamento de la legge e dimolilri 
per il ttQiaonio di Dauid de chi lui e figliuolo. 

^ / 1 





XXII. 

b ciisv Ji nuouo parto loro^ 

**^* X^tn parabole ìdtcendo. A jiimìgUaio e il regno 
de cieli à yno huomo K.e,che fece le al fuo 

figlinolo* Et mando i fuoi jeruià chiamare gli 
inuitati alle no'^^j^ non yolcnanoyenire*Di 
mono mando altri feruiidtceìido^'Diteagli inni-- 
tati. 'Ecco che io ho apparecchiato il mio conuito, 
i miei tori: gli animali ingralfati fonofcan-, 

nati tutte le cofe parate, yenite àie tto!^^» 

Et qitefii diJpre;^ndo fe ne andorno, chi alla fina 
ytUa, CT* chi alla fina facenda.Et gli altri riten-. 
nono i fimi fnoi,c^ fnillaneggiathgli rccifino. 

Et il R.e hanendo ydito,fi adiro, CT* mandati i 
fnoi efercìti,yccife quegli homicidi CJT* meffe fuo- 
co nella citta loro. Allhora dijje àferui fuoi.Le 
no^^ certamente fono apparecchiate yma quegli 
che erano inuitati non fumo degni. Andate a- 
dunque alle y fette delle yie, CT* quanti yoi tro- 
uerrete, chiamategli alle nol^e.Et rfeitiiferui 
firn nelle vie congregorno tutti quantinetro- 
uomo, cattiui,Cf;‘ buoni, ep' fumo piene di conni- 
uanti /e«o^>e.Et entrato il Re à yedere i con- ^ 
uiuanti,yidae quitti yno huomo che non era ye- 
fiito di yeTie nuttiale. Et dijfegli.Amico come 
entragli tu qua non hauendo la yeTie nuttia- 
. le f Et quello ammuto li. Allhora diffe il Re à 
Dlfo.i3.l> miniftri.Legate le mani , i piedi fuoi,gìtta- 

Infra 2j-.c telo nelle tenebre eTieriorhquitii far a pianto, c?* 

fri 


c A p. T X I r. Sjr 

Jhrìi^oredi denti, pero che molti fono clri amati, ^ 
podti eletti^ Alllìora andati fme i "Phari feìfecio^ 
no confluito come lo pigliaf ino nelparlare,z^ luc.»o.4 
mandangli i difcepolt loro conili Herodiani,di* 
eendo,MaeTlro noi fapiamo che tu fei yerace cp* 
infegni in yerita la yia del SignoretZP* non cu^ 
ri alcunoyperche tu non rìfguardi la perfona de- 
gUhuomini. Dicci adunque , che co fa ti pare? è 
C egli lecito dare il tributo à Cefare,o no^ Et Gie- 
fu conofciuta la malit ia loro,di{fe. Perche mi ten 
tate hipocriti? Moshratemi la moneta del tribù- 
to.Pt quegli gli portomo yno denaio. Et Giefu 
diJfeloro,Di an e queTla imaginejO* infcrittio- 
nefDiconglidi Qeftre, Allhora dijfe loro.Kende- 
te adunque quelle co fe che fono di Cefare,à Ce- 
faretZP' quelle cofe che fono d* iddio ,à iddio, O* 
ydendo fi marauigliorm lafciatolo fi par- „ 

timo. In quel di yennono à lui i Saducei, quegli luc.Ìo.4 
die dicono non efierela refurrettione,^doman- Fat.ij.b 
doronlo dicendo. MaeTlro,Mofe diffefe alcuno fia Deu.xj.b 
morto non hauendo figliuoli, il f ateRo di quello 
piglierà la donna fua,v' fi* fcitera il ftme al fiuo 
jrateUo.EtapprcJfo di noi erano fette fiategli,o* 
il primo , hauendo menato moglie mori, c^non 
hauendo feme,lafcio la moglie fua alfuo fia- 
teUo , fimilmente il fecondo,^ il ter^ infi... 
no al fettimo. Et doppo tutti, mori la donna 
anchora . ideila refurrettione adunque di chi 
de fette fata la moglie? Perche tutti Fhebbo- 

fi 



S. M A f T H È 5 

•v , 

no»'Et rij^ondemlo g i e s vjiffe loro. Voi érra^ 
re, non fapendo le faritture, ne la yirttt d* iddio* 
"Perche nella re^mr elione jnc prendono mogUte^ne 
fi maritonOi ma fono come Angeli d’ iddio in cie^ 
io. Ma della refurrettìone de morii non hauete 
Efo.^.V letto quello che yi c detto da iddio 3 che dijje. io 
fono iddio d* Abraham 3 Iddio d’ifaaCjZ^f 

jddio di lacob? iddio non c iddio de morti 3 niÀ 
de yiui.Et ydendo le turbe fi jlupirno nella dotr 
trina fina. Eri Vhari fei ydendo che egli hau eua » 
poslo filentio à Saduceijfi couennono infitemey 
yno di loro legisla lo interrogo tentandoloy CiT* 
dicendo. MaeTlro quale è il comadamento grartm 
de nella legge? giesv gli dijj'e. Amerai il Si-» 
gnore iddio tuo con tutto il cuorcy cìT' con tutta 
V anima tuayZj^con tutta la mente tua.Q^Tlo 
il primo jZS' grddetComandamento. E^ il fccon^ 
do è filmile à quello. Amerai, il prò fiimo tuoycome 
teltejfo. In quelli duoi comandamenti pendono 


tutta la legge 3V*i Propheti. Et congregati i 
Pharifeiy giesv gli interrogo ydicendo.Che yi 
pare di CÌnriTlo? Di chi c figliuolo? Efii gli di- 
cono di Dauid. Dijfe loro. In che modo adunque 
?Cà\.up.à chiama in fpirito Dauid quello Signore? dicen^ 
do. Dijfe il fignore al figiore mio. Siedi dalle 
delire mie, infino à tanto cheto ponga inimici 
, t uoifcabello de piedi tuoi. Se adunque Dauid lo 

chiama Signore, à che modo è fuo figliuolo? 
nejfunoglipoteua riff odore yna parola, ne heh- 

be 


'CAP. XX in. <7 

hi ardire alomo j da quel giorno indietro mai 
d*imerrogarlo, 

Keprehenfiotle Jegli hipocriti che inicgnano 
dottrine a(pre e falTe:e gli ad<lu:e la Emulata fan- 
simonia e la veci fione de gli propheci e minacia le* 
rufaleBi de la {ùa impia ingratitudine e gli predice . ^ 
laluaruina* c a P. x x l i i. 

A A Llhora parlo Giefu alle turbe, à difee- 
J[\.poli fuoi , dicendo. Sopra la cathedra di 
ÌAofeftderm gli ScribhC?' i Pharifii.Tutte quel 
le cofe adunque^he comanderanno fClìe yoi offer» 
mate,offeruate , Zi^fate, ma fecondo Vopere loro 
non yogUate farCiperelte diconottcr non fanno. 

Et legano pefi grauitO* diffiali à portare,^ Lne.iui 
mettongli in fu lejpade de gli huom'mi, ma con 
ynofuoditonongli yogliono maouere. Et/^»- 
no tutte le loro opere, per ejfere yeduti dagli 
huomini.percììe dilatano le loro jUaterittip* ma 
. gnificano le fimbrie de loro mati.Et amano i pri 
f»/ Jègg nelle cene,ty le prime cathedre nelle fi-, * 

nagoghe,^ le falu tallone nel mercato,^ ejfere 
chiamati dagli huomini Kabbi. Ma yoi non yo* 
gitale ejfere chiamati Bjtbbi , perche yno è il 
maeslro roshro ChrÌsio,e^ yoi tutti fiate fiate- 
^gli.'Etnonyi chiamerete padre in terra, percìfe 
yno è il padre yoThro che e, ne cie/i.Ne fiate chia 
mati maeThri perche yno è il maestro yoTlro 
CljriTio.Cl^llo che di yoi è maggorejfara yo- ^ 
firo miniTlro,Et queUo/:he fi efaltera fata humi 



•t 


%t ». M A T T H H e 

liato»^t quello che Jihumiliera, fera efakato» Et' 
^uaià yoi ScribhCP* Pharifet hi^ocriti» perche 
yoi chiudete il re^o de cieli auati agli huornini» 
perche yoi non entrate ^ne quegli che yegono la^ 
M«r.i2.<3 fciate entrare» Guai à yoi Scribi, Pharifii 
Iuc. 2 o.g hifocriti ^perche yoi mangiate le cafe delle yedo* 
ut fot t* ombra di Unga or aliene per quello ricé» 
uerete maggióre gindicio» Guai à yoi Scribi,^ : 
phartfeihipocri ti perche yoi circundate ilmare, 
^ la terra jaccioche y o% faci ale 'yno di pagana 
Ebreo, o* quando fa f atto, lo fate figliuolo della 
gehenna il doppio piu di yoi. Guai àyoi duci 
ciechi che dite. Qualunque giurerà per il tempio ^ 
niente e, ma qualunque giurerà nel V oro del 
pio, e debitore. Stolti , ^ ciechi , perche quale e 
maggiore Votolo il tempio che fantifica VoroÌEt 
qualuque giurerà pel lo altare niente e, ma qua 
lunque giurerà per dono che e fopra di quello, e 
dcbitore.StoltijV* ciechi , perche ^quale e maggio^ 
re all donoao T altare che fantifica il dono. Qt^So 
adunque che giura nell* altare giura per quello, 
-V tutte quelle cofeche fino fopra di quello» 

- • qualunque giurerà pel tepio, giurerà per ejfo, 

^ per quello che habtta in ef]o. Et quello che C 
giurerà per cielo, giurerà per il throno di T)Ì0aO* 
pél quello che yt fede fopra. Guarà yoi Scribi, 
C?* Eharifethipocriti,iquali decimatela meta, 
<0*1* aneto, zst' il cimino ,o* lafitaJli quelle co», 
fe^he fino piu graui della legge. Giudicio o* 

mifi 


' • f' O U ' 

J- ^ 

$ * ■ ■ * 


I,ue.ii.£ 





CAP- X XIII. , 

miferìcordìa,^fed€. QueTte cofe fu dibifisno 
f ar e, ^ non la fetore quelle» Duci ciechi ette lo 
guardate in yna pulciOj 0“ in^nottite yno com 
mello. Guai à voi Scribi, cr Vharifei htpocriti, 
thè nettate quello che è di fuora del caìix, V* 
della fcodella, ma dentro fono pimi di rapine,cr 
di mmunditia»?hartfeo cicco netta prma queU 
lo die è dentro del caltce,^ de la fcodeHa,acao- 
che netto diue^na anchora quello die e dt fuora» 
Cuaiàyoi Scribi, O* Vhanfei hipocriti,penhe 
-voi fiete fimili àfepolchri imbiancati , iquali di 
finora appaiono begli , cr dentro fono pimi dt 
wfoìfa di morti, cr (fogni Jpurdtia. Cofi anchora 
yoi di fuora apparite certamente aglihuomim 
'giuTlhCir dentro fiete pieni di hipocrifta,CP' ini>> 
%uita. GuatàypiScnbi,cr ?harifeihipomth 
perche yoi edificate ifepolchri de-propheti , 

cmatei monumenti de giuTli dite. Se noi 

fufiimo flati ne di de patri noshi noi nofarem~ 
ino flati compagni di quegli nel fangue de pro^ 

' % J ALl> di eh, ^eòfeno ifre- 

phetùEt yoi anchora empiete la mifura de padri 
yokri-Serpentiprogmie di yipere come fuggire^ 

* te dal giudicio della gehennaf per queTio,ecco io 

mando à yoi propheti,v* fapienti,<irfcrihi,^ 
vii quegli ne ycciderete, V cruci figgerete, cr di 
■ qi^U ne flagellerete ne le pnagoghe yoThe,t^ 
jerfeguitmte di atta in citta/tccioche fvpra di 


<Ge.4*l> 

»eb.ii.a 

«.Parali. 

«4.f 
Iuc.i3.g 
4* fifo.i.c 


Mar.i^.a 

4UC.2I.b 


luc.i^.g 




s. 


M A T T H I O 


roi venga opti f angue giuSloj ilquale fi è f^ar-». 
fofif ra la terra, dal f angue di Abel giunto Jnfi^ 
no al fanguedi Zacharia figliuolo di Baracbia^ 
ilquale voi amma^^iTli fia il tepiOjCj^ V alt 
re.Io in verità ri dico.Tutte queTìe cofe verran^ 
no fopra queìla generatione, lerufalem,lerufit’m 
lemjaquale recidi iproj^heti, CT* lapidi quegli 
che ti fono mandati •Quante volte ho io voluto 
congregare i tuoi figliuoli come la gallina cegre» 
gai fuoi pulcini fitto le alie,<y non voleTfi? Ec- 
co che vi € lafciata la cafa voislra di feria. P«r- 
che io vi dicOfVoi non mi vedrete per lo auueni^ 
re,infino à tanto che voi dichiatejbenedetto quel 
lo che venne nel nome del Signore. 

c H R I s T O dichiara il giudicio auuenirc» 

£ dilcriuc anchora gli f<gni la prefura e linterito 
de le turbate quanta guaiiatione à venire e la con- 
liimatione del mondo>e del glorierò auuenimento 
del figliuolo de rhuomo al giudicio:e induce tutti ' 
ala vigilando e ala fobrieta . 

CAP. X X I 1 1 r# 

E t V fitto Giefuft partiua dal tempio. Et 4 
accoThmoJi idifcepoli fuoi,per moThrargli 
le edificationi nel tempio. Yst Giefu dijfeloro.Ho 
vedete voi tutte quesìe cofe? lo in verità vi di'- 
co,einonfialafviata qui pietra fopra pietra,d)e 
non fia diTirutta. Et fedendo quello fopra il 
mete degli vliuijvenono alni i difiepoli fecretU'^ 
mente Aicedo. 'Dicci ^quado faranno quesle cofe? 
qual hi fogno della tua yenutaiO" deliaco^ 

fu 



6 À ì i t i 1 fr $t 

*imaHone del fecola f Et rijpondeHxlo Gieft* diffó Ephc.f.Sì 
'oro. Guardate che aicmo non Vi incanni 
die molti iferanno nel nome mio dicendo, io fino 


'■W^ny, 


gmnix'ijii 


ChriTìo»^ ingannerano moUi.Et hauete à ydè 

■uerre 


re guerre yei^'romori di guerre ^guardate cheìroi 
non yi turbiate percioche Infogna che tutte le com 
fe fieno fatte, ma anchora non e il fine ^ perche 




S. MATTHBO 



furgetagente centra gente tZ^re^no centra re^ 
gnOiZS* faranno fe?iilentie,zsr fami» ZP* terre- 
moti per luoghi. Et tutte queTlecofe fono princi^ 
Gio.if.c pio di dolori. Allhor a d.iranno yoi nella trihula-. 
Se \6.a tione»Zjr yceiderannouiiZ^ farete in odio à tut- 

Dif.io,c le genti per nome mio. Et allhora molti fi fca- 

dale'^rannOiZ^ Vyno fcamhieuolmente tradì- 
raV altro :Z^ fcamhieuolmentc fi haranno in 
odio, Et furgeranno molti falfi propheti » ZP* ìn^ B 
gannerdno molti, ZP* perche ahonder a la iniqui- 
tà fi ag^nacciera la carità di molti. Ma quello 
che perfeuerera infino alfine,que?io far a faluo* 
Etpredicherafit queslo euangelio del regno nello 
yniuerfo mondo, in teslimonio à tutte legete»ZP* 
allhora yerra la confUmatione,Quado adunque 
e yedrete V ahominatione della defolatione det 
tada "Daniel propheta, che fi-i a nel luogo fanto 
(chi legge mteda) Allhora quegli che fono 
deafugghìno à monti, ZP" quelle che fara nel tet- 
to, non difenda à torre alcuna cofa della cafit 
fua»Zp‘ quello che fara nel campo, non ritorni à 
torre le fue ye?limenta,Guai alle grauide, ZP* 5 
Dan.ii.a3 quelle che latteranno in que giorni. Et orate ac- 
ciochenonfifaccialafuga yoTira nella inuer.. 
nata^elfahbato, perche allhora fara grantrìbf§ 
lattone, quale no fu dal principio del mondo in- 
fino à bora ne farafatta,Et fe non fifufiinoah- 
breuiati que giorni, non diuerrebhe falua ogni 

(amepna per gli eletti fi abbreuierano que gior- 
ni. 


CAP. X X r 1 1 r. 9$ 

nhAUljora fe alcttnno ri dira,ecco Chritio è qui, 

^ quiut, non crediate, per che furieranno falfi Mar.i^c 
diri sii » falfi propheti , CT* daranno ^^n “^•*7** 
Jègnii^prodipjj talmente che condotti fieno in 
errore f e glie pofiibile anchora gli eletti, Ecfo/o 
•veVhopredetio.Se adunque ridiranno, ecco egli 
ènei diferto,non y filate, ecco ne le anticamere, 
non crediate, perche come il fulgore efie da orìen^ 
te, <3* appare in fino in occidente jco fi anchora fa- 
^rala yenuta del figliuolo de Thuomo, "Perche luc.ii.# 
douunque fa il cadauerequiui fi congregheram- 
no Vaquile, Etfubito doppo la tribulatione di 
que giorni, il fole fiofcurera,0' la luna non da. 
vaillumefuo,^ le felle cadranno di cielo, ^ Eze.ji.b 
leyirtude cieli fi commoueranno ,C7* allhora 
apparra il figno del figliuolo delHiuomo nel cie^ 
allhora tutte le tribù della terra fi afflig- 
geranno, CT* yedrano il figliuolo deVhuomoshe 
merra nelle nugole del cìelo,con potestà, CP* glo~ j^eue.i.U 
ria molta, ^ manderà gli angeli fuoi con gran 
yoce di tromba,C^ congregheranno i fuoi eletti 
da quattro yenti,da lefomme parte de cieli àn-, 
fino à termini loro.Etda l’arbore delfico impa-^ 
rate la par aboia. Quando già il ramo fuofia te. 
nerOiCS^ natele foglie, roi fipete che la fiate} 
freffo. Cefi anchora yei quando yedrete tutte 
queTle cofe,fappiatc chegli è prejfo in fu le por- 
te. Io in yerita yi dtco,che non pafjera quella Mar.i^.^ 
generatiotte infino à tanto che quello cofe 



5 » 


ra A X n li o 


Getì ,6 

lue. 

Cen.7.b 

lu<^.l7*S 

Mar.i3.d 

Iuc.i2.e 


lu;j 2 ,e 

lleue.i^.c 




fatteMcteloyCP' Sterra paneranno itna le mìe 
parole n oli p afferanno. Ma di quella bora, CiT* eli 
quel di nejjuno fa, negli angeli del cielo^fenon il 
padre mio fola. Ma come i giorni di Noe cofi JaVàZ 
anchora V auuenimenio del figliuolo deVhuomo- 
Perc/je come erano ne gionihauanti al dihiuio, 
che man^iauanO) CT* heeuanoj^ maritauanfi» 
cr tharitauanOiinfinOià quel di che entro Noe 
ne Varca , ct* non conohhono infino à tanto che 
yenneil diluniOjO' leuoyia tutti » cofi ancho» 
ra fara la yenuta del figliuolo de Vbuomo.AlIlnf 
ra duci faranno nel campo, yno nefaprefo, C7* 
yno lafciatOjdue macinanti nel mulino,ynafia 
prefa,^ ynafia laficiatajdue nel letto ,yno fia 
prefojZs/V altro fiala fidato. Wigilfite adunque^ 
perche roi non fipete in quale bora il Signore 
y ostro hahbia à yenire.Ma fappiate, questo iChe 
fe fapeffe il padre della famiglia dn quale bora 
il ladro hauejfe à yenire^yigilerebhecertatnentej 
ne lafcierebbe rompere la cafa fina . Per queTio 
anchora yoi fiate parati jperebe in queirbora^ 
che yoi non penfate, yerra il figliuolo delthuo^ 
mo.Q^lc e adunque il fedele fimo,z^ pruden-- 
te tlquale conìlitui il Signore fiopra la fua fam 
miglia laccio che dia il cibo à quegli nel tempo? 
Beato quel feruo ilquale, quando yena ilsi^ 
gnorefuolotrouerra,chefara cofi. Io in yerita 
yi dico che lo conflituira fiopra tutti i fuoi beni^ 
fe quel cattino feruo dica nel fuo cuoreil Si.^ 




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C A I». X X r. 9^ 

^nore mU dimora àirmìretZ^ comincierà à hat 
tere i conferui fuoi,C^ man^iare,cjr herecon^U 
hebbri,yex 3 ra il Signore di quel feruo/teldi che 
non Vajj^etta»0* nell*hora che non p,C7' diuh 
fLeraìlOiZP^la^artedi quello porrà conglihipo^ 
tritijquiui fava piantoti firidoredi denti. 

La parabola de le diece mgtne-.e la vigìlantia de 
li talenti e del remo pigro e il premio de quegli ebe 
operano l>ene e de q^uegli ebe operano male e in» 
regna la forma dereàremo giudicio. 

CAP. XXV. 

A l.thora diuerra fimile il regno de cieli à 
dieci yergine dequale pigliando le lampa^ 
ne loroiyfeimo incontro allo j}onfot^ cinque di 
qiéeUe erano flolte,^ ciitque prudente. Q^lle 
Jlolte^refelelampaneloro,mn tolfono dell' olio 
con yèco.Ma le prudente prefono Inolio ne yafi lo» 
roconlelampane.'Et tardando lojpofotfi ador^ 
ntetomo tutte ^dormimo. Et nella me!^^ not- 
te fu gridato.Ecco lo jpofo yienejyfcitegli vtcon- 
tro.AllJ)ora fi leuorno tutte quelle verf iwe,cr or- 
ìtorno le loro lampane,cjr le folte diffono alle 
fapiente dateci » dell*oliù yoTlro perche le lam- 
pano no7ire fi jpengono. le prudente rifio* 
fono, dicendo taccio che non auuenga che man- 
chi à yoijO' à noi , andate piu toTlo à yendt- 
torifCP* cowperateuene. Et mentre che effean- 
domo à comperarne , yenne lo fiwfo , CT queU 
le (he erano apparecchiate , entrarono con 






S. MATTHEO 



, 


Iuc.ij7.b 


3>5 


tjfoalle fu chiù fa la porta, O* vett^ 

gpno anchorale altre yergine dicendo.Signorej 
Jtgnore aprici ma quello ri [pendendo dt[fe,ln 've- 



rità ri dico.lo non yi conofco,Wtgilate adunque, 
perche yoi non fapete ne il dt,ne VhorajnelUu 
quale yerra il figliuolo dell'huonw. Perche co- ^ 
me yn certo'huomo , andando in pele^naggio, 

(hi 


I 


CAP. X T ▼. P7* 

Aliamo ì finti fuoi,c?* dette loro i fuoi henU Et 4 
•y/w dette cinque taleti»v à yn altre duoi c?* 4 
^no altro yno,à ciascuno fecondo la propria >/r- 
fubito fi parthEt quello che haueua bautta 
tii cinque talenti ando,^ opero in efii, CT' fece 
altri cinque talenti. Similmete quello clye ne ha^ • 
ueua hauuto duoij ne guadalo altri duoi. Ma 
quello che ne haueua hauuto yno,partcndofi ca^ 
up nella terra, afiofi la pecunia delfignore 
fuo.Et doppo molto tempo yene il Signore di quei 
feriti,^ fa ceto con loro.Et yenedo queQoche ha 
ueua rkcuuto cinque talenti, porù altri cinque 
talenti, dicedo.Signore tu mi deTii cinque talen^ 
ti.Ecco io ne ho guadagnati altri cinque con efii» 
E* il fignore fuo gli di{fe,ehi ferUo buono, CP*/?- 
déle, fipr a poche co fi fuslì fedele ào ti conshtuiro 
fipra molte/:ntra nel gaudio del Signore tuo.Et 
yenendo queUo^ie haueua hauuti i duoi talenti 
dtjfe. Bifore tu mi defii duoi taleti,ecco cìje con 
efii to ho guadagnati altri duoi talenti. Il Signo 
re fitto gli diffie , ehi buono fieruo,^fedeld,fio^ 
pera poche cofe fufli fedele, io ti constituiro fo^ • 
pra molte , entra nel gaudio del tuo Signore, -, 
CEt yenendo quello ,cì)ehauea reciuuto yno ta-* 
lento dtjfie. Signore io conofieuoche tu eri huo<» 
mo duro, mietendo doue tu non feminasli,^ 
congregando doue tu non JpargeTli, cp* temen^ 
do, andai O*aficofi il tuo talento nella terra, 
Zcco tu ai quello dìe è tuo. Et rijpondendo il Si* . 



58 S. MATTHIO 

^ore fuggii diffe.Siruo cattiuoy^ pi^Ju fitS 
f>em ch'iv mieto dotte io non ho femi nato 
een^egp dotte io non Jparfu Adunque era di 
fogno che tu cemmettejìi la mia pecunia àban* 
chieri , ct* yenendoj io receueffe il mio con yfu-* 
ra^yogUette adunque da quello il talento jCP*- 
► datelo à quello che ha dieci talenti , perche à eia- 

feuno che ha fata datolo* ahondera^ma à quel-» 

10 che non huj anchora quello che ha gUfia tol- 
Dir.i3.b fQ^ Ef gittate il feruo inutile nelle tenebre eoe- 
^^J’^^''^teriore3quiui fera pianto cr Jhridoridi denti, 

j * Ma quando fera yenuto il figliuolo de Vhuomu 
nella gloria fua, CT* tutti gli angeli fanti co» 
quello ^allhora federa fopra le fede della gloria 
fu a faranno congregate inanyi à lui tut- 

te le gente 1 feparera quegli fi-a loro come il 
faJlore fepara le pecore da caprettij ty flatui- 
ra le pecore dalle deTlre fue, CT' i capretti dalle 
finiJhre, Allhora dira il Re à quegli dalle deTlre 
fue. Venite benedetti del padre mio jpofjedete 

11 regno apparecchiatoui dalla conTlitut ione del 

mondo, perche hehhi fame, ZP* deTlimì mangia- 
re } hebbi fetCi ^ deTiimi bere. Io ero foreTHerCj D 
t/raccoglieTlimi, ignudo,0*copriThmi, infer- 
wo, C 7 ' yifitaTlimiy ero in prigione j yeniTli 

Eze.iS.b à me. Allhora gli rijponderanno i giuTìi,dicen- 
’ acclc.7.^ do. Signore quando ti yedemmo,chetu haueffe 
I fame^^ pafcemoliTo che tu haueffe feto, o* de- 

moti da heref c/ quando ti y edema foreTliere, 

ir 


X 


‘ C A P. X X T# 99 • 

■ Tatò^ìiémoti a 0 nudo , eoprìrmnoti , V 
quando ti n^€(Ummo infermò, 0 in prigione a ^ 
•venimmo àtei rijpondendò il Rejiralofò, 
fw veritAvr dico inguanto che vòt lo faceTH à 
•vno di cjueTfi miei pategli de minimi, à me lo 
facesii, Allhoya dira, cp*à quegli dalle Jhtishre, DjY.^.^ 
~P^titeut da me maladetti nel fuoco eterno ,che Pfal.tf.ej 
« apparecdnato al dianolo, à fnoi angelùVer* Luc.t}£ 
che 10 hehbi fame,o* non mi deTli da mangiare, 
hehbi fete,^ non mi deTli da bere, ero forefiiem 
re, a?* non mi accoglieJU, nudo cr non mi co* 
griffi Jnfèrmo, er in prigione, esr non mi 
JitaTli. hllhora gli rijponderanno anchoraefli, 
.dicendo, Signore quando ti vedemmo noi che 
tu haueffe fame, 0 fete ,o fore?liere,o nudo,o 
infermo, o in prigione , cr non ti fiuenimmof 
Althora rijpondera à quegli, dicendo. In ye* 
rita yi dko, in quanto yoi non facefH à ynu 
di quegli minimi, ne à me lo faceti, Kp^que’^i 
andranno nel fupplicio eterno, ma i ffuTH nelld 
y ita eterna, 

O H R 1 S T O effettuo in calo M Sìmóne leprolo 
cpreparato IVngnrnto la Tua repulciiray« come è 
traiitoéa Inda e di p;oi la cftia fcnando nel mona 
te de gli Vliui doiie le turbe lo pigliomo e lo 
* tneninn a gli Acerdoti e à gli veocni del popo« 

In per la fententia de gl ! quali e condannato) pio^' 
tro fpauentato tre volte denega il Signore coaiq 
egli auna precetto. 

e A f0 X X v i. 



100 


lat. 14. a 
Lue. I2Ȉ 




Vio.iz.a 

;iMar44.a 


ì! 


100 s. M A T T H E O 

E t fftJ?aHendo finite g i e s v tutte 

fiejfaYoletdiJfeàdifcepeli fnor»Vei fapete 
che doppo duoi^orni fi far a paf^ua, ^ tifigli^ 
nolo dell*htiomo è tradì to^ accio che fiia crocifijfo^ 
Allhora fi congregorno i principi de facerdoti, 
C 7 ' gli fcribi, CP' yecchi del popolo ne la corte 
del principe de facerdoti yilquale fi chiamaua 
Caipha»^feciotw configlio infième comepigliaf 
fino GIESV per inganno yccidefiino,Et di-m 
cenano ^non in di difeslajaccioche non fi facci/t 
tumulto nel popolo. Et effondo g i e s v in Bc- 
tania j ne la cafa di Simone lebrofoa venne à 
quello yna donna iche haueua yno alabaìire 
aynguento mollo preciofoj ^ [parfelo fopra il 
capo di quellOi che giaceua. Et yeggiendo idim 
fcepoli fitoi fi fdegnornOi dicendo. A che quella 
perdkafEercheqtteTio yftguento fi poteua yertm. 
dere graìi pregi OyZP* darfi dpoueri. Et conofien-. 

( G I E s V, dijfe loro.Verche fiete yoì moleTH à 

' quella donnaìauuegna che buona opera hohbia 

fatta yerfo dime.Ecrche fempre haretepoueri 
con effo voi , ma yoì non harete me fempre^ perche 
fpargendo quello tale ynguento : fopra i l capo ' 
miojfece d fepelirmi.lo in yerita yi dicoydouun^ 
que predicato fia quello enangelio in tutto il 
Marc 14 b tnondofi dira^V' quello che ha fatto quella in 
Iuc.22.a fi^ memoria. Allhora andato fene yn de dodici , B 
che fi chiama Inda ifcariothyà Erincipi defif- 
cerciothdijje Icro.Chemiyolete yiri dare,^ io 
^ yo 



CAP. X X V r. 


101 


daro^'Et quegli gli ajfegnorno trenta or- M«r.T4.t 
^enti.lEt dipoi cercaua l'occaftone come lo tra-^ I-w.2i,« 
%difp^»'E.t nel primo di degli a^^mi^yennetto i d/~. 


il 

t ^ -fcepoU ^ 0 1 B s V, dicendoglLDoue vuoi tu cha , 

n,' 'noi ti apfareéìamo à mangiare la pafqua, ^ 
ì*. ^odiffe. Andate nella àtta àvtto certo i ^ , 

il ^te^lìAlnmjh dke,Jlufhpo mm « 

i • ^ Zi 




lot f . M A T T M f O 

^ fo lapafqua dpprejfo di te co difcepoU miei. Et 

f difccpoU fecioho come impofe loro G l E s v, 
iX apparechiorno U pafyua c?* fntto fera 



poTle k tartolft co dodici. Et mangiando qu^e- 

luV*22 b* yi dico t che ytto di yoi me 

610.15, b tradirà. Et effendofi Grandemente contrista'* 
JPÌ4I. ^c,Q ti sCQmincioron^U .cialctm di k dire. Oh 

< H 


k 





c A p. , XX y r. 

fono io $ìgnore?Ma ejfo riJpondeTulo diffe, Qtfe/- 

10 (he intinge la ntano meco nel piatto, qne^ 
fio mi tradira , Certamente iLpgliuolo del- 
Cìmomo ya come è fiate firitto di quello. Ma 

Cgnai à quello huomOyper ilqnaleil figliuolo del- 
Sìntomo fera tradito, Ugh era bene per lui,fi- 
nonfuffe nato quelL*huomo,T.t rijpondende In- 
da ilquale lo tradi, dijfe. oh finoto dejfo Kab- 
bifcp* dtjfegli, Tn hai detto. Et cenando qnegli, 
frefe g i £ s v i/ pane, v* rendute le patte, le i. Cor. ix 
Jpe!^^, C?* dettele à dtficpoli fuoi,<p' dtfi'e,^i- 
gliate,o* mangiate,Ques1oèil corpo mie,Et pi- 
gliando il calice, rendute legratie, lo dette loro, 
dicendo, Beete di qaeslo tutti.VerchequeTleè 

11 mio fangue del nnouo tefiamento, che fi jfar- 
geper molti nella remifiione de peccai i.Èt di- 
toni tionon bere di quello finito di y ite infi- 
ne àquel di quando io le bere con effe yoi nuo- 

. no nà regno del padre mio. Et detto yne hynt- Mar. 14. • 
no fine andarono nel monte de gli \liui, Alllto- Lue. 
ra dice à quegli Giefu, Voi tutti in queTla notte Gio.ig.a 
yi fiandale;^rete in me,VercI)e egU e firitto. “•****• 
Jopcrcotereil paTIore, C7* le pecore del pegge 
fieno difi^erfi. Et poi clte io faro nfu fatato, 
io yi andrò tnan^ in Cable a. Et rijponden- 
do Fietrogli dtjfe. Et fi tutti fi fieno feanda- 
9 ledati in te, lo mai non mi fcandale^o, Gti- 
S v’gli diffe. I# in yerita ti dico^he in que- Mir.i4>c 
.fia notte, prima dio il galle canti ,tu mine- loc . xi ^ 

l 4 




I 


104 8. MATTHBO 

Oto.ij ,d gherai tre yolte* VietrogH d i]]e, AncJjoraJe mi 
&18.C bifo^Mjfe morire teco^io non ti negherò, S/- 
, milmeiue anchora difj'onotntti i difcepoli» AU 

lima venne easy con quegli^ in vn luogo 
war.i4.d p chiama Gethfemane, CT dijfe A difiepo^ 
**^**^’ li. Sedete qui infino à tanto che io vadi, CT* ori 
qmuu Et \nefio Pietro, i duoi figliuoli di 
hedeo , comincio à contriTiarfi , CT' [opra modo 
I ejfer meTh • Allhora dijje a quegli g i E s v* 

JriTla è V anima mia infìno alla morte. KeTla- 
È te qui, C7' vigilate con ejjo meco. Et lontanane 

^ - dofii alquanto figittogiu con la faccia orando» 

Cjr dicendo. Vadre miofie gli è pofiibile trapafii 
■da me qiiéiio calice. Tutta volta , non com io 
voglio ma come tu. Et venne à difcepoli fitoi» 
^ trouogli ,che dormiuano, C 7 * diceà Pietro. 
A quello modo non poteTh vigilare meco vna 
bora? vigilate, CT' orate, accioche voi non en- 
• triate in tentatione. Lo Jj’irito certamente è 
pronto, ma la carne inferma. Di nuouo la fe- 
conda volta fene andò, CT’oro , dicendo. Padre 
mio, fe quefio calice non può paffare da me, fe 
io non lo heojfia fatta la tua volontà. Et ven- 
; ne di nuouo, er* trouogli che dormiuano, perche 
i gli occhi loro erano granati. Et lajciatigli di 

nuouo fene andb,^ oro la ter!^ volta, di- 
cendo le medefime parole. Allljora venne à di- 
fcepoli fuoi,^ dice loro. Dormite bora mai, & • 
ripofateui, ecco che fi è appropinquata la ho- 


L 





CAP. r XV u lof 

il figlinolo àelVhnomofia dato nelle ma- 
rhe de peccatori. State fu andiamo, ecco che fi è 
appropinquato chi mi tradifie»Anchora parlan- 


do quello, ecco luda/vm de dodici yyenne, o* con Mar.14^ 
lui molta turba, con coltelli,^ legni mandati ^"^•**** 
jAVrinritt Jé ^drtrdati^ €0* ytcchi del popolo» ** 



xo^ S. . M A T T H 1 0 

Et quello che lo tradiua dette loro il figno di* 
cendo,Q^lunque io bafciero ,ejfo è pighaeelom'Et 
fuhito yenendo à g l £ s v, dijj'e. Dio te Jalui 
rMÌjC?' bafciollo.Et G i e s v gli dijfe, Awìce 
[àche cofa fei qutÌAUhora accoTlatiJij meffonc^ le 
maneadojfoà G ies\jC^ prcfonlo.Et ecce y no 
dì quegli eh erano con ciESVy diTiendemle la 
manOiCauofuora il fuo coltelle^ c^percotende il 
feruo del Pri^eij^e de facerdotiygli taglio Vorec^ 
chìo» Allhora gli dijj'e g i e s v. E.homa ■ il tuo 
coltello nel luogo fuo perche tutti quegli che ph 
Gcn.^.a.b gUgf^no il coltello, di coltello perir anno,Ohpen fi 
ti* che io nonpojja bora pregare il padre mio, CT* 
darammi piu che dodici legione di angeliìho 
‘ che modo adut^ue fi adempieranno le fcrittu* 
rechecofi bifogna chefifaciafln queUabora, 
dijfe G I E s V àie turbe.Voi rfaTli come à yno p 
ladrone con li coltelli, Qp" co legni à pigliarmi, 
lo tutto il giorno fedeuo aprejjo di yoi,infegnan* 
Ttre. 4^ do nel tempio,^!/ non mi pigli asii. Et tutto que* 
Xlar.i4.e fio fu fatto, accio che fi adempiefiino le firitture 
Luc.22.£ pTophetu Alìhora tutti dtfcepoli ,lafciatolo» 
fuggimo.Et quegli tenendo g i E s v,/o weno- 
rono à Caipha principe de facerdotì,douegli firi 
hi»Zi^ yecclìi s* erano ragunati. Et Eietro lo fi., 
guitauadt di fcoJlo , infino alla corte del princL 
pe di facerdottiZ^ entrato dentro, fedeua co min» 
firi,per yedere il fine.Et i principi de facerdothf 
fiyecchi^^ mio ilcofigUofSereoHAnQ fdfotefiò 


Ci«*x8.c 


I -i 


fS0 


c 


r 


c À N X X T f . W 


ittonfo centra Giefu taccio cf)c lo facilino morire, 
CiT* no troui:uanOjO* auuegna che ycnij^i^o mot 

ti falji teJHmonij^o irouauéino.tt yltimame»* 



m 


' / 


ro8 s. M A T T H B O 

de Sacerdoti, gli di jfe.Tft non rij^ondi cofanlcté^ 

■ Qìo.z.d na ? perche tesiinioniano queTlicontra dite? CP* 

. G I E s V taceid a.n il principe de Sacerdoti ^ ri-» 
jpondendo gli dijfe, lo ti fcongiuro perdio ifiuo» 

■ chetu/ ci dica fe ttif fei ChriTh figliuolo d* iddio» 
le 1 2 sv gli diU'e, Ti* Vhai detto. Di pit* io 'vi 
\ dico fia poco yoi cederete il figliuolo delVhuò-» 

' mo fedendo à la deshra dela yirtu^ o* yenendo 
nelle nugole del cielo? Allhora il Principe de Sa- q 
cerdoti fi firaccio i yesiimenti fuot dicendo* 
habefiemmiato^chépiu hahì amo bt fogno dite- 
fiimohi?Ècco che bora yoi hauete ydito labe- 
fiemmiadiquello.Checofa yi pare? Ma quegli 
iCi .yo.c rispondendo dijfono egliè degno di morte. Allho- 
ra efii Jputorno nella faccia fua^ Qp dettongli 
delle ceffate. Et altri gli percojfono con le ma- 
ni il yolto fino dicendo. Prophete^^ci Chrislo, 
chi € quello jche ti ha percojj'o? Et Pietro fedeua 
Mar I corte» ^ yenneà lui yna ferua» di- 

ce»f/o. Et tu eri con g i e s v Galileo? Et quel- 
<Bio.i8.e lo nego in prefen^ di tutti, dicendo, lo non fo 
quello chetu di. Et y fitto quello in fu la porta, 

. yn altro' il yidde, Qp dijfe à quegli che erano 
quìui. Et queTto era con g i e s v Na^reno, 

Et dt nuouo nego con giuramento» che io non ho 
' cono feiuto quello huomo . Et poco doppó , ye- 
** nendo quegli che ftauano quiui» dijfono àPie- 
• iro»yeramc>tte» cr tu Jèi di quegU perche ^ il 
parlare tuo ti fà manifesto* Alìljora cominci) d 


m4 


e A 




XXVII- 


lop' 


màUiìre,o*^uTdrt che non conojceua Tìmor* 
wa,c?* yiffcifo il gallo cantot Vietro fi ricordo Mar.14, g 

^ ^ della parola del Signore» ilqnale gli haueua det 
^ to.^rima die il gallo canti t tu mi negherai tre 
^ yolte,c^ yjcttofHora,pnanfie amaramente» 


luJa vedendo c 1 s s V ^ato à Pilato gitU 
^ gli argenti nel tempio e puoi) lì appiccò per le 


4 


lij, gola Pilato fa flagellare CHRiSTO e puoi cni* 
J ^i^ggere e de gli fegni grandi ala Tua morte: a 
^ puoi e honcHamente da lofeph fepellito:e gli Giu- 
^ dei guardano il fepolcliro. 


CAP» X X. ▼ I I. 


A T*^ T fatta la mattma,feciono eonfiglìo tutti ì 
u^^ Vrincipi de Sacerdoti, cechi del popo^ 

lo cantra g i E s y» per farlo morire. Etmenor- Giò.iS»» 
nolo legato»cy dettonlo à Vontio Pilato prefidetu 
te» Allhorayeggendo luda, quello che Vhaueua 
tradito, che gl' era dannato ,pcntitofi, riporto ò 
trenta argenti à Principi de Sacerdoti à 
yecchi,di€endo.lo ho peccato, tradendo il /angue 
innocente» VA quegli dilfono,cheànoìftu lo -ve, 
drai» Etgittati gli argenti nel tempio, ritorno 
à dietro, c?* andatofene, fi appico per la gola» 

Ma t principi de facerdoti prefi gli argenti, dif» 
fimo» Lecito non e mctcrgli in Corbano ejfende 

fatto configlio, Coperomo 
di que^di il campo di yno yafellaio per la fepoU 
tura ie foreTlieri»Per quefio ellato chiamate 


m ». M A T T H E Ox 

^uel rampo i c4tnpo 'di f angue infno à tjueTt^' 
Zae.n*c giorno. AUhora fi adempiè cjueUo che fiedttt0 
perleremia propìjvta,dicendo.^tprefiìnotrent/t 
argenti ipre^^ dello appre'^atOy ilcjualeefii pre 
giorno da figliuoli d' ifiraeU ^ dettongli nel 
campo de y a fellah, cerne mi consUtui il Signore, 
?uc*r*a flette auanii al prefidente, CT ilprefi^ 

6io.i8.£ dente lo interrogo ,dicendo. Tu fei Ke de ludeif 
Giefuglidice.Tuil di. Et ejjendo accufato d/t ' 
pr4ncipi di facerdoti, csr yecchi, niente rijfiojem 
AUhora gli dice VHato. Non odi tu quante teftì-^ 
tnontan'^e dicano centra di tri Et non gli ri jpofe 
àparola alcuna, in modo che il prefidente fe ma-» 
tauigliaua grandemente. Et nel di de la fella, 

• <era Jolito il prefidente lafcìare al popolo ynprì-" 

gione, quale efii haue(?ino yoìuto,o* haueua al-m 
JJ)ora yn prigione famo forchi amato Barrala, 
Adunque congregati quegliydijfe loro Vilato, ® 
Qual yolete cìno vi lafci. Barrala, o g l e s v 
àie fi chiama ChriTlo ? perche fiipeua che per 
inuidia glielo hauieno dato neUa mani. Et fe-» 
dendo quello protrtlunaii, mandò à lui lafim . 
moglie ydicendo.Nitnte à te con quel iuTio.Verche 
mòltecofeho patite Jioggi ne fogni per quello» 
Mrt i' principi di Sacrati, Ciri vecchi perfitUm 
fono à popoli che chiedemmo Barrala,CP* facefli» 
no morire Giefu.Et rifpondendo il prefidentejdif 
fe loro, quale volete voi de due àie io vi lafiifc^ 
quegli iijfono Barrala.Etlato dice Im.Che adU^. 

que 





CAP. ar X 7 I T. irr 

«2f ^efaroìo à Gìefu^chefi chiama ChriT^o? Tutti 

iw dicano jcrucifiggap, U prefidente dtjfeUro. Che jg'^ 

tu male ha egli fattoi^ niag^ormentegri- ^ 


^wo diceào»Crucìfiggafiu Ef yeggedo Vilatg 
che fiulla gli gioHauayma maggiormetefifaceud 
fumuUo,?Teja i*acqua,fi latto U matti inpfin^ 




noiiZP’ foprade'fi^IitioU noTlrì. Allhoralafciòà 
quegli Barraba , C7* dette loro Giefit pngclla^ 
Mar I b Allhorn ì faldati del 

Gio.i^ia frefidente figliando c i E s v nella corte^gli 

em 





P ' C A y. XXYIT. 

m^enm intorno tutta lacompa^ìayC^Jpo, 
aliandolo, gU meffono attorno yna yefla mi- 
nutare rotata. Et intrecciandogli yna corona 
di jfincj gliela pofono fopra il capo , CP* yna 
canna la deflra fua , o* inginocchiati auau- 
‘ ti à anello j lo fcherniuano, dicendo. Dio ti falui 
Ke de ludei. Et Jputando in quello e prefono la 
canna,^ percoteuangli il capo.Etpoi che Veh- 
honofdìernitoMifpogliomo layeste militare, 
fy yesltronlo de fuoi yeUimenti, CP* menoron— 
lod cruàfiggerlo.Et yfiiendojtrouomo ynohuo Mar.if.t 
mo Cireneo, per nome Simonefquejio cojbrin- Luc.z^.à 
fino^che togliejff la croce fua, iP* yennono nel Gio.iy,4 
luogo che fi. d)iama Golgotha.Che e’detto luo- 
w di Caluaria. Et dettongli bere aceto mefco*. 
lato con fiele, cr gufandolo non yolfe bere.Et 
hauendolo crocifilfo,diuif9no i fuoiyefiimènti, 
mettendo la forte, à fin c1)e fi adempiejfe quel- 
lo che è detto per il pr^heta. Et fi diuifono i miei 
yeshmenti , cr meffono la forte fopra le yefle 
M mie,Et fedendo lo guardauano qumì.Et pofono 
fopra il capo di quello la caufa fua fritta, 
Q^VESTO EGIESV RE DB IVDBI 
Allljora fono crocififii con quello duoi ladroni, 
yno dalla deTlra,^ yno dalla finisha.Et que- 
gli che paffauano lo heJlemmiauano, mouendo 
i capi lorò,<p* dicendo.Q^Uo che distruggi il 
tempio, CP* in tre di lo rmtfici,falua te fie[fo, 

Se t» fei figliuolo d* iddio difiende della croce, 

h 


■Z T 




114^ M A T .T H I • 

Simihtete anchora iprwcipide fac^dotì fcher^ 
nendolo, co» gli Scribi, yeechi dicenano egli 
fece altri Jalui>ne può fare faluo fefieJfo.Se glie 


fie^d^'\f^chdifccnd(t>hora' di crocei ^ credere^ 
mo^à luì, egli fi cc7ifidoin Dio, liberi lo bora, fi 
mole tjuello, perche egli diffe,io fono figliuolo 
2 j dKlddt^^Ì^‘^^^^fiotnedefima amboragli tmproi, 

per^: 







r C A F. X T V I f, nf 

lei* peraiumo i ladroni 3 i<juali^ane flatt erociJijSf 

^ foco. It dalla fefla bora , fi fece tenebre fo^d 
T 'pyrnuerfa terraj infitte all'hora nena.'Bt circa 
^ alUihor A nona, grido G 1 B s t con gran recedi- 

S cende.llif eli,lamaha:^batantìaoe iddto miot 

l f iddio rrihyperctre tri hai ahandonatoÌEt certi **‘“‘**^ 

I cltefiauATioeju hti rdendoidiceuano^oTlni ebia- 

I m BeUa.nt fubitù cerrende yno di cjuegìi pre- 
I fa la JpKgndy la empie di aceto j C7* pofela fipra 

I yna canna dauagh here.Ma gl 1 altri dicena- 

no-La fida , reggiamo fe ricne Helia à liberarlo, 

^ I.t CHS vai nuouogridado con alta roc'e watt 
db funi loJpirito.Ecco il yclo del tempio fi diuiji 
. in due parti idalla fimmita infino àbafib, e?* la 
terra iremo le pietre fi fpe'^rno^cr i menu- 

pienti fi aprirnOiCP* molti corpi de fanti che dcr- 
miuano/refufeitornoit^r fendo de monumenti, 
doppo la refurrefhone di quello trennono neUd 
citta [anta 3 O’ apparirono à moltùMa il Cen^ 
turioneiCS^ quegli eh' erano fico che guardaua- 
no G I E s V, rtslo il terremotOy cr quelle coCe 
'che fi faceuAno,grand(tnente umerno, dicendo, '' 
\eramenU queTio era figliuolo d'iddio.Zt era-> 
no quiui molte donne guardando da luvgeje» 
tjuaU haueuaro figuitato g 1 E sv da Galilea 
tniniTlran degli fa Icquali età ìAaria Magda- 
Iena,C^ Maria di lacofot CT* la madre di 
<5 la madre de figliuoli di Zebedeo, Et ejfendofi Mar.>fw 9 
fatto fera,yeumyuo Intorno ricco d'Arimatia, lue^ys^ 

lì i 


t vi 



i 





chiefe il corpo di Giefu^Allhora V dato cornati* 
Aochegit friJe renduto ilcorpo.'Et prefoil cor* 
po lofsphjo rmiiolfe in yno lcn;^.olo htanco^ e?* 
poCelo nel [no monumento nuouo. Uguale egli, 
haueua canato nella pietra, cr riuoltato^ ne^no 
^an [afjo alVyfdo del monumento, andò yia, 
JEt era <juiut Maria Ma^dalena,zp* I altra 
ria fedendo alV incontro del fepolchro. 'Et Val* 
frodi che è doppo la paffua,yennono infieme 
ì Principi de Sacerdoti , e?" Pharifei à Pilato di* 
tendo. Signore noi ci [amo ricordati , che c^uel 
feduttore dijfe,yinendo anchora. Io refufcitero 
doppo tre di.Comanda adunque che fi guardi 
il fepolchro infino al ter!^ di,accioche qualche 
yolta nonyenghino idifcepoli fuoi, er portiti^ 
lo yia ,ZS^dicìjino alla plebe egli e rifuf citato 
da morte, CiT farebbe Vyltimo oyore, peggiore 
che il primo.Pdato diffe loro yoi hauete laguar* 
dia,andale,zs^ guardatelo come yoi fapete. Et 
quegli andando fene, me jfono le guardie al fepol* 
xhro,fegnata la pietra con igu ardami. 

l’angelo annuntia à Ic^onne comme Chrifto e 
rìfurcitato da morti, le donne correndo cognobeo 
Chrifto:gli Giudei cojgli loro ingani e danari fe 
fperforzarono di voler celare la relurrettione c co- 
me parlo con gli difcepoli in Galilea e gli raccoma 
4a l’vfficio de reuangcUo, 


e A ?. XXVI II. 


117 




CAP. X X V r 1 1. 



E TU fera de SabhatiyUqHaleriltHeìn yno 
de Sahhat\,y ertile h\aria Maddalena, o* ** 


’5» 

à 

it 

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V alita Maria jà yedereil fepolchro»Et ecco che 
P fece 'vnoff'an terremoto* Venire V Angelo del 
Sigfiore difcefe di ’cielo , ^ acconflartdofi ^rU 
etoUo £ietra da V y fetori fedeuafo^a quella 






Il8 S. M A T T M E O 

Et era lo ajpetto fuo come folgore, ^ il veTli* 
mento fto bianco come tiene. Et per il timóre 
di quello fi pauentorno le guardie , V* diuen-* 
nono come morti. Et rijpondendo V Angelo difi 
fe alle donne.Kon temiate voi perche io Coche 
'poi cercate g i e s v^Uquale fu cruci fijjo.ì^on 
èquiypereJte egliè rifufcitatojcome diJJ'e.Venite 
^ vedete il luogo dotte era poTlo il Signore.Et 
fubito andando ditelo à difiepolt fuoi cl/egli è 
rifiufcitato da morti, ecco che vi andra au>an'* 
ti in Galilea, qutui lo vedrete,Ecco io ye Cho 
predetto. Et yfcite fubito dal monumento con 
timore, o* gaudio grande, corfono à ridirlo à di- 
jcepoli fuoi.Et andando annuntUrlo èUdtfcepoli 
Juoi,cp* ecco G I E s V fi fece loro inan'H, dicen- 
do Dio vifalui.Et qucde acoo?latefi,^t prefono 
i piedi, et adorornolo.Allhora dijfe loro g I E s v» 
No» yogliate temere andate,o* nuntiate à miei 
fiategli^he yadino in Galtlea, qutui me yedran 
m ilequale effendofene andate. Ecco certi de Le 
guardia yennono neìla<àtta,<'jr referirnoàVrin 
ripi de Sacerdoti jtutie queUe co fe, che fi erano fot 
te.Et cngregati con i vecchi, fatto il cofiglio de- 
tono gran fommadi denari à militi, dicendo^ 
Dite che i difcepolt fuoiyenutidtnotte,Vhanno 
rubato mentre cJ)€ noi dormauamo.Etfe quello 
fia ydito dal prefidente, noi gli perfitaderemo» 
farcni ficuri. Et quegli prefi i danari, feciono 
come era fiato loro mfegnato.Et dmulgofit que- 


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C A ?. XX V ì t t, tip 

Jfa parola apprejjo de Giudei infine à ^sslo dù 
Et egli yndici aifcepoli fene andomo in Galilea '■ 
nel monte doue haueua loro ordinate g i E s y« 

Et yedendolotodoromo queSo, orecrti dubitar^ 
no.ht acconslandqfi g l e s v parto loro, dicendo» 

A me è data ogni potésla in cielo, in terra. 

Adunque andando yoi infcgnate dtutte le gente Mat.r^l 
hatte:^mio quegli aelnome del padre, o* del Jh> 
gltuoloyCjr dello Spirito fanto,infegnand$ 


» ' *: 


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loro ojferuare tutte quelle cofe die io 
y$ ho comandate. Et ecco io fo»> 
no tutta giorni con ef, 
j ^ Jo yoi wfino alla 


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(onfumatio* 
ne del fio 

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Si FIKB DE GIÌBYANOBLI 
DJ GIBSV CHAISTO S B« 
CON DO S. MAT. 
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IL SANTO EVAN- 

GEtlÒ,DI GlESV CHB.I- 

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. , S TO S E C O NDO 

.1 ‘ * ‘I 

• r'-’s": : ■ • :’m A R C O*' ■ «J,.' 


marco incomincia il Tuo euangelio à Gio* 
vanni e defcrlue il Tuo battcilmo e la predicacion* 

« come Chrifto eiTendo da luì battiezato» chiama 

f li difcepoli>e comincia a dargli il dono de la pre<« 
icatione e puoi còme eiTendo in Capernau difcaicia 
il demonio de lo indemoniato:e libera la fuocera di 
Pietro dala tebre e guarisce molti altri miraculofa- 
mentc> e effercita le medeHme virtù in tutta Gali* 
lea ne la ^uale redituilTe la fanita al lebrofo. 

CAP. I. 

"1^ rTncipio deìT'Euan A 

Jl G I B S Y Ckrifto 

figtiuoh d^lddiOiCome è ferino 
néprophef!Ì, 'Ecco io mando il 
nutUio mio ananti alla faccia 
tua, tlquale ^parerà la yta tua 
auahpi à té.Voce di chi grida 

Il nel "difert^ Varate la yta del 

Signore.Vate rette le ftrade di quello,Era nel ài^ 
ferto.Giottanni batte^ndo»^ predicando il ha$ 







.! ■« A >• I. • 


Iti 



: §atì, & anddttano à lui tutta la repone di In* 
‘ lerofolymitani, CT' tutti erano batte:^ 

confejjando i 


< •« 
ti,' 


Camello, v*d*yna cintura di cuoio intorno à 
lombi fuoiiO* mangiaua locuste, CP* mele faina 
tiche, O* frtdicaua^dieeodo^Verra quello che t 

(• h s 






forte di ntOj dop^o mejel quale io non fòn9 
de^Oy chegitt atomi in terraygli fciogla la cor» • 
| 6 lo.i«d regia de fuoi cal'^meftti. Ìoceì’tamentt yi'ho 
batte'^ti nelT acqua^ma quello yi batte!^a9 
nello Spirito fanto.Et fttyin quei giorni g i E s v 
yenne da Na:^rethydi Galilea c?* fu hatte^^to 
da Giouanni nel Giordano. Et fibito y fendo 
deW acqua yiddeaprirji i cieli y csr lo Jpirito come 
coloba dt fendendo fopra di lui. Et fecefi yna 
yoceda cieli.Tu feiel figliuolo- mio diletto nel 
quale io mi fono bene compiaciuto. Et fubito lo 
^at. 4 .a JpiritoloJpinfe nel diferto.Et era qui ni neldi^ 
lue. 4 .a fisfto quardta diy^ quarata noti dentato da Sa 
tanaytc^ era con le heJliey^gli angeli gli mini 
firauano.Et doppo die fu tradito Giouanni yyene 
c I E s V in Galilea predicando lo eu augello del 
T^o di iddio y ip* dicendo.Eerche egli è adem» 
piato il tempo y^ efii appropinquatoti Regno 
d* iddio y rauuedeteuiy ct* credete nell' euangelio, 
Mat. 4 .t> andando lungo il mare di Galilea yidde 
^/wo»e CP* A»</re 4 fuofiatello che metteuanole 
6 io. 4 .f rete nel mareypercto che efii erano pefiatori. Et 
6 I E s V dtjfe lop. Venite dietro à me,^ io 
yi faro diuenire pejcatori di huominiy CT* fit^ 
hito Infciate le rete fueyto feguitorpo. Et an» 

' dando piu oltre di li alquanto yidde Iacopo di 
ZehedeoyV* Giouanni fuo fi ateUoyanclTor a ef. 
fi acconciando le rete nella naue^ ^fubito gliXì 
Mtr.4.1 dnam9,^lafiiat9il htQ Patrt Zebedeo nella, ~ 


' CAI*, r. ' 


maue^n i mercenartj lo feguitwno, "Et introno tue.4.i 
tn CapernoH , incontinente ne Sabbati, en^* Mat.y J 
trato nella finagoga infegnaua.Zt flupiuanfi 
fcfra la dottrina faa.'Perche ejfogli ammaesira-* 
ua come hanemio poteslà,c^ non come gli fcribr» 

"Etera nella finagcga loro yno huomojnjpi* 
rito immondo , CT* grido , dicendo* Ahjthe co^ 
fa hahhiamo noi che fare teco o z E s v 
renoìfei tio yennto à diThraggerciìto ti conob*- 
hi che tu fei il fanto d*lddto, E< g £ E s v /o mh 
naccio, dicendo ^hetathO* e fci delTImomo.Et ha- 
uendolo sbattuto lo Jpirito immondo, CSf* grida- ‘ * ' 
to con gran ytwe yjci da quello. E< tutti fi fin- 
pìrno,4nmodo che ricerca nano fia loro^dicets.» 
do.Che iofaè qneTlafo' c1)e nuoua dottrina è 
qpseTlafperdie egli commanda con autorità agli 
fpmti immuni!, C7* ohedifcongli. Et fiubito fi 
fparptlafama fuaallo intorno,per tuttala re- 
gione di Galilea. Ef fuhito yfcenao della finagoga Mat.8,1» 
yennononel lacafa di SìmonetV^di Andrea, 
con Iacopo,^ Giouanni.Etla fuocera di Simon 
gtaceua con. la febbre, CT* Jùbi togli dicono di lei, 

1> Et accoslandofi la leuo fu prefa la mano di queU 
la, 0 ‘lafeld>re fubtto la lafab,KS‘ mimsìraua 
loro.Et fattofi fera,quandofu tramontato il fole 
gli portauano tutti quegli cf>e haueuano male, 
quegli chehaueuatjo t demoni, cj' tutta la cit 
ta era cSgregata alla porta jet fimo molti che era 
M infermi H yarie infemita,Kp’fcacciaua mol- 
ti 



U4 9* M. A R e a 

ù demoni j ò* non lafciana parlare à demoni, 
'' perche co^nofceitano quello.'Bt la manina ^an^ 

demente di buona bora, effendefi leuato,fi par- 
ti Gl ^ andò' in luogo diferto, CT* quiui 

oraua.'Et feguitollo Simone, ct* quegli che erano 
Jko.Et hauendolo trottato ,gli dtjjino, tutti ti 
cercano* Et dijfe loro andiamo ne proj^imi co- 
fieglijacciocbe io predichi anchora quitti, perche 
àqueflo fono yenuto,Et predicaua nelle Jìnagp- 
gì)é loro per tutta Galilea, ZP* fcacciaua i demo^ 
Mat.8.a yenneàlui yno lehrofo pregandolo, ^ in- 

luc*f.c gjfjQccbiatofegli , dice. Se tu yuoì, tu mi puoi 
mondare. Et g i e s v hauendo compafiione di 
lui diftefe la fua mano, es* toccando gli dijfe, 
yogliosfia mondo.it hauendo detto, fuhito parti 
da lui la lehra, ^ fu modato, 'Et hauendolo mi- 
nacciato. Cubito lo (caccio, ^ dicezU. Guarda 
• * ^ che tu non dica cofa alcuna à perfona.Ma ya, 

moTirati al facerdotesCsr ttjferifci per la tua mon 
' * datione quelle cofe,che comando Mofe neltejhi- 
monio a quegli, ma quello yfcito fuor a, comincio 
à predicare molte cofe,Qp* diuulgare la parola di 
maniera che piu. non poteuapalefemente entra- • 
re ne la citta, ma flaua fuori ne luoghi dtferth 
yeniuano à lui da ogni parte. 

C H R X s T o libera il paralitico <lel peccato t 
aei morbo:e aggiunge Mattheo con gli difcepolitO 
^imo^a la caufa del Tuo auenimento à gli phari« 

, . £iii>chc mormo|:auano t riprende gliliipocriti ào 

Vi U 


;c A ?. IT. 

Si loro grande e Emulata religione del «ligiunio 
loro Gli difcepoli rilento acoifatide lavioIatio> 
ne ilei fabbato: Chrifto gli àtiioàe con lo exempi* 
Je Dauid. 



CAP. II. 

A T^T^» mtouo doppo alcuni ^omi yenne in Mtt.9.g 
j^Ca^emaià,^ intcfefi chetali era inca^ Luc.(.d. 

, /4 



IoI>.i4*^ 
ira.43.di 
ft 4<).d 


Mat.p.a 
Luc.f.f 
& <)'«a 


fa ^ fnhìto ft con^egwno molti t talmente chtt 
non ri capitano ne in <jue luoghi che erano in^ 
torno alla porta, O* con quegli teneua ragio^ 
namento.^t rengono à lui conducendogli "vni^ 
faralytico, ilquale era portato da quattroj Ci7* 
non fegh potendo appropinquare per la tu rha,fc9 
frimo il tetto doue egli era, CP'bucandolo, man* 
doronogitt il letto, nel quale giaeeua ilparafy* 
f ico. Ef haucndo g i e s v reduta la fede loro'», 
diffe al paralytico, figliuolo i tuoi peccati ti fine' \ 

rimefv.'O’ erano qutui alcuni degli fcrìhi che fi- 
deuano ^penfauano ne cuori loro, perche parla 
co fui co file befcmmiefchi può rimettere i pecca* 

• ti fi non filo iddiofEt fubito conofiedo G l b s V ® 
col fuojpirito,che coji penfauano entro di loro^ 
dijje à quegli , perche penfate roi quelle cofine 
cuori roTlriìche è piu faci le, dire al paralytico tt 
fi rimettano i tuoi peccati,)) dire lieuati,Z!^piglia 
eltuo letto, kp* yaìEt accio che roi fapiatc,che il 
figliuolo deirhuomo hapotefia in terra di rimct* 
terei peccati, di jfe^d paralitico, lieuati ti dico, 
togli il tuo letto, iy* ra nella cafa tua.Et fubito 
fitleuoyCP' pigliato il letto fi ne parti di la inpre* 
fin^aà tutti, in modo che fi fiupiuano,o* glo* 
rificàuano iddio dicendo.Kon mai yedemmocofi. 

Et di nuouofine andò al mare,^ tutta la turba 
yeniua à lui, et infignaua loro,Et pajfando 6 1 jb 
s V yidde Leuidi Alpheo,che fedeua albanco,o* 
dijfegli, Seguitami •Et. ri^ndofi lo figuito-Et fu C 


r ^ c 4 F. rn tif 

nuà éfèeJfmJofi poflo-à menpt,nel!acétft dftjneSo, 
w * molti Vttbìicani,o* peccatori andìora in (temi fi 
erano poTii à tauola co c i b sv,CP*co aifiepolò 
Ji » fitoi ^perche erano molti che V haueano fegnitato» 

I-t^U fcrtbiyCP^i IPharifityeJcdo che e^li m^gia 
iijl uaio publicanitCr peccatori Jiceuano àdifcepo^ 

*» li fitoiftdie yuoleiire che magia, c?* bee co publu 

wV eaniyO* peccatori c?* ydita qiteTfa ce fa g t e s t 

j diffe loroA. fini non h^o bi fogno del med tco, ma 

'^h infermi •'Perche io non fino yenutoà chia- 

mare iginfU à penitentiajna i peccatori.Et era» 
^ noi difiepili di Giovani cp* de phartfii ette di- 
to- nunauano, & yengono , tP* dtcongli. Perche 
i J ^ digiunano i difeepoit di Giouanni , gt de phari- 

fiiiO* i tuoi difcepoli non digiunano^ Et g i e s t 
fiu dijfe loro.Oh pojfono i figliuoli della cafi nut- 
ffti tiale,per quanto lo fiofo è con quegli digiunaref 

jlii Per quanto tempo efii hanno con loro lojpofopion 

ci I ® pojfono digiunare?Ma yerranno giorni che fira 
. leuato da loro lo Jfofo, C7* aàhora in quei gior- 
Oi ni digìuneranno-Et nejfunocujè ragiuntadel 
rti panno ro >o >»/ yefiimento yeccfno, altrimete Ie- 
ri» uayia il fupplimento di quello nuouo dal yec- 

'h d)ios CP* fafU peggior rottura. Et nejfuno mette 
fi tl yino nuouo negli otri yecchi altrmeti il yine 
'a [ roperagli otri , cr il vino fi verfera, iP'gli otri 

I andranno male. Ma il yino nuouo fidebhemet- 

t tere negli otri nuoui. Et fi* thè egli andò ne fib- 
htti per i fiminatitCr idifiepoh fitoi cominctor- 


i.TuB.r^ 


Mar.u.» 

Luc.é.% 


' T 



U8 




S. .M A-R C O 


/ 


no cammave, fnegliendo le Jpighe i 
rifei gli diceuanoj ecco perche fanno ne fabbati 
quello che non è lecito? Et effo diffe /oro. No» leg- 



i.]Le. 2 i.e gesii mai quello che fece Vani d quando gU fit 
bifognOy<a^ effo hebbefame, c?' quegli che erano 
fecoyinchemodo egli entro ne la cafa d'iddio 
' • fitto Abiathar prìncipe di ficerdoth O* mangio 

ip4 


- f' CAP. Ili, Up 



lpap$ (teUaprojwrtione^ iquali non eraìecìtorna 
^arefenon a i jhlt facerdotl.O* dettene 
a quegli die erano foco? Et dtceua à que^ijl fah 
boto è fatto per rhuomo,icr non Vìm omo pel fah 
hato^Et coji Signore è il figlinolo deli*lmomo,an- 
àwra del fabhato. 

. c H R 1 f T o guarircela mano fecca nel rabl>a« 
tp»efe rchifa àe le mane de li fuoi infi<liatori,f 
molta turbalo feguitaua e libera molti de varie in* 
ilrmita e di demoni,e confiituifce gli fuoi dodici dì 
ibepolifgli Pharirèi dicano che in Belzebù Icacia i 
4imohi>in(ègna quegli che fono gli fuoi frategli. ■ 

CAP. Iti. 

E t di nuouo entro nella finagoga^ i^era ^•^•’*** 
quiui yn huomochehaueua yna màno fec^ 

€(t,Et {)auenanglicura,fe lo fanaua ne fabbati, 
accio che lo accufafiino,Et diffe à q^hnomo che 
haueua quella mano fecca. Vieni nel we>>o. Et 
diffe à quegli,} egli lecito ne fahbati farebme io 
fare maleffaluare V animalo ycciderlaf ^ que» 
gli taceuano. Et guardandogli intorno, con ira 
doledofi fopì'a la cecità del cuore loro,dice aU*huo 
no,diTlendt la mano tua, CT* diTlefela, cp'/w gU 
reflituita la mano fua ftna come l*altra,Etyfce 
do i Vharifeì fubito con gli Herodiani,feciono 
con figlio contra di lui come lo facefiino morire,, 
tt Giefu co difcepoU fuoifene andò al mare,CJ* 
gran turba lo feguitb da Galilea da ìudea,et 
da lerofolyma,e^da ldumea,et di dila dal Gior 
dotto, di quegli d?e habitano intorno à Tjiroj. 


Jjo 8. M A R C O ^ 

CiT Sydoneynagran moltitii dine^ ydendo quelli ‘ 
• i - cbfe che egli focetià^yenneno à lui. Et giesv. 

dijj'eà difcepoli fuoi chela navicella raiutajfi 
fer la turba^ccioche non lo opprimeJ?inOjj^enhe 
quello fanàu a . molti j immodo che correuano a 
lui per toccarlo tqu aliti erano afflitti. Et gli 
to;.4.o Yitiimmondiiquandolo yedeuanOyfegU gìtta” j 
nano innan'^^iiy’ gridauano, dicemo. Tu fei fi’> 
^*^(5 b*c d* iddio. Et grandemente gli minacctaua 

chiamo à fe quegli che ej]o yolfe»o‘ yenetto à luh 
er fece dodici» accioche fuflino feco, CP* accio che 
gli mandajfe à predicare» o* che haueflino fóte~ 
flà di fanare le infermità, Cìt* di fc acci are i De- 
moniiEtpofe à Simone nome "Pietro , o* Iacopo 
di Zebedeo,^ Ciouanni flatello di Iacopo,^ po^ 
fenome à quegli Boanerges»che è figliuoli del 
Tonitruo. Et A.ndrea»Qs^phiìippo,iC?'Bartholo’^ 

'* meo»V Mattheo, CT* Thomajo, Iacopo dt Al^ 
^jeo»t^ ThaddeojZ^ simone Cananeo CP* luda 
Mat. 9.à Scariolh quello cioè che lo tradi. Et yengono alla 
u.h cafa,<y* di nuouo firagunala turba talmente 
Luc.ii.b nopoteuano mangiare pure il pane. Et yden 

do quegli che gli apparteneuano,yfcirno accioche 
lo tene fi ino» perche diceuano che gli erainfu. 
Mot.u.h.c^Yato.Et gli fcrihi che erano difeefi dalerofo* 
lyma»diceuano »egliha Bel!^bu, CT* nel prin^ 
cipe de demoni fcaccia i demoni . Et chiama., 
ti quegli diceua loro in parabole. In che modo 



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riTO"j!à;^'i« ,'^ud regno nofi 

J«o (hare-ji^ fi ma cafa centra fi flejfa .fia 
può quella cafa fiare,(y fi Satana 
fi Uua contro 4 fi ^ dtuifi^ non può 
® fiate, mahà fine. Kejfuno può rubare i yafi dd 
potente, entrato in cafa fua, fi prima non lega il 
potente, o* aHJjora ruberà la cafa fio. I« in ye- 
rjtaTidico,chetutti i peccati fieno remifiiafi- 
vlitioU deglibuominifO' le beTlemmic quante 
t ebeihmmiano.MaquèUodìeharaheslemmia^ 
i ì in .Spirito fmtop non ha remifiione tn cirt*-; 
1 0. Ma far a 'degno di gìudicio eterno ,perc1)^ 
iiceuano,egUhalo Jpirito immondo. Et yengo^. 
la madre fua, CH i fategli , CJH ftando fro^ 

t ,mandomoà lui alcuni ette lo chiamafiino^ 
• la turba fideua in temo à lui, o* diconglu 
l^fo la madre tua,o*i tuoi fiat egli, che fuori te 
eercano. Et ri fio fi à quegli, dicendo, quale èia 
madremia,rp* i miei fategli? Et haueudo guar- 
iato i difcepoli che atomo gli fideuano diffi» 
Éffò la madre mia,cp'i mieifateglr,perche quel 
lo chehara fatta la yolota a iddio, quello è mio 
fateHo,rjy mia for ella, O* madre. 

.lAviitu4<il* parola «Ihiina e come 3etudire^ 
«* ilichiara la parabola ^el reminator«y e incita 
à'<inigtntià>c aggiunge la iìmilicudine Jel gra« 
nodeiìnapevcpuoi fa celare la tempera granfa 
per virtù diuina* 

^ i » 


r r.»'* 


Mat.iz^ 

Luc.u.b 


Mat.T2.i 

Luc.8ui 





E 


. : ^ ^ ** .. * r ^ ^ f 

T di nmuo .comincio à infilare pr4«4A 
marea ^ congre^oJ?i à quello molta turbd^ 


entrato nella naue^fedetta in tnaref 
C;* tutta la turba apprejfoilmare era interra% 
^ tnftgnaua loro molte cofe in parabole, di- 
eeua à quegli mila dottrina fua ydite* Ecco egli 

yfci 






CAP. Il r r. 

yfii U femìnatore afeminare, (p* ftt nel ftmina- 
tejche altro cadde lungo la yia, ZP* yennenogli 
yccegli del cielo mangioronfeloyO' altro cad^ 

de fipra luoghi petrofi/louenon hebbe molta ter-» 
ta,<p* fubito nacque yperche non haueua profon^ ~ 

Jhta di terra^ZP* leuato che fu il fole fi abrufito, 
tp'per non hauere radice fi fecco, tt altro cadile 
nelUjj>mejZP*falirnoleJpinezp‘fitffocornolo,ZP' 
non dette frutto. Et altro caddein buona terra f 
O* daua frutto che faltua, ZP* crefceua» CT* 
deua r yno treta^ZP' Vyno feffantayZP* Vyno ceto 
h to.Et diceua loroycht ha orecchi da 'y dire oda. Et 
quando reTtofolo ilo domandomo quegli che gli 
erano intorno con i dodici della parabola. Et di., 
eeualoro. A yoì e conceduto cono fiere il miflerio 
del regno d* iddio ^ma à quegli che fimo di fuori, 
fi fanno tutte le cefi in parabole yaccioihe yeden* 
do yeghiMiZP* non difieminoyZP' ydendo odino, 

C7* nb intendìAo, accioebe qualche yolta no fi con ' * 

uertmo,zp*ficnorimefiiloroipeccati.Etdijj'elo» 
toptb fapetequeTl a parabola^ in che modo co . . 

tiofiercte tutte leparabolef il femìnatore è quello 
'djtf emina la parola. Et quefli fono quegli Jntor 
no à la y iajoue fi femina la parola, zp* quando * 

efii hanno yditofubito yiene Satana, zpl por.* 
tayiala parola che è femìnata ne cuori loro. 

Et queTH fimilmente fono quegli > che fi femi- 
nanofopra: luò^i petrofi,iquali*quandohah.» 
no yJiito lavatola, fubitolà ticéuano con gdit^ 

— ’ * 3 : ‘ 


JL« 


134 .t. M A C O 

dìtj&ninhanno radice mfeiina finé pèr te^Ot 
dipoi natala trìhulatione>o la perfeattioneper 
la parola JUbito fi fcandale;^no»Et altri fono, 
ehe fi femìnano nelle jpme^qnesU/ono quegli^ìie 

laparolar^lefitllecituainedi quesiofe 

* còlo,^ lo inganno delle riche:^^»C^ Icccncnpi* 
fcentie circa C altre cofefotXgntrando faticane 
. la parola»^ diuìene fen:^ fiuno. Et 

no quegli che fono feminati nella buona, terra, C 
ìquali Cileno la parola,^ rtceuqnla, c^ fiutti/h 
eano Vyno trenta, Vyno fieffanta, zp* V ynq ceny 
Mat ^ Etdiceua loro. Ohaccendefilaìueerna accio 
IVC.V.C. che la fiapoTla fiotto lo flaio,o fiotto il lettò,p*, 
& n.a „Qji accioche poTia fia fiopra il candeliereì^a* 
Mat. 10 .C ^ cofia alcuna aficofa che non fi manifesiu 

ne fu fatta occultapna à fine eh* ella yenga inp4 
lefe.Se alcuno ha orecchi da y dire oda. Etditeu^ 
l2**6^f* loro.Vedete quello che yoiydit^. In quella^mf- 
wàt.i’j.t fura cheyoi mifurerete^yi fiata rimifiurato,^ 
^ - fitta aggiunto à yoi^che ydtte.perche à chi hafid 

radatd,ZP‘.àchinonha,anchora quello ch*edi 
bagli fia tolto.it dicqua, cefi è il regno dlìddto^ 
come fieVhuomo gotti la fiementa in tema CP* dot 
ma,ZP* leuifila notte ,et il giorno, cp* il fietneget 
VÙniiZP* crefica mentrp che, non lo fa^Ver Ae per 
fi flejfa fi ut tifica la terra,primamente ì^herbd, 
dipoi, la fiiga^ipof ne la fiìgail pieno'' jhnn^^ 
Ttqttddo fia prodotto il ^tto,fubitO’, pifllift ^ 
pUct^éefiSrajt»\U 
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c A F. .1 I t h *t3f 

npimigUeremonoi il regno d' iddio, o in^quaU 
f (traboia copareremo noi quf Ilo? come yn gratte 
di fenapeàlquale quando e feminato nella Jcijra 
è minore di tutu le femenU che fono in terra, et 
quado fa feminato figlie, faft maggiore di 
tutti gli herbaggi,et fa trami gradi in modo che 
fitto Vembra di quello, poffono fare il nidogliycr 
tegU dei cielo •'Et con moUeparahole tale parlauq 
à quegli la parola, fcccdo chepoteuanoirdite, ^ 
fin:^^ parabole no parlaua /oro.Ef feparatamete 
fioneua tutte le cefi adtfcepolt fuoi» Et diffeloro Mar.Sj: 
in quel di,ejfendof fitto fera,pafiamo di la. Et Ivc.SJ 
Ikentiando la turba lo pigliano, cof come e^i 
era /iella naue,c^ altre nau iceUe erano con qucl-^ 
lo.EJ fecefi yna gran tempesla di yento, cy le 
onde entrauano nella naue, talmente che quella 
fiempieua.EteJfo era in fu la, poppa fopra ilgua 
ciale dormendo, ty defialo.cy dicongli. MaeTho 
■ non hai tu cura che noi periamo? Et ieuatofe/nJ^ 
naccio il yeto,(jy dijfe al mare taci,cy fla cheti, 

Cjr il yento fiposo,cyfecefi yna traquilìitagra- 
de,et dijfe loro. 'Perche fitte yoi cofi timidi , co»jtf 
no hauetefede?Cf* con gran timore hebhonopau* 

^a,cy diceuano P yno aVU altro, chi yeramentee 
fofiui/:h€Ìlyento,zyilntaregli ybidt filmo? 

C H R 1 S T o efTen^ ne la regione GaJerlfni , 
Jifcaccia la legióc di dcmoni,e come guarifee là do- 
sa del fluflfo del fangue per il tocamf to de le tue e* 
puoi refliu^ U TÌW 




gli fece incontro de monumenti yno huomoin 
jpirito ìmmottdo, ilquale haueua la fua habita* 
tione ne monumenti, ne alcuno, V haueua potu^ 

^-1- (beffo, effondo [fì^atò ' 


T" yenneno di la 


Luc.8.^ 


E 


Gadetani,Et 


legato em ceppi, tP* con catfjet9e,haue»a rotte U 
€iuìt€ne,x:r i ceppi, e^neffuno topo* 

teiM domare. Et fempre jhaua il giorno, o* la 
notte ne monumenti, ne monti gridando, CT* 
percotendo fi fleffo con le pietre. Et bauendo ve* 
duto G I E s V dffcoTio,corfi,tP* adoriìUo,c^ 
gridando ad aha voce dijfe.Che ho io à fare te* 
co Gl E s V figliuolo d* iddio alttJìimo,lo ti fcon 
^uro per Dio die tu non mi tormenti. EcrclìegU 
diceua,Ecci Jpinto immondo delThuomo, C7* do* 
B mandaualo che nome è il tuofEt ri fio fi, dicendo, 
il mio nome è legione, perche noi fiamo molti. Et 
pregaualo affai che mn gli mamlaffe fiora della 
regione.Et era qutui appreffo à monti vngran 
greggedi porci cfjepafceua, ^pregauanlo tutti 
$ demoni ,dicendo.Mandaci ne porci, acciocJje noi 
entriamo in quegli, C7* fibito g i B s v lo per* 
tneffe loro.Et vfcitiglt fiiriti immondi jentrorno 
ne porci, cr con grande empito fi precipito in 
mare il gregge. Et erano quafi dua mila, 
afihgoronfi nel mare. Et quegli che pafieuano < 
i porci figgirno ridijfinlonela città, er ne 

tampi. Et vfcirno fiora à vedere che cofa fuffi 
quella dìe eraìaccaduta,zjr venneno àciisv, 
V veggono lo indemoniato che fideua, C7* era 
yeslito,tP* di fina mente,quello che haueua ha* 
uuto la legione, C 7 * temerno , cr narromolo à 
quegli, coloro che bau ieno veduto come era Paffa 
taU cofihàqueUo dk hanenà haunto il dem* 





fi**,* 


S,'M:Allce 

nÌ 0 :,O' de porci. ZtCominciorno à fregarlo chef 
partijfe da confini loro.Et ejfendo entrato ìnna-. 
ue lo pregaua quello che era jlato yejjato dal de^i 
monto icheji^e feco.'Et G i e s V non glielo con* 
ceffejma di/fegli ya in cafa tua à tttot, CT* nun* 
tia loro quanto gran cofe ti ha fatteti Sitare, 
C^ hahbia hauuto rmfericordia di te. "Et andò 
•PÌa,C!^ comincio à predicare in Decafoli quanto 
gran cofe gli hauejfefate g i e s v, e?* tutti fi 
fharauigliauanoizy effendo c i b 5 v di nuouo 
trapaffato nella nane alT altra riffa di lajnoU ^ 1 
ta turba fi raglino à quellOiCt era apfreffoil ma* 
re. Et ecco yenne yno degli archi finàgo^ii per 
luc,8.£ lairOy^s* yedtndo quello fegli gittoafiedi 

. fuoi 3^ pregaualo molto Jicendo. Ver che la figli* 

' 2 ; ' uolina mia èalTefiremOyio ti prego che tu y en* 

ff.' g^iO^pongagli lemane fopra 3 acciocljela fia fai 
- uay^ yiuera.Et andò yia con quello tCP* figtti^ 
taualo molta iurbaj^ firigneuanlo. Et rna cer € 
ta donna, laquale haueuahanuto tlflujjo del fan 
gue dodici anniiCS* hauendopatito molte cofe da 
fiu medici, erfi^fe tutte lefuefacultajC^non 
era migliorata in eofa alcuna,mapiu preVio era 
peggiorata, hauendo ydito di g i e s v, venne 
. nella turba di dietro, (y* tocco il veTiimento fuoj 
perche eUa diceua,fe io tocdieropureil fuoyesli* 
mentOifarofalua.Et fuhitofu feccato il fonte del 
fangue feto, CT* finti nel corpo eh* ella era fanata 
id$l fiagello*Et fubiito e t s' s conofeendo in fi ' 

' H 



^ . C',A:P* T. • (ìjf 

'vfcita di lui^iuoltato alla 
I» . turba diceuajchi tocco'} miei yesiiwenti? Lt i di- 
dii fccpoli fuoi^li dicettano. Tu yedi la turba che ù 
la inJragnejCydi,c1n mi tocco? Et guardaua intorm 

m no ^ery edere quelLt che haueua fatto quello» 

M/t la donna temendo aV" tremendo tfafendù 
queUojcheft era fatto in lei, yenne» ^ pttojìi 
étuanti à ltti,€^ dtlfe^li tutta la yeritaaO* quel 
toglìdiffe.Vigliuola la tua fede ti ha fatta faU 
D ua,ya in pacejCi^ fia fana dal tuo flageSo»Var^ 
landò quello, anchora a yengono dal principe della . 
Jinagoga alcuni j/cltediceuano, la tua fgliuold è 
mortayperclje moleUi tu piu il Maeslrof Et gie 
* s V fubito ydita la parola che fi dicena, dijfed 
,jd V arch'tftnagogo» No temere acredt folamete.Et no 

fermefj'eche lo fegu'itajfealcunoafenonVietro^ 
làcopOaC^ Giouanni fiateUo di Iacopo a Et yen- 
gono nella cafa deU*arcbiJlnagogo» Et yiddeyn 
tumulto, de chi piangeua fa' chi fi lamentaua 
molto, et entrata detto dijfe loro^Che tumultuate 
yo 't,^ piagete? La fanciulla no è'mortajna dor- 
tne»Et quegli lofpvegiauanQ»}\a effo madati ria 
tutti, piglia ilpadrta O* la madre della faruiul- 
la,iy quegli che erano feco,o* entrorno doue era 
la fanciulla cìx giaceua, ^ pigliata la mano 
della fanciuBa gli di[fe^ Talitha^umi, che fi in~ 
%erpreta,EanciuUafioti dico leuati. Et fubito fi 
ri^lafanciuilaa€^apdaua perche eUa erad^ 

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140 S. M A R C O 

fare comando loro grandemente chenejft*- 
no fapejfe qurefioj e?* comando che le fuffe dati 
dui mannare* ' 

o \ 

c H R I s T o è <3ifprcgìato 3a li fuoi ae la fua 
patria, man^a gli Tuoi Apoftoli à predicare lì difcri 
ue la morte di Gionani,e de cinque pani Tatiò circa 
cinque mila huomini e puoi fene va (opra Tacque 
Teguendo gli difcepoli che fono andati in la na- 
ne e fa celTare la tempeda,e per il tocamento degli 
fuoi veftimenti molti infirmi lòh fanati* 

C A V I. 

M at.ij.g I T partici di quiuij csf* yenne nella pàtria A 
XIv/w^jCT' i difcepoh fuoi lo fèguitano^<C^ fat* 
*®‘ to il Sabbato,comincÌb à infunare nella finagOm 
molti che y dittano fi jhipimo, dicendo* 
Donde ha coTiuiquésie cofef o* che fiapientia è 
qtieSlaA è dataà cofluif tale yirtt* die fi . 
fanno per le mani fitte? Oh non è queTlo cjttel 
nro figliuolo di Maria fiatello di Iacopo^ et di lo^ 
fie,^ di luda^tp- di Smone^Oh non fono le fiorèi 
le fine qui con ejfiónoi?^ fcandàle:^Aanfi in 
Oio. 4 .f quello. Et Gieftt diceua loro. Che noneprophetd 
dtihohoraìo fi non néllà patria fiua^'^fiapare* 
th^neUa fitta famiglia, ejr non potette fare 
quiui alcuna yirtttfinon che fiano pochi infermò 
pofle loro le mani fiopra.Et marauigùaùanfi per 
. *°**/^ incredulità loro,<^ ctrcuiua i caslegli allo in* 
terno infiegnando.Et chiamo i dodici c?* corniti* 
dogli a mandarèàduoiutducì,^ (tana loro la 
foteìla degli fifiiriti immondi. Ét'cmando loro 


C il P* 


T I. 




• che non togliepino alcuna cofa per la yia afemn 
piamente yna ma'^jnmta^cajnm pancino da^ 

ìtariitteOa cintura, ma cal^i di/andalijCP' no 

yésHrfi di duoi tonache» "Et diceua loro. In <jua- 
lunque luogo voi entrerete in cafa fate quiui 
infino à tanto dìe rei vi partiate di la» Et ^nttj 
dìe no vi riceuerano,ne vi ydirano, yfce- 
rto ai la,fcotete lapoluere dìe è fiotto i piedi yojlri Fat.i^*g 
intésHmonio à quegli» Io in yeritayi duo j che 
fiapiu tolerabile a Sodomi^t aGoniorri njlgior 
no delgiudicio^eà quella citta, E^ yficedopre’» 
dicauano che fi rauuedefiinpi etfiacciauano mol 
H demon'hKP' yngieuano con lo olio molti infier- 
mi fianquangli. Et ydi il R< Elerode, per ci(\ 
dìe già era manifiefo il nomeJuo,et diceua,Gi<^ 
uanni. Battifia è rifiuficitato da morti,t^perta-^ 
to le yirtu operano in quello. Et altri diceuano, 
egli è He/i<*.Et altri dicevano, egli e propheta,)i 
® quafit yno de propììeti,Laqual coja ydtta Hero- 
deÀi{fe,quel Gmani,àchi io feci mo:^re il ca^ 

' • ‘ po,queslo è deffio, quello^ rifiuficitato da morti» 

^ fercioche ejfio Berode mandando hai^ prefio 

CioUannixQ' Ugd^6 in prigione, per Herodiade 
^ moglie di^hilippofiHofatdloJiauedólatoUap^^ 

** mo^Ue,percììeGtouanidiccuaABerQdeAÌnonti ^ 

^ > è lecito hauere la moglie del tuo f atollo. Et ****** 

^ ' fodiadeloperfieguitaua,0*yoleualoyc€idere,et 

** non poteuadìe Herode temeva Giovanni, fiapen* 

^ ^dì*eglierahuomogiufiojCirfiantOjet ojj'erua.- 

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S. M A K c o 

UÀ queUo,i^yditò quellosfacesiA'molte'cofii & 
yoUntieri Vydma.^t accadt^ìo yn pome cm^ 
modo jBtrode fece la cena del fico natale à Pri»* 








eiphCP* À trtbnntjCJ^primrdi Calrlea,Et entrai 
ta la filinola di'effa'Herodtade/CT'haùcdofal*» 
tatOjZ^ piaciuta à Hei'ode^t à quegli cì>e erano 
àtamla^ii Ke dice alUfancinlla chiedimi quel-D 



« A V T* 


143 


taf- ^ 

ffli 

à 


tirchi tt 9 yuoì, O* ìò te lo Aar\ io H 

Jlaro quello clic tu m ichiederat ,inHno alla tnad, 
Aél mio re^fo.'Et quella y fetta, diffeà.fua ma^ 
tire ,ehe dìieiUro iof Stella diffe, il capo di Gio^ 
uanni BattiJfa.Zt offendo ftlyito con prcTle'^^a 
entrata al Re cluefe jicendo. Io rogito citi fuhi’- 
tonti dia neipiatto il catodi Giovanni Battio 
fieURtìl Re f contriìio perii giuramento, Z!)* 
^r amore di quegli,cheinfieme erano a tavola, 
non la yolfefcaeciare ria.Et fuhito il Re,ntan^ 
dato il giusiiticre, comandò chefuffe portato il 
JuocapOéEt quello andatOjglimo!^o la tetia in. 
prigione,o* porto il capo fuo nel piatto, det^ 

telo alla fanciulla, cr la fanciulla lo dette alla 
t^adre fua.Laqual co fa rdita i difcepoli fioijve 
nenOfZ^ tolfono il corpo fuo,crpojhnlo nel monto 


Mat.i44i' 


mento*Et gli ApoTlolifi cogregano a G l e tv, 
ét ridi fjongli tutte le cnfejche efi haueano fatte, ** 
et cheefi haueano tnfegnate,^ diffe loro.Veni- 
te roi foli feparatamete in luogo di ferto,ZP* ripa- 
fateui alqudto.VercIte molti erano quegli che re* 
niuano,et che ft partiuano, et no haueu ano pure 
^comodità di m^giare.Et andoffenein luogo dtfet 
to con la nane feparatameie,Et le turbe rìddono 
Quegli che fe neandauano,<^conohhonlo molti, 

Cr à piede di tutte le citta concorfono quivi, ^ ' 

antiuennonoàloro,ZP*adunornofi apreffo àluù \ 
Et Giefu rfeito fuora ridde molta turba,et heh^ 
he compafione di loro, perche erano come pecore 

thè 











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Mat. i 4 .b pelli dicendo, il Imgo e dtfertOy e?* già l'horà è 
Luc.p.b pajfata,licentiagliàfin che fene 'vadino nelle 
yillecircunmicinejetne borghiy cr cemprinfidei 
pane perche non hanno che mangiare j ^ quello 

■ ■ ri/ 


6io.^.a 


gnare {pro molte . coje. tt ejjenaoji già jatta, 
l’hera^^ai tarda, yenneno à lui i Juoi di 







Cf* (iijjotto cuellOiCne, noi\ andando comperia*. 
M^pampermgenfù denari, diamo loro man» 
^ueUo’diteloro.QtMti pani haueteÌAn 
0*p*ardate. Et hauendolo fapttto dicono^ •’ . tJ 
ànque,isrduefefci,EÈ comando loro che facejl 
fino tatti affettarli à menftjper menfa in fa lljer 
ba yerde,Et affeteronfi à partefer partJbedor» 
toÀ cento, cr à cinquanta, er prefe i cinque pa» 

99i,cri dnai.pefci, leuati gk’chi al cielo, bene» - 
diffe,ryfpe:^ i panh CP* dette à difcepoli fitof - 
clìeponefiino auanti àquegluEt iduoipefci dU 
uife àtptti,0* mangiomo tutti, (y [attuilo» . 
ronfi. leuamo yia de peM alodici cofani pie» 
w,C?* de pefci.Et erano que^i dte, manpauonr ' 
circa cinque mila huomini, Et incontinente con- 
firinfé i difcepoli pici à falire nella nane, e?* au» ®*®’^*** 
UMrjene ìnnan:^arapa[fatO il mare, à Bethfai» 
daanentre òe effolicentiaua la turba.Et hauen 
do licentiati quegli fehe andò nel monte à orare, ^ 

® Et effendofi fatto fera, era la naue nel meU^yà' " ' ‘ 
delmare,^effo filo in terra. Et yidde qtK^Ò 
afatkàti à remeggiai offendo loro il yento con» 
trarìo,^ circa alla quarta yìgilia della notte ' 
yenne a quegli caminando [opra il mare,^ >©. 
leuatrapafftrgli.Ma quegli yedédolo eaminare M«t.i 4 tC 
[opra il mare,penComo chefufftyna phantafma, • 

Et gridomo, perche tutti la yedeuano, ^ fi con» 
tUfhomo*Et fubito parlo con quegli, et dice loro» 

k 




neUà nMueiO^cefoM' y^ 
woclo entra^à feppmano. ^^Tnara^^^^^ 
uanfùperehe non haueuano intefi^ Ma cova flr-* 
pani effendo il iuon loro accétato.V.tMf}en(io. ira.^ > ^ 
pa(fati,yennono nella terra di Genejareth, > 
entrorno in ùorto.Et yfctti quegli dela naue,fu^ i\ 
hito lo cònohheno trafcofendotutta quell^re^\i 
^Uflte^orr.ìnciomo à portare quegli che fi Jenti» 1 1 
ianomalene letti. fiibico cheefii -^diuàno'cbe 
f nife quitti iEt douonqUe eglheritraua;ie horgi.Q v^ 

•i ff X n . ^ AuntrVi ìyxfpvmi nelm. i 


•**Jj*' i i o .. . - I 

teUe Me^o neHe citta poneuanoptmfermt nel* 

ty^e,C!^pregauattlOidcciocne tocafiifio^u*>». 
re la ^bria dS fiiò yéTHrnentó*Ef do ' 


fpiaZ^: 
re la fimi.. 

toccauano diueniuano fatui. 

C H R X s T o riprese la faldi rcligionp Se gli I»i .. 
«àcriti e infegna laqualé è la vera fantiwpnia « ^ 

iera la figliuola aellaaonadt fyrophcniriaaaldf-^^ 

monio,è guarirle miraculofamcnte il forao e il mu:^ , 
telo. 

liiar.if.» ’T^Ttagunanfi àquello i pharifei.&£erti\deA^ 
Scribi >ché yeniuano da lèrofolhna.Et rt 
hauerfdo y eduli cért'i de difiepolifitoi chn lefnal(r, 
fte contwunejciòè non lauate, rimangiare il pane, x 
gli biafimorno.percheiPharjfeif er tutti i Giu* r 
%fe non fi làuanojpejfo le mani, non mangia^ \ 
nojenendola colUiutionc de gli antiqui.Etye^ \ 
fiatdodalwercato^onniangiauano, fenonfila ' 
nano.Et altre molte cofefono^hepréfimo à ojfer* t 

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de hacinh<y de. letti fDipoi lo dfìntandono i , ! - 
rifeif^gU Scribi perche ttQn yanm i difiepoU * 
tuoi fecondo V ordine de gli antidù/na mangiano • 
il pane con le mane non lanate? Ma quello rijpcn^ 
adendo dijfe loro, Bene propf?eto diyot htpocritìf 
I fata, come efcritto.'QueTlo popolo con le Uh^ lCea$À 
hramthonora,ma il cuore loroèdifoTfo dame 
Et in yano mi adorano, infegnando le dottrine^ 
precetti de gli hmmini , perciò lafciando ileo- • 
mandamento d* iddio ^tenete le conlhtutione de- ’ 
gli huomim,t^fate i lauavtent i degli orciu ohjft . 
deealicitO* molte altre cofe fimili à cjuesle.Bt 
diceua loro» Bene fate yano il comandamento 
d* iddio faccioclfe yoi offeruiate la yosha coTltt- Efo.*b^ 
tutìon€iperche Mofe diffe Honora il padre tuo, Dcu.f.W 
^la madre tua,^d)i mal adir a il padre 
la madre, pa morto. Et roi dite ,fe 
dice al padre, ò alia madre Corban,che e dono Lru.jc.b 
è do die da mc,ti gioie affé, ^ mnlafdate die Exo.zojt 
faccia piu la alcuna copi al padre fuo,e alla ma- 
dre"fdcendo,yana la parola d* iddio per la ro- ,, 
fhrAconshtutio^, laquale yoi conTìituiTii,^ 
altre molte fimi le cofe fate.Et chiamando tutta 
^ la turba dteeua lorc.Vditemi tutti, ^ intende- $ 
te. Niente è fuori deiThuumo che entri in quella ? 
chela pofft maculare, ma quelle cofe dje efeano •• 
dairhuomo.jhno' quelle che macinano Vhuomo, 
S^a(cuno ha ùrecébiJa ydirt. óda.Et tlala tur- 
K- k % ' " 

<s 








mandai^ano della parabola. Et diffe loro. Coft}^ÌJ 
anSorayoi ftete fen!^ intelletofUon intendete’-'^* 
che ogni co fa di fuora^entrando neWìmomOynon'. ; 
lo pao maculare ipercÌ7e non entra nel cuore fuo 
tna ra nel yentre» ^ efcenel feceffo purgando ^ 
tutti icibi.Et diceuanoche cjuelloyche efcedal^^ J 
Thuomà è quello\che macula rhuomoiperchedett^s 
tro dal cuore degh buomini procedono le cat-^^C 
tìue cogitationiygli adulteri^ le fornicatione,gU ^:^ 
homicidijji furtideauaritiej le wijuita,gli in^ “• 
gannì Je impudicitiejl mulocchioy la hé^emid^ ■> ^ 
'la'fuperhiaja ftultitia, tutti tjueTH malipro^ . 
cedono di dentro, ZP* maculano Vhuomo.Et le» • 


la,fene andò ne confini diTyró, ^ 
•-* ' di Sydone, e?* entrato in caja, non yolfe, che al» 


'•A 


_ cutio lo fapeffe, CT non fi potette occultare.VeTz 
’ che yna donna, la figliuola della quale haueua ' 
. yno Jpirito immondo, fubito che ella ydi di lui, » . 
^ - entrata,fegli gitto à piedi, perche la donna era 

Gentile, per natione Syrophenijfa pregaualo 
che cacci ajfeyia il demonio della fua figliuola, . 
ma Gi^sv gli diffe lafcia prima che fi fatoU^ 

■ ' lino i figliuoli i perche non e bene pigliare il pa» 

ne de figliuoli, es*gittarlo à catti .Et quella gli 
tifpondeygiJ* dice ^ertamente Signore, ciT anch» * 
ra i catellinì mangiano fatto la menfa degli fio» 
mu'^li de figliuoli.Et diffe à quella,per questa 
parolaMa egli è y fitto il demonio dalla tua- fi» ^ 

gli 





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j^liuolaJEteJfmdofeneitdà cafa f$ta,rhrouo ef» 
Jerfi partito il de^nio, v* U fanciulla che già* 
, cena fipra il letto.Et di nuouopartitofi da con^ 
fini di Tyro, di Sydone , yenne al mare di 
Galilea pel melode confini di 'Decapolij^me* 
nomogU yn'^ fiordo, C7* mutolo , CT* pregauonlo 
ohe gli mettejfie la mano fiopra, ct* pigliandolo 
dalla turba Jn dijparte, meffie ifiuoi diti ne gli 
orecchi fiuoi,^Jputandojtocco la lingua fina, CP* 
rijguardando il cielo fi condolfie^Etdijfiegli epha 
thajche è fiaapertOéEt fiubitofiumo apertele fine 
orechietO'fuficiolto il yinculo della fiua lìngua, 
tP*Parlaua rettamente,Et comando loro che non 
lodicefiinoàferfiona.Ma quanto piu lo coman* 
daua loropiu largamente lo predicauano, 
fopra modo fi\ Jhupiuanojdicendo,Tutte le cofiefie* 
ee bene,vfia yaire i fiordi, o* parlare i mutoli» 


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Di fette pani cieca quattro mila liuomini fono; 
fatiatiyChrifto denega (egno a gli Pharifeì e puoi 
snaladiiTc il loro fermento e reftìtuiife il vedere 
«1 cieco e gli Apoftoli confelTano Chriiio> Se pre« 
nuntia la fua mortete Inuita à portar la croce ap« 
f reifo lui. 


C A F. t 1 X X. 


I N quei giomi,elfendo molta turba,cp*non ha 
uendo che mancare, ex E s v chiamati à 
fie i dificepoU/lijfe /ofo.lo ho compafiione di que- 
fia turba,perchigi4tre ^orni fono fiati meco, 

k S 


Gen.i.a 






mi^ì 


« 3^0 ’ m 'a Rèo 

*\ cr ntattgiare , ^5^)? »a^/f' 

'■ aiMre digiuni àcaja loro moticherano ji 'a yijt, 
Iwf/jc rtrit di loro yennono dk dfJcbjfo.Bti’ni* 




^ìitL '• ' 






'. ..>:ìwì.: pfpolifttoigliriJpofonOéOndc potrà alcuno fa* 

• to.7^:re <j;f c5Vi t// cfui nella JolitudinefEt do» 

‘ ''minilo qnegli, quanti pani haueief Et quegli 

dij]otto,fett^*E.i coniando àda turba che fi afi. 


I 








•* ìut 

tfeéf^e fipa U fremei fette farti; 

'^^ió temUto legratieì^t^^,^ ^tteàfun 
O é^ifcefohclieglifonejiìnkkitàtitt^Zt fofQjrgltda 
alta tarba'jCP* haueàano focili pefciuoli,òrt 
'hauendo^U benedéttijCòntàniio che amhcra qae- 
Hftifufmo lorofoTii auanti,Et mdp9rno,^ fa^ 
telbronfi, C7* lemmo fette Jporte tle fe^i dìe 
•tT/mo erano quegli che haueuano ma 

'^aitquafi quattfó mhla,<S* lichiogli, et fubito 
'entrato ne la nane co dìfeefolifuoi yene nelle ^ 

He di Dalmanutha.Et yfarno fuori iVharifeìAt 
tominci ornò a dijfufare con quello cercado da lui **^* ** ^ 
‘ T^nojègne di cielo, tentandolo» nelfuo jfirite 

' ‘fojj^irado jdice» Perche cerca fègno queTUgertero^ 
tibneflo in yerita yidtco,fe fi dar a fegm à que^ 

'^a generatione»Et lafaamìo quegli, di nuouo 
entrato ne (a nane, f affo à l* altra rifa, Et fcordvr 
nò ft di figliare del pane, (^non haueuano con 
‘ loro nétta natte fé' non yn pane»Et còmandaua 
loro ìdictìido» vedete 'jguardatéui Hai frmen- 
tò de pharifei dai fcrmeto di Herode.Et dij^n 

tauanofra loro 4 i^efo»Verc 1 ìe noi non habbiatrtn 
fané. Conofcerìdo questo ‘c I E s v [ dtjfe loro fct 
che dijputaìe eh yói no hauete panefNo co'nojcé» 
te anclìora ne int^deteì .Knchora hauete accecatn 
tl cuore yoTiro f Hauendo gli occhi non feor* 
hetCiO* hauendo gii orecchi, non ydite.ìie yi 
ricordate quando io Jpel^i i cinque foni, in 
mnqu€ ntiU bumitth quanti confani fiédi dt Qio.é.h 
iiJ Jk 4 








Z.uc.^.c 





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JJX «. M A C O 

,pe;>S ne ré^tgliaTHìefit gli diccnojAàdieijj^ 
quando i fette in quattro mila, quante fporte de 
fe^^neripigliafli^Et dicongllfip^^'^^ dicena c 
loro^ome non intendeteì Et y tenne in'Bethfai-^ 
da,^ menongli yno cieco, es* pregauanlo die 
■lotoccajfemEt prefa la mano del cieco lo mene 
fuori del borgo, hauendo fiutato negli oc-^ 
ehifuot,cr poUogli le mani fopra,lo domane 

do fe yedejfè alcuna cofa,t^dhauùta la yisla 

diceuaAoyeggohuomini che come arbori fior^ 
goche yanno»Di nuouo poipòfe le.mamfopra 
gli occhi fuoi fece che nceue la yiTla, fio 
refiituita, c?* ai nuouo yedeua chiaramente 
.tutti CUfrimandoUo à^cafa Jua/licendo,ne en^ 
trerai nel borgho ne lo dirai a per fina nel hor^ 
hghó. Et yfci gie sv difcepoli fuoi rie 
caJiegli di Cefarea di Philtppo, crperlayia 
domandaua i difcepoli fuoi dicendo» Chi .dico-» 
no gli huomini che io Jìaf. Et quegli rafano, D 
Ciouanni Battifia, altri Helia».^ altri yno 
del numero deprophetuEt egli dice loro,, c?* yoi 
ehi dite d^eiio fitto? Et rifiondendo Pietro,gU dir 
ee.7u fei clmTio,Et ^comando loro che non rt/^ 
èefiinq à alcuno diluuEt comincio a infigmr^ 
loro che bifignaua che il figliuolo dell*huomopa^ 
tifi molte co fi, CT* ejfere reprouato da y ecciti, C9* 
da fommi facerdoti, es* dagli fcribi, CSf ejfere 
yccififO" doppo tre di refuf citare,^ apertame* 

: te f ariana la parola,^ pigliadoh Pietrojo cor 

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t-mmàò d rtprenAere..Ma quello rìuohato ,0* 
-ffoardando i dtfie^li fuoijriprefeVietro diceiu 
do.Va dietro àmeSaiatM,VercÌfOft* non fai quel 
,le cefi che fono d* iddio jfna^quetU cofeche fono de 
^li huomini.Et hauendo chiamata afe la turba 
infide co difcepolijdijfeloro,Se alcuno mi yuth- 
'lefeguitare nieghi fe medejimo, capigli la cro^ 
cefuat^ feguiti mejperche qualunque yorra 
faluare l* anima fuajla perderà» 'Et qualunque 
ferderaVanimafuaper mia capone, ip* deÙ*e^ 
toangelio, quello la fara falua.Percio d)e profi-» 
tera/iWimomo, s*egli bara guadagnato tutto il 
mondo, tP* danni faii V anima fuaVo che dara ^ 
l ìiuomoper ricompenfa deW anima p*af Perche luc.p.c, 
qualunque fi yergognera di me,zp* delle mie pa» & u.b 
role in quella generatone adultera,v* pecca- 
trìcetCr il figliuolo delllntomo fi yergpznera di 
lui quando fara yenuto nella gloria del padre 
fuo con ghanpli fanti» m 

CHRXSTO ^ traniforffla nel monte dinanct a 
eli <li{ccpoliye infegna il^tiale fia Htlìa>e dìff^accia , 
al À>irìto fflutO)iJi ^uale gli diicepoli non poteuano 
^(cacciare 4 dinuouo predifle la Tua mortele che co 
‘'iè grande hanno aueniretC inljpgna con quanta di* ^ 

ligentia fi de Ichifar roffenfiont. 

C A ?• X X. 

A "TJTcfcfWMZoro.I© inyeritayìdico, che fono 

j^alcuni di quegli che /tanno quijhenogu- Lvc, 9A 
fieranao U morte infino à tantoxheyegghiae il 

^ f 





re^o <t IcUUO ejj&rt yenuto ntiia yirim 
lHat.i'7.a Jet dt»G I E s \prefe P/rtro,Ci?' lacopo^CP* GiOHà^* 
Luc.p.i . ftiiC^ mmùgU feparatamente foli iti yn ìncnte 


f l; /f édtOiCt trasformopi in prefen^ loro, et heJHme 
I ii fitoi fiftciono fplendiaiiet candidi grandem^e 
,**i< '*' • come neue, ^Holi no può il tintore hidchirefopttt 

. , : ^ loro Mofe cy/la* 

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*'*ti^6fàrtanJtifCoh'diRsyEtrt]^<!àh(ioVh* 

' tro dice à g i É s v. Kahbi ej// è bene che noi jìa^ ' ' * 

• ino cfuit t^fadamo tré tabémkcoUià te yno» à 
ÌA!ofeTno,c^ à Heliaytfo perdo chenofapetta 

• ^ùello,ch*egli fi dicejfe,pcrcì?e erano fpat^entat'u 
B Etfecefi yna nuvola, laquale adombro t C7* 

• yenne yna yoce Xt la nuvola, dicendo. Q^TÌq ' 

^ fi^lff*olo mio diletto, y dite Quello. Et fu- 
hito riguardando atomo, nonyiddono piu aU 

' <uno,rha folamente g lE s vco» lorolEt tbfcen- Mat.!/* 
dendo quegli del monte jCOmanXo loro che non di- 
cefiino àperfona quelle cofe,(d>eefit haueanoye* 

' dutefcnon quando il figliuolo delThuomo fitta ri 
fu fatato da morti, CT* queTla parola tencno ap- 
di loro,difputando che cofa yoteffe dtre 
queTlorifufcitar da morti. ^t domanàauonlo di 
cendo/2he dicono gli fcribi,che bi fogna prima 
che yenga Yieliaì ilquale rifpondendo,dtffe loro, 

■ india certamente, quando prima fura tenuto, 

' reftituifie tute le cofe, come è ferino del fi. 

*'gltuolo dell* huomo , che patifea molte cofe,CT 
' fia difpregiato.Ma io yi dtco, cJje Eidiaè yenu.. 

' to, tr fecionglì tutte quelle cofe che yolfeno, 
cèofnefi e ferino' di lui. Et yènendo à ptoi di- 
fcepoliyiddeyjià gran turba intorno a quegli, * *' 
Cr fcribi che difputauano con loro. Etfubito 
‘ tutto il popolo yeggendo quello fufiupefatto,^ 
fpauentomofi , C7* correndo à quello , lo falu- 
tomo, tt domando gli fcribi thè dijfutate 



fa TOÌfEt rifondendo yno deU^ 
mefiro io menai iimio figliuolo à fe ti qua^ 
le ha y ne finto muto , e?* qualittM^e yplta ^ 
lo figlia Jo laceray^fuma>&frìde cadenti 
fuoijtP'fieafi et difi à aifcepoli tuoi che lo cacciaf 
fino yia,^ no hanno potuto j CP’ egli refonden^ 
'do à quello Jijfe.Ogen^ratione incredulajnfno 
à quanto faro io afprejfo di yoi? infino à quanto^ 
yi fojfrero io?Menate quello à w;e.Et menoronlo a 
lui»Et yeggendo quello, fuhito lofirito lo sbat- 
tè CT* caduto in terra, fi riuolgeua facendo la 
,fch'fuma.Et,domandò al padre fuo, quanto tem- 
■ jpo è che gli accade queslo f CT* quello diffeAaUa 
infantia,cyfejfo gìtta quello, CT nel foco, a* 

, nelle acque, per farlo morireMa fe tupoi alcu- 
na cof a, adiutaci,hauendo mifericordia di noi. 
Et c I E s \gli diJfe.Se quesio tu puoi fredere, 
tutte le cofe fono pofiihileà chi ' crede. Et Ju-B 
" lito gri^ndo il padre del fanciullo; con la- ■ 
o^meAiceuaAo credo Signore, aiuta la mia in- 
credulita,Et hauendo yeduto Gl bsv la turba 
che concorreua,Jgridb lo firito immondo, dicen- 
ÀogliSpiritufordo,^ mutojoti comando efci 
dU quello,^ non entrarepiu in lui, v'gndan- 
do,zp* sbattendolo ajfai,yfii da lui diuene co- 

me morto talmente che molte dtceuano egli è mor 
to^Ma G I E s v,prefa la manofua lo rejfe, er 
quello fi leuo,Et offendo entrato in cafaj dtfcepo- 
\li fiuoi lo domandornofeparatamente, perche non 

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F' c'A ». • 'rr- 

foterimo noi fcacciarìoftt dijfe loro, (ftteslo^ 
ijjl- nereperneJfunacofapMoyjcirejfenonpellaora^ 

y J * tione,0* poi digiuno. Et partiti di 




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^uiniftcìono 

il caminoper Galilea, CT* non yoleua che alcuno W«t.i7.4 
lo fapejfetperche infegnaua à dipepoli fuoi, €7* 
diceua loro.ll figliuolo delThuomo è dato neUe 
mane degli Imòmini,^ yccideranno quello, o* 
ycciprìfufcìtera il ter!^di, ^efiinon inten^ 
deuano le parola, CP*temeuano doniandarlo.Et MauSui 
y enne in Capeìmau.Et effondo yenuto in cafa, luc.^.£ 
domando quegli che cofà dijputauate fa yoi pel ’ 
camtnoìfAa quegli flettono cheti, perche fa loro ' 
haneand diflutato^ pel camino dn fuffe mag^ . 
gtore.Et effendofi poUo à federe, chiamo i dodicip 
tp* dice loro.Se alcuno yuole'effere primo, queTlo 
para Vyltimo'di tutti, et miniflro di tutti.Etfre 
fio yn fanciullo lo pofe nel me:^o di quegli ep* ha* 

^ uendoloprefo in bracchiojdijje loro.Q^lunque 
riceueynodifimili fanciuglinel nome mio, me 
riceue, C 7 * qualunque riceue me non riceueme, 
ma quello che' mi mand().CP*Gìouanmgli rijpofè 
dicendo.MaeThro noi ìmlbiamo yeduto rm certo . 
che eoe eia ì demoni nel nome tuojilqualc non fe-^ 

^ita »oi,C7* hahhiamoloprohihito, perche mn ci, 
Jeguita.Et G lE sydiffe.Non y obliate prchi- **Cor.i*.* 
birloyperchè neffuno è che faccia yirtu nel nome 
mìo ,0* pojfa fuhito dire male di me. perche queU 
lo che non è contrario à noi,è per noi.Vedje quar |(J«t.io.Ì 
lunque yi darò bere yno calice di acqua/teì norr 


O 


■Ji 


me 






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lyf . S. .M*A 

m€ ^etede ChriTh.Ko 

yhdico,che non pèrderà la [ita mercede,^t q»a*^ 
•* fcadaU^^sta yno di queUi piccioli che^e^ 

dono i» rne^meglio faria per lui fi fi arcund^ . 

fajjh da macina intorno al fio collo t ' 

gittata in mare»^t fi ti fiandale^ la tua rna^\ 
noytagli ala, Inette eàte entrare monche nella.nn • 
,piit tofto che hauendo due mane andare ne^ ’ 
vehejinapd fuoco ine^inguihile, doMeilyerme 
ìnan muore,ne il fioco fi fpegne.ht fi iL • 
fiandak:^Jt‘agliatcb,%ene e ^a/r- 
nella yita eterna,piu tofijo che battendo 
tuoi piedi ejfereme[fj nella gehenna,nel fuoco , \ 
ìn0inguihile, dotte il y erme loro non muore, ne . ■ 
il fioco fi fpegne.Et fi rocchio tuo ti fcandaU*\, 
t.cauatelo.^ene ti òche con yn ocdjìo entri : 

toTlo che hauendo duci oc ^- . 
gehenna del fioco, dou e il 
yerme^ loro non.muore c?* il fioca nop fifpegne, 
perche ciafiuno fi infilerà col fii^o,CP^ ogni yit- v 
timafi infilerà colfilr.Buhnoè il fate,mafiil\- 
falefia fiiocco fiche co fa lo eenMrete? hahhiaU il > 

falein'yoi,'&yiueteinpacefayoi> ■ i 

C H R I s T o «biluce il matrimonio per la lepge,' - 
ebenedifcegli f^ncitigli ecomanaa airarJ«lsfcctcil* ‘ 
quale haUeua fiducia nc le fuc opere de leguirlo, e ; ’ 
quanto nuoce il dcridcriodelcricl}C7ze,ela^erce. . 
4e’dc quegli chclo feguìterano,c infogna liiimilita . 
à gli figìùioli4i ZebedeoHquali voleuano efieri . 
jprimi j& teftifuifee Uvi^ à-»aitiineoV Q A P. ' x*.-* ■ 


r -C‘jA/f.% 3f- Ìf9l 

^ GiotdanoyCp* di nuoM M*t 
d^o;. le-turbe fi tagunanoà que^iojKS^ come egli era -V ' 
confido ydì méùùo wfegnaua loro,V.t accoTlan. \ * ^ 
dófii ^hanféylo domandomOiè oglr lecito al^\ 
thùomo repudiare la moglieì tentadolo.Ma quel 
h rijpottdendo/ùjjè loro cheyi comando Mofe?- 
rm» quegli dijfono.Mofeffermelft dìefi fcriuejfe D«i..*4.i 
lyfft il iibeìlo del repudio^Cf’ lafciarla»ti rijfmdendo j 

..Eljli G l E s V diffe loro. Alla aure:^^ del cuoreyo- Épluf./,# 
ff?* flroyifcrilftcoteThcomandamento.Madal prin ’ ’ 
cìpiodelacrealionè,ilmafchio,c;‘lafemìnagli 
ifm fece iddiOyper quefto lajciera rhuorno il padre ' 
m,K futjùT Id htadre,C^ accofterafi t alla fu a moglie^ * 

C?* faranno ddiiàhyna carttejdt modo che non 
$ cri ^^fi>uo duoiyWa rna carne. Quello adunque che 
iddiocongiunfeiUon feparirhuomo.Et di nuo- 
^ uo m cafaà difcepoli fuei lo demandorno 'della 
medefima cofity €jr ^ee loro. ^ Q^lunque lafcte- 
ra ta fua moglie merrantie yn*ahrayCom»' > 
mette l* adulterio yerfo ‘di quella. Et fe la mo., * 
ilfitiffnarit&y<(^ inatherajpi àW al \ 
tro^commette lo aduheriO.Et menorongli fam. ^ •«, 
ort^J» Afint d)t gh, tKCAj^t ÌS> I- J, 

^ dauano quegli» àn menauatto. Et haUendo ye^ ‘ 

,ii)cj duto 6 1 B s Syfi [degnò, ò* dijfe loro.lafcta^ ' 
p«Sje yenire i fanci agli à me, non gii prohthite, 
ferdyedttalièil regno di iddio.lo inyeritari 
" dfCO.Qu^hnque ii#n rkenat^ il regno di iddio* \ 

€om$ 






160 


fancliitb, non^trera in. queìhf Ó* " 

hrfiii in braccio >C7* poJie lorà le mani fipjróx. 

Oli i;en«wj;c.ti- ejjcftdo yjcfto . 

toWi corfc iwowtro, cr/» gìnocchiojJegUinan^- v 

>C»' domàndaualo» O buono thaeTtro cÌ7e 
f 4 ro io.cfje io Ì4 ytta etema.Bt C 

G I E s vglidiffe.Verche mi chiami buono.nej- 
funo è buono fe non yn filo lddio»Tn fai i 

cetti.No/» commettere' adulterio 3 non 

rubare^hon dire fai fi tefiimonio3 non farf i 
fiaudeJBonora il ]»4rfre, la madre tij-4. Et,:./ 
quello rijpondendogli diffe»Maefiro io Ifoofferf^» * 
foiutte qile cofi della giàuentu mia.Et.o i.E'S v 
guardandolo lo chiamo, ^ di jfcglUynaj:ofatò \ 
manca>Va (:^yendi tutte quelle cèfi cìie,tu ha^ 
cr dalle àpouerhCP' barai il phefiro in cielo, €P* 
yieni , figuita me,al:^ta la croce,Et quello cot^ 
triflato nella parola ,fine andò mal contento» 
perche egli baueua moliepojfefiione- Etguardan : 
% intorni, o i E.S vjaffe à difi^oUfuouCi^n^ 
to difficilmenteentreranno nel regnodi 'Dibque^ 
chhannoyiche:^-Eti difiepóli flupiuano . 
Mlle paròle fueMa G i e s y rf» nuouo rijponden . , 

do 3 di(fe loro\tigUuolUquantoVdi^cik qu^li , 

' ehehatino fidanya nelle ricck^e entrare nel 

f^ihcofa,h.yno^. 

Cameiló , entri per yno hucco di ago,d)e ytfo ^ 
Ttccho entri nel R.egno d iddio* Et quegli fi— 

tra modo fi marautglkmo » dicendo fa loro^ 

■* ' E/ 


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D E/ chi può ^iuenìrt faluof^ guardando quegli 
c r E s Ytdice.Apprcffo degli huomìni è impoJ?i* 
bile, ma non apprelfuC iddio ^perche tutte le cofe 
‘^fono pof^ibile apprejjodi Dio. Et comincio Pie.- 
"tro adirgli. Esco noi tiahbiamo lafiiate tutte le 
éofe, ej?*hahbiamo ti feguitato.Et g l e s v ri- 
jpondendo dijfe. lo in yerita yi dico. Nejfuno è 
che babbi lafciato la cafaìo i f ategli jO le forelle^ 

0 ilpadreìo la madre io la moglie io i figliuoli , ò i 
campi per mia cagione delL*Euatigeliosloe no 
ricèua cento yolte piujnra in ejueTlo tempo-.cafie, 
tp^f ate^Ti^fiorellei^ madri figliuoli, CT* 
campi con le perfecutione, cianci fecola futuro, 
la yitaetema.Et molti primi faranno yltimi, et Mat.ipJ 
* Wi yltimi primi.Et erano nella yia, a fendendo ^ 
a lerofolyma,zp* G i E s v andana loro innan^, ^“^**^*^ 
’Bt fupiuanfi^o* feguendo temeuano.Et di nuo^ ^ 

uo pigliando g i e s v t dodici , comincio à dire 
loro (juelle cofe xIh gli hauieno à yen ire. Ecco noi 
a fendiamo in lerofolyma, crii figliuolo dello 
huomofia dato a principi de facerdoti à gli 
fcribiy^ condannerannolo aUa morte, CP* darS,^ 
nolo alle gente yCS* fratierannolo,CP*flageUeran 

mio, escuteranno in quello, amma:>^^anolo, 
cr il ter^ di rifufeitera. Et vengono à lui Jaco W®***®»^ 
'poyCS Ciouanni figliuoli di Zehedeo, dicendo, 
hìaeTlrb noi yogliamo che tu ci faccia tutto quel 

lo che notti domanderemo. Et quello di ffe loro, 
thè volete ih^ io rifaccia ? Et quegli gli diffono» 

‘ l 



Kj vr 


XSt^ S# ' M A XV 

Concedi cl^noi fediamo yno dalla dejhra tua^t^ 
yno dalla finijìra tua nella gloria tua.EtGief^ 
Me loro.Voi nonfapeie cjueUoòe yoi yt doma-w 
" Aìate.?otete yoi bere il calice, cjuale io beofcST 
• -=- ejferebatteyati del battefmo,chetofono battei 
2atoìcr quegli gli dijfono, pofiamo. Et o i B 7 
5 V dijfe loro.Certamcntcche yoi berete tl caltce, . 
che io beo,crfaretebatteyati del hattefimo.che 
io fono batte^atoMa il federe dalla deJhamtayO 
dalla fmtslra mia no fi aparticne a mea darlo, 
ma à quegli à quali fi e apparecchiato. Et yden^ 
do i dieci ficommciomo àfdegnaredi 
<Ìi Giouanniy ma ci E sv chiamandogli, dtjje 
Uc. U.C loro.Woifapete che quegli che fi yeggcno imfera^ 
re alle ^cnte^ercitano il dominio yerfo dt qttel^ 
/c,cr tgrandi loro hanno poteJla di cJfe.Ma cofi 
nonfarafa yoi. ma qualunque di yoi yorra di- 
* uenire grande fa yoifara y ostro miniJho. Et a 
qualunque dt yoi vorrà efi'ei'e primo, faraferuu 
ditutti, perche anchora il figliuolo dellhuomq 
non venne acciochegli fuffe mini firato, ma oc- 
cioche minislraj]}, C7 * dare V anima fua, reden- 
tioneper molti.Et vengono à Elierico, a* vfeedo 
j^icricOfCP* i difccpolifuoi, molta tur- 
lue. iS.f.g tlfialtuolo di Timeo Rartìmeo cieco fedeua 
lunula Via mendicando, tr hauedo ydito clic- 
4 oli'era g i b s v Na;^areno,comtnctbàmda- 

* re, CT* dire, g i E s v, figliuolo di Vauidhabbia 

ntifericordia di me. Et molti lo fgridauano, ac- 
^ fÌ9 


elodìe taceJfe.Ma ejueìlo molto pmgrìdauAyjì^li- 
nolo di Dauid habbia miferìcordia di me. Etfevm 
tnatofi G T E s V, comando chefuffe dìiamato.'Ee 
chiamomo il cicco dicejulo^li,Jia di buono animo, 
Ki:>atìegli ti chi am A.llcjiuale pittato Vtail fuo 
mantello Jcuatofi y enne a g i e s v.'EtrìJponde-- 
do GiefuHi diffeche yuoi tu che ioti facciaÌEt il 
cieco gli diffe. Maeslro che io yegga, Giefugli dif 
fe^ya la fede tua ti ha fatto faìuo. E.tfubito ri- 
hebbe la ytìlay^ feguita ciesv per la via. 

CHR15TO vene in lerofolima foprala(ìna,e 
puoi malaJilfe il fico chcra fenza frutto e difiaceia 
quegli cHe guadagnano nel tempio e infegna U 
virtù de la fede, e degli Pharifciclie lo interroea- 
uano de la fua autorità da chi laueua per altra do« 
manda che gli felTe furono conuinciuti. 

CAP. XI. 

A 'J^Tapprepm^uandoftàlerofolyma,à Beth^ 
J^phage,tf' à Bethanìaprejfo al monte de gip 
yliiti^mandb duoi de fuoìAifcepolij es* diffe loro, 
andate nel castello che e aUo in contro di yoij 
fabito entrando Fa^trouerrete yno puledro legaJ 
toyfoprailqualeneffuno huomoha feduto.Scìo* 
glieteloyCS;* menatolo. Et fe alcuno yi dira^per^ 
che fate yoi quePo dite^ perdieil Signore ha bU 
fogno di effoy C7* fubito lo manderà qua. Et an* 
domo,^ trouorno il puledro legato alla por-» 
ta di fuori fa duoi yie, fciolgonlo. Et certi 
di quegli che flauano quiui diceuano loro, che 

I 1 ^ 




M A R C O 


fattyoifcioglienJoil fulMìEtefi iiffono» 

quegli come haMua comandato loro Gì e sVj^ 

lafciorongli andare. Et menomo H puledro a 



«lò.u.b G I E s v,cr vìclfoìigU di /opra t 

ti fede fopraquello.TJ molti dtsiefeno t loro^ 

yeslimentinela 'via.^t altri coglieuano deh 

‘donde dezU <*rton,cr dijlcndeuanle perla ria, 
I ^ - l'-r 





CAP. X r. 




ty tjue^licììe andauano auanthO* quegli cht 
anaauano doppogridauanoidicendo. Hofanna, 
benedetto quello che yenne nel nome del Signore, vCiif 
benedetto il regno che yiene nel nome del Signo^ 
re padre noTlro Dauid^Hofannanegli aitijìimi. 

Et entro in lerofolyma il Signore,a^ nel tempio, 
ty guardato intorno ogni cofa, ejfendo già l’ho* 
ra della Jera fe ne andò in Bethania con t dodici, 

Cy l'altro giorno yfeendo quegli di Eethania, 
hehbefame, Et yedendo di lontano yn fico che 
haueua foglie, yenne fe per yentura trouafje 
qualche cofa m lui, cy ejfendo yenuto à quellot 
non trono cofa alcuna fuori che foglie,perche non 
era il tempo de fichi. Et rispondendo c i e s v 
gli dijfe.Gia piu ineterno alcuno no mangi fi-ut-* 
to di te.Et ydiuano i difiepoli fuoi. Et yengono 
di nuouo à lerofolyma. Et ejfatdo entrato G i e- 
S V, nel tempio, comincio à cacciare yta quegli 
che yendeuanOt Qy coniperauano, nel tempio, zy * 
i banchi de cambiatori,^ le fede di quegli che 
yendeuano le colombe gitto fiotto fiopra. Ef non 
lafciaua che alcuno portajje yafio per il tempio, 

C cy infegnaua, dicendo loro. Non è egli fcritto,la 
cafa mia fi chiamerà à tutte le genti, la cafa del* 
la orationefEt yoi l’hauete fatta Jpelonca di la* *****7* 
troni.Et y dimogli Scribi,^ i principi di fiacer 
doti,^yxercauano come lo potefi ino fare morire, 
imp'To che lo temeuano, perchetutta la turba fi» 
piua per la dottrina fua.Et ejfendofit fatto fera. 



L 



S, MARCO 

yfcisfa deiu Cittln paffando la maWfta^S^ 
Zno il fi^o ejferfi ficco dalle radice,0> 

M Pietro tU dice. Maesho ecco mel ficco che 
tu maladiJiifi e ficco.Pt rifondendo Gtefu, dt^ 
éeloro. Uahbiatefide in Dio. Io m yertta rt dt^ 
ro che qualunque dira à queTio monte leuattyCJ^ 
trinati in vnare,Z^ non dubiterà nel cuore juo, 
%a crederracWei {ara quelloche dice,glt 
Uot.u.h fatto ao^hegli bara detto.Per quello to yt dtco^ 
Mat. 7.a che tutte quante quelle cofiyche orando yoi chtc^ 

* detOyCredete che yoi le riceuerete,C^ auuerrano^ 

PccVzk a ui.Ptquaiulo yoi fiate k orare Jimettete fé TO# 
Moi. 6,h hauetecofa alcuna contro a alcuno ^accioche an^ 

chora il padre yollro che è ne aelt.yt dimetta t D 
peccati yoslrùttn^engono di nuouo a loro/o/y^ 
Wat. ii.c ma. Et paleggiando eho nel tempio, rengmio s 
luc.ao.a i^i i principi di ficerdoti,V*glif^oi,Ci*^ycC’' 
ihiyV'dicongli-lnquale potellafat tu questo 
cofife^ chi ti dette quella patella, che tu faceta 
quelle cofifEt g i E s v rifondendo, dtjfilm. 
Ji nchora io ri domanderò yna parol^O* ri fon» 

" detemi, diro à yoi in quale potella to faceta 

. quelle cofi.llhattcfimo di Giouanni era dal ae» 

lo,o da %lt huomini? rifondetemi. Et 
penfauano fra loro, dicendo. Se noi direno dal 
aeloydira perche non gli credelh? Ma fi nop 
direno dagli huomini, noi temiamo il popolo, 
perche tutti teneitano Giouanni che fujfe ye» 
rumente proplieta. Et rifomlendo , dicono a 


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* € A p. X I r. ' 1^7 

CiT ’b S V.Nw lo fapjfìamo.^t rij^detulo gii-, 
zy,dilfeloro»Ne io ridico in qnale ^oteTiah 
faccia qneJie cofe» 

Parabola de la vigna e de gli lauoratoriyClirido 
reprende la ingratitudine de gli Giudei>e alTolue 
la queftionedi dar il Cributo«econuince gli Saducet 
de la refurrettioncye infegna ilquale e il primo co^ 
mandamento ne gli precepti>e dimonBra de chi lui 
c figliuolo,# comanda de Schifar gli Scribi e in che 
volontà fi de ofieruar gli dwini^ofiumi, 

X m.* 


CAP. 


X T*ì T co mincio à f ariate loro in parabole, Vno Maa.ii.d 
m^J iuomo pianto vna riffta,^ circundouui Luc.ao%d 
ftepe ,C7' cauo il condottoti* edifico rna torteti* 
aÙogoUaàlauoratori tifandocene in pelle^i^ 
nagio,Et mando al tempo à lauoratori rno fer^ (jièté*x A 
uo accioche pìgliajfe da lauoratori , del f atto 
de lartgna. Et ([negli pigliandolo » lo batter- 
no ti* rimandomolo fen::^ cofa alcuna. "Et di 
nuouo mando loro yn altro feruoti* ([negUgit- 
tando^U le pietre, gli ruppono la teJUt i* rL 
maniornolo male trattatoti* di nuouo ne man- 
do rno altro, i* quello amma'^orno, i* molti 
altri ,quesii battendoti* quegli recidendo Ha^ 
uendo adunque anchorarn figliuolo dilettoti* 
quello rltimamente mando loro dicendo- Efiiha * 
ranno in reuerentta il mio figliuolo. M<t que la- 
boratori dceuatiofia loro.Qjieslo è Vì>ercde,re- Giere.iy.d 
nite recidiamolo, i*fia noTlra la heredtta,et pi 
gliddo queUoV amma^rno, i* gittorcnlo f$n- 
* ' / 4 




ISS i- MARC* 


i 


ri dell^ yigna,Che adunqUi fatati Stròfe 
la yinitaìWerra, e?* dijjtcrpra ì laHOratorh ^ ■ 
i pie.i.a data la yi^ta faa à altri. Nrf -qat^i^fcrinura 
Pfal.n7.a battete letta? La pietra che haitno recti fata g» 
Mat.2i.d i^lificatòriJqueTla è fatta nel capa del caMones ' 
ifa.zS.d è fatto quello, è mirabile negli occhi 

loiii 2 noWhCjr cercavano di pigliarlo,^ tefneuano U 
turba, perche fapeuano che egli haueua detto la 
parabola contrada loro, lafciato cfueUo ferie 
Mat.*2.l> andorno.Lt midorno à quello cert i de Vharijet, 
Luc.20.d ^ j^erodiant, accioche lo pigliafino nel parìa- 
re,^qti^gìi^!f^^do renutigli dicono. MaeslrcB 
noi fappiamo,che tu fei yeracejQ^ non curi alcu- 
no, perche tu non riguardi alla per fona degli Imo 
mini ma in y trita wfgnì la yia d’iddio.E egli 

lecito dare iltributoàCefare,ono?Daremolo,o 

non lo daremoìejr quello cenofeendo la loro hipo- 

^efia,diffe loro, perche mitrate? Vortatemiyno- 
denaio, acaoche io yegga.Et quegli glielo portar 
no. Ef dice loro, di chi è quefla magine,^ que-.- 
(ìa inferi ttione? Et quegli gli di fono, di Ceptre. 
Et rifpcdedo Giefuydife loro, ledete quelle cofe 
che fono di Cefare à Cefare, V* quelle che fono 
d*lditio,à ìddio,et mar auìgli aronfi di quello. Et 
^*^2**a ^ * Saducei, iquali dicono che noe la 

D^!^c.b refurrettione,ar domadauanlo,dicedo.hUeThro, 
mafie cificrijfefe il fratello di alcuno muore, V* la 
fida la moglie, no lafia figliuoli, che il fino fra- 
tello pigli la moglie di quello , CS*fuJciti ilfime 



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A T. Tir. ts^ 

ài fuo fiateUo, Erano fette fategli j V* il prima 
prefe moglie,^ morendo no lafcìo feme. Et :l Jè- 
condo la prefetC^ morit^^* ne <juefh lafao feme, 
tp*il ter^o fimilmente,Etpre fonia i fette t isr no . . 
lafciornofemei>:^l’yÌtima d\ tutti mori ancho^ 
ra la donna» Adunque nela refurrettione ,quado 
rifufiitcrannófdi chi diquesìt far a la moglie? 

Perche* i fette rhebbonoper moglie »Et rijpondedo 
Giefu dijfe loro.Oh no per queslo errate, non fa^ 
pedo lefcritture,ne la yirtud* iddio fVerche qua 
do faranno rifufcitatida morti ^to fi mariteran^ 
no, ne piglieranno moglie, ma fono come angeli 
c che fono ne cieli. Et de morti che rifufcitino, non ECo.j,t 
hauete letto nel libro di Mofe come nel Vruno, 

^li parlo iddio, dicendo.lo fono lo iddio di Abra^ 
hawy^ lo iddio di I fiacj lo iddio di lacob? 

No» è iddio di morti, ma dt yiui, yoi adunque 
molto errate. Et yenne <ì lui vno degli ftrtbijl Mat.iz .4 
^u ale gli bau eu a yditi dijputare infieme,i^yeg ^“^**°** 
gendo che bene haueua riJ^Tlo loro, lo domando 
quale fujfe il primo di tutti i comandamenti. 

Et Giefugli rifpoJc,cì)e il primo di tutti i coman 
damenti è.Odt ifrael. Il Signore iddìo noslro è Deu.6,0 
ynoSignore. Etamerail Signore iddio tuo con 
tutto il cuore tuo,^ con tutta l' anima tua,cj* 
con tutta la mete tua, o* con tutta la yirtu tua. 
QueTioèil primo comandamento, ^ il fecondo 
fimtle a questo. Ama tl proxtmo tuo come te flef 
fo,altrocqmandamento, non è maggiore diqut^ G«l.f.c 

I y 



ly 0 «. M A 1^ C O ‘ ^ ^ ' 

t,nc.2.b pi. Et lo fcrihaj bene hai detto jtf% 

rito. MaeTiro, cJje c yno iddio , C7* non è altT9. 
fuori di quello. Et che amare quello con tutto il 
onore, V* con tu tto lo intendimento, o* con tutta 
t anima,^ con tutta la virtù, amate il prof 
fimofuocome fe flejfo,piuèche tutti gli holocau^ 
fi ,Q!:r facrificij. Et Gieju veggcndo che pruderti 
temente haueua ripollo gli diffe. Tu non fii </i- 
fcoslùdal regno dTddiOj^nepuno dipoi haue^ 
uà ardire di interrogarlo. Et rijpondendo GieJU o 
diceuajnfegnando nel tempio,ln che mode dico» 
noglifcribt,CÌrrilloe[fere figliuolo di Vauid? 
Mat.22.3 Eercheejfo Dauid dtjje in Spirito fante. Dijfe il 
Luc.zo.g ^jrrrtore al Signore mio,ftede dalle delire mie,in» 
Pf. ^°9*^ji„Q^^ahto che io ponga i tuoi nimici fgabello de 
piedi tuoi*kdunque effo Dautdlo chiama Signo» 
Wtt » a donde e fuo figlmoloÌEt molta turbai' ydi 

yolentiei’i,cr dtceua loro nella dottrina fua. 

^ 2 o.g Guardatetii da gli Scribi, iquali yogitano paf» 
feggiare con le fluole,^ le falutationi ne mer» 
catiiCJ^ leprime fede nelle ftnagoghe,o' i primi 
luoghi nelle cene, iquali diuorano Iccafe delle yf^ 
douetZP* fitto ombra fanno Itighe orationi* Q^. 
fii riceueranno maggiore giudicio. Et fedendo 
Ciefu al rincontro dal Ga:^filacio,Guardauo 
come la turba mettejfe danari nel Ga^filacio* 
tùc«ix.a Et molti richi metteuano affai. Et venuta vn€ 
certa vedouapouera,mejfe (tuoi minuti, che fino 
; yno quadrantCfO* chiamando i dtfiepoli fuoi» 




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c A f> X r 1 1 . 

loro,lo in yerita yi dicojche queTid ponera 
yeikua.piuhamelfodi tutti quegli che hanno 
ntejf) nel Ca:^Jjlacio. Verche tutti hanno mejfo 
diquello che auan^ua loro^ma quepfa della p<h~ 
uerta ^ua, tutte quelle cofe che haueua meJJ'ejut^ 
teilfuoyiito» 

C H R X s T o JccKìara la horreii<Ja conftifio» 
fiedi lerofolìma c gli fcgni clic hanno a venire e 
qui prefa ropportunita difccrnc de le cxtremo giu- 
oicio e conta gli fiioi (ègni c ammonilTe tutti alla 
^igila|ltia e alla fobrieta* 

CAP. XIII. 

A T^T yfcendo deltempto,gli diffeyno de dtfce- wat. 24.» 

J^poli Cuoi .Maestro ^uardd che pietre.Qp' che Luc.ii.h 
edtJicamenti.Y.t rJJpcndendo Giefuglidijfe.Vedi Luc.i^.g 
tu queTii grandi edificatneutiÌEt non fin lafcia» 
ta pietra, fipra pietra jche nojia rouinata. Etfe^ 
den^ nel monte degli Vliui, al rincontro del 
tempio. Io domandomo fecretamente, Tietro,^ 

Iacopo, cr Ciouanni, V Andrea. Dicci quando 
■ quelle cofe fir. 7 no,ei che fegno fara quado quefte 
cofe hano da effere^ copile. Et Giefu rijpondendo 
loro comincio à dire. Vedete che alcuno no yi im- 
ganni.Verchc n:olù Terranno nel nome mio, dim 
cedoef/io fono,z^ inganneranno molti. Et quam 
do voi ydirele guerre, e?* Timori diguerrcjno vi 
turbate, perche bi fogna che fi faccino. Ma non « 
ancìma tifine, perche fi leuera gente cotro àgen 
jt tf regno f ptfo à regno»Et faranno terremoti, i ^ 1 

f •** 








M A. 1^. 



per tfftti I luoghi tO* faranno fame tó* tHrhulett 
titiquefe cofeiprincipij di dolori.Ma habbiate oé 
radi yoi J}epi,percheyi daranno ne conci lijj 


nelle fnageghe farei e bau ut iiC^ farete menati 
inna!^àR,eUori,(y'àRefpermetinteTlimonÌ9 
à quegli. T.t prima bifora che fi predichi fEuan 
S^ho per tutte le Kienle, Ma quando yi condurr» 

ran 

I 

/ 



•c A xirr. J73 

fannOftradendottijnon yoj^liate curare auanti ; * ' 

quello che yoi hahhtate à atrey ne yì pen fate, ma , . * 

parlerete quello che dato yi fia in quelChora, . > 

perche non fiete yoi che parlatey ma lo Spìrito 
Santo»Et ìlf atello condurrà ilfiatelloalle mor^ 
t€y^ il padre il figUuoloyV' leuerannoft i figlia 
uoli contro àgeniloriy ^ amma^^^anoglu 
farete in odio à tutti per nome m/o.Mrf chi perje. 
uerera infino al fine, quello fara faluo.Y.t quddo Mat.14. !> 
yoi yedrete l* abominai ione delti defolationeja^ Lu:.2 i.<ì 
quale € detta da "Daniel prophcta,che jla dotte Dan.^.g 
nonbi fo^a, che legge inteda. Adhora quegli che 
fieno in ludeafugghino à monti, cr quello che 
para nel tetto, non difienda nefia cafa, ne entri à 
pigliare alcuna cofa di cafa fi^k.Et quello che fia 
nel campo ,non ritorni adietro à torre il mìitello 
c fuo. Et guai alle pregnante, CT* lattanti in que 
triorni.Ma orate accioche hf fuga yoTlra non fi 
ficaccia di yerno, perche faranno que giorni, tale 
trihulatione, quale no fu dal principio della crea 
tiene laquale creo iddio, infine à quello tempo, . ’ 
nehaàefl'ere.Etfeil Signore iddio nonhauejfe 
abbreuiati igiomi,no farebbe ftltia ogni carne. 

Ma per gli eletti ,iqu ali eie ffe,ahbreuH i di. Et al Wat.i4. h 
ìhora Ce alcuno yi dira. Ecco qui Cimilo, eccolo , , 

qutut,no credtate.Verchefurgeratmofalfi Con- 
fti .Zi^falf propheti,^ daranno fogni, c-r predio 
gijper ingannare fe fuffe pofthtle,anchoragU' 
eletti.Ma yoi yedete.Ecco io yi ho predette tutte 




174 *• marco.»' 

le cofiyttta in qtte giorni »do^po quella trìhuJatìom 
neyil Sole fi ofcurerayZ^ la Luna non data il fuo 
jpleitdorCyO* le Stelle del Cielo cadranno j Ci?* le 
yirtu che fino ne cieli fi commoueranno»'Et allho 
ta yedrano il figliuolo deWìmomo che yerra neU 
le nugole ycon molta poteTfayCS* gloria, E^ allhom 
ta manderà gli Angeli fitoiy cr congreghcragU 
eletti fiioi da quattro yentijdal firmo della ter- 
rayinfino al fimmo del Cielo, Et dal fico impa.- 
fatela fimilitudine,Q^ndo già fia tenero il fu 9 - ■ 
ramo, o* fieno natele foglie} conofiete eh* e^li e 
preffo la fiate} co fi anchora yoi quando yedrete 
far fi queTle cofijfappìatech*egli è preffo in fu la 
porta. Io in yerita ri dico, che non paffera que^ ® 
fia generatione,infino à tanto che fieno fate tut- 
te queTle cofiyil cieloyO* la terra pafferanno, ma 
le parole mteyìton pafferanno,Ma di quel di, odi 
quella bora nefi'uno fa, negli Angeli che fino nel 
cieloyneeffo figlinolo ,ma filo il padre, Hahhiatè 
cura,yigilate,c;* orate, perche non fapcte quali- 
24.d do fia il tcmpo,Come l’huomo, ilquale andato in 
pellegrinagio lafiib la cafa fina, dette à firui 
- fuoi la potefiayC^ à ciafiuno il fio yficio, CT* co- 
mando al portinaio che yigilalfc,Vigilate adun- 
que, perche yoi non fapete quado il Signore della 
cafa yenga,fe da fcraTo da me:^T^a notte,o al ca- 
to del gallono da mattina, accioche yenedo in yn 
^tratto non yi truoni adormentati. Et quello che 
io dico à yqi^ tutti lo dico,yìgilate. 


I 




CAP. X 1 1 1 1. Iti* 

Quefti vltimi tre Capitoli di Marce «gli me. 
deHmi narra Mattheo cioè la morte del noftro 
faluatore c lE s V Chrifto.e come à prelTolacena 
Chrifto e prelb. 


E t era lapajquajet^li a^mi dopo duoì^ór Mat. r • 
nif^ ifommijaconlotijet gli Scribi cerca^ Luc.zi.l 



5. I» A IV ^ w 

nano in modo, figliatolo per inganno 

, depino. Y.t dicevano, non in di di fe(la,accioche 
non fi faccia tumulto dal popolo.'Bt effendo in Be 
•Mat.zé.a thania/iella cafa di Simone lehhrofo,Zp*gìac^^ 
,Gio.i2.a ^Q^ycnne yna donna, che haueu^a yno alahaslrc 
d’ ynguento,di nardo di pisiica prcciofa, et rotto 
ValÀaTlroJo fparfe [opra il capofuo,y erano 
alcuni che fi fdegjtattano entro fefiefii, CT dice^ 
uaito.\ che e fatta quefia perdita delTyngueto? 
"Perche fi poteua yedere queslo piu che trecettto 
, denari, darfi a potteri ,et hiafimauono quella, 

' h\a Giefu gli diffe. Lafciatela , perche gli date 
yoi moleflia,e(fa ha fatto yerfo di me buona 
opera. Perche fempre hatiete poueri con effo yoi, 
et qualuqtte yolta rorrete, potete fare loro bene, 

" ma yoi non hauete fempre me. Queft a fece quello 
■ biella potette.Pjfa preuene à yngere il corpo mio 
■alla fepoltura. lo in yerita yi dico , douunque 
predicato fia queTlo euangelio nello ynìuerfo 
mondo, (y* quello che ha fatto coTlei fi narrerà 
Mat«26.1> jfifnemoria fua.Pt lùda Scarioth ,yno de do- 
Xuc.zi.a ' sacerdoti, accioche lo tra^ 

di fi loro. Iquali ydendo fi ralUgrorno, CT' pro^ 
^ * meffono che ^li daricno denari, CP* cercaua come^ 

comodamente lo tradijJe.Pt nel primo di degli 
a'^imi, quando imolauano la pafqua, gli dicono 

Mat. 2 < 5 .c Jlfoi, Dotte vuoi che noi andiamo, 

IUC.22.C ^pharechiamo che tu mangi la pafijuafo' man- 
da duoi de firn difcepoli, dice loro. Andate 

nella 


9 



I ^ a '* 


CAP. X 1 1 T I. 177 

pelUcUta; farafwifi incontro yn fwomocfj# 
porta yn yafo di terra pieno d' acquaSegaite* 
loy C7* doue egli entrerà dite al Signore della 
cafa fche il maeTlro dice idonee il ricettaculoido-- 
ue io mangi la pafqua co miei difcepoli?Et quel* 
lo yi monjlrera yn cenacolo grande a ornato para 
tOaqutui ci apparechiate,lò.t yfcirtio i difcepo* 
li JUoi, e?* yennono nella citta, C7* trouorno co* 
me egli haueua detto loro , C?* apparechiorno 
la pafqua, pitto fera, y enne co dodici. Etef 
Cendofi poTli a men fa, et maziando, diffe g l E- 
Sy.lom^peritayf dtco.Vnodi yotmt tradirà, 
ilqùalè mangiameco.Et quegli fi cominciomoà 




\ntij(^are,cy dirgli à ynoà yno.OhioÌEtVal* 
trj,o/>./ò?M<i quello rifondendo dijfe loro.Vno 
^ dioici effe intinge meco nel catino. Il jU 
gltùmo deìVhuomo certamente ya cornee ficrit* 
to di lui Ma guai à quello huomo per ilqua* 
le il figliuolo deWìmomo e tradito , buono gli 
era fe non fujfe nato quello huomo.Et mangian* t.Cot.utc 
do quegli a pj^ G I E s V il pane hauendolo he* 
nelettoJ^ffi^jCt dette loro,^ diffc.VigUate, 
mangiU^ì^^o è il corpo mio, CT' prefo il 
caiice'haùendd rendute le gratie, dette loro, cr 
heuuono di quello tutti, CT* dtjfe loro.Q^Tlo è il 
f angue mio del nuouo teTiamento , ’ilquale fi 
fargera per molti.lo in verità yi dico, per lo 
auuenire non hero del fi-utto della vite infi* ' 
fio à quel dij quando io lo bero nuouo nel Re* 


,5 



5» M A R c 

w d'Mo.Tt hauendo dktoyno hynmo^jf- 
Mae.2^.c cimo nel monte de gli.Vliut» "Et Gl E S vaice 
iMC.Ji.d Uro ^uui yi fcandaleyarete in me in guelfa 


e*o a ^ JcrittOiio pcrcotero it pd2 


&i8.a* fiorCjO'le pecore andranno difperfi,Ma dopfȤ 
2 ^ac.i;.c che io faro rtfucitato,yi andrò auanti in G^‘ 
Ulea.Et dietro ^li dijfe, CP* /« tutti fi faranno 

fiam 





C A P. X I Y I I. 17 $ 

it ^ Jcàniide^tì, notk io» Et g. i B s v ^/i dico 
'Vtrit4 dtcOiihe hoggi ìnqUitTla notte, 
r ^inta che invailo habia coniato due yoìte^ti* 
^ mi ne^uroi tre. Et quello maggiormente diceua» 
^Etfe fiadi bi fogno infieme morire teco^io non 
neghero»Et Jimilmente diceuano ìutto.Et yen* 
gonoinyno càtBpo,il nome del quale eGethfe* 
mani, o* dice òdi fccf oli fuoi. Sedete quitinjino 
à tanto che io partitomi baro orato, piglia 

dietro, Iacopo , <y* Giouanni feco, cr comincio 
à fpauentarfi,cjT affligerfi» CP' dtjfe loro è affit- 
ta Inanima mia infino alla mortejreilaie qui, 
cr rigilate.Et andato oltre alquanto, fi gitto 
fopra la terra, orano che fuffe pofiibtle paf* 
fajfeda fe Vhora,^dtjfe,Ma padre, tutte le 
cofeti fono pofiibilejieua dame quello calice, 
ma non quello cJte io yogUo, ma quello che tu» 
JEt y tenne, trouoglicbe dormiuano.Et diffe 

a pietro.S/mone tu dormii Non pcteTli rigt- 
lareyna horafVigilate,^ orate, accioche non 
entriate in tentatione. Lo jpirito certamente 
èpronto,mala carne inferma.Etdi nuouo an- 
datofene,oro, dicendo la medefima parola.Et ri- 
tornato di nuouo gli truou)> che dormi uano, im- 
pero che gli occhi loro erano granati, cr non fa- 
pfuanp quello che figli rifiondefmo» Et yiene la 
ter:^^ yolta,z^ dice loro, dormi te di poi,o* ripo- 
fàteùi, haT}a,rl)ora riene.Ecco il figliuolo 
^ d^lfhtt^om ì dato nelle mane de peccatori, le- 
rcte mi. 




j , • 



Mat.2^.A 

Luc.22.4l 


Mat.2^.^ 






, Ifo ». MARCO 

itMeui anJiam.^ce» qufUa A< mi tradìfce fii ' 
■ ami»inquah.ttfubiit(rparIado iinclìor^^ 

Mtttg.e lo yeniu luJa.che era y»o de doJeci. <r eon 

LuCoZi.» 


Oìo.i8.a quello molta turba con coltella, tyle^M 
Lmmifaccrdoti, CT dagli fcnbi, O* da y cechi. 
£t quello che lo tradiuahaueua dato loro yt$ 
iontrafe^no , dicendo. Q^lunque io bafàero^ 


u 



C A K . X 1 1 1 r. 




qutTlo è, pigliatelo menatelo cautamente. 

Et 'penutoJUbito Jì acoslo à lui, cp' ditegli 
flro ntaeTlro, CP* bafciollo, quegli gli mejfo^ 


no le mane loro adojjo , cp* Prefon lo . Et yn9 
certo de gli asianti , cauando fuori il coltello 
fercoffe tlfnuo. del fommo facerdote,tagliòglò 
y»« orecchio. Et rijfondendo c i b s v Mjfe /«• 







r ! r 


' -"tiz - 5. MARCO 

■ rOéVoi ylfcifli cornea yn ladrone, con le eoltéfU 
' V legni àpigliarmì.THno tl giorno fedeua 
- . ■ 'tdejfo di yoi , infegnarulo nel tempio, cr non m» 

p'MìaTli.Ma accioche fiadempìno le fcrìttute» 
£t tutti Jafciato ^Mllo,fi fugirno.Et yn certo 
loiouanne lo feguitana rntohod'yno lin:>Molo, 
Copra l/gnudo cp'prefolo quello igtouaimiMa 

Luc.22.t- Et menomo G i E s v rf/ fummo facerdotefE.t\a 
«io.iS.c quello conuengono tutti i fammi Caccrdon CT» 
yecchi cr glifcribUt Vietro dt difcoTh lofegnt 
tana infino à dentro nel cortile del fummo fac^ 
dote,^ fcdeua infieme co mmtslri, C7* fcaUw* 
uafi alla fiammata i fammi facerdoti,ZSr tutto 
il concilio cercaua teTlimonio contro à g 1 1 s ▼ 
ter farlo morire, CT non trouauano, imperocU 
molti haueuano detto falfo teftimonio contra di 
lui, C7* non erano conuenienti teTltmonian:^^» 
Et certi lemndofi teslimoniorno falfamente can- 
tra di lui ,dicendo:Noi V abbiamo y dito ciré di- 
Gio.z«<l ceua. Io rouinero quello tempio che e fatto con 
mane,CP‘intredineedifcììero yn altro ,nonfat 
to con niane,Et ne cofi certamente erano aha fan 
:^conuementi le loroteflimonian:^.EtleHan- 
dofi tlfommofacerdote nel me^Àomandaua 
o I E s vJicendo. Non riJpondC cofa alcunafdie 
*’ igJlifftoniano quest icóntra di tc^Et quello tace 
ua,Ò* nulla riJpondeua.Di nuouo il fommo fa- 
' fcdoteìo domMtof^'dicegliCCufei qtttì: C^i- 


ì»àofr . 

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fi0 figliuolo del benetto? Et giesv diffejo fo* 
tto.Et yedrete il •figliuolo dello huowo ftdenda 
dalle dejhe della yirtu, CT* yencndo nele ntr* 
tkgple del cielo»Et il fommo facerdote flraciate 
le fueyèiie, dice che bifogno habbiamo noipità 
di tesiimonioìVoi hauete ydita U heTlemmiaa 
cItc cofa yt pare f Iquali tutti lo condannofm 
no clx meritafje la morte» TJ certi cornine 
domo à jputare in quellojty* coprire la faccia 
fua percuoterlo con le gotate,zi^ dirgli pro^ 
phete"^ , cr i miniThri lo percoteuano con le 
ceffate . Et ej]'endo Vietro nel cortile di foU Ma.zé.r 
to , yiene yna delle anelile del fommo facer- Liic.zz.t 
dote,CP' yeggendo Tietro che fi ficaldaua ,guat 
datolo dice. Et tu eri con giesv Nn^- 
reno ? Et quello nego dicendo. No/ conofico, ne 
fo quello che tu dica E yfii fuori guanti alcor- 
ttle»Z^ il gallo canto yna a nei ila hauendo^ 
lo yeduto Ai nuouo comincio à dire à circonfian* 
ti quello è di quegli.El quello di nuouo negaua» 

"Eidoppo pocojdi nuouo quegli che Jhauanola, 
diceuano àVietro.Ver amente fei di quegli.Eer^ 
che C7* Galileo fisi ^et il tuo parlare fi rafiimiglia. 

Et quello comincio à maladire, ly giurare, io 
non ho conofeiuto quello huomo del quale yei 

dite,y la feconda yolta il gallo canio,Et Vtf 

tro fi ricordo de la parola che gli haueua detta 

c I B s v.Pr/m4 che il gallo canti due yolte,tn , 

wioighndntj^nmiaàQàpiangere. 

w 4 

• * 

.-.r «■ 




I 84 t.MAKCO 

CH RISTO ccon^anato àia morte croci 
( Tepelito. 


CAP. XV. 

Pfal. 2 . a p*bito ftlfire del giorno, facendo eonji^A 
^ucaJ * r^-^ y/ÌQ i fimmi facerdoti, co yecchi, V con gli 
6?o!i8.*c fcribi,^ tutto il concilio dogato G I E s v locon^ 
Matay.b duJfonQ^iy dettono à dom4tndollo?iU 

V 





C A Pi XY. 1$5 

tojt* fei tlKe dt G/W«?Et quello riJ^ndettHo iw.zt.t 
^li dtfJ'cjTu il di,^.i fammi Jacerdoti loaccufai. G*o**8.f 
uano di molte ccfe.Et 'filato dì miouo lo domati^ 
doj dicendo. Non rejpondi co fi alcuna? Vedi di 
quante cofe ti accufano.Et g i e s v tton ^li ri’, 
fiofe ^iu niente j in modo che V dato fi maraui„ 
^liaua,Et nel gtorrìo fe fitto foleua lafciare lo^ 
ro yno de prigioni ^qualunque domandafino,Et 
èra y no che fi chiamaua Barraba, prigione con 
huomini feditiofidqualtneUa feditionehaneua^ 
no fatto homicidiOfZ^ gridando la turba,comin„ 
fio à domandare , quello che fcmprehai-eua fat„ 
to. Et Vdato rtjpofe à quegli , dicendo. Volete 
yoi che io yi lafci il de Giudei^perche fapeua 
che i fammi Jacerdoti gle Vhaueuano dato per 
inuidia,Eti fammi facerdoti folleuorno la turba 
che piu tofìo lafciaffe loro Barraba.Et Tilato 
rifondendo di nuouojifj'e lorotcbe ad^qke.yo^ 
lete che io faccia à quello che chiamate Ke de Giu 
dei? Et quegli gridauanodi nuouo crocifiggilo, ^ 
Et Filato diceua loro, cr che male fece quello? 

Et quegli gridauano maggiormente crocifiggi^ gìo ig.g 
lo,Et Filato y olendo fatisfare alla turba lafcio Sct^.e 
loro Barrabuj Qp* dett e g i e s v flagellato j accio 
chefujje crocififfo,Et i militi lo conduJJ'ono den^ 
tro nel cortile,che c luogo del pretore, CT* chiamo* 
no tutta la compagnta,o* yefólo di porpora. Et 
mettongli intrecciando vna corona di fine, cr 
yComincioronlo à falutare iddio te falui de Gm 




^ , 






S, MARCO 



Aei,o*perecteuon^Ii il capo con yna canna» 
fiutauongli adojjoj CT con le ginocchia in Urrà 
lo adorauano-'Bthanedo lo Jlru^atOigli fpoglif 



0 


fio la porpora , C7* riuefiimolo delle proprie yeJU 
^ ^ tnenonlo fuori jaccioche lo CTUCÌfig^ino»<3^ 
1 ******^^ conjlrinfono yno Simone Cyrenenfe cU pajfa- 
t§a,il<inaleycnÌHadeUape»padr€ di Alejìadro» 

■ 





€ A ?. X y. 


dì Kuffo/die ta' croce condita 

Contò in Qotgothajuógo che e inter^Cetato, luo^ * 
di Calcari a." Et dauòngU herr^ino myrrato, ò* 
nonio j^reJe.Et hauendolo crocifijfj,Jt((tu: fotta 

■ f fiioi veThmenti ,gittando la forte fopra dique- 
glijchi quale hauejfe à pigliare. Et era Vhora ter ' 

C "^iOt cróci fiffonlo. Et era il titolo della caufa fua 
‘fctittOiKeiie Ithieij^ con quello crocifiggono 

■ duoi ladroni ,yno dalle deflre;etrno dalle Jmiflre 

'rfi quelloi Et ‘adempie fii la Jcritura chedice.Et c I^**f^*^ 

■ deputato Conili imqui.Et quegli che trapaffa^ 

' nano baTlemiauano quello ^noucndo i capi loro, 

(y* dicendo.Oh ya, quello che dejhruggi il tem^ 

' Jp/o^CT’ tn tre di lo edifichi fitlua teflejjo. zy difi 
,cendi della croce.Similmente, i fonimi fater<» 
doti diceuano Vyno altaltro fichernedolOiCon gli 

■ Scribi. Egli fece altri faluifejlejfo uopo fare faU 

, HO Chritlo il Ke d'ìfrael difcenda hora della ' 
croce, accioche noi yeggiamo , zsr crediamo. Et ' ‘ 
quegli che eran-o croci fifii con lui, gli diceuano ' ' 
cofe, ingiuriofe.Et yenuta Vhora feUafi fccio^ 
m tenebre per Vyniuerft terra infino allaho^ 
ra nonà.Et ne la hora nona,fclamo G l e S v 
con gran yoce, dicendo: Eli, eli Umtnaha!^ba^^^^^^»Ì 
thani?che c à interpretarlo iddio mio. Iddio 
mio, perche mi abandonaTli f Et certi de cir^ 
cun fanti ydendo,diceuano. Ecco, egli chiama He 

lia.Et correndo yno, CJ7* empiaido ynajpugna 
• d’ aceto Ponendola intorno k yna cannai 

dau4 



, l88 »• M A K. c o 

^ datiahere>dicfndo»Lafciatej yeggf^amp fe yen^ 
ga tìeììaà \ìeporlo.Bt g i B s v mandata fUo- » 
^ rarnagran yoccJpiro.'Bt ilyeU del tewfiofi 

dftti/etndne parti da la fommìta injìno àbaj^ 
Ji.Et reggendo il Centurione che gli fiaua al^ 
Vincontro,che cofi esclamando jj^irotdijfe^W era* 
mente quesh huomo era figliuolo d'iddio > C7* 
eràno ancììora delle donne difioTlo che guarda* 
udnofia lequale era Maria Magdalena^iCp^ Ma* 

. ria dt Iacopo pìccolo, CT la madre di lofe, Z3* Sa* 
lome , lequale anchor a quando era in Galilea 
’ lo haueuano Seguitato,^ minifirauongli,c?*pfm 

i -;":. altre, lequali tnfieme conlui erano ajcefeinle* 

rofolyma,^ faccendofigia fera, per die egli era 
la preparatone che eauanti al fahhato, renne 
loppi) d' primati a dìonorato eonfigUere, ilquale 
andìora ejfo fiaua appettando il regno d' iddio» 
Mar.» 7 .g arditamente entro à ?ilat 0 j CT* domandogli 
luc.zj.g. il corpo di G I E s filato fi marauigliofi 
rnorto»Et chiamato à fe ti centurione^ 
lo domando fegiafujje morto, conofeiuta la 
(ofa dal Centurione, dono il Corpo à lofeph. Ei 
lofeph hauendo comprato yn Untolo» CT* met* 
c, tendouelo,lo riuolfe nel len!^olo, pofelo nel 

monumento ch'era tagliato di "Pietra, cyriuol* 
toilfajfo alla porta del monumento. Et Maria 
ìAagdal^a,^ Maria di lofe,guardauane dono 

rcfurrc^Ciont & aiTenfione di G i B $ V_Cbri8»« 

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E t palpito ìl.fahbatoMaria Magdalena^ & 
Maria ^i lìtCópo , Salame j comperom§ 




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. - • ■ J.i, 

: .<* • 5^ , 


aroniatii acció'che ycnij^ino C7* yn^eJ?mo ratei- 
lo. Ef moho‘à bUonhòra la ^mattina d'yn de '^Pca^.l 
Sabbati ''y elicono' al monumento y Iettato il So~ Gio.io.t 
UjO' dicettano fia lorojcbi ci riuolgora la pietra 

de la 







5* M A Kw t w 

laporta del mor^tnio\j^t.YÌ^ Af dando 

gono la pietra riuclta,W7pero che er^molto guin 
entrate nel monutnéi»,vidonQ yngtouat^ 
che fedeua dala dclìra^yeìlito à* yna candida ^ 
O'io.za.c JpaU’etornoJi»Ma quello diceua/vro.NojM | 

^^^^•^ hMiatepaura.Voi cercate g i e s v r«ja, ^ 
chefitcrocifilfo,egli e rifufàtató non è qui- Ecco ' 
>lat. ié,e iffQgQ ^ouelopofem-Ma andate dite a di/cepo-^ 
J}iL 14 -c l’pg^^^^-piftrojcheyiya inndn:^ inGali^ 
lea - Qwifi lo yedrcte come yi dtjfe. Et yfc endofa^ . 
hito fu^girno dal monumeittOj perche le hau^a • 

' trefe yno tremore, cs* ytJO flupore, (s* no dijjhno 
cofa alcuna à perjona perche temeuano- Et ejjen-» 
do rifu fcitato ciBSy da mattina la prima del 
. Sabhato’.apparfe prima à Maria Magdàkna, del- 
la quale haueuafcacciati fette demoni- Qi^lU 
andatailo annuntio à quegli che fumo con lui 
dolenti, CT* lagrìmofi.Et quegli ydendo che ri-» 
tieua^^he egli era flato yedutoda qtìella, no» . 
loc.x4.b credettono.Et doppo quesle cofe, à due di efli che 
camìnauono fi manifesio in altra forma,men- * 

Mar.z8.a dijj'onlo agli altri, ne lo crederno àqueTii.T>tpoi 
mamfeffo a^t rndici, mentre che erano à f 4 - j 
^^'"'^l'A^uola,C^.rimprouerQ la loro incredulità,^ dure^j 
^ ya di cuore jche no-haueu ano creduto 4 quegli ^die^ 

* h^uettanoyedutoihUglierarifnfliiafoetdìceua’^ 

► .. loro. Andate nelTynìuerfo mondo, or predicate. 

l^Euangelh àogtticrmurA,queUQ che^^edera^ 

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CAP. X V r. 




fSiyJta hatte^ 4 to,faraJalHoMa ejiieìlo che non 
froderà, farà condanr.ato^^tquesii fegni fegui^m ^ 

terano,quegli checrederrano.Nel nome mio fcac- 
cieranno i demoni parleranno connuotfe lingue 
figlieranno i ferpenti, CP'fe heranno alcuna cofa 
mortifera non nocera loro.'Porranno le mane fi” 
fra gli infermi , faranno bene-Etil Signore tuc.24.g 

G I E s V aop^o che parlo lorojfu ajjunto in cielo, 
fiededaledeflre d*lddio.Et quegli andati,pre 
dicauano per tato, operando in fieme il Signor 
ré, CP* confermando la parola peri fogni che ih 
J eguitauanó, = f 


li FINE DE GLI EVANGELI 
. DI.GXESV CHRISTO SE- 
CO ND O SANTO 


i V,* ; 


•> \ 


MARCO. 

* 

Pràefktlone, 


* 


- t 




p S C I A cHe molti fi fi>no fflejTsl 
a comporre la narrarióne di quelle 
cofc.^ che fra noi fono di indubitata 
fcde>comc ci hanno referito quegli 
ifiefù^eheda principio le viddono)dfc 
fcirnominiftri della parola, è parfo anchoraàrae, 
ilquale ho da capo inveftigatc tutte le cofe con dili-» 
genria,pcrordinc,fcriucrti ottimo Thcophiloiac- 
cioche tu conofcbi la certezza di que parlari, de 



quali tu eri ammaeth-ato. 


t 


IL. 


/ 






% - 




* « 


IL SANTO EVÀN^ 


GEMO DI GIESV CHR.I-;:S 

• *' ;p* 


1 


STO SECONDO 

1 V C A. 

« 




- 1 - 


i i' 


I v e A comincia la Tua opera ala conceptfotM 
Jel preairfote Gioiianni promefTa à gli pareri tt:c 
èe la punitione del padre incredulo, ^aria prenda 
la promclTa che Chrifto nalccra di fe c puoi (enaiv 
do aElifabech doue magnifica Dio.Giouanni don* 
|ue nato, Zacliiria elle din?nrt rra muto in ^ìan* 

e dTddib parlo & predica IVffìcio’del figliuolo* 


I 


CAP. I. 


E R<* ne giorni di Herode^ 
Kedi ludea itno certo (a- 
i erdoi e per nome Zacharia^deU 
la famigli a dt Abia,^ la mo* 
gUe fiia delle Jigrmble dt Aha:, 
ro,^ il nome fio F^ltfaheth.Et • 
erano ambe due gin fli al con* 
Jpetto dt Xyio.caminando in tat 
ti f precetti i^giujhficatiom del Sìgno’refen’^à 
riprenftojie,^ non l fatteti ano figliuolo , impern 
che 'El tpihetlì era fi erile tip* ambedue erano prò* 

netti ne giorni /oro.Et fttjnel miniflrare Zatha* 
riailfacerdoth innan:^ à iddio nell* ordine delta . 

fami 





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nap 

pi!* 

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C- A P»' T* 

fintigli a fuajecondo la confuetudine della ad^ 
tnimslratione facer dotale, gli yenne la forte di 
^orre lo incenfò, entrato nel. tempio del Signore,. 


ànuttitt riHiuiFmune aei popolo jcauA fuora, 
orando nell* bora dello incenfi. Et aparueglt l*at> le.i^.a: 
gelo del Signore, f andò dalk- deTlre- deìraltare 
dello, incenfo, Et Zacharia. reggendo f turbo, , 

ni 







1^4 s. I. y c A 

cr ym tìmre lof<>Mrefe.tt V Knptogli «Tif- 

XcMn temett Zacharia.ftrAelit trattone tM 
e ItataeCaudiia.^tla chiina uu 

partorirà yno fi^rliuoh, cy chiamerà tl tttmt 
filo CioMm,crfarattigaa<lm, aUegre^, 
tì moiri m&a ramita fra fi ralktrerannofer- 
tÌKfarananiiauanti al «mfretto Alddto,ttt 
bora yino,ne ceruofia, cst-fia ripieno di Sptntt 
Canto infiao dal ventre della madre fra vr con~ 
^ ,,,.a nertira molti defiMi d’ifrael al ^ 

^ So loro ,cr efjo precederà auantt a quello m Sptj> 
rito, CT* yirtu di Uelia, à conuertire i cuori de 
padri, ne ji^rliuoli, CjrgU increduli allapriéde^ 
tia digiufiiji apparecchiare al Signore lafe^ 
hedifìwTU EtdfJJe Zacharia ali’angelojtncbe 
MaÌa.j.aroPcoHc/ccre io coteslc? perche io fenogtayec- 
4-l> chio,^ la donna mia prouetta ne giorni Juot. 
^trifpondendo Vangelo gli dilfe.lofino Gabriel, 
ilqualefio auanti al conJ}>cttodi Dio, enfino 
flato mandato à parlare à te, CT- annuntiarti 
quesie cofe.Etecco che tu farai muto, CT* nonp<h 
trai' parure, infino al di che fieno fatte quefle 
cofe per non hauere creduto alle mìeparole,UqiM- 
li fieno adempiutenel tempo hro. Et era il popo^ 
U appettando Zachqria,zz marauigliauanfi del 

dimorare fuo nel tempio. Et rfeito fuori nónpo^ 
' • tftta parlare loro, O* conohhono eh* egli hanena 

yedutoynayiftonenel tempio.EteIJo accenna^ 
ita hro,V*relUfii nwto.Et fit che eJfendo[finU 


Si 


n'r/f 

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CAP» r» 

ttl giorni ixljuo yficio,fine anjoàcaja fu a» 

E<- doppo questi di concepì Elifabeth fna moglie, 

^ occultojìi cinque mefi dicendo y perche cof mi 
fece ilsìgnoreyne di nequaUrìfgtiardb à leitara 
Vohrohio mio fagli huomini.Et nel feslo mefe, 
fur mandato V Angelo Gabriel da iddio nella ciu 
ta di Galilea Jaqu ale ha nome Na^rfthyà yna: 

Vergine jfofata à yno huomo, ilqualc haueuic 
nome lofeph della cafa di 'ùauid,ei il nome della 
Vergine,era Maria^c^ entrato V Angelo à queU 
la dtlfeAddio ti faluiypiena digralia^ il Signore 
con ejfo tecoyhenedettatufa le donne , GT quella 
'reggendo fi turbo in queTIo fuo parlare ìQs^ pcn-m 
fatta che falutatione fuffe queTla>MT Angelo 
gli dijfc.Non temere Maria.perchetu hai trouam 
to gratta apprefjo à Dio. Ecco tu concepirai nel ^ 
•yetttreyCP'partorirai yn figlìuoloyZ:;' chiamerai ' 

il nomedi quello c r e s v. Qmslo fara gratta 
de^etchiamerafi figliuolo dello ahi fimo.Et da- oif.i.c 
ragli il Signore iddio la fede di Dauid fuopa- Da.’yJ.g 
dre, C7* regnerà /opra la cafa di lacob in eterne^ 
tj;' non fara fine del regno fitto. Et Maria dijfe 
alt Angelo ,come fara coteTfo ^ che non conofea 
I>huoim?Et rijpondendo t Angelo gli diffe .\lo 
Spirito fanto fopra yerra in te^ cr la yìrtu del- ' 

lo ahifimo ti adombrerà , per laquatfeofa, ^ 
C?* qi^^do che nafeera fatto fi chiamerà figli- 
uolo d'iddio^ Et ecco Elifaheth parente tùftf 
C tjfa lift concepHlò yno figliuolo nella firn 

n f ■■ 


r 






'Eccola AnctUa ilei St^norey fia fatto à me feudo 
^ la JHafarola»EtA'. Angelo fi parti da quella» Et 
ìeuandofi diaria in que giorni, fene andò in par^ 
^ tftnoiJtffoJa,con preiìe!^f^ nella cittndt ludat 


jaeUàt. 

che e chiamata ferìle, perche neffma parola fa^ 
ra im^f?ìhilc apprefj'o à iddio» Et. dijfe Maria». 


I 



C A P. I. 197 

« 

entrc nella cafa di Zadjaria^et fnluto Eltfa^ 
beth,EtfH come Elifabeth ydi la ftlutatione di 
Manali janciuUo^li fallo nel ventre. Et fu ri'» 


fiena hujabeth ai Spinto janto.t^ ^mo c 
' ^an voce^Et dijfe.Benedetta tufia le donne. 


con 

^an voce,Et aijje.ìieneaetia tujra le nonne, 
benedetto il f -uno del ventre tM>. Et donde Ito io 
Rutilo, cììt la madre del Bifore venga à me? 






5 , 1 V C A 

' firche ecco che comefn> fatta la yoce ietla tunpt-*. 
iMaùonCi ne w\t\ orecchi yfalto il fanciullo pel 
gaudio nel yanremio*Et beata quella che cré* 
dette perche peno adempiute quelle cojè, che gli 
fono fiate dette dal Signore.^t difje Marta. 
nima mia magntpca il Signore, O* lo Spirita 
mio cfuUo in dio feruatore mioperche rijguardh 
alla humiltta de l* anelila fu a, perche ecco che dd 
quella bora prefente tutte le generationc mi di^ 
ranno bcatnperche mi fece cofe grade, quello die 
epoiente,z^ finto il nome fuo,c^la mifericor^ 
dia di quello in generalione ^ generati one à 
quegli che lo temono.fJ fece pojfan^ nel brae^ 
eio fuo , dijperfe i fuperbi fer ia cogitaùone del 
cuore loro, letto i potenti delle fiede,zy inal^ gli 
humili. Gli ajfnmati empiè di beni, ^ i ricchi 
ifa.41.lj lafiio fn"^ cefa alcuna. Vrefe ifrael feruofuoj 
Hier. 31» ^cciochefujje ricordeuole dela mijericordia, come 
pCàì I r i ^ noslri,à Abraham, cr alfemefuo 
Cen.aaie rtel fecolo. Et relPo Maria con quella circa tre 
mefi, CT ritornopi à cafa fua. Et a "Elifabethr 
' fi compie il tempo di partorire,^ partorito 
figliuolo. Et ydirnoi yicini , parenti fuoi,che 
il Signore haueua magnificata la fua mife* 
ricordia yerfo di quella, ralle^rauanfitfe^ 
co. Et fu neldt ottauo,yenneno à circuncidc-. 
Ti il fanciullo i chiamauanlo pel notne^ del 
padre fio Zachari a, V* rifondendo la madre 
fua di]fe,no,m 4 chiamerafii Giouannu Et dijfa^ 


CAP. r. 

n$i^eS4,nelfunoè nel tuo pentade che fi 
ehìami^er aueflo nome,Et aeennauano al padre 
fuoyche coyt yolejfe d?*ei chìamajje. Et queTle 
dnedethU da firiuereyfirilfel dicet%do. Giouanni è 
il nome jfMO.El tutti fi maraui^liomo. Et fithif 
fiaperfeUbocca jua»^ U lingua fita, cr par* 
UuaMitdandQ iddie.Et fecefi yno timore fipra, 
tutti i tircunuicini o* p^ tutta la montuoft 
parte di ludca fi diuulgauano tutte <jue?{e pare 
le,V*pofinle tutti quegli dìe hauieno ydito net 
euorehreidicendtyche fanàuU» fitta questo? Et 
la mano del Signore era con quello, Zaeharié 
padre fuofiu ripieno dì Spirito fante, CT' 
iòAicendo. benedetto il Signore iddio aljraeh 
perche yifito , c:?* fece la redentione al popolo 
fuo,Et il corno della fialuteà noi avella co* 

jfa di Dauid feruofuo, come parto per bocca di Pral.yj.c 
fanti che furno dal jècolo Cuoi propheti,laja* 

Iute da ntuiKt ucslrijC?' Mila mano di tutti ^ 
quegli che ci hanno io odio,accioche egli yfiaffit 
fnifivìcordiayerfioipadrt noTlri, crfujfe ricor- f 
deuole del Santo fiuo ’TeTlamento, per il giura- 
mento che giuro à Abraham padre noslro, di 
darci, che fen?a timore, liberati dalle mani da 
noTlri nimici jeruifitmo à quello, con fantita,o* 
giuTiitia,al co/petto fiuo tutti i giorni della yita 
noTha.Et tu fanciullo farai chiamato propheta 
dello altifiimo, perche tu precederai- auanti àia 
faccia del Signore à preparare leyìedi quello^ 

a 4 


100 'S. L V C A 

à dare la cognitioné della falute al fopelo fUop 
nella remijiione de peccati loro, per le yifiere del^ 
la mtfericordia d'iddio noThrOjneleqtfali ci 
Mal. 4.8 fito il nàscente da alto» A lucere à quegUyche Je^ 
Z*c»},à ' detiam nelle tenebre nell' ombra della morte^ . 
per indiri>^re i piedinoflri àia yiadellajpace»^ 
'EtilfancìùUocrefceua,zirfortificauaftd^ Spiri 
to,i^ fiaua ne diferti infino al di che fi dtmo^ 

: ^ firafii à ifraeL 

Si dimoitra Tovcafionc TeconiJo gli oracoli de gli 
•proplicti perche Chrifto e nato in Bethlehem, '# 
<come è approuato tanto per gli teliiinonii degli 
angeli come de gli huomini e a compiuto per la di« 
(iina virtù de la quale iì dimoftra la efperieza info- 
gnando nel tempio>eflendoanchora fanciullo* 

'CAP. 1 I. ; : 

E t fu in que giorni, egli yfii ynó decreto da A 
Cefiire KuguJlo,che fujfe defaittó tutto il 
niondo.Q^7laprimadefirtttione fufattayeffen 
do pr e fidente della Syri a Cyrenio»T.t andavano 
tutti àfurji fcriuere, da filino nella fua citta. Et 
Mat.i.c anchora lofeph fiali da Galilea, della dit a di N4- 
^reiì)in\mleaynellacittadi'Dauid,chefiichia 
. ma Methlehem per ejfiere della cafia,i^ della fami 
glia dt Dauid,f>er farfi ficrìuerecon Marta jpofia 
ta^li per moglie, laquale era grauida. Et fu che 
ejfendo qiiiui yenneil tempo eh* ellapartoriffe*'Et 
partori il figliuolo fiuo primogenito, et rinttolficlo 
nelle fafide,zsrmejfielo à giacere nel prefepio, per 
no hauere quegli luogo nella habitattoe,Et nella B 

me 


T A p. ir. 101 

•fnedefima regione erano pasìori che vegliauano, . - 

facendo le guardie della notte fopra il gregge lo^ 
ro. Et ecco V Angelo del Signore fette auantià 



wOjCT* hebbonogran timore . Ef V Angelo dtjfe lo- 
ro .no temiate, perche ecco yi annuito ynagrade 
^blegre>^ che fara à tuttotl^poloyperche hog^ 

» s 



««•f 




Tf e nato il ùiluatore^iìquale è ChriTto Sl^or» 
mila citta di Dauid.EtqueTioyijla fegno. Voh 
tnuerete il fanciullo rinvolto nelle fafùe 
nel ^refeptOyO* fubitofu con lo angelo yna moU 
titudine di celeTle mtlitia laudando \ddio,c^ dò 
€endo,Gloria negli altij?imi à idilio.cr in terrM 
facente gli hummhbuena yolonta. Et fi* cornee 
da quegli fene andomo gli Angeli in cieloy CP* 
gli buomini pallori, par lanano fra lorOypapia’^ 
mohormai infino in Bethlehem.CT yeggiamo 
quella parola fiata fatta/he iddio ci ha tuani^ 
fefiata» yenneno affrettandofu Et trouotne 
Haria^ty lofeplh il fanciullo pollo nel prefe* 

fio.Ethauendo yetiutOjhebbono cognitìone delU 
parola detta loro di queTh fanctuRo* Et tuttt 
quegli che ydimo fi marauigUorno di quelle co* 

} fe dette loro dapallori.Et Maria lonferuaua t$àt 
te quelle parole, congregandole nel cuore fuo.Et 
ritornofi i pallori glorificando laudando UL 
dio in tutte quelle cofe chehauitno ydite,o* 
dute,cofi come era fiato detto loro»Etpoi che cotit* 
piti fumo gli otto di del circuncidere il fanciullo, 
fu chiamato il nome fuo Giefualquale fu chìa~ D 
mato dall* Angelo prima chefuffe cccefutonel ye 
.f tre^Etpofiia che cepiti fumo i di della purgatio* 

Uv^il,a tteji quegli, fecondo la legge di Mofe, lo menor* 
voà ìerofolima per prefentarlo al Signore, co* 
Ifo.ij.a pieefcritto nella leggo del Signore, che ogni 
Kua«. 8*a mafiulino che apre la yulua,fi dnamera fatuo 

al 


C A P. t I* 



htfonto tru ’m lerufalem .tlquale haueua tu^ 
me Simeone» V* huome pusìo, po» 

ihe afpettdttd la confoUtione d* \pael» u^ bsp- 

rit$ fante era fpa quello» Et haìttua Munte 


ut Stpufre,ttper dare la hoTt ia, fecondo queb 
io che è detto nella legge del Signore» yn pah 
di tortorePoduoi pippioni di colombe» Et ecco yne 





9 * 


JL V C A 


t.Pie 



ZO^ i V c A - ' f-, 

rejponfo dallo Spirito fanto di non \edere Id tnùt 
te prima cIk yedeffe il/ChriTio del Si^tore» 
yenne per fpirito nel tewpio,Et quando induffiy 
Leui.i2.c no ilpadre»e^ la madre il fanciullo g i E s r 
per fare fecondo la ccfuetudine della Ifg^f foprd 
di quello, ejfo andìora loprefe nelle braccia fi^dt 
benedtjft iddio, et dtJfe.Lafcta 1)ora andare iljèr 
uo tuo Signore in pace fecondo la parola tua^^erm 
che gli occhi miei hanno yedutoil falutare tuo, 
ilquale tu apparecchiàTlt auanti alla facia di 
tutti ipopoli.Lume alla reuelatione delle genti, i 
gloria della plebe tua Ifraeh "Et erano il pa-* 
dretCP* la madre fua marauigliddoft fopra que- 
Ifa.«.c fle cofe che fi diceuàno di lui . Et Stmeongli 


Koni.9. 


J W * V 

nedtffe,^ dtffe à Maria madre di quello. Ecr® 
'•«•o "i. ' r. j. 1 


quello è pollo àrouinatO* refurrettione di moU 
ti in ifrael,^ in fegno alqualep contradice. Et 
ancìxtra la propria anima di te fiejfa paffera il 
coltello, accioche da molti cuori fi ficuoprino leco- 
gitatjohi,^^ era Anna propì)eteJfa. figliuola di 
phanuel della tribù di Ajer.Et quefia molto />ro«- 
uetta ne giorni fuoi era yiuuta col marito fette 
anni dala fua yerginita.Et quella yedouacir* 
ca dt ottantaquattro annijaqualeno fi partiua 
del tepiojferuedo la notte, ^ il giorno à digiuni 
tt oratione. Et quella foprauenedo nella medefi- r 
piaìiora anclTora ejfa confeffaua al Signore, 
parlaua di quello à tutti quegli che afiietta^» 
nano la redentione in lerufalem.Et come efii 

‘ heb 




C A P.. t I* S-Cf 

hehhono fatte tytte le cofe , fecondo la legge 
del SìgnorCy fi rìtomomo in G al ileay nella cit^ 
ta loro di Nazareth, il fanciullo crcfceua», 
ty fortificauafi in SfiiritOi empiuto, difàpten^ 
ija»C^ la grati a d’iddio era (opra quello»'Lt 
andauano il padre^ ey la maire fiua ogni an* 
no a lerofoljma 3 nel difefliuo della pafqua». 
Et efftndo yenute di dodici anni falendo que^ 
^iàlerofolimayfecondola confuetudine del dò 
feslidot txfinitii giorni, nel loro ritorno, rima» 
fe il fanciullo g i E s v in lerujalem, CT non 
feiie accorfono il padreyCr la matiire fua,ma pen» 
Jando chefuffe nella compagnia, caminomo yna 
giornata, iT cercauanlo f a parenti , CT* cono» 
feenti loro. Et non lo hauendo trouato, ritomof» 
no in lerufalem, cercandolo 3 C7* fi*jfhe dopo tre». 

di,lo trouorno nel tempio, che fedeua nel nie^^ 

S de. dottori,^ ydiua quegli, domandaua» 
gli. Et ftupiuano tutti quegli, che l’ydiuanofo» 
prarintelligentia,0' refponfi fuoi , ^ yedutù 
quello fi mar autgliau ano, difj'e la madre fua 

aquello.Tigliuolo perche ci faceti i tu cofi^Ecco il 
padre tuo,c^ io dolenti ti cercauamo.Et diffe lo» 
ro,checofaè cheyoi mi cercauatefoh non fa» 
peni' che bi fogna ih’io fia nelle cofe del padre 
mio? Et quegli non tniefono la parola chedijfe 
loro. Ecdifcefi conqv.eglii 'renne in N<«:>4- 
reth,C9* era loro fuggì elio. Et la madre fùa con» 
Jeruata tutte quesìe p.trole nel cuore fuo, a* 






o I £ s V crefcet^ainfapientìayO* ftàj 
tia npl^ejfo à D/OjCP' agli huomhtL 

SidifcTÌucin die tempo GiouanHÌ comincioa 
;predicarc & la fumma la predicar ione,e cStnanct 
che Hcrode lo prcndefle battezh molti infra gli 
quali c H R X s T o pigiò battcfimo, puoi e nume* 
tato laiua genealogia doppo Adam* 

C A P. 1 I !• 

E X nel* anno decimoqmnto dello Im^erroAA 
Tiberio Cefare,ejJendo prefidente della Itfm 
dea Pontio P/7<xto,c^ Herode Tetrarca di Gali-^ 
ledy^ Phihppo filo fiatcllo, Tetrarca di Ithu^ 
TMjC?' della regione di Tracontide, O* Lifania 
Tetrarca di Ahilenejfottoi pontefici knna, C7* 
ÌMat.j.t Caiphafi fece la parola del Signore fopra G/o- 
M«r.i.a spanni figlinolo di Zaeharia nel dtferlOj 'vota- 
ne in ogni regione cìrcummeina al Giordano, 
predicando il hattejimo della pénitentia nella re- 
mi filone de peccati ycome e fi, ritto nel libro de fer» 
CióTc* ìfaia prophetajicendo. Voce di chigrU 

da nel difetto parate la Vt a del Sign ore fate ret- 
te le firade di quello» Ogni yalle fi empierà, o* 
ogni monterò* colle fia ahhafato.Pt fieno lecofe 
torte in dirritura^t le afire in vie piane, yt. 
J4at.3f* dra ogni carne ilfalutare di Dio» Adunque dice^B 
b»G ua alle turbe che yfiiaano per bat te^^rfi da luì, 

progenie di yipere,chi yi ha dinwslrato che yti 
fu" 2 Ì{?i dalla tra, che ha à yenire» Fate adutt- 

J * f • I. • • • 

que finiti degni di penitentta, CjT non eomince» 

rete 


CAP» II** 

rete à dire entro di rcij nei babbi amo il padre 
Abraham, perche io yi dico che iddio è petente a 
fufcitareiU quelle pietre, figlinoli à Abraham. 


Et di^iaèpoTla la (cure alla radice de ^li ar* 
adui 


hori.O^i arbore adunque che non fa buono f-ut 
toji taglia, esimette fi nel fuoco. Et domanda^ 
uanlo le turbe^dicendo, che adunque faremoì Et 
C rijpondedo dice loro, chi ha duci tonache, ne faccia 
partecipe chi non ha, O" chi ha da mangiare, f tc 
ciati fimigliante.Et yenneno anche i publicanò 
àbatte^ji, V* dijfongli. MaeTlro che faremo? 

Et qum dijfe Uro. Nou rifeotete piu di quello 
che yt è fato conslituté. Et domandauanlo an~ 
i cima i militi, dicendo. Et noi che faremo? Et diffc 
' loro.Non batterete alcuno ,ne alcuno calurnnie.m 
4 rete,cy fiate contenti à yoiiri fiipendij ,cr ajpet 
tando il popolo, ej^penfiutdo tutti ne cuort /•- 
ro di Giauanni,che Cjfo non fu^e quel Chi^U 
fio. KiJ^ofe Giouatmt dicendo a tutti, lo Cfr- 
tameiue yi batte^ con acqua , ma yerra piu 
forte di me,dclqualeio non fono degno fiiorre 
^correggia de ial:^imcnti fuoi,effoyi hatte!^- 
,rain Spirito finto, z:^ fuoco, lo fuentolo delqua. Mtt|i 
le nella fua mano, cfr purgherà l'ara fua,tr 
D congreghe f'a il grano nel f io granaio, CJT le lop- ^ 

pe abrufeiera con fuoco inejì tuguibde,et anchora 
molte altre cofe certamente ccnfortamlo,euan^ 
geli'^ua al popolo. Et Ucrode Tetrarca e fi 
fendo riprefo da quello di Herodtadcj moghe uàt.6.9 


del fio fiat elio di tutti i mali che faceno"^ 

ìierode aggiunfé anchora queSlo fopr^ tutte ^ 
Cp* rinchiu fie Qiouannì. in pri^ione,^tfu^he bap. 



ieTandàfi tutto il popolò gì e s v batte^’» 

Mar?i.b to,CP*orandofiaperf€ÌlCieh,o* difcefe lo^pi-» 
Gio.i.e, rito finto in forma corporale come colomba in 
ejfi 3 V* fy^ fitta yna yoce dal cielo} dicendo». 

Th. 


CAP* X I T r. XOf 

iTt# feiil figliticlomio diletto, io In te mi fono 
compiaciuto*Et ejfo g I E s v conrìnciaua à cffs’» 
re (juaji di trenta anni, eh* egli era tenuto figli- 
nolo di lofc^h,di Heli,di Mattat,di Leui,di 
h\elchi,di lanneM lofeph,di Matatia, di Amos, Mat.i.i 
di Naum,diEJU,di hag^eji Maath,di Mat- 
tatiaM Seme,di Iofeph,di luda, di loanna, di 
Khefa , di Zorohahel, di Salathìel , di hJeri, di ' 

F Lelchiydi Addi, di Cofam, di Elmadanji Er, di 
Jofeji Elie‘^,di loram, di Lattha, di Leni, di 
Simeonji luda, di lofejìh, di lonan, di Eliachn, 
di Meleaji Mehiam, di Matthata, di ^athan, 
di l)auid,di'leU'e,di Obed, di Eoo^di Salo- 
rnonJ.i Naafon, di Amìnadab, di Aram, di Ej- 
romji Vhares,di,ìuda,di lacob,di lafaac,di 
AbrahdMTharay di t^achor, di Saruchji Ka- 
gau, di Vhaleg, di Eber, di Sala, di Cainan, di 
Arphaxad,dtSem,dt t^od,di tamec, dt Matu fia- 
la, di E noci), di lareth,diMalaeel,di Cainamjdi * 

"EnotAi Sethfdi Adam, di Dio. 

C I E S V eiXeTìào venuto per il negocio ili falute 
il dianolo il vuolfe prima tentare>c puoi elTendo ve 
nuto in Galilea venne in Nazareth infegnando co« * 

/e grande dond^ tutti (ì (hipiuano ecome riprende 
laToro ingratitudincyc incita gli animi di tutti à fe 
e puoi véne in Capernau doue libera lo indemonia* 
toyc Tana la fuoreradi Pietro e molti altri. 

C A P. I I I I. 

A T^T G T B s V fieno di Jpirito 

l\ lal Giordano, ar fu condotto dallo Jfir\io Mota.b 



,per ejtiaranta di^tentato diitl dfauol0s‘ 
mangi)) in que di, crjinitt quegli , di'^ 
ildrauologVt dijfe-Se tu fiifi^ 


Gicfu rijpofe à quello dicendo. ^gli è ferita 
tOjNon di folopane yiucra Vhuomo^ ma di ognp 
' '‘ taroÌA dì D/o.Et condujfelo ildiauclO) in rtp 

■ «loft 




tlèm\ 

Uff! 


c A K 1 1 1 r. in 

nuint€aho,^moshogli tutti ì refftìdeleìrcui-» 

'to della terra m yn punto di tempo , o* dijjè^li 
il diauolo.lo ti darò tutta quella potcsla es* la 
gloria di que^lijperche mi fino fiati dati^ei^ 
dalla achiunque io rollio. Adunque fi tu mi 
adorerai gittandomiti auanti j faranno tutti 
tuoi.T.t rifondendo ciESr gli dijfe,Va dietro 'Deu.é.e, 
^àme Satana, Perche egli è fcritto*Tu adoreréù 
il Signore iddio tuoyCP* à quello filo feruirai, 

"Et conduffilo in ler^alem, cr poftlo fipra il 
pinnacolo del tempio jC?* dijfegli,Setu fei figli-» 
itolo di ViogittatigiU tù qtti^perclfi egli è firit^ 
•to^hecomadera agli angeli fuoi di te che ù con- 
firuino,V* ti fiftenghino nelle mane ,à fin che 
qualcììt yolta tn non percuota il piede tuo alla 
pietra. "Et rifondendo g l E s v dijfe à quello. 

Egli fi è detto.Non tenterai il Signore iddio tuo. 

Et finita ogni tentatione, ildiauolo fi parti da 
quello, infino à certo tempo.Et rhornofii c l e- 
S V in yirtu dello firitojn Galilea, CT la fama '** 
di quello fi far fi pier tutta lacircuuicina regì^^ 

® Ztejfi infegnaua nelle finagoghe loro,et era 
rificato da tutti.Et venne tn Na:^reth^ue 6io.4if 
era fiato nutrito, a?* entro fecondo la confuetu^ 
dine fu 4 ,il di de fobbati nella finagoga, ^ /e. 
itofii p leggere,Et fagli dato il libro di I fata ffro 
pheta ,cr aperto il libro ,trouo il luogo doue è firit 
to.Lo f trito del Signore fipra me, per cagto^lCk.di!k 
oedelqualeynfeme,maoìò me à euangeU'l^ 


^1 



re àffouer/,à fanare i contriti di cuoré,à predi- 
care àgli jchiaui la liberatione,^ àciecfjt il >e 
derc,àlafaareirenela remifiione icoshrettiià 
predicare Iranno accetto del Signore, C7' ripiega- 
to il ItbrOfO'ren datolo al miniTlro,fi pofe à Je^ 
dere, gli occhi di tatti nella finagpga erano 
in quelloyC^ comincio à dire loro.Hoggi è adem- 
piuta queTia fa i t tura, negli orecchi yoThri, CiT* 
tutti gli rendeaano teTlimonio , CT* tnaraui- 
gliauonfi della gratta deUe parole che procede- 
nano dalla bocca fua, CT* dtceuano.Son è queTlo 
figliuolo di lofephfEt diJJ'e loro. Al tutto mi di- 
rete' queTia Jìmilitudine.Medico cura te fiefjo. 
Tutte quelle cofe che noi habbtamo rdite effere 
fiate fatte in Capemau,fa anchora qui nella pa- 
tria tua. Et dtfj'e IO in yerita ri dico, neffU- 
110 propheta è accetto nella patria fua.Ma in ye.~ 
rita yt dico, molte yedoue erano ne giorni di 
^.Regum Helta in \frael, quando fu chtufo il cielo per tre 
anni,^ fei mefi,chc fu fatta gran fame per /*>- 
] ac.f.d fjtttffrfa terra, cjr à neffuna di quelle fu manda- 
to Helta, fenon in Sarephlha di Sidone à ynai 
< donna yedoua. Et molti lebbrofi erano in I frael 

foto Helijèo propheta, cjr nefuno di quegli f» 
mondato,^ fenon Saaman Syro.Etfumo tutti ri- 
pieni d'ira nella fnagoga ydendo quesle co/è ,C57* 

V ■ w lcMoronfi,<jr cacciornolo della citta, ^ conduffon 

lo infino alla fommitad'vno monte, fopra Hquale 
la citta loro era edificata, per precipìtarlo.Et effe 






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CAP* • 1 1 I r. 113 

traf affando andana pel wej^o di loro fcefe 
in Capeman/itta di CalileajC^ quiui infc^a^ 
ua loro ne Sabbati flnpiuano fopra la dottri^ Mat.4.l> 
na fua perche il pari are fuo era con potefla.Et W **■•*•« 
nella fmagoga erayn Imomo chehauenafpirito 
di demonio imovdo, tT' grido con gran yoce, di* 

JF cendo,EhiiChe bai tn àfare con eJ]o noi,c i e s v 
ì^a^^renofveniTli à di sfarci fio conofco te quale 
tnfia,qnel finto d* iddio» Et J^idollo giesv 
dkendojcbetatij^efcida queUo»Et il demonio 
pittato colui nelme;^^yyfcida lui, niente no* 
ciutogli.Etfecefi yn timore fopra tutti j o*par* 
lanano fia loro dicemlo , che parlare e quello f 
"Perche con autorità, es* yirtu comanda agli jpt* 
ritiimondi,0*ofonofEt diuulgauafi la fama 
di quello in ogni luogo della ariùuicina regione» 

Et leuato giesv dalla fnagoga entro nella ca 
fa di Simone, ct * la fuocera di Simone era prefa 
c d*ynagran febbre^o" pregauanlo per quella. Et 
ftando fopra di lei fgrtdo alla febbre, CT' la la f 
ctb,C^ fubito leuatafi mtmslraua loro»Et tra* 
montando il fole, tutti quegli che haueuano in* 
fermi di yarie malattie, gli conduceuano àlu’i, 

CT* quello ponendo le mane fopra ciafcuno,gli fa* 
naua»Et parti uan fi i demoni da molti gridati do 
i<;*dìcendo»’Vnfei Chrijlo figliuolo d'iddio.Et 
fgri dandogli non ghia fi au a parlar e, perche fa* 
penano quello ejfereChriTlo.Et yenuto tlgiornoj 
yfcito finora andana in luogo difierto,^ le turbe 

^3 



4 



r 




t!. 




i i :tf . 


5.14 Si tv t A ^ 

io cercauatiOiÓ* yennono infino à lui, &rtt<he-» 
ttanlo,accicche non fi^artijje da ^ue^li,a quali - 
ejfo dijfe.Et alle altre citta mi bifigna tuange^ ; 
U^re il regno d’ iddio i^ercljea quello 
to mandato, c:r^edicaua nelle finagoghe di 
Galilea. '! ; 

c 1 B s V gì* lotigo tempo liiuen^o iitègiiiito !• 
turbe»pcr miracolo eWama à fc Pietro'con li fuoi:^ 
netta il lebbrofo^c fanali paralytico»* aggiunga 
con gli fuoi difcepoli Leni altramente chiamate 
Matthco,e fi non de comunicare con gli peccatori 
^ fippende quegli che digiunano per vana gloria* 

C A P» V. 

E 'X fu y Jpignendofegli' adojfo le turbe per a 
vdire la parola d'iZiio, ^ ejfoftaua lun^ 

ero il lago di Gene!^reth,(:iT‘yiddedaé naùev 

ihefiauano longo il lago, O* di quelle erano yfei . 
ti i pefcatorijauauanoie reti* Et entrato in yna 
delle nam,che era di Simone lorichiefe òefi 
fcoflalfe al quanto dalla terra, ^ fedeìtdoin* 
fegnaua dalla nane alle turbe. Et tome reffò 
di parlare idiffe à Simone, menane in alto, cala** 
tele rete ysslre alla prefa.Et rijpondendo Si<^ 
fnoncjgli (ù^e. Precettore, noiajfaticatici tutta 
mtte,niente hahbiamo prefo , non dimeno nH* 
la parola tua calerò la rete. Et fatto queTlo, 
TÌnchiuJono yna gran moltitudine di * 
■cr rompeuafi la rete loro. Et accennano aB 
compagni nel l'altra nane che ytnijlino adatto 
ìàrgluEjt yennono, empiemo ambe due le 

. mmt 






t: A 7. IT| 

ìntu€ytn moia thè affundauanojaquaìe cofu yeg 
^endo Simon Vietro sfi ^tttb alle ^inochia del 
Siffiore i dicendo. Vartiti da me Signore per^ 



de fané huomo peccatore , impero de yn§ 
fiupor^Chauena circundato tutti que^ 
gli che erano [eco , [opra la prefa de pefci 
iIk pigliata ÌMieiefio ,fimilmme > cr lacoj^. 


...3* i''* 


*f Jrl^ 






ilS s; I V C A 

Mat.S.a o* Gtottannì figlinoli di Zehedeo;che erano com* 
Mar.i.d pagnidt Simone,^ giesv diffe à Sirnonem 
ìionternerejtu piglierai da qminan^ Imomi^c 
ni condotte le nani à terra, lafciate latte le 
eofejo fegnitornoj ^fu,ejfendo quello in 'yna 
delle citta,^ ecco yno ìmomo pieno de lebbra, 
yegendo G l E s v,gittatoficon la faccia à ter^ 
rado pregho ,dicendo.Signore fe ta yuoi,tH 
puoi mondare. Et dtfiefa la manodo tocco dn 
cendojyogliofia mondo. Et fuhito la lebbra fi 
parti da quello.Et ejjogli comando che non lo 
dtcejfe à per fona, maya dimonTira te fiejj'o al 
leui.i4.a facerdote , O* ojferifci per la tua mondatione 
come commando ìAofe in teYlmonìo à quegli. 
Et magiormente fijpargetta la fama di quello, 
tp* congregauatifi molte turbe per y dire effe* 

re fanale dalle infirmila loro.Et ejfo fi ritiraud 
Xiat.9.a luoghi deferti oraua.Etfu m yno de dt,et D 
>lar.2.a ‘ ejfo mfegnaua,^ ipharifei fideuano,C^i dot- 
tori della legge iquali erano yenuti da ogni cd* 
fielloji Calilea,<p' di \udea,et dt \eru fiale, et la 
y irtu del Signore, era à fanargli.Èt ecco buomi-. 
ni che portauano yn huomo nel lètto jl quale era 
paralyticotC^ cercati ano diportarlo dentro, 
porglielo auanti.Et non tréuando da che parte • 
lo portafiino dentro per la turba, faliti foprail. 
ietto, per le tegole Io mandomo giu infieme con 
il letticello in nie^^, auati <t g i e s v.EPyedu^ 
fa la fede di que^i,dijj'e à qllo, Iduomo i tttoipee 

can 


■ n 


CA». r.- ^ «7 

t iati ti fieno rimeftfEt contincìorno àfenfareglì 
fcTihiyCr pharifet Jicendo,Cht è queflo^che farm 
la lebeTìemmieidìi può rimettere i peccati fe non 



ro cogitatione , rijpomlendo dtffe à quegli che 
penfate ne cuori yoTirifche cofa è pii* facile à di- 
réjpetcati tì fieno rimefiiiò direjteuati, ye* 

• y * 


Et acchche yoì fatiate c/?? // figliuolo Je Plmo^ 
mo ha in terra potesia di rimettere i peccati jdtf~ 
feal paralytico.lo ti dico lieuatijto^li il tuo let-^ 
ticellOi^ ya in cafa tua,Et quello fubito in pre- 
fen!^ loro leuatofijtolfe in che^iaceuaj^ nndo^ 
fene in cafa fua^glortficando iddio j cs* yno 
pore prefe tutti iC^^lorìJìcauanolddtOjCjrfnmot 
ripieni di timore ^ dicendo j noi Itabbiamo •> eduto 
Mat.9«a hoggirofe incredibile.Et doppo quelle eojè yJH 
Mar.z.b fuorUyCt yidde 'imo publicmoydmmato Letti ^che 
fedeltà al bancììOy^ dfjj'sgli,fe^uita mcy^ que^ 
fio lafciate tutte le eofedeuatoji lo figuito.Etfe^ 
ceglt Leni yn^an comiito in cafa fua CT* eraui 
molta turba dt publicaniyZ^ di altri che con que^ 
fi erano po^iàtauola,Et gli fcribi pljari 
fei mormorauano contro à difcepoli fuoiydicendth 
J^erche mangiatOyZJ* beeteco publicaniy co pec 

eatorifEtriJpendendo g ie s v dtJfeàquegluCo 
loro che fono fimi non hanno bijogno del medico, 
ma quegli che hanno maledo non yeni à chiama 
»iat.p.b i iufiiima i peccatori alla peni t enti a.Et quegli 

2iiar.z<c gU dijf)no»Eerdfe digiunano i dtfcepoli di Gio- 
uanni JpeJfo,c^ fanno le orationij^ fimilmente 
anchora quegli de pharifei cjyituoi mangiano, 
cr beono^à iquali efio diJJè.Oh potete yoifare che 
i figliuoli della cafa nuttiale digiunino mentre 
che con quegli è lo Jj^ofoiMa yerranno dijquando g 
fara leuato da loro lo Jpofojallhora in quegiomi 
Sgitmeram^Et dicetia anchora yna fimihtudine 


c A r. vr. W 

iqae^U»Chenejfuno mette yna commejfura di 
yefiimeto nttouo in yejfimeto ytcchio^altrimete, 

C7* row/»e i7 »«oko,C7' yecchio non conuiene la' 

commcjjnra del nuouo.Et nejfuHo mette il yin& 
nnotto negh otri yecdì 'h ah Tementi romberà gli 
etri^l yino nuoM»Voffo fi yerftra» V‘gU oi ri 
^ ^iranno.Ma è da mettere yino nuono in otri 
nnonitip* ambe duoi fi conferuano» E* neffuno 
ehe hahbia belato il yecdnj,fubrlo yaole il nuo* 
uOi^ehe.dKe il yecdiie e meglio» 

Gli difcepoU arrancheno le rpiche nel fabbato e 
ChriftogUdefcnleconlo ea^ìodi pamd,Chri- 
fio fana la mane (*ccca>e come elege gli dodeci apo» 
fioli>e appreflb hauedo Tanati molti» indegna ilqua 
le e il fummo bono e la perfezione de la legge e aa 
cbora che frutto fa k vdirc la parola d* iddio. 
m c A P. V I. 

A fa^nelfabbato feeundo frimo,che,^JueU 

^ J^lo pajfajfefer lnogbifemmati,0* i aifie* Mar.t. 
■i* polt faoi fiteglienano delle jpigl>^j O* man^a^ 
kf uano ,flropicciandole con le mani. Et certi de 
fharifei dicevano loro^ht cofa fatetche^ non e 
1 0 lecito fare ne fabbaùf Et rifondendo à quegli 
ta ' c I E s V dijfe» Ne quello certamente legn 
m gesli che fece Danèd , quando hebbe fame ejjo» 
tth CT* erano feco, in che modo egli entro 

ati nella cafa d* iddio, Cjr prefe i pani della^ pro^ 

aàt pofitione, CT* mangiò, CT* dettene anchora àque^ 
w» Mgltjche erano feco, iquali non era lecito mangia* 

Ìk refe non folamente a facerdoti» htdiccHa à que* 




no 


%li M figli ttolo delVhuomo e anclma Signore del 
Ef/ff anchora nell* altro fabbato^ che 
Mar.j.» ejjo entrapi nella fmagrga, ZST infegnafi. Et 


era qniw yn Ì7uomo,<p' la mano fan delira era 
ficca» Et gli fcrihi» C?* fibartfit l* offeruauano 
fi fanatta nel fabbatOjAccioche trouafiino dcn~ 
de étcctffare quello»Et effe conofieua ì penfieri 

loro. 




4 


C A P. 


V r. 


ut 


UrOtV* di ffe air intorno die haueua la mano fec^ 
èaMati.csr fla nel we;^yEtri';;;>andofiflet- 
te^Diffe aduncjue à^ue^rU g l E s v* Io 
mando fegli e lecito ne jabhati fare bene, o faf^ r 
nialef fcru are l* anima, 0 perdcrUf'Et gnardati 
intórno tatti tdtjje aU*hnomOft{iTfendt la tua ma 
1*0, cr quello cofifece,crfu reTlituita lafua ma 
no fana come Valtra,c^ ej^i fumo pieni di JhtU 
tia,CP* parlauanofia loro quello chehauejhno a 
farecontra g l E S v. E* fu in que giorni, egli 
yfci nel monte à orare, ^ era la notte Vigilante 
nelaoratione diDio.Et quando fu fatto ^ior~ 
tio,chiamo i difcepoli fuoi,cr eleffe dódici dt loro 
ìqualt chiamo anchora Apo/ìolt.Sinione ilqual Mar.j.b 
Cf/)i.tmo anchora V tetro, et Andrea fuofiateHo,cr 8c 6.» 
locopo,is?* Giouanni,Vhilippo,c^ Bartholomeo, 
Mattheo,^ Thomafo,lacopo figliuolo dt Alpheo. 

Et Simone.che fi chiama Zelote, ludadila- 

. eopo, C7' lada Scaricte,ilquale fu traditere.Et 
di fcefo con queTli, fette in luogo di campagna, • 
cr la turba dedtfcepoli fuoi, cr vnagran moU Mor.j.b 
titudtne di plebe di tutta la ludea, cr lertifal^, 
et della maritima Tjrro, et di \ydone,iqualt era^ . , 
no yenuti à ydirlo,U' ejfere fanati dalle loro ma 
ìattie.Et quegli che erano tormentati dagli jpi- 
riti immondi,^ erano fanali,^ tutta la turba 
cercaua di toccarlo, perche da quello yfciua rir- 
^tu,cr fanaua tutti- Et efio aliando gli occhi 
uedifiepoli fuoi diceua-Beati poiteri perche yo- Mtr.y.» 

jtro 


ut S. tv C A 

firo e il re^o di Dio.Beati che hauete f)orafame, 
perche farete fatollati. Beati yeì che bora piange^ 
te,percheriderete.BeatiJiete cjuando yiharan>~ 
" no in odio gli huomìni, o* yiharanno fep^ratp^ 
fuillaneggiatiat^ fcacciato il nome yoTiro co» 
me cattino per cagione del figliuolo dello hno» 
mo»KaUegrateui in quel di» ^ fate feTia perche 
ecco la mercede yoTlra e grande }:e cieli^ perche 
fecondo quefle cofe faeeuano i padri loro à prò» 
Affio.^.8 phethMa nondimeno guai à yoi riahi, perche ha-^ 
IccL^i.t lacofolatione roJìra^Guai à voi che fietefa 
toUijpercheharete fame.Guai àyoi che bora rim 
> dete , perche lacrimerete ^ CT piangerete. Guai 
à yti quando haranno detto bene di yoi tutti 
gli lìuomini, perche fecondo que^e cefi faceuM» 
Mar.f.g ffo ì padri loro à fai fi propheti.Ma à yoi dico che 
ydtte. Amate ì nimici yo?ìri,fate heneà que»^ 
gli che yihanno in odio» dite bene di quegli che 
yi maladicono:<y orate per quegli che yi calun» 
niano.A quello che ti percuote nella mafcella por- 
gigli anchora V altra à quello che ti toglie il 

mantello non gli prohihire anchora la tonacha, 
Mat.y.b f,tdaà ciafiuno che ti chiede»^ da quello die to ' 
Tob. 4 .c le cofe tue, non ridomandare» Et fecondo che 

Wat. ó.g yejgfe che faccino gli huomini à voi, fi’- 

milmente yoi anchora fate loro.Bt fi yoi amate 
quegli che yi amano, che gratie yene ef perche, O* 
i peccatori amano quegli da quali amati fono et 
*' ■ •’ fi yoi farete bene^à qu egli che yi fanno bene, che 

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^^ratìa yene eìCertammte anclìora i peccatori 
ptnnocjuep-o.Etfe yoi harete preflato à <]t*cgU 
da quali rei Jperate di r 'neuere, che^atia yene 
e^ perche art diora i peccatori prélano à pecca- 
tori accio che fieeuino ai tanto» An^ amate i ni 
mici yoflri,<y'fatrÒene,cnpreflatenof. fperan- 
do di la cofa alcuna, cr ftra^ande la mercede 
yoslra, farete figliuoli dell* alti flimo, perche 

tjfo e benigno yer fogli ingrati, C7* cattiui.Siate 
aduque mi féricordiofi,come andtora t mifericor- 
I diofo il pMre yoslro» ^on giudicate, cr non 
farete giudicati»l^on condannate, C7* non fare- 
te condannati. Rimettete ,CP' farauui rimeflò. 
Date,ci^ farauui dato.yii fura buona calcata,Q^ 
fiofla,^ foprahendate daranno nel rostro feno, 
perciò che per la medefima mijùra che yoi mi- 
furate.fara rimifuratoà yoi.Rt dtffe loro rna 
fimilitudine.Ohpuo rno cieco guidare rno cie- 
co? Oh non caggione ambe duoi neìlafoffaìEno 
èdifcepolofopratl maestro fuo,0* perfetto far a 
eiafeuno come il maeflrofuo. Et perette yedi il 
hrttfcolo ne Cocchio del tuo fiat elio, V non con- 
fderi la traue, che e ne V occhici propri o?o come 
' puoi dire al tuo fiatellojfiateUo laflta che io ca- 
lti il bru fedo che e ne rocchio tuo non yeggen- 
' do tu flejfo ne V occhio tuo la traue. Uipccrito 
lena prima latrane de Vecchio tuo,^ alCìjo^ 
ra redrai di cauare il hrufcolo, che è ne V occhio 
del ttto fialelló , per che non è buono arbore 

quel 


Dcu.if.b 


Mat-7.a 


Mat. 7 .» 

Mar.4.a 


Mat.xf4> 


Mat.ro.e 

Gio.ij.b 

Mat.7.a 


Mat.y.c 

Maral» 



114 


S. L V C A 


quello che fa fimo cattinole arbore calttuOycheC 
faccia buono frutto. Perche ciafcuno arbore fi 
conofie dal fuofi-utto.Verche dalle {pine non rac- 



colgono fichi, ne dal pruno yendemiano tyua» 
il buono huomowanda fuora il buono, dal buo* 
no thefauro d^l cuore fuo, er il cattino bnomo 
dal cattino theforo del cuore fino manda fuori il 

cat 


“ffi! 


Mtihto* Verétìe daUaabudatitia dii cute farla 
la hoccca ferche mi chiamate SignorejSi- 
gnoreitP* non fate quelle afe d>eio dicoÌQua-^ 
luncpte yiene à motip' ode le mie farole, tjy fa 
^eHe,yi dintoTlrero à ehi fa fmile.Y.glt e fimi-^ 
leàynohuomOiChe edifica yna'cafa^che cauiìy 
ddentre,KP* fofe il fondamento Copra la pietra, 
O* fatta la inundatione,percoJJeil fiume in quel 
la cafa,cp* non potette mueuerhy perdie fonda- 
ta era fopra la pietra, Ef quello che ydi, tp* non 
fice^fimtleàynhuomOicheedifico la eafafua 
fopra la terra, fen^a fondamento neUaquale 
percoffe il fiume, ^ fu Sito cadde, cr ftcefi^a» 
• rcjiina di quella cafa„ ^ 

OH RISTO fan» it feruo ^el' Centurione r 
puoi (ùfcit* il figliuolo de U vedoua e come rìman 
da gli diicepoli di Giouanni e gli da tefiitnonio 
cEiarote riprende l'incurabile impretadegli Giti» 
dei>e puoi eficndo à mcnià ne la caia d*vn Pharifeo 
venne vna dona alla quale fu perdonato tutti gli 
iuoipeccati«egH Giudei mormorarono infra fé. 

CAP» V r 

\ TT^ T poi che Itebbe compite tutte queSle fue 
jlf^\iaroìe,ydJìdù il popolo;^ entro in Capemau,. 
C 7 * il feruodCyno certo Centurionej,hauemloma 
lefiaua per morire Jlquate ^tr era caro, e?* ha-^ 
uendo ydito di Gli s vernando à lui ivecchi di 
Giu dà, predandolo che yeniffe,cp^ fànaffeil ftt 
uo fito,Ìt qued "venuti a G i e s vd'opregana-^ 

waefiicacemete/licettdQ»JòdÌ^^^^^ 

i. \ 2 " 


Mat.7.d 

Rom.ze^t. 

lac.i.d 


Mat.S.ti 




C. tVCA 

faccid ^Ufyfoj am4 Id ftoTitdt 

effo ci edijicofitutge^d.^ o i E s v andana com 
Et gta non effettdo lunge dalla cafa, gli 


mando tl Centurtone amici , dicendogli. Signo^M 
re non ti yoglia affitiicare^fercheio non fono de- 
gno d)t tn entri fìtto il tetto mìo»fer laqual eo- 
fa ne me fìejfo ho re tate degno di yenire à te, 

ma 





C A f» VII* 


117 


•Si ni4diconU^arol4,V* fanerajsi il mìo firuOf 
Waf. perche anchcra io fino buomo consliu^o fitto 
potesia ,bauendo militi fitto dime, (y* dico à 
^esio ya y* ya, cr à yno altro vieni, y* vÌ6* 
ne,o* al ferno mìo fa queslo, o* lo fa.Et ydite\ 
que'^eeofi,<i lESV fi marauiglto di lui,y rim, 
uoko alla turba che lo figuitaua, diffe, loyi di^ 
eo,io non ho trottato tanta fede in VfiraeL Etri-* 
tornati àeafa cjueglt chefurno mandati, ritro* 
uorno fano ilfsmojche era infermo* Et fu, di^oi, 
egli andana nella citta cfie fi chiama ^ain, 
andauano con ciucilo molti fuoi difiejfoli, et affai 
^ turba*Et come fi apprefilò alla porta della citta^ 
ecco che yno morto era portalo, ynico figliuolo 
hUa fua madre, V* <jut7la era yedoua,y moltct 
turba della citta con quella, yhaut dola yedut^ 
il signore gli hebhe copafiioe,ip* diffegli,no pia-* 
gere. Et accoTlatofi, tocco la bara, CT* quegli che 
. portauano fifermomo.EtdiJfegiouaneJo ti dico, 
leuatitCJt* pofifi à federe quello die era morto, C7 
comincio à parlare, y detelo alla madre fua. Et 
yn timore prefi tutti, glorificauano iddio di 
cetlo»Perchc yno gran fipìfeta è fufcitatofia noi, 
Ct'percife iddio ha yifitato la plebe fua, t^an-^ 
dò queslafama di lui per tutta- la Giudea <y» 
jji per tutta la circunuicina regione* Et di tutte 
quefie co fi ne feciono auuifito Giouani i difiepe 
1^1 ’ I$ fuoì*Et Giou.mi chiamati duoi de fuoi di pepo* 

fin li/nadogli à Q x i 5 V difendo. Sei tu quellf 



Mot.lt, 9 


> 


• I 


■ ' jjlft ^ ® 

tf yenìre,o ajfeniamo yno altrùi Et yenktp 
4 luì gli huemini diffonOj Ghuanni Eatùsia cj 
ha mandati à tejicendo^. Sei tu^ quello che ha à 
yenìre:ò a/pettiarneyn ahrotEt nelUmedefima 
bora [ani molti dalle loro malattie CT piaghe» 
Cr da /piriti caltiui, esr à molti ciechi deno il 
yedere. Et ri/pondendodiffe loro* Andando jridi-^ 
tt à-Giouanni quelle cofe che yoi hauete yedutOy^ 
C7* yditejcbe i ciechi veggono, i. !^oppi yannoj $ 
lebhvoji fono mondati,i firdi odano,i morti riJU^ 
[citano, à poueri Ji euangeli'^^,^ beato e ehi^^ 
etnque nonjia [candali!^to in me*Et partitiji i 
puntijdi Giouanni, comincio à dire di Giouanni 
alle turbe.Che y/ìish yoi à vedere nel deferte^ 
yna canna agitata dal yentof Ma cheyJctUi À 
yedereìyno huowo yéFlito di delicati, yeslitnen^ 
ti? Ecco quegli iheji yeTlono di y Alimento pre^ 
tiofo,cr yiuono indelitie,fino nelle corte deB^e^ 
Ma (heyfiiTlià yedere?/fno propheta? Certa^ 
mente io vi dico, CT da piu che propheta* Qi*e- 
^ ^dqùale è ferino*. Ecco io mando- 
l*'Angelo mio auanti alla faccia tua,ilquale pre^ 
pareva la via tua auanti à te^P^che io ri dico,, 
che tie/Junofia i natidi donne, em 'ag^orepro^ 
pheta dt.Gmani EattiSia.Ma no dimeno queU%. 
le che e mmorenel rew d'lddìo, èmaggioredà 
ìùhEt ydendo tuttòH popoìo,ZT » puhltcanigm 
fiificauano iddio , batte:^ati del battefimo di. 
emannLEt. i Pbarifih i pariti della leggo* 

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JJre^l^wo f/ conjìglio di Dio infeThpi, no lat’» 
te^^ti dalui.l^t dtjje il Si^ore. A chi adunque Wat.rxJfc 
aj^imiglieroglt hubmini ai queTla generai ione? 

Cr àidìifono fintili? fom fimili à fawiugli che 
feggpno nel mercato gridano f a loro, ^ di^ 
cono.tJoiyi hahbiamo fonato, non faltaTlh 
noi yi hahhiamo cantato canti lugubri, O* non 
ftangèsli* Pm/o c/x* egli è yenuto Giouani Baf 
4 iTiajnon mangiando pane,ne beendo yino,Ct* 
dite egli ha il demonìo*Zgli e yenuto il figliuoU 
deirhuomo/nagìando,f:p* beendo, CP* dite* Bcc9 
huomo diuoratore, beuitore di yino, amico 
di publicani, ti?" peccatori. Et è giuTUficata la 
fapientia da tutti i figliuoli fuoi.Bt pregaualo 
9 yno certo de pharifei che manTÌaffe ficco. Et en* 
trato in cafiadel pbarifieofi poje à menfia , CT' ec-^ 
co yna donnacW era peccatrice nella citta, com- 
mo fieppeche c 1 1 s v era pollo à menfia Jn cafia 
del pharifieo, porto yno alaballro di ynguento, 
fsrfiando à piedi fiuoi di dietro, piangendo con U 
lagrime, comincio à rigare i piedi fiuoi, CT ce co* 
f^li del capo /itogli afi'iugaua, C7* baficiaua i 
piede fiuòi,^ corni* ynguento gli yngeua.'Et ye- 
dendo il pharifieo che lo haueua chiamato, parto 
fra fiedicendo'.Se quello fiulfiepropheta,certamen 
ie fiapreìdje chi,tp* quale è la donna che le tocca, 
ferche è peccatrice.Bt rijpondendo G i E s v dijfie 
à quello. Simone io Ito da dirti alcuna co fa, 
qneHodiffe* Di Maéko. Erano duei debitorià 


n 


l ^ 


1 • • • 



ynd certo cl}epreTiat(a,yno doueua cìnquè cé$" 
to denari V altro cinquanta, tP* non hauen» 
do quegli da pagare , gli dono à ambe duei» 


Quali adunque dt queìii, dimmi V amera ftu» 
Kijpondendo Shnone di{J'e,.le ftinto che queBo 
à cht piu dono. Et quello gh diffe, rettamente 
^itedàcaTHiE^ riunite aUa doanaQiffeà simmi- •. 
y ^ ’ Y« 



c A V X X r- 

V«fc tit que^a donnaflo mirai in saft tua, o* 
non desìi V acqua à piedi miei, CT' queTla con U 
lagrime ha rigati i piedi miei,^ co capegli del 
tape fue,gU ha netti* Tw non mi desìi il baJaOj 
quejha tia che ella entro jeon re?To di bafciare 
$ piedi miei* Tu non yngeTli con Volto il capo 
inio , c?* queTla con lo ynguento ynfi ipiedi 
miei, per laqual eofa io ti dico, che molti fuoi 
feccati feglt rimetteno, perche molto amo*Eta 
chi manco fi rimette, queslo manco ama* E* dif- 
fe à quella i peccatiti fi rimettono, CP* comm» 
domo quegli che erano infieme à menfa, «ì diro 
f-a lorojdii è queslo dte anchora rimett e i pecca* 
tiÌEt dijfe alla donnadafede tua ti ha fatta fai 
•9M,yainpace. 

C 1 s S V circolo con alcune Jcnne cte gli mi* 
fiiftrauano delle loro faculca ù n*ando per diuerfi 
luogEite molte turbe lo rrgutcauano a le<]uale di* 
chiara la parabola del reminatore>e come fe de odi 
te la parofayC infegna liquali fono li iàioi frategli* 

! « paifando il mare fa ceflare la tcmpeAa»e guariffe 
* rindemoniato in la terra di Gadarani>e fanala 
’^ona del fluflo del fanguee puoi reAituiffe la vita 
alla figliuola dilairo* c A P* Vili* 

A T/** dipoi, et effo andana p la citta, et cafit 

predicddo,et annutiaile tl regno di Dte, 
Cjr I dodici con qllo,et infieme alcune donne, che 
erano fiate fienaie da^li jpiriti cattiui, t/ dalle 
infirmit a, Viaria che e chiamata ìAagdaknaJkl 
la quale erano yfeiti fette demoni j et Ciouanna 

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moglie di procuratore di HerodejC^Sè^ 
Mat.i|.a fant^a,cp' molte altre lequale gli minilhrauanct 
Alar. 4*a delle loro f acuita* Ef contenendo molta turba. 



gjrconcorrendo àlui di tutte le città;dijfepcr 
pmitìtudine.^gliyjct il femìnatore à /emina* 
resi feme fuo, er mentre che feminauat altrt 
cadde lungo la yia,cjrfu calpeTio,^^ gliyccegU 



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itlcUloUmàngiomOyV* altro cadde [opra la 
pietrdtV* natoli fecc\perche non hauenahumo-- • 

^ re}K^altro.caddeJraleJpine,0'lcJpinenatein- 
Mjieme lo fo^ocomo,ìLt altro eadde $n buona ter» 
ra,crnato fece JruttOt cento fer yno, "Dicendo ’ * 
queTie cofegridauatchi ha orecchi da,ydtreoda. 

Et domandoraoloi dtfcepolifuohdkendojcìjepa^ 
rahoUèqaeTUì Et quello dijfeÀ yoi è dato il co 
nofcereÌ7mlÌerq del Kfgnoì iddio, ma agliai» * 

tri per parabole ioccìoclìe yedendonon yeg^L Fat. ag.f.g 
ffOiCT* ydendo non ìntendano,Et e quesla la pa» 
rahola ài feme t la parola di Dio, < 7 * ^aegli die > 
Jhno lungo la yiajono quegli che odano^ dipoi 
yìene il dianolo, tD* togliela parola dal cuore 
loropocdoclìenon fi faluino credendo. Et quegli 
Jhpra la pietra fono coloro, cU quando hanno ydi 
to,con gaudio pigliano la parola,^ quelli no» 
hanno radice àqualieredont à tempo nel tem 
fo della ientathne fi ritirano adietro> Et quello 
* cìtecaddenellelpine, fono quegli iquali ydimo, 
cr dalle foUecitudini, C7* riche!^e , CT* piacere 
della yita, andando fi>nofojfocati,ne riportano 
C Jrutto,Et quello che in buona terra, fono quegli 
effe in cuore lionellOfCr buono, ydendo la paro» 
la,laritengpno,t^futlificanocon perfeueran^ Mar 4 ^ 
tia. Et neffuno battendo accefa la lucerna , la Mae.iox 
cuopre col yafo,o la pone fiotto il letto, ma la po» Mar. 4 .c 
ne fiopra il candeliere, à fin che quegli dte en» 
trono yegghino lume jperdje non e cofia occulta» 

P S 



1J4 5 . 9.* l T C A 

òe non fi manifeTlij ne afiofa, che non ji eoneL 
Mat.i).b fca^V* yenga in luce. Vedete adunqm comtneoo 
& 2 f.c ydiatej^evcheqtiàhmqnehatgli fata dato^c^ 
^^^•^•^^•qualunquenonhatanchoraqueUa che penfa dò 
hatcere.glifintoho.Etyenneno à quello la 
dre»V i frategli fuoiiisr non poteuano cottdurfi 
* à lui per la turba^cp' fagli annuntiato da alcn^ 

ni JicendeJa madre tua,cr i $u oi jrategU ftan-^ 
no fiora che ti yogliano yedere.cr quelUr rijpo» 
dendo diffe Uro.La madre midi O' i miei fiate-*, 

<3 gli fino quegli che odano la parola di Dio, c?* 
Mar. 4 .^ fanno quella. Et fu in yno de giorni j ep* e/fi fa* 
li fipra yna nane, v* i difiepoli fitoh CT* dijfe 
à quegli jtrapafiiamo di la aW altra ripa della-. t>j 
go,ZP* pàrtironfi, C7* nauigando quegli ft addo? 
menù iZP*y enne ynaprocella di yento nel lago^ 
riempieuan fi,ip‘ fiauano in pericolo 3 cjy acce 
fiatifijlo deUomo dicende.Erecettore,pvecetterc, 
noi periamo. Et quello desio yfgrido il yento, 
ip* la tempeTla de V acqua, cr cejforuo, ^fe* 
cefi tranquiBita,zp‘ dtfie lorojoue è la fede yt* 
firafEt fiauriti fi maratngliomo, dicendo fia 
lorojchipenfi che fia queslo? Verche à yenti an- 
chora,v*n Inacqua comanda, Qp* obcdifionglL 
Wat. 8.3 nauicomo alla regione dt Gadareniicbe è ah 

Galilea, ciT* Jhiontato à terra, figli 
fece in contro yn certo huomo della citta che ha* 
ueua i demoni già molte tempo, non fi yesh* 

ua di y€jHmcuto,»e habitaua in cafaj ma m 



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c A p. V t I r. i3f 



'Pt(ntttf»lfti,erhaue({oqHéslo yeduto Ciefiittgri 
tlato^fegli^ittoauathCP'cmgran yw dilfe^lTt 
Ito io àj'are teco Gieft*»f^tutlo di Dio altijìimof 


tann€ntÌ3f>erclfe coman 
JpirUé immondo che yfcìffs da i7;«c- 
tno, perche fer molti tempi ì'haueua wmto.Zt 
ira legato C9n U patene, guardato co £tppij 
V» ' 


-s. X T t; A 

frotta legami ^era traportato dal demotito^ 
.lm<rhideferti,Et domandolh g i e s \fdicendo, 
chtnome è il tuo? Et quello dijfe) lepone^fercheM 
in lui entromo molti dèmoni, CT* riclueaeuonlo, 
òe non comandaffe loro che andajlmo nello- 
Jò»Et era quiuiyno gregge di molti porchi cfje 
fafceuano itel monte, èsr pregauonlo chepermet^ 
tejfe loro entrare in -quegli, permeffelo loro, 
CP* yfciti i demoni da^V intorno entrorno ne J>or- 
ci, ip* con empito Jl getto il gregge pel prectpitio 
nel lago, er afogofii. Et yeduto il fatto quegli 
’c1jégltpajceuaiio»fugimo3eip*ridiljonlo nella cif» 
ta,^ nelle yilleXt yfcirno fuori à yedere il fot 
tOiCT * yemteno a ciES ViO'trouomo rhuomo 
che fedeuaÀalquale erano yfciti i demoni, yefii^ 
to,èSf* difana mente à piedi di G i E 5 Vj CT* tf- 
merno.Et ridicono ancimaà quegli coloro che 
haueuano y cauto jcome f ujfe fiato fanato V inde-- 
fn»niato,èP’pregomolo tutta la moltitudine del 
taefe ciramuicino de Gadarent che fi partijfe^ 
da loro, perche erano prefi da^antimore.Et ejfo 
. Calito f)praianaue,fi ritorno, Ihuotnodal 
quale erano,y fitti i demoni, lo pregauadìe fufiè 
ijeco,ma Gli svio licentio dicendo, ritorna à ia 
\fa tua,^ narra quantegrancofi ti hahVta fat- 
te iddto-Et ondo per tutta la citta, predicando, 

quanto gran cefi gh hauejje fatto G I B sVt-Ef 

fu clje ejfendo tornato g i e s \Ja turba lo rice. 
me,perJìe tutti Vajpettauano. Et ecco renne mo 

huo 




C A p. ' T 1 I I. 


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fili huòmoy tìqualt haueud nome lairo. Etejjhera Mar.9.e* 
Trinàie della fmago^a, ty pttato à piedi di Mar.f.k 
rpeji c I E s Vipreganalo die entraffe in cafa JfUajPer» 

^ thè egli haueita yna ynica figUù(dd,<juafi di an 
ni dodici „iy quesla p morwa. Et ne Mandate le 
tnrbelojhigneuano.Ì.tyna donna che haueua Mat.^.c 
iijy ilfinffodeljangu e già dodici anni, laqu ale 

f/jjii uendojpefonemediciognifua fn?lantia,da'aU 
^Rl cuno non era fiata g»arita,Jiaccasio di dietro^ ^ 
«/|nj C?* taccola fimbria del fuo yeslihento, CT* fubL 

/gufi ^ fi fermo tlfiuffo del finga e fiio^Etdtfie c l e- 
liick s v,chi è quello che mi toccof E t negandolo tutti» 
diffeYtetrOjO’ queghclye erano feco» Vrecettore, 
y/b le turbe ti firingono, CT* infiangono, CT* di, chi 
mi tocco? dìjje Gii sy,. qualiuno mi tocco » 

STiff percìte io ho conofdute che egli e y fetta yirtu da 
igl/ii tne,yeggendo la donnk eh* ellà non era occulta» 
i^/i( temendo yenne , cìt* gittofii auanti à lui 

manifeTiogli in prefen!^ di tutto il popolo, Jer^ 

£fj ehe caufa rhauejfe tocco, ^ come fubito fufie fa^ 

" nata,^t ejfogli difie,confidati figliuola, la fede 
tua tifiluo,ya iUpace»Parlando quello anclìo» 
ta,yenne ynocerto dalla cafa del Vrincipe della 
finagogha,dkendogluLa tua figliuola è 
lion noiareitma^irOiEt G i £ ^ v hauettdòydt* Mar.fiC ; 
to,rifiofé à lui dicendo. No» temere, credi fola- 
mente,^ pira falii a. Et. yenuto in capi, non la» 
feto entrare pfeo alcuno fenon Pfrtro, Iacopo, e?* 
Q.iuedni»ot H padre jt la madre (UUafanciulla. 


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Et tiftti laftan^tuano ^ Vattmanfi. Et ^ueUìi 
òffe non piangete yU fanciulla non è morta, 
ma dorme. Et ffregiauonlo fapendo dì ella era, 
morta. Et ejjò cacciati fuora tutti, ^ 

mano di quella grido, dicendo, fanciulla leu etti, , 
, M * Èt ritorno h Jpirjtofuo, CP' IìmJU fubito, CP* fo-j 

i. 'tnandoeÌTeglifuffe dato da mangiare, Cjr i pa^, 
rentifuoifluphmo.E^ejJocomandblorochenou- 
dkcjlino il fatto à perfino^ , .*4 

C H R t s f o m«n Ja eli flioi A pof^oH ^ predi-* 
earcyt come Herode fi dubita de la fama di Gie-' 

S V«e come ciba eirea cinque mila biiomini^ e Pia- 
tto ilconfelTa eCfer Cbrifto.e ammotiifce alla croce^ 
c puoi fi tranftorma nel mortele fana Tincurabila. 
indemoniato>e ammonifcegli difcepoli alta liuml-' 
lita>e riprende quegli che domandano vendettA»^ 
apreifo fi fcriue di quegli che il veleno feguire* ^ 

CAP» I' X» 

Mat.xc^a f chiamai i i dodici , dette loro poteTfa, ^ 

’ JCa^utorìta fopra tutt i i demoni, die fanaf» 

fino le malattie, CT mandoglid predicare il re*, 
gnu di DiOtO* à fanare gli infermi , cp* diffe à . 
quegli jion portate alcuna cofa per yia,ne 

,ne tafcajne pane, ne den<^rijte habhiate duop, 
tonache per yno. Et in qualunque cafa yoi en* 
Fat.fj.g trerete,quiui fiate, cp- di quiui yfiite. Et tutti 
quegli che non vi riceueranno, vfeendo di quella ^ 
citta ,fcotete anchora -la poluerc da piedi vofiri , 
in teslimonio centra di loro.Et vfeiti fuora, an* 
dauano attorno per i caJlegU cuangeli^^nde er 
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J^anJo per tutto.Et ydi Her$de Tetrarca tut^ MatiV.* 
te le coje c1>e erano fatte da lui,ip^ duhitaM, per War.S.b 
detto da alcuni cU Giou^ era ri fu fetta* , w 

tp_ da morlijC?' da alcuni che Helia era appari* . / 

da altri dte yn propheta de^li antichi era 
® TttfUfcitato,T.t diffe Herode, Io decapitai Gioua* M«tr4«b 
chic queTloydel quale io odo tale cofe?C^ 
cercaua di yederlo.Etritomati^li AposÌoli,gU 
narromo tutte quelle cofe che eft fatte hauieno» 
prefi quegli ypridujfe feparatamente in Imo* 
deferto della citta chiamata Bethfaidayla* 

^t*nl cofa hauendo faputo le turboylo feguitorno. 

riceue quegli y cjrparlaua loro del Eie^to di 
Tyio^CJ* quegli funauachehauiaio hi fogno dt ef* 
fiere fanati. Et il giorno comtnciaua à inclinare, 

E t accoTfatiJi i dodici gli dtfono, licentia le tur* 
hcjacciodìe andati necaìlegli, o* yiUe arcun* Gio.*6.*« 
j . uicine aberghinoycr trouino da mangiare ,per* 
ehe noi fame qui in luogo dtferlo. Et dijfe loro, 
jyate yoi da mangiare à quegli, Etepi dijfono, 

Koi non habhiamo piu che cinque pani, dttoi 
pefiijfe noi. non andiamo, V* comperiamo da 

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mangiare per tutto t^uejlo Popolo, Et erano en ea 
einque mila hnomini. Et dijjfc à difcepoli fuoi, 
Tategh ajfet tare cinquanta per menfa, CT* coji fe 
ciono,^ ajfettorno tutti à menfa. Et prefi i cin* 
que pani ,et duoi pefci/il ^tigli occhi al cielo, gli 
benedijfe,<y* fpc>^, CT* difhihut à difcepoli che 
gli ponefiino auahti alla turba. Et mangi omo» 

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240 *. l Y C A 

C ?* fatoUoìvoJi tutti» E( leuoj^i (pttUò che awàt^ 
:^loro,doi{icicofAnidt fe:^» Et fu, che effen- 
do quello orando foh, erano con lui anchora i 
Mar^^ ^ 




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difcepclìyCjr domandogli, dicendo» Chi dicono le 
turbe che io fono? Et cjuegh rijpomtendojdiffo^ 
no-Gmanni BattìTfa,.^ altri Uelia, cr aU 
«ri che alcuno de ^o^heti antichi e fùpitate^ 


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CAP, j X r. 


A4 * 



Bt lorg»Et yoi chi dite che io fono?B.iJpotu 
detufo Simon PieXro dijfejl Chriflo di D/o.Ef 
qu^Uo /fidando loro» comando che non dicej?in§ 


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'0 


quefk à^erfonajdicendo,B hifopU che il f^lh Mat.17.4 
nòlo deuhuomo patifca molte cofe , C^'che ft 4 W«r.g.« 
reprobato da yecchi j C7* "Princìpi de fac&dotij 
V* daTÌt fcrihi, V* che Jia yccifo, csr rifufcìti 

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*41' ‘ 1 T c a' 

Mat.To.d ilter '^0 Jr.tt (ficena à tutti, fe altuno yuotè •> 
^'^•5 nire (toppo me, nhghi fefteffo, cr tolga opti gior 
no la croce fua,o* J^guiti me, perche cmunque 
6Ì0.X2.4 yQjYa fìluare C anima fuaja p^der/t:Et chi 
pierdera V anima fra per mia cagione, cmeTlo Id 
fahtera,percl7e,che. ytile ne bara lo buomù,fe 
guadagnato tutto il mondo, bara rouinaio Je 
949M0.3 j^flpQrQilàjtfnficato? perciò che quello che fi fard 
f ^tignato ai mCiKU* delle mie parole, il Jigliuo ^ . 
lo Zlt'lmomo fi -vergognerà di quejb , quandd^ 

, fara yenuto nella fra maesia, del padre, o* 

de fanti angeli. Et dicoui yeramente, et fond 
àlcuni dte fiatino qui, thè non guferanno la 
morteinfino à tanto che reggino il regno di 
Wtfciy.a Dio.Ht fu doppo quelle parole circa otto por-^ 
KUsp.o ni,^prefe Ptetro,V* GioManni,v*Vacopo,& 
fidi nelmonte à orare.Et fetefi mentre ch'egli 
grana la effigie deiyolto fro yna altra, ^ il -ve 
fiimento fro bianco, .O* rtjplendente • Ergere»’ 
duoihu<yminiparlauano con quello, iquali er(f* 
no Mofe,t^ Yielta , iquali aparfi in maeTla, 
diceuano.il fitceejfo fro, (he ì/aueua da adirne 
pierein lerufrlem,z^ Pietro CT quegli ibeera^ 
no con lui erano granati dal fenno, esr desìi yid 
dono la gloria fra,V' i duot h'emm (ite fiauano^ 

' ton lui, Et fu quandi» fi partirno quegli da tffo, 

diffe Pietro à gii sv Precettorcegli è bene che 
noi fiamo qui, e^faciamo tre tabernacoli, yno 
dte,<jy yno à Mofi, V* yno. à Beltà, votrfàpen^ 


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So iptelìo (he fi ({ieejfe,Et farUndo luì quelle co^ 
fefifiece yna nugéla CìT* adomhtoglia €P* temer-^ 
fto nell* entrare quegli nella nu^la» Et fecefi 

lUci 

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yna y(Ke dalla nu^olaadicendo.Quefto èilmiu 
figliuolo dilette, ydtte luhEt mentre che fi fa* 
eeua la voce, fi trono o i e s v folo*E tacetene j 

* (inondi ffono m quedi tofa alcuna à ^enf ma 


» 


*44 ^ ^ c A' 

di quelle ^he vedutehameno.^tfu nel fé»j*enU 
di difcendendo quegli del monte, fegli fece in* 
centro molta turba. Et ecco yn huomo della tur* 
Mat.i7.i ha grido Jtcendo.Haeftro io ti fri^o Tignar* 
Mar.^.e da al mìo figliuolo, perche io ho queslo filo.Et 
ecco lo jpirito lo piglia, C7* fuhito grida, cp* difi 
fipaloconlafchiuma, ^ con fatica fi parte 4^ 
quello lacerandolo. Et pregai i difcepoli tnoi 
cheto fiacciafiino,^^ non hanno potuto.Et ri* 
Jpondendo g i e s v dtffe,ogeneratione incredn* 
la,^peruer fa, infima quando faro io apprefi 
fi di voiìcir patirouuif Mena qua il figliuolo 
tuo. Et anchora accoTiandop ejjo,lo lacero, 
difiip)) il demonio,^ g i E s v figrìd)) lo JpirU 
to immondo, o* fano il fanciullo, er rendeUo al 
padre fuo,€P* fiupiuanfi tutti fopra la magni* 
ficentia di Dio.Et marauigliandop tutti fopra 
quelle cofe chefaceuaMffe à difcepoli fuoi.Pone* 
te rei negli orecchi yofiri quefie parole, perdye 
il figliuolo de Vhuomo ha da ejfere dato nelle 
mane de gli huomini, quegli non conofie* 
nano questa parola ct * era afcofa loro, à fin che 
non la intendefiino. Et temeuano domadarlo di 
MatU^.a parola.Et entro mpenfiere in loro,chi di f 

lorofujfemaggiore,cr g i b s v yeggedo la co* 
gtatione del cuore loro:prefo yno fanciullo Jo pofe 
preffo àfe,^ diffe loro.Chiunquehara riceuu* 
to quefio fanciullo in nome mio, me riceue.et chi* 
tmquehara riceuuto me riceue quella cJ?e mi man 

do. 


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C A ?; IX. 

^tferche quello ffie è minore fia tutti Wt^quem 
fio farà ffrande^ cr rifondendo Giouanni ijfe. 
"Precettore ^noi hahbiamo yeduto yn certo, che 
faaccut i demonf,nel nome tuo,et habhiamolo prò 
hibito perche non feguita con effanoì,e^ G 1 1 s v 
^li di]je,hion le prohibite, perche chi non è centra 
di noiacper noi,Y.t fa mentre che fi compìuano 
i giorni della fiua ajfumptione, o* ejfo fermo 
la faccia fiua di andare a lerufalem, ^ mando 
nùntq auanti al confetto fuo,o* andati entror- 
c no nella citta de Samaritani per apparecchiargli Gio*4«a 
C?* no lo riceuemo, perche la faccia faa era di cìn * 

•yadia inlerufalem,^tyeggendo quefto i difeepo 
li fuoiilacopo,^ Giouanni dijfono,Signoreyuei 
tu che noi diciamo che tl fuoco difeeda di cielo CiT* 
confami quegli i cornei anchora fece HeliafEt 
riuolto G I E t y,glifgrido,dicendo,Voi non fa» > • * 
^etedi che firitOjyo^tete,perche tl figliuolo del» 

Vhuomo non venne à perdere Vanirne de gli huo^ 
fnìni,ma afaluarle.'Et andorno in yno altro C4- 
.ftello.Et fu, andando quegli per via,yno certo M«t.S.e 
gli diffe , Io tifegu itero douunque tu andrauGli 
Jijfe,le golpe hanno caueme, o'gU yccegli del 
cielo i nldi,^ il figliuolo dell'huomo non ha do» 
uepofiilcapofuo,i.t dijje aW altro, figuita me y 
iS‘ queUó dijfe^Signort lafcia che io prima va» 
t‘ di à fepclire mio padre, v* G i b s v ^/j dtjfe. 

Lafcia i morti fepelire i morti loro tu va, 

V annuntia il refft^di Pio*Lt dice vn altrove 

53 


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14^ s.. t V C A 

ii feguhere Sìgwrejinalafciamt primà pì^tù^ 
re cornato da quegli che fono in eafit mia^ "Et 
Gl E s V gli dij]'e.t^ejfuno,cf7e foTla la mano 
fua allo aratro i O* rifgnardo à dietro, è atto al 
regno di Dio* 

G I B s V manHa gli ricanta ^ilTcepoli^e r^r^fl> 
le ingrate citta de la loro impicta>e induce gli 
-diicepoli elTendo ritornati alla humilìta^epuoi cele 
htà il Tuo padre> e come in fegna il piu grande pr^ 
cetto à vno perito de la'legge per la {ImilitudiiTe da 
^ la perfona del proximo vulnerato da ladroni. ApreT 

I* io A difcriue la cura di Marta>eil Audio dà Maria 
‘Circa le prediche di CkriAo. 

G A P. X, ' 

E t doppoqinisie cofe difegnoH Signore, 
altri fettantajC^moiutogUà^ifoià duci 
ananti alla faccia fuajn-ognt citta, o* Inogo, 
Mat.p.d doue egli haueaa k yenireìitceoa adunque loro, 
la ricolta è certamente grande, ntapodiigli ope» 
raùTregate adunque il signore della ricolta,(he 
^»t,to,a'Jp'mgagli operai nella fua ricolta* Andate, ecco 
Marc.^ io yi mando come gVagtelli in me!^ de lupi* 
Non portate facchetto, ne ta fcajne cal^meti, et 
otejfuno faluterete per yia,Jn qualunque cape 
’> pi intrate dite primieramente, pace a queJla 
cafa,tp* fe quiui fia il figliuolo della pàce^a pa* 
re yoTlra fi pofera fopra quello, mafie nò a voi 
fHatae*h ^tomera,c^ neSa medefima cafa reTlate man* t 
giando CP* heendo quelle co fiejfdieyi fieno date da 
loro perdic/eperarhk degno della fua mercede. 

Non 



t; A p. X. 147 

'Ron pajferete di cafaMcafuó* in qualunque 
tjiul "Citta yoi intrate» c?' riceuanuiimagiate quell» 
filili che yi è poTioauanùtC^ fanate gli mferpiicìje 
nji fono in queUa^et dite lorojpglt ft e a^prvpin^ato 

à yoi il regno di Dioj (y' in qualunque citta yoi Mat.io. 1 i 
intrate, ^ non ri riceuanofyfiiti nelle pia!^ 

° fci qll^ et dite,Anchora la polu^e che ci fi apUco 
^ della citta yoslrà feolìamo in yoi, nondimeno fa 

5«r piate questo jphegli fi è appropinquato à yoi il re 
il» gno di "Diodo yi dico^heà Sodami in quel di fia 
’Cpin rìmefiibile,che à quella citta. Guai à te Cora 
* i ^tnguai a te Betlfaida,perche fé in "Tyro C7* Sjr W*^**?** 

t • dqnefufìineflale fatte leyirtUjche fono fiate fat * 

^ • te in yohGia fededo in ciliccio,et cenere, fi fareth- 
Jjji ' hóno tauueduti.hìa nondimeno fia piu rimefiim . 
j i| bUcà Tyro, ^ Sydonenel giudicio che à yoi. Et 

tu Capernau che fèi inoliata infinoal cielo farai , 

15, ahbaffata infino aV inferno.Chiode yoi, ode me 
^ Cr chi difpre:(^ yoi, difpre:^:^ me, ct* chi dU ‘ ^ ' 

^^cUo else mi mando. Et 
ritomeno i fettunta con gaudio dicendtnSigno-» 

^ re anchora i demoni ci fi fiotto mettono, nel nom 
me tuo.Et dijfe loro- lo yed^uo Satana cadeu» 

^ te di cielo conte fulgore,Ecco io yì do la poteTla 
di calcare fopra i fevpentì <sp* gli fiorpioni,iy^ fim 
d 1 nimico, niente yi nocera yna 

, ^ nondimeno non yi rallegrate in quefio che gli 
bui Jpiriti yififotto ponghinOéMa rdllegrateui che 
^ intmivQÌlri fona firittf ite cieU.Uella^t^ 

r§ A ^ 


af^ 


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14 ^ 


S. l V c n 


ii fegtihen slgncre^malafciamf frlmà 
rò comiatodaqmgli che fono in eafa mi^u "Et 
Gl'B.zv gli dijfeȓ^elfuno,che folla la mano 
jUaallo aratro t Z^rifguardoÀ dietro 9 è atto al 
regno di Dio% 


C 1 B s V man3a gli fcttanta 3ifccpoli>e repren« 
‘ic le ingrate citta de la loro impieta,e induce gli 
•difcepoli elTendo ritornati alla humilita^e puoi cele 
èra il fuo pa<Jrc> e come infegna il piu grande pre- 
cetto a vno perito de la -legge per la {ìmilitt^ne 4« 
la perfona del proximo vulnerato da ladroni. Apr^ 
folldifcriuclacura di Marta,eil ftudio di Maria 
circa leprediche di diritto. 


t 




r» X p. 


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E t doppo qi^sie eofe difemo Signore^ 
altri fetiantajCir memnogUà^ltfQià duoi 
anantiallafacna fuajnt^i citta, o* InogOt 
Mat.p.d dune egli haueaa à yenkeìicena adunque loro, 
la ricolta è certamente grande, ma pochi gli ope* 
yaùTregate adunque il signore della ricolta,clje 
14àt,to,a Jp'mgagli operai nella fua ricolta» Andate, ecco 
iAàts»$ io yi mando come gl* agjelli in de lupi* 

Non portate facchetto,ne tapajnecal'^meti, et 
neffuno [aiuterete peryia.ln qualunque caft 
n oi intrate dite primieramente, pace a quella 
cafa,tp* fe quiui jia il figliuolo della pace^a pa* 
te yoTlra fi pofera [opra quello, ma fie noà voi 
!Clat.to.S niomera,o* neUa medefitma cafia refiate man. • 
giando heendo quelle cofie,cheyi fino date da 

' Uro peredìefioperar tot degno delia fua mercede. 

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Ko» pafferete di cafaMca fa Ò* in qualunque 
• <cìtia yoi intratCa cr riceuanuijmagiate quella 
che yì èpoTloauanth fanate inferpiicÌTe 
Jono in quelUiCt dite lorojfigltf e appropin^ato 
à yoi fi-regno di Vioj ^ in qualunque citta yoi 
intrate, CT* non yi riceuano/y fitti nelle pia!^^ 
di qlla et dite,Anchora la poltkre che ci fi apicch 
doliti citta yoTlrà fioiiamo in yoij nondimeno fa 
fiate queJiojplìeglifiè appropinquato à yoi il re 
gno di Diodo yi dico jcheà Sodomi in quel di fia 
cpin riniefiltbile,che à quella citta. Guai àte Cora 
linguai a te Bellfaidaiperche fi in lìyro CT* Sjf- 
clonefufiine fiale fatte leyirtUjche fono fiate fot 
te in yoi*Gia fidedo in cilicciOjet cenere fi fareb- 
Jnfifo rauueduti.hìa nondimeno fia piu rimefii^ 
hileàTyrOsV'Sydonenel giudicio che àyoi. Et 
tu Capernau che fii inal;^ta infinoal cielo farai 
abbaffata in fino al* inferno.Cinede yoi, ode me 
ty difire!^^ yoi, dfipre:^^ nie, C7* chi di^ 
Jpfe!^^, me dtjpre>fi^ quello cÌìc mi mando. Et 
ritornono i fettanta con gaudio diceihiff.Signo-* 
re anchora i demoni ci fi fitto mettono, nd nom 
me tuo.Et diffe loro do vedano Satana caden* 
te di cielo ’eortfe fulgore.Ecco h yi do la poteva 
di calcare fopra i firpenti CP* gli fiorpioni,v*f>* 
pra o^ii virtù di nimico, niente yi-nocerajma 
nondimeno non fà rallegrate in queflo cì)e gli 
jpiriti yi fi fitto ponghino.Ma rdìlegr attui che 
'intmi vttiri fomfiriHi nt cieli •UeUa nude* 

3 4 


Matio.1i 


Mat.ii4i 


Mat.TO.^ 

Gio.if.a 




148 S . 1 V C A 

fima bora exttho g i b s v in jfiri/o, ^ 
ti confeffo padre Signore del cielo, O* della terra,v> 
che tn afcondelli queTiecofe da fapienti e?* in- 
teUigentiiO’ reuelaShle àpiccioli^ertamente pa 
ìàet.tiA dre,percbecoJie piaciuto auantiàte,T atte leto^ 

fi mi fino fiate date dal padre mio,^ nejfunofa 
ìIjì jta il figliuolo fi non il padre chi fiailpd* 

ire. fi non il figliuolo, a chi lo yorra reudlare^ 
il figliuolo,Et riuoltoà difiepoli fiparatamen’> 
le (Ujfi.Beati gli occhi che veggano quelle co-- 
fiche voi vedete, perche io vi dico che^ moltipro-^ 

. ^ ' pheti, C?* vollono vedere quelle cofi che yoi 

•ledete, ^non le viddono, ejy vdìfeqùtU^ cofi 
thè voi vdite, v* non le vdmio.Ét ecco vn cer»* 
to perito della legge fi leuo tèntandolo,^^ di- 
' tendo- Maefiro, che cofit facetido pofjèdero ia lA 

.. vita etenialEt quello gli dilfe,che cofit e fifit- 

^ ’ to nella legaci in che modo leggi? quello ti- 
fpondendo (hfi'e. Amerai il Signore iddio tuo^ 
con tutto il cuore tuoy^ con tutta l'anima tua, 
C;*con tutte lefor'^ tue, o* con tutta ia men- 
te tua,^. il profiimo tuo come te fief]o.E.tdiffegJi 
rettamente hai rjfioTh.FA queslo» ^.viueraii 

quello volendo iufiificareje fiejjhjijfi à g l'i 
s v,Et ci» è il prò fimo mio? Et rijpondendo ai À 
t v^tO/fitVno certo huomodifiendeua da leru fa'* 
lem m Hierico, ficontrofiì ne latroni iquali, 
V* lojpogliorno, <7* datogli delle ferite fenean- 
éUmoJafitandolo me^^ MQTtQ-it accadde die ^ 

yn* 


C A P. X. ' 14 j , 


facèrdòte difiefiper la mede f ma yra cr *»«- 
dutoio trapajfo yia. Similmente anchora ynw 
Lenita effenao prejfo al luo^o,accoslatofiy CP* 



yedHto lo trapaJJ'o. Et yno certo Samaritano 
f aminando yenne àj quello, yedHtolojfn mojfo 
à mifericordia , ct* 4ccoslatofi,fafci'ò le ferite 
futiinfundondom olio,o^ yino,^ ^onendoh 



foprd yno fipoghmento,lo conda^ffe alla hoìie» 
vja,^ hebbe ch ra di lui, Et V altro giorno partm 
dofi panati fuora duoi dinarijgh dette all* oJle, 
diffe à quello, attendigli, CT* cicche tu oltre ^ 
qùeflo fenderai, io nel mio ritorno ti renderò^ 
Chi adunque di qùeTH tre ttparche fujliprop^ 
^mo à quello che fi fiontro ne ladroni^ CT* quel'* 
io diJfe,colui che gli yfo mifericordial Adunque 
c I £ s Y glidt]fe,Va zp* tu fa il fimile. Ef fu,G 
mentreche efii andauano yO* quello entro in 
yn certo cafiello,Et yna certa donna Marta per 
nome doricene in cafa fua,zp* queSla hauéua 
yna fina forella chiamata Maria laquale andu>^ 
r.t fedendo à piedi di g i £ s y,ydiua la parola 
diquello.EJt:Marta era impacciata intorno à mal 
tefacende,c^fermatafiJijfe.Signore mnhai tm 
xura che la mia forélla/nha lafctata fola à mino 
flrarefDigli adunque che mi aiutì-Et rijpodettdù 
ciESygU di{fe,Marta Marta tu fei foUecita^ 
4ijfanniti circa tnoUe co fe ma di yna è hi fogno,Ma 
•tìa e elejfe buonaparte laquale notigli fia toltd^ 

C I E S V 3a la forma orare» e infégna come (t 
6ec6éinuam^ orare»e<lircaccia U demonio e rifpow 
dea quegli che diceuanoclielo difcacdaua in Bel* 
zeki»e denega fegno a quegli che lo dom^dano ècq 
me fé d*liauer l'animo puro è netCo»e elTcndo inuité 
to da vno pharifco repredè la loro cxCema fantimo 
' nia»e il loro impio animo. c A P. X i. 

E t fu, orando in yn certo luogo, tome re. a 
fio/pno de dtfcepoU fuoigU diffe Signore 


m 



hijegnacì orareiCome attchora inferno Glouan^ 
ni à difiepoli fuoi. Et dijfe loro > quAndo roi 
vrate dite^Vadre no?ho 


tijicatoil nome tuOj vcn^a il re^io tuo,Jìa fat- 
ta la tua yolunta y come in cielo ,and)ora m . » 
terraydacci il noTiro pane quotidiano, 

rimatici i no) ivi peccati jpcreUi ^ mifteJìigU , > • • ' 

rimet 


ll.J • ■4 
U-. > 


Ijt S. L Y C A 

rimettiamo àciafcmo^cbeci edehitore^O* f» 

" ‘ ' indurrenelUtentatione, ma liberaci dal male* 

lEtdilfeà quegli.Chi di yoi bara yno amico, 
étndra'àlui nella me:^ notte, ^ diragli arm^ 
€0 Eresiami tre pani , perche V amico mio è di 
yjaggio yennto à me,ey non ho cbeporgli auan^ 
ii , quello dentro rijpondendo dica» No» mi 
dar moleJha la porta e già cbiufa C 7 * i fanciulli 
miei fono meco nel letto, io nonpojfo lenarmi, ^ 
dartegli. Zt fe quello perfeuerera picchiando» 1 
Mat.7.« Io yi dico, anchora J^leuataft non gliene dara 
& 2I.C p^ ejferfuo amico, non dimeno per la importiti, 
Mar.ii.c fi leuera,^ deragli quanti ne ha di hi» 

Cio.i4.l> rQ2f^Q^£fjQyidico,I>omadate,cr farauui dato 
cercate, CT* troueretejpicchtate esy fieut aperto» 
perche ciafcuno che domanda riceue, C 7 * chi cerea 
troudO,ZP^ à quello che picchia fia aperte.Et qual 
di yoi padre, fe domanderà il figliuolo pane, 
gli dara la pietrafb fe il pefce,per il pefce, oh gli 
dara il ferpentefò fe domanderà yno yuouo gli 
porgerà lofcorpione?Se adunque yoi ejfendo cat» 
tiuhfapete dare à yoTiri figliuoli i buoni doni, 
quato maggiormente ilpadxe yoTlro celeTie, da- 
ra lo Jpirito fanto à quegli che lo richieghono? 
Et fcacciaua yno demonio, c?* quello era muto» 
lotZP' hauendo fcacciato il demonio ,il mutolo par 
Mar.9.^ /ò,C 7 ' le turbe fi marauigliomo, CT* certi di loro 
&i2.b dtjjonoegli fcacciai demoni in Bel;^ehuprin» 
fjpg Jg ^rnoni f Et altri tentando , cercauano 

ié 


CAP,i XI. IfJ 

'da Itti fegno da ctelo.Et effo conofiiute lo cogita* 
$fonelorO)dijJc à tjuegli, Ogni regno' dititjo con- 
tro à f^fiejfo è defolatOj C7' la cafa cdde fo^a 
la cafty CT* fe fatana anchora contro à fè fiejfo 
e diutfo^ome jlara ìlregno fuoìVerche yoi di* 
tCyche io fiaccio i demoni in Eel^bi*f c?* fi io 
in Eel^ht^ fiaccio i demoni^ i figliuoli yoThri 
in ehi gli fiacciano ? Per ^ueflo efii faranno 
yofiri giudicLEt finel dito di Dio io fiaccio i 
demonìjterto egli e peruenuto à yoi il regno di 
Dio^Q^ndo il forte armato guarda ilfuo pa^ 
la^^^iftano in pace tutte quelle co fijchepofiiede 
ma quando yno piu forte di luiyfiprauenendo 
lo. yinca, porta yia tutte le fue arme, nelle quale 
ficonfidaua, difirihuifie le Jpoglie Jue.Q^l* 

lo che non e meco, è contro à me, ^ quello che 
'« 0 » raccòglie meco difiipa.EjJ'endo y fitto yno 
Jjfirito immondo da yno ìrnomo, ya per luoghi 
aridi , cercando requie^ ^ non la trouando dice 
io ritornerò nella cafa mia domie io yfii. Et ye* 
nuto la troua fiopata,cj7* ornata,aWjora ya, o* 
piglia fico fette altri (piriti piu cattiui di luh 
Cr entrati J tahitano quiui V fannofi le cofi yl^ 
time di quello ìrnomo peggiori che le prime, fu 
quando dieeua quelle cofe,al':^}%do la yoce yna 
certa donna della turbaydijje à quello. Beato il 
yentre che ti porto, le poppe che tu fucchiasli 

C7* quello dijje, \n!>i beati quegli che odano la pa 
troia di cusìudifionla. Et congregandofi 

lenir 


'.a 


J.r 


..ri 




ty4 S. L V C A 

U turbe tComhicìnctò à dirct questa rt ottone’ e 
eattiuaja cerca fiotto, ^ nongU Jìa dato fegno 
Gio,*.a j€«o» H fcgno di lotta propheta , perche come 
lotta fu figtioà Nhtitnpij cefi fura ar:,chora 
gituolo deÙo huomo à questo generatione, L4® 
Matassa regina di Austro fi teucra in gìudich contro 
^ gli huomini di queTia nationej o* condannerò^ 
gli, perche renne da confini delU terra a rdire lo 
fapientia di Salomo, o* ecco qui piu che Salo^ 
mo»Gli huotnwi di Niniue fi leuerano àn giudi* 
Glo.j.l) do centra queTla natìone,ise condannerannola, 
Mat.f.b perche fi rauuidono per la predicatione di lo* 
Mar.4.e fia^^ ecco qui piu che lona.tJejfuno,accefa la 
lucerttajapone inluogoafcofo,nejhtto lo fiato 
ma fopra il candeltere,accioche quegli che en* 
tra’oo , yegghino lufne.ha luoema del corpO' 
pietra Q^ndo adunque Vecchio tuo fior 

femplice, CP* tutto il corpo tuo fara lucido, ma 
fefiacattiuo^anchorail corpo tuo fia tenehrofit» 
Vedi adunque, che il lume che in te, non fieno te>» 
'nebret Se adunque- tutto il corpo tuo fa Itu 
-ddoy non hauendo alcuna parte tenehrofit, eofi 
fora lucido lutto, come quando la lucernacon lo 
jpkndoreti tUumina.'St mentre eheparlauajof^ 
richìefi yn certo Vharifeo che defin affé fico 
G I E s V entrato dentro fi poffeàmefa»lc.t haue» 
doyeduio il Tharifeo fi marauiglib, che prima 
ne fitfuffe lauato,auali al definare,lEt ilsignore 
gli dijfe. ^ora yoi^harifei nettate leeofe esie^ 


C A r. J U lyy 

!fiore del calice^et del catìnOsO* quello che dt yoi 
e dentro yC peno di rapinale!?* di malitia,StoU 
ti ynon fece anckora quello di dentro y colui thè 
fece cjpieUo d% fuori ? Ma nondimeno quello cì)t 
reslay yoi date per elemcfna, ecco tutte le 
cofe yi jbno monde.Maptaì à yoi Vharifeiyper* 
che decimate la mentay^la ruta, crciafiune 
herha^pOyO* trapaffate tlgtudicioyO* la charh» 
di Dio.Et queflé cofibifo^aua fare, o* non 
r^feiare quelle.Guaià yoi affari feilperche ama^ Infr.jc.^, 
te le prime fede nelle fmagogCy a* le falutatione 
■ nel mercato,Guai à yoi Scribi Vharifei hr- ^**‘*5*«' 
pocritiy perche Jjete come ì momìmenti che non ^**^‘*^*^‘ 
apparifeonoy.^ huomini che yi yanno^ Jc- 

G^fra non fannòi’ Et rispondendo yn.certo de hot’» 
tori de la leg^eglidiffey MaeTlro-ydìccndo que^ 
fe tofe y fai anchora à noi ingiuria. Et quello 
dijfe.Etguaià yoi dottori della leggè^y perche 
aggrauate gli huomini di pejì, che non poffono- 
pot.tareyO*yoi conyn yoTlro dito non toccate' 
le fome,Guai à yoìypercfie edificate ì monumen^ ’ 
tìde propfietiy^ i padri Tof?ri gli yccifono, 
Certàmenteyoi fate tefymonioy esf‘ approuate r * 
fatti de yoSlri padri , perche nel yero quegli gli 
'yccìfonoyet yoi edificate i lorofepolchri,'p queflo^ 
fylafapientia di Dio diffe.ìó manderò,, a’que-, 
gliypopìietiyes^ Apofioliy et di quegli ne yccide^ 
ranoyet perfeguiterano accioche fi ricerchi il fah*, 
guedi tutta propbeti3arJh ila queTta ndtiont» 

Adi 


G«n 
2 
*4 




f, 1 V C A ^ 

dalla confl-itf^tìene del mondo, di Ahel 
infino alfangtte di Zacbaria,che peri fia-V aha- 
.Parali^ fg^^lacafa Certamente io yidico ei fia ricer- 
co da que^o-gieneratione.Guai a yoi dottori del- 
la leo-o-e, perche pigliafU la chiane della fcientia 
yoiftefiinon entrasli,^ yietaTii quegU clje 
\entrauano,Et dicendo loro qneslecofe,comincior- 
no i dottori della legge, cr i ?harifd nande 
mente à oppugnare, cr con. inganno à domati^ 
darlo di molte co fie, faccendoni infidi axercando 
di pigliare qualche cofa dalla bocca fina à fine 
che lo accufapino, 

C H R I s T o ammonifee di s'aftcpcrc dcl ferine- 
to de gli Pliarifci e de non temere quegli' che ve- 
■ cideno il corpo c puoi dcfendc.rau.aritia tfon efcml- 
pio e con parabole» e infogna la fimilitudinc dela 
^ vigilantia per il buono c cattiuo feruoe puoi re- 

prcnde le ttirbe. 

C A P. X I I. 

E X ejfendofi adunati migliaia de la turba, 
talmente che fi calpeTlauono V yno V altro, 
Mat.if. comincio adire primieramente à difiepoli fitoK 
Guardateui yoi jhfii dal fermento de pharifit 

^ coarto non 

Mar.*4.c‘ fia riuelato ,ne aficofojche non fi fappUPerche 
quelle cofe che yoi dice sii nelle tenebre, faran.- 
tto ydite nel lume,cp‘ quello che yoi parlaTii nel- 
lo orecchio, per le camere, fara predicato ne tet- 
ti>Et dicoui amici miei no yi Jpauentate da que~ 
* rii Se uccidono il corpo, cr ' doppo queffo non 




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' CAP. xrr. zfT 

'hanno fw okù che fare, io y$ dintoshrero quello * 
che yoihauete à temere. 'Vemete quello, ilquale 
poi dìe bara yccifojha potefla di mettere nella gt 
henna.Certamente io yi dico,temete queTto.Non 
Jl fi yendono "cinque pajjerini duoi quattrini, 
yno di quegli non è fdimenticato auanti à Dio* 
ì\a anchora tutti i capegli del capo yoUro fono 
numerati, l^on temiate adunque, yoi feti da Met»io.à 
piu che molte paffere. Et dicouifCiafchedunoche 
mi bara confeffato auanti à^i huomini,^ iljU 
gliuolo deW buomo confejfera quello auanti àgli 
angeli di Dio,C7* quello che mi bara negate aua 
ti àgli huominifara negato auanti àgli ange- ^at.ii.e 
lidi Dio.Et àciafcunoche dice, parola cantra il Mar»3.4 
figliuolo delVhuompygli fia rimejfo, ma à quello 
che bara heTiemiato centralo Spirito fimto, non 
' gli fia rimejfo» Et quando yi bar anno condotti Mat.io.b 
àie finagoghe,^àmagi7Ìrati,^poleT{a, non ^**^**j'*> 
fiate foUecitiiCome,o cbecofa yi rcjpondiate,o che 
cofa diciate, perche lo Spirito fante yi infognerà 
nella medefima bora quello che yi bi fogna dire. 

Et dijfegli yn certo della turba.Maeflro di alfa 
fello mio che diuida meco la beredita. Et quello * 
gli diJfe.Huomo chi mi consìi tu i giudice, o diui^ ^ . 

^ JòrefoprayoifEtdiJfeàquegli. Vedete, guarda»- 
teui dalla aua f iti a, perche non nell* ahondar e, è 
à alcuno la fua yita da qUe cofe che pofsiede,^ 
dijfeàqueglt yna fmilitudine, dicendo, il cam». 
po d*yn certo huomo ricco produjfe bene, CT’pm- 




S.’ LV C A ' 

* ^anafiafe dicendo j che faro io 3 che non ho ^<n$e 

pofi adunare i' miei f-uttiì 'Et dijfe faro gur- 
foy io rouiner'o i miei ^anaij C 7 * edifichcronnt 
de maggiori , e?' c[t*iiii congregherò tutte . 

, ' le cofe che mi fono nateti i miei beniyC^ diro à 

:Xjinima mia. Anima tu hai di molti beni ripa- 

. : fi per molti anni 3ripofa3mangia3heÌ3rallegrati» 

Et iddioglidtjfe. Stolto tn quella notte richieg^ 

V • 50"® V anima tua da te.Et quelle cofe che tu ap^ 

parechiajh à chi yerrano?coJi è quello 3 (dje per fi 
^ pfal. arrichifce,ne e ricco yerfo lddio3^ difje a di» . 
^ fcepoli fuoi,per queTlo io yi dico. Nonjikte foUe» ^ 

^x.Pie- )*.t Inanima yoshayquello che yoi mangiate» 

j ne al corpo di quello che yoi yesiiate.V anima e 

\ piuch'elcibo3 CST il corpo piu àyel yeliimentp» 

' con f derate i corui, perche non femìnano3 ne mie- 

tono 3Ù quali non e ceìla 3 ne granaio, CT* iddio D 
gli pafce3quanto maggiormente yoi ftete da pi» 
degli yccegUfEt chi di voi con la foUecitudine 
puoaggit^crealla fud fiaturayn cubitoìSe 
adunque non potete yna minima cofa^percìie 
ftete foUeciti del resloì con ftderatei gigli, in die 
modocrefcono3nonlauorano,n(m filano, di» 

coui ne anchora Salomo in tutta fa fua glo» 

' ' ria 3 vesfiua come yno di queJH, Se adunque 
rherba che hoggi è nel campo , C 7 * domane fi 

mettanel forno, iddio yeJlécoft 3 quanto mag» 

'■ -^ormente yeslira yoi di poca fede? Et yoi non 

cerchiate quello che yoi habbiate à mangiare» 





^ CAP. XII. 

• quello che yoi hahbiate à here, O* non eer^ * 
ditate di inalyaruiy perche tutte queste cofe le ^ 
cercano ledente del mondo. Et il padre yoTire 
fa che yoi hauete bifido di queste cofe. Ma piu 
tosto cercate il re^io di D/o, C 7 * tutte queste fo- * ; ^ 

feyifi a^^iugnerano.Non temiate piccolo gri^* 
ge, perche egli è piaciute al padre yoftro dar^ 
ui ilre^Q, Vendete quelle cofe che yoi pojfede- 
te» ^date laelemofma» Tateui /accheti che non 
inueuhianoflìeforo che mai no maca ne cieli, da 
uè il ladro nonft accoTia,ne confuma la tin^ 
gnuola, perche doue è il theforo yoTtro, quiui 
* farà anchora il cuore y ostro. Steno accinti i • 
lombi yo?lrì,c?‘ le lucerne accefe, o* yoi jimiU 
agli huomini che appettano il Signo¥ltfuo, quan- 
do ritornerà dalle no^'^e, accioche yenuto,et ha- 
uendo picchiate fubitogli aprine. Beati quefer- 
ui aiquali effende yenuto il Sigttore,glihara 
trouati yigilanti. Io in yerita yi dic^, ch*egli fi 
accingerà,^ /aragli porre à menfa, CT' trapafa 
fando^tinistrera loro.Zt fe yerra nella feconda 
yigilta, c^fe nella ter!^ yigilia yerra, ^cofi 
gli bara trouati, beati fono que ferui.Bt fappia- MaM4*.3 
te questo^clte fe il padre della famiglia fapejfe in Mar.i3Ji 
che bora haueffe à yenire il ladro yeglierehbe cer 
tamente, 0 ' nojtatirebbe chefitjje bucata lacafa 
fua.Btyoi aduque fiate parati, perche in quella 
bora che yoi non penfate, yerra il figliuolo del- 
Vhumt* Et Vittrogli diffe, signore di tu àn^ 


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1 V C A 


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queSid phrahola^o anchora à tuttu'Et ^ìjfe il SÌ- 
Uore,qualè il fedele,^ prudente dìjfen fatare, 
ilqttaleil Signore coftTlituirafopra la famiglia 
fUa per diTlrihuire al tempo il cihocon mijhràf 
Ap.itf.e ^eato.^uelferm» ilquale quando fara yenuto il 
SignorOi^o hara trottato fare cofi* Veramente io 
yi dico, chela conlìituira fopra tutte queUecofe 
(he poftedeMafe dira quel feruo nel cuore fuo^ 

* fi sitare mio tarda a yetiire,Q^ comincierà a 

percuotere i ferui, e?' leferue.^ mangiare,^ 
here,^ inebriarfi,yerra il Signore di quelfer-^ 
no, nel di chenon Vafpetta, cr ne Vhra, che non 
^ fn^ er jpartirallo, Z3‘ la parte di quello porrà 

con gli infidelu^t quel feruo checonobbelayo- 

lenta delfuo Signore, ^ non fi prepararne fe- 
te fecondo la yolonta di quello,hara dt molte . 
battiture» CP* quello che non conobbe, p* fa 
cofe degne di battiture »hara poche battiture» 
Et à chiunque è dato affai , ^Ifi^lfi ricercjìe^ 
rada quello»^ à chi comeffono affai»piu chie- 
deranno da quello, io yenni a metile il fuoco in 
terra» CT* che co fa yoglio io f e già eaccejo?Et ho 
da ejfere hatte:^to di battefimo, ^ in che modo 
fono rishetto, infino à tanto chefia recato aper- 
MetaoJ fgttianeìVen fate yoi che io fia yenuto à wme-G 
re la pace in terraÌNo yi dico an;^ la diuifione. 

perche faranno da bora cinque in yna cafadt- 

wfi,tre contro à duoi»Cir duoi co 7 itro à tre, ìlpa- 

drefi diuidera contro al figliuolo»^, il figliuolo 

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C A 1». X I I I. IffI 

* 

contro al padre, la madre contro alla figliuola, 

KP* ^ figliuola contro alla madre, la fuocera con 
tro alla fua nuotati^* la nuora contra alla fuo^ 
cera fua, CfT' diceua anchora alle turbe. Quando 
•poi bauete yedulo la nugola che fi leua dall'oc. 
eafo fubito dite yerra la Vtog^ia,cp^ cofi yiene, ^**’**'^ 

: C^quando As^Throfoffia,ditecl)efara caldo 
fafii.Hippocritityoi fapele approuare la faccia 
del cielo, ^ della terra, quello tempo come no 
approuateÌEt perche cofa anchora per^yoi flefii 
non giudicate quello che è giuTlof Et quando tu 
yai con lo auuer fario tuo per yia al magìslrato, 
ingegnati de liberarti da quello, accioche qual^ jl 

che yolta no ti tiri al giudice, et il giudice ti dia 
allo efecutore,^ lo efecutore ti metta in carcere, 

10 ti dico,tu non y fiorai di quiui, infino à tanto 
dje tu non renda anchora Vyltimo quattrino, 

C 1 E S vper lo eHempio di quegli clie Pilaco 
Auma ama/Tato e de quegli che furono opprefti 
de la Corre all’hora infegna penicencia per la lìmi- 
licudine del £co» e guarisce la donna inchinata il 
SabbatO) e puoi r^reienta a chi e iìmile il regno 
d*iddio>e anunonifcc alla vigilaneiaje chiamo He- 
rode golpe per nome, e puoi fi lamenta de la impic- 
tadi lerofelima. i. 

CAP. XIII. 

L medefimo tempo pre finti , certi 

. 1 \nuntì addogli de Galilei,il fangue di qua^ 

11 Etlato haueua meCcolato co facrifici loro.Et W- 
fpondedo g i s s v atjfeà quegluEenfate yoi che 

^3 




t6l S. l V C A. 

Galilei fopra tmtl i Galilei fieno flaìì 
peccatori, ^erchehahhino patite talecofe?No 
dieoMa fe yoi non yi ratiuedrete, tutti fmiU 
mente, ferirete, O quegli diciotto, fopra iquali 
cadde la torre in Siloe, C7* yccifegli,penfate clic 
fu fino dehitore,oltre à tutti gli huommi chcha* 
bitauano in lerufalem? Nò vi dtco.An^ fe yoi b 
non yi penti te, tutti fmilmente perirete» Et di- 
ceua queUa fimilitudtne.Vn certo haueua pian^ 
tato ynfice nella fua yigìta, C7* yenne cercando 
tl frutto in quello, ZP* non lo trouo,^ diffe al la- 
«oratore della yigna.^ccogia tre anni io yengo 
cercando il frutto m quesiofico, non lo trouos 
taglialo, cr à che occupa anchora la terra? Et 
quello rijpcndendo gli dijje. Signore, lafcialo an- 
chora quéslo anno infine a tato che io cauero in- 
torno à quello,^ metterò dello ferco,ey in yeti 
taf ara frutto, zy fe no,lo taglierò per lo auueni- 
re.Et infegnaua in yna delle finagogì)e ne Sah.» 
hati»Etecco yna ddna,c1je haueua Spirito di in- 
fermità diciotto anni ,ZP*era inchinata, ne al 
tutto poteua ri'^^rfijaquale yededo c i e s v> 
la chiamo àfe,z^ dtjfglùDonna tu fei liberata ( 
dalla tua infermità. Etpofegli le mane fopra,o* 
fubito fi ri^o,ZP* glorifico iddio. Etrijpodedo il 
Principe della finagoga,filegn^ofi,perclx G IB 
s y haueffe fanato il Sahbato,diceua alla turba* 
Sei di fonone quali bifogna operarojin quefU 
wluoque yenneytciochc y^i fiate fematif noti 


c A f . X I r r. 1^3 

9tl di del Sahhato, lEt ril^ondendo à quello ilsi-^ 
gnoreidijfejWpocritOjciafcunodiyoinoJcioglie 
Dii Sabbato il fuo bue io V afino dalprefepiOi et me<~ 
nalo àbereìl.tquefia figliuola di Abraham ja^ t 

quale lego fiatana, ecco diciatto anni, no bifogno 
e1}e fujje fciolta il di del Sabbato da queSlo lega^ 
meÌEt aicedo quefiecofe fi yergognauano tutti i 
fuoi auuerfarij,^ tutto il popolo fi rallegraua* 
di tutte le cofegloriofe cÌtc fi faceuano da quello^ 
Adunque diceua,à chi è fimile il Kepio di Dio? Mat, i^.e 
"Et acni V afiimìgliero? Simile e ày no pano di Mar. 4 .C 
fenape,ilquale prefioVhuomo, lo mejfe ne rhorto 
fito,c^ crebbe,^ feceji grande arbore»^ gli yc>» 
cegli del cielo fecìono il nido ne rami fuoi, itdp 
nuouo dijfe,à che cofafaro fimile il regno di Dio? 

XBgli è fimile alfermenlo,ilqualeprcfo la donna, J!**^*’^*' 
unafcofe m tre mtfure di farina, mfino a che 
tutto fi leuitaffe,'Et andana per le citta et cajle-* 
^iinfegnandoiis* facendo il camino yerfo lero-» 
folima,Ztdtffegli yno certo, Sipiore,oh fimopo» 
chi quegli che fi fiala ano? Et quello dtjfie loro,Af- Mat.y.b 
‘ faticateui di entrare per porta firetta, perche mal 
t% yi dico cercheranno di entrare,^ non potran 
no. Et certamente poi che leuatofii fia il padre 
della famigliato* bara chiufia la porta, o*yoi 
comincierete à fare difuora , o* picchiare la 
sporta dicendo. Signore, Signore aprici tO* rL Mat.y.i 
fpondendo yi dira, lo non fio donde voi fiete. 

AUhora comincierete adire, Hot mannamme 

- - r 4 


i<f4 


9. L r c A 


ittprefen!^ tua^z^beemmOyV* ìnfegnoTH nettè 
Pfal.tf .c pia:^ «oHfc.Et dira^ ió yi dicot Io non fi don^ 

• Mat.7.b yfjf fiete,partiteu>i tutti da meoperatori deVù 
* tììquita. Q^ui firn pianto^cj?' firidore di denti, 

quando yotharcte yeduto Abraham, ^ \faac, 
io* ìacohyO* tutti ipropheti nel regno di I)to,CP* 
yoi fiacciati fuora.Et yexranno da Oriente^ o* 
Occidente ió* da Aquilone» o* auTiró, o*fide* 
tannò nel regno di Dio. 'Et ecco che fino y Itimi 
quegli che faranno primi» o* fino Primi quegli 
Mat.19.4 chejaranno y Itimi. Nel medefimo di yennenocer 
& 2o.b -phari fei dicendogli efii » or yattene di qui, 

Mar.io.i |7g,-c/,e Eierode ti yuole yccidere.E^t dijfe lero»an 
datejo* diteà quella golpe. Ecco io faccio i de* o 
ntoni»indmo le fanita» hoggi» CT* domane» O* il 
ter!^ di fini fio. Ma nondimeno mi bt fogna hog.. 
gii O* domane» o*t altro andare» perche non fi 
fiuo fare»cheilpropheta perifia altroue che in le* 
rufalem»\erufalem» lerufalem» laquale yccidi i 
propheti»^ lapidi quegli cheti fono mandati 
-> quante yolte ho io yolut 0 congregare i tuoi figli* 

uoli come Tyccello il fuo nido fitto le penne »^ 
tionyolesii?Eccoyiftlafciala tafa yoTira di* 
ferta.Et dicoui che yoi non mi yedrete ìnfino à 
tanto che yenga il tempo »quando yoi diciate Jbe* 
nedetto quello che yiene nel nome del Signore» 

C lift 1 s T o lana rhydropico nel Gabbato» • 
probibifce la vana gloria à quegli cbc veleno li prì 
mi luogi^e infegna anchora quegli cb« Ano «inui» 


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CAP- T I I I r. t6^ 

tete»e rasenta la parabola gli inuìtatì alle noz« 
se e come tì efcuCcaoy e aprcil^ volt che quegli che 
lo votano Teguicare zenontiano à Icdiligencic de le 
cofe terrene* 

CAP. X t I I X. 

A T7T fu'jeffendo entrata in cafa d*yn certa 
j^pritteipe de Vharifeijtel di del Sahhato à 
mangiare il panCj ct* ffì Vojferttauano. EtecfO 
m huomo lìydtopico era auanti à hit ct» rijpon-^ 
dendo o I E s V parlo à dottori de la hgge, CT* 
àVharìfei, dicendo. E lecito fanare nel Sabbatof 
Et quegli tacemotCf ejfoprefolojo fano, CT* la^ 

Jciollo ire.Et rijpondendo a quegli dijje, Vafmo, 

B b il bue idi quale di yoi cadde nel po^^tO' fubt* 
to no lo caua il di del Sabbatofer negli poteuam 
no rijpondere a quesle cofe.Et diceua agli inui- 
tati yna parabeUtConfiderando in che modo eleg 
gelino i primi feggh dicendo à quegli. QuanM 
tu fei inuitat» da alcuno alle no!^e,no ti mette- 
re nel primo luogo à fin che qualche yolta yna 
piu honòrato di tejnon fia inuitato da quello, CiT 
yenendo colui che te, o* lui chiamo ti dica da 
luogo àcoTlui, ^ aldma cominci con yergogna Prouetb#’ 
atenere Vyltimo luogo^ma piu toflo quado tu fa 
rai chiamato, y a affettai i nel luogo ylttmo, accio 
c che quado yerra quello che ti inuito,ti dica. Ami 
co afeendipiu fu,allhora ti Jara gloria auanti à * ^ 

quegli, die infieme faranno posìi à menfa,percht 
€iafcuno chef inal;^ fia abhaffate, et qufUo che 


s. t V c A 

fiahhalfa.fia inal;^to.'Et diceuaamtettù (h 
Vhmeiiei inuitato^qii'Jo tuffai me dejtnare, o 
ynaccnditto yolere chiamate ^It amici tuoi t nei 
tuoifiategliftieituoi cogiunti^ne yìcìni ricchi, 
accioche alcuna volta anchota tfj?i no inuitino te 
Tot. 4.b all* incotto,^ fiati fatto ilricopen:^.An^ qua-- 
Prou.5. h do tu fai il couitOiChiamaipoueri,i deboli, i 

j^i,^ ciechi,^ farai beato, perche non tipojjoné 
rico^enf are, perche tifata ricompenfato nella re- 
furrettionc de^iu 7 li»^t hauedo ydite quefie cojh 
yn certo di qtieglijche infieme era à mefa^li àif 
fe. Beato quello che mangia il pane nel regno di ® 
Mat.2i^a ejfifgli dijfe,Vn certo huonto haueuafat^ 

te ynagran cenajZ!?* chiamo molti,z^ mando il 
fuo feruo ne Vhora della cena à dire agli inulta^ 
ti •Venite perche già fono apparecchiate tutte le 
cofe,Et cominciornofi infieme tutti à fcufare» il 
primo gli diJ]e,to ho comperato ynpodere,Zp* em 
mi necejfario vfcirfuora,^ vederlo, io ti priego 
habbimiper ificufato*EtV altro dijfejo ho copera-» 
to cinque paia di buoi, ^yoa prouargli, io ti 
priego habbimi per ifcufato.Et vn altro diffe, io* 
: Ito menato moglie,z^ perone poffovcnire.Et ri- 

tornato il feruojtidijfe quelle cofe al f w Signore, 
/Jlhora adirato il padre della famiglia, dijfe al 
' ‘ ■ feruo fuo.E fee fubito neUepia'^^^t ne borghi del 

la citta,^ i poueri,v* > deboli, 
dìipnena qua dentro. Et dijfe il feruo. Signore 
egli è fatto cometHcomandafii,^ ancheravi 

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V. 

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Iti 

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c A p. X r 1 1 r. 1^7 
t luogo tetdilJe il Signore al feruo, efce nelle yie. 


e?* fufiyetfjor'^ à entrare yaccioche la cafamia 
fiem^ia,percbeioyi dico y che nejjuno di quegli 
huominiyche fono fati chi amati yguf era la cena 
f mia.Et andauano molte turbe con quellojO* ri- 
ùoltodiJfeàquegli,Se alcuno yvene à metano Mat.jo.à 
ha in odio il padre fuo^et la madre, ^ la moglie,^ j 

i figliuoli i fategli, le forelle,z^ ancho 

raV anima fua,non può ejfere mio difcepolo,^ 
chiunque no porta la croce fua, ^yiene dieìro 
à me,no può ejfere mio difcepolo. "Perche che Vdi 
yoì,y olendo edificare yna torre /dìe prima feden* 
dojton computi l^Jf^fiifigH ha quelle cofe che 
gli fanno di bi fogno alla perfettione, acci oche poi 
hauendopoiìo il fondamento, ne potendo recarla 
àperfettioèjutti quegli che regghmo,no comin» 
ànoà fchernilo dicendo,quejlo intorno comìncio 4 
c edificare no potette finirei O qual Kepartedo 

Jw combattere in guerra cantra a yno altro Ke, 
non prima fedendo penfa fe glie potenttrcbn die^ 
ci mila incontrare quello che con yenti mila yie» 
ne contro à luti Altrimente offendo quello ancho» 
ra lontano, mandati amhajliatori, chiede quelle 
cofe che appartengono alla pace. Cefi adunque Mtr.^.g 
eiafeuno di yei,che non renuntia a tutte quelle 
cofe che pofiiede^o può efjere mio difcepolo. Buo- 
no è il fale.Ma fe il fate fia infipido,in che fi con» 
dita,ne nella terra, ne nel letame è ytile,gtto»lo 
fuora/:hi ha orecchi da ydire oda. 

C H M 



16 % S.. I V C A 

0 H R. I S T o riprende 'gli pharifei àe la lorè 
iìmulaea rantimoniaie •limo&ra per le parabole de 
la pecora perduta e de le dragme>e del figliuolo prò 
digo che Dio non vuole la morte del peccatore ma 
chececonuertifcì. > 


E t accoTlauonfià quello tutti i 

C7* i peccatori ^er y àtrio* Et i Eharìfeij esp 

r/à 




CAP. XV. 

gli Scrìhfmomorauano, dicendo. Q^sJo riceue 
i peccatorhCP* mangia con quegli. Et di (feàque^ Mat,i8A 
gli quella parabola dicendo. Quale huomo è di 
'poi che babbi a cento pecore j C7* perdendone -pna 
di quelle iUon lafci le nonantanoue nel dt ferto^et 
yadi à quella che èperfa infino à che la truouif 
T.ttrouatalala pone fopra le /palle fine rallc^ 
grandofi,^ yenuto à cafitychiamagli amici 
* yicini di cendo loro. Kallegrateui meco, perche io 
ho trouata la mia pecora perduta.ìoyi dicoche * 

. cofit /ara Gaudio nel Kegnodel cieloyfoprayno 
peccatore che fi rauuegga piu che fopra nouan^ ^ 

taneuegiusli, che non hanno bifogno di rauue* 
derfiyb quale donna, hauendo dieci dragme, fi \ 

perderà yna dragma,non accende la lucerna,^ 

/<< cafa, CT * cerca diligent emente infino à • 

tanto che la truouifo' quando Vha trouata,chia 
male amiche ^et le yicine, dicendo. B^allegrateui 
■ meco, perche io ho trouata la dragma, laquale ha 
ueuo perduta.Cofi ri dico,eìfia gaudio auanti ; 

agli Angeli di Dio fopra rn peccatore che fi rato j 

uegga.Et diffe. \n certo huomo hehhe duoi figli- 
C uoli,^ dijfe il piu gioitane di loro al padre.Ea- 
dre dammi la pori ione della fubTiantia, che mi 
tocca.Et diuife loro la /acuita,^ doppo no moU 
ti giorni, adunate tutte le co fi, il figliuolo pìto \ 

giouane andò pellegrinando in lontani paefi,et 
quiui difiipo la fua fubTiantia riuendo lujjurio ^ 

famente,0’ hauendo ejfo confumato ogni coja^ j 

fi 


170 9 » t 9 C A 

fi fece gran fame in quellaregione3& quello eó» 
minctò à venire in neeefìta, et andato accoflofii 
^ yno de cittadini di quella regione,^ madolh 
mila fifa villa àpafcere i porci, (y defideraua 
d* empiere il ventre fu 0 di fior!^ dt che fi pa fono 
iporci,ne alcuno gliene daua,y ritornato in (èi 
aifj'e, Q^ntl mercenarij del padre mio abbonda^ o 
nodipani,y io muoio di fame? Leuatomh me 
n andrò al padre mio y dirogli.'Patre io ho pec- 
cato in cielo, y inprefentia tua,y piu non fono 
degito de effere chiamato tuo figliuolo fammi co^ 
me vno de tuoi mercenarij.Ht leuatofi nando al 
padre fuo, "Eteffendo ancìma molto difcoTlo, lo 
yidde il padre fuofumofo à mifericordia,y cor- 
rendo fegligitto al collo fuo, y bafciolo»Et iljL.^ 
gliuolo gli diffe.Vadre io ho peccato in cielo^y 
inprefentia tua, ne fono degno per Vauuenire 
d*cjfer chiamato tuo figliuolo, y il padre dijfe à 
ferui fuoi.Vortate la prima veUa, y veglitelo , 
y date V anello ne la fua mano,y i cal^men- 
ti ne piedi, y menate quel vit elio ingraj]ato,y 
fcanuatelo,y mangiando rallegriamoci, perche 
queslo mio figliuolo era morto, y rifufcito, era 
perduto, y efii ritrouato,y cominciomo à real- 
legrar fuEt era il fuo figliuolo piu vecchio nel^ 
capo, y venedo,come fi appropinquo à cafa,vdi 
i canti, y i balli, y chiamato vn de fuoi ferui, 
lo domando che co fc fufitno quelle. Et queìiogU 
dijfe il tuo fiat filo è venuto, y il tuo padre ha 

fcau 




/ 


Jcannato quel yìtello ingrajJatOj ferche Vha r»« 
hauuto fanOf^ piluOtO' fdcTm^iy ne yeleua et» 
c trare dentro. Adunque il padre JUo ^fcìtofuora, 
lo pre^aua,Et quello rifpondenao diffe al padre, 
lEcco io ti ferito tanti anni, ne mai ho trapaffato 
il tuo €omadamento,nc mai mi deTliyno capret- 
to,(tccioche io mi rallegraci con gli amici miei» 
ma quando quello tuo figliuolo, che diuoro tut* 
tala tua fuhTlantia con le meretrice, e yenu» 
to,per ejfo fcannasH quel yìtello ingrajfato, 
"Et quello gli dijfc ,figltuolo,tufei fempreme* 
co 3 ^ tutte le mie co fe fono tuoi, bifognaua rat-, 
legrarfiyCP* godere, perche quello tuofiatello era 
morto ,'0* è rifufatato, C7* ora perdsito, CT* efii 
jitrouato, 

G I E S V propone la parabola <le lo iniquo Ji« 
fpenfatorcteinfegna la fede c la benefìcentiaf& 
prohibiire Tatiarita e lo adulterio) e infegna la cer - 
titudine de la parola diiiinai c puoi narra del ricce 
epulonc>e del mendico Lazaro. 


CAP. 


XVI. 


i T diceua à difcepoli fuoi.Bgli era yn certo 

j^huomo ricco chehaneua yno dtjpenfiere, 
quesiofu rapportato appreffo à lui,come difiipap- 
tore de beni fuoi. Et chi amolo dif'egli. Che ^ 

queTlo che to odo di tefKedemi tl conto della tua 
dij^enfatione, perche tu non potrai piu dijpen’- 
fare por lo auuenire,Et dijfe il dtjpenfierefia fe» 
che farosperòe il Sigtme mio leua da me la di- 


Mat. 5 .c 



S» !• V C A 

Jpenfattòne ? Zappare non pojfo 3 mendicare w» 
yergognojfo quello che hi faro j acchche quando 
io faro f,euato da la dijpenptthne, mi riceuino in 
eafa loroXt chiamati àyno à yno tutti i debito-M 
ri del fuo Signore idiceua al primo, di quanto fei 
tu debitore al mio Signore^ 'Lt quello diffe, cen- 
to hati di olio.Et dtjfe à quello,piglia la tua fcrit 
ta,<y ficdi torlo ferini cinquanta*Dipoi dif- 
fe à l'altro.Et tu quato fei debitore,ilquale diffe, 
cento cohori di grano^Viffcgli , piglia la tua fait 
ta,c^ ferini ottanta. Et laudo il Signore il di- C 
Jpen fere de la iniqu ita, che prudentemente ha^ 
u eua fatto, perche i figli uoli di qù eTlo fecole fono 
piu prudenti de figliuoli della luce nella funge- 
neratione,Et io yi dicofateui amici dalle ricche^ 
^e della iniquità , acchche quando yoi manche^ 
rete,yi riceuwo negli eterni tabernacoli, quelle 
che è fedele nella minima co f a, ip* nella grande è 
fedele.Et qllo che nella minima cofa è ingiujhj 
et nella grdde è ingiù fo. Se aduque nelle inique 
riche'^y^no fuTii fedeli, quello che è yero,chi yi 
credera^Etfe ne V altrui cofa no fuTli fedeli, quel 
lo che è yoTÌro chi yi darafNeJJ'uno feruo può Cer 
uire à duoi fignorifperche 0 yno ne bara in odio, 
l'altro a mera io à yno fi accoflera,zp' dell'al- 
tro no fi curerà, Yo i non potete feruire à Dio, zp* 
alle ricche'^^.Et ydiuano tutte queTie cofe an-O 
chora i pharifei che erano auari,zp* fcherniualo, 
dijfe loro, yoi fiete quegli che giuslificate 

• fi* 


CAP. X r u 17J 

fiej?i in prejèn^a degli huomini, O* iddio co- 
nofcei cuori 'rothi.Verche ijueUo che agli huomi^ 
pi e alto è abominabile auantiaDio.La legge ^ 
CP* i propheti infine a Giouannì.'Da quel tempo 
fi annuncia il regno di Dio Cp* ciajcuno fafior!^ 
in quello iEt è piu facile trapaffare il cielo, ^ la 
terra, che cadere vn punto della legge.Ciafcuno 
che lafcialafua donna, ^ menane -vna altra 
j commette lo adulterio, chi mena quella ch'eflata^^ 
lafciata dal marito, commette Vadulterio.EgU 
erayno certo huomo ricco ilquale fiyesliua di 
porpora,i^di byffe, ^ciafiuno giorno conuita^ 
f*aJplendidamente.Etera yno certo mendico.La 
• pèr nomeàlquàlegìaceua alla porta fua pia 

gato,defiderddo fatollarfi de minu!^^li dfecqfca 
^ uano della menfadel ricco.Ma CP*i caniyenìua^ 
no, ^leccauano h piaghe fue.Zt fiA.clì€ mori el 
mendico, fu portato dagli angfì nel fieno di 
Abraham.Et mori anchora il ricco, zp* fu fepolto. 
Et ne V inferno ,al:(ati gli occhi fitoi,elfend» 
h% tormeti yidde dalla lunga Abraham er La- 
:(aro nel fuo feno.lt ejfo gridando dtjfe.Vadre 
AbrahamJjabbi mifericordia di me, ^ manda 
La'^ro che bagni la e fremita del fuo dito, nel- 
^l* acqua, accioche refrigeri la lingua mia, pèr- 
che fono cruciato in queslafiamma.lt dijjè 
Abraham, f igliuolo ricordati che tu riceuesU 
ituoi beni nella yita tua,crLa;^ fimilmente 
i mali.fJt bora eJfo è qui,cenfolatQ,o* tu fei 



174 1. 1 T C A 

cruciato. Ef fo^ra tutte quesk 


not è 




no ne di coTta trapajfare à noi Et dijfe io ti 
Prie^o adunque padre, che lo mandi netta caja 
di mio padre, perche io ho cinque fiat egli acciò 
dite rend^ tefiinmian:^ à quegli, che anchora 

(fii 


• r 


c A p. '"x V r I. 177 j 

tj^i no ventino in quefto luogho de fojwlio.Et 
Abraham diffe à quello ,e fi hanno Mofe^cp* i ^ 

fheti odino loro» Et quello r//j(/ff.No padre Abra* 
ham,ma fe alcuno de morti andra à quegli fi rat* . 

uedrano.Et dtfi'egli fieno odano Mof i prophe ' 

itine fie alcun de morti rifiu fcitera crederanno» 

CHRIS TO proliibifceIcofFeiifione,cinfegna ^ 

] a virtù <3e la fc<^c^c ^«monftra lì meriti de le noftre ^ 

opere^e come Tana gli dieci lebbrolìt e puoi infegna 
come il regno di iddio e già amienutoy e come fera i 

rauuenijnento del figliuolo dell*buomo. 

C A P. X V I I. 


^ TJT diffe à di fcepoli fitoì.Eglièimtfofibileche Wat.iS.a 
l^ uo yenghino fendali» Ma ncnatmenoguai ^**’*^*^ 
àquelloi per ilquale yengono.Vtile è à quefioyfie 
ynamaccine d*afmo fegU pone intorno al collo, 
cr (ta trittato in mare piu toflo ch*ezH [cadale- . . * , 

;^yno (itquefh ptcceli.EJabbtateut cura,Sejltuo icu.ip.b 
fiatello peccherà cotra di te, riprendilo,^ fe fi pc- EccLi^.d 
te perdonagli, Et fe fette volte il di pecchi centra 
dtte,^ fette volte il di fita conucrtito à tedicen», 
do io mi pcnto,perdoneragli.E.t diffono gli Apo» 

® foli al Signore Aumentaci la fede.Et diffe il Mar.17^ 
Signore, fe voi auefii fede come yno grano di 
fenape,diresìi à queTlo arbore Sycamino, diradi^ 
catijCT* trapiatati nel mare,i^ ohedirehbeui,Zt 
chi dt voi battendo vn ferito' che ara ò che pafie, 
il quale gli dica,fubitoch*egU e tornato del cam 
ppypaffa,^ ripofati,Et nonpiutoflogli dica,ap 

si' 


parecchia che io ceni, accingiti, V mìniflrami 
infino à tanto che io baro mangiato, O^heulo,^^ 
iloppo queTk cofe magia, or bei tu ì Oh ha egli a C 

fapergrailoàquelferuo, perche fecequellecofeche 

gli fumo comandate? No» penfo. Cefi ancho- 
rayoi.Quando haret e fatte tutte le cofe che vi 
fono fiate comandate, dite noi fiamoferui inuti'- 

ivjaoi habbìamo fatto quello che fare deueua- 
mo>^t fu, mentre dì egli andauain lerufalems 
et ejfo trapajfaua per me!^ Samaria,et Galilea. 
Et entrando in vn certo caTlellojfegli fedone in^ 
contro dieci huomini lehbrofi,iqtialifi fermorno^ 
difeoTU, er al:^rno la voce, dicendo, g i e s v 

prcceptorehabbi mifericordia di noi*Et veduto» 

<rlidijfeloro,andate moslrateul à facerdoti^Et 
fu che nello andare fumo mondati, Cj;* vno di^ 
quegli, cOmeviddech*egli era mondato ritorno a 
dietro, CT* con gran voce glorificando iddio, 
gittofi giu col volto a piedi fuoi rendendogli 
%atie,V.t quello era Samaritano.^t rifionden» 
% G I E s V diffe.Nonnefurno mondati dieci, et 
que nouedouefonoÌNo fi fono ritrouati chefiano 
ritornati à dare la gloria à Dio,fe non quefiofo 

rcsiiere?'Btdtj]egliyleuati,va,la fede tua tiha 
faluato.Et domandato da pharifei, quando ha» 
uea à venire il régno di dio,RiJpofi loro, CT* dijfe ® 
No» verrà il regno di D/o con ojferuatione , ne di 
ranno ecco qui,o ecco quiuuVerche ecco il regno 
di Dio è fra voi,Et dijfe à difce^olhverdno,gior» 


_r C A P. X V 1 r, 

if» quanio yoi deftdererele yedere yne de di 
del figliuolo deirijHomOftte lo yedrete.'Et dU 
TAnnoui ecco qui, ecco quiui,Nonyi paniate,ne Mat.i4^,h 
feguniate, perche come il fulgore fulgorando d<^ Mar,i5.c 
yna regione fotte il cielo rijflende nelV^hra fitto 
il cielo, cofi farad figliuolo dell'huomo nel 
r giorno fuoMa prima bifogna che patifca moU Mat.24.a 
tecofe, i^chefia reprobato da quella genera^ Gea:y,l, 
tione,c^_ come accade ne giorni di Noe cofifa^ 
ra,f^ ne giorni del figliuolo deWhuomoMaiu 

giauano,beeuano maritauano, CT* maritauan- 
fi infima quel di ,nelquale entro^Noe nelVarca, 
cr yenne il diluuio, er diTkiìjje tutti. StmtU 
mente anchora come fu ne di di L oth, mangia- ^ 
uano,beeuano,comperauano,yendeuano pianta- 
uano,edificauano,ma in qu el di che yfii loth da 
Sodami piouue fuoco, o* ^^Ipho da cielo, cp* de- 
iftrujfe tutti, fecondo quesie cofi fata in quel di 
che il figliuolo dell'huomo fi fcoprira,in quel 
di chi fara nel tetto, C 7 * t fuoi yafi nella cafa, 
non dtfcenda àtorgli, er quello che nel campo 
ftmilmente,nonritorni alle cofi lafitate dietro, Gen.ip.c 
Ut fiate ricordeuoli della moglie di LotKchiJ Dì(.9,c 
unquehara cercato di faluare V anima fua,la Mat.io.d 
perderà, cr chiunque Vhar a perduta gli apparec 
chiera yita.lo yi dico in quella notte,farano due G^io.«!a 
inynolettojynonefia toho, ^ V altro lafciato. Mat. 4 -^ 
"Due far ano macinati infieme,yna nefia tolta et 
r altra lafciataȣt ri fondendogli dicono. Lfue 


i;8 s. t V C A 

Si^noY6Ìil(itnil^ difjeloTOi^ouunciueJidil cift-» 
fo,qmui fi congregheranno anchora le aquile, 

V CHRXSTO moftra per la parabola Jel giudice 
edclavciìoua come fi<le{empre orare» e repreh- 
clc la grande fi<Ìutia degU pbarifei ebe aucuano n« 
le opere per lo exempio dèi pi»blicano,e inerte 
' le mane fopra gli fancJuglt^è comanda al gio* 

wane tumido de le Tue .opere che vendi tutto e lo 
feguiti,e dimonllra^comc le ricchezze nuoceno mul 
to a feguite Inalate e de li premi de quegli che lo fc- 
gultcrantto»c predircc la iua morte» e ceHitua ilyt* 
dere al cieco. 

CAI». X V r I I. 

Eccl.i8.c 'T^r diceua anchora à quegli yna parohola, A 
I ^j per queflo ihe bì fogna fempre orare ne fi: an 
•The.ftd carfi dicendo» ^gH certo giudice in yna 

certa citta dlq^f'^l non temeua Iddio ^nehaueua 
ritardo à huomo, €7» era yna certa yedoUa in 
quella cittaiet yeniua a lui, dicedotVedicawi del 
mio auuerfario»Et no yolfe per ynJepo,z^ dappo 
quefiecofejijfefra fe» Benché io no tema lddio,nc 
babbi riguardo à huomo, tutte yolte perche que* 
fia yedoua mi è molefia io la yendichero a fin die 
finalmente yenendo,non mi yituperi, CT* dijfe il 
Signore»Vdite qu elio che dice il giudice della ini^ 
quita,^ iddio nonfara yendetta defuoi eletti, 
die gridano à lui il ai,cr la notte anòora chepa 
liete fiato fia in queglifio yi dico,che tofio fora 
' yendetta di loro.Ma nondimeno yenuto il figlia 
Uùh delCImmo ifitrouera egli fede in terra f 


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CAP. X V 1 1 1. 27^. 

JEidìlfe andxird n certijchefi conjìdauano infe 
d'efjeregmfliitt che diJpregi*mano gli altri, que 
fia parabola.Duoi hmmini Jalimonel tempio 
cdorare,yno Vhnrifio,et V altro pnhlicano,ll Vha 
rifeoftando inpie,qi*eT{e co fe dentro di fe diceua 
iddiojio ti ringratiojche io no fono come gli altri 
huomini rapacijingmfi, adulteri 3 comeanchora 
. quello publicanoao digiuno duoi yolte nel falh- 
iato, io do le decime ai tutte quelle cofe che io 
f il publicano fanno difcoJlo,non yole 

ua anchegli occhi al^re al cielo, ma percotetta 
il petto fuo,dicendo.lddio ftapropitioà me pec^ 
eatoreAo yi dico, quello dijcefe giuTliJìcato à 
caja Jita ,piu di quello, 'Perche ciafcuno che fi S0.x4.e- 
inal!^afiahamiHato,0'chi fi humiliafia «A/ 
tato.ht portauangh emciìora tfanctuglt,accio^ Mar.ic.b 
^{heglitoccajfe,laqualcofa yeggendo idifcepoli 
gli fgridauano,et Giefu chiamatogli à fe dijfe: 
ì.afciate yenireàmeifanciugliy^non yogliate 
prohibire, perche di tali e il regno di Dio.lo in ye 
rita yi ateo , qualunque non riceuera il regno 
O di "Dio come fanciullo, non entrerà in quello. E t b 

domandandolo yn certo principe dicedo, Maejhro Morao.b 
huono,:heho io àfare acccioche iocofeguala yi* 
ta eternai Et G12 sy glt dijfe, perche mi dna* 
mi tu buonvfNejfuno c buono, fieno folo iddio. Tu 
fai i precetti, non ycciderai, non commetterai 
adulteriojnon far ai furto, non dirai fai fio teJH„ 
monto, bonora il padrejot U madre tua,Et quel* E£o,vo'jt 

j 4 


iSo s. 1 r c A 

lo dijfe.Tuttequesiecofe hoojferuate dalla mìa 
^iouentujaqual cofaydita g i e s y,gli diffe, 
jinchora ti manca yna cofa.Tutto do che tu hai 
yendijZP’ dijhibtiifct àpoueriyC^ barai tbeforo 
incielOiO* yienì feguita me.Q^ìlo yditequefie 
co fe,fi contri sio ipercly era grandemente ricco, ct* 
reggendolo giesv contrislato dtjfe^QuantoH 
difficilmente entreranno nel regno di Dio que^ 
gli che hanno,denari.Ver ch'egli è piu facile co» 
fa pajfare yno camello per la cruna di yno ago, 
che yno ricco entrare nel regno dt Dio, CT* dtfj'o» 
no quegli che hauieno ydito,^ chi può faluarji^ 
"Et quello diffe, quelle cofe che fono imponibili 
aprejfo agli huomini fonopofibili apprefjo à Dio» 
EtdijJ'e pietro.Y.cco noi habiamo lafaate tut» 
tele cofe,^ habbiamoti feguitato. llquale dif»^ 
fé loro»\oin yerita yì dico ,nefftno e chela» 
ftiafi la cafa, p urenti ^o fategli ò la moglie^o i 
figliuoli 3 per il regno di Dio, che non habbid 
àriceuere molto ptu in quello tempo, CP* nel fe» 
tolo futuro y ita etema.Et prefe g i B s v i dodi»f 
ci,C^ dijfe loro,Ecco che noi fatiamo in lerufa» 
JMar.10.4 lem, ^ compir annofi tutte lecofe^che fono ferii» 
te per i propheti,del figliuolo dell' huomo, perche 
fura dato alle gente, et fia fchernito^t yitupera» 
to ,et fputacchiato ^et poi che flagellato l'haranne 
Vyuccideranno,^ rifufciterail ter:^ dt efii non 
intefono alcuna co fa di queTle»Et era quella pa» 
’.*i fola afeosU da quegli ^ neintendeuano quelle ce» 


C A f . X T X. 


iSi 




feche fi dic€Hano,^tfi* neW appropinquar fi queU Mat.zo.4 
lo a lerico, vn certo cièco fedeua lungo la yia Mar.io.g 
mendicando,^ ydendo la turba che pajjaua do 
mandaua che fujfe qùefio, E t diffongli^che g i e- 
® s V Na'^renopajfaua.E.tgridodicendo^G l b s v 
^gltuolo di Dauidìhabhi mifiericordia dime,Et 
qgli che andauano auati lo jgridauano,acciocht 
tacefie,Et effo molto tnaggiormete gridaua,figli 
lèolo di T)autdhabbimifericordia dime»Etfer-‘ 
madofi G I E s yycomado che gli fujfe menato, Et 
accofiatofegli lo domando dicedo,che yuof: tu che 
io ti faccia? Et quello dtjfe,Signore che,i(i^fi7ab- 
hìail yedere.Et g r b s v dijfe,rihabì>ia iì yede 
re la fede tua ti ha fatto faluo. Et fubit vf^ebbe 
ilyedere^t fsguitaualo glorificado ìddio\Et tut 
$4 la plebe yeduto quefio dette la laude à iddio, 

Zacheorìceue Chrifto^ fi (iilcriue la parabola 
degli talenti) Chrifio elTendo fopra il puledro a* 
fcende à lerufalem e lacrima fopra la Tua rotti- 
na allenire» e difcaccia quegli che vendeuano nel 
tempio. CAP. XIX. 

A " T? T entrato dentro ,andaua per Hierico, 
ll/ co yn huomoper nome chiamato TLacheo^ 
quesio era principe depublicant, c^ejfo era ricco 
tp’cercaua di y edere g i e s v c/;i egli fujfe, ne 
poteua per la turba perche era picciolo dijhatu-, 
ra,ZP* correndo aitanti, fidi fiopra d*yno Sicomo„ 
ro, à fin che lo yedejfe, perche haueua à pajfaxe 
per la»^ come yenne al luogo guardando in fiu^ 


iSo 8. 1 r c A 

lo dijfe,Tuttei^»e7lecofe hoojfertiate dalla mìa 
^iouentujaqual cofaydita g i e s Vjgli diffe. 
jifichora ti manca yna co^a^Tntto do che tu hai 
•pendi jZP’ dijhibutfct àpoueri,ci^ barai tbeforo 
ìncieloiijy yieni fegmta me,Qt^llo yditequefte 
cofcjfi contri Jlojperch* era grandemente ricco, CT* 
reggendolo g ie s v contrislato dtJ]e»Q^antoi 
difficilmente entreranno nel regno di Dio qne^ 
gli che hannOjdenari.'Per ch'egli è piu facile co* 
fa paffare yno camello per la cruna di yno ago, 
che yno ricco entrare nel regno dt Dio^ dtffo* 
no quegli chehauieno ydito,z^ chi può faluarfì 
’Et quello diffe, quelle cofe che fono imponibili 
apreffo agli huomini fono ponibili apprefjo à Dio. 

’B.t dtffe Pietro,Ecco noi habtamo lafctate tut* . 
te le cofe,CP* habbiamoti feguitato. llquale dif*^. 
fe loro, lo in yerita yi dico,nejfuno è chela* 
fiiafii la cafa, parenti io {vategli'o la moglie io • 
Jigliuolt 3 per il regno di Dio, che non habbia 
àriceuere molto ptu in quello tempo, tornei fe* 
colo futuro yita etema.Et prefe g i B s v i dodi*f 
Woe.ao,l> ci, ^ dtffe loro,Ecco che noi faliamo in lerufa* 
JMar.10.4 Utn,^ compirannoft tutte le cofcyche fono fcrit* 
te per i prophetijdel figliuolo dell' huomo, perche 
fata dato alle gente,etfia fchernito,et yitupera* 
to,et Jputacchiato,etpoi che fiagelìato V bar anno 
Vyuccideranno,o*dfufciterail ter:^dt efii non 
intefotto alcuna cofa dt queTie,Et era queSlapa* 
r , * ^ fola afeoila da quegli, nemtendeuano quelle ce* 

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fiche fi diceaano.EtfH neìT appropinquar fi queU mbmo.^ 
lo a lericOt vn certo cièco fedeua lungo la yia Mar.io.g 
mendicandof^ ydendo la turba che paffaua do 
mandaua che fuffe qUefi-o. E t dìlfongli,cìje g i e- 
® s V Na^reno pajfaua.TJ grido dtcendo.G i e s v 
figliuolo di VauidJjabhi mifericordia di me,Et 
qgli che andatiano auati lo jgridauanOiacciocht 
tacej]e,^t efjo molto tnaggiormete gridaua figli 
uolodi Dautdhabbimijericordia dime,Etfer-‘ 
madofi G I E s V, contado che gli fuffe menato.Et 
accoflatofegli lo domando dicedo jche yuof: tu che 

10 tifacciafEt quello diffe.Signore che. fi^fijab^ 
hta il yedere.Et g r e s v diffetrthab^ia iì yede 
re la fede tua ti ha fatto falu o. Et fuhit ,ri^ebbe 

11 yedere^t feguitaualo glorificado ItW/V.Ef tut 
%a la plebe yeduto quefio dette la laude à iddio, 

Zacheo riceue Chrifto, fi Jifcriue la parabola 
gli talenti» C bri fio efiendo fopra il puledro a« 
icende à lerufalem e lacrima fopra la fua rotii> 
na auenir<>edircaccia quegli che vendeuano nel 
tempio. CAP. XIX. 

A T entrato dentro ^andana per Hierico, ó*je 

yn huomOfper nome chiamato Zacheo^è^ 
quésh era principe depublicaniy cj^effo era ricco 
C7* cercaua di y edere gje s \ chi egli fuffe, ne 
poteua per la turba, perche era picciolo difiatu-, 
ra,^ correndo atlanti, fiali fopra d'yno Bicorno^ 
ro,àfinche lo yedejfe, perche haueua à paffute 
per UtV* come yenne al luogo guardando in fit^ 


% 


iZt S. I V C A • 

G I E S V Io y’tildt. Et dtffegli, Zacheo difca^ie 
con prejh^'^a, perche hog^i mi hi fogna effere 
in ci^a tua, Et affrettatofi dtfcefe.c-r riceuello co 
^egre^aé'Et yeduto queflo tutti mormora* 
gattono idtcendo che egli era entrato à albergare ■ 

apprefjo d’ynohuomo peccatore*'^t fiando Za-^ 

cheOj dijfe al Signore. Ecco Signore che io do la 
meta de miei beni à peneri Jè io ho fì-andato 
alcuno di alcuna cofa^rendo in quattro doppij.Ei 
Mat.iS.b ciBSv gli diJfe.Hoggi è fata la faluteà que* 
Jta cajàfper questo cheaneì)ora efja è figliuola di 
Abraham.Veì'che il figliuolo de l’huomo yenne d 
cercarei CT' faluare quello che era perduto » 
foggiugnendo dijfe yna parabola à qtiegli Se . 
ydtuano queJle cofe per effere prejfo à lei'ufalem, 
^ perche JHmauano che preTto haueffe àmani* 
Mat.a^.b festarfi il regio di Dio.Dijfe adunque, yno cer* 
tohuomo nobile fene and^o in luntano paefe,a 
pigliare yno regno , CT* rìtornarfene. Et chia* 
mati dieci fuoi ferui/lctte loro dieci mine, cr dif 
feà quegli itraficate infima tantocìiio yenga. 
Et i fuoi cittadini Vhaucuano in odio, ey man*^ 
dornoinbafeeriadoppo luiidicendo.Noinonyo 
gliamoche costui regni fopra di noi.Etfu die 
' tornOiprefo il regno, cp' comando chefufiino chia* 
mati que ferui àlui, à quali haueua data la pe* 
cunia, accioSe fapeffe quanto ciafeuno haueffe 
negotiato. Et yenne il prime dicendo. Signore la 
tua mina acquisìo dicci mine, Et diffe à quel* 

lOithi 


'V 


o A X I r. £?5 

tò Jjì buon feraOfperche in cofapiccoU fnfli fede^ 
le babbi poteSla fo^ra dieci citta,Y.t yenne l*aL 
tro/licendo, signore la tua mina fece cinque mi^ 
ne,Et dijfe à quéTfo^tt tu fia fofra cinque citta. 

Et V altro yenne dicendo.Signore ecco la mina 
tua^he lobo tenuta ripoTla nel fa’^lettOi perche 

io ti temeuojperejferehuomoauflero itogli quei^ 

lo che tu non poneTlij O* mieti quello cbe tu> 

Pnon feminafH. .Dice à quello. Io dalla bocca 
tua ti giudicherò feruo cattiuo.Tu fapeui cbe 
io fono buomo auflero, togliendo queUo, cbe h 
non pofii^ mietendo quello che io non feminai. 

Et perche non deJii i miei danari al banco 
io yenuto certamente con le yfure gli hareiri- 
fcoJÌi?Et agli ajlanti dijfe.Toglietegli lamina 
es* datela à quello che ha dieci mine.Et diffongU 
Signore egli ha dieci mine.Et io yi dico, cbe d 
ciafcuno cbeha Jaradato,CP*da quello cbe nonha 
fia tolto ancbora quello cbe egli ha. Nondime.. Maf.t^.ti 
no menate qua que miei nimici.cìje non yoUo’- Mat.4.c 
no cbe io regnaci fopra di loro, CT' fcannategli 
E auanti àmè.Et ditte queTle cofe andana inan~ Mat.ar.a 
^ falendo in lerufalem.Et fu ejfendofi appref. Mar.ii.s 
fato à Bethphage,^ Betbania,appreffo al monte 
chef chiama degli yliuiy mando duoi de fuoi dU 
fcepoli, dicendo. Andate nel cafello che è allo in~ 
contro , nelquale entrando trouerete yno pu^ 
ledro di afina legato , fopra ilquale nejfuno 
huomo mai fide ,Jcioglietelo j CT* menatelo, 

^fi 


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184 I T C A 


ar fe alcuno ri domanderà , perche fcio^liett, 
coji direte j perche il Signore ha ht fogno di 
quello, <o* andorito quegli che erano fiati man^ 



dati, trouorno come haueua detto loro. Et 
fciogliendo quegU il puledro , i padroni di 
quello difiono loro perche fciogliete il puledro f 
dijfonojil Signore ha bi fogno diejfo, 

C/con 



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Pl> 


CAP. XIX. 

p ny eondujjolo à gì b 5 v.Etgittati i yesfimen* 6 io.u,l» 
ti foPra il puledro yyipofonofopra cie sv.EJ 
andando quello j dislendeuduo i yeTlimenti lo^ 
ro nella yia,Et appropinquandofi già alla fcefa 
del monte de gli yliui ,cominctorno tutta la 
moltitudine de difcepoU , rallegramlofi à lau^ 
dare iddio j con gran yoce 3 di tutte quelle yir- 
tu che yedute hauieno , dicendo . Benedetto il 
Ke che viene nel nome del Signore.Eace in cie- 
lo jCP' gloria negli altifiimi.Et certi de Vharifei 
della turbagli dijfono^MaeJlro riprendi i dijce- 
poli tuoi 3 CT* rijpondendo dijje loro» Io vi dico 
chefe quéìli taceranno, le pietre grideìanno.Et 
comeJiapprejTbycggendo la citta,pianfe fopra 
quellajdicendojdje Je anchora tu hauejìi conojciie 
to, C7* certamente in queTlo tuo, di quelle co- 
fi haresli conofiiute,che alla pace tua appar- 
Q tengono» Et bora fino afiofi dagli occhi tuoi, 
perchein te verranno giorni, ep* circunderan- ^*^** 4 -« 
notià ntmici tuoi col fojjo, ct* cingerannoti, cr ^"**^** 
rtilrigier»%nnoti per tutto, cr fiianerannoti,o* 
i figliuoli tuoi che fiono in te, ejr non Inficieranno 


in te pietra fiopra pietra, perche non hai cono- 


ficiutoil tempo della tua vifiitatione.Et entrato 

» ■* • A V . - Riat.n.b 


nel tempio, comincio à cacciare via quegli che 
in quello vcndeuanOyQjr comperauano d)ficendo 
loro»Egli è fiirittoja cafia mia è cafiadt oratione, 
Cryoil'hauetefata jpelonca di ladroni. Et in* 
fiegnaua ogni giorno nel tempio»Et i principi de . 

Jacer 


1 



S- t V C A 


facerdotiiO’gli Scribi cercati ano di farlo mah 
capitare, i::r i principi de la pìehe,tP* non troua* 
uano che co fa face(?ino, perche tutto ilpopolo^en^ 
deua dalla bocca faa^vdcndo quello, 

C H R i s T o rcfpoH'^e à quegli clic Io interro* 
gauano de la Tua autorità c reprcndcla impietada 
gli facerdoti per l.i fimilitudina de la vigna e de gli 
Ìauoratori»einfegnacome fi de dar il tributo a Ce* 
farete conuince gli fadducei clic negauano la refur* 
rctticne c infegna di chi c figliuolo^c anunonifee 
de Schiphargli pharifei. 


CAP. 3f X. 


Mat.zi.c 

Mar.n.d 


E t fu> in yno di que di infegnando qu^ello al ^ 
pepalo nel tempio, o* euangeli^^ndo fi adt* 
nomo à Im l principi de facerdj)ti dirgli fcrihico 
- Teccht,cs* parlongli dicendo.Dicci con quale au^ 

toritafai tu qnesìe cofe,o chi e quello che ti dette 
tale autorità? Et rijpondendo g i E s vdijfe loro. 
Io anchora ri domanderò rnaparola^ ^rifpon- 
detemiill battemmo dì Gioullni, era dal cielo, o 
da a^li huominiÌEt quegli penfauano fa loro di* 
cendo.Se noi diciamo dal cielo, dira perche adun* 
que non gli credeTtìfSe noi diremo dagli huomi* 
ni, tutta la plebe ci lapiderà, perche gli è fiato 
ferfuafo cite Giottanni è propheta, CT* rifiofimo * 
. non fapere donde fuffe.Et g i e s v dtjfe loro.Ne 
io ri dico con quale autorità iofo quefhe cofe.Et 
comincio à dire alla plebe quefia parabola,Vn cer 
Mat.xi.d to huomo pianto ma rigna,^ allogolla alano* 
Mar.ii,a ratori <jre]fo andò in pellegrinaggio molto tem^ 


CAP. X T. 


al tempo mando yn feruo à lauoratorìi ac~ Jfa.f.a 
cicche ^li de flino del Jìfttto dellayì^na, c?* c^ue ^®^***^ 
lauoratori hauendolo hattnto.nelo mandarne 
cof*t alcuna^Et di nuono a^gmrfe k man^ 
dare yn altro Jèruc.Et quegli ne tnandomo an^ 
chora quejlo fen’^a coft akunajbattuto^ Qp* dette 
gli yillania,Etdi nuouo <t^giunfe k mandare il 
q’-iegliyanchora queste y datogli 
^ delle ferite ycaccìorno yìa.'Etdiffe il Signore della 
yigndyche farcì lo manderò il mio figliuolo dilet- 
te forfè quando redranno queftoygli haranno re- 
uerentia, ilqualc hauendolo yeduto i lauoratori, 
penforno fia loro dicedo. Q^flo è Vheredcy yenite 
yccidiamolo 3 accioche noflra fia Vheredita. Et 
cacci aiolo fuori de la vigna Vyccifono.Cheadun 
quefaraloro il Signore della vignai'^ erra yCS* 
disfarà que lauoratori jZr dar a la vigna k altri. 
Eaqualcofi ydendo quegli, dijfono, non fia.Et 
quello guardatogli àijfe,checofa è adunque quel 
la che c firitta. La pietra che reprouornogli edi- 
ficanti, quefla è fatta capo del cantoneì eia feuno 
che cadru fepra quella pietra, fia conquajfato, 
t^infiagnera quello, /opra delquale cadra.Et ifa.zg.d 
cercomo i l^r 'mcipi de facerdoti,i:j;' gli Scribi di 
mettergli le mane adojfo nella medefima bora, 
*CP*temerno il popolo, perche conobbono che eontra 
di loro haueua detta quesia fimilitudine. Et Mat.22.l> 
ejferuandolo mandorno infidiatori che fimu. Mar.u.b 
Ufiino di efi'ere giuiH,acaoche lo pigi mfiino 

nel 


lS8 S. L t C A 

nel parlare per ^arlo nelle mane al principati, 
alla potefla iel Vrejldcntey ^ domandor- 
noloy dicendo. Maeslro noi fappìamo che retta 
mente di,^ infegni , ne. accetti perfona, ma in» 
fegni la via dì Dio con 'verità ^eccegli lecito dare 
iltrìhutoà Cefareìo nc^Et intefa la loro aflu» 
tiaydiffe loro.Verche mi tentate yoì?Mosiratemi 
yno denaioydi chi ha la imagine,ZP* la infcrittio 
ne? Kifpondendo diJJonOidi Cefare.Et dijje loro, 
Rendete adunque cju elle cofe che fono di Ce fare à 
Cefare,ZP* quelle cofe che fono di Dio à iddioy O* 
non potettono ri prederò la fu a parola inprefen» 
!^a delpopoloj CT' marauigliatifi fopra quella 
^^^^l'ifuariJpoTlajtacerno.Et accoTlomo fi certi de Sa» 
ducei A niegano effere la refurrettione, & do^ 
Deu.if.b mandomoloy dicendo. fAaejhoy Mofeci fcriffe.Se^ 
ilfiatello di alcuno fara morto, hauendo moglie, 
cr queslo fara morto, fen"^ figliuoli, che il fuo 
fiatello pigli la fua donna, ^ fufeiti il feme al 
fuo fiatello.Erano adunque fette fiategli, cy il 
primo, prefe moglie, mori fen'^a figliuoli, ZP* il fe 
condo la prefe per moglie, Cìt* quello mori fen^ 
figliuoli.Et il ter'^o la prefe, CT * fimilmente gli 
altri fette , ne lafciorno figliuoli , CP* marino» 
In yltimo di tutti, mori anchora la donna. Adun 
que nella refurrettioeM qual di efii fata la mo» 

. glie.Verche fette hehhono quella per moglie.Et 
rifpondendojiffe loro g l e s y,\ figliuoli di que» ^ 
fio fecola, maritano,^ maritanfi,ma quegli che 

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pmifjauuìfie^ìdiconféguirequél fecohi^ia 
refnretfiene da morti ^ne maritanoj ne maritafi 
fercTie ne fin pojjono morire,ejT fono enuali agli 
AngeUjCP* fino figlmolrA* iddio »eff^o figliuoli 
' de ^refurrettionejma che i morti riJUfiitino an' 
tfiora Mo fi lo dimoTlro appreffi il pruno‘, cjuan^ ^ ®‘^* 
do dice il Signore iddio dì Ahraham^^ iddiodi 
ìfiaCtO* iddio di lacohaV iddio non e iddio de 
morti jna de yiui:,perche tutti yiuono à quello, ' 
^trijfondedo certi degli Scribi dijjone, Maeflro, 
bene hai detto, ne piu hauìene ardire di domarti 
edotti alcitnacofi,^tdijfedquegli,in chemo- Waf.22.J 
do dicono ClmTfoefJ^ Druido* 

effivauiddice nel libro de Vplmi',di[fi i/ Si-^ 
gnorearmio Siptore,fiedi da de delire mie, in^, 
fiho'dtanto che io baro pollo i tuor nimici jca^ 
heUo de piedi tuoifAdunqueDauidchiamatqueU pjf „ 
lo Sfgnore;etinchemodo èfùo figliuolof^ryde- Mat.ij.r 
do tutto il popolò, dijje 4 difiepoli fùoù Guarda^ • 

teup dagli Scrihp yiquali cogliono fiaffeg giare- 
snelle fole, Clamano le plutationene- mcrcath- 
CT* le prime fede nejle finagoghe,o* iftimi fig- 
gi ne conutth Iquaft diuorano lécàfidedteyed(h^\ 
ue,^fiinuìano lunghe orationi,qùélli<rìcèue^ '‘ 
ranno maggioregiudicio,- ' ‘ ’ 




lar.i2.di 


l)re gii ^bni cTc là' ve^òua ’e li riccfii» rcome* 
CI B S V pfe^ifceU mina del tempio c de tà citta* 
ecolx dè fc^i e de UcònfiiiTÒne» edc ràfflìttiòne' 
dagU>iuo» di^brpoli^apprciro narra dcladremo gir» 


’! i 



e J* le con£ulione,e Baun9mÌ<;« 
Ala ® ^^*^**^®* 


Tf J T rifi;ttarH/tnJo 

guaito t hródom neì Cdl^filacio, CT* 'T»<w« 
^nWlorrt ynti f^U yfdouapoueretta,cl)€haiiwa 

di*oi minuti, dtjfc* Verame^ite io yi di* 


mi 


«a 








CAP. X X r.. 191 

eo,che pouerH ytdo.ua, fya mcffopìu di tut 
ti •perche tutti ciueTHid-i (fuvllo che fipr^ auan^ 
^ua loro mejforto ne i doni di Bio.Et cosici </«/- 
lafua pouerta, mejfe tutto il fuo vitto eh* ella 
B hauciia. Et à certi che diceuano del tempio ch’egli 
era ornato di belle pietrct^ doni,dilfe,dt quesle 
cofe che voi yedete,yerrannogioriiÌ3ne ^uali no 
fia lafciato pietra fepra pietra , che non Jìa rouu 
nata.Et domandormlo.dicendo.'Precettore^an 
do faranno que?ie cofe? cj?*che fegno Quado que-> 
fie hanno à effere? Et quello dtfje. Vedete, che voi 
noti’ fiate fedoni. "Perche molti verranno fotta 
UnomemioMcendoch'eifojìO io,(y* il tempo fi 
C è appropinquato. No» figuite'adunque dietro a 
quegli, ma quando voi y direte guerre, fedi„ 

tione, non ri Jhatientate,pérd}e hi fogna prima 
fieno fatte quelle cofe, ma noti fiuhito e il fine.AU 
Ihora Picena loro, leuerafii gente contra gente, 
C?* regno contra regno , es’ gran terremoti fa- 
ranno per i luoghi, fami, crpeliilentiejC^Jpa 
uenti^CP'gran fegni faranno da ciclo, ÌAa auan- 
ti à tutte quelle cofe,yi metterano le mani adof 
fo,^perfeguiterrannouij,radendotii nelle fina- 
gpghe,c^nele prigioni conducendoni à Re, c?* a 
Prefidenti per il nome mio. Et accadr.wui in te., 
fiimonio.lìahhiate adunquefijfò ne capri yoUri 
di non premeditare defenfione, perche io vi da- 
to lahocca,^ la fapìentì a, allaqu ale non po- 
tranno contt adire ^erefiUerete tutfigli auuer- 




s. ty t M 


Jàrij yoWtXt farete tradit’rdtfihera h padrìj» 

I ^ da fategli da parenti da^Iiafnici,ef 

antma^anno alcuni di yoi •'Et farete in odio a 
tutti pei nome mio. Et yno capello del capo yo^ 
fro non perifce. 'Pojfedete l anime yofire neìld 
Wat^ 24-t patientia yoTha^Etquandù yoi yedrete circutt 
Mar.i j.b leruplem dagli eprcith allTìora' fipiate, 

»an.5>-5. ^jiejfapprefalafuadefilatione.Allhora quegli 

ciie fono in \udeà,fuTghino à monti, CT* quegli 
■* cKe pno nelmer>o Sejfà,partinjh etquegli cht 

fino nepaefi,non radino mqueUa,pmhequeJh 
/ fono giorni di yendetta, acciocheji adempino tut 

to quelle cofè che fino fcritte.Etguai alle graui-^ 
de,^à quelle che lattano in que gìornt, perche 

faragrandeaffiittionefipra U terra,^ fra in 

- , queslo popoloéEt cadranno perfil (Ctfiada, p 

ranno menati prigioni in tutte le genti. Et ìeru^ 
falemfàra calcata dalè gente-, infino a che adem- 
piuti fieno ìtempidele gente.Et faranno fegni 
nelfile,^ nella lima,^ nelle felle, nella ter' 
raanfieta di gente in con fifone, ri finado il ma- 
re,^ le onde stramortendo gli huomini pel timo- 
re^ per la afiettationedi quelle cofè ^che fopra- 
uerranno altynmerfi. Ferchele yirtu decieli fi 
mouer.mno,et allliora yedranno il figliuolo del- 
Vhuomo yenendo nella nugoh conpotefi^C?*gl9' 

ria grandè.Et cominciancwft à fare queUe cofe, 
guardate in fu^ZP' al'^te i capi yoflri.perchefim 
appropinqua la redetione. ycSÌra. Et difft a qu^ 


Islat.M'fr 

Idar.ivC; 

ifa.ij'b- 

£ze.32«l>i 




x: A f» ir X 1. ; 

jK yna Jtmìlitudme» Guardate il fico, CÌ^ tutti 
arbori quando Jiorifcono,guardandoperyoi 
flejsiaco^nofcete che^ia fi apreffia la fiate. Cofi 
anchorayoÌ3<luando yedrete farfi quefle cofie, 
fapfitate che fi aprejfa il regno di Dio. Io in yern 
ta yi dtcOiUon fura pafiata quella generationef 
auanti che tutte quelle cofe fieno fatte. Il cielo » 
C 7 ' la, terra pafferanno, ma le mie parole nonpaf 
feranno. Et guardateui che qualche yoltanon 
fieno grauati i cuori yoThi perla xrapula, CP* 
perla ebrietà, penfieri di quella yita, V di 

cfubito yi foprauenga quel giorno, perche come 
yno laccio foprauerraà tutti che figgono Copra 
lafacciadeUa yniuerfit terra. Vigilate aduque 
d'ogni tempo, pregando che yoi fiate fatti degni 
di fuggire tutte quefie cofejchehanno auuenire, 
fiareauanti al figliuolo delCbuomo. Et infism 
gnaua i giorni nel tempio,^ nelle notte, yfcen- 
do dimoraua nel mote che fi chiama degli Wliuù 
Et tutto il popolo al fare del giorno yeniuaai 
y dirlo nel tempio. 


In quefto mezzo clie Cliriflo celel>ra la pafqult 
c venduto dà GiudayO manda doue fì de preparar* 
la pafquayne la quale celebratione inftitua la facra* 
tifsima cena«e acorda la contentione di quegli eh* 
di£cordauano>e ^redilce gli aecideti à venire^e puoi 
^oppo l'oratioe e prefo nel ottOffu menato ne la c« ' • .* 
fa del Principe di Sacerdoti doue Pic^o» il denega 
tre volte Giefu emendo légamete (chèrnito e battìi* 

Co» £ìi interrogato fegli c U voto filinolo d'iddio* 

> ' ■ ^ I 


f >■. 


C k V. X X 1 tr 

^pl>ropinqttauaJì il dtfeTliito degli 4 ^- a 
W ar.i4.a f^^ rni.iiejttulefi chiama p/fqua, Et cercaHam 
i principi de Sacerdoti,^ gli Scribi j in clje wo- 
iSax^ i^ b ama^a^inoyperchelemcuano lapUhe.Et 
entroftcanainluild cògnominato Scariote, iU 
qnal era del numero de aodich C?* andato, parto . 
coPrincipi de Sacerdoti,!::;' co magijhrati in che 
modo lodarehhe loro, Et rallegvornofi, c;* patto- 
ìiirno jeco di dargli danari, ly quello promijfe. 
E.t cercala opportunità di darlo loro fin^atumnl 
ro.Et vene il di degli a‘^mi.,nelquale era neceffa, 
rio immolare la paJljua*Et mado'Pictro, cs^ Già 
nanni, dicendo. Andate, parateci la pafqua,at- 
ciocììe noi ìnag!amo,y ejti gli diJJÒno,doue yuoi 
cfce noi abparccihiamo? Et dtjfe loro.Ecco entrati 
yoi nella citta,yi fifara incontro ynìmomo che 
porttt vnrajh di terra pieno d^acqiia,feguìtate - 1 
lo nella ca fi , neìlaquaìe en ira,y direte al Pa- 
dre della famiglia della cafa.ll niaejlro tidicis 
dotte e lajhd'^ijotte io mangila p.ifqua co dtfie 
poli mieifEt efjo yi mojlrera yngra cenacolo or- 
nato,qiiiui apparecchi ate.Et andatijroucmo co 
me haueuii detto loro, y apparechiorno la paf- 
:sut.i 6 .h qua. Et come fu thorajfi pofe à mi ft,y i dodisi 
M ar.i4.<k Apoiloh con quello, y aijfe loro, con dejìderio di- 
»,Cpe.ii.ajjJgj.^j fuggiate quefapafqtta con effo.y 01,011 a.. 

ti (he io pati fia ^Perche io yi dico per lo auuenire 
^ pomonfftroph di qtHlUd*tfi»pà(hefi adent- 


c A p.: X 3: r r. X 9 S 


'franelrt^odi D/o; Ut fi il calice 3 retulnte 
. ie^aticjijfi. Vigliate quello , C7* dihuUfefiit 
ntoi perche io ytdtcb cheto non bevo delfiutto dd 



la y ite finfitto a tanto che yenga il regno di Dio» 
lEtprefo il panejìaaehdo vendute le gr-aoìe^h 

jò^ dictndo»Qi^Tlo-è il coxpo 
détto per yohfate quesio in mia 

$ 4 






r "S» ^ 'C A 

t (ónrnmorMÌone.^t fmlmenti.il xalice,foì ^ 

j hthhecmatoJiicMo,QM 7 lo eolici jnuouo te* 

Jhamento nelfanguemio, che per voi fi 
\ maitondimeno ecco la mano di quello cÌtc mi tra 

> Mat.2^.b J^fiec meco.nellamenfa,^t il fidinolo à^'huo» 
Mar.i4.b mo certamente fecondo che fi e detcrminatù va, 
j GÌ0.13.C ma tutte volte guai à quell* huomo, per. ilquole 
j pf.4ox egliètradito,V.t quegli cominciornoàcercarejvaC 

I . loro.chi fulfe di efii colui xhe hauejfe.à fare.que^ 

' Mar IO V Jto»Et nacque anchrafia hrocontentiùn^hi di 
Ìoropar£jfeefferemaggiore.EidilfelorojKeAel 
degente dominano à quelle^ZP* quegli che hatmo 
, ^oteflafopraAi hrojhchiàmòijo benefiottorùTAa 
^ . •voijaoncoJijaja quéUòche.è mag^ore di vfii di^ 

uegnacome piu giouanct CT* il Principe,comù 
quello che mintTlra» perche qual è maggo/ye, 
quello chefia à menfaìo quello che miniSiràìth 
non è quello che Jlaàmenfa?Et io fon nel me^ 
^ di voijcome quello che vi ministra, gjy voi 
jiete quegli che rimaneTli fermi meco nelle mie 
tentatione,Et io vi ordino come ordino à meilpa 
4 re mio il regno xhe voi mangiaUiZjy beiate Jo* 
|7r4 la menfa mia nel re^o mio»Et fediate fopra 
i throni giudicandole Mici tribù d*lfriaeU Et 
♦ ' diSfe il Signore . Simono , Simone , ecco fatana 

[ yiha domandati per vagliarui come il grano, 

[ tnaioììo pregato per te yaccioche la tua fede non 

manchi , CT tu alcuna volta conferma $ tuoò 
fategli. Et queUogU dijfe. Signore io fono ap* 

f4 


^ ^ r* Jk. * A x« 


aP7 


fórecd7Ìatodi 4mdare^on.teco, tr nella pri^o* 
ne,i^ nella morte.EP quello 3iffe,Io ii dico Fie^ 
tro non cantera Ijogn il gallo prima che tre 
•polte babbi n^ato Jn conofiermi» Et diffe lo- 
D roiQtMndo io -ri mandai fen^ fachettOjfenya 
tafcaj cy <al')^mentit mancoum alcuna cofa? 

'Et quegli dijfono^ niente. Adunque diffe à que- 
gli Ma Jiora chi ha facchett'ejo tolga, fimtU 
tnente,p*la tafca, cr<hintnha, yenda la Jua 
tonaca, cp* compii il cpbello.Verch'e io yi dtco^ 
<heandìora , qu^ .Se è flato fcritto btfogna 
€ÌHfta^dem^%4nme, ip>fiagliiniqHie de- 
putatoiEtperchequelle cofe che fono dime,han- 
po fine.Et qM^i dtffono Signore.Ecco qui due 
toltegli,^ quello èffe loro,baSla. Et yfiìto 
frora andò come egli era [olito nel monte de 
gli VUm,^i dfcepoli lo feguitorno. Etgiun- 
to al JMgo,èjfe loro,' Orate accioch non en- 
. trtateinientatione.EttJflfiJpicc'b daloroqùa- ** 

fi ynpttare di pietra, cr ingknocchiatofi ora- 
ua,dUendo.Eadrefe tu yoi,tratferifti da rae 
^^eìlo calice. Ma nondimeno, non la mìa yo- 
lonta fi facciala la'tua,^apparueglt V Ange 
lo dal cielo cofortandolo.Et yenuloin angofcta 
f in lutgamento oraua.Et era il [udore fuo come 
gocciole di [angue [corrente in terra.Èt leuatòfi 
dalla oratione, er yènuto à diftepoli [uoi,gli 
ritrouo,chedormiuano,perU meflitia, ^ difl 
fe ioro^erche dormiteÌB^i;^teui,cr orate oc- 

t % 


• ’T^I 


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• ’ . E V C A ’ 



ìoray eene U turhay ty quello che fi 
*t^o de dodeci andana auanti àio- 


? ^ ° ‘ Y ” f" Si» 

A^l l>‘>fi‘<> ilfirlìutlo 

M h»<,mo?Et ytggendo quegli che gUen 

àimme quelle che haneiia à e^ere »« d,^o 


eran9 
ono. 







•• : -a- ' ^ ■ m 

c A r, X X r r. zp^ 

'. éìpiore ptrcoteremo noi col coltello^ 'Et mo di 
'■ loropcrcojft il Jeruo del^rincipedi fitcerdctijisf* 
tAglioli la fua orecchia deTira» Et rijfondethlé 



f G 1 £ s V di(\t t Usciate ìnjino à cjuitCf' toccata 
r orecchia di quello la fauo».Et dijfs g i e s v à 
quegli che erano yenuti à lui principi de fa-* 
termi magiJirati del tetnphj^ yecchij 







300 ' 9 . J. V 'C A 

come a yno ladrone Jiete yenutt ton le xohélla, 
C7* corkle le^ay-effendo o^i giorno con yoind 
* . tempio non diSlendelìi Umane in mejtna^e* 

Jha eVhora yeshray CT* la poteìht delle ten^e» 
fn«t.26.fg Et pigliatolo, lo menomo ^condujfononellaea^ . 
Mar.i4.f Ja del principe de facerdotuEtVUtro lo feguita-^ 
Gio.iS.c difcoÙo» Et hauendo quegli accefo il fuoco 

nel me:^ delpala;^^o, fedendo injieme,fe^ 
deua Eietroin me!^ di loroytP* hauendo ye* 
dutoyna€erta^nciUa,^uelloc 1 }e fedeuaaì lu^ 
me ha^uendo fi figli occIjì in ejfo dijfe. Et queìU 
era con quello. Et ejfo nego jdicendo, donna io non 
Vho conofciuto,iy* poco doppo» yno altro yedutth. 
ioJiffe.Ettu feidi quegli. Et Pietro dijft. tìu^o 
mojonon fono. Etperjffath oirca d*yna hora^ 
yn certo altro ajfermauay dicendo jyeramente, 

C7* quello era con quello, perche è Galileo. Et 
dijfe Eietrojiuomo io nonfo quello che tu dica, 

' incontinente parlando anchora quello, can» 
to ilgallo. Etrìuolto il Signore guarda Tietro. 
Etricordofi Pietro dellaparola del Signore, co^ 
meglihaueuadettoauanti al cantare del gallo . 
Oio.1 yà tu mi negherai tre yolte. Et yfcito fuorapianfi 
Vietro amaramente.Et gli buominii che teneua-. 
no G I £ s V lofchemiuano hattendoloJEt haOen 
dolo coperto, percoteuano la faccia fua,tp*doÀ 
mandauanlo, dicendo propliete^ chi è quello 
|Mat.27.t cf;e ti percojfe. Et molte altre cofe heliemmiando 
M«r.if .• dinuatt^ antra di lui. Et tome fi fece giorno, fi 

am 



— 



cxr^XTTiT^ jor 

0^unofno / yeechi def popoloso* iprittcipide y«- Gi<w8.r 
■ cerdoti xlifcrihr,Et condufjonlo n<l larocon-^ 

€ÌlioJicendo,Seittt quel Chri^o^diceelo. ^tdif- 
j(è loro.Séio re hdiro, yoi non lo crederete,zs^ 

fi anchorayi domanderò tnon mi r effonder f te, 

ne laJcierete.Da queTfo tempo in dietro flava il 
figlinolo delVhuomo fldendo dalle delire della 
yirtu d*lddìo,Et tutti diffonoytn adunque feifi^ 
gliuolodi'Dio^ilqualdifje^.Voi dite che io fono» '' 

U: quegli dijjono che hiflgntf hahhiamo- noi piiè 

dite?Umonian:^fnonmedeJwfi habhiamo Wi- 
fo-'deWa bocca fia^ 

C.HRTSTO e 4ato à-Pirafo e Pilato Io ma nci a 
a Herodf) e HeroJe ne lo.rintaniIa> t Pilato conoa ■ 
feendo che girerà innocente fu conftretto per li 
ingratjtu4ine «lei popolo à farlo crucifigerey an« 
chora h dilcrìuela morte* del faluatorc e laiua 
ièpultura^ 

", e A p^ r X I I r. 

i leuatajituttaìa moltitudine di quegli, 
SHélocottdUjJ'onùà'Pilato^'Etcominciomo ae* 
cufarloidicenao»Not babbi amo trouato cosluitche 
fòuuerte Vagente,^ che prohtbifle dar fi tributi- 
òLCefire:dicendo lui effere CÌrrnlo Re. Et Vila*^ 
f 0 lo domando, dicendo.Tu fei il Re de ludei? E^ 
quello rifondendo gli dtf]e. Tu il dn Et dijfe Gio.'iS.V 
pi/rfto à principi de facerdoti, eD* àie turbe. Io- 
nejfuna colpa trouo in quello huomo. Et quegli 
rinfor!^uano;dicendotei commuouè il popolo,^ . 
infignando per tutta la ludea, cominciatofl 
' ■ • Gìat 


$01 


S, l V C A 


. 27 ,C 

.If.b 

x8.d 


iìaUUa ìnfno à cjui, "Et Vìlalo, ràita Galiled's 
U àomanao Jcgli era huomo QaltUo» Et «w€* 
conobbe th'e^li era della potesla di HetodeM 
rimejfeà ì^erode ilqualejì ritrouatia ìukÌìota 
I ni in leroftilyma in qtie giorni. Et Vlerode, "ve^ 
dato G I E s V ,yt rallegro grandemente j per* 
che hauena defiderato molto tempo di cederlo, 
fterhanere rdite molte cofe di lni,CP"JperaM 
ili y edere fM'ft <ptald)e fegno da Ini. Et doman* 
danaio co» molte parole, Eteffo niente gli ri* 
fpondena. Et flanam (principi de facerdoti, 
gli fcribi accufandolo patsemente. Et Herode 
con gli efercìti fuoi fpregi aiolo, Schernitolo, k 
rimando à Vilato veThtodi yeTle jplendida. Et 
dittenneno amici fia loro filato, CT Hérode 
nel medefmo giorno perche per innan^ eran9 
indifcordta tra /oro. Et Tilatoconnocati i prm* 
dpi de Sacerdoti,cjy magi?lrati,(jy laplche,dif- 
fe loro,Voi mi hauete appi'ejèntato quelle imo* 
mocome fsdnttore del popolo, cjf*ecto ,domat^ 
dandolo io in prefentia y olirà , nejfuna col- 
pa trono in queliohnomojdi quelle cofe che yoi 
Vacenfate, ma manco Eierode, Verche io vi ri- C 
mefsià quello, CT* ecco che non gli è flato fatto 
£ 0 fa alcuna dcpi adì morte. Adunque castiga- 
to loia feiero andare. Et cragli neceffario nella 
fella lafciareioro ytio,E.t gridorno à popolo di- 
.cendo.Togli quello, cs*l a fli aci Eartabaàìquale , 
^erytMcertafeditione fatta mila citta, ^ho- . 




CAP. XX tl t. 30 J 

nhidit, era Jhato mejjh in prightte» Et <6’ nuo» 
no pi lato parlo loro ^yoUndo lafciare g i £ s 
ma quegli cridauano, dicendo t croctjiggilojcro- 



diJJ’eloro la ter':(a yolta^Pt 
che mah ha fatfo quesUìlo noti truouo nef-- 
^una colpa capitale in lui . adunque castigato 
loUfciero» Et quegli gli fedono inJlmtia con 
. gran 


i 




504 I V c A 

yocìi domandando che fnjfe ctoctjiffoy Cb* ® 
rinfor^auanoleyoce lorOrZ!^de fammi facer^ 
doti. Et Filato fintentio che fu fe fatto cjttelU 


che dòmandauano- i er làfcio loro- quello' che- 
fer la féditiòne ip* homìctdio era flato mejft 
in prigioneiitqualehauieno domandatici 
]daietz7.^te: e si V allo:' arhitria loro » Et menando!» 

. |re 



i 


i 






c A ?. X X 1 1 r. jof 

frejòne m certo Simone Cyrenenfiiche "veniua 
di yilU,CP' pofingli adojfo la croce, à fin che la ^ 
fortaffe dietro g 1 1 8 v.Et feguitaualo moU 
ta turba di popolo, cr di donne lequale fi bat^ 
teuano,et piangevano queìlo,'Et rivolto g i e 8 V 
41 quelle dijfe.Vigliuole di Hiervfalentynon pian^ 
gote [opra me ,ma piangete fopra yoi fiejfie,^ fiom 
fra i figliuoli yoflri, perche ecco sdie yerranno 
giorni nequali dir anno. beatele fi ertìi,^ i yen» 
tri di quelle, che non generomo.Et le poppe che 
^non latlomo. KIT bora comincieranno adire à 
monti, cadete fiopra di nei , v à colli, copriteci , 
perche fe in yn verde legno fianno queste cofe, 
thè fi fara nel ficco? Et erano andma menati 
duoi altri malfattori con quello à ejfer morti, 
^ pei che fumo giunti nel luogo, che fi chia» 
ina caluaria, quivi lo crucifijfono, i malfai» 
tori yno dalle deJlre,^ V altro dalle fini 7 hre*Ét 
G I E 8 V diceua,padre perdona loro, perche non 
fanno quelle che fi faccino? Et diuidtndo i ye» 
JHmenti fuoi,yi mijfone la forte, Et flava il po^ 
polo guardando, cy fiherniuanle, cyi principi 
ten loro, dicedo ei faluo altri fialuifefieffofe que» 
fio e il Chriflojlo eletto di Dio, & fihemiuanlo 
anchora i militi, accoslandofi,cy ojferendogli 
cLceto,^ dicendo, fe tu fii quel Ke de Ìudei,falud 
teslejfo.Et era anchora yna infcrittione ferii» 
fa fopra di lui di lettere Grece, Latine, cy He» 
hraice,Quefto t il R.e de ludei*Et ynp di que mal 


Mar.if,W 


64l.4.d 

iTi.z.d 

Ofc.io.c 

Apoc.^.b 


Mn.27.d 

Gao.iy.J 




lutat;i7.t 

ASar.if.d 

QUAff.$ 


S-i 1 T C- A ' • ■ 

fattori foj^efi hhislemmtaH 4 i dicendo, St i» fii 
ChriTIo jfaltta tt ftefjhy CT* noi,Et rijfonden* 
do r altro lo riprendeua, dicendoiNe tu certa^f 
mente temi \ddio,che fet nella medejìnut danna* 
tiotie^Et noi nel yero giuJhatnente.Terche noi ri* 
ceniamo ccjc de^ne di <pne!io,chs habbiamo fai* 
io^maquefìonon ha fatto co fa alcuna di male.Et 
diceuaà c i e s v. Signore ricordali di mequado 
evenuto favai nel remilo tuo, ^ Gl E svegli, dtjfu 

10 in y evita ti dicoJhoggi farai con meco in para* 
difò.Ei era circa l'hora feSla, ^ fecionf tenebre- 
fipra tutta la terra infuoàrima nona. Et Ufi 
le fi cf€uro,v* il yelo del tempio fidiuife pel 
^>0‘griditndo g r i s v con gran yoce/diJJ'e,J^a 
dre io raccomandiro nelle tue ìr.anelofiiritojnia, 
€ 7 * dicendo quólecofe f^irc-Et bauendo yeduio ® 

11 Centurione quello che accadde , glorifico Iti- 
dio, dicendo, Ver am (Ut e. queiio ìmomo era giu* 
fio. Et tutte le turbe clje inficme erano yenu* 
te à quesfo fieli acuto, yedendo quelle cofi che 
accadeuano percotendofi i petti loro tornanano 
adietre. Et fiauano tutti i fuei conofeenti dei 
longe*Et le donne thè i'hauieno feguitato da Ga* 
lìlea,ycggendo quelle cofe.Et ecco yn huotne 
per nome Ufiph crfigHere ,jlquale era huomg 
buonojO' giusto, quei!o noHhaueua confenti-* 

40 al con figlio , al fitto loro, d* Arimathis 

citta di Giudei, ilquale afieitaua anchora efib 
il regìjo d* iddio* Q^Jlo. andato, à ^ilatOido* 

4 moBi 


- ir. 


C ArJ»r XriITT. 307 

HMniò il C9fpo di G r E s Vy^p^depoSfe, lo inuol- 
Jè nel len!^olOiCJ?*foJè in yno monumento di pie 
tra^nelquale anchora non era flato poslo alcu- ■> 

no.Et era il di parafieue, CT* il fahhato luceua, 
Èthauendolo feguitato ledonne che erano ye- 
nute con quello di Galilea yiddono il monumen- 

come era flato poTlo il corpo fuo^^ tornate ' 

adietro apparechiorno aromati,^ ynguentiitJ^ 
il fabhàio certamente fl ripoflmo fecondo: il co<^ 
tnandamentoi^- 

Le H6nr cercando c i B S V Clniiilo v<Iirono cerne' 
lui è riru£:ttatz>)C come chrifto appare à quegli che * 
andauano en CmausyC gli cHchiara le (crìttiire e co* 
me G troup in mezzo de gli Tuoi dircepoli liquali 
le duliìtanaho della fu* reAirrettione e gli moftra 
le piaghe dèi {uo eorpoye gii rìcomanda' réuangelio 
c afcende nel creici. c A*F. x X ili i. 

in ynode fMati pel fare del giorno Mat.zg.». 

ìtffai per tempo 3 yennono al mmumentp ^?*’**^*® 

portando pi aromatiche apparecchia tihauie- 
no,cr alcune con efle» Et trouomo la pietra riuol 
tàdal monumtto,^ entrate no trouorno il eorpa • ^ 

del signore g i b s y^Et fu jiello'flarequelU- am 
hipte di querla cofa^ecca duoihuomini fi fer-» 
marno apprejjo d loro in veTli rijplendenti.E.p 
quelle rimaTl^auentatOj o* ahhajfato il yoUft 
dUa terra Jiffóne loroycbe cercateti yiuo comòr-. 

'tif Non è <jm rina è rifufiitatoc Kieordateuò • 
tome yi dijje , ejfendo ancìtora in Galilea , di- 
vido che hi fognala il .figliuolo dello huotn 9 Mot,ijià 



ì 




’L T C A 



Mar.9.e ^atoneVe mani degli hucrrtim pecratetf, 
l>iÙ9.e ^ crócifilfo. Ci?* rifujcitare il ter'^ dt.^t * 
ricordonnofi delle parole jUe» Et ritornate dal 



' monumento» ridiffono tutte^peeTte co fe agli yth 
dici »CT à tutti gli altri»Et era Maria Magda^ 
lene, v* loanna, KJ* Marta dt laeopo, C5^ V altre 
■< eh* e 


U 



1 



■- *CA?. X^IIX, 

éietdn cenlorOjcJje dtceuano agli Aposlolì que^ 
fiecofe,Et parfonoapprejfo di loro le parole di 
queUeeomeyna aanciut^ non credevano lo^ ' 

T 9 ‘ Et tetro letMtofi cor fé al monumento» CT* 
indhitMtoftyidde ilen^olifoH pofati»cy an^ 
dojfene maramgliandofi feco fieffo di quello 
’àte era accaduto^Et ecco duoi di quegli anda^ Mar.itf.b 
uoTto nel medeftmo di m yn cadetto lontano dà, 
ìtrofolimaperjpatio di fejfanta fiadi, chiama^ 
to Ematts^Ei efii confabulauano jra loro di tut^ 

U que^e cofe accadute,Etfu mentre che confaià 
C lauàtM,C^ diJputauanotO' ejfoQ in syappro* 
finquatofijCaminaua infieme con loro- Ma gli 
acehi di quegli erano tenuti» che non lo ctnofcef- 
fino. C7* dtce à quegli , che ragionamenti fono 
quelli itile yoì conferite fia rei andando» (p*fie* 
temalanconopÌEt rijpondendoynoilqùale ha^ 
ueua nome Cleophas.gli diJfe-Tu fola fiipelle- 
grino in lerufalem, ne hai faputo quelle cofe che 
fi fono fatte in quella in qumigiomiìty dijft 
àqueglì guaiti f.t diffongli di G 1 1 s V N4;^ 
renojche fu huomo propheta, potente nelTopera^ 
nella parola auanti àpio, o* tutto il popor 
lo. Et come lo dettone i fommi facerdoti. CT* i 
principi noliri nella cenaannatione della mor^ 
crocifijfonle.Et noi fperauamo àiefujfe 
. quello, che hauejfeà recuperare, ifrael. Et non 
dimeno con tutte quello il ter^ di è hoggi, 

À* quelle etfe fon fatte» ìàa certe donne 

f ^ i ’ 


3ro ' iv c'A - 

AeUe ìio 7 lrc,tì hanno fatti flupireJequaU tìS 
fare dèi giorno fumo al monumento 3 V* no» 
trouàto ihorpo fuójyennonòydicende di hauè^: 
re veduto anchora yna vìftonedi angeli yiqua^' 
li dicono quelhyiuere,Vaandorno certi dique^ 
gli che erano ctn'effo notai monumentò, e?* 
fi trouomocome''le donne detto hauieno, tS* ef»’ 
fò non viddono» Et quello dtjfe loro,o folti 
cn tardi di more à credere in tutte quelle có^ 
fe che 'hanno 'parlato i propheti. Oh non bìfi^ 
^noClirislo patire quesle cùfe,iir entrare nel^^ 
la 


la glma fuaì^Et comMatofi da * 

iii propheti interpretaua loro in tutte Je fcriP-[ 
liurelecofe che erano di eJfe,Et appropinquor-^ 
nofialcasleUo doue andauano, cr ejfornmaua' 
d'ire piu Unge. 'Et sforiamolo , dicendo. Re- 
fa con elfo noi yperche è yerjo la fera, €7* ilgior* 
noe calato. Et entro per rimanere con q^gU*' 
"Et fu mentre die egli era amenfacon Uro,pre* . 
fo il pane jl benedijje, CT * pèrgeM 
loro. Et fumo aperti gli ocdn loro, cp* conob* 
honlo cr ejfofpari da loro.Et diffono fa fe.Hon 
àrdeuail cuore nosho inmi mentre che ei par* 
lana, per la via, C7* apriuaci le fcritturefEt le* 
nadófi nella medeftma fiora ftritomomo in lem 
falem,èsi* trouomo gli vndici adunati, quom 

gli che erano eon loro,dicendo.Veramente Ù'SU 
gnoreè fufritato, cirapparueà Simone.Et qutm* 
fili faccomauano quelle eofe dfc erano fate 

<. U yÌ4 




CAP. ^ X HIT. 3« 

Ict come fu jfe flato conofciuto da loro ne 

io Jpe!^^redel pane.Et 'méntre (he parla nano Mat.iS.l 
queTie cofe, flette g I E s v nel m<?>o di loro, 

^dice-à que^luEace à yoi*Et fl^auentati,^ Gio.z^.e 
shigottiti pedfauano di vedere loJpirito,Et dijfe ' ‘ 

a quegUjperdie flètè turbati falgono ‘ipenfliri 
necuori yoflriìgu ardine lemie mancj CT* i miei 
piedi che io ejfo fono tpalpaiernij cp* vedete tper^ 

■che lo flirt to non ha carne ne offa come voi ve^ 
deteche io ho.Ethauendo dette qucTle cofe di'- 
■monThrc loro le wani^cp* i piedi j €p* non creden* 
do quegli anihoraper la allegre>^,tP' maraui 
^liandifiÀiJfelorOj hauete voi qui qualche <ofa 
da mangiareÌEt quegli ^i apprefettlorno vna 
parte di pepe ^rrosìitOj ^ del fatto di pcchie.Et 
prefala/t el confletto loro mangio , cr dtjfe àque- 
gli. Q^sle fono le parole che io vi ho parlato /of- 
fendo ànchora co effouiàjcìdegliè ncceffario adem 
pierfl tutte quelle' cofe che fono fcritte nella 
Moyèj zp* ne prophetit CP' pfalmi di me. 

■G KUhora aperfela mente loro à intendere le ferii* 
ture, ^ dijfe lorojcofl è fritto , or cofi hifogna* 
ua chrisìo patire, o* rifu fatare da morti il ter* 

^ di, predicarfì la penìtentia nel nome fuo, 

CiT la remiflione de peccati, in tutte le geiejcomin % 

dando da lerufalem.Et voi flètè teslimomj di fet.i.à 
queTie cofe. Et ecco io mando fopra di voi la 
prtmejfa del padre mio , CT voi fedete nella 
pitta di ItrttfaUm injtno à tanto die vi fiate 

V 4 


Sé * \i C A 

piti U yìrtft Aho,Et condulfegli fucrd^nfi^ 
PO in Bethania,FJ leuato in alto Umane Jue^ 
^li benedtjfe.Et fn nel benedirgli, fe ne parti d<t 
quegli tra portato in cielo* Et efi i adoratoUi, 
Fat.i.a Ji ritornorno in lerufale con dUegre^^^ 
grande et flauanofenipre nel tem» 
pio laudando, henedi 
tendo iddio* 






i . 


Jkmen* 


IX tINB DB GII EVARCXlt 
DX GTBSV CHR.ISTO SB-^ 

G 0 N DO santo 
tVCA. 





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Il SANTO EVAN- 



^ CELIO DI Gl E- 

' sy C HR.ÌSTO SE* 

C O K D a O I ۥ 

- . ■ . ■ . 

^ V AMN K 

€ ■ 

t . ' ,• 

eiOVANNX Jircnoe il grinte mifierio J«Ì 
^rl>o incarnatole repre(i?nta il uEìjpionio di Giò« 
vanni Battifta» apprefTo come c l s s V comincia 
àeflèr conpfciutoy e cHiama alcuni di(ò<pdlÌAa» 
drea>Fiecro»PhiL*ppo & Nathanael» 



4 



CAP. 


I N principio era il yerho» et 
il yerboera ap^reffo à Dio» 
C7* iddio era il yerhox queìl9 
era in principio apprejjo à dio» 
tuttele cofe per ejjòf urne fatm 
fen^ lui niente è jlatu 
fatto» che e fiato fatto» In ejjhi 
era yita»^ la y\ta era la In* 

' te degli huemini» la luce riluce nelle tenebre^ 

ty le tenebre nc la copre fono,Eu yno huomo man 
dato da DiOfOl^ualefu nome Giouannt» Qt^sìn 
jmui in teflimmia^» acciotht tefiificajje doQ^ 

^ S 





JI4 s» G I O ir A N >Jt 

Wat.j.t luceaàfin che tutti credej?im per huìHon era ejl 
War.i-a Jo quella luce^ma acàoche ttslificaj^i della luce * . 
ira quella lucela vera, laqualé iUumma ogm 



ìmomo che viene nel mondo. "Era ntlwondo,0* il^ 
mondo fu fatto per ejfoj^ il mondo non lo conoìy* 
he.Venne nelle cofefue, cri fuoinon lo riceuer^ 
Et tanti quanti lo riemmo, dette loropo^ 

itila 


T; A N I. 5Tf 

figUnoU di Dio, k qntgli xhe ere* • ■ ; -r' 
dono nel nome^fuo^ iquali non da .f angui , ne ** 

da yolunta di carne , -ne da yolnnta di hno^ 
rH6,ma da D/o fono nati. Ut il yerbo ftefat* Mat.r.c 
té carne» ^hahito in noi. Et ìhthhtamo yedn. Luc.z^ 
da la gloria fua, gloria come di ynigenito del 
:fadre » pieno di grafia , CT* di yerita.Giaian* 
ni tesiijicadiejfo,o*grida dicendo.C^slo era 
Quello ciré io dtceaa»ilquefle yenmdo doppowt 
fUanantia enependtecra prima di we.Et noi r«Timot» 
tutti riceuemmo della plenitudine JUa» CP* gra* 
tia perg^atia, perche la ttee e data perhlofe. 
LagFMia»cp* U verità enataper g i e s v 
Cìtrillò*ììe{^o yidde mai iddio ynigenito fi* J*”*®** 
glittòUidìeknel fieno del padre, ejjh racconto.Et 
■ <jue7lo è il ufHmonhdi Ghuanni (juando man* 
domo i Giudei da lerofiolima,Sacerdoti,^ Leuim 
ti,accioche lo domandafiino,tu chi fieifEt confefi* , 

So»^ nonne^o.Et confejlb»io non fieno CÌmm 
fio. Et demandauanlo dìc adunqueìfiei tu Hr* 
lia?Et dicenon fiono,9ei tu prophetafEt rijfojt. 

9 tò. Adunco gli dilfonojchijei, acchclìcnoi dia- 
mo tijpojha à quégli che ci mandomoìche cofix di 
tu di teftejjòfhijfe.lo yoce di yno che grida net 
difierto /bramite la yia del Signore, cornee dtffie 
ifiaia propheta.Et quegli cìrefinrno mandati, era 1^1.4©,* 
rio di Vharifii . Ef domandornoloji^ dijjohglì per M 
òeadttHquehatle'^^fietunofieì clnriJhfneMe War.i.a 
propl>et 4 ^ Gibùànm rijfofiejproj dicendo* 






f» C I O V A 


MMX 

itat.|.e Io batte!^ nell* acqua^ma nel tne":^ ut ; - 

Mar.i.l» qu>cllo,che yoi non conofcetejejfo è quello, ebt 
Fatili • yienedoppo mecche fu auanti à 


le io non fono degno che logli difciolga l<t cor* 
tepét del eal^mento» Q^Jle cofe fi fecion§ 
in Bethabara, dt la dal Giordano , doue Gio* 
ném»i bdtte;^ua* ll^omo feguento vMd 

òf« 





c A p. r. 




CÌ9»annì e 1 1 s VjchtyentfM à 
IccoV agnello di Dio ilqualelteua il peccato del 
mondo. Q^ffo è delquale io diceuaj doppo me 
yiene yno ìmomo ,c)ye ftt auantt à me, perche 
eraprima di me,ZT io nonio comfceua,ma à fine 
che fifacejfe manifejloàlJrael,pcrqueTfo yen^ Mit.j.fc 
*»» io batte!^^ndom acqua. Zt teTlifico Già- M**'***^ 
uannìydiceMo. Io yiddt lo Jpirito difeenfien»^^*^*^ 
te di cielo jcome colomba ,o*fermofii Jopra quel^ 
io non lo conofceua. Ma quello che mi 
mando à batte^^^re in acqua, quello mi dijje, 
fopra chi tu yedrai lo fiorito , aifeendendo , o* 
fofiandot fopra quello , queslo è quello che bat^ 
te'^^ in jpirito fanto. Et io yiddi, v*1jote* 
fiimoniato,chequesìoè figliuolo di Dio. VaU • ' 

tro giorno feguente fhaua dt nuouo Gtouanni,^ 
duoi de difcepoli fuoi,<y* guardato c iBSVcfte • 
aam’maua,dice.Ì.ccor agnello di Dio.Et Wir- 
nolo cbeparlaua due de fuoi difcepoli, C^fegui- 
Sforno G r E s V. Etriuoltato g i e s r,C^ guar- 
dati quegli die lo fegùitauano dice loro, che cer- 
ratei quegli gli difiono. Rabbi (che rione inter- 
pretato Maefiro)douehabut?dtceà quegli ,renite 
XP* yedete.VenuonO , XP* riddono doue egli flaud 
Cp’rejhorno apprefio di lui quel giorno. Etera 
quafi Vhora decima.Era Andrea fiatello di Si- 
mon dietro yno de duoi che hauieno rdito da 
GiouanniyXP* haueuanlo feguitato.Q^Tlo ritro- 
so prima il fuo fiatello Stmone, XP* dicegli.Noi 


3t8 5. C I O V A N N t 

hahhUmo trouato il Mejìia» t inttrpretétt$ 
ChrijlojQ!;' condujj'elo 4 g i E s y.Zt^uardatoh 
G I E s T^liffe.T^fci Simone figliuolo di lonaj» 
fiatai chiamato Cepbas^che è interpretato f ietta» 
h* altro giorno feguete yolfi g l e s v yjcirtitt 
Calilea,(y'trouo'Phrlipp 9 ,C^diceg/iJèguitarnij 
Ciberà philippo da Betfiiida delia cittadi Alt». ' 
dreajZSf* di Vielro,VhdipporitrouaNathaehcP^ 
dicegluM hahbiamo tronato quello, delquaU 
fcrtjfe Mofè nella legge, CT i prcpheti, G l E s v G' 
$e.4P.& l^a'^reno figliuolo di lofeph.'EtdijfegliNatha* 
nael.Puo ejjerc cofia buona da ^Ja^aretì Diagli 
Vhilippo, vieni, et vedi Giefu vidae Nathanael, 
Ur%»o veniua à lui, et dice,di queUo» P.ceo yerameu 
Eze.;4.£ vno ifraelita ,nel quale none inganno, dieegli 
fJathanaeUdortde mixonofii ta,xi I E s v rijpofc 
Dftn.p.f ^ dìffegliiprtma clje philippo ih eb’iawajje, efir 
fendo tu fitto ilfico,tìviddi.Natbanael rifiofr^ 
dijfegli»R.abbi tu fi quel figliuolo di DiofiiiO 
fiei quei Re d*i frael.G i b s v rifiofe, ^ dijfegli^ 
percln io ti dipi, ioti yiddi fitto il fico tu credi-» 
vedrai cofi maggiori di queTle.pt dififegli.lom 
verità Jn verità vi dieo,per Vauenìre vedreti.il 
cielo apertOii^gh Angeli d i Dw finlendo,ts^ fan 
dendofiprail figlhtoh deU'huonto* 

ComeCKrifto ica l'acqua vino9e qui fu il 
principio àe li luot miracoli e puoi fé neVa in Ca« 
pcrnau^e dopo fall in Icrorolima e difcaccia que> 
{li che faceuono increata nel tempio>e prometea 
. ' " ■' àqur 



r- -, — 

C'A ti 17, 5TSt 


«quegli die Jomamlauano fègfto la refurrettìo»- 
a* del fuo corpose molti crederono in lui e d'altri'- 
£mulauano. 



CAP. II. 


a,TJT il ttr^ dififeùomno!^ in Catta di 
J^Galilea.i.t la madre di gie sv era cjhwì, 
(him^to.attfbnra c ^ e s v CT* i dtfiepoli 

fot* 



jUoi alle mancalo il yimjia madre <6 

GIUS v,^/i dtffe,l^ohano yino.G 1 E s v^/f A 
te/:1ie àte,o*d me dannai Anchoràììo e yenuta 
VhoranUa,La madre fua dice à mimshri»Vattt 
tutto ffuello che yi dice,^t erano quiui fei Hidrie 
di pietra, poFle fecondo lapurtficaftone de Indei 
che teneua ciafcuna due o tre mifure,G issydi 
ce loro.Empiete rnidrie di acqua,CP* empierò/^ 
le infino alla fqmmìta.Et dice loro pigliatene f»-* 
ra,^ portate allofcalco, Cf* portomo,Et doppo 
che h fcalco hebbe Tujlata P acqua fatta yinót 
Cr non fapeua donde yeni]fe,ma i miniThi lo fa- 
feuanoyche haueuano pigliata V acqua, chiame 

10 jpofoiC^ dicegluOgni huomo pone il buone 
yino prima, e?* quando fono .inebriati, allhora 

11 piu cattino, yu hat ferbato il buono yinè 
in fino à que^otanpo.Quffio principio di figni 
fece G I E s V in Cana di Galilea, C7* mani^. 
fe^o {agloria fua,^ credettono in lui i difcepo* 
li fuoi.Doppoqueflecofe,difcefein Capeniaujef.^ 
fo,cr la madre fua,o* i fategli fuoi, e?* # difce- 
poli fuoi, ^quiuidimoromo, non molti giorni. 
Etapprejfauafilapafquadeludei,^ fiali g ie* 

$ V i;i lerofiolima, ^ tro«ò nel tempio quegli 
che yendeuano i buoi, le pecore, ^ le colombe, 
tS‘ i cambiatori, che fiedeuano.Et fatta yna sfer* 
^ di funi jcaccio tutti del tempio Je pecore in»' 
fieme,c^ i buoi,^ yerfio i danari de cambiate» 
rhO* i bachi mando fiotto fiopra.Et dijfie à quegli 

che 


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‘ ■ C A ?. 1 I I. 3W 

%e'ìfenieHftnoi cohmbhLeuate queTfecofe di 
qui 30 “ nonfape la cafa del padre mio, caja di 
jj mercatoÀP ricordornofi i dtfcepolifHoi che egli e 
feriPPoJ ^lo della caJa tua mi mangio. Kiflofo^* 
no adunque i ludei,^ dijfonglitdje fegnoci mo^ 
firi tu perche tu fai quefle cofefR.iJpofe c I E $ Vj 
fp^dijfe loro.Kouinate queflo tempio, et io in tfO 
di lo^ ri^^^o. Vijfono adunque i ludeì, quello 
tempio fi e edificato in quaranta fei anni, ^ tu ^ 

in tre di lo fi^ffui f E t quello diceua del tempio 
del corpo fuo.Qt^ndo adunque rifufiiio da mor^ ' 

te fi ficordom» i difcepolt fuoiiCh*egli haueuadet 
to qu elio hro,V credettono à la fcrittura, 04 
la parola chehaueua detto g i e s y.it quando 
era in lerofolima nella pafjua, nel di fesiiuo, ^ 
molti credettono nel nomefiuo, yeggendo i Jegni 
di quello,iqualifeceua. 'Etejfo g i e s v nonfi^ 
dauafeftejfo à quegli^ per cicche ejjo conofieua 
tutti, 0 perche non haueua bifogno che alcuno 
* tellificaffe dell* huomo, perche ej]ò fapeua quello 
ehefuffenelfhuomo. 

C K R 1 S T o infti(uiTce gli futi jamenri la 

regeneratione Chriftiana à N icodcmoys qui adduca 
teftimont conuenauoli e cliiaridel!bat(e{ìmo, f fi 
fiimofira come e vero figliuolo d'iddio a mand^v* 
fo da Dio per ilquale conicgtilcianio falvte, 

c A p. I I I. . 

A T era yno huomo de Vh ari fiei per nome Nì- 

T \ codemo, principe de ludeì. Quello yennel . _ ^ 
CI E S V <li notte j 0 dij)'egli,^abhi noi fappia*, 

PC 


32.2. S. GIOVANNI 

rno chetn.fei yenuto MaeTéro da Dio, pèrcfje nép^ 
fu no può fare queTli fcgtti che tu fai ,fe iddio no 
fa con quellò,kiJ}>ofe cibs v,C7’ diffeglìAn ye 
rita in reritaM drco.Se alcuno honfia nato di Jb 
pra, non può y edere il re^o di Dio. Dice à quel* 
io Nìcodemo.Cotnc può nafcere Vhuomo ejfendo 
yecchioìVuoegU di nuouo entrare nel yentredel 
la madre fua, et nafcereÌKiffofe g i e s v,in ye* 
ritayin verità ti dico, fi alcuno non fia nato d’ac 
qua,ZJ?* di Spirito, non può entrar nel refftodi 
Dio.Qmllo che c nato di carne, è carne, quello 
che è nato di Spirito, è Spirito.l^e ti marauiglia* 
re,che io ti dipi ei bifogna che voi nafiiate di fo* 
pra.Lo Spirito doue ytiole (pira odila voce 
fua. non fai dónde ven^a, CT* doue vada, 
Cofi è ciafcuno che è nato di Spiri to.KiJpofi N/ 
codemoyi^r di jf egli. Come fi pojjonofar quelle 
cofefKifpofi G I E s v,<::;'diffegìi. Tu fici hUeftro ® 
•in I fraelyCj^ non fai queTle cofi? In verità in ve 
rita ti dico che quello che noi fappiamo parliamo, 
"Et quello che noi habbiamo veduto tejlimoniar 
mo,es^ non pigliate la noslra teslimonian‘^,Se 
• io vi dipi cofi terrene,0‘ non credete, come crede 
rete,fe io vi diro cefi ceìeJìi? Et nejfuno fiali in • 
cielo, fi non quello che difeefe di cielo, il figliuolo 
f de Vhuon:o,ilquaIe c in cielo.Et come Mofi efitltb 
ilfirpente nel difertOyCoJì bifogna effire efahato 
il figliuolo dell'hiiomOiàfin che ciafcuno che eri* 
dein quello, non perifia,ma habbia vita eterna» 

Po* 


C <A F. 1 I T. 







Verclje eofi amo iddìi il mondo che dette l*yni- 
genito fno figliuolo tà fin (die ctajcuno che crede'' 
inanello non peri fica, ma hahhia yita eterna^ 
perche iddio non mando il fuo figliuolo nel mon- 
do perche giudicaffe il mondo ^ma perche fi fallii 
® il mondo per luu Quello che crede in lutano ègiu>- 
dicato*Ma quello che non crede già e flato giu- 
dicato, perche non credette nel nome dello ynt- 
genìto figliuolo di Dio, cr queslo e il giudi- 
ciò, che la luce yenne nel mondo , CT' gli huo- 
mini amomo piu le tenebre, che là luce. Impe- 
roche le opere di quegli erano cattiue, perche cia- 
fcuno che fa catti ue opere, odia la hi ce, non 

y iene alla luce ,accioche non fieno riprefe 1* ope- 
re fue.Ma quello che opera la yerìta y iene alla 
luce, accioche fi manifeTlino V opere fue, perche 
in Dio fino fatte.Voppo quelle cofe yenne g i e- 
SVi^idifiepoli fuoi nella terra di ludca,0“ 
quiuì dimoraua con loro,o* batte!^^ua,c^ era 
ànchora Giouanni batte^^^ndo in Enon prefi^ 
fi à Salim, perche quiui erano molte acque, ^ 
yenìuano,C>* hatte^^yauanfi no effondo ancho- 
ra fiato mejfo Giouanni in prigione. Et nac- 
que yna qiteTlione da difcepoli di Giouanni co 
ludei della purificatione. Et yenneno à Giouan- 
^ niyC^diffongli.Rabbi quellocli era tecodi la dal 
Giordano, alqu ale tu desìi teTlimonian^a, ecco 
® quesio batte'^'^a,o* tutti yengono à queUo.Kì- 
jpofe Giouanni, dtffe, Vhuomo non puorice- 


8. GIOtANNI 


3H 

nere alcuna co fa fé non gli fia data da cielo. Voi 
fefifieteteìiimoniicheio ho dettOyiononfono 
Cljrislofma fono mandato auanti à queOo^Q^l 
lo dìe ha la fpofa è lo fpoJh,ma V amico dello JpoJbj 
che fla,c^ cdelojCon gaudio fi rallegra per la To- 
ro dello fpofo. Adunque quello mìo gaudio è adem 
piuto,quello bi fogna crefcere,c^ me diminuire, 
Q^llo che yenne di fiopra è fiopra tutti, Qt^Uo 
• che è di terra^e terreno,^ da terra parla, Q^U 
lo che yenne di cielo, è fopra tutti, C7' teflifica 
quello che yidde,CP’ rdi,Cì* nejfuno piglia la fita 
teTlimonian^, Qt^Uo che piglia la fiua teTHmo 
nian^figtlUychee iddìo verace, perche quello 
Xom.^.a (Ijgrnando iddio, par la parole dt Dìo,perche d 
queslo non da Dio lo Spirito à mi fura, il padre 
ama il figliuolo,^ dette à quello tutte le cofe in 
Gio.f.t» mano,Q^Uo che crede nel figliuolo, ha yita etcr» 
na,ma quello che non crede al figliuolo, non to- 
dra la yita,ma Vira de Dio fia fopra quello, 

O H R I s T o eifen Jo refutato da gli Giudei e ri 
ceuuto da la gente* c fi dimoilra qui per l’hitioria 
de la Samaritana con laquale parla de la vera reli- 
gione e puoi e riceuuCo da gli Samaritani* e di qui 
le ne ritorna in Galilea doue guarifce il figliuolo 
d Vn Principe. 

CAP. irli. 

À Dunque come il Signore eonohbe,che ilphaA 
rifei haueuano yciito dìe et ESV fa piu 
dfcepoli,^^ batte;^^,dje Giouanm,auuegna 
cheejfo g x b s v nonbatte;^ff€,mai difiepo^ 

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lifuoijafciola ludea^O’ andò di mouo tn G4- « 

liÌea»Et bifognat^a che pajfajfe per Samaria^Ve^ 
ne adunque nella citta di Samaria chiamata Sy Qea.})*à 
char,prejfo al campo jchc dette lacob à lofeph fuo 
figliuolo JB.t era quiui il fonte di lacob» Adunque 
■ G I E s V affaticato pel camino fedeua cofi fopra 
ilfonteyVhora era quafi feTla,yenneyna,dtSa* 
maria per attignere acqua, gì esv gli dice, 

'Dammi da bere. Impero che i di fcepoli fu oi erano 
iti nella citta,accioihe comperafhno da mangia^» 
re.Diffegli adunque quella donna Samaritana, 
come offendo tu ludeojchiedi da bere à me che yò» 
no donna Samaritanaì perche i ludei noncon^ 
uengonoco Samaritani, g 1 esv rijpofe, di fi. 

fegli.Setu fapefii il dono di Dio, cr ihi è quello 
che ti dice dammi da berc^u haureJli dimanda^ 
to a lui, CT' ti harebbe dato acqua yiua. La don^ 
na gli dice, Signore tu non hai con die attignere, 
tP* ilpo^{^ è prò fondo, onde hai adunque quella 
acqua yiuafoh fei tu maggiore che il padre no», 
ftro lacob, ilquale ci dette il po:^ effe lee 

di quello,0*i figliuoli fuoi, 0 'i fuoi beJiiami? 
c I £ s V riJpofi,CP' diffegli, ciafeuno che bee di 
quella acqua, bara fete di nuouo. Et chiun^ 
que bee, deU* acqua, che io gli darò, non harafe* 
te in eterno. Ma T acqua che io gli daro,fifara 
in lui fonte dt acqua falcante in yita eterna. 

La donna dtct à quello. Signore, dammi que^ 
fia acqua^accitdìt io non habbiafete,nt qua 

« 3 



5. GIOVANNI 

'ì^enga à attirerete iiisv gli dictjya chianid 
il tuo maritOiO* vieni qua.KiJfofe la donnay^ C 
dijfegli, lo non ho manto, g r e s v gli dice,he* 


ne diceTfhto non ho marito, perche tu hai hauti 
cinque mariti, zp*hcra quello che tubai none 
tuo marito, quello diceTti veramente. La donna 
^li dice,Signore io veggho che tu fei propheta^ 

ipa 


c A p. 1 1 1 r. 32-7 

J padri noThi adororno in questo monte t O* yoi 
dite, che à lerofolima è il luogo doue hifigna 
adorare, gì e s v gli dice.'Dona credimi ^ei yer^* 
ra hora quando ne in queUo monte tue in lerofr* 
lyma adorerete il padre. Voi adorate quello che 
yoi non fapete^noi adoriamo quello che noi fap^» 
piamo iperche la falute e da ludei. Ma yerra ho- 
rUi^gia e,quando i rcri adoratori, adoreran- 
no il padre in Spirit 0 j<^ yerita.Verche,<:!r ilpa . 
dre cerca tali che adorino quello, iddio è jpirttOj, 
C7* quegli chejoadorano, hi fogna che lo adorino * 
in SpiriioxZ^ y erita. La donna gli dice, io foche 
yerra il Mefìa,che fi chiama CÌmsto. Quando 
adunque fura yeimto quello^i annuntìera 
telecofe. g i E s v gli dijjc* Io fonoqueUo cheti 
luparia. Et in questo yenneno i difcepoli fitoi, o* 
marauigliauanfi che parlaffe con yna donna* 
ìiondimeno ncffuno diffe, che ce^xhi, o che parli 
con quellaì Adunque lafiio Indonna la fuahi^ 
dria,z^ andò nella citta, zjr di jfe à gli huomi- 
ni. Venite, vedete rhuomo che mi dijfe tutte le 
cofeche io ho fatte. Oh non è queTìo Christo? 
Vfcirno adunque della citta,c^ yeniuano à lui. 
In questo ^ne^^ lo richicdeuano i difiepoli, di- 
cendo.JKahbi mangia.Et quello diffe loro. Io ;ho 
B da mangiare cibo che yoi non fitpete. Diceuano 
adunque i difcepoli fa loro, harebbegli portato, 
alcuno da mangiare? Vice loro g i e s v. 'U 
tniociboè.fhe to fa^cickil y^Uredi colui che mi 

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31S S. G I O V A H M t 

mandhy O' rechi- à perfettione Peperà fia, Korf 
dite voi anchora fono quattro mefi, CfT* verira la 
ricoltaf Ecco io vi dico aliate gli occhi voslri, 
^guardate le campagne che fono già bianche 
alla ricolta,Et quello che miete yriceue la merce- 
de, CT* congrega ilfiutto in vita eterna,à fin che 
ìnfieme fi rallegri, ^ quello chefemina,^ quel 
lo che miete, perche in queTlo la parola è vera, 
che altroè quello che femina, altre è quello 
che miete. Io vi mandai à mietere quelle che 
voi non lauorasli. Altri lauorornoj CP* voien» 
ttaTHnelle fatiche loro. Et di quella citta mol- 
. H de Samaritani, credetteno in lui, per le paro- 
le della donna teiiificantejejfomi ha detto tut^ 

' te le cofe che io ho fatte. Come adunque fumo F 
venuti i Samaritani à quello, lo pregamo che re- 
fiajfe apreffo di loro.Et reUo quiui auoi giorni, 
Cr molti piu credettono pel parlare fuo, dice- 

Udno à la donna, non piu pel tuo dire crediamo, 
perche noi fiefi i babbi. imo vdito, o* fapiamo che 
queTlo è veramente il Saludtore del mondo Cbrò 
fio. Et doppo duoi giorni vfei di la, ^ andò in 
Calilea* Et eJTb cit^y teTlifico,che proPlje- 
ta non ha honore nella fua patria. Effondo adun- 
que venuto in GaUlea,loriceuerno i Galilei, 
iquali haueuano vedute tutte le co/èj che egli 
haueua fatte in letofolyma, nel di feTliuo, per- 
che anchora efii erano venuti al dijejliuo* Wen- 
M«e. 4.b ne adunque o 1 b s v nuouo in Cana di Gaa 

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CAP. r. 

Ii7e4j dotte egli hauma fatto V acqua ytno, Et 
G era yno, certo Signor e, il figliuolo Helqualeera 
infermo in Capernau* Q^Tlo vdito che g i e» 
s y era yenuto da ludea in Galilea ne andoà 
quello,^ pregaualo che dtfcendejfe, tsJ* fanajfe 
ilfuo figliuolo, perdìe flaua per morire. Adun- 
que G I E s V dijfeà quello. Se yoi non yedrete 
fegni ,C7' pi'odigij yoi non crederete. "Diffeà queU 
lo il Signore. Signore difcendi prima die muoia il 
figliuolo mio, G I E s V glidijfe. Va il figliuolo 
tuo yiue,^ Vhuomo credette alla parola ,d7C gli 
hdueua detto g 1 1 s v,z^andaua.Etgìa fcen^ 
dendo quello, i ferui gli yenneno in contro, c?* 
nuntiorno^li,dicendo,il tuo figliuolo yiue. Da- 
mando adunque da quegli Vhora,ne laquale fuf 
femigliorato.EtdiffongliJineri ne V bora fetti^ 
ma lo lafcio lafehhre.Conobhe adunque il padre 
die fu in quella hora,nella quale gli haueua. det- 
to Q ibs V, il figliuolo tuo yiue,c^ejfocredette, 
Voluttà la fua caJa.Q^Jho fec^ofegno di nuo- 
uofece GtBSy, yenuto da ludea in Galilea. 

C H R I s r o Tana quello cliegiaaeua à la pi(ci« ^ 
nate fe defende con Tautorita del Padre e con la fua - 
dfuina virtu>e approua con molti altri argumehti 
e con il telHmonio di Mofe in contra gli (tiudci 
che di£famauano il fuo fatto. 

C A P. V. 

^ Oppo quepre cofe,era il difesltuo de ludei, 
fiali GtBSY in lerofiolymajCf* è in 






^ ^ ^ ^ vudticd yttd ptjcwdj M*" 

ale fi chiama in hebraico Betefiiai-che bà cm- 
qtte portici àv qttefb i^iaceua mnhittiAitif 


d’infermi ciechi Jt ^ppiÀt attratti, che ajpet 

tauano il moto de l’acqua, perche l’Angelo di- 
fcendeua in certo tempo m lapifcina, ^ turba- 
tta l’atqua.^t il primo (he fulfe difcefo doDpo la 




' C A P. V- 351 

ìmhaiione de V acqua idiuenma fono da qua^ 
lunque infermità fitjfeprefo. Et era quitti yno 
certo huomoche era flato infermo trenta otto 
anni* g r e s v^vedutocoThn thè flaua àgtace^ 
conofliuto che haueuagia molto tempo -^li 
dice,'vuot tu deuenire fam^Lo infermo gli rijpo- 
B fe*Signore io non ho huomOiCÌte quando fa tur* 
baia V acqua jmì metta ne lapifcina. Ma in quel 
lo che io yengho,yn altro auanti à medtfcende, 
GiE sv gli diffe» Eeuati, togli il tuo letto, CP* 
*va‘Et fuhito diuenne fatto l'huomó,c^tolfc il 
fuo letto, ^ andana, CP* era fabhato in quclgìor 
n<y.Diceuano aduque i Ittdei à quello che era flau- 
to fanato.Egli è fabbato^no ti è lecito torre il let* 
to*KiJpofe loro, Q^llo cite mi fece fatto, mi dtffe, 
togli il tuo letto, ^ ya.Domandornolo aduque, 
ehi è quel huomo che ti dtffe, togli il tuo letto, c?* 

: "ya^Et quello che era fatto fatto non fapeua chi fi 
fuffe, perche Gl Bsv fi fottrajfe,ejfcnìo la turba 
in quel luogo. Dipoi lo ritroua g i e s v nel 
c tetnpio,^ dijfegli.Eccotu fei guarito non pec‘ 
care per Vauuenire, à fin che non ti auuenga 
quahhe cofa peggio. Quello huomo fi n*ando,€^ 
annuttollo à ludet,die o i e s v è quello che Vha* 
tieua fatto fano.Etper queTlo perfeguitauano i 
ludei G I E s cercauanlo d*yccidere,perihe 
focena queTie cofe in fabbato.Et G i e s v rijhe., 
feloro.il padre mio tnfino à quello tempo ope* 
ta 3 V* io Opero, J^er quéflo adunque maggior»,.,^ 

metè 


v!rt 


332 . S. GIOVANNI 

mente cercauano i Giudei di ama:^^rlojper^?e 
• nen folamente fckglieua Ufabbato, ma ancijora 

dicetiUtlddio fuo^adrefacedofi equale à Dio*Ri« 
jpofe adilque G i e s v, CT* dijj'e loro* 1» yerita in 
yeritj/yi dico^il figliuolo non può da fefare ala* 
na cofafie no quella che yedra chefaccia il padre, 
"Perche qualunque cofe fa quello yqueTle mede-* 
fvme fa fimilmente il figliuolo^ imperoche ilpa^ 
dre ama il figliuolo , tutte le cofe gli dimo^ 

ftra,cheejfo fa yCT* maggiori opere di queste, d 
gli dinioTìrerra à fin che yoi yi marauigliate 
perche come il padre fufcita i morti, z^yiuifi» 

^ ca,cofi andma il figliuolo, quegli che yuole yi-- 

uifica , perche ne il padre giudica alcuno , ma 
detto ogni giudicio al figliuolo, acciodìe tutti 
Ijonorino il figliuolo , come honorano il padrcm 
<ÌMÌlo che non honora il figliuolo, non hono^ 
fa il padre, che lo mando* In yerita in yerita 
yi dico,chi ode il parlare mio, o* crede à quello 
che mi mando fia yita eterna, CT* non y iene in 
giudicio,mahatrapajfato da morte à yita. In 
yerita in yerita yi dico, che yerra bora, o* ^a 
è /quando i morti ydiranno la yoce del figliuo^ 

10 di Dio, ^ quegli che haranno ydtto, yiue^ 
tanno, perche come il padre ha yita in fe ftejjò, 
cofiha dato anchora al figliuolo Vhauere yita 
infefiejfo,^ dettegli poteTlaand)oradi fare 

11 giudicio , perche è figliuolo di huomo . No» 
Alatiif«4 tft^Tauighate dt queTio,petdìe yerra Ima 

nel 




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‘ CAP. V. 333 

nèUa quale tutti quegli che fono ne monamen* 
ti ydiranno la yoce fua, CT* yerranno fuora, 
quegli Se feciono bene nella refurrettione deU 
^layitajmd quegli che operomo maUj nella re» 
furrettione del giudicioXo non pojfo da me flejfo 
fare alcuna co fa* Come io odo giudiciOiC^ il 
giudicio mioèffuTloj perche io non cerco la yo» 
tonta miajma la yolonta del padre che mi man~ 
do. Se io teTiimoniafi dime fejfo,la tesiimo» Mahj.il 
nian!^ mia non è yera, Vno altro è quello che Dif.i.c 
rende tefiimonio di me, tp* fo che è yera la te» 
ftimonian^ laquale teUimonia di me . Voi 
mandasH à Giouanni,ci;* questo teTiimonio al» 
la yerita. Ma io non piglio la tesiimonian!^ 
dahuomo,madico quefte cofe , accioche yifal» 
uiate. Quello era lucerna ardente, o* lucente» 

^ ityoiyoleTiiefultarene la luce fua à tempo. 

Et io ho maggiore teìiimonia'^ che la tesiimo» 
nian^ di Giouannijperche le opere che mi dette 
il padre che io le faccia, quelle fleffe opere Se io 
f),teTlimoniano di me, che il padre mi mando. 

Et il padre che mi mando, effo ha tesiimonia» 
to di me. Ne mai ydifii la yoce fua, ne yedeSii 
Idjpecie fua. Et nonhauete la parola fua ferma 
in yoi.Verche à quello ilquale ejfo mando, voi 
non credete, guardate diligentemente le ferii» 
ture^perche yoi yi pmfate hauere in quelle ri- 
ta eterna,^ effe fono quelle, che danno testi» 
punian:^ di me, ne yolfte yenire à me accioche 

yoi • 


354 GIOVANNI 

•vai habbìate rìta.Io mn piglio' lU gloria dagli ® 
huomhtijwa vi Ijo conofciutit che voi non hau ete 
lo amore d'iddio in yen. io venni nel nome del 
padre mio 3^ non n i rice»ete*Se ynS altro veri- 
ra nel mme fuo proprio^ quello ricetterete. In die 
modo potete voi credere yteenendo gloria, l'yne 
dal l'altro , es*- la gloria che viene dal fole 
i.Cor. 4.a iddio non cercateì No» penfate che io vi hab^ 

’ hia acmfaire apprejfo del padre, ^gli e chi vi 
accufa Mofe, nel qual voi Jperate, Venhe fe voi 
crederi à Mofe, crederreTli certamente d me. 
^erchequellofcriffe di me. Ma fe voi non crede- 
te à gli firitti di quello » come crederete alle pa- 
role miei 

De cinque pani Chrifto fatiacirca cinque miTa 
liuomini,liqu«iIilo voleuano fare Re>c lui fe ne fu- 
gc, e fe^uita andamlo fopra le acque gli dilcepoli 
die nauigauano,cà molti che lo feguitauano per 
caufa dclcibo materiale c gli infegna ilqualeeil 
vero cibo de la animale molti non credendo in lui, 
e Pietro il confcira eirer vero figliuolo d’Itldio. 


Deu.iS.c 


CAP. VI. 


Mar.é.c I j 

ltiC,^.b -fi— 


OpfJo queTie cofefene andò g i E s v di la ^ 

dal mare d i Gal dea di Tiberiade cr fegui 

taralo molta turha^perche vedeuano i fegni fuoi 
che faceti a fepragli infermi, Et andoffene Giefu 
nel mote^et quitti fedetia co difeepoli fuoi,Etera 
propinqua la pafquajldi fefeiuode Utdei. Alba- 
ti adunque gli occhi Giefu , o* veduto che molta 

tur 


I 



? * -C A P» • y I» . 

.tarha rvenìua à lutidiffe à Vhìlippo» Onde com^ 
pereno mi i pani jà fin che qtteJli mangino^ Et 
diceua qneTio tentddoloipercheejfo fapeua quello 




ch'egli hauej]e àfare.'Phi lippa gli rijpofc 


~jj — j — 

hasteraiino loro pani per dugento denari tacciai • 
che ciafcuno di Quegli nc pigli qualche poca. 
DijfegU yno de dtfcepoli fuoi. Andrea fi'atclLo W 


À 



33^ GIOVANNI ; 1 

df Simon Vietro.qui è yno fanciullo ha * I 

cinquopani di dmi pefci^ma quesie ra- I 

fe che fono fa tantiì'^t g i e s v dijfe. Vate che B- 
gli hftomini fi affettino à menfa, Etera molta 
herba in quel luogo. Vofonfi adunque à menfa 
huomini per numero circa cinque mila.Et Oiefi* 
prefe i panhGT fendute legratie, diTiribui à di^ 
fcepolh^ i difcepoU à quegli che erano posit d ] 
menfa>Et fimilmente de pefci quanto yoleuanOj 
tP* come fumo pieni Atffe a difcepoU fuoi. KaccO'* 
gliete que pe:^i che auanjforno, accioche coja . 
alcuna non yadia male, Kaccolfono aduncque, 
tp'empiemo dodeci cofani di pe^^, de cinque 
pani di or:^Àquali etano aua!^ti à quedi che 
haueuano mangiato. Qi^gli huomini adunque 
hauendo yedutochefegno G i e s v haueuafat^ 
to diceuano.Verche quefio e yeramente quel prò. 
phetUiChe ha à yenìre nel mondo. G i B s v adun 
Mat.i 4 .c qnQ hauendo conofciuto che efi haueuano à yen» 
Mar.d.f accioche lo facefino Re^Jè neandòdi 

nuouo effofiìlo nelmonte.Et effendofi fatto fera, 
difcejfono i difcepoU fuoi al mare, e?* falitì Jh^ 
pra yna naue yenntno di la dal mare in Caper* 
nau.Etgiafi era fatto ofiuro,0* g i e s v non ^ 
era yenuto à quegli.Et il maregonfiaua foffian* 
do gran yento. Hauendo adunque remeg^ato 
quafi yenticinque,o trenta jladi, veggono c ie- 
s V che andaua fopra il mare,CP* appropinqua., 
ftafiaìla naue,v* tememo. Et quello dijfe loro, 

19 


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'v c A >. ▼ I. 337 

lo finojtton temìate.VolJhno adunque riceuerló 
nella naue^ cjr fuhito la naue approdò alla ter^ 
ra^UaquaU andauano,L* altro giorno feguen* 
tela turba^cheera di la dal mare,yeduto che 
qurni non era altra nauiceUatfenon quella yna 
nella quale erano entrati i difcepoli fuoij V* che 
nella nauàceUa non era intrato cinsv co dU 
fcepoJàfHOÌ,ma foli i difcepoli\fuoi , erano iti y'ta^ 
tp* altre nauicellefoprauennono da Tiberiade, 
prejfo al luogo doue mangiato hauieno il pane, 
bauendo il Signore renante le gratie. Come 
adunque yidde la turba, che g i e s v non era 
quiuipte ì difcepoli fuoi, fai fono efi nella na^ 

uicella,^yennono in Capcrnau, cere ado G i e- 
s Vi^trouatoU di la dal mare, gli diffono^Kab- 
hi quando yenisli quaÌG i e s v rijpofe loro, 
dijfeAn yerita in yerita yi dico,yoi mi cercate 
non perche yoi yedeJH i fegni^tna perdre voi man 
giafii depani, c?* fiaìeUi fatollati»Operatejnon 
il cibo che peri fce,ma quello cherefia in vita eter 
na,ilqualeyi darail figliuolo delThuomo,per- 
® che quello figiltò il padre iddio, Dijfono adun-^ 
que à quello jche cofa facciamo, accioche noi ope- 
riamo ricredi D/o?g r b s v rijpofe, diffe lo 
to,Qtu^ta è r opera di Dìo che voi crediate in i.Gio.j.4 
quello cheejfo mandò Vijfono adunque ^ quello. 
Chefegno adunque fai tu, accioche noi'ye^gia^ 
moy^crediamotiìche cofa operi tufi padri no- ECo,té.è 
Jhi man^orno la manna nel difetto ,.come cNu.u.V 

fA Jf 


tri 




k 


538 s. croTÀMNi 

Pf«.77*c fcTÌtto.ìlpttne di deh dette à quegli à manpa* 
Sap.i^.c re.VjjJ'e adunque à quegli g i e s v.Iw yerita in 
yerifa ri dico» Non Mofe ridetteli pane dal 
cièlo ma il padre mio ri da il reco pane di de* 
loyperchc i'ipanedi Dio è quello che dijcende di 
deloy^dalarita al mondo.DiJfono adunque 
à qtfèllo. Signore dacci fempre queTlo pane,Et 
à quegli G I E s V io fino quel pane de 
la rìta. Q^Uo che riene à me non hara fame, 
CT* quello che crede in me, non hara mai fete.Ma* 
io r 'f difii che, & redesli me, CT* non credere. 
Ogni co fa che mi da il padre, r erra à mejes* quel 

10 d:e fara venuto à me non fiaccio fuora,per* 
che io difiefi di ciclo accioche io faccia, non la yo* 
Unta mia, ma la volontà di colui che mi man^U 
do.EtqueTla è la volontà di quel padre che mi 
fnando,che tutto quello che mi dette,io non ne 
perda dt quello, ma rifufdtilo ne Vvltimo di, 
^ quella e la volontà di quello, che mi man* 
do d)€,ciafcuno che vede il figliuolo, 0* crede m 
quello,habbia vita eterna,^ io lo fufeiterone 

di.Mormorauano adunque di lui i Giu^ 
dei, che egli hauefi detto, io fino tifane che di* 
fiefi diemo,0' diceuano^n è queflo g i e s v 
i : figliuolo di lofiph , del quale noi conofiiame' 

11 padre, o* la madreìcome dice adunque coTtui 
io difiefi di cielofiKiJpofe adunque g ih s 

. diffe /oro. No» mormorate fra voi, Nejfiuno 
può venire àme,fe ilpadre che mi mando non 

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V • 4 . 


C A p. V I. 


339 


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/« hard tiralo j v* io lofufcitero ne VyUìno di, ^ 

Bt firitto ne prophet/i far anno tutti ammae- I -M-e 

firati da D/o. Ciafcuuo adtn^que che ydt dal **‘®*3*‘^ ^ 

padre»ZP'ifnparOiyieneàmejiJonche alcunohah^ 
hia yeduto il padre fc non quello che è da iddiOa 
queTh yidde il padreAn yerita in yerita yi dU 
co^quellochefi confida in me ha yita eternaAo ' 

fono il pane della yita.lpadri yoJhri mangior^ 
ruila manna nel diferlOtiy mcr imo, quello è 
quel pane che difeende di cielo , aciioche di 
effo mangi alcuno^ z^.non muoia. Io fono il ' - 
pane yiuo,che difcefi dt cielo. Se alcuno man^, 
padiquesio panejyiuera in eterno.Etil pa^ 
ne che io darò c la carne mia', laquale io darò 
per la yita del mondo.Combatteuano adunque 
J i Giudei fra loro dicendo.Come può qtteTto dar^ 
ci à mangiare quella carnei g i e s v adunque 
diffe à quegli. In yerita, in yerita yi dico,fe 
yoi non mangiate la carne del figliuolo de Vhut» 
mo,Zsr heuiate il pingue fm, non hauete yita in 
yoi.Q^llo che mangia lamia carne, ejyheeM 
mio fanguejha yita eterna, io lo fufiitero ne 
V yltimo di perche la mia carne e yer amente ci- ^ 
ho,<^ il fangue mio è yeramente here.Q^Uo che ‘ 
mangia la mia’ carne, e?* hee il mio fangue, fia 
in me,c}^ io in quello, come mi mando il yiuopa,. 
dre,^ io yiuo per il padre, cofi,is^ quello che me. 
gta me efjo anchora yiuerapeì' me.Qi^flo e quel 
panèjche iifcefe di cielO) non come manghrno » , 


.r 


i 


540 S. GIOTANNI 

^a({ri yoSiri U manna, ty morìmo, quello ^ 
mangia queTio pane,yiueta in eterno* Qt^slè co 
fe àtffe ne la finagogaìmjegnanio in Capeman, 
Molti adunque ai di fcepoli fuoi, vdite quesie co-* ® 
feìdìlJòno,Duro è queTio parlare jchi lo puóydi- 
rei Et fapendo Gl E s v dentro difefleijoycbe 
t discepoli fuoi mormorauano di queiio, dijfe lo- 
ro, queTia cofa yifiddale^^^?che adunque fi ye 
diate il figliuolo dell' huomo, che [alga la do- 
ue era primaf Lo fpirito è quello che yiuifica, la 
DiC^.b carne niente profitta.]. e parole ,che io yi parlo, 
fpirito, CT* yìta fino.lAa fino alcuni di yoi che 
non credono.Verche fapeua da princìpio g i B s r 
quali f ufiino quegli che noncredefiino,^ chi 
Vaueffe àtradire.Et diceua,per queSio io yi ho 
detto, che neffunopuò yenire à mefe non gli fia 
conceduto dal padre mio.'Da quel tempo molti 
de di fcepoli fuoi fine ritomorno adietro, ne an- 
dauano piu con quello.DiJfe adunque g in svà 
< dodici.Lt yoi yolete andarueneÌBjfpo figli adun 

Simone Pietro. Signore à chi andremoftuhai 
parole di yita eterna , cy noi hahhiamo cre- 
Mit.i 6.e dato 3 ^ conofciuto che tu fei Chrisio figliuolo di 
I>/o yiuo.Kifpofe loro g i e s v.No» ho io eletti 
. yoi dodici ,ey di yoi yno e diauoloÌLt diceua di 
luda di Simone Scarioth, perche queTio Vhaueua 
àtradire jejfendo yno de dodici. 

ChriSTÒ ùnevàCecretamente appresogli 
fuoi cognati cbe erano andad aia feSa de gU tab^ 

oa 

\ 




" - c A ?. V I r. 341 

' nacoliye puoi in(egna nel tempio» e de gli vari giu- 
dici del popolo di luite4>uoi defende la fua dottrina 
a efcufa la tranCgrersione del fabbatoygli facerdoti 
tengono coniìglio contra di Quello e mandano gli 
1 ainiftri per pigliarlo, Q A P* Vii, 

^ Xj ^ conuerfatta g i b s yjopfo queste cofe, 

Galilea, perche nen y alena conuerfare 
in Giudeajperche i Giudei la cercauam di am I.«ui,r j.f 
ma:^are.2t fipraTlaua la Sceno^hegia» dife^ 
fiiuo de GÌHdei,X>i(fono adunque à quello i f a* 
tegli juoh^aniti di qui,o* ra in Giudea, ^cci<h» 
ehe anchora i difcepoli tuoi yegghino V opere tue 
^ che tu fai, perche nejfuno fa alcuna cofa in oecuU 

to, 0 *cercad*€jferertominato,fetufaique$Uco* ' . 
fejdimonfirateftejfo al mondo, impero che ne 
anche i fategli fuoi credeuano in quello. Di- 
ce adunque à quegli g i b s \,il tempo mio non 

. èanchora/naiitempoyoTlro èfempre apparec^ 
chiato,ll mondo non può hauereyot in odio, ma 
odia me perche io leflif co di quello, che le opere 
fue fono cattine, A fendete yoi à queSlo di fe* 
ftiuo,lo non afcendo anehora à queTiafeTia,per* 
che il mio tempo non è anehora adempiuto, o* 
^hauendo dette loro quelle cofe rimafe in Ga* 
lilea , Ef come fumo a fcefi i fategli fu oi, ^llho* 

^,0* ejfoafefe alla fesla, non manifefiamen* 

te,ma come in occulto,! Giudei adunque lo cer* 
cauano nella fefla,o* diceuano,doue è quello? 
molto mormorio era nelle turbe di quello, per^ 

J 3 


Si* ’ tf t C» V A* M « f 
thè altum dketumo 3 egli ehuóno, cr altif ìfft*» 

cet^anOinOitnafedtice la turba 3nondime}7eneJJu-‘ 

no ^ariana di lui liberamente ^er la paura de 
CiudeuHt ejfemlo già paffuta me;^ lafefhafa 
I . G I E s V nel tempio, V infegnaua.'Et maraui 

I •rliauanfi i Giudei dicàtdo,come fatifflui UtUrej 

j non hauetido imparato? Kijpofe loro ò i e s 

diffe.La mia dottrina non epiia,ma di ejuello die 
mandh,Se alcuno vorrà fare la voUnta fua cono 
pera da la dottrinale la fiada Vio,cfe io parlo 
da me fleffo, Qt^Uo che parla da fe fteffo cerca la 
gloria propria*Ma (picUoche cerca la gloria di 
colui chela mando, quello e verace, non e in^ 
firo.24.fl puffitìa in queRo^l^on vi dette Mofe la leggeìp* ^ 
neffuno di voi offerua la legge.Verche mi cercate 
yoi di amay^ref KiJpofe)a turba, er diffe. Tu 
hai il demonio chi ti cerca di ama^^re?R.ifpop 
G I E s v,ct dfjje loroiVna opera feci, C 7 * tutti vi 
teul.r2«s piarauigliate.Ver queJlo.Mofe vi dette la circuì 
àfone, non perche eUà fia da Mofe,ma da padri» 
Et nel fahbato circuncidete rhuomo» Se Vhup’^ 
fno piglia la àrcuncifione in fahbato, acciodie 
J)eu.i.c tton fidiffblua la legge di Mofe, voi vi fdegnate 
con effo meCo,ch*io habbià fatto fano nel fahbato 
tutto rhtiomo.Kon giudicate fecondo l affetto, 

* ma giudicate con giuJlogiudiciOtDiceuano adun 
que alcuni de lerofolimhani.Non e quejìo quello^ 
che cercano di amnia'^^ire? Et ecco liberamete 
parla, ^ non gli dicono cofa alcuna,oh non hano 

yera 




C A r.. T I I. 343; 

•meramente comfciuto i ImncipìjchsqHeTìo ye-» 
ramente è ChritloÌMa noi fappinmo queTio don 
de ìai^ ChriTlo quando yengìn^nejfuno fa donde 
fia»Gridaua adunque GlESy nel tempio ^ infe-^ 
^nandoi^ dicendo. Et conofcejH me^^ domie io 
fono comfcejli»^ da me flejfo non yenni ma è ye 
race quello che mi mandbitlquale yot non hauete 
conofciuto,Ma io Vho cono fciuto, perche io fono 
• da ejfo ^quello mi mando,Cercauano adunque 
di pigliarlo, CT* neffuno gli mijfe le mane adof 
ifoaperchenonerayenuta anchoral'hora fua,Et ' " 
della turba molti credettono in lui, c^diceuano • - • 

quando fura yenuto CljriTlo,ohfara egli piu far 
gni di quegli che fa cofluifvdirno i Vharifei 
la turba che mormoraua queste cofe di lui, ZP* 
mandomo i Vharifei, i principi de facerdoti, 
i mini?iri,accioche che lo pigliafìno.Dtffeadun^ 
que à quegli g r e $ r. Anchora per yno poco 
di tempo fono con yoi, yonne à queUa che 
mi mando,Voi mi cercherete, non mi tro» 
uerete, ^ doue io fono, yoi non potete yenire, 

"Diffono adunque i Giudei fa loro.lJoue ha à 
irecofiuifche noi non lo trotteremo, oh farebbe 
egli mai per andare nella dijperfione delle gen^ 
tifZP* àinfegnare alle gentiìche pacare e que-^ 
fio, che dtjfe,cercheretemi,^ non mi trouere* 
te, CP* doue io fono, yoi non potete yenireÌEt 
V nell* yltimo di grande della feria flaua g 1 1-. 
i gridaua,dicendo,^e alcuno ha fete yen* 
i. Jf 4 , 


.= .*» r. 


344 OIOTAKHt 

P£i.i5.c va ^ niej O* bea» QtuUo che crede in me €§^ 
mediffe la fcrhtHraà fiumi di acqua yiua yfcìj. 
ranno del fuo yentre.^t quello dijfe dello fpi^ 
ritOiclje haueuano à rieeuere quegli, che credei 
uano in ejfo, Im^eroche anchora non era da- 
to lojfirito Santo, perche g i E s v non era an- 
cJjora glorificato . Molti adunque della turba 
yditoqueTlo parlare, diceuanojqueslo e yera^ 
mente prophet a* Altri diteuano, quello e Cfcri-Q 
fio,o* altri diceuano, oh yerra clrrijìo da Gali- 
Wic.f.i leaìoh non dice la fcrittura ,che del femedi ' 
Ma(. 2 .a Dauid, Ci7* di Betlehem caTiello doue era D4- 
uid yerra Chrifio f Et cofi nacque dijfenfio- 
ne nella turba per quello.Et certi di loro loyo- 
leuano pigliare , ma neffuno gli pofe le mane 
adojfo, Wennono adunque $ miniflri a Fonte- 
fici Vharifii, CT* quegli dijfono loro*Vcrche . 
non lo hauete menato t Rijfofono i mtnìJlri* 
Non mai parlo cofi huomo , come quesio buo- 
moj Kijpofono adunque à quegli i EharifeuEt 
amhora yoi fiete fedotti ? Oh crede alcuno de 
principi ìnquelloTodeVharifiiìMa queTla tur- 
ba, che non ha cognitione della legge, fino mala- 
DiC^.a fi, Difg ì^icodeme d quegli, quello che era ye- 

nuto a lui di notte,ilquale era yno di loro*Oh la 
legge noflra giudica Vhuomo fi prima non ha 
yditodaejjo,crconofiiuto qufllo chefitfRiJpc- 
fingli,!^ dijfinglh Anchora tufii GalileoìCon» 
fiderà diligentemente, CT* yedi , che da Galilea 

09 » 


CAP. Vili. 34$^ 

fufcitato pro^heta,Et àafcuno fette andò 
incafafua, ^ ■ 

c H R. I s T o i(blue l*a(]ultera « e con long* 
otatìone infegna luì eifer la luce del mondo, e ve» 
nuto d'iddio, e approua à gli Giudei che loro non 
ibno£gliuoli di Abraham ma del mondo, e cer- 
tifica conftantirsimamente lafua eternità e dìui» 
nita, e febifa Tenza danno quegli che lo voleua» 
no lapidare. 

C A P. V I 1 1. 

\ I G lE S V fenandò nel monte degli yli* 
Sf 2 jui,ZP*la mattina per tempo di mtouoyen^ 
ne nel tempioj ^ tutto il popolo andana à lui» 
fedendo infegnaua loro. Et gli Scrihi , o* 
"Pharifeiygli conducono yna donna trouata in 
adulterio , CP* mejfala in rne !^ , gli dicono, 

MaeTho queTla donna è fiata trouata in fui 
fatto in adulterio,Et nella legge M.ofe cicoman^ Xru.20.« 
d'Ì%li^mìli fufiino lapidatejtu adunque che 
di?Et queTio diceuano tentandolo^à fin che lo 
potefiino accufare. Et giesv chinandofi in 
giujcol dito fcriueua in terra, Eerfeuerando 
adunque di domandarlo» fi O'diffe loro, 

Qt^llo che è di yoi fin^ peccato » fia il pri-^ Dtu.i7.h 
mo à ^ttare la pietra in quella. Et dt nuouo 
chinandofi fcriueua in terra.Et hauendo que^ 
gli yditòifene yfeitùmo à rno à yno» cominciane 
ao da piu yecchi» CP* resiò giesv folo» CP* la 
donna,che fiaua in me!^o,Et rH^tofi giesv 
CP'. non yeduto alcuno fuori che la donna »gli 



54< S« <5 1 O Y A N, NI 

diffe. "Donna doue fono que tuoi accufatorif 
Nejfuno tiha condannata^ laquale diJfc.NeJJit^ 
410 Signore . Et dijfe g i b s Y. Ne io ti con* 


danno,Va cp* non peccare piu,Di miouo adun^ 
que parto g l e s v à quegli ^dicendo. Io fono 
x«Sio.i.!> ^ mondo.Q^llo che mi feguitajnon ca- 
minerà nelle tenebreitna bara il lume della yjta. 

Di/» 



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’J)i]Jetfo adunque àqUtUo i ^harifeì^Vu dì tefiejl 
fo rendi teflimonran:^M tua tefimoma:^ non 

■ è yera,rij}ofe g l E s v, e?* diffe loro. Auuegna 
che io renda teflimonian^ di me flelJo^yera è la * ‘ 

■ miate^irnonian'!^,^erm^ fo donde io yenni 
'O* doue io yo, ma yoi non fapcte donde io yen^ 

^ 0 , C7* doue io yo.Voi giudicate fecondo la car- 
- tke.lononghtdico alcuno, c^fepure io giudico, 

il giudrcio mio è yero,Perche io mn fono filo, 
ma ioiCP* il padre che mi mando, cr nella leg^ Mata9.h 
ge yoTlra è firitto , che la teìximonìan’^ di z.cò.i}.% 
duoi huomini è yera , io fino quello che ren- 
do tesiimonian'^a di me Jìejfi, Q-r rende teTli- 
monian’^ di me il padre che mi mandc.Dice.. 
uano adunque à quello, doue è il tuo padreìB^i^ 

Jp.fi GIE s vjteconofceTlinje,ne ilpadremio» 

Se yoi mi conofcefi il padre mio, conofic* 

C resii.V'arVo quesle parole g i e s v nel Ga^^ 
filatio ,infegnando nel tempio, C?* nejfuno lo 
prefi perche non era anchora Tenuta rhora 
fua. Vice adunque di nuouo g f E s v à que-. 
gli. lo y)}, €7* cercherctemi, CT* morrete nel pec^ 
cato yoTìro. Voue io yo, roi non potete yeni- 
rc.Viceuano adtique i Gmdci.Amma:^ra egli 
fi fiejfo , pèrche dtee, doue io vo , yoi non pO'^ 
tete venirefEt diceua à quegli, yoi fiele daU 
le cofe inferve, io fono dalle fiperni. Voi 
fiele dt ijuesio mondo. Io non fono dt que^ 
fio; mondo. Io adunque yi dtfi, che yoi mor^ 

ret9 






348 f. <5 1 O ? A N N 1 

rete ne peccati yoThri, perche fe yoi non trèdère^ 
te che io fono, morrete ne peccati yoThruitice- 
nano adunque à quello.Tuchi feiÌEt dice loro 
lLom.j.a G I E s y, da principio quello che, ip* yiparlo.lo i> 
ho molte cofe da dire, et giudicare di yotjma quel 
lo che mi mando è yerace, CP' io quelle cofe che ho 
3^ ydite da lui, queTle parlo nel monào,Koconohbo~ 

; ' m eh* egli hauejfe parlato loro del padre,'Oijfe 
P , adunque à quegli g t e s v. Q^ncCo yoi harete 
efaltato il figliuolo dell* buomo , all’ bora cono^ 
fcereteche io fono, e?* che io nonfo cofa alcuna da 
me fieJfo,ma come mi infegno ilpadre quefie 
fe parlo, zp* quello che mi mando è mecoAl pa- 
dre no mi lafcio fola perche io fo fempre quelle co- 
fe che gli fono piaciute,^ urlando lui queTle co- 
fe, molti credottono in elfo» Diceua adunque G l s 
svi que Giudei, che gli hauieno creduto, fi yoi 
farete faldi nella parola mia,yeramente fiete 
difcepoli miei,^ conofeerete la yerita,o* la yeri 
ta yi fara liheruEjfiofino à quello»Noi fiamo 
finte di Abraham /te mai feruimmo àperfona^» 
me di tu, farete fatti liberi? g i b s v rijpofeàque 
gliAn yerita ,in yerita yi dico, checiafcunocht 
fa peccato èfiruo delpeccato.Etil feruo nonfia 
B.om.^.e ntUa cafa in eterno il figliuolo fla in eteme»Se ® 
adunqueil figliuolo yi bara fatti liberi,yeramt 
te liberi fiete»lo fo che yoi fiete fime dt Abraham* 
M4 y oi cercate di amma^^^rmi, perche il par- 
lare mio non ha luogo in yoi, lo parlo quelle 




CAP. V 1 1 r. 349 

tofe che*io yìddi appreffo del padre mio,0* yoi 
adanejue fate quelle cofe^che yoi yedesli ap-> 
prelfo delpadre yoTiro*KiJpofino, V*diffongli il 
padrenothoe khraham.'Òke àquegli g r E s v. 
Se yoi fuf^i figliuoli di Abraham yoifareSliXor» 
pere di Abraham, Et bora yoi cercate di am~ 
ma^!^re me huomojlquale yi ho parlato la ye 
rìtajaquale boy dita da iddio, queTlo non fe» 
ce Abraham, Voi fate V opere del padre yo-> 
flro, Dijfono adunque à quello. ìioi non fa- 
ma nati di fiupro,Noi habbiamo yno padre id- 
dio, dijfe à quegli G I E s v,Se iddio fujfeyoTfro 
padre, amerefti certamente me, perche io proce- 
do da iddio, ^ yennijpercheneda me fteffo yen- 
^ ni, ma queUo mi man^o, 'Perche non conofcete 
yoi la mìa fauellaì Perche yoi non potete ydire 
il mio parlare, yoi Jiete dal padre dianolo, er 
yolete fare i defderi del padre yoflro, Qt^l- 
lo era homicida da princìpio,^ non flette nel- 
la y eri ta, perche non è y evita in quello.Qt^n- 
do parla lafalpta,parla dalle cofe proprie,per- 
che egli è mendace, cs* padre di ejfa.TJ perche io 
yi dico la yerita,yoi no mi credete.Chi dt yoi mi 
accufera dt peccatofEt fe iodico la verità, per- 
che no mi credete yoi f Q^llo che è da iddio ode 
leparole d’iddio.Per quesloyoi non ydite, per- 
che non flètè da iddio, Kifpofono adunque i 
Giudei, iP* dijfongli, Non diciamo ben noi che 
^ tu fei Samaritano,^ hai il demonio f Kijpo- 

fi 


t.Qìo. 


i.6iowf«v 


VI 


3^0 8. GIOVANNI 

G I E s v.Io non ho H demonio i ma honorìfim 
€0 il padre wjo, voi mi diJpregiasli»Et io not» . 
percola glori a mi a, è chi cerchi, cs^ gmdichuln • 
ytrita in verità vi dicoi fe alcuno offeruerail 
parlare miOiHon vedrà la morte in etemo.I)ip> 
fingli adunque ìGmdeì.VLor a hahhiamo cono'*, 
fciuto che tu hai il demonio. Abraham è mortOtelf 
i propheti, CT* di,^ fe alcuno ojferuera il 
mio parlare, non gujler a la morte in eterno. Oh 
fei tu maggiore del padre noslro Abraham^ che 
èmortOiCP'i propheti fono mortuQuale teftejjò 
faifKijpofe gies v,fe io glorificarne ftejfoM 
^oria mia e niente, egliè il padre mio che mi glo- 
ri fica,ilqu ale voi dite ejfer voslro ìdiliOyZ^non 
lohauete conofciuto, cp* io Vho comfciuto, tP‘fe 
io diro che io non Vho cono fciuto, faro fmileà 
voi mendace. Uà io Vho conofciuto, feruo 
la parola di quello. 1/ padre voslro Abraham 
efulto,accioche vedeffe il di mio,^ vidde,zp* ral 
legrofii.Dijfono adunque à quello i Giudeì.Tto 
nonhai anchora cinquanV anni ip* hai veduto 
Abraham. Di jfe loro gies v.ln veritajn veri- 
tà vi dico, alianti che Ah'aham fufihiofono.'Pi.. 
glioma aduque le pietrc,accioche le igitta fiino in 
quello,^ G I B s V fi afcofe,(y*vfci del tempio* 

G H H I S T o fa vc(3cre il cieco nato,ncl SaI>l>atQ 
ccomeilctecolongamenCe dilputando coni Pha« 
rifei fu difcacciato de la lìnagogba} e trouandolo 
gli infe^naU vera fede» ' 


CAr» 


A T^T f affando G I E s Vyyìde yn haomo cieco 
■ > la natimi a , ct* domandornolo i diJcc^oU 
fuoijdiceitdo.Biabbi chi pecco^coTiutt o i genitori 
fuoi, che nafcejfe cieco? Kif^ofe giu sv ne que^ 
Jlo petcoj ne i genitori ftMtyVia accioche fi man, 
nifefiafiino Vopcre di Dio in quello, A me hi^ 

' fogna operare le opere di quello che mi mando 
infino à tanto ch*cgliè giorno.Viene la notte y 
quando nefftmo pno operare. Infine a quanto 
to fono nel mondo, fono luce del mondo.Et det- 
te quefie cofe fputo in terra y ty fece loto dello 
fputOyZP* diTlefe il loto fopra gli occhi del eie- 
^coy & dijfegli. Va lana nella pifiina di Siloe, 
che fi interpetra liAandato. Ando adunque, ct* 
tauoy ^ yenne yeggendo, Ondei yìciniyej* que 
gli cìje fhauieno yednto prima yimperoche era 
mendico , diceuano. Oh non è queslo quello 
che fedeuaySt mendica u a, altri diceuano quefio è, 
altri diceuano egli èyfimile à quello.Qucllo di’- 
cena, io fono. Diceuano adunque à quello come 
ti fono aperti gli occhi?n^Uo rifpofeiO* diffe. 
Q^Uohuomoche fi chiama g i b s v fece loto,. 
er ynfegli oedn mieiyZP' diffemìyya nella pifeu 
na di SiloeyO' laua.Et effondo andatOyZ^ laua- 
^tomhriccuei la yìfia.Diffono aduqtte àqueHo,do- 
ue è egliìdifl'e non fo.Menano à Vharifei quello, 
che poco auanti era cieco. Et era fahhato quan- 
do OLI S vfece il /otOjCT* aprigli occhi di qtteU 
' ' lo* 


3fl S. G I o T A M M I 

?o.Df mono adunque lo domandauano i Thar/^ 
feijcomehauejfericeuuto il yedere.Et quello Atf- 
feloro.Eimipofe loto fcpra ^li occhi,^ laudi, 
CP'ye^go.Dtceuano adunque alcuni de p/wri- 
fei* Qii^slo huomo non è da Dio, perche non ojfer» 
ua il Sabbato,E.t altri diceu ano. Come può yn 
huomo peccatore fare queTU fogni. Et era dif- 
fenfione fia loro. Dicono di nuouo al cieco.Tu ® 
che di di quello,perche ti aprigli occhi tuoi ?C7* 
quello dijJe.Egli è propheta.Non credemo adun- 
que i Giudei di quello che fujfe cieco, hauejfe 

rihauuto il yeaere, injìno à tantoché chiairior- 
vo il padre, ^ la madre di quello, che haueua ri- 
ceuuta la yi7la,c^d9madomogli,dic^io.Queflo 
cil figliuolo yoTho ilquale yoi dite ejferenato 
€ÌecofComeadunqueyedehora?Ki]fofcno à que- 
gli ilpadre,^ la madre (ua,^ diffono.Noifap- 
piamo che quello è il noTlro figliuolo, ^ eh* egli 
è nato cieco, ma comehora yeggajion fappiamo, 

€ chi fegli labbia apertigli occbi,noi nonfappia- 
nw. Ejfo ha V età , domandate lui, quello di fe^ 
porterà. Q^Jhecofedt fono tlpadre,^ la madre 
fua, perche temeuano i Giudet , perche digia ha... 
uienoconuenutoi Giudei,chefe alcuno confejfaf- 
fe quello ejfere cIjtìTIo, fujfe cacciato della fina- 
gogha.Ver queTlo il padre, CT* la madre fua dif- 
fono,egU ha V €ta,domadate ejfo Di nuouo adun- 
que chiamorno l'huomo che era fiato cieco, dif 
fingli. Da giurìa à D/o.Noi fappiamo ehequefio 


C' A T, I Xd 3^3 

hnomo è peccatore. Kijfofe adunque quello 
dtffeào non fi fi egli fifia peccatore. lofi yna co- 
fi, ctje effendo flato cieco, bora io yeggo. Diffono 
adunque à quello di nuouo,(hecofi ti fecefCome 
'ti apri gli occhiÌKipofià quegli, lo ye l'ho gin 
dettOi^ non hauete ydito^perche di nuouo yole- 
te ydirefohjZP* yoi yolete diuenire firn difie- 
polifMaladiflonlo adunque, i-;* diffpno.Tu fii 
fiodifiepoloyt^ noi fiamo diflepoli di Moje. No# 
fippiarnp che iddio ha parlato à Mofi^ma queTlo 
non fippianw donde fla.KiJpofi quello huómo,et 
* dijfi loro.Zt certamente in queTlo è cofi mirali- 
Icyche yoi non fippiate donde Jta,Q^ habbta aper 
tìgli occhi miei. Etfippiamo che iddio non ode 
' i peccatori ,ma fi alcuno e fimo d* iddio, cjrfa la 
yelonta fua, queTlo ode.'Dalficolo non fi eydi- 
tPiChe yno habbia aperti gli occhi di yno nato 
cieco.^e queTlo nonfuffe da lddio.no barebbepo- 
' tutofare cofi alcuna. Rijppfono, cp* diffongli, 
tu fii tutte nato in peccati, cp* tuinfigni à noi? 
CT* cacciomolo fiora, g i b s v ydi che caccia- 
to .Vhauieno fiora , CT* bauendolo trouato gli 
c diffie.Credi tu nel figliuolo d'iddiofKiJpofe quel- 
lo dtfle. Et chi è Signore, accioche io cre- 
■ da in quello? Et G I e S v gli diffe . Et l'hai 
yeduto,^ quello che parla teco ejfo è. Et quel- 
lo diffe. Credo Signore, ^ adorollo. Et diffegli 
G I E s V. Io yenni in giudicio in queTlo mon- 
do jaccioche quegli d?e non, veggono, yegghino. 


3J4 3. « ’ « 

er aitezli che veggono Jiuoitìat cìechi,& yiir 
no ceniie Vharifei c,nene cofe^qtcali «M». «» 

«fli.iy Mongìi.OlhO' Mifiamo ctechi?X»lfea 
aneli G I E s v.Se voi frjìi cìcch?non hareJh 
* , peetmMa bora voi JiteM vegffamo,fer epee- . 

Vo resli il peccato yosho. 

C H R I S T o approuaa gli PtarifeiromefoBo 
oaftori ciechi e cattiuUc lui e buono e come inco« 

Suhcauf. ai quello aifccaia infra gU Gr^ 
a«i,ecomenalafaftaaagli Encenii nfpoae e pro- 
ua'aqueglicl.eloinKrrogauano perle fue opetee 
per il teU imonio ael p«are che Im e Chnft^ a può, 
Ehifa le mane ae quegli che aefiaerauano Ai ptnw 
4erlo e àe quegli che lo voleuano lapidare. 

CAP. X. 

Dir.8.d T o in yeàu in rerita ri dico, quello che non A 
' I entra per la porta ne Vouile delle pecore, ma 
ùzliedi altronde,queUo c furatorCytP'ladrOoViA 
anello che entra per la porta e pajhore delle peco^ 
ÌeM»^p apre il portinaio, et le pecore odano U 
roce fna,^ chiama le fne pecore nommatameie, 
cr menale fuora.ht quado egli ha codone fror^t 
le proprie pecorcy'^’a inan^^j à quelle, z^ le pecore 
lo feiruitano, perche conobbono la voce jua.Et ne 
recitano lo }}rano,ma fnggono da quello, perche 
• ' nt conobbono la yoce degli flrani.QueT oprouer 

hioAtffeloro Qte fu. Et quegli non conobbonojhe 
cofe frfìino quelle che parlaua loro. 'Dijje aduque 
di nuouoà quegli g i E s v.Im verità, in verità ^ 
yi dicono fono )a porta delle pecore, tanti quanti 


C A p. X. 


yentte/so attantì à mejfino flati furatorì, la- 

droni ^ma le pecore non ydirno quegli. Io fono la 
porta, fe alcuno entrerà per meffara falcato et en 



trerai^ yfcira, c?* trotterà i pafcoli.il ladro no . 

•viene feno perche rMijanja'^i, CT* distrugga» 

I® yeni perche hahbino yita, C7*piu abondante.. 
mente habbino* lofonoilhttonopajlore.llbuotjo jC»,^o.c 





r#--" ^ 


S. , G I O V A N N I 

EZCC.J4. paUore dal* anima fra ferie pecore. Ma 
f -5 cennaifio.z^ che nonèp^^^ore, delquale non fono 
proprie le pecorcyyede tl lu'po che 'viene 3 C 7 * 
le pecore 3KjT f}*gge,cjr il lupo rapifce effe 3 CT <w- 
f^^gie lepecore.TJ il mercennario fagge3penhe ■ 
ftnercennarÌ0}(^ non fi cura delle jfecore.lofona^ 
ìlpaTlorehuOfjOjCT* conofco le pecore miet^fo^ 

no conofciuto da le mie. Come mi, conofce^ il fa- 
dre-t^ cofi io conofco il padre ^ pongo l anima 
mia per le pecore.^t ho altre pecore che non fono 
di ijUeJi a mandria 3<juelle hijhgna che anchora 
gmdii^ che odino la roce mia 3 cr farafi 
gregge 3^ yno paTlote. Ver ^ueTlo il padre mi 
ama3perche io pcgo V anima miataccioche di 
no la fgli.Neffmo lena da me queUa^ma io pon- 
fo quella da me fleffo.lo ho potesla di porla, & 
hopot^^a di nuouo di pigliarla. Q^sla commef 
: ftonericeue dal padre mio.pi nuouo adunque 

(tfecediffenfionefia Giudei, per quesle parole» 
Et dìceuanomokt di efi, egli hfil demonio, ^ 
ìmpari fceiperchc V yditeì Altxi,diceuano^queste~ 
parole non fono da indemoniato, oh può il de-* 

t M«t monìo aprire gir occhi de ciechi? Vt fecionfi gl^ 

f g Encenù,in era dt yemo, CT paf- . 

feggiaua ci e sv nel tempio,nel portico dtScu 
lomo.Circundornolo adunque i Giudei, C 7 * dice- 
pangli. Infino à quanto tieni tu fojpefa V ani- 
ma nosha? Se tu fei Chiflo diccelo Itheramen- 
$e.BJjpofeà quegli g i e s v, w detto,& 
^ - mn 


B 






I , t A p. 3f. t *3j;7 

'ì%dn lo credete»V opere ch'io fo nel nome del pa- 
dre mio qneTle tefìimoniano di me. Ma yoi non 
■ tredeUip^rche non fiete de le pecore miet come io 
yi ho deftOf le pecore miej odano la yoce mia, 

CT* iole conofco,o* fe^uitamini, io do loro 
la yita eterna jne periranno in eterno,ne alctt- 
Pjìo rapijje qnelle dalla mia mano, il padre mip 
che me le dettele maggiore di tutti, O* neffuno i 
.'puo rapire de la mano del padre mio, lo, ct* il 
padre fiamo yna cofa, 'Prefono adunque di nuo^ 
uo le pietre i Giudei ,accioche lo lapidajlino. Ri- *■ 
JP^ff à quegli G r E s v. Moltè buone opere yi 
/ ho dimo^rate dal padre mio, per quale di queUe ’ • 

opere mi lapidatefB^ijpofono à quello i Giudei, dò, 
•^endo.Noi non ti lapidiamo per buona opera, ma 
per la befiemmia, perche tu , ejfaido huoma, 

G^fai tefiefo lddio,K.ijpofe loro Giefu.Non èfcritr- Pf*l*8**^> 
to netta lergeyoTlra,iodifii iddij fiete? Se dijfe 
quegli iddij à quali fi fece la parola di Dio, 

• non fi può fciorre la fcriltura, quello che il padre 
•fantifico, amando nel mondo, yoi di te, perche 
tubeTUemi perclje /w detto, io fono figliuolo d'id 
dio? Se io nonfo l' opere del padre mio,non mi cre- 
dete, Ma feio lefot^fe yoi non credete à me, 
credete all’aere, à fine che yoi conofciate, 

•crediate che tlpadree in me, ^ io in effo. Cer- 
•cauanodinùouodi pigliarlo, o*yfci loro dalle 
enane,v* andò di nuoue di la dal Giordana, in 
quel luogo doue prima era fiato Giauanni< hat^^ 



K, 3 





*• G ^ O VANNI 

fermojii qutuù "Et mólti 'vettnenó a' 
quello, CT* diceuano. Giouanni certamente non 
fece fogno alcuno»Et tutte quelle cofe che diffe G/» 
uanni di quello erano yere,i^ molti qttim ere- 
derno in lui* 

OH RI STO rifugi ta il LazarocKe era morto 
efcpoltopertiimbnftrarc lavica e la rìfurrcttio-* 
nc auenire,gli facerdoti tcnganoconlìgliodi quel- 
lo per farlo morirete Caipha da configUp chcvno 
mora per il popolo, e come gli pharifei d^no pre- 
cetto di pigliarlo. 


CAP. XI. 

^!at.2^.a infermo yn<y certo La^ro di Beiha^ A 

Jaóra, u.g j^nia,d’yno caTleUo di Maria, c?* di Marta 
fua forella,et Maria era quella eh ynfe il Signo 
re con Vyn^ueto,<y* netto i pedi fuoi co capegli^ 
della quale tl Rateilo L 4 ;^/:ro era infermo.Man^ 
domo adunque à quello le fueforelle,dicendo*Si* 
^ore ecco quello che tu ami,e infermo* Et^yden* 
do Gl Es V dijfe*Q^sla infermità non è a mot^ 
te, ma per la gloria d* iddio, acciochc fa glorifU 
tato il figliuolo di Dio per quella* Et amaua 
•c 1 B s V MrfrtrfjGT* la fua forella, & Ea^aro* 
Omc adunque egli ydi chegli era infermo, ah* 
Vhora certamente resio nel medefimo luo^o dout 
er a, davi giorni *Di poi doppo queTleì^tJJe a dipe^ 
polijftndiamo di nuouo in hfdea*\ dijcepolidico^ 
no à qdo.^ahhi bora ti cercauano i Giudei di la 
pidarCi^ di nuouo rat laÌBjpofe g x b s v*N* 

/» 


C A F. T f. 35<F 

B dodici bore il difSe alcuno cantina nelgtor^ 
no jto percuote t^erche yede la luce di queTlo mon* 
do^na fe alcuno cantina ne la notte percuote^per^ 
cheiOon è luce in quella,DijJ'equeilecofejt^dop’- 
po queìle cofe dijfe loro. amico noTiro 

dorme/na ro accioche io lo desìi del fonno.Viffo^ 
no adunque i dtfcepoii fuoi.Signore fe dorme fia 
fatuo. Et c I E s V haueua detto della morti 
fuajma quegli penfauano che dicejfe della r/or- 
mttiòne del fanno. AWhora adunque dijfe loro 
G I B s y liberamente La!^ro è morto, CT' raU 
lesomi per yoijaccioche voi crediate, che io non 
ero quiui.Ma andiamo à quello. DiJJe aduttque 
'thomafo,che fi chiama Didimo à difcepoli. A»- 
diamo anchora noi, accioche noi moriamo con 
queìlo.Yenuto adunque g i £ s y,trouollo che ha 
ueua già quattro di nel monumento. Er era Bf- 

cthania npprejfo à lerofolyma quafi quindici 
fiadi,c^ molti de Giudei erano yenutì d M4r- 
ta,^ Maria,accioche le confola fiino del fuojra^ 
teUo.Adunque Marta come ydi che gilsv era 
yenuto,feglifece incontro, V* Maria fedeua in 
cafa.Dijfe adunque Marta 4 g i e s v. Signore 
fe tufufii fiato qui, il fiatello mio non farebbe 
morto.Ma ^hora foche qualunque co fa tu </o- 
manderai da lddio,lddio te la dara.Dijfe à quel 
la GiESV.il fiatello tuo rifu faterà. Vifie à 
quello Marta . lo fo che rtfufcitera nella re., 
furrettione ne l*ylttmo di.DiJJ'e à quella Gif- 


3<rO- s. G»IOVANNt 

fn, U fono xefnrmùone y CT* 'vifrf. Qi^Ih effe 
crede in mcjanchcra fi fia morto yiuerat^cia^ 
fiftno che yme, <jr crede in me, non morra in 
eterm.Credi queTioÌDilJì à quello. Certamente . 
Signore, ìoho creduto che tu fia ClvriTio il figlino-^ D 
lo de Dio,ilquale haueut à yenire nel mondo. Et 
dette queTle cofi fi ne andò CT' chiamo Maria, 
fu'a firella di pereto, dicendo, il maeìlro è qui, 

C7* chiamati.Et quella come ydi,fubtto fi leuo, 

CjT* yenne à quello. Et anchora non era yenuto, 
Giefu nelcaflello,maerainquel luogo douefe^ ' 
gli era fatta in contro]Marca, I Giudei adun- . 
que, iquali erano con quella in cafa, ct* cow- . 
jolauonla , hauendo yeduta Maria che fubi-^ 
to fi era leuata,zj* y fitta fuora,la figuitor^ 
noydicendo. Ella ya al monumento accioche 
quiui pianga. Maria adunque come yenne in 
queliuogo, doue era g i E s v, CiT* yeggendolo, 
figitlo à piedi fuoìtZ^ dicegli. Signore fi tu fu fi. 
fi fiato qui, il mio f'atello non farebbe morto. 

G i E s V adunque come^ yidde quella che pian*. 
geuayZSf i Giudei che erano yenuti co quella, che 
piangeuanOyfi dolfi nello JfiritOj zy turbofii, C7* 
dijje. Douel'auete poTloì "Dicono à quello. Signo* 
re yieni,^ yedi. Lachrimo Giefu.DiJfono adun 
que i Giudei. Ecco come V amaua.Et certi di efip B 
atffono.Kon poteua qne?io,che apri gli occhi del 
cieco nato fare che anche queflo non moriJfif‘ 
Ciefit adunque di nuouo ^gemendo itt fi ftèffo. 


: ' c A P. X I. ■' 5^ 


yenne al monumento. Et era yna Jpelùncdj 
yna pietra poTia dt fopra. Dijfe Gtefu, leuate la 
pietrayMarta forella del morto, gli dice. Sgnore, 



gtct ^utBjperche e^iiè dt quatto giorni. G r E s V 
gli dice. Non ti dtj^i io, che fe tu crederai, tu Te- . 
drai la gloria d' iddio? Leu orno adunque la pie^ 
tra doue erapoTioil morto.Et g i e s v al:^ ììk 


I 3^^ *• G 1 O \r A H M f 

i f»gU‘ecchì,^(lt{feVadreiotirendogr4ttejper* 

■ tt* mi hai yaito^'Et io fapeuo che fempre mi 

. ydiraiiina per la turba che fia à tomo dipi, ac^ • 

l ■' cicche (Tedino che tu mi hai mandato. "Et dette 

i ir. fucsie cofe con gran yoce gridò -La^ro yieni 

'• ^ . piora.Etfubitoyfci fuora quello eh* era fiatar^ 

^ morto fegato le mani,^ piedi» con fafee fepoU 

cibali »cs^ la faccia fu a eralegata col fuiario» 

: ^iceà quegli g l e s y. Scioglietelo» CT* lafciate^ 

io andar e.Molti aduque de Giudei yenuti à Ma-» 

: ria»zy yeduto quello che haueud fatto G i E s v, 

J. crederne inlui. Et alcuni di efi feneandorno à 

; pharifei»etdi[fonn loro »qu elle cofe che haueuafat 

tee lES v.Congregomo aduque i pontifici» & 

\ ipharifei il concilio» CT* diceuano. Che cofafac^ 

damo ipercJje qu ello huomo fa molti fegni ?Se noi 
lo lafceremocofi^utti crederanno in lui.Et yer-» 
ranno i Komani » torrannoci il luozo no- 

1 O 

firo V* la gente. Et yno di efii per nome Cai- 
phae» offendo pontefice di quelTanno» dijfe lo- 
ro. Voi non fapete cofit alcuna» ne confiderate 
eh* egli ci è ytile^je ynhuomo muoia per popo- 
lo»<jy non perìfea tutta la gente. Et quello non 
dijfe da fé Jlejfo» ma ejfendo pontefice di quello Q 
anno propheto che g lE s y haueua à morire 
la gente» ct* non tantoper lagente» ma acdoche 
. il figliuolo d'iddio» eh* erano'fiijperfiycongregafm 

fi in yno. Da quel di adunque confultomo fra 
loro di ama^^^rlo.G i e s v aduque no andana 


xrr* 

fuhlkaìn^e pififia Giudeisma dì lì fine andò ne 
la regione prejfo al diferto^ella citta che fi chìa^ 
nta Ephraim, quìni dìmoratta co dtfcepoU 
fuoi.Etera propinqua la pafqua de Giudei. Et 
molti dellaregione afiefono in lerofolyma auanti 
fafqua,à fin che fi pimficafiino.CercaUano adu^ 
que G 1 E s V, parlauanofia loro flandonel 
tempio ^he yi pare, che non fia yenuto nel di fe^ - 
JìiuofEt haueuano dato i pontifici Ci^ i pharifie\ 
commìfiione che fe alcuno fapeffe doue fujfigolo 
dimofira]fie,accioche lo pigliafiino. 

c H R I s T o cenando con lazaro Maria vn- 
i piedi fuoiy e come la defende concra la rcpren 
ilone di Giuda) i Sacerdoti diiìderano di far mo- 
rir il LazarO) Chriiio venendo in lerofolima e 
receuuto {plcndidamente> i Greci defiderano di ve- 
^erlo)e ingegnando fu vdita vna voce cclelle e mol- 
ti principi credano in lui)Chriilo ammonifce tutti 
à la fede» 

CAP. XII, 

G l E s V aduque,auati fili giorni dalla pafi- Mat 
qua, y enne in Belhania doue fu La^ro 
morf,ilquale rifufcito da morti.Eedcngli adun 
que quiui yna cena, ^ Marta miniftraua, C7* 
Éa^to era yno di qti egli cIh erano à menfa fisco. 
Maria adunque prifia yna libra di ynguento di 
nardo di pi fiica predo fia, ynfic t piedi di a lEsy, 
et i piedi di quello netto co fiuoi cap€gli,ip* la cafia 
fu piena di odore de Vyngueto. Vifie adii que yn» 
de difiepoli firn. Giuda di Simone I fcarioth, tire 

ù 



3<f4 s. c’io.yA'NMi 

Jolyduei^aà tradire, perche cofa non fi è yenit¥- 
to qttesìo unguento trecento denari, C7* datofi a 
pouerifEtdijfe quefìoinon chegU fufino à cuore 


i poiieri,ma perche era ladro hauena la bor» 
fa, C7* portaua quelle cofe, cheyi fi metteuantt, 
. ’ ViJfe adunque Giefu,Lafiia quella, nel di della 

fepoltura mia conferuo queflo,pcrcììefernpre Int- 

V ue 

kr 




1 




c A p. X I 1% 3ary ' 

Jf.’ B uetepouerì con effe yoi, ma non hauetf: fempre' 
me,Seppe aduqne molta turba de Giudei, che gli 
era quiui, cs* yenneno, non tanto per caufa di 
G I E s v,ma anchora accioihe yedeJ?ino 
rojlqualehaueua fufeitato da morti.Et conjuU 
torno i principi de facerdotijcbe anchora amay^ 

^fino La^^ro, perche molti de Giudei per quel 
lo fene andavano, csr credeuano in Giefu.L'aU 
tro giorno feguente molta turba, ch*era yenuta 
aldi fesHuo,y dito che yeniua g i E s v d lero- 
folyma,prefono rami di palme, ^ yfcimegli in 
contro,^ gridauano, H ofannajbenedetto qu elio 
che yiene nel nome del Signore, il R,e d*\frael, 

® Etliauendo g l e s v trouato yno agnello ,fede Mat.ir.* 
fopra quello^ome èferitto, Non temere figliuola 
àiSion,ecc6ÌlKetuoyiene,fedendofiopra ilpu^ Zae^b 
ledro deir afina, "Et quelle cofe non conobbono i 
dijcepoli fuoi prima, ma quando fu glorificato 
c I E S v,aHJ)ora fi ricordorno che quelle cofe era 
no fiate ferine di quello, p' haueuano fatte que^ 
fiecofedqf*^llo,Teflimoniaua adunque latur~ 
ha, che era con quello, quando chiamo La;^aro 
dal monumento,^ fufcitollo da morti, per que^ 
fio, C7* fegli foce in contro la turba, perche haue-, 
uanoyditoche eglihaueua fatto quello fegno, 

I ^larifei adunque dijjonofia fe,Yedete che nien . 
te fate profittai Eto» che il mondagli ya dietro» 

'Et erano certi Greci di quegli che erano fatiti, 
acctòche adorammo ne la fella, Q^lh adun-‘ 

quo 


t 


S. GIOVANNI 

cjue vermeno à Vhili^po,che^ra da Bethfaida cf» ♦ 
Gahlea,^ ^re^ornolo, dicendo Signore noi vo-. 
glumo yedere g i e s v. Venne IphiUppOy Ci?* dtf-D 



feto à Andre a jiìj;* Andrea di nuouoj CT* l?hili^o 
lo dicono G I E s v,C7* G I E s V rip^ efe loro rfi- 
cendojeglt è yenuta rima che figlorifchi il figli 
itolo de rbuomoAn yerita/m jerita yi dicojfe i2 



c A p. X I r. i6j 

panello ddfiumentoji;jttato in terra no fia mor 
to^effe foto reTfa, Ma fe fa morto produce molto 
fiutto.iluello cItc ama V anima fua perderà quel 
laj quello che odia V anima jua in queTh 
moihlo,jeruera quella in rita eterna. Se alcuno 
mi miniTlra, mi feguitiy cr doue fono io quitti 
farUjt^ il ministro mìo. "Et fe alcuno mi mìni., 
flrera ài padre mio rbonorifichera. Uora Vani-^ 
ma mia e conturhata.Et che copi diro^J*adre per 
uameda queTla bora. Ma pe-c questo renni in 
qttesla bora. Vadre iUttfha il nome tuo. Venne 
adiique ma roce di cielo.Et illa fraine;;* di nue^ 
uo illusIrero.La turba aduque che flauayC^ rdi 
ttdidiceuad^e fatto pera mo tuono. Altri dice- 
uano mo angelo ^li ha parlato.Kìfpofc GiefUièt 
^ dijfe.Koper me pi fece queTla roce^maper voi, 

Uora è ilgiudicio di queTlo modo.ì^ora ilprin., 
cipe di quét'o mondo fa cacciato fuora. Et fe io 
faro efaltato da terra tutti tirerò à me (lejfo. Et 
queTlo diceua pgnificando di che morte haueffeà 
morire.\.a turbagli rif^cfi.Noi habbiamo rdi- E2e.|y.'j 
to dalla legge, che ChriTro dura in eterno j CiT* à 
che modo di tu che hi fogna efere efaltato ilpgli- 
nolo deU'huomofchi è queTlo pgliuolo dell'huo^ 
mofDiffe adutique à quegli g i e s v, pocotenu 
po anchora e il lume con effo yoi, caminate men 
tre che yoi hauete la luce , accioche le tene., 
hre non yi occupino. Et quello checamina neU 
^ le tenebre non fa doue rada. Mentre che yoi 

ha 


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ira.^j.a 

Ko.io.^ 


jfa.(?.c 

Klar. 4 <b 

luc.S.b 

Fat.28.6 




GIOVAN NI 


bautte la luce, credei e nella luce,accieche yoìfia» 
te figlmoli della luce* Q^sle cofc parto CieJU^ 
crpartitoji fi afccfe dacjuegli, t.i bau endo fatti 
tanti fegni imprefenl^t loro, non credeuano in 
quello ,acci oche fi adempiere la parola dii fata 
prophetaychedijfe.Sipiore chi credette à Vaudi-* 
to noTlrof 'Et à chi è fi- aio rìuelato il braccio del 
Signorefper queTlo non foteuano credere ipercìtt 
dt nuouo dtjfe l fata* Acceco gli occhi di quegli, 
CiT* induro il cuore loro, accioche non yogghi» 
'no con gli occhi, ^ non intendine col cuore, e?* 
conuertinfi , ct* fimi quegli» Q^Tie cofe dijfis 
ifaia quando ridde la gloria fua,^ parto di 
lui* ÌAa nondimeno molti di principi crederne 
in lui, ma per cagione di Vharifei,nonlo cott^ 
f eff au ano, accioche non fu fiino facciati della 
nagoga, perche piu amorno la gloria degli huom 
mini, che la gloria di Dio, Et g i E sv grido, 
CT* dijfe, Q^llo che crede in me, non crede in me, 
ma in quello che mi mando. Et quello che ye^ o 
de me, yfde quello che mandarne, lo yenni luce 
nel mondo,acciocheciafcuno dte crede in me, non 
resii nelle tenebre. Et fe alcuno ydira le parole 
mie,^ non crederajo non giudico quello,Verchc 
*io non yenni accioche io giudichi il mondo, ma 
accioche io fatui il mondo, Qt^llo che dijpre^ 
^ me,^ non piglia le mie parole, ha chi lo giu* 
dichi, il parlare ette io ho p,irlato, quello lo giu* 
jiebera nelVyltimo di , perche io non ho par-* 


i .-y 


T C A- P. X H~I. ,•* 35P : 

ìiito^aim€fl€[lh,fna il padre^che mi man^Oytf* 


fi mi dette la còmmi fiionejche cofa io dicajZ^chi 
eofuioparlLEt fi che la fitta commi fittone èyi-m 
. ta eterna^Quelle co fie adunque che io yiparlojco- 
me mi dijfie il padre jcofiyi parlo» 


• G I E s V ricomatu^a rbumilita alt Tuoi 
poli e gli laua i picdi«e con vn certo fegno di« 
nota li traditore Giudaye ricomanda la cliari« 
ta l\'no à Taltreye predifcc il ncgamento à pie« 


tfO. 


CAP. 


X I I I. 


E t auanti al difiesiiuo delta Vafiquajapenm 

t/o G I E s V eh* egli era yenuta Vhora fitta, Mat.j^. 
che trapajfiaffie di quejh mondo al padre, lìauen» 


do amati ifuoi che erano nel mondojnfino al fìm J^****'4*a 
' - - - Luc.za.a 


negli amo,'Et fatta la cena, hauendo già ilJia^ 
nolo mejfio nel cuore di Giu^ di Simone Scarìoth 
chele tradiffiefiapedo citsvche ilpadrehaue^ 
Ita date tutte le cofieà effio nelle mane cìt* che era 
yficito da iddiOjO* andaua à iddiofi leua da la 
cena, 0 ^ pone giu i fiuoi yeTiimentu^t prefi yn 
ficiugatoio fi cinfiejipoi mejfie V acqua nel catino^ 
^jComincto à lauare ipiedi ddificepoli, C7*afeiu 
gargli con lo ficiugatoio ,col quale fi era cìnto.Ven 
Ufi adunque à Simone P/rtro,er diffie àe/fio^queU 
lo_.Signore tu mi laui i piediÌKifiofie o i e s 
diffiegU^ueUo che io fio,tu non fini Itorayma lofia^ 
prai dipoi.Dice à quello Pietro,tu in eterno non. 
lauerai i piedi mieùKiJ^ofie à quelle g i e s v, Jc 




/ 


370 S. t> I ó V A N M 1 

tò non Uucro teM fion barai patte }fntcó^jy)cè 2 
quello SiiKon Vietro.Sìgnore non fi lamento i pìe^ 
di miei, ma CT* le tnane^ CT* il tapo.J>fce à Quel- 
lo <J r E s V. Colui Se è lanato, non ha hifogtto^ 
di lattare che i piedi :ma e mondo tutto^Et y'oi 
Jiete mondiywa non tutti, perche Japeua chifitfi 
fequ^UotiheVhaueffi àtriUire permetto difi 
fe,yoimn Jiete mondi tuttì*Q^ndo adunque 
hehbe lauatii piedi di quegli i^rìptefi leye^ 
fiimenta fue mejfofi à federe à menfa, di nuouo 
dijfe à quegli.Sapete yoi quello ch'io yi hofattof 
Yoi mi chiamate Maejlro,^ Signore^^ ditehe- 
ne,perche fino.Se adunque io Sitare Maé- 
Jhro , yi h lauati i piedi yoTtri. Vói anchorà 
douete lauàrul i piedi Tyno à l'altro, per che io 
yi detti l'efimplo,che come io yi ho fatto, anchth- 
Dif.if.e yoi facci ate.Xn yerita, in yeirita yidico,ncn e 

yèrKo maggjoredèl Signore fio, ne Apostolo mag 
^ore di quello (he lo mando. Se yoi conofeett 
qifejte afe, beati fiete fi farete quelle. No» di 
Pfii • 4 C.C tutti yoi dico.lofo quali io ho eletti.Ma accio<* 
che fi adempiala firittura.Qt^llo,che litania . 
mecoilpanejeuojl calcagno fio centra dime, 
Hora ioye le dico prima ct)e fatto fia,accio^^ 
dje quando fara fatto, crediate che io fono. In ye- 
rita,in yerita yi dico,quello che ricette qualun- 
Mat.ic.d que io manderò, me ricette, Cj;' quello dìc merUe., 
Luc,io,€ ^f^ifcue quello che mi mando.jyit te queste eo’^ 
fe, G IBS V fiturhonehJpirito,<Zi^te?lifco,v^ 

difi 


/J 

/ 






CAP. X 1 1 r. 37T 

Siffe.in yerìta, in y evita ri dico, che yno di roi 


mi ha à tradire,Gt*ardauanJi adunque l'yno 

dici 


ejra yno de dtjcepoli di c il sv che fi ripofii^ 
U.a nel fono (fi effo»quello che aniaua g i e s v. 


Mcenno adunque à queJh SirneneTietroche lo 
iomandtiffc chifujj'e quello di chi parlajJ'e.KipO’* 

A 2- 




37^ *• OIOVAMjNI 

fatQft adunque qtteUo fopra Umetto di G i e S ^ 

<i dice.Signore chi èfRiJpofe g i e s v^queSo èà 

- • ' cinto porgerò il pane intintoXt intinto il pane 

lo da à luda ai Simone Scarioth.'Et doppo la 
fetta del pane, entro aWhora in quello Satana* 
Dice adunque à quello g i E s y.Qt^Uo che tu 
' fai, fallo pressamente. Et queTlo non intende- 
ua alcuno di quegli che erano à menjhjà che prò- 
pofitoglielo dicelJe,imperoche alcuni penfauano, 
perche luda haueua le tafche,che G i e s ygli di- 
ceffe compra quelle cofe che et fono di bifogno al 
difefliuOiO che defi alcuna cofa à poueri.Ha-^ 
uendo adunque quello ri ceuuto la fetta del pane, 
•vfet fuori fubito.Et era notte.Qi^ndo adunque 
fu yfeito, diffe G I E s v.,Y{ora è glorificato il 
figliuolo delVhuomo, CT* iddio è glorificato in 
quello.Se iddio è glorificato ’m queUo,et iddio gh 
' rifichera quello in fe flejfo, ct* fuhito glorifiche- 
rà quello, Eigliuolettì anchora poco fono con ef- 
DiC7.« fi. yoi. Cercherete me,^ come to difii à Giu- 
deijche dòue io,yo yoi no potete yenire, es*à yoi 
i.Gio.z.b dicohora.loyi doyn ntiouo precetto che yoi yi 
Dif.if.b amiate l'yn V altro come ioho amato yoi acciocJie 
anchora rei yi amiate Vyno V altro. In quésio 
conofeeranno tutti che yoi fiele miei difcepoli, 
fi fa yoi fcamhieuolmente harete carita.Diceà 
quello Simon ’^ietro. Signore doue yaifKiJpofe.à ' 
quello G I E s v.Doue io yo,tu non mi puoi figui 
tare al prefinte,ma figuirami dipoi. Dice a 


L 


t A P. • X i l'I T* 




•^uelU pi aro, Signore perche non tipoffo feguìtare 
dlprefentef lo porro V anima mia per te R.iJpofe 
à quello G I B s v,Tu porrai V anima tua per me? Mat. 
In y evita Jn yerita ti dieo,}ion cantera il gallo 3 
injino à tanto che tu mi barai negato tre yolte* 


c H R 1 s TO confola ì Tuoi ^ifcepoli e gli <3i- 
cliiara la Tua diuinita e il frutto de la Tua mortele li 
promette il fpirito fantoye fé defcriue il (tio of^ciof 
« gli da la Tua pace e buono animo al Tuo efempio 
lontra gli perfecutori. 


CAP. X I I I I, 

A TJT dij?e à difcepoli fuoi» No» fi turbi il 
• iJ cKore yoTiro3 credete in D/o, CT in me ere». 

. dete^liella cafa del mio padre fon molte habu. 
tationejlaqual co fa fenonfujfenorbarei detto* 
Io yo àapparecchiarui il luogo, ^ fe io faro an* 
(iato à apparecchjarui il luogo Ji nuouo yerro,et 
ripiglierouui apprejjo di me fiefj'o, acci oche do^ 
ue fono io, CT* *voi fiate, CT* doue io yo fapae, CP* 
la yia fapete. Dice à quello Thomafo, Signo» 
te noi non fappiamo doue tu yai, zp* in che mo» 
dopofiiamo noi faperela yia?diceà quello g i e- 
s \,io fono layia,zp‘ la yerita, CP' la yita.Nefi 
JUno viene al padrtjfc non per we.Sc'voi hauefii 
conofeiuto me anchora il padre mio hareTli 
conofcìuto. "Et bora conofeete quello lo ha-^ 
uete yeduto. Dice à quello Éhilippo, Signor 
moflraci il padre, ZJ?’ basiaci , dUe à quell» 
Boia s v.T/*mo tempo fono con ejfoyoi,,zi^,non 

A. 3 


t « «. a 


5^4 GIOVANNI 

fni hauètc comfàuto ? Vhilippo quello ef)e yì^ 
demeyviddc ìlpadretEtin che modo di tu ma? 
JìracL- il pddre,ìion credi che io fono nel. padre» 

'• ’ Cr iZ padre in mefLe parole che io yi parlo» 

dame Jtcjfo non le parlo, ma il padre che Jha 
in me, ejjo fa l' opere. Credetemi che io nel 
padre, c?* il padre e in me, kltrimente cre^ 
detemi per ej]e opere. In yerita,in yerita yi 
dico, quello che crede in me,V opere ch’io, foian^* 
chora ejfo far a , CT* maggiori di queTle far a 
DiC.i6,e.£p^^d)e io yo al padre. Et do cl>e yoi chiede- 
rete nel nome mìo, quello faro, accìoche fi glo^ 
Mat.y.a rifichi il padre 7i€lfigliuolo,Se alcuna cofaffiie- 
Mar.ir.e derete nel nome mio io lafaro,Se yoi mi ama- 
te, ofj'eruate i precetti mieùEt io pregherò il pa- 
dre , ^ darauui yn altro confolatore , accio- 
che reTli con efi'o yoi in eterno , lo Jpirito della 
yerita,che il mondo non lo può pigliare perche 
non lo yede,ne lo conofee. Ma yoi lo conofee-^ 
? te, perche fia appreffo di yoi, zp* in yoi Jara,Ne 

i yi lafciero orfanùlo yerro àyohAmhora yno 

poco, il mondo piu . non * mi yede,ma yoi ye- 
» dete me, perche io yiuo ,C7* yoi yiuerete. In quel 

di, yoi conofeerete che io fono nel padre mio, 
O* yoi in me, zp*ioin yoi,Qt^llo che ha i pre- 
eetti miei , feru agli, colui è quello che mi 
ama, C7* quello che ama me fura amato dalpa-m 
dremio,z^ io amero quello, zs* dimoThrerogli 
me fiejfo. Dice à quello Ciuda^ non lo ifearìo- - 


• tJje, signore cJje fi è fatto ,che tn hai à. wattìfeTia 
rete ftejfo à noti, nonal/nondoÌJkiJ^sfe g i e- 
? diffegluSe alcune ama me,feriter$t la pa-» 

wla niiatZ^ il fitdre mio ornerà quello» Cf* "ver- 
teno'à,quello»c^ faremo dimora appì'cjfo di lui 
D chi; nel ama me»non ferua le mie parole»<i:r* la pa» 
tola fhe roi ydite non e mia, ma dal padre che 
mi mandorlo l)o parlato quèiie cofe fiondo ap 
prejj'o di yai.Et quelparacleto^he èjpirito fanto, 
ilquale monderà il padre nel nome mio quello yà 
tJffiz^era tutte le cofi»<iy rammemorerauui tut^ 
te le cofe,che io yi ho dettedo yi la feto la pace» 
Io yi do la pace mia,Nqn come da il mondo 09^ 
ye la do, non fi turbi il cuore yoslrq, ne fi Jpa-^ 
uenti.Hauete ydito che jo yiìro detto, ioyo, 
yengo à yoi.Se yoi amafii me , yi rallegrerei 
fii certamente clteio habbia detto, ioyo al pò» 
dre,perche il padre è maggiore di me*Et bora 
yi di fii prima che fia fatto, acciuche quando fia 
fatto ,crediate,lo non parlerò piu molte cofe con 
yoi, parche viene il principe di queìlo'niondo, c?* 
uonha in me alcunacofa, ma accioclte il mondu 
conofea che io amo il padre, peonie mi commejfc 
tlpadxeifofifod^euateui andiamone di qua» 

c H R I s T o Jimonflra per la fimilìtu4ine <k 
la vite e degli tralci come i dilccpoli ihrano in lui 
f po^rano frutto, e gli ricomanda la dilettatione, 
«pprelTo àmmvntfce con il fuo efempìo iportac 
patientemeotc 1« afàittxone. o a p. x y, 

A4 


37^ *• OIOVA-Kiri 

‘ T ^ ^ ^ jprt Jftf mio r i! A 

X Jr^/cfo w mejchenon fér-i 

tafiùtto lieud, t?* pi*rga ciaf cuno che 'poi^td 
. jriiite 3 accioche poni piu f-uttOé Vo i già jièté 
mondi per il parlare , eheio.'vi ho pariatoL Std^ 
te fermi in me jC;* io in yoi. Còin&il t falcio 
non può portare fiutin da feflejfotfe non reflà 
nellayitCjCofi neyoijfeyoi rionreflate in me»' 
Io fiìio yite,yoi tralci»Qt^llochefla in me,o^ 
io inqttelloiqueflo produce mólto frutto ^perche' 
fen'^^ me yoi non potete fare cojd alcuna» 
Se alcuno non fara flato fermo in me j,è gittatò 
fuoracomeil tralcio,^ fecce fliyCjr taccolgonò 
Mar.zi.c ^uegli»^ mettogli nelfuocoj C 7 * ardono*Se fla^ 
i.Gio.j.d rete fermi in me^ey le mie parole flarannofer-t 
me in yoi 3 cicche yoi vorrete y demanderete, ^ 
fieui fatto. In queflo e glorificato il padre mio, B 
à finche yoi aportiate abbondante f-utto, 
diuegniate miei difcepoli. Come mi amp ilpa-^ 
dre jcofi , er io amai yoi ,flaté fermi nel miò\ 
amore,Se yoi offeruerete imiei precetti, flareti 
fermi nel mio amore, come ancìyord io ofjeruai f 
precetti dei padre mio,o' fio fermo nel fuo a-^ 
morti Ioti ho parlato quefle cofe,acctoche ilgaur 
dio mio flia fermo in yoi il gaudio yoflro 

fi adempì a, queflo e il precetto mio ,che yoi^ 
yi amiate Vyno V altro come io ho amato yoi, 
Iph.ja )^eflunp ha maggiore amore di queflo che al 
ettno ponga V anima .fua per amici fuoi,i 

Voi 


CAP. V. •’ 377‘ 

Voi fiete miei amici , fe farete quelle cofe che i.Gìo. j? ? 
io ri impongi. Ne piuyr dico ferui,perche 
firuo non* fa qUello che fi faccia il fuo Signore.^ 

Et yoi dijii amici , perche tutte queUe cofe eh* h 
choydite dal padre mio ,yi^ feci note, \oi ne» 
me, ma io elej^i yoi, C7* conftitui yoi , 
accioebe yoi ant(iate,c^ apportiate f utto, o* 
ilfutto yoflro refi, accìoche tutto quello cheyoi 
chiederete al padre in mìo nome, yi dia, Q^fle 
cofeyi comando, accioche yoi yi amiate Vyno 
Valtro,Se il mondo yiodiajy'oi fipete che prima 
h me che yothebbe in odio,Se yoi fu fi fiati del mo 
dòdi mondo amerebbe quello che è fuo, CT * perche 
yoi non fiete del mondo, ma io yi elefii del mon-* 
do,pèr quello yi odia il mondo, Kieordateui del 
par lare, ilquale io yi hò dato, non è feruo mag^- 
giore del fuo Signore, Se hanno perfeguitato 
me, yoi perfeguiteranno. Se hanno ojferua*-, ’ 

D tela mia parola, ct' la yofiro offerueranno,Ma, 
tutte quefie cofe yi faranno, per il nome mio,per* 
ehe non conobbono quello che mi mando. Se io 
non fujfe yenuto, ^ haùefii parlato loro, non 
harebbonopeccato,Ma horanon hanno da coprii» 
te il peccato loro, Qiulló che mi ha in odio, ha in 
odio anchora il padre mio,Se io nonhauefii fatte 
opere fia efit lequale nejfuno altro fece, non ha- 
tebbono peccato, Et hor a yiddono, ^ hebbono in 
odio,CP‘ me,zy il padre mio,Ma accioche fi adem* 
pia la parola fcritta, nella legge loro»Efii mi 
i» k- - • . ' ^ y 


37 » 


S. GIOVANNI 


^Ca\.z^,c hanno hamto in odiò fén!^a caufa.Ma ananas 
l,uc. 24 .g yennto il para'fleto^ che io . yi manderò dot 

padre Jo (pìrìto dellaj^itagclye procede dal pdjf 
dre.QMllo lesUmont^^di me.Et anchf>ra,y» 
.h., - teTtimonìate^chc da pmieipio fidie mecoé . 


.< 1 


CiESV prc<Jlfcc la croce e promette il ipirJ- 
to Santo i e apertamente dichiara il Tuo omeiò 
e annuncia la Tua morte con molti argumenti è 
promirsione>e ammonifee patiestemenee à portav 
la croce. j. . . . i 

c A r. X V I. 

^Mat»t4.a o yì Ito parlato quéslecDjeJfìncheyoi non A 
X 'ri fcandali!^ate,'Ej?i yi priueranno delle 
nagoghe. Ma yerra tempo che ijualunque yi am 
ma:^^^a,parra fare vho facrtfictoà iddio. Et 
quefle cofe yifarano perche nc conobbono, il padre 
' / ne me* M4 qnefte cofe vi ho parlato accioche quan 

do fara yenuto il tempo, yi ricordiate di quel’» 
Ujpercheioyeledifi^^queJì-ecofe nonyidiJL ‘ 
fi da principio, perche ero con effo yoi. Et bora 
io yoà colui che mi madb, CJ^neJfuno di yoi mò 
domanda doue io yada, ma perche io yi Ito par^^ A 
lataqueTle cofe,yna mejhitia ha empiuto il cuo^ 
reyoJlroMaio yi dicoJayerita,eifi fa per yoi 
die io yada,perche fe io no yo,tjuel paracleto non 
yerra àyoi. Ma fe w andrò lo manderò à yoi, C7* 
yenuto quello riprenderà il mondo del peccato, 
della giuTiiti^,^ del giudicio.Hel peccato 
artamente, perche non crederranno in me, cp* 

delU 


^eUag'mTéitiaiperche yo al padre, O* pì^ non mi 
C vedrete^ Et del giudicio^, per che il prìncipe di 
qneTlo mondo è fiaLo giudicato. Apprejjo qnesle 
homohecofedadirui,w4 non le potete portale 
hora,ma quando fara yemto quello ,che è Jphito 
della yerita,yì feorgera in ogni verità, perche 
mn parlerà da fefielfo,matutte quelle co fe che 
hara ydito parlerà, C 7 * annntierauui quelle cofe 
che hanno auuenire. Qt^llo mi gloriJjchera,perm 
& che piglierà dal mio, O* annuntxerea à yoi-Tutte 
quelle cofe che ha il padre, fono mie, per que^ 
fio io vi difii , che piglierà dal mìo,zj?‘ annun* 
itera à yoi»Frapoco,Ci^ non vedrete me, et di nuo 
uo fia poco 3 cp* vedrete mcjperchcvo al padre, 
“Dtjfono adunque alcuni de difccpolt fuoifia lo 
YO* che <jofa è quefia che ci dice fa poco, cr non 
vedrete me, CP* di nuouofiapoco,Qp' vedrete me, 
perette io vo al padrefDiceuano adunque*Che 
cofaè quella che dice fa poco? Noi non fuppia-» 
mo quello che fi parli. Conobbe adunque g i e s v 
che voleuano domandarlo, CP'dijfe àquegli-Di 
queUo cercate fa voi cl/e io difit.Vra poco, CP* 
non vedete me, ^ di nuonofapoco, CT* vedrete 
me.ln verità, in verità vi dico che piangerete,!^ v 
ìamantereteui,ep* il mondo fi r allegrerà yejr voi 
vi tribù lerete, ma la mefiitia vofira fi volterà in 
gaudto.La donna quando partorifee ha dolore» 
^che è venuta la bora fiua.Ha quado ha parte* 
rito il figliuolo, piu non fi ricorda della anfie-* 


S. 6 1 O V A NTM I 

ta,per la allegre:^, che jia nato 'vno huohtè. 
nel mondo. Y.t yoi adunque bora certamente ha-. 
uete meTHt 'utj ma di nuouo yi yedro, C7* il cuo^ 
re yoTlro fi rallegrerà, c^nejfuno leuera ilgau^ 
dio yoJiro da yoi.Et in quel di non mi dimane 
Sop.i 4 .b derete alcuna cofa.In verità, in verità vi dico, 
Mat.y.a qualunque co fie voi domanderete al padre nel no^ 
memioyvi dara.lnfino àqui non haucte domane 
Luc*ii*b^ alcuna cofa nel nome mio.Domandate,^ r 
]8c.i.a riceuerete, acciocbe il gaudio yoTlro fia com-. - 
piuto.ìo yp ho parlato quelle cofe,per prouer^ 
bi.Tempo verrà quando non piu vi parlerò per 
próuerhi , ma palefemente vi annuntiero del 
padre.ln quel di nel nome mio domanderete.Et 
non dico à yoi che io pregherò il padre per y§K 
perche effio padre vi ama, perche voi mi ama-. 
JH,^ credefU che iojonovfiito da Dio«Io vfii 
dal padre',ZP* venni nel mondo.Di nuouo la-*- 
fido il mondo, o* vo al padre.Dicono à quello: 
i difcepoh fitoi. Ecco bora apertamente par. i 
li,ne di alcuno prouerbio. Hora fappiamo che . 
tu fai tutte le cofe, ne ti è di hi fogno, che alcu* 
no ti domandi per quello crediamo che tu vfcisli 
hiàt.ié.c iddio.Kifpofeà quegli g ì e 8 y.Bora crede* 
te.Ecco viene il tempo, ^gia evenuto che fiate 
dijperfi ciafcuno nelle cofe propri e, gt* lafciateme 
filo, CT* nondimeìio non fino folo,perche il pa* 
dre € meco.lo vi ho parlato quelle cofe accio* 
(he yoi hahbiate pace in me.V pi hauete affliti 


^ !.. ^ m !^ » g. g SMt 



CAP. XVII. 


381 




À 


tiene nel menda j ma fiate di buono animo io. 
y 'mfi il mondo, 

c H R I s T o veggenJo che era già il tempo 
compiuto lui effendo vero huomo fe recomanda à 
Dio Padre,eprega il padre per li fuoi difcepoli e 
per tutti quegli che aueno à credere à lui» e prego 
che la Tua morte ritorni l'humana generatione in 
la gratia del padre. 

C A P. X V r I. 

A Vefle cofe parto G i e s v , O* leuo gli 
oc chi fuoi al cielo, o* dijfe.Vadre egliè 
ryenuta la hora, glorifica il figliuolo tuo,accio^ 
che, O* il figliuolo tuo glorifichi te, come tu de^ 
fli u quello la potesla d'ogni carne, à fine che 
tutto quello che tu gli deSii,dia loro yita eter* 
na. Et quella è la yita eterna, che conofehino te 
folo hldio yerOyZ!?* quel g i e s v Chrifio che tu ‘ 
mandaTli,lo ti ho glorificalo fopra laterra.ioho 
.finita Vopera,chetumi desìi, che iofacefii,ar ho^ 
ra glorifica me tu padre appreffo di tefiejfo con la, 
gloria laquale io haueuo prima, che fujfe que* 
fio mondo apprejfo à te. lo ho manifeflato itno^ 
me tuo agli huominiàquali tu mi desìi del mon^ 
dp.Tuoi erano, 0!^ desìi quegli àme.z^ il tuo ’ 
parlare ojferuono. Uora hanno conofeiuto che tut-. * 
te quelle cofe che tu mi desìi, fono da f e perche le ' 
^.parole che turni deTli, detti loro, ^ efii le rice- 
uernOyCP’ conohbono yeramente che io yfcì da 
te, G7* credettono che tu mi mandasli. Io ^re* 
go per quegli^ non priego pel mondo, ma per 

'■ quéi 


3^^^ *• GIOVANNI 

quegli icht tu mi ileTiì, perche fono luouEttutm 
ttf le iofe mie fono tue^ts* le tue miCii^ fonogl(h- 
rifcatt in quelle piu non fono nel mondo» ÌT 
queslì fono nel mondo» CT* io vengo à te.Vadre 
ff nto conferua quegli nel nome tuo » iquali mi 
desìi, ncciuhe fieno vna eefa come noi, Qt^do 

10 era con qtieTii nel mondo, io conferuauo que- 
gli nel nome tuo, Q^gH che tu mi desli,io 
gli ho con feru ati, O* nejjUno di quegli è perito, 
fe non il figliuolo della perditione , accioehe fi 

pra.iotf.b adempiejfela fciùttura,I.t bora io vengo àte,i^<^ 
parlo quésle cofc nel mondo a fin che hahbino 

11 gaudio mio compito in fe Jlcfii, Io detti à 

quegli la parola tua, CP* il mondo gli hebbe in 
odio, perche non fono del mondo come io non 
fono ad mondo.lo nonprtegoche tu gli leni del 
mondo, ma che tu gli falui dal male. Non fo* 
no dd mondo , come anchora io non fono del 
mondo. Santifica quegli nella verità iua. La 
parola tua è verita.Come tu mi mandaJU nel 
mondo, cr io gli mandai nel mondo, ^per que- 
gli io fantifico me flejfo, accioche anchora efii 
fieno fantificati nella verità. Lt non per que~ 
gii priegofolamente ma, ^ per quegli che crede- 
ranno, per il parlare lcro]in me, accioche tutti 
fieno vna cofit come tu padre in me, io in te 

finche anchora efii in noi fieno vna co fa, accio- 
che il mondo creda, che tu mi mandaìli.Lt io 
dei ti la gloria, che tu mi desìi à quegli,à fine che 

fieng 



Tri 


r ^ - *4*. 


€ A i». •' 3 t V I r t; 




t 


fieno ì^a co fa‘ cóme amhora mi Jìitmytta co’^ ' ' 

fido in quegli jet tu in meytcciodje fieno perfetti 

■ in yna cofij er accicche il mondo conofea. che Ut 
rrn .niandaslij V?* am.i^H queglt,conie, me 
amasii.Vadre quegli che tu mi deTH yoglio che 
douefomto,^ quegli fieno meco, accicche yeg>^ 
ghino lagloria mia, laquale tu mi deTlì, perche 
arnaJti me auanti alla conflitutionedel meiulo. 
V<adregiuTlojQ^ il mondo non ti conobbe, ma io ^ 
ti conobbi, C7* queUi hannno cono fiiuto, che tu 
mi hai mandato.Et notificai à quegli il nome 
tuo, ^notificheroUo,acciocheV amore col quale 
meamaTiijfiiainefiiy^ioinefiu 

, CttRiSTO eflenJo «cl horto è CracJito Jai 
Giu<!a)e come fece con la fua virtti caldere i militi* 
e Pietro taglia 1 * orecchia à Malcho, Chriflo e me- 
nato à Anna e puoià Caiphas «loue Pietro il de-' 
nega*aPvr]timo fu dato à Pilato. 

r CAP. XVIII, 

•A "TTAuendo c I E s v dette queste colè, yfd 
XXco dificepoli fuoi di la dal torrente Cc. 
dron,doue era ynorlo nel quale entro efio,o* 
idifcepoli fuoi.Etlfipeua anebora Giuda che lo 
tradiua il luogo , perche foumte yera andato 
o I £ s V co difcepoli fuoirGiuda adunque pre- Mat.a^.e 
fi yna compagnia di armati, O' minip,ri;da *^*®*‘*H*« 
jponteficìjZy PharifeùVenne con lanterne, fiac ” ***** 
(ole, armi Capendo adunque gì e sv tutte 

quelle cofe che hauicno à yenirc fopra di luifa^ 

cen 




4f.4 

c : 


3^4 s. oipvANiiirT 

cendofi atlanti ydilfs lorc:Chl cerc4tefRiJpofop^ 
quello G I E s V Na^reno» "Dice a 
G I E s v.Io n>»o.Et (lana ancfwfa Gmda che 



lo tradittit con quegli. Come adunque dtffé à 


quegli, io fono i fi ritorno adietro , Cj/ caddonp 

^ •' • -.t 


in terra. Di nuouo adunque gli domando^che 
tercate ? C7* dtjfono , c i e s v N 4 ^re-* 


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• C A f- X V t J !• 38f 

« 

Xnù, Ktjpofi o f B s v,7o y$ dij?i cheto fino* Se \ 
'adunque cercate medafiiate andare queTii^ oc- 
àoche JtadempieJfi la parola ch*eglidilfe. perche 
di queSH cheta mt hai dato non per fi alcuno. 

Adunque Simon Tietro hauendo itcoltellojo com D^liy.c: 
uòfuoriyO*perco]fiyno firuo del pontefice, 
tagliolli r orecchia deftra. Et haueua nome il fir.^ 
uo MaIco.Tyijfi adunque G i B s v 4 ^ietro,met^ 
tì il coltello tuo nella guaina.Óh non hero io il ca 
liceche mi dette il padrei La compagnia degli 
armati adunque» CT* il capitano', cr i miniuri 
® de Gìudeiiprefino gius ViO*legomolo» con » 
dujfinlo primamente à AnnaiVerche era ficere- ' •"* 
di Caiphas, ilquate tra pont^ce di queWanno*. 

era Caiphas quello chehaueua dato d confi^ 
gito à Giudei A fujfi Bene yn'huomo morire pel 
fopoto. Et Simon Eietro feguiua ci tsv,o*' 
yn altro difiepoto»eiy quel dtfiepolo- era noto al 
pontefice,^ entro enfieme con gimsv nelp/t^ 
delpontefice.Et Eietro fiaua alla porta di 
fuora.Vfii adunque queiraltro dfiepolo eh* era 
noto al pontefice,^ parto alta portinaia , o*" 
mejfe dentro Pietra. Dice adunque Vancilla foìr^ 
tenaia a Eietro.Et tu no fii di difiepoli di queflo M»t*z6.. 
huomoìVìee quelTojno fino.Et fiauano i Jerui,ep f.g 
i miniTfriJjauedo acce fi carboni jpercBe erafied^ Mar.i 4 ^£ 
fialdduanfi. Et era con quegli ancBora ^'*^'*** 

* Eietroin pie:^ fialdandofi.il pontefice aduque 
^damando. Giusy de difiepoli Juoi»v^ de l'a jua 


i 


3^^ 


1 O V A N M I 




J,ttr!ita. Kilp<fcàquelU o t e s y,Ufalefimai 
te ho parlate al mondo» lobo fempre infegnato 
mila fmagoga^ CT* nel tempio doue fi adunane 
tatti i Giudei.jtr niente ho parlato in occulte, 

' perche mi domandi tu? VomUt quegli cherdtr^ 
no quetto^h^oglt habbiaparlato»tccoquefiifan 
no queOe cofi.cheto ho dette. Et hauendo dette 
queJlecofe ync de miniTiri quiuiprefented^te 
yna potata ^ G l e s vjicendo, Cofi rijpondt al 
ponteficejKiJ^fi àquepc G i E s v»5eio topar^ 
lato male, rendi teTlimonian’^del mie, mje 
he»e,perchemi batti? Et Anna mando quello 

M.r.i4-f i» pie.et-fial.UaJi. Vijfcno aUwe a gMlfo. 

^ttwnonfii de dificpeli fiaei. Q<kUo Mgo, ey 

dilJimtfiia)- D(«?K ym tlefira' 

ee 'parcnte d>v.elU,Mquale Vietre haaeua ta^ 
No» ti yiddi h ne l ertoem 

tu"«.g * quello? Xdunqu! .U nuom »jgò Piotr», 

^ canto il Tallo.. Hemmo adunque Gtn^v da 
Caiphaenel pretorio, V era dn watt ma, crejio 
im entnrno nel pretorio .acciodìe nonficontamt 

adunque fiora i quegli Pilato,^dfe.che 
pi fate contro à questo buomo?B.ifi>oJpno,0* dtfi 

fonTli.'ie quello non fijfemalfitme.n^^^^ 

’ loharento dato. Vice adunque a quelle Filalo. 

' Zirliate quello yoi, & giudicatelo fecondo la 
{erge voflra.DiJfono adunque à quello i Giudei. 

A 


k.' ' 


A 4fot non è lecito ammalare cileno, accioche 
lapttroU Ji G I E s V fi adempì effe Jaqu ale djfi 
fefi^nificado di che morte hatteffeà morire. 
tri aduqttedinuouo VHato nelpretorio»^ chia.. 
r»ò G 1 E s v,C?* diJfe^U^ fit il de Giudei? 
Kijpoje G IBS V. queflo da te Jhe[fo,o aU 

tri tejo dijfono di me? B^ijpofe filato. Oh fono io 
Cìndeo? La genìe tua, i pontefici miti detto- 
no, che cofahai fatta? ILiJ^ofe g l e s v, ì/ regno 
mio non e dt questo mondo. Se il mio regno fujfs 
df quello mondo ,combatterieho certamente i mi- 
nis tri miei, accioche ionon^fufiidato nelle ma- 
ni à Giudei, ma bora il mio regno non è di qui, 
t>iffegli adunque Vitato ^u adunque fei Ref 
^fiuìfe G I B s v.Ta di ch’io fono Ke.lofo/to natoà 
questo,^ à queTió yenni nel mondo, accioche io 
renda tesUmonian!^ alla yerita, Ciafcunoche 
è dalla yerita, ode la yoce mta.Diceà quello Pf- 
lato.Che cofa e yerita? Et detto questo, di nuoua 
‘ yfii fuori à Giudei,^ dice loro . Io non i rouo ca.~ 
gione alcuna in quello. Maàyoi e conftetudine 
che io yi lafii yno nella pafqua,'Voìete yoi adii- 
queclìe io yi lafci il Bie de Giudei? Gridomo 
aduftque di nuouo tutti dicendo.lion quésto,ma 
harraha.Et era Barraba ladrone. 


Pilato volendo lilx>rara c i E s V il moftra flagel 
Jatoye coronato Hi rpinc e per Timprobita Hegli Giu 
Hei c couìncuto i militi g«ctornno la forte fopra la 
tonaca di CHrìilo croci^rojC i S S V reco mandai* 




B X 


ri 


Matao.c 


Mar.ir.a.b 

Luc.zj.a 


Matiy.è 

Mar.iv’.b 

Luc.2j.il 





• o 


388: 1^ c I o V A N M t 

ma jre al <3i(ccpolo> & puoi filato lo’ aceto reti3* 
lo Spiritose puoi il lato fu forato, lofepK • Nico* 
4enuv fèpeliiTeno lo corpo^lioneftanietite*. 



C A. P». X I X*i 

ìAHaj.c' A LlhoraAffunqueVilatopreJe Gì isyjO'jii 
J^\^^agellolloy<ir i miìiti intncciand<rynacù 
fma di jj^me,la ^Jòno fo£ra dtl ia^fuo^K^ 

»» 






t A p. X I r. . 

tit»^omolo di vna yesiepurpurea,0* ^iceuano, iwc.zj.l» 
ti yi/wi Re de Giudei 3 O* dauangli delle 
cejfate.Wfci adunque Vtlato di nuouofuora,^ 
dice loro- Ecco io re lo conduco fuora,accioche yoi 
conofciate che io non trouo alcuna cagione in lui, ^ 

yfii adunque fuora g l e s v, portando yna w, 
tona di Jpine 3 ct* yn manto purpureo 3 cr dice a 
quegli. Ecco Vbuomo .Come adunque yiddono 

2 nello i ponteficiiCy i minishrigridauanodicen* 
03/crocifiggijcrocifig^.\^ìceà quegli P//rfto.P/‘- . * 
piatelo yoi 3^ crocifiggetelo, perche io non truo- 
uo cagione in quello, Kijfiòfiono. à quello i Ciu„ 
^dei.Noihahhiamo la legge, cr fecondo la Icggt 
noThra debhe morire, perche fece fe fieffo figliuolo 
di Dio. Quando adunque hebhe ydito quello 
parlare Vilato, maggiormente temè. Et ai nuo* ^ 
uoentr)> nel pretorio 3 C7* dice à g t e s v. Onde 
fei tu? Et Giisv non gli dette rififoUa. Dice 
adunque filato à quello. Tu non mi parli? Tu 
non fai che io ho patella di crocifiggerti, XJ^ hó 
poteHa di liberarti f Rijpofe g i e s v. Ti* non 
harelii cantra dime alcuna patella ,fe non ti . 
fuffe dato di [opra. Ver quello colui che mi ti 
ha dato ha maggiore peccato.Doppo quello cer- 
caua Vilato di liberarlo. Et i Giudei gridauano, 
dicendo.Se tu liberi quelio3 tu non fei amico di 
C Cefare.Qi^luque fifa Re contradtce 4 Cefare» 

Vilato adunque hauendo ydito quella parola, " 
€onducefuora g i s s Tì fede prò tribunale 

>> ’ • « ? I 





;50 GIOVANNI 

i%el luogo che fi chiama Li thoftrato^et tn Uehrèà 
Cabbata,Et era la preparattone della pafiqua,et 
^ttafiiVhora fefia, ^ diceà Giudei Ecco el 


yo 7 l rù.Lt quegli gridaHanOit ògì ij ogì i , croci fi^ 
gdo»X>icedquegll'^ìlaie» Crocifiggerò io il R.C 
yoTlro? Kijpofouo i pontefici. Noi non hahbiatro 
7.4 Ke fi non Cefitre. Adunque àTlmtt lo dette /«- 


ro, 



C A P. X Z Ti Jfl 

X> TOjUciocliefuffecrocìfi^. "Ep^prefona g i e s v, 
^condujfonlo fuórajC^portMndo queThlafuA 
eroce/vfiii^qttel luog^dre fi chiama Caluaria, 

^ in tìehfaici fi dke Golgttha doue lo crocìjif* 
fqno^ con quello duoi altri dima, cr di qua, * ‘ 

CT* G 1 E s V i» me!^.EtfciijJea'n(hora Etlam 
toH titolo jO*fo filo fopra la eroce£t era firittOé 

ÒXfiSV NAZARENO R' E E C I V- - 

DEI. Adunque molti de Giudèi lejfono quesh 
thelo^che il luogo era prejfo àia citta doue fio 
trccìfijfo G I E s \,Etera firitio in Hd)raico,in 
CrecooC^ in Latino. Viceuano adunque à pila^ 

$0 i pontefici de Giudei.^on fcriuere Ke de Giu^ 
dei ma chequeUo dijfe, io fono Re de Giudei, Ri* 

B Jpofeptlato^quello cl?e ho fcrittojio firitto, 1 mi* 
itti adunque quando hebhonocrocifijfo ousy, 
frefimo i yefiimenti fuoi, C 7 * feciono quattro 
fartela eiafeuno milite yna parte, ^la tonaca» 

E.ter ala tonaca non cufcita,daHaftmmitain* 
fieme tejfuta per tutto, biffino adunque fia fi» 

No» la rompiamo , ma traiamo le fitte fifra 
di quella, di chi ella babbi à elfere ,accioiìie fi 
adempteffi la fcrittura, dicendo, spartiti fi fi* pfal.21^ 
ito i mieiyeTlimentìjC^ netta mia yéslegittor* 

^ noia forU> V* i militi yeramentè' feciono que* 

' fte cofi.Et fiauano apprejfo detta croce di cii- 

9 vja madre fita,cir lafireUa detta madre fua, 
JAariadi CleophejO* Marta Matdalene.Lìauen 

10 aduque yeduto Ciefu la madre jtjl difiepolo 

B 4 



3Pt S. GIOVANNI 

qum preJefPteM^tiole egli amaua^ice à la ma* 
ire ptaJDonna ecco il Jìgliuolo tuo. Dipoi dice 
al aifeepolo,'Ecco la madre tua*Et da quella ho* 


rata prefi il difiepoUin Jua, Doppo quéUo,fa~ì 
pendo G I E s V che j^a tutte le cofi erano fini* 
PCi1.68.c te^cciodta fifinìffe lafiritturajdice,lù fite.Era 
adunqUeJoslf yno yafi pieno di aceto. Et que* 

gl* 





3 






^ 


rna di acetOj^ rauuolgeth. 
dola di hyfo^oja accoTiorm alla bocca faa , Q^n 
do adunque O I e s v bebbe preferì* aceto Jtjfe, 

■è finito, arJnclìinato d capo rendè lo Spirito, 
i Giudei aduquepenije egli era la par afceue,acm 

àoche non rimanemmo in croce i corpi tl fabba^ 

^impero che era gran di quello delfabbato ,pre^ 
gomo ?ilato,djefufiino rottele loro gambe, ^ 
fufiino leuatìMenneno adunque i militi, rup • 
pono le gambe certamente del primo, cr dcU’aU 
tro che era crocifijfo con quello,Et yenuti àcit 
$ VjComelo yiddono^a morto non gli ruppono 
le gdmbefueimayno de militi conia lanciagli 
foro il latofuo, cjr fubilo yfci [angue C7* acqua, ^ 

C7* quello cJje yidde,ne dette teJhmonian^a,o* 
è yera lafua tesiimonian;^, o* quello fa che 
dice cofe yere,accìodie andma yoi crediate, Iw- 
:he fatte fumo quelle cofe,acciodie fi ailem» 
fcrittura.tion romperete ojfo da quello. 
nuouoyn*altrafcritturadice. lederanno 
chi fororno. Et doppo queste cofe , lofeph da ^^'^’^ 
Arimathiaàlqualeera rn de di fcepoli di gii- M«t*. 27 *!g 
^jma occulto per la paura de Giudei ^rego Pi« Mar.if.d 
taf che leuaffeil corpo di gì e s v, CP* queTlo 
permeffe Vitato, Et yenne anchora Uicodemo, 
quello che era yenuto prima à ciESy di notte, 
portando ynamiUuradi Mirrha,cp*di Aloe, a ^ 
quafi cento libre, Vrefono adunque il corpo di 
c IBS legomolone len^oU con gU aro» 

B J 


3P4 GXOVÀMMI 

Viali jotne e consueto à Giftdei di feptlire, "Et età 
in quel luogo douefn crocififfo yn orto, (y neU 
tono yn monumento nuouà neiquale non era 
anchora flato poTlo alcuno» Qmui adunque fer 
la predar at ione de Gi udei, perche il monumenta 
tra prej]'o,pofono g 1 e s v. 

Maria anmintia à gli diirepoli la redirrettio* 
ne di Clirifto>e duoi correno al monumento à ve» 
dere,G i E s V appare à Maria ch'era preiTo del mo 
numento^ à gli difcepoHche erano congregati m 
cafa* Thoma?o incredulo veggando^ dc^ tocando 
ChriAo crede in lui. 

C A P. Z X. 

Mar.i^.a nello yno de fabbati Maria Magdalene 
tue. 24.8 t^^ yenne da mattina, ejfendo anchora ofluro 
al monumento yede la pietra leuata dal mo^ 
numento. Corre adunque, ey Vienne à Simon 
J^ietro,^ à quello altro diftepolo che aÒMtM 
G I E s V, y atee loro» Hanno leuato il Signore 
delmonumento,y nonfappiamodoue fllohah^ 
bino poTlo.yfli adunque y tetro, yquell'altrt 
difcepolo, ey yenneno al monumento. Et corra- 
vano i duoi infleme,^ quell* altro difcepolo cor* 
fe auanti piu ioTlo di Pietro, cy ienue prima al b 
monumento,o*inchipato,yiddeil€nyMolipofli» 
nondimeno non entro dentrotMenne adunque Si* 
mon Pietro feguitandolo, cy entro nel montf* 
tnento,<y yiJde i len!^pU pofati, cy il fuda* 
rio chi era flato fopra tl capo fuo,non pefatt 

co» 



C A f» X X. 39 ^ 

can i Unciali ma inuolto fc^arat amente m yn 
ìuo^o» All' bora adunqHe mtro anchora quei- 
r altro difcejtolo» ch'era renato prima mimo- 


numento^ci^ ridde , ct * credette ìperche ancho- 
ranonhaueuano conceduta la firittura effe hi- 
fognaua che rijufcitajfe da morti, Andoritefe^ 
nc adunque di nuouo tdtjce^oli da fi fiej?i, C7* 



39^ ■S* CIOYAUNl 

Mat.iS.a Maria ftafta al monumento difuora pìangenìe» 
Mar.i6.b Mentre adunque pian^eua,p inchino nel wo- 
aumento, ^ yede duoi angeli in yesie bianche, 
fedendo yno al capOj o* Salirò à piedi jquiui do» 
ue haueano porto il corpo di giesv di jfo* 

no à queUa.Vonna che piangi? Dice à quegli, 
VerclTe portomo ria il mio Sitare, V non fi 
doue rbabbino poTlo . Et dette quèsie cofe , fi 
y>oUo à dietro» ^ yede g I E s v fiondo in pie* 
di, ne fapeua che fttjfe g i E s v. Dice à quella 
G r E s y .Donna cljepiangifchi cerchi? Quella fim 
mando chefujfelTortulanogli dice.Signore» fi t» 
loportafii yia dimmi doue tu lai pofio»0* io lo 
torro.Dice à quella g i e s y. Maria, Riuolta quel 
logli dice, Kabboni, che fi dice Maefiro.Dice à 
quella G I E s v.No» mi tòccare,perche non fino 
anchora afe/tfo al padre mio. Ma ya à miei fiate^n 
Mat.a8.b^// ^ di à quegli, io afeendo al padre mio,^pa 
ifu/a </re yejhn, c?* iddio mio, o* iddio yoslro.Ven* 
i.Conif.a Idaria Magdalene annuntiando d difcepoli, 
chehaueua yeduto il Signore, che gli haueua 

dette quelle cofe.Effendo adunque fera in quel di 
che era V yno de fabbati, ^ chiufe le porte (/o- 
^ ue erano congregatiti difcepoli per la paura de 

Giudei, y enne g i E sy,'cp"fiettenelme^^,o* 
dice à quegli.Vace à yoi. Et detto queslo mojlro 

0 . KaUegrornofi aduque 
ore. Diffe aduque à que* 
tee à yoùCome mi man* 
doti 


loro le mane ,et il lato fi 
i difiepoli yeduto il Sigti 
gli QiEsy di nuouo.p, 


1 


ioti paire^oJìjO*io mando yot,Tj detu^quejlo^ 

S foffiò in quegli, C7* dice loro, pigliate lo Spirito- 
JantOmDi tutti quegli che yoi rimetterete i pecca* <■ 

tifino rimefii loro,tP* di tutti quegli che yoi gli 
riterrete fino ritenutLEt jhomafo yn de dodici, , ' 1 

ilquale fi chiama 'Dydimo, non era con quegli ' 
quando yerme Ciefit ,Gli altri difiepoli adunque- ì 

gli dijfono.Not habhiamo yeduto il Signore^ Et 
quello dijJeloro.Se io non baro yeduto nelle mane 
di quello il ^^no de chiodi,^ metterò il dito m io 
nel luogo de diìodi,^ metterò la mia mano nel 
lato Juo,non credero>Bt doppo etto giorni di nuo* 
uo erano i difiepoli fuoi dentro Thomafi 
con quegli Venne cie %y,ejfendo ihiufelepor* 
te,csr flette nel me^,^ dtjfe,paceàyoiDipoi 
e dite à ThomaJp.Metti il dito tuo qua, cy guarda 
le mie mant,C 3 ^ accoTla la mane tua, CT* mettila 
nel lato, o* non effere incredulo, ma credento^ 

Thomafo rifiop,^ ^Signore mio, ^id* 
dio w/o.D/Vtf a quello g i e s v. Thomafo perche ' ^ 
tu mi yedeTli, crederli, Beati quegli che non yid*. ' 

. donOjO' aredemo.Et molti altri fegni fece certa* 
mente g l e S-V nel cojpetto de difiepoli Juoi, che If***i*A 
non fino firiitUn qu^o libra, M4 quesii fino 
firitti, accmhe rei crediate che cJESvè Chri 
fio figliuolo di Vio,zs^ accioche credendo habbia*- 
te la yita. nel nome fuo* 

C lES V appare à Pietro, e à gli altri Jife^poKi 
ebe pe£;hau ano,e per la preia de gli peièi conobbe» 

no> 


no die era il Signore>cc!cfinan<lo ricomaB<la à Pie 
troia cura 4clcpecor«,ecomati<la che lo feguitie 
gli prenuntia di varie motte. 

C A P* X X !. 

D Offo qtuTle cofe fi manifeTFò <fi nuouok 
G I E s V al mare di Tyberidej CP* matita 
fesiofii ccfi.lEran6 infieme Simon Vistro.CT T/» 
rnaJo,che fi dice Vydimoy CT* Natanael cheera 
da Cana di Galileay<p’ i figlioli di Zehedco.t^ 
etUri duoi de difiepoli fitoi. Dice à quegli Simon 
Vietro.lo yoàpefcare. Dicono à quello. Ancijora 
noi yegttiamo teco. Vfcihto,cr falimofubito m* 
yna naue,^ in quella notte :fw prefono cofix aU 
ciina.Et yenutagia la mattina^fiette g i B s v 
nel lito.Hiente dimeno nocombbono i difiepoli , 
óefujfc G I E s v.Dice à quegli G 1 B S v.Tigli^ 
noli hauete yoi qualche cofit da njangiareÌKijpo^ 
fono à queUo.no.'Et ejfo dice loro. Mettete la rete 
nella deslra parte della nauiceUa, cr trouerete, 
Mcffino adunque i ^ piu non poteuano tirare 
quella per la moltitudmé de pefci.Dice adunque, 
quel difcepclo che g i e s v amàua , à Pietro» 
D^li e il Signore. Adunque Simon Pietro yditoc 
^{egli era il Signore fi fuccin fi la tonaca,perche 
era nudo,e^ meffefiin maroy cp*gli altri difie- 
poli V ameno con la naui cella j perde non erano 
lontani da terra ^ma circa à dugento cubiti, thr^»- 
do la rete de pefct. Come aditque fumo difiefi in 
terra^yiiidonp polli carboni accefi, et pefce pojh 


C A F. T X r. 


399 


ii fo^ra,Ó* pane.'Diceà gitegli g l E S v.ParM- 
. ie de pejcij quali yoi Itera hauelepreJì.Afcefe Si- 
mon P/>tro ,C7* tiro la rete in terra piena di gra 
pefcijcento cinquantatre* Et efjendo tanti non fi 
® roppela rete. "Dice à quegli g r E s v. Venite de- 
finatCfO' neffuno de difcepoli ardiua domadar- 
lo tu> chi feif Sapendo eh* egli era il Signore, Viene 
adunque c 1 1 s t.ct* piglia il pane, et daua lo- 
fimibnenteilpefce.Gia queTla yoi- 
ta,s*è mamfefiato g r b s v 4 difcepoli fuoi effen 
. do rifufeitato da morti, Q^ndo adunque beh- 
bone defmatOydice o i x s y à Simon Pietro. Si- 
® won di Iona ami tu me,piu di quefliÌDice à quel 
lo. Si [ignori, tu fai che to amo te. Vice a quello ^ 
pafet i mici agnelli. Dice à quello di nuouo la fe- 
coda yolta. Simo di Iona ami tu me?Dice à quel- 
lo. Si [gnor e, tu fai che io amo te. Dice à qu elio j 
pafei le mie pecore.Dice à quello la ter^ yolta. 
Simo di Iona ami tumeìVietro fi dolfem fe, che 
gh hawjfe detto la ter >4 yolta yami tu me^et dif 
F [egli. Signore tu conofà tutte le cofe, tu fai che io 
amo pc. Dice à quello g r B s v. P^yri le pecore * 
mie.ln yeritajn yeritati dico, qu ado tu eri piu 
giouane,ti cingeui, C7* andaui doue yoleuij ma 
quado farai yenuto yeccbìo, di federai le tue ma 
ne, et yno altro ti cingerà, codurratti doue tu 
non yoi.T.t diffe queTlofignìficandodt che morte 
hauejfe à glorificare iddio. Et detto quello, gli 
dtjfe. Seguita me. Kiuoltato ^ietrg ridde quel 


400 S* GIOVANNI 

^ifiepoJo che g i E s v awaua , feguitan^o, CT 
ilquale fi pose nella certa fopra il petto di ejueU», 
cr diffeySignore chi è quello che ti tradiffe? Ve- 
duto adunqueVietrocùTlui.'Diceà g 1 1 s v.S#- 
gnoreym^^ueTlOiChe copiÌDice a quello 6 I £ S v« * 
Se io yo^io che quello reJH infino à tanto che io 
yiga che à te^Tu feguita me. Vfci adunque que^ G 
fo parlare fiafiateglhche quel difiepolo non mo 
rehbe. Et non dijfe GiESVynon muore, mafie 
ioyogUochereTliinfinò à tanto che io yenga, 
cheàte^queTloèquel dificepolo che da teffimo.. 
nian>a di queflecofie, v* ficrijfie queJiecofe. Et 
[appiamo ch^egli è yera la fina teTiimonian:^- 
£t fono molte altre cofe che fece G l e s v, 
lequale fie fi ficriuefiino à yna À 
yna,ne io penfio che ejfio 
' mondo capi ffieque 

libri, che fi 
ficriuefiii 

no». 

*: 

Il uni de g £ i b V a n g I lk 
JBI GIESV CHRISTO SE-* 

C O N I> O) S. G 1 O** 

VANNI» 





comandato àgli 

aifcepoltchcafpetaffe^ promeflTa 

^^Spiritpfanto,fu leuato in cielo, gli Apoftoli 
ammoniti ^a gl, Angeli fe „e ritornano nel ceni, 
colo a orare, e puoi per il coniglio di Pietro Mat- 


J O certo ^er auantt,rheopJji 


lo, ho parlato di tutte queU 
lecofi.dKcominct'o oissv Gio.jo.e 
oinft^anjnfint ì 
di nilquale fu. a fumo. 
hauendo dati i precetti agli 
ApoJloIi,iquali fi elejfe peri 
j. „ ^f^^f^^ioÌv*àìquali,ha^ ^0 , 

ueuadmonratofefielfo yiuentejoppo la fina 
pafitone,per molte conietture, apparedo à quegli 
per quaranta di,zp* parlando del regno ai Dio. 

Et congregandogli comandv loro che 7ton fi pari 
tifmo da lerufalm^a che afettaRino la uro- . 
mefa delfadreJa^uaU dife.ydid da 



401 TATTI DI OLI APOSTOLI. 


Mar.r. j che Gian ani yeranitte hatte!^ in acquarci Tei 
farete hatte^^iti in spiritojknflo,doj}poque^ 
**' firnon molti di>Qt^^li adunque effenaoji adu- 
nati 3I0 domandatiano dicendo •Sitare reJHtuifci 
tn il regno à ifrael in quesh tempofEt diffe i 
quegli ià yoì non fi appartiene conojeere il tempi 
^ i momenti Squali il padre pofe nella fitta ifiefi 
fift poteri A^ma piglierete yirtu,yenuto lo Spirito 
^ fianio fiopra di yoh^fiaretemi teShmonij in lem 
fiale 3^ in tutta la Giudea, et in Samaria,^ in 
fino alle yltime parte della terra,Et.haueitdodet*> 
Uque 7 lecofie,yeggendo i medefiinisftt fioUeuatO 
in altOìZ^ yna nugola lo leuo da gli.ocSi.loro,. 
^tcofitfi-ando riguardauano in cielo, andando-^ 
fime quello,^ ecco duci huomini Jlettono apprefi^ 
fiqà quegli in y e fie bianche, ZP* iquali diffionor 
Jluomini Galilei /:he fiate yoi guardandoìn citm 
lofQ^fio G I E s V che c eleuatoda voi in detono 
fi yerra,cme yedefii quello andarfiene in cielo, 
AWhoraritormrno ìn lerofiolima dal monte che 
fi chiama yliueto,ilqualeèprejfioà lerufialem ha 
, uendoui il camino d'yn fiabhato.Et efiendo entra 

‘ ' li dentro, a fice fono in yn cenaculo doue fiduano», 

p* Vìetro.c^ Iacopo, et Giouanni,et Andrea,Vhi 
2 ippo,z-r Thomafió, Bartolomeo, CT* Mattheoja- 
eppodi Alpheotz^ Simone.Zelot€,z^ luda f atela 
, lo di làcepo.QueTli tutti d\no animtperfieuera 

roano in Prece, c?* oratrone,con le denne^zp* Maria 
madre Jìgibsvct' co fategli fiuoi» Et in que 1 






e A r. 


4 ^ 


r 


ffomt r}!^n(lofi Pietro^elme:^ de difiepoìk 
ÌTr/JefeT'^.t la turba de nìmì infieme quafi cen-^ 

touenti)iUuominifiategH,eihifigno 
piejfequefla fcritturajaqualepretlijfelo Spi- 
rito fante per la bocca di Dauid di Giuda fu P^*a. 4 o.<r 
guida à quegli éè prefono G ì e jr\, perche fi* 

. eonnumerato con eJfonoiyC^ haueua attenui o la 
^ forte di queflo minifierìo.^t quefio certamente' ^ 
paro il capo della mercededella iniquità^ cr ap^ ^*^**7»^ 
piccato crepo pel me:^, Crfonfijparte tutte le 
yifeere fue^O'fu noto à tutti quegli die habita- 
uanem lerufalem,m modo dìe chiamato era 

r i carneo j nella propria lingua loro. BacaU ■ 
ajche e campo di fangue.-l^erd)eegh e ferit- 
^to nel libro de Tfalmi. Diuenti rhabitatione Pl'o.62^ 
di quegli diferta^cy non fa chihahiti in quella. 

"Et là epifiopato fii 9 lo pigli rno altro. Adun^ Pfaao8.b 
quebifogna di queThhuomixidìe fono ionuerfa- 
fi con ejfo noi tutto il tempOy nelquak 'd Signore 
6 1 i s V entr))_^ ^ yfei fa noi , cominàatofi 
dal hattefimo di Giouanni.infino^al di, che fu le^ 
nato da noi, che alcuno fi conflituifea che fia tefii 
mone con ejfo noi della fina refurrettione,, es/ fia.. 
tmmo duoi ylofiphdie fi chiama Barfitba,ilquale 
è eognominatbgiufio^Gr Mattia, 0 ' hauendo fat 
te le prece, dijfono.Xu Signore che conofii i cuo- 
ri di tutti, dime flra quale tu eleggesUÌiquesH 
duoi àfin che pigli la forte di qucTlo miniXlerior V 
C' delb ApoTlolatOjdal quale preuarica Ciudaj^ 

G ì. 


494 7ATTI DB GII APOSTOLI. 

accioche fette andajfe nel fio fregio ìuogo^o^dft 
tono loro le forti ^ cadde la forte fopra Manta 

iSf fa connnmero conili yndtci A^oJÌolù 




Gli Apoftoli pieni di À'pirito Tanto parlano do* ‘ 
gni Torte di lingue^e Pietro togle la lufpitione de 
la ebrietà» e inTegna cHrifto e^er il vero Melsia 
per gii oracoli de gli propheti,e ammoniTce li au- ^ 

4ito 



c A F» I r» . 

i^itorì à penttentia, & grande moltitudine di fidali 
ogni giorno credeuano à Chrifio. 

C A P. I I. 

-A "rjT giorno della VentecoTle^ 

J^frano tutti d*yno animo nel htedefimo luo^ 
gp,Etfecefi fubito yno fuonoda cielojcomed*ypo 
yento yehe^nte cheyenijfe con impeto, riem 
'piè tutta lacafa doue erano fedendo.E appara 
fono à quegli lingue Jfartite come di fuoco» 
' iir federno fopra ciafcuno di quegli, c?* tutti 
fumo ripieni di Spinto fante, ^ cominciorne à 
farlarein yarielingue fecondo chele Spirito fan 
' to concedeua parlare à quegli.'tt erano Giudei 
habitandi in lerofilyma, huemini religioji d*o^ 
natione di quelle che fono fitto il cielo»Et 
fatta quella yocefi aduno yna moltitudine,^* 
^ fu confufa, che ciafcuno ydiua nella fua lingua 
-quegli che parlauano. Et fiupiuano tutti , c:;» 
i marauigliauanfi, dicendo fa loro.Ecco, oh non 
M fino tutti quelli che parlano Galilei^ Et in che 
modo ydiamo noi quegli, ciafcuno nella fua ìinm 
gua,nella quale noi famonati^Earti,i^ Me* 
di, O* Eiemite, o* quegli eh habitanola Me- 
fopotamia,la Giudea,^ Cappadocia,Eonto, ^ 
•Afia.Erigia, Vanfilta.Egitte, ^ le parti di 
hibiajaquale è yicina à Cirene,0‘foreflieri R# 
tnani.Et Giudei, ^profiliti* Greti, ejy Arabi» 
ydiamo quegli che parlano nelle nofire lingue co» 
^ffe magni f ce di Dio»Et fiupiuano tutti ,er maro» 

C 3 


40S FATTI DB GLI APOSTOIT. 

’Uigliattattfi 3 dicendo fia loro. Che cofa yuok, 
ejfere qnesla? CT* altri fchemendo dicettanojper- 
àie questi fono pieni di lAoTlo. EP ftando P/e- 
tro cogli yndieijal^ la yoce fua^typarloÀ que 
gli.Huomini Giudei ^< 0 * tntti cììehahitateleru^ C 
falemjisui-noto queJlot^ con gli orecchi piglia^ 
te le parole mte.Verche non come yoi ifHmate,que 
JH fino ehrijcjfendo later^ hora del giorno. 
l\a questo è quello che fi è detto pel propbeta 
lóhel.Et fora negli y Itimi di dicelddio.Io yet^ 
fero de lo fpirito mio fipra ogni carnet o* pro^ 
pheteranno i figliuoli yoslrit zy le figliuole yt^ 
firoj zy i fononi yoftri yedraono yifione zy i 
yecchi yostri figner^o figni»zy certamente fi.. 

. pra i firui miei^zy fipra le ferue mie in quegior 
ni y-srfiro dello Jpirito miotzypropheterannoj zy 
daroprodigìj in cielo di fipra, et fogni in tetra di 
fitto, fangue,zy fuoco, zy yapore di fumo.ll file 
ficouertira intenebre,et la luna in fangue,auan 
^i che yenga quel di grande, zy manifesto del Si 
9i.otaao.c gnore.Et fara,chcciafcuno€heinuecbera ilnome 
del Signore, fia faluo.Huomini di lfrael,ydite 
queTie parole, c I e s v Na^^raiojmomo appro- 
dato da Diojn yoi con yirtu, zyprodigtj,zy fe^ 
gni i quali fece iddio per quelto in me^^ di yoi, ® 
come, zy yoi fiefii fapete/quefio con debito con- 
figlio,zyprefcietia diltio tradito Jiauendolo pre 
' fi jper le mane degli miqui, crocifiggendo ama^ 
^Fti ilquale fufeite iddio ^filti i dolori ’del^ 


i 


« A P. I R 


4^7 


morte fecondo dje eraimpoj^ihile quello ft^f. 
fe tenuto da lei, perche "Dauid, dice di quello» 

- lo preuedeuo il Si^ore mi cojpetto mio fem- 
ore perche mi è dalie dejhe, accioche io non Jia 
€ommojfo,^er quésiofièraUtp'atoilcuoremio, 
efultola lingua mia»Et oltre à quello la car- 
ne mia quieterà in ìjperan!^, perche non la- 
^fcierai V anima mia nello inferno jne permetterai 
che ilfanto tuo yeggala corruttione,Tumifa- ; 

felli note le yie della yita,riempierai me di gio- 
condità con la faccia tua,Huomini fategli of- 
fendo lecito parlarui liberamente del patriarca 
pauid,percheè morto,tsrfepolte,etìlfepolcro fio 
€ appreso di noi infino à queslo.di Effondo adun- 
que propheta, CT* fapendo che con Muramento 
gli haueua giurato iddio , che del futto del 
lombo fio, fecondo la came,Clmflo nafcerebhe^ 
CP'federebbefop ra la fede fua,preuedendopar^ 
to della refurrettione di Clnrisio che non fià 
lafciata l'anima fia nello inferno ,ne la carne 

fuahahbiaày edere la cortnttione,Qmfio cri 

s yfifcito iddio delquale noi tutti fame tefiimo 
pi» Adunque efaltatodela deflra di'ùio,xi?‘ rì- 
ceuuta dal padre la promifiione dello Spirito fan 
to,fparje quefto che yti yedete, ydite,percfìe 
fDauidnonafcefe necieli, ma effodice,T>ijjeil si- 
^wre al Si^ore mio, fedi dalle deftre miefinfino 
a tanto ch'io ponga i tuoi nimici , '/gabello do ' 
piedi titQhCmmme fappia adunque tutta U ' 


Q 4 


A» 


4o8 fatti de gii apostoli. 


cafa di l frati cIh iddio fece qttel Signore, 
0rrtfo, quello GiESr che yci bautte crocim 
jijfo.Etydite quelle cofe,fi*mo computiti di cuom 
re, CT* dtU'ono à dietro, à gli altri ApoUolù 
che faremo noi buominifrategli^ dietro diJfeÀ 
quegli, pentiteui,C^batte^^ji ciafcuno di yoi 
nel nome di giisv Cimilo, nella remifione 
de peccati, piglierete il dono dello Spirito 
Santo.Perche à yoi è la repromìf ione, ^ à fi* 
’gliuoli yoTlri, ep* à tutti quegli che fono dtfco* 
'fio, qualunque chiamerà il Si^ore iddio noUib 
CP* con altre piu parole tellifico , O* conforto 
quegli , dicendo, Conferuateuì da quella pra* 
ua generationc. Quegli adunque cite yolentie* 
ri riceuerno la fua parola, fumo hatte.'^^ti, CP* G 
fumo aggiunte in quel giorno circa à tre mila 
anime, cp* erano perfeueranti nella dottrina de 
gli ApoTloli,c^ communicatione,^ rompimento 
del pane, CP* oratione.Et yenne timore in ogni 
anima, o* faceuan fi molti (rodigq, figni per 

gli Apofioli, cp' tutti quegli che credettano ercu 
no congiunti, cp' haueuano tutte le cofe comma* 
ne, CP* yendeuano le pofi'efiione, cp* le fuHan* 
tìe,c-7‘ dtuideuano quelle cofeà tutti, fecondo che 
àciajcuno ne facena di bifogno,Et ciafcuno gior 
no il yno animo durauano nel tempio, CP* 

^ndo per tutte le particulare ca feti pane, fcam* 
hteuolmente pt^hauano il cibo con efultatione, 
V* fimplicita di cmreMudando iddio, Cp* ha* 


' CAP. III. 409 

utdo ^atìa appreffo à tutto il popolo»Et il Si^o-- 
re tutto il giorno aggiugneua quegli che diu e* 
niuano felui falla chic fa, 

Pietro e Giouanni aiK^an^o al tempio fanorono 

2 ucllo che era nato zoppo:Pietro dichiara il mi* 
eriodifalute perChrillo ài popoli che correua» 
no veder il miracolo egli excuia la loro ijigracitt>» 
^ine»cgU ammonifce à penicencia. 

CAP. III. 

h que^OjVietro,^ Giouanni faliua^ 

SUfUo al tempio alla bora nona dela oratiom 
ne,^yn certo huonioche era !^ppo daly entro 
della madre fCra portato,ilquaU poneuano ogni 
^orno alla porta del tempio Jaquale fi chiama 
Speciofa , accioche domandale la elemofina da 
queHi che entr aitano nel tempìo.Q^Jlo hauedo 
y editto dietro Giouanni che erano per entrai 

re nel tempio Aomandau a tper riceuere la elenio- 
fina,Et guardando in queUe Vietro con Giouan- 
ni dtjfe.RiJguarda in noifCr quello fiaua inten- 
to in loroyjperando d'hauere à riceuere qualche co 
fa da loro 3^ T tetro Ai Jfedo non ho no oro ^ne ar- 
gento, ma quello eh* io ho, queflo ti do,Nel nome 
di G I E s V ebrifio ÌJa!^reno,ri!^^ti,^ y^, 
B prefa la fua mano deflra lo leuo,^ fuhitofut 
no co fondate lehafe fue,0' lépiante,^ faltando 
flette in pie, et andana, et entro con quegli nel te- 
pio fpaffeggiandof^ faltando, ^ laudando id- 
dio,Et tutto il popolo yidde quello die andana» 

C s 


Wpo FATTI DE GLI AF OSTO 

CT* lamlaua iddio.'Et conobh(inlojcI)e ejjb fu,J^ 
Je quello che fedeua -alla elemojinajalla. porta Jpe^ 
àoft dal tempio.Et empiernpji di amiratiofK^ 
C7' di fluporejfopra quello che gli era accadu^ 
^tOnEtcoifciafia coJa dje quel ^ppo che, era fia^ 
to fonato itenejfe dietro Giouanni,corfi à que 

gh tutto il popolo fiupefatte, nel portko che fi 
chiama di Salomo. Et yeggendo qs^esio P/«- 
trojrijpofe al popolo »VLuomini di ifraeljperche 
yi marauigliate in queTtoj ò perche a. guardate, 
quafi che pernoJlra yirtuìopieta habbiamo fat- 
to che quello yadiaS iddio di Abraham, cp* di^ 
Wat.zy.c SjaaCtCr di lacobdddiode padri noTlriglorifico 
Mar.if.b ^ figliuolo fuo g i fi s yjlqualeyoi tradì fli,^ 
Gio*.i8!g negafiineUop^ettodi E dato, giudicando quello 
® xhefujje da ejfer li berato . fJ yoi il fanto,ziy giu- 
fio ttegaSli,z^ domandasii che yi donafe.rhuo- 
mo homicida,o' ama:^^Tli lo autore della yita 
ilquale fufcito iddio da morti, del quale mi 
fiamo teTltmoni, zy per la fede del nome fuo, 
queTlo xhe yoi vedete, ZP'conofceni,confolido.il 
nome di quello, o* da fede che è per quello, gli 
dette quella integrità nel cojfetto di tutti yoi. 
Et Ììor a fategli fo che' per ignoranti a faceTli,co-^ 
mcancìmai principi yoThhEt iddio, queUeco- 
fe clìepredìjfeper la bocca di tutti i prqpheti fuoì, 
ChriJlohauereàpatirejCofiadempie^entite- 
.madunque,zy conuertiteuiàfin che i yoThripee 
cati fieno eamellati ,accioche quando faranno 


CAP. Ili r. 4 H 

Mnpi del r^igerio dalc<^Uo del Si*» ' ' 
gnore^^ lMra>ma7tdato quel o i e s v ChrlTlù 
t.’fctf yi è Jhaio predicato Mquale bifogna<ìfe il eie 
■lo lo riceudiinfino ne tempi della reslitutione ' . 
di tutte le cofe, che parto iddio per la bocca di 
tutti t fanti fuoij dal fecolopropheti. M<fè dif Deu.ig.^ 
fe certamente à padri j il Signore iddio yoTlro 
yifufciteraynprophetade yoTlri fategli pmU 
leà mcj y direte quello fecondo tutte quelle cofe 
che yi hara parlato JE.t fara che ogni anima, ciré 
non hara ydito quel propheta,Jia eslerminata 
dal popolo. Et tutti i propJjeti da Samuel, o* 
di poi quantihanno parlato, annuntiomo que- 
fio di,Voi fiete figliuoli de propheti, cr del te- 
ftamento che teTlo iddio yerfo i padri nosiri, 
dicendo à Abraham, Et nel feme tuo faran- 
no benedette tutte le famiglie della terra,Eia„ 
uendo primieramente à yoi fufiitato iddio, 
il fuo figliuolo GiESV, lo mando benedicen- 
do yoi , accioche ciafeuno fi conuerta dalle fiue 
iniquità, 

Pietro e Giouanni prefi^ fono prerentati al con« 
iìglio di Sacerdoti dinanci aliquali parlano delti 
fatti di Cliriiio fenza tema e elTcn^o minacciati 
di molte minacele fono lafciati> gli difcepoli pre- 
gono iddioiè molti vende no pouefiione infra gU 
qtfali lofesBarnabas è numerato. 

C A F. I I I I. 

E t parlando quegli al popolo jfoprauennom 
loro i Sacerdoti & magifkati del tempio. 



411 PATTI Db en APOSTOLI/ I 

cr i SadMtiyàoUnàoft che infegnafìno al fs- I 
jCP* annuntiafsiriQ nel nome di Gl zsy la 
rejnrTcttione da morti^^' ntejp>no loro le mane j 
adojfojO^pofongU in prigione per 1* altro gior- ij 
nOjpercU era già fera.Et molti di quegli che ; 
haueuàno ydita la parola, credettonoyi^ . j 

yn numero df huomini circa cinque mibuEtftè 
nell'altro giorno, che fi congregornoin lemfalem 
i principi loro,^ i yecchijètgli Scribi,C^ Anna 
“Principe de Sacerdoti,^ Caiphas,^ loanajC^ , 
AleffiandrOyV quali erano del genere pontificale 
^hauedo gli fatti yenirein me:^,glidoman * 
dauano, in che yirtu, o in che nome faceTH yoì 
quefioìMÙwra Pietro ripieno di Spirito fantojif 
fe loro.Principi del popolo, C7* y cechi d’lfirael,fi 
noi fiamo hoggi efaminati di queTia cofa, thè 
noi hahbiamoben fatto, all'huomo infermo, per* 
■ehe modoqueTlo fia fatto faluofianoto a tut* 
ti yoifCyà tutta la plebe d'ìfrael,chenel ne* 
medi oiESV Chrtfio Na!^reno, tlquale yot 
hauete crocìfiffe, tlquale iddio rifufeito da morti» 
per queJlo coTlui fia ritto, fieno in prefen!^ yo* 


i.pie.2.a la liberta nel dire di Pietro, cr di Gtouannt, 
Kom.^.g ^ hauendo intefo che erano huomini inlitte 




fira,C^$Ìa è quella pietra che fu dtjpre^fi^ta i 


rati 




CAP. I I X r. 


4tS 


r4t#, O* idhtitfi marauigUauanOj ò* eonofie^ 
uano (Quegli che ejìi erano flati con cu s v,C7* 
yeggedo l*haomo che era flato fanatOy cìie flaua 
ritto con loro Mente potevano contradire*Et co* 
mandando àquegli cheandapino fuori del con» 
ciliOy confermano fia loro dtcendo^Che faremo 
noi à quelli huomini ? perche è mam fello , ne 
» pofliamo negare 3 “mo chiaro fogno ejfere fla* 
to fatto per quegli , à tutti coloro che hahi* 
tana lerufalem,Ma accioche piu non fi diuuU 
ghi nel popolo , minacciamogli, che per lo au* 
uenire non parlino à alcuno de gli huomini 
in quello nome,'^Y.t chiamati quelli impofono 
loro, che al tutto non parlafiino,ne infegnafli* 
no nel nome di g r e s v.Et Pirtro, cr Giouan* 
ni xiflondendo diffono à quegli. Se gite gu* 
fio nel cofpetto di iddio, piu toslo ohedire à yoi 
che à iddio gudicat^ , perdìo noi non poflia^ 
mo, non parlare quelle cofeMe noi rodemmo, 

8 ciT* rdimmo. "Et quegli minacciandogli gli la* 
fciorno ire^on trouando cofa,per laquale gli 
punì fino , per cagione del popolo , perche tut* 
tt glorificauano iddio Jn quella cofa eh* era ac* 
caduta, perche quello huomo, nel quale erafla* 
to fatto quel fogno della finita ,rra di piu di 
quarant* anni,Et lafiiati,yennono à fuoi dtf 
fono tutte le cofe che haueuano dette loro i Prm« 
dpi de Sacerdoti, i yecchi.lquali hauedo ydi* 
to d*yno animo, alterno la yoceà Dio,o*dif‘ 


414 FATTI Dt GLI AJCSTOtr. 

fono.Signore^tt* fei iddiotche faceUi il deio, O** 
la terra Jl mare , er tutto le cofe che fono in 
quefiijilquale ^er la bocca di "Dauid tuo feruo 
diceflì. Verche cagione umultuorne le gente, 
C 7 * i popoli pen forno cofe yaneìLetiomofi i Ke 
delia terray^ i principi conuetmcno in yno con» 
tro al Signore, CT' contro al ChriTfo fuo per- F 
cl)e conuennono yeramer.te contro al fanto figli- 
nolo tuo G I E s Myilquale haueui ynto.Herode, 
Cr Vontio TilàtOyCon le gente, o* popolo d'ifrael 
À fare tutte quelle cofe,ihe la tua mano, ei?' il 
confgliotuohaueua prima deliberate che fi ftj, 
cefino.Et bora Signore guarda nelle min acci t dò' 
quegli, CP* concedi à ferui tuoi, che parlino con 
ogni fiducia la parola tna,inquefio porgendo la 
tuamanoyche fatttfienoyle fanita,et i fegni,etò 
prodigij per il nome del fanto tuo figliuolo G l E*- 
s xȴJ haucndo quegli or atofi mojj'e il luogo nel- 
quale erano congregati,^ tutti fumo ripieni di 
Spìrito finto, ^ par lau ano la parola d*\ddiocon 
fiduciaJEt della moltitudine de crédenti era yno 9 
cuore, es* yna anima, ne alcuno diceua ejfere 
fua alcuna cofa di quello che pofiedeuano,ma- 
erano à quegli tutte le cofe comune. Et con gran- 
yirtu r endeu ano teslim ontosi Apof oli della re- 
furrettionedel Signore cjes gratta gran- 

de era fcpra tutti quegliyperche non era pouero 
alcuno fia loro.Anuegna che quanti eranopof. 
J^foii di campi, 0 di cafe, y elidendole, portauatio- 

ipre^ 


"m 





fffl 


CAP. T.’ 4iy 

di frteUe cofe che erano fiate yendute, ef 
^neuongU à picdt degli Apo7loli,Et dtThrihui- 
uanfià ciafcuno fecondo, che à ciafcuno era di- 
Bìfogno.Et lofes ilquale è cognominato "Sarnd* 
ha dagli hfoTloli che fi interpreta figliuolo deUd 
eonfolationey Leurta, di Ci^i per natiòne, ha^ 

’ uendo yno campo do vendè CT* porto il pre^^, 
V*pofe à piedi degli ApoTlolù 

■ Anania cofl SapKìpa perting^iiro.Je gli prezzi 
{"iiafcofti fpirorono, e per i molti miracoli la £tm. 
ie chriliìana comincia à crelcere, gli Apoftoli 
eiTenJo in pnblica prigione fureno liberati <la 
1* Angelo» ceiTcntlb gli- Apofroli in prrfenza del' 
eonuglio di fjccrdoti»fiironoieruati’per il con» 
dSgli di Gamaliel & patcndo.molceingiutie glori* 
£cauano iddto^ 

CAP. V. 

A T^T vn certo huomo per nome Anania, con 
f i *sdphira fica mo^ie, vendè vn podere, c?* 
nafcofifi del pre!^yejpm(one con fapeuoleaìP- 
(hora la donna fina, esf* portando vna certa parte 
tapofeà piedi de gli Apofioli.Et diffe pie/ra. 
Anania, perche tentò Satana il cuore tuo, accio- 
cheti* nietifii à lo spirito Janto,e^fi-audaffe del 
pre!^^ detcampoìOh norefi'andoti refiauaÌEt 
yenduto,rimaneua ne la tua potejia, perche pò- 
nefli quefiacofà nel cuore tuoìTu non hai men- 
tito àglihuomini, ma à lddio,Et vdendo Ana^ 

U wa quefle parole, ca fiato Jpiro.Et nacque vn 
gran.^tncre [opra tutti quegli che haueano vditè 

qu9 




queflecofe^Utri^^ndofi Giouanijo Uuomojet 
Imato fepeliriio. Et andoml qtMp tre hore di 
JpatfOrO* la donna fna anchora^non facendo 
quello die eraauuemtto, entro dentro.Et dijfegU 
Pietro, dimmi yendesli tanto ilcamj^oÌEtqueU 
la dtjfeji tanto,Et Pietro dijfe à quella. Perche 
conuenijli jra yoi di tentare lo Spirito del Si- 
^orefEcco i piedi di quegli che fepelimo il tuo, 
marito fono alla porta, ^ porteranno fuori te. 
Et fubito cadde à piedi fuoi, ^ jpiro.Et entrati 
igiouaniytrouorno quella morta, cauomola 
fuora,v* fepelimo la appreffo ilfuo marito.Et 
nacque gran timore fopra Vyniuerfa con^ega^ 
tione.CP* fopra tutti quegli cheydiuano quelle 
cofe. Et per le mane degli Apoiloli fifaceuano ^ 
molti fogni, V p^odigtj nel popolo, zy erano tut- 
ti d'yno animo nel portico di Salomo. Et neffuno 
degli altri haueua ardire di cot^iugnerfi à que 
gli, ma il popolo gli magni ffcaua.Et maggior- 
mente crefceua la moltitudine deglihuomini, 
Cr delle donne che credeuano al Signore talmen- 
te che portauanogli infermi nelle pia'^^,v' po- 
neuongli in piccioli letti, in carriuole, accio- 
che yenenendo Pietro ,al manco V ombra di queL 
lo adombraffe alcuno di loro.Et concorreua an- 
chora moltitudine delle citta yicine à \erufa- 
lem, portando ammalati , yejfati da /piri- 

ti immondi , iquali erano tutti fanali. Et le- ® 
uandofi il principe de facerdotij ZP’ tutti quegli 


:7W 




I 


C A p. V. 

^yeeranoeonhhéeè herefi de Sadueeìfum» 
P^ldeemHlatkne,zp*mejfcnol€ m 

A/oF/o/» ^ mefongn inpublica frigione, 

• "’f ‘ “Id Signore di nottf apri le porte 

; dtUaprìmno^ cauatigli fuora diffi. Andate. 

V tu' fiandopa^te net tempia al popola tutte le 

.f ‘troie di quena yìta.^t<iuegliliauendo ydite 

^ueTte cojèientrorne a V alha nel tempiOfCy infè-m 

^nattanouEt yenendo il principe deficerdoti,^ 

, quegli che erano pco, cenuocorno il concilio, C7* 
ryniHerfo ordine de vecéi, figliuoli di iCrael 
V^mandomoàla prigione quegli che glimel 
pafiinoa Ej effendo yenuti i mmiflrì,%j^ no» 

gli hauenda tirouati nella prigione, ritornati lo 

rej^imo , dicendo» Noi hahbiamo trottato certa'» ■ 
® mete la prigione chiufa, con ogni drligentia, 
Sguardie di fuori,che flauano atèatraUe porte.. 
Eé hattendo aperto, non trottammo detro alcuno. 
'Et come ydimo queTle parole il ficerdhte, J»' 
il magìTlrato del tempio, CT i principi de Jacer.. 
doti pattano in duhio di quegli, quello chehZ 
uejjè à effere queTlo.Et yenendo yno certo diff^ 

^ qufg^u^cco cheglt huomini, iquaVt yoi haue» 
uipoHi in prigione,fino nel tempio, flando, ^ 
infignando al popoIouAllhora andò il maggia... 
to, co minori ^ condulJòngli fenyafìrya,. 
perche temettanailpopolojdi non effeielapidatL 
Et hauendogU menati, gli mejfino nel concilio.. 
^ il principe de fàcerdoti gli domando^ dik^ 


4tS FATTI Ofi OH APÒSTOLI. . 
cmio. Non yì hahhiamo noi comatulando,C9- 
mandate, d>e voi non infognate in qneìlon^ 
m?Bt ecco riem^ttto lerufa- 

ìerii delU yesìra dottrina , CT yolete indHrre 
ùpra di noi il [angue di quello huomo. Et ri- 
(bondendo Pietro, ^gH ApoTUli diffono. mg- 

Urmentebifognaobedireà Dioiche agli huo^ 

%inuLo iddio de padri noshi fu fino et e s v, 
ilquale yoi aminayyaTHJoJpenodetuioh^^^^ 
rno. Qi^Tlo principe, CP' faluatore, efiilto W- 
%o coWrf delira fuaj dare la penitenua 4 
jfraeLcr la retnifiionede peccati. 'Et noiglsfia^ 

filo teJHmoni di quelle parole. cIh noi dicic^, 

^ anchora dello spirito [anta, ilquale dette 
iddio à quegli che Vohediuano. Et hauendeydt* 
tequellecofifi rodeuano. cr confultauano 
megU ammallafime. Et ril^ndofi nel^fi^ 
ho yno certo [bari fio, per nome Gqm^lm, dot- 
tore della legge, hauuto in pregio apprejfodt 
tutto ilpopolo.comandb,che alquanto fine an- 
dafino fiora gli Apofloli.cr dtjfe à quegli. 
\\uommi d'ifrael.hahhiate cura [opra quéTn 
luomini,di quello che fia da fare, perche auontt 
^quelli dtfiTheuda,dtcemio efiere lui alcu- 
no ,alqu ale fi accollo yn numero dlbuomimàr.. 
ea di quattrocento, ilquale fu yceifo, CP* tutti 
quegli cJjcgli credeuano,fimo difierji,cr ridot- 
ti a niente.Doppo quello fi C»iuda Galilco,nel O 
é della Profifiionej o* yoho molto £o£olo dee.. 




V- - • vr. 4J^ 

a&^&tlfoperì,^ tanti quanti gli hauiana 
f^fenttto^fumodijì^erfuEt bora yi dico,nSÌe^ 
fmeuidaquesli huomini,^ lanciategli, perche 
fi queslo ecmtjìgliojoopere da hu omini, fi dif. 
folti n-a, mafie da iddio ,non potete dtjfioluere, ac* 
docile qualche roba non yi trouiate rebuma» 
in anchora a iddio. Et aceonfientirno al parere 
di q^TIo, ^chiamatigli ApoSloli, cornandoti . 
ito aquegh,hattutogli/:1je non parlafiino nelno^ 
medi G I B s y, a* làficiornogli ire. Et quegli 
certamente andauano dal cofpetto del concilio 
ralle^rattdoJi,per efiìre tenuti degni, che pel no„ 
me di Gin sy hauefitno à patire ingiuria. Et 
tutto ilgiorno nel tempio, nelle particular^ 
cafe,non teslauano di infegnare,0' annuntiare 
Gl E svChrislo. 

Gli G^i cominciano a mormorare per tanto 
AeleveJoue loro erano dif^egiate: gli Apofto- 
lifcieglcttenofcttchuominia minilhare la cura 
infra iquali era Jtcphano che faceua molti prò. 
digi^epuoifuprefo e in prefenza del configlio 
di faccrJotifu accurato che bcfiemmiaua la lee- 
^e ài Mofe, «> 

CAP. r r. 

E t in que giorni, creficendoilnumero dedU 
ficepoH ycominciomo à mormorare i Greci 
centro àgli Hehrei, perche le yedoue loro era^ 
no dtfipregiate nel minislerìo cotidiano. Ma 
que dodici battendo conuocata la mcltitudu 
ue dp dtficepolij difiono, No/> Jla bene che noi 


410 EA.TT1 I>^E G tr A BO STO tr*. 

lajciata la parolor^i Dìo , minìTlriamo alle: 
menfe.Sciglkte adunqtte f ategli, fette huomi* 
nidi yoi ,di apprettata, bontà , pieni. diSpiri^ 
to Santo, zy di ptpienìia,à quali noi commette^ 
reno qttesla cura, Z!;* midareno opera alla of4«. 
tioneyZJ?* amminìTlrare la parola. "Et piacque 
queTIo parlare auaniià tuttala moltìtudtnei 
itelefòno Stephanojmomopìeno. di fedcit^di^ 
Spirito Santo, cp* Vhilippo, es’ Vrochoro, ZP*Ni^' 
canore, zs* Ttmone,z^ Varmena,0* ìi^icolao Pra 
pitto Antioceno.. QueTli ftatuirno nel conjpetto. 
degli ApoTioli,z^ hauendo orato ,pofeno le ma^ 
nippra quegli.. Et la parola di Dio crepea , C 7 *- 
muliiplicauafi il numero de difcepoli gradante-m. 
te in lerufalem, o* molta turba de peerdoti 
obediua alla fede. Et Stephanoì, pieno ai ^atia^, C 
di fortitudine , faceti a prodigij'x CT' pg»i 
grandi nel popolo.. Etleuornofi p ccrti.deUa pm. 
nagoga , òef chiama de libertini ,ZSfdt Cyre^ 
ncf,zs^ degliAUxandrmi,Z!ydi quegli dt Ci-^ 
lieta, O' di A fa,d)fputando con Stephano, CT* 
poteuano refiTlere alla fapientta, allo Spirti^ 
to che parlaua. ÀUhora meffono fu huomini^ chei’ . 
dice f ino, noibabbiamo ydito quello che dicepà-^:^ 
tola, di béllemmia centra Mop,z>^ ldilìo,zp' coìrti 
mofòno la plebe^z^ ir cechi, Zì^ gli fcrìbi,zp;‘ an- 
dandogli adojjpy lo prefeno, z^ conduffonlo nel: 
€enctliQ,z^flatuìrnofalfi telltmoniyiquali dt^ 
tepmo,quello humo non relfa di parlare paro^ fi 

la- 




t! A 1*. VII. 




ìe contumeUofe contro à queslo luogo fante, o* 
la leggi, perche noi hahbiamo y dito quello, che di- 
te.Q^sh G I E s V ^a'^areno rouinera quello 
luogo, ^ muterà i precetti che ci dette Mofe. Et 
guardando in quello tutti quegli che fedeuano 
nel concilio, ymdono lafacciafua^ome ynafac^ 
tia di angelo» 

^tepliano ^ice la cauli dinanzi al concilio Ta« 
Cctdottchea Diopiace piu la fe^ecliele cei4nio« 
iile e v^en^o i Giudei fh’ideuano>&cacciatoloilo la 
;pidauano»< dormi nel signore. 

t: A P. V 1 T. 


A 'T^ Tdijfe il principe de facerdot i. Stanno que- 

quello dtjfe, Yiuomini fate- 
glif^padri ydite.to iddio della gloria appari 
al padre noliro Abraham, effondo m Mefopota- (jgn42.i 
ntia,prima che dimoraffe in Carram, cr diJJ'eà 
queìlo,Efci della terra iua,z^ del tuo parentado, 

CJ 7 * yieni nella terra che io ti molhrero, Allhora 
•pfei della terra de Caldei, o* habito in Char- 
ram. Et di quiui, morto il padre fuo, lo trasfe- 
rì in quella terra, nella quale yoi hora habita- 
te. Et non gli dette heredita in quella , non v 
pure yna pianta dipiede.Et ripromejfegli d*ha- 
uergliela à dare à pojfedere, ^ al femefuo 
doppo effe, non hauendo figliuolo. Et parlo iddio 
eofiiperche il femedi quello haueua a ejfere fo^ 
feUiere in (erra aliena C* h haueuano àfot- 

I> $ 



TATTI DB OLI APOSTOtl. 

tomettere alla ferustt^,v* à trattarlo maUquat^ 
trocento anni, Et la gente à chi feruirannoj io la 
giudicherò dilfe iddto.Etdop^o qneTlecofejvfci- 
Gen.xy.h rannodo* feruirannomi in quesio luogo .Et net- 
Gen.zi.a tea quello il testamento della cireunafione, tS^ 
Gcn.2f.c I/ 44 C, C 7 * circuncifelo ne l*otta- 

j, X 


6en 


Gco,}j,z ito di sC^lfaac genero lacobjZP’ lacoh genero* 
dodici patriarchi. Et ipatriarcìri^mo^i da inuL 
dia^yendemo lofeph in Egitto^ Et era iddio con B 
quello 3^ cauollo Ai tutte le afflhtioni fue^o^ 
dettegli gratiatC^ fapientia auanti à Vharao^ 
Ceo.4i.e ^ Egittq.Et ordmoUo gouernatore . 

fopra VEgqito^ C 7 * ^epra tutta la cafa fua. Et 
yenne fame nella yniuerfa terra di Egjtto^ Cf* 
Gcn. 4j.a Chanaan,^ grande afflittionejne trouauano 
cibi i padri noshi. Et hauendo ydito lacobj cht 
Cta.4f.8 in Egytto erano fiumenùt mando prima ì pa» 
drinoTlrijZP^hauendoglidi nuotto mandati>f» 
riconofciuto ìojèph da fuoi fintegli j crfitpahfit 
anchora à Pharaone la genealogia di Ufepb, Et 
mandando Ufepb yno nuntioj chiamo Jacob pd^ 
dre fiuoj^ tutto il fuo paventaàoche erano JeN 
tautacinque anime.Et difiefe Jacob in Egytto, 
Gcn. 4^. 8 ^ effe 3^ i padri noshri» Et fumo irasfe^ 

riti in Stchem, c?* fumo poUi nel fepolchro che 
compero Abraham col prC^o di argento da J?- 
gltuoU di Emery figlicelo di Sechem. Et appro» ® 
tinquandùfi il tempo della promifiiene, laquale 
ifo.i.» haHcuagiuratoJiddtfà Abraham, cre^ tifo* 



VII. 


4 ^ 


ntìh ìnfim à tan» 

teche nacque yno altre R.€j die non haueua ce^ 
nofeiuto lofeph, QtuTle, circundando il genere 
noshrejaffliffeipadrinoThia in mode che pone- 
vano fuorai figliuoli lore^acciochei parti non 
yenefiino.M medefimo tempo nacque Mofe, ty 
fu grato à iddio j ilquale fu nutrito tre mefi in 
cafa del padre, ey quello ejfendo flato pollo fuo- 
rado alleno la figliuola di ^haraone,^ nutrì fl 
felo in luogo dt figliuolo,Et fu Moje ammaejha^ 
todiognifapientia degli Igittij,cr era potente^ 

Cr infatti, zy in dettu Et come yénne al tempie 
di quaranta anni,gU entro nel cuore fuo di an^ 
dar à y edere i fuoifiategli, figliuoli di I flaelEt 
hauendo veduto ingiuriare yno certo, lo difefe^ 
Cyfeceia yendettadi quelle che fojferiua lain- 
giuria,perco{fe quello di Egitto. Et penfaua (he 
i fuoifiategli intendeflinoj che iddio per le fue 
mane darebbe la falute à quegli. Ma quegli ECo,u^ 
non intefono. Etnei feguente dt fe fece auanti 
à quegli , iquali lìùgauano , ey riconciliaua- 
gli alla pace, dicendo, Huimint yoi flètè fiate- 
t> gli, Eercheyi offèndete lyno ValtroiMa qui- 
fio che faceua ingiuria al proflimo, lo ributto» 
dicendo,Chi tiàconUituite principe, cy giudi" 
eefopradi noiìohyuomi tu amma:^^e,€me 
tu amma:^lU heri quello di Egitto^ 

Mofeà quella parola, cy andò habitare nella 
terra (ii hìadian, doue genero duci figliuoli» , . ' 

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’sro.i^» 

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fifo.1.4 


414 FATTI »E GLI APO STO tT.” 

Et finiti i quaranta anniygli apparai nel dh» 
ferto del monte Sina V Angelo dui Signore^m 
'vno infiammato fuoco di pruno. Et Mofe come 
"ridde yfi marauiglio della yifione. Et appreffan* 
dofiiacciocheconfideraflèififeceà quello layoce 
del Srgnore.lofono iddio de padri tuoi 3 iddio di 
Abraham ilddio di ifaac, CT* iddUo di lacob, ^ 
Jpauentato Mofe non haueua ardire di confidi^ 
rare,EtdìJfe àquello il Signore, fciogli i cal!^^ 
menti de tuoi piedi,perche il luogo doue tu feti 
terra fanta, I« yeggendoyiddi l*afflittione del e 
popolo mio che è in Egitto, Qp* ydi il gemito di 
quegli, di fcefi accioche togli Itheri. Hora yie„ 
m,< 0 * manderoti in Egytto,Ki^sh Mofe, ilqua^ 
le negorno, dicendo, chi ti ronSlitui principe, Cf* 
giudice? Mando iddio quello ptintipe, t?* reden^ 
toreper mano de V Angelo che gli era apparite 
nel pruno, Q^TÌ o gli cauo facendo pTodigij, ^ 
fegnl neW Egitto, o* nel mare rojfo, ^ nel de^ 
a fertoper quaranta anni, QtHTioèMofe,chedi/^ 

•^ feà figliuoli d*lfrael, il Signore iddio noslro yè 
fufcitera ynpropheta de f ategli yoshri,come 
me, y direte quello, QiuHo è quello che fu nella'' 
■chieja,nella folitudine con 1* Angelo, che gli par-m 
laua nel mote di Sina,ey co padri noThrijilquam 
l^ pfefe 4 darfi yiua parola,alquale non roUonù 
•dbedirei padri noìhri^a lo ributtomo, CP’conm 
trarìornogli con i cuori loro ne PEgyttOjdiceh-m 
doaAj?aron,Eaccilddtj Se ci radino auanti, 

per 




c A p. V I r« 




*f erclì€ noi non faf piamo che cofa Jia attuenuta 
^ queTio Mofetcheci catto della terra di Egytto, 
’Etfeciono il yiteìlo in que giorni» CT* offertrno 
rhoflia à r idolo 3 ^ raUegraucfi nelle opere deU 
le loro mane. Etyoltojh iddio»^ dette quegli 
■à feruire la militia del cielo ^ome è ferino nel lim 
bro depropheti.Ob miojferiJìi le yittime»z^ 
lehoslie per quaranta anni nel difetto »cafa di Am.f.j 
\jfraelfEt riceiteili il tabernacolo di Moloch» 

KP* la fella dello iddio roslro Kempham»fign. 
irelrquali yoifacesliper adorarle. Et irasferi-^ 
routti di la da Babilon. Et il tabernacolo del te~ Ero.zf.d 
flimonio» fi* à padri noshri nel diferto»comeha- Heb.8.b 
netta ordinato à quegli» parlando à Mofe» accio^ 
chèfacejfe quello» fecondo la forma che yeduto 
haueua.Etilquale inducono, i padri noTlri che 
fttccejfono con lofua, nella pojfefìone delle gen^ 
te» lequale iddio fcaccìo dalla faccia de padri 
npsiri, infitto à giorni di E>amd,ilquale trono 
gratta attanti à Dio» domando di trouare 
tahemacolo iddio di lacob.Etdi Salomo edi^ i.Jie.té.c 
ficaia cafa à quelle. ì\a questo eccelfifiimo»non ^*fa***J**« 
habbita ne templi fatti dalle mane» come dice il 
propheta.ll cielo mi è fiede, O* terra fgaheL ifa.66.a 
lode miei piedi. Che cafa mi edificherete dice DìC,iy.i 
il Signore? O che luogo è della mia requieìoh 
non fece la mano mia» tutte quésle cofe. 
ri di ceruiccj cr incircuncifi fi cuore» or«c^ 
dìi» yoirefiylete fempre àio Spirito fante comi 

D y . 



CAP. Vili. 417 

■Jedéua le destre d* iddio , ts* dijje. Effe /a 
i cieli aperti» o* il figliuolo de Vìmomo 
che fiada le desìrt d* iddio* gridando con 
gran yoce»contenneno le orecchie /oro, O'd^rno 
animo feciono impeto in quello. Et cacciatolo 
della citta, lo lapidauano.Et i testimoni depo^» 
fino i yestimenti à piedi (tyngiouane,chefi 
chiama Saulo.'Et lapidavano Stephano, che in^ 
vocaua, zp* diceua. Signore g 1 e s^y, ricevi 
lo Spirito mio,^ ingenocthiatofi, grido con gran 
yoce.Sìgncrenon y oltre computare àquegU quta 
fio peccato,^ hauendo detto dormi. 

In quello mezzo che i Edcli piongraano Steplic 
fio,Philippo prcdicaua l*EtiangrHo in Samaria» aU 
^ualeandoronogli Apoftoli liquali orauano*'clio 
i fideli riceuer»ino lo Spirito ranto,r il dinota l*a« 
uaritia di Simcne Mago, Philippo haucndo infe* 
gnato la fede Chriiliana à TEunuco da la Kagina 
degli Etiopi lo battezzò. 

CAP. Tiri. 

A TQ T Savio acconfintiua alla morte fuety 
■ ^ fecefi quel di gran perficutione conm 
irò alla chrefit che era à lerofilima ^ tutti 
fumo dijperfiper le regione di Giudea, o^di Som 
maria, fu or che gli Apostoli. "Et curomo Ste^ 
phano Imomini religiofi, CT* feciono gtanpianm 
to fopra quello. Et Saulo guaUaua la còitw 
fa, entrando per le partìcularecafi,0‘ trahen... 
doglihitomimy&le donnea gli metteua inprim 



41.^ TATTI DE GLI APOETOXT. 

gioite, adunque dijperfiiondauano à tor^ 
no yanntmciando la favola. Et Ehiltffo per- 
venne nella citta di Samaria, predicaua à 
quegli cimalo. Et attendeuano le turbe à quel- 
le cofe che erano dette da Ehiliffo, d*yno animo 
ydendojV* rodendo ife^i chejifaceuano. Per- B 
xhegli Spiriti immontii rfciuano da molti che 
erano tenuti da quegli,gridando con gran roce. 
Et molti pareli tici^ZP* ^pphfumo fanati^c^fe- 
cefigran gaudio in queUax:itta.Et rnoxertohuo 
mo per nome Simone^heper avanti in quella cit 
tahaueuaefercitatoìa magica, es* haueua fe- 
dotta la gente disamarla, dicendo de ejferern 
certo grande, alquale acconfentiuano tutti, dal 
minore infino al magghre,dicendo quejh è rir- 
tudi Bieche fi chiamagrande, Etxonfentiuane 
à quello, per hauere molto tempo fedotti quegli 
con le fue arti me^ice,l\a xrededo à Eìnlippo che 
euangeli^^ua del regno di d* iddio, del nome 

G I E s V ChriJlo, erano hatte^^^tigli huo„ 
minHrfiieme,0* le donne, AllJjoraj^ ejfo 5imo-€ 
necreiette,cr ejjendo fi battolato fi accoTlaua 
à Vhilippo, Et reggendo farfi i figniiCJ^ le rir^ 
tu,JlupendofimarauigliaìM, Etbauendo ydito 
gli Apostoli che erano à Iexofolima,cheSama- 
riahaueuariceuutala parola di I)io,mandor- 
no à quegli 'Pietro, tP’ Giovanni, iqiiali offendo 
yenuti,ororno per quegli, accioche riceuefiino lo 
Spirito fanto, perche non era anebora yenuto 



CAP. T r r r.. 415^ 

inaiamo di quegli, ma tram folamentt bat-^ 
nel nome di Chrisio g i E s v. Allho^ 
ra. metteuam le mane fijira di quegli^ ticeue^ 
nano lo Spirito Janto^Et hauendo yeduto^ Simo- 
ne cÌTt per la impofitìone delle mane de gli Apo- 
'JhoU,fidaua lo Spirito fanto^fferfe loro danari, 
lydicendo^Vateanchora à meqtteTla poteTla^che à 
chiunqueio porro la mano di Jopra,piglk lo Spi- 
rito fànto^ Et Pietro dijfe à quello» 1 tuoi; denari 
fieno teco in perdutone, per che tu fiimaslidi pofi» 
federe il dono di Etto per denari»Egli non ti è par 
te,ne forte in quella ra^one, perche il cuore tuo 
non è retto auanti à Dic,Kauuedui adunque da. 
qu^la tua malitia,^ prega iddio, fe per yen-- 
iuta ti rìtnelta la cogitatione del cuore tuo,per^ 
che. io ti yeggo ejfet nel fiele de. l* amaritudine ^ 
CT* nella fuggetiione della iniquità. Et rispon- 
dendo Stmone dijfé, pregate yoi per me apprejjòi 
dei Signore- 3 accio, non yenga fopra di me al- 
zcunadiquelle cofe che- yoi dite.. Et quegli ye- 
tamente hauendo téslì ficaio 3 o* parlato la pa-. 
rbla di Diofi ritornoìmo à ierufàlem3^ euan^ 
geli^uano in molti caslegli de Samaritanij Ci 7 * 
l'angelo del Signore^ parlo à Philippo , dkende.. 
Ki^'^atij ^ ya yerjo me'>'^ divalla via che di 
fcemle dalla citta di leru fxhm,alU citta di Ca^ 
^yqueTla e deferta.Et ri'^Uofi ando3 c?* ecco- 
yno huomo Etiop03Eunuco,gouernatore di Can^ 
dace regina degli Etiopi, ilqualehaueu a poThy 

/«r* 




450 FATTI DB GII AFOSTOLX^ 

fopra tutta Ufua Macera ‘venuto à adorare 
in ìerufalem,^ ritornauayfedendo foPra il cor* 
ro fuOi^ leggeua I fata propheta,Et aijje lo Spi» 
ritoàVhilippo. Accoflatiy^ coniugniti à que-9 
fio carro.Et correndo EhiltppOivdi quello cJyeleg-» 
geua ifaia propheta, ZP* dtffe. Intendi tu quelle 
che tu leggìi Et quello diffe.Et in che modo pofilh, 
fenon mi è dimoTkato da qualcunof Et prego 
Vhilippo che falilfe,Qp* fedejfe feco. Et il luogo de 
fj.c la fcrittura che leggeua era quello. Cerne peco^ 
ra fu condotto alla ycciftone, CT come agneS» 
muto /manti àqueUo che tofa elfo.Cofi non apri 
laheccafua. Nella humilita di e]fo,il giudicie 
di quello e leuato. Et chi narrerà là generation 
ne di queìloìperche fi leua di terra la yita fitta. 
Et rifondendo lo Eunuco à Ehilippo , diffie, 

10 ti priego di quale dice quello il prophetaf di 
felo di alcuno altro? Et aprendo Ehilippa la boc^^ 
ca fiua jCT' cominciando da quoti a ficritturaygli 
predico G r E s V. Et mentre che andauano per 
yia,yninonoàynacertaacquai o* dijfie /’É«- 
nuco. Ecco V acqua che cofia yieta che io mn mi 
Batteri Et dijfe Ehiltppo fie tu credi con tutto 

11 cuore j è lecito. Et rifondendo dtffie. Io credo 
G I E s V Chrillo effere il figliuolo di D;o,C7'co- 
mamlh che fii fcrmafie il carro . Et dificefiono 
ambe duci ne ì* acqua, Ehilippo infieme,0‘ lo 
Eunuco batte^oUo, Et efièndo yficiti deVat 
quajo Spirito del Signore rapi Ehilippo,nepiu 



'CAP. IT. 4jr 

hyidie lo 'Eunuco, Etamlaua per la fa<t ria 
vallegrandofi.EtEhilippofutrouato in A'^to» 
KP' trapajfandoj euan^eli^ua à tutte le citta, 
infino à tanto che yemjfe in Cefarea • 

^ $4ulo annido in Damafco per pcrfeguitar i Chri 
•T ftiani il Signore il fe cadere, e poi fu battezzato 
da Anania,e annuntia il nome di Chri^o, ecome 
^ Giudei facendogli iniìdie fu calato per il muro,e 
puoi fe ne vt in lerufalem.Pietro Tana Enea ch'era 
|iaralieico e refiilcita Dorca ch'era JOorta, f come 

logiaua ne la caia di Simo C9Ì3Ì9, 


CAP. 


J X. 


X T*^T SauUanchora accennando minaectey Oal,iÀ 
F^ morte contro à dijcepoli del Statore, yen^ 
ne al principe di facerdoti, domando à queU 

lo lettere per Damafco alle fmago^je accioche 
fi trouaffe alcuni di queTU yia,o huominijo 
donne, gli conducelfe legali à lerufalem. Et ca-,^ 

' minando jauuenne che fi appropinquo ÀDaman 
fio,0* fubito gli rijplende d' interno yna luce 
da cielo, CiT* caduto à terra, ydi^ yna yoce che 
gli diceua, Saul, Haul perche mi perfeguitif T.t 
dijfe che fei Stgnoref Et il Signore utjji, lo fino 

G I B s y,ilqualetuperfcgiiiti,Duracofat̀re,. 

federe contro àgli finnoli. Q^slo tremandoyCy* 
fiupcndo dijfe. Signore che yuoi tu che io fac- 
ciafEt il Signore à quello,Ki:^ati^^ entra ne *• 
la cttta,0' faratti detto quello che ti hi fogna fa^ 

9 re. Et quegli huommi che gli faceuano ' Compaq, 




43^ FATTI DB GLI A F O S T O l T. 
£hiapel camìnOjJJ-auano attonita yclenò eer* 
tamettte Uroceittondimeno non' y sdendo alc»^ ~ 
»Q.Et leuofì Snudo di terra, C?* aperti gli occhia 
non yedeuacoja alcunaMa menandolo à mano% 
la condujjona in Damafco^ Et flette tre di fen» 



^y edere, CT non mangio nt hee. Etera yn^ 
certo di fcepolo in Vamafco per nome Knaniay. 
r^dijfe à quesio peryijtone il Signore, Ana^ 
nia.Et quello dijfe . Eccomi Signore. Et il Sù. 
gnore à quello . R,i;^^ti, y a nel borgo che fi 

(hii^ 


) 



Vi A IT» 


X JLm 


435 

tViama Ketto, V* cerca nella cafa di Giudalyno 
éìiamaio Saulo da "Varfo, perche ecco eh* e^li ora^ 

^ ha yeduto per yifione yno Intorno Anania 
f^r nome che entra, ^pongli la mano f$pra,ac- 
Cf oche ricetta la yisla,Etrijpofe Anani a*Si^ore 
> io ho ydito da molti di quesio huomo quanti ma^ 

^ li hahbia fatti à tuoi fanti in lernCale, Et w que m- 

fio luogo ha potefta da Vriveipi de Sacerdoti, dò 
legare tutti quegli che inuocano il nome tuo.Et 
dijfe à quello il Signore, ya perette questo èàme 
yno yafo di elettione,accioche porti il nome mìo 
auati alle genti, ^ i Re, cy i figliuoli dt I frael, 
perche io gli mostrerò quante cofe Infogna che 
f opporti pel nome mio* Et andò A;w»/rf,C7’ en- 
tro in cafa, O* ponendogli le mane foprajiffe, 

$aul fiatello ei mi ha mandato il Signore che 
ti appari nella yia,per It^uale yeniui, acctoche 
tu riceua la ytsla,^ fta empiute di Spirito Saro 
to.Et fubito caddono dagli occhi fuoi comefqua 
me,tP* riceue la yifla, etji!^adofifu batte:^^ 
to*Ethauendo prefo ilcibojfi riconforto, Etfiet- 
' te Saul co difcepoli che erano in Bamafeo per 
alcuni di*Et fubito, nelle finageghe prcdicaua 
® Chri7to,che questo fujfe figliuoli di Bio.Et fu* 
jpjuano tutti quegli che lo ydiuano, ip* diccuà^ 
oh non è questo quello che oppugnala ito 
Jerufalem à quegli che inuocauano queTto ne- 
i«e?C7' qt*^ renne per quefio accioche conducejfe 
legati quegli à principi de facerdotif Et Saul 


/ 


k 

1 


t.Cofjnt 

JM-g 


-^34 FATTI DB Gtl AGOSTO tr* ‘ 

rnaggmmente rinfor^^ua^ CT* confondeuaiGÌ0 
dei fcTye hahitauano in Varnafco, ajfermavdo chi 
queTlo fi;ffe CÌJrisio.^t pajjati piu giorni, fi- 
dono i Giudei eon figlio fin loro come ryccidefi 
fiho,ma fumo note à Sauto le infidie loro-Ét 
guATdanAW le porte il di,^ ta notte,acdoSe lo 
anima pìgUadoto i d/fiepoli di not - K 
tedo cnlorno pel muro, mandandolo gin in yna 
Jporta.'Et offendo venuto Sanlo in lemfiilem cer- 
tana di congiugner f à di ftepolt,^ tutti lo teme- 
nano, non credendo chefujfe difiepoIb.Et Rfr- 
ndha hauendolo prefo lo condnffeàgH Apofto- 
narro à quegli eom*'c^i haueuayedktp 
il Signore nella yia, CT ché^i haueua parlato^ 
in che modo haueffe operato fòrtemente m 
"Damafconelnomedì GiESV.F-t fatta entrado^ 
C7* yfcendocon quegli in lerofolma, parlando 
con fiducia nel nome del Signore G i E s y,T.tpar 
\aua,zy difputaua cont ro a GreàXt que^i eer* 
£auano dì.yccìderlo , laquale cofa haaendo co^ 
Too f iuta ifiatcglijo condujfmo à Cefirea, CF* 
mamlornolo à Tarfi'.le chiefe adunque eerta*^ 
mente per tutta Giudea, cjr Galiìea,0*Sama- 
tiàdiaueuano pace, fi edificauano, eaminan- 
do nel timore del Signore, tp* multiplicauano nel 
la confòlatione dello Spirito fànto,'Et f»,che "Pie- ► 
pre,meturecheyjfitaMa tutti ^y enne arfihor a a 
finti che hahitano in Lidia^Et rhrouo quiui 
eertQ Immo per nome Enea^ òe eragiadu-^ 

Unti 





C A f. I T» 


43 ^ 




tonti teU6 già otto anni iìIquaU era paraleti- 
co.Et dilftgli IPietroJEnea faniti il Signore gì b 
S V ChrìTlo, Ri atUenditi Zi te fltjpr, 

et fuhito fi ri!^»^ yiddolo tutti quegli che ha 
hitauano Lidia jO* AjptroneJ quali fi conuertìr* 
m al Signore,Et in loppenfu yna certa difiepo* 
la,per nome Tabithajaquale interpretata fi dim 
et Òorcayquesia era piena di buone opere j dò 

Xielemofine,lequalefaceua.Etfuche in que^omò 
infermata fi morijlaquale lanata, pofono nel ce* 
nacolo,Et ejfendo y teina Lidia à loppe, es* hauen 
do ydito i dtfeepeli che dietro era in quella Jo ma . 
derno pregandojche no gli fuffe grane yenire in^ 
fino à loro» Et r»:^ndofi Eietre, yenne con 
quegli,^ ejfendo yenuto, lo coìtduffono nel ce» 
natolo,^ tutte le yedone gli fumo intorno pian» 
gendo,v* mofirandogli le tonache ,et le yeti e che 
focena 'Dorca,quando era con e[fe,Et "Pietro man 
dati tutti fuor a àngtriocclnAlofier)ì,^r molto al 
corpo diffe»’Xahtiha.leuatu Et quella aprigli 
occni fuoii^yedutoVietro rifede»Et datagli ùt 
mano, la rì^^yV* Intuendo chiamati ifanti,o^ 
le yedoue, la dette loro yiua, cr quello fu noto 
|»er tutta loppen, ct*eredettono molti nel Sig^ 
re»Et fu che efit flettono molti giorni in lopper$ 
ttpprejfo di yn certo Simone Ceiaie,. 

Cornelio C^turi^ per il precetto deTAneelo mi 
à cViamar Pietro e la me<ier$iina 7Ì{fone f» 
Pietro b cotnelio il^uale gli annutia L'Euagjt 
■ E 1 


43^ ?ATTI DE GLI APOSTOLI, 

lio c piglorono.il Spirito sato c furono battezzai, 
CAP. X. 

E t ern yn certo huomo in Cefarea,per no^x 
me Cornelio Centu>rìone deUK coijorte che 
Ji ihiama Italica^religiofo ,c^che temeua id^ 
dwcon tutta lacafafua,dando molte elemofi- 
tie alla plebe jpreghando fempre iddio^Qf^flo yid 
deperyijtone mani fedamente quafi neWhorano 
na del giornoX Angelo di iddio che entraua à lui 
diceuagli j ComeliotEt quello guardandolo 
prefo da timore Jijfe» che cofa è Signore? Et dif- 
Jèà quello^ le tue orationi,^ le elemofine tue 
fonofalite nella memoria alla prefentìa di id- 
dio. Et bora manda huomini à loppem, O* chia- 
ma Simone che fi cognomina Eietro.QueJloha- 
hita con yn certo Simone CoiaiOijlquale ha la 
cafa prejfo al mare. QueSio ti dira quello che 
ti bifora fare. Et ejfendo partito L* Angelo^ 
cbc gli (arlaua, chiamo duoi jUei feruìtorì,o* 
yno milite religiofodi quegli che fiauanofecos 
aqualihauende narrate tuttele cofe gli man- 
do a loppen.Et Faltro giorno caminando quegli, 
O* appropinquandofi alla àttat fiali Eietro nelle 
parte fiuperiore della cafia circa Vhora fiejha accio- 
òe orajfie. Et hauendo fame yolfie mangiare, 
e»* apparecchiandogli quegli^adde inefiafi,^ 
yidde il cielo apetto,cy in yn certo yafio dtficen- 
dendodlui come yno grande len^^olojcon quat- 
tro princìpi legato, effiere mandato giu ò cielo i» 


CAP. X. 


437 


tena^nelqitale erano tutti gU animali della ter^ 
ra^di quattro f iedi^^ beTHe,^ quegli che yan 
no fer^eggiandoi V*gU yccegli del cieloy CT'jf^- 
cefi yna yoce yerfo qùello.KH^^ti Pietro» am^ 
mangia,Et diJfePtetrOino S’tgno* 
rejperche io non ho mai mangiato alcuna cpfis 
communti C?* immonda, la yoce di nuouolx 

feconda yolta à queUo.Hon dirai tu communi 
c quelle cofe che purifico iddio^pt quello fu fat- 
to tre yolte.Et di nuouo fu ritirato il yafo in 
cielo.Pt mentre che Pietro dubitaua feco fief- 
fo,che yìftone fujfe quella, die yeduta haue- 
na,eccoglt huommi eh* erano fiati mandati da 
iComelio , domandando della cafa di Simone» 
flettono alla porta» £( chiamando domandaro- 
no fe Simone che fi cognominaua Pietro habi-^ 
tajfe quiui in cafa. Et penfando Pietro alla yi- 
fione,gli dijfe lo fpiritol Ecco huomini ti cer- 
cano, KÌ^^^ti adunque ^ di fendi, ya con 

' quegli, niente dubitando, perche io gli ho man- 
dati, Et difendendo Pietro agli ìiuomini, che. 
erano fiati mandati à lui da Cornelio , dijfe» 
Ecco io fonò quello che yoi cercate, che caufa 
è quella,per laquale yoi yeniTli ì iquali dtjfo- 
j) no, Cornelio Centurione , huomo giuHo CP* 
che teme iddio, C7* hanne tellimouio da tutta 
Ingente de Giudei Jiehbe neWoraculo dall* An- 
gelo Santo , di chiamarti in[ cafa fua, C7* ydire 
le parole dà te,Chiamatigli adunque dentro, gli 


E 3 


43^ f ATTI DB Oli ATOSTOtir 
riceue in c4fa.tt nel fequente dij "Pietro ne anUm 
totiqnegli torcerti de fiategli loppenfitlo rfc-. 
cotnfa^norm* Et Valtro porno entromo i» 
Cefarea , o* Cornelio ^li ajj^ettaif a, chiamai ò 
4 parenti fitoiiZP* i necelJari am'tci.Et comefn che 
Pietro entrOiComelio fi gli fece incontro, ^ ca-> 
ilendo à piedi ,V adoro. Et Pietro^lo ri^^t dicettm 
do,Bii!^^ttianchora io fino huomo.Et parlando 
a quello entro dentro, O* trono molti che erano 
toncorfi, O* dijfe à quegli.Voi fapete non ejfere 
lecito à yno huomo Giudeo, congiupierfi, ò acco^ • 
fiarfi à yno di altragmte,ma iddio mi dimojhro 
neffuno huomo dire commune, e immondo, per 
laquale cofa fin^ dubitatione chiamato ,yen^ 
yù. Io adunque yi domando,perche cofa mt chia-» 
mastio Ep Cornelio dijfe, e hogp il quarto 
di^he infino à queSia bora io ero digiuno,^ 
neìlahora nona oraua in cafit mia, CP* ecco yno 
huomo jlette auanti à me in %eUejplendida, o* 
dijfe,Cornelioìa tua orationeè ejaudita, CP' le 
tue elemofine fino afiefià memoria nel coR>et^ 
iodi lddio,Manda adunque in loppen, CT cfira-m 
ma Shnon,che è cognominato Pietro, quello ha-» 
hita nelle eafi di Simone Coiaio apprejfo al nta^ 
reJlqualetoTlo che yenuto fia ti parlerò, kdtm* 
que fuhito mandai à te,0'tu hai fatto bene 
Beo,ie,é^g j'gp yenuto,Plora adunque noi tutti nel cojpet 
to ai iddio fiamo qui prefenti , accieche noi 
yiiamo tutte quelle cofi^ehe ti fieno fiate, 

man. 

0 


\ 



« A p. r. 


43 ^ 



i,C7' 


Waniate da iddio» Et aprendo V tetro la hoc* lot.Éf.T» 
■ca diffe»tn yerita io ritruoue die iddio non ha 
rijpetto alle perfonCj ma in qualmente fi ycglia, 

. quello che lo teme, ejy opera Lt ^luslitiaiqueslo cal.z.b 
V è accetìo»La parola che mandò il Signore a fcph.ó.b 
figliuoli di ]frael,ajmunti andò la pace per gì e Col.j.d 
s V Chr4sio»Q^Tio è Signore di tutti, yoi fiefii **^*®*^*^ 
conofeete cheparola fi è fatta per tutta la Giu* 
dea , cominciando da Galilea doppo il battefimo, 
die predico GiouannLCotne iddio ynfe g i e s v 
ì^a!^reno di Spirito fanto, V di yirtnàlquale 
Mndo attorno operando 'bene, fintando tutti 
i tormentati dal diauoloi perche iddo era con 
quello, C?* noi fiamo teslimoni di tutte le cefe r/x 
fece^'O’ tieUa regione de Giudei, in lerufalem, 
ilqualeyccifonofojpejhnel le^to.Q^Tìo fu fri* 
do iddio il ter;^ di, O' dettelo à farfi man tfe* 
fio/ionàtutto il popolo, ma prima à noi teTli* 
moni, à queslo certamente eletti da iddio, che 
mangiammo, o* beemmo infieme con quello, poi 
die fu rifufiitato da morti, o* comandocci cdie 
noi predicafiimo al popolo, C7* teTlificafiimofiie 
effofia quello che era conflituito da Iddio giu* 
sdice de yiui, er de morti, A questo tutti i prò* Hic.ji.F 
plìeti fanno iejlimonio, che qualunque crederà 
in quello, hahhia à riceuere per il nome fuo U 
remifiione de peccati, Parlando anctìora Pietre 
quefle parolejcadde lo Spirito fanto fopra tut* 
tid)ey(lMt^ilfioparlare»Et fiupirno quegli 

£ 4 


f 


440 PATTI DE GI.I APOSTOLI. 
che de circHticiJi credevano ji^U/ali erano yenià» 


ti con Vietrojche anchorafnjfe Jparfo il dono del» 

Io Sf trito fanto nelle gente, perche ydiuanoque» 
gli che parlavano pèrle lingue magnifica» 
nano Itiròo. Allhora rijpofe ?ietro.Oh può jnro- 
hibire alcuno che non fi battolano con l acqua» 
quegli iquali hanno riceuuto lo Spirito fanto,ca^ 
me anchora noi? Et comando che fufiino batte» 
^ti nel nome del Signore»AU hora lo pregor»- 
no che rimanejfe alquanti giorni». 

Pietro fc ^cfcnJe incontra di quegli che Io ac» 
cufauano perche era andato ala gente^e Barnal>a^a 
mandato in Antiochia douci fideli piglorono il 
primo nome di ChrìftianojC a quefii Agabo Pro» 
pheca predicela fame» • 

C A XI. 

E t ydirno gli ApoJìoli , ^ i fateci che a 
trailo in Giudea» che anchora le genti 
hauetiano rkemita la parola didio.Et falen» 
rfo* Pietro à lerofolima , combatteuano centra 
quello 3 quegli che erano della circuncifione» 
aiCendo^Verche fei entrato agli huomini incir» 
cuncìfii^hai mangiato con quegli? Et "Pietri» 
referendo la cefa da principio » la ejpofe lor» 
per ordine, dicendotlo eraneUa citta diloppem 
orandoiZyy iddi rapito in esiafi,in yifione yn 
certo yajb difcemiendo come yno gran len» 
^olo, da quattro principij ejfere mandato da 
fielojO* yenne infino à me» neiquale guardane 

d9 


CAP. XI. 441 

2Ìo confiderai j t^yìddi gli animali della terra, 
di quattro piedi , heTHe, CT* quegli che yan* 

no ferpeggiandoj ZP' gli yccegli del oWo.Et ydi 
*vna yoce che midiceua Ki:^:^ti 'Pietro^ycci^ 
di Zp* mangia,2t difi no Signore.Perche nieu^ 
te commune 3 o immondo è mai entrato nella 
mìa bocca,V.t la yoce di nuouo rijpofe da £}>• 
lo. Q^Ue cofe che mondo iddio j non dirai t» 
commune. Et queJlo auuenne per tre yolte, ^ 

CP* di nuouo tutte .le cefi fumo ritirate fu in 
cielo. Et ecco fubito tre huomini fumo alla 
cafa^eUa quale io ero, mandatimi da Cefarea, 
"Eidilfemi lo Spirito, eh* io andafi con quegli, 
niente dubitando, ZP" accompagnornomi amhoi. 
ra quefii fei fiategli.Et entrammo in cafa di* 
yn huomo , zp‘ queslo ci narro come yidde 
V Angelo del Signore in cafafua che gli fet* 
te auanti 3 zp‘dtjfe*^nda huomini in loppen, 

C7* chiama Simone cognominato Vietro , il* 
quale ti dira quelle cofe, per lequalì farai faluo 
tUjZP* tutta la tua cafa.Ethauende io comincia* 
to à par lare ,cadde li Spirito Santo in quegli,co* 
cme da principio era caduto anchora in noi.Et 
ricordami del parlare del Signore,che dice. Gie* Dif.i.t 
uanni certamente batte:^:^ in acqua, ma yoì fa 
retebatte:^atitn Spìrito fanto.Se adunque la iuc.i.c 
medefimagràtia dette à quegli iddio, come aiuho infr.i^M 
ya à noi, che habbiamo creduto nel Signore Gli* 
sv CbriTio»Et io chi era chepotefirefijiere à 

‘ E X 


441 FATTI DE CLIAPOSTwi.ifc ’ 

V'wftt vdite quesie cofe tacemo^ :glorifi^ 
€omo iddio > dicendo, Adunqtte anchoraallegau 
te concedè iddto la penkentia alla yita,Et quem 
^rli eertamenUiiqualifwnto dijpcrji dalla afjlit,» 
itone jche nacque per Steplutno^ne ando^hi'* 
fino in VhcniciajCP' Cyprij^ Antiochia, anejfu'^ 
4 to parlando il verbo fenonà Giu dei foli Et era-^ 
no certi di ejìi huomini Cyprianij ^Cyrenenfia 
iquali tfj'endo entrati in Antiochia parlauant 
à Greci predicarnh il Signore g i E s v, CT* era la 
mano del Signore con quegli, 'O* numero 
di credenti fi conuerti al Signore, c^peruenrre il 
parlare jhpra quelle co fe à gli orecchi deUachte-- 
fault era inierofoUmaiO^tnandorno Barnaba ^ 
che andajfe m Antiochia, ilquale effendauì ve* 
nuto, V‘ hauendo veduta la gratta del Signo» 
re fi rallegro, O*confortaua che tutti col propofi^ 
io del cuore conTtantemente fi accofia fiino al 
SìgttQTe,perclte era huomo buono, V pieno di 
Spirito fanto, O* difede.Et ag^unfefi molta 
turba al Signore,Et and)) Barnaba àTarJo acer 
care di SauhjUqualetrcuatOj/conduffe in Antio^ 
chia,Etfu Se vno anno intero conuerjhmo neU 
2achteft,0*infegnorno à molta turba, i di'» 
Jcepcli prima fumo cognominati ClnriTUanim 
jintioSta, V* in, queTH di foprauennono daU 
la citta di leruJàlem,propheti in Antiochia, o* 
ti^^j^ofi vno ai quegli per nome Agabo,fignifim 
caua per Spirito Jìauereà ejjère gran fame per 



C A p. X I r. 443 

' ' iutto Vyniuerfi circuito della terrajaquale yen 
ere fitto Claudio Ccptre. Et i difeePoli, fecondo 
die ciafimto poteua,pro^fino mandare in fufii* 
dioàfxitegliflìehah’ttauano in Giudea ylaqu al 
- €ofa auchora feciono, mandando à yecchi per le 
. ■ mane di Eamaha,^di Saulo» 

'HcroJe fa vcider Tanto Iacopo e fa ìncarcerart 
Pietro ilquafe fu liberato da l'Angelo e come i Ti« 

‘ rii & Sidoniiferono pace con il Re» ilquale volen» 
«io farli dar Diurni honori fupcrcoHb dall* Angelo 

0 mangiato da vermi fpirò. 

C A P. X I t« 

A nel medejimo tempo, mejfo le maneit 

J^Re Herodtjacciocìje egli afjligeffe certi del^ 
ìa dHefa,Et ytcifi Iacopo fiatello di Giouannà 
col cohellotO* yendendo eh* egli eragraio à Giu* 

' dei procuro di pigliare anchoraEietro.Et erano 

1 di degli a!^mi, ilqualehauendo prefi lo miffe 
in prigione, dandolo à guardia à fidici militi, yo 
lendo doppo lapafqua produrlo al popolo. Et Pie* 
tro era tenuto in prigione, ^faceuafi oratione 
fin^ intermifiione dalla chiefa,à Dio per quel* 
lo,Et hauendolo k produre Herode,in effa notte, 
p/eiro dormiuafia duoi militi legato, dadueca 
tene,'^ le guardie auanti alla porta guardaua* 
no la prigione,Et ecco t Angelo del Signore ftet* 
te pr€fente,0* yno lume rijplendè nello hahita* 
colo, ijypercoffo il lato di l^ietro,lo desto dicen* 

^4o,Sii^ati (addm le wtene dalle fio 

mA 




444 FATTI DB Gli A»OST»Ll* ^ ^ 

BP dijfe Vangelo à quello. Accin^tìi CT le* . 
ga di fitto le tue fiar^e, cefi fece.£t dice 2 

quello ^mettiti atorno il tuo yefiimento»^fegui» ^ 
fami. Et y fiondo lo figuitaua,Grnon JapeuM 
chefuffe yero quello che fi faceua ^er V Angelo, 
fnapenfaua di y edere ma yifione,CJ^ hauen* 
^'pagatala primato' la feconda guardut^yen* 
nono alla fotta di ferro ^che ya nella citta Jaqua- 
lejpontaneamente fi afri loro,CP'rfiendo ffafi. 
forno yno borgo , cr fitbito fi farti V Angelo 
da lui- Et "Pietro ritornato in fe dijfeJBora fi 
yeramente che il Signore mando V Angelo fio 
XP* cauommi dalla mano di ììerodes da ogni 
ejfettatione della fiele de Giudei, O*’confide* 
rando y enne alla cafi di Maria madre di Gio» 
stanni , che è cognominato Marco , doue era* 
no congregati molti, che V* orauano.Et hauen* c 
di ficchiate Pietro la f orla dauanti,fifece fito* 
ri yna fanciulla fer afioltare,fer nome éjìo* 

“ ifc.Et come ella conobbe layoce di Pietro, per 
il gaudio non afri la fotta, ma correndo din* 
tro refer’h che Pietro flaua auanti alla fotta» 
pt quegli dijfino à lei.Tu imfa^^.Et quella 
ajfermaua ejfere cofi.Et quegli diceuano.Egltò 
r Angelo fio. Et Pietro ferfiueraua ficchian* 
do.Et hauendo aferto, lo yiddono, CP* fin fimo» 

Et accennando loro con la mano , che tacefii* 1 
no , narro à quegli in che modo il Signore lo I 
hauejfe canato dt prigione. Et dijfe r^eritt ^ 1 

lato I 


I 


• " c A p. X I r. 44J* 

JdcopOyO* àfiategU qtsesie cofe, & yjcito fuora, 
4t7tdo in yn altro luogo»'Et fattofi giorno^ era 
non Ricciolo remore fia i rniltth quello che fuf» 
fi auuennto di Vietro.Et Herode hauendolo ri^ 
cercato,^ non lo hauendo trouatojlifaminati i 
t t^TlodiiComado che f ufiino menati yiay^difce^ 
déndo da Giudea in Cefarea dimoro quitti, Et 
® era Herode irato co Tyrij, C7* Sydomj,Et que- 
: gli d*yno animo yennono à lui^^perjuafo Bla-^ 
fio che era cubiculario del Re, domandaua- 
no pace , CP* perctoche la regione diquegli era 
nutrita dalla cafa regia,Et ftatuito il di, He- 
rode yeTlito di yesle regìa fede prò tribunali, 
CiT* orauaà quegli, Et il popolo gridauano, yoce 
d* iddio, ^ non di huomo,Et fibito lo percojfe 
V Angelo del Signore,per non hauere dato la 
gloria d iddio, ejy mancato da yermini Jpirò» 
Et la parola d* iddio crefceua, ^multipltcaua. 
Et Barnaba cp* Vaulo rìtomorno à lerofolima, 
finito il miniTierioJyauendo prefo,Giouanni, il- 
quale e cognominato Marco» 

Paulo e Barnaba per il precetto Jel Spirito Tan- 
to fe fegregorono c andati in Selcucia annu- 
tianoKi parola d'iddio ecolt ia Paphodoue era 
fiinus mago> il^uale deuehi cieco: e di qui Te ne 
Tane in Antiochia di Pfidiadoue predicano l’E- 
uàhgc]ìo,e cornei Giudei eccitomo perfecutionev 
c<}ueglirco{reno la polvere di piediin eCsi &(e« 
ne vano in Iconio. 

CAP. X I I & 




ET 


E t eratfo nella chiefa che era in Antiocfjia M 
certi propheti, CT dottori j 0‘ Barnaba, cy. 
Simon chiamato Niffro,o*tucio Cìrenenfe,o^ 
lAanahen allattato con Herode 7etrarcha, ^ 
Sanlo»Btmini7hado quegli al Signore,^ digi» 
nando,dijfe lo Spirito fante ^Segregatemi Bar<- 
naha, ^ Saulo nella opera alla quale io gli hu 
chiamati. Bt cenciofi a cofa chedigiunaJ?inOj,cr 
erafinojyauendo ^fleloro temane fipra,gU la^ 
feiomo ire.Bt efi mandati dallo Spirito Sanie, 
ne andorno in Seleucia, ^ di qutui nauigomo . 
in Cypri.Bt effondo in Salamina,predicorno la . 
parola d*ìddio nelle finagoghe de Gindei.Et ha- 
ueuano Giouanm anchora miuiTlro. Et tran- 
feorfa rifila infinta Taphojtrommoyn cer- 
to mago fai fi propheta Giudeo,ilqttale haueua 
nome Bariefu,ilquale era col preconfuU ftrpo 
'PduloJjuomo prmente.Qt^o chiamati Bama^^ 
hav*SauloJefideraua di ydire la parola d*ìd- 
dio.Et rejifleua loro Elymas mago, perche cefi fi 
tnterpetra il nome fuo^ercandedi fuolgereil prò 
confilo dalla fede.Et Saulo ilquale il medefimo 
èEaulo,pieno di Spirito fantofifii gli occhi in, 
quello dtffi.O pieno di ogni inganno, di ogni . 
a?lutia,figliuolodel diauolo,nimico d* ognigiu- 
JHtia , tu non lafii di fouuertere le rette yie 
delSignoreìEt hora ecco la mano del Signore 
f opra te, c:;* farai cieco, non vedendo tifile infi- 
me à yoo tempo.Et fubite cadde in quello cali^ 




e A f* xirr. 447 

tenebrerò* andando attorno emana dp 
<d)i lo menajfe à mano. ABhora ìlproccnfilo ha* 
nendo yedu to nocJjt era accaduto, credette, ma* 
ranigliandofi fopra la dottrina del Si^ore. 

"Et conciojtacofa eheVaulo namgaffe daVapho, 

. quegli che erano feco , yennono à Vergerò 
de Vamphilia.V.t Giouanni partitofi da quegli, 
ritorno à lerofilyma. Ma quegli trapaffandp 
^per Vergen yennono in Antiochia di Vfuha, 
entrati nella fiuagoga il di de fabhati federa 
no.Et doppo la lettione della legge, O’ de prò.. 
fheti,mandomo à quegli i principi della fina* 
goga, dicedo. Hu omini fi-ategli,fe in yoi è alcuno 
parlare di efortatione alla plebe Jite.Vt ri:^y^ Dif.i^ 
dofi Vaulo,^ faccendo fare filentio con la ma* • 
no,dice.Huomini di \frael,e^ che temete iddio, 
ydite,Lo iddio di qtieflo p^olo elejfe i padri no* E/ò.i.t 
firii^efaltoil popolo ejjendo foresheri nella ^^o**?-* 
terra di Egitto, CP* con lo eccelfi braccio gli ®^°**^** 
eaua di quella, per tempo di quarata anni fe* 
flenne i coslumi loto nel diferto. Et dislrug* 
gendo fette gete ne la terra di Chanahanper fot I«r.i 4 .i 
te dtTlrihui à quegli la terra hro,cr‘ doppo que* 


flecofi quali anni quattrocento, er cinquanta, 
dette i giudici tnfino à Samuel propheta,V.t di poi J. 


Re.S.a 


V o .e r i 

® chiefono Re, iddio dette loro Saul /^//«c/o**^®**®** 
di chi s,lru omo della tribù di Beniamin,^(jtfa ’*^***^‘? 
tanta armi. Et leu ato quello fufcitb loroDauid 
thefuffeR^ei alquale rendendo leìhtnG»io,dif-E^*’99.h 

jv.to . 


44^ TATTI De gli apostoli* 
fe.loho trottato 'Danid figliuolo di Jefejjuomo 
Ifa,n.a j-^condoil cuore mio, che fora tutte le mie to- 
lonta. V>elfiemedi quello , iddio come promefi' 
fio hauea, addujfe. à ifiraelil Saluatore gie- 
s v> hauendo predicato Giouanni auanti alla 
^ faccia dello auuenimento fiuo*a ifirael il battefi- 

Mat.ij.a ^clla penitentìaJEt hauendo adempiuto G;o- 
lucljlà* tMnni il corfiojdijfie^Chi penfiate che iofiaÌNonfib 
Gìo.i.c no io, ma ecco yiene doppo me, delquale io non 
Mar.i.a Jqj^q degno di ficiorre la ficarpa de piedi»Huomi^ 
ni fategli figliuoli del genere di Abraham er 
•t» chefiayoi temono iddio ,à yoi è manda- 

ta la parola di queTia fialute, perche quegli che 
• habitauano in lerufialem, er i principi loro, non 

cognoficendo quello, ^ le yoci depropheti, che fi 
leggono, per ogni fiabhato, giudicandolo ,adem- 
^®^**7*c pierno.lE.t non trouando alcuna caufia della mor- 
1 uc^ 23 !c te,domandorno à VHato che lo amma^^^Jfe.Zt 
QÌ 0 J 9 .C auendo finite tutte le cofie, che erano fiate ficritte ® 
di quello, deponendolo del legno, lo pofiono nel 
tnonumetito.^t iddio ìo fiuficiio da morti, ilquale 
apparfie per molti giorni à quegli ìqualiinfie- 
' mecoejfiolui erano aficefida Galilea . in lerofih- 
lyma,i quali fiono teTHmonij di quello apprefii 
fio del popolo.Et noiyi annuntiamo che quella 
repromifione che fu fatta à padri noTlri, iddio 
V adempie à noi figliuoli di quegli, rifiuficitando 
Pfal.2.1» G I E s V, come, e ficritto anchora nelpfialmo fiecon- 
Hel»,i4> do^'Btgliuolo^ mio fiei tu, io hoggi ti generai» Et 

per 



* - ». ’ ' * 

C I X I#' 

ferSe lo ptfàtodoimtertì^onhauen^o Rapini 

ritornare neUa^corrHUìo^^coftdilfe. lo yy darò 
U cofi finte fedeli di Dauid^^^^per nueSlo dice P^•LI^a 
anehora altro^e^^on perxnefterak che il fintO'^^*•l^^^ 
tuo yegga la ccrmttione.Verche I>amdy hauen:. 
do certamente ne la fia generati One miniliratO' 
^anayolonta di Dio^ormiyC^ fi pollo dd padri 
fioi,v^yiddeìa.cm^mìone^a.^HeTlechefifei 
X» iddio jtotryìddelarcorrHttione. Siauraduquo 
notohnomìnrfiateglr^ìeperquélto^yi fiannun 

tia la remiftonede peccati, er da tutti quegli, 
da quali noapotesìiperla legge dà Mofi ejfere ‘ 

giuTlificatiypw quello e giuHifiato ciafcuno- 
ohe crede, Ve^e adunque che non yifiprauen^ 

^ quello che e detto ne prophetlVedete dijprey^^^'^^’ 
l^toriyi^marauìglìateuiyV' fitte dtjperfip^. 

€]k io opero opera ne giorni yoliri,cheyoi non 
crederete fé alcuneye Vhara narrata. Et yfciti i 
CiudeideUa fihagB^ayrichiedéuano legentiche 

nel figuentefihhato parlammo lorequ^eparo^ 

ìe.Et licentiata la fmagogaymolii de Giudei, cjT* 
rehpofiproféliti féguitauano Eaule,t!r Bama^ 

Butiquali parlando yperfiadeuano loro che perfi^ 

nera finamella gratta di iddio.. Et nel figuente * ’ 

Sahhateyquaf tuba la citta y enne àydirela ' 

^parola drDto.Et yeggendo v Giudei le turbe,, 
fumo- ripieni di emulatione,^contmd(cèua^ 
no* a quelle’ cofe eh* erano dette da Vaulo, coru 
mnardo'i^heUmmiandoiMìkroi conllan^ 


4yO f A T T T D B O t r A ^ O S T O L I. 

tmmteAilfonoVattto,o* Barrtaha,^ri^^ hifo^ 
gnaua f Aviari à w U fìtrbU di J>to, ma fw 
%e yoi la recu fate^cr yf giudicate indegni de U 
yita eterna, ecce che nei ci riueftiarno alle genti» 
lfa.4P*^ perche cefi ci cemando il SignoreAo tt pofim /«- 
te delle genti, accioche tu fut falute» ìnpno aU9 ^ 
tltremoMa terra. ^tydéndok genUfi ralle:- 
Tremo, glorifkauane la favela del Signoiv». 
cr credettono tanti quanti erano ordinati alla 
yita eterna.Et diuelganafiìa parola del Si^ih- 
re perla yniuerfaregione.tt i Giudei conciterà 
no donne religiofe,C^ honefle;cr i priti detta 
l^at.io.b citta, ^ occitomo la perjècutieiie in Paulo,(C^- 
Mar.6.h ^^fffaba,CT cAccìornogli de loro confnu Ef que^ 
glifcojfa la poluere de piedi loro in epi, jennih- 
no à Iconio, vr idifcepolifiriempìeuano digau^ 
di Spirito fanto. 


Paulo c Barnaba per lo impeto « 3 e gli Giudei C? 
noaifccaciati de Iconio, ?aulo fana vm huomo 
-oppoin Liftra,e prohlbifce a qwgh chei yole- 
«inoimmolate,e carne fu tirato da quegli che lo 
Iftoìdauano, e elTcndo andato per molte chiefe in* 
llituilcepn*! e puoi fe ne ritorna in Antiochia 
gon Barnaba# 


CAP* X I X C U 


E Xfum IconlocljeinfiemeentTomo netta ji- a 

. I „, J.. 1 


j ^arorha de Giudei, e^parlauano in modo 
èie gran moltitudine infieme di Giudei, tr di 
Greci orfJer^c*M4 alfe Giudei òe erano incredu* 

U» 


i 


V 


CAP.* r I r r r. 


4T* 


'Ujnmitwno,^ eorropponogU animi . delle gen^ 
ti contro à fiatali. Adunque nxdto tempo dime-» 
tomo fortemente op,er<*ndo fon lo aiuto del Si- 
grtorejlquale daua teslimonio alla parola della 
fra gratta, es^comedeua che fi facefiinofigni^ 
erprodigtj per Umane loro, ^ fu diuifa la mol- 
titudine della citta, ^ certi erano co Giudei,^ 
certi erano con gli ApoJloli, Et ejfendofi fatta 
y no impeto di Gentili parimente,^ di Giudeo 
infiemeco principi loro acciochefacefiinoloro yil 
lania,^ ùtpidafiingUjntefa la cofa,fi fuggir- 
ne alle citta di l,ycaonia,cy^ Ly^ra,^ Dcr- 
hen,v* in tutta la circunuicina regione, O" qui- 
* ui predicasMndJo euangelio. Et yno certo huoma 
di Lysha infermo dtpìedi,fedeua^oppodal yen- 
ire detta madre Juaàlquale non era andato mau 
Qt^Slo ydi P 44/0 che parlaua, ilquale hauen- 
do lo guardato, 0*yedèndocÌ7e egli haueua fede 
di hauere à yenire faluo, diffe con gran yoce» 
l^ieuati ritto fopra i tuoi pìeduEt fallo fiu,^ 
andaua. Et le turbe hauendo yeduto quello che 
haueua fatto Vaulo,al'^^mola yoce loro in lin^ 
gua Icaonicajicendo.ladtj informa di Intominì 
ci fono difcefiytychiamauano Yamaha Gioue„ 
C^'^aulo Mercurio, per effere qué^o duce detta. 
farola.Et il facerdotedi Cioue,ilquaUera auatl 
atta atta loro portando tori, 0“ corone auati ài» 
' laporta,yoUua facrificare con tutte le furbe. La. 
quale cofa hauendo yditagU Apop-cli,Bamabas 

F % 


F ^ 


rfa.i4f» 

Pjfal.S.C 

Kfuc.l4< 


Af!^Z FATTI PB Gtl APOSTOlIi* 

C?* VanlojO* Jhracciandofi le yeTfe loro, 

Tìo nella turba^gridando^^ dkettdoi Hnominii 
perche fateyci g««/e ccfifmanéicra ftarn»’ 
huotnini JottopoTli a Tnedé^mi walv cne.yoh^^'^. 
nuntiando che d‘a ejae^e coje rane, yì conuer^ 
f iate à iddio yiuo, che fke^ il cielo, ^ la terra,. 
8 o* il'mare,Z!r tutte queUècofe che fino tn^ue^ 
^ fiijlqttalè nelle preterite generationUafcio en^ 
^traretutte legete perle yielòro^^tnofin:^ te*- 
ITimonio^anchora permetteuafiftelfi beneficane 
dòjandoci di cielo piàgge, CT t^pifuttifert,eme 
fiendo dictho,^di lentia i nfri cuort. p dj- 
tendo queiiè cofi,con fatica fidomo le turbe, che: 
non immlafiinoMo-Etfiprauennono certhCim 
dèi di Antiochia,C!T IconiOi iquali hauendaper^ 
fùafi alle turhe,esT lapidando- Taulb, rarìtorno 
fuori della citta, fi imandò che queWofùffe mor- 
to^ Et circundandolot difiepolif ri0, C?. 
irò nella citta, ^ V altro giornorando con Barna^ 
l'ain.Derhen.Et hauendoetiangeli^io a quella 
eìttatC^infignato à molti,fi ritornono'ìn Ly» 
fira,est' Uànio,(!^ Antiochia, confirmadò di nuo- 
uol^anìmedèdifiepoli,^ efirtandògli cheper^ 
Jeuerafiinonellii fede,^ che hijo^aua entrare- 
nelregno di VtQper.molte'afflitiione^ Et: concìth 
fa cofd che creaftno lóro per tuttede particulari. 
^ieje preti, hauendo orato con dìpunhgli rac- 
emandorno alSignore,nel<jualècredèrno,Et tra- 
jntl[aitdòVftd}a/renneno;in> 2amphilMy<a; ha^ 


1 


uém. 







“ A l», rx^. 4^ 

‘ men((ò parlato la parola in Vergen, Hifcefono in 
Attalia,^ di qmui nauigorno tn Antiochia don 
‘deerano flati dati alla gratin dt Dio nella epe* 
■ranche cor^pimo. Er ejfmdo yenutitX^ hauendo 
*€ongregataia chiefa,réferirno tutte quelle cofl 
dìebaueua fattcconìoro lddto,'C^ che glihaue^ 
ua aperta laporta della fede allegente^^dimo^ 
■torno quiuixo diflepolimolto tempo. 

Alcuni fi sforzaueno di far pigiar la'lcgge 3i Mo« 
'le à gli Antiocheni» gli Apoiioli confulcano di 
^uelU cofa e mandano lettere à gli Antiocheni di 
quello che gliconuene£are,fi lieua vna contentio* 
|tie grande contradi Paulo»edi Barnaba. 

*C A P. 3C 


^ T^T certi che erano yenuti daX^iudea,mJe^ Gal.f.» 
J[^gnauano aflategliiche Te voi non yi cir* 
cuncidete fecondoVyJan!^ di Mofe,non potete 


ejfere fatui, lEflendo adunque nata feditione» 
ardijparerenon piccolo à iaulo^v* Barnaba 
contra quegli flatuifno che "Paulo.Et Barnaba, 
certi altri di quegli aflendeflino à gli ApOm 
flolifCP* a preti in lerufalem fopra quella que- 
flione.Qt^gli adunque condotti dalla chiefapaf 
fauano per Eenicen, ^ Samaria^ narrandola 
conuerflone delle gente apportauanc gran 
gaudio àtutti fategli. Etejfendo yenuti a U* 
rofolyma, furono riceuuti dalla chiefa,^ da., 
gli Apostoli , er preti, er referimo quante cofe 
ÌMuejfe fatte iddio con ejli. Et ieucmoji certi ' 


/ 


( 


4T4 f ATTI Dfi GLI AtOSTOLI^ 

della herefi de Vharifei che (redemo ^ dicemhj 
ehe hifiptaua circuncidere quegli, ^ comanda» 
re che ojferaapino la legge dt hìofe.'Et conuen» 
configli Aposloli,v* i preti di y edere jòpra que^ 
fia parola,Et effendo fiata gran diffuta» leuan»9 
dofi V tetro diffe à queglulAuomìni fiategli, yoi 
fapete che dagli antiqui giorni iddio fa noi 
elejfe che per la bocca mia le gente ydtfino la 
parola de VEuangelio, cr credefino. Et iddio 
thè cono f e t cuori t ne dette tefiinienio» dando à 
quegli Io Spirito fantOjCome anchora à noijCP* no 
fece differentiafa noi,^ lorojpurifcado i cuori 
loro con la fcde.Hora adunque , perche tentate 
iddiof col porre giogo fopra i colli de dtfiepolif 
thè nei padri noTlriitie noi potemo portare? Ma C 
j^er la gràtia del Signore giesv ChriTiocre^ 
diamo noi hauere <ì diuenire falui,come cp* /o. 
ri. Et tace tutta la moltitudine^ C7* ydiuano 
"^arnahat ^ P<i«/o che narrauano che fgnì» 
C7* prodigij hauefj'c fatti iddio fa le gente per 
tfi* Etdoppoche reTlorno di dire,rtJpofi laco» 
pOjdicendo. Hucmini fategli^ydite me. Simo» 
ne narro come iddio primamente yiftajfetac,. 
cioche pigltaj]} popolo dalle gente nel nome 
fuo , CT* 4 quello coìHordano le parole depro» 
Am.^»e phetifcome è fritto, Vcppo quesle cofe rìtor»o 
nero, rieihfcbero il tabernacolo di Dauidi 
ilquale cadde,o*lecofe rouinate di quellotriem 
Jfchervj o* ri:^^oihi mmbt quegli de gli 

ÌJH 







À 


« t • 


c A ?e X. V. 4^; 

XMemmì cì)€ Tfeila»%é>rkerchino il S/ptorCj 
tutte le gente fipralequali fi è muocato Uno* 
memto^iice il Signore, che f 4 tutte quelle cofie» 
Dal fecole fono noteà iddio tutte Volere fueper 
laqualecofaiogìudicoiche non fia da turhart 
iqueglij quali delle genti fi conuertono^ à iddio, 
ma i da firiuere à quegli che fi aUenghino dal» 

; le contaminationi degli idoli, ^ dalla forni* 
fattone, cr dal foffoeato,^?* dal fangue.^er* 
dteHofehada le antiche eta,in eiafeuna deUt 
fittfi quegli die lo predicono nelle finagoghedout 
fi AUhona piacque agli 

JipQsìoli, es* à recchi con tutta la chiefa, cÌh dì 
loro fi elegifiino huomini , et* mandafiingli 
in Antiochia con Vaulo, e/ Barnaba , Giuda 
che è cognominato Barfitha,^ Siila, huomi» 
ni de primi fa i fategli , mandando lettere 
PperUmane di quegli, in auesio tenore* Gli Apo^ 
floli,0* ipretifCt* fategli, àquegli che fono in 
Antiochia, Siria, iy in Cilicia fategli daU$ 
genti falute*Verche noi hahhiamo ydtto checer» 
ti y fitti dattoi,viturhorno con parole, macu* 
landò Vanirne yoslre, coptandando ette yoi yp 
fircunàdefii, o* feruti la legge], aquali non 
haueuamo cofi impoTio ,ci è parfo, congregati 
d*yno animù,mattdarui huomini eletti, con i di» 
letti no7iri,Barnaha,tCir Vaulojntomini che mef 
fono Vanirne loro perii nome del Signore no» 
firo q ,GhriJfe^ hUndammo adunque 


* - » 

PATTI T>'£ LI ^ P 0 'S T t> X t. 
KUudayO* SìJU;ìqi^ali an^rA ef?i ri referiram 
-n§ à bocca le meiefime cèfi. Turche e^li e pdrfi à 
h Spirito fantOyC^Jjtohnon^i porre pmkif pepi 
effe qaefiecofe necejfarieycio-ècjje irai yi^flegna 
te ialle cofi ehe fino immolate à^H làolij €P* dal 
fan^tte^ZP* dalfìtfivcatOy ^dalla formearìoìtet 
dalle quale cofefe yoi yi^uarderete, farete bene* 
KeTlate fani. Quegli adunque mandati yen-f 
nenoin Antiochia,^ congregata la moltttudU 
ue^dettono laepiliola laqtMle hauendo letta»fi 
taUegrornofipra laeonfolatione. Et Giwda^ o* 

Siila offendo anchoraafiiprtìphetijcon lungo par* 
lare confortomo ìfiategU^^ cbfemwmoyZy di* 
morati ^uiui alquanto di tempojfumo da Jra* 
Segliìafciati sre conpace àgli ApoShli» Et parfi 
à Stila di r^arji quiuiyZP" l^aulo, Barnaba 
dimoromo in Antiochia infegnandoj^ euange* 
li^^^andoycon piu altri la parola del Signore, Et O 
doppodlquanti. di,diJfe Paulo à Barnaba, Ki* 
tornando andiamo a y edere $ voTIriJratà^i per 
tutteìe<itt4,nellequaUnoi annuntiamolapa* 
rola del Sjgnore,comeflieno.Et Barndbaydeua 
pigliare fico anchora Giouanni aognominato 
Marco, Et Paulo non yoleuaichefujfe agpunte, 
tome quello chefi-era partito da efit da Pamphi* 
liaie-r non era ito con quegli nella opera, Et noe* 
que tale difeen fonefia loroy che fi partirne Vyne J 

aaWaltro,Et Bamabay prefi Marcoynauigb in 
Cppro,Et Paulo jcletto Stila andò yla^ dato da 

fin 


“C il f. T T 7. 




^fàtegU 4 la grafia di D/o.Et andmtafer Sj/ria, 
^ Ct lieta confermando le chieje. 

Paulo prefe Timoteo 8t clrcunci^elo» e puoi < 
'chiamate per vmA'iiTone^i aadar in Macedonia» 
«{Tendo àPhilippiinftltuifce vna donna lidia ne 
la fede di Chrifto,e come dìTcalcia il Spirito Phi* 
tene per ilqualefuronopercofsicon la verga, e fo« 
fio mefsi in carcere delquale le porte Te aprireno per 
il grande terremoto che fi fece e il Toprafiante ^ 
ia prigione riceue la fede e Tono liberati. 

- 1 . • . k • * 


C A P. X V I. 


JA 


E t peruennem "Derlen,^ LjTlra, ^teec 9 
quitti era rpn certo Jijcepoìo per nome Tf« 
wnoteo, figliuolo d'yna certa donna Giudea fe^ 
deUjma di "padre gentile. Di queshrendeuano 
buono teSUmonio que fategli Ae erano 
firaifir Iconio^quesio yoUe Vaulo che andajfe 
fecOiC^ prefolo lotircimcife»Ver cagione de Giu^ 
dei che erano in:queluo£7Ìspérchefapeuano tut^ 
tidie tlpadre Juo era gentile, zp* pàjfando per 
ie citta, dauano à qugli precetti à offerMare» 
é>e erano ordinati dagli ApoHoli,^ à preti 
clye erano in lerofolyma, CP* cof, le chiefe fi coau 
fermauana nella fede,ZP* tutto il giorno abhoKm 
dauano di numero, ep* conciofia cofa che pajfaf, 
Mfino per Vrigia,<^*per la regione di Galatia, cp* 
fu fiino yietati dallo Spirito fante parlare la pa^» 
rola in Afia,yenutiinMifia,tentauauo dia»» 
dare in Bitima | V* non gli permeffe k SpL 



4T« TATTI I>£ GLI ATOSTOXI* 
rito. EtperHcnuti ìnMtfiaidifcefino à Xroadt^ 
CT* ap^arfe di notte yna yjjipne à Vauh. £rd 
yn certo huomo hìacedont cocche fiaua in pie, C7* 
fregaualo»^ dicena tp4]fandQ in ÌAacedcnias 
ficcorici.Etcome ridde la .r ìjìotte afnbito cer- 
cammo di andare in hAacedonia, certificati che 
cì chiamajfe il Si^orCa à enangeli'^^e à que- 
^i.ìflamgando adunque da Tfoade^ con dritto 
corp>,renmmp à Samotracia^ ì* altro giorno 

à NapoliaO* di quia i à Vhilippi , die è la pnma 
citta Colonia, della parte di Macedonia. Et di- c 
onorammo nella medefima citta per alcuni di»; 
i^neldi de fabhati, rfctmmo detta citta frefi 
fo alfumedouefoleua ejfere la oratione,^{er 
dtndoparlauamo à le donne che fi erano aduna- 
te, ydi ma certa donna che fi chiamaua Lu. 

dia yenditricé di purpure detta citta de ThjOm 
tirijyche amaua ^ladto il cuore dettaquale apri 
il Si^orcjà Attendere à quelle eofe die erano det- 
te da 'Paulo.Et batie^^^talei, e?' la eafit fua^ 
prego dicendo. Se roi mt giudicaìH e^ercfede^ 
Ite al Sìgnotfi^trate nétta cafa mia, o* tesiate^ 
^sfor^^cct. Et fu,andando noi à la erottone, 
.yna certa fanciutta,chehaueua lo Spirito Ehy- 9 
toned^ fi fece in contro ,laquale focena gran 

f uadagno à fimi padroHÌ,diuinaado, ^ quesid 
auendo feguitaf P4m/o,c^ noi,gridaua,di- 
tendo, questi huomini fona ferui^ di « Dio altift- 

Wjiquali cì étnnunfidtto dtlftind detta 

Mb. 


’ e A ?. XVI. 4J5 

UfiCT* questo fmceua per molti di, nta Vaulo fip- ^ 

portandolo mal yolontieri, o* riuolto allo Spi- 
rito dijfe. Io ti comando per il norne di oi isj . 

Chrisiojfhe Im efca da quella, <sr nella medesima 
J}0rayfci,Etye^gedo i pioìpadrenisclTe lajpera : 

^ del guadalo loro era ita yia, pigiato Vau- ■ 

lo, Stila, gli condujfono nel mercato àptinàpif 
cr repprefent andò gli à magiJhrati, diffono^ 

Qt^Jh htiomini conturbano la citta no?lra,e]fen 
do Giudei, tir annuntianci inTiiiuti no leciti À -i 

noi àp}gliare,»e of^eruare, offendo ^omanuJLt 
Tcorfe la turba contro à quegli, i rnagiTirati 2. Cer.ir^ 
flracciate le yesle loro,comandorno che fufitno 
percofii con la yerga,tjr hauendo fatte loro moL 
te piaghe gli mejjono in prigione, c-omandando 
al guardiano della prigione yche diligentemente 
gli guardaffejlquale hauendo riceuuto tale co- 
mandamento, gli meffe nella piu adentro prigio- 
ne,tjrflrmfe i piedi loro col legno,t^ nella tne“^ 

^a notte, Eaulo,(ir Siila orando laudauano iX 
dio, tir ydiuangli quegli drerano legatuEt fu^ 
hito fi fece yngran tremuoio, talmhe che fi com 
tnofj'ono ifondameti della prigione, Et fubttofur 
no aperte tutte le porte CP* i legami di tutti fi 
fciolfonq,tt defiat ofi il guardiano della prigione, 
tt yeggede le porte della prigione aperte fgaina- 
to il colte!lo,era per amma:^rfhfiimado che i le- 
f gati fifafiinofuggtt h Et grido Eaulo,con gran 
yoce/ditemlofìion ù*farc male alcuno, perche 

m 




4^0 TATTI :D B -G 1 1 A P O S T OXT. 

ifutti fiamo qui* Et chiesto il lume, entro denttOs 
X7* jpauentatoji Idfcìò ire a piedi a “Paulo, Stl , 

ìa,ar cauatiglifuora,àJfe»Sigmri,The btfo^ 
•d^iofaccia^accioche io JiaJaluo, 
noycredi-nel Sidere o i b s farai faiuo tu, 

XP* la ca[atua.^t^arlomogli la parola -del Si* 
gnore,0* à tutti quegli eh* erano incafafua. Et 
pigliandoli in quella boradellanotte, lauo l^ pia 
ghe loro,a^batte:^f^i^tmaìa<afafuafu* 
bito* Et hauendogli menati .invafajuaj 4 ppartc^ 
■xhio lorola merfa,zy ràUegrofi cheton tutta la • 
Xdfa fua credefi àlddio.Etejjendo venuto il d/,^ 
nt'andomo i magiTlratii comandatari, dicendo* 
Eafcia quegli huomini.Et riferì il guardiano 
della prigione quesie parole à Paulo,l m^tJira 
tihanno mandato che voi fiate lafciatù Hora 
adunque rpfeendo andatein pace* Et PauMiJfe 
àqu€gli,éfii ci hanno mefii in prigione, battuti 
pubUedmente fen^ y dirci effmdo huomini Ko* 
mani,KP* hora occultamente ci xaccionoììion cer* 
tornente, ma yenrììino efii,X^ cauincLEt re* 
ferimo i comanaatori queTle parole 2 magi* 
firati*Ettemerno^jauendo yditoxbe erano R,o* 
mani, xy 'venendo gli pregomo. Et xauatigU 
fuoragli richie ìleuano che yfeifiino' della ciu 
ta.Et y fichi di prigione entrorno 2 Lydia,& yt* 
duti i fiatali gli con fiolorno,^andorno via* 

Paulo per la feditione clie moueuano gli Giudei 
^impedito à precJicar a anebora per lì medefsioii 


-1 


c A Pi. r T r r*. 4tfn 

•utHori econftrectoJjjpartire^i BerrlioeyeJt qui. 
fjène vaàAcliefiejecilendò nerborgo martio pr«<^ 
^ca I<](}1<>à.lora.iiicognitQieinolti rcrconucrtinntfi 
àiClirìfto.. 

C A r. X V* I !.. 

^ TTT effendo andati per AmphipoUt& Apollo^ 
SH^nia rennenoà Thejfalomca,done era la fim 
nago^ha dtGiudeh.Et fecondò la confuetudme 
JuayVanlor entrò d quegli per tre Sabbati dif' 

finiua loro dalle ferittureiaprendòy t?*aUégand§' 
che bifegnauache CÌnisl<r^tifeeyO‘rifefeitafe 
Je da worfiiC^ clie^queTlò era^Chrislo c i e s Vi . 
ilqualè ioMannuntio-.Et certi dì.efei credetteno^. 

accosTornofi àVaulOy Qj?* SillayO'gran moU- 
titudinedi reiigiofi Gentili, ^ donne nobili non- 
poche.Et i\Giudei.increduli mo(ìi da!^lò,et pre— 
ficerti huomini cattiui del'yulgo,et adunata la 
* tjurha concitornoTa citta-yO* firmadofialla cafa 
di lafenycercorno^di condurgli al popotoy/et no gli: 
hauendóttrouathtirauono^. la fen, ^ certi fiate- 
glìidprincipi dèlia cittOip‘ìdandityque?liiqua— 
li conturbano ircircuitodeWt.terra,yennono an*^ 
chora qua, iquali lafin raccetto di nafeofi', 
tutti-queslifanno.controà decreti di Cejare, dim 
tendo effere yno^altr&Ke: o 1 1 5 Vi CT' concìtorm. 
no ia turha,^ hmagt^lrati della cittaycbe ydu 
nanoque^ecofé. Et: accettata là gìuTlificatio— 
ntd'a lafe'n, ^ da gli altri gli lafeiemo ire. Et: 
i fateci Jubito di notte ^ne mandorno F^n/o», 

. C2^ 


4^1 TATTI DB GII APOSTOtl.' 

SyVainBerrÌToe^ciuali ejfendo yenuti entror 
no.ntlUfttta^^ya de Giudei.Et qucTl'i erano dt^ 
f iti nobili fa<]Me^ìi che erano in Tljejfalonìca, 
thè riceuemo la parola con o^ii pronùtudine 
d" animo itutto il giorno confiderando le fcrnture \ 
fe (juesle ccfe ftepino cofuEt molti di efi credete 
tono,CP*honeTle donne de Cetili, ^huomini no 
pochi.Ethauedo conofiiuto di Teffalonicaà G/Vh 
iti^he anchora in Eerrhoeera flato annuntiatù 
da Vaulo la parola di Diorrennono,^ quiui an ^ 

cijora ctmotteuano ie turbe. Et allljora fuhito, 
mandorrtò iflateglì Vaulo, che andaffet conte al 
mare.Et Si&t, ^'Timotheo rima fono quiui. Et® 
quegli cheguidauano Vaulo lo conduffortb ìnfino 
in Athene,^ prefa la ccmefSiene da quello à Sii-’ 
ta ,et yimQtljco , Se fuhitamentc yen iflino à lui, 
Jipartimo.Et Vaulo aflcttadogli in Athenejo i 
Spirito di creilo fi mfiamaua in ejfo ,y^ggedo la J 

citta dedita al culto degli ìdoli. Diflutaua adu^ 1 
que nella Sinagoga con Giudei C7' religiofi, o* l 
nel mercato tutto il giorno, con quegli che lo an^ j 
dauano à treuare,et ceri i Epinirei,tP' Stoici, phi 
lofophi difputauano con quello, et certi diceuano^ 
ère ymlc dire queslo cianciatore? Et altri diceua 
no, et pare che fa annuntiatore di nuoui demoni, 
annutiavdoà quegli Giefu là refurrettione.. . 
Et prefllo lo condujfono al borgo martio dicendo, M 
Tofliamo noi fapere che dottrina nuoti a è quefla, || 
che fi dice da tcfperche co fe moue ci apporti a gli^ 1 

creo I 





f ^ C A F. X V I f. 4^ 

yrea^tnoSlrì.Wtaiunqtte spogliano fapere <he 
’ eojè raglino ejfer (jnesle. Et tutti gli Atheniefi, 
que fortumi che conuerfauano quiut^ à nef* 
Jùnd altra coja attendeuano,fi non àdire,o à 
rdire qualdte cofa di nuouo,Et fiando Vaulo nel 
fne>^^ delborgo mdrtio,dijfe,Huomim Athenie* 

' fi,qurtftper tutte le eofe ri reggo piu fuperslì* 
tiofijperehepajfando, CT* contemplando i roshri 
pmulachrijrouaianchora rno altarej nelqualt 
^tva firitto allo iddto incognito, Q^Uo adunque 
che ro! ignorando renerate, io quello ri an-, 
nuntio, iddto cìye fece il monde, C7* tutte le colè 
che fino in quello, Q^sU effondo Signore nel 
cielo, ^ della terra, non hahita in templi fatti 
Aa mano ,ne è renerato perhumane mane, hifi’, 
gnofo di alcuna cofittdando effe la rita à tutte 
ie cefi, ^injpirat ione per tutte, fece d\n$ 

fitngue habitare tutta lageneratione degli huo» 
miniyfipra la rnìuerfa faccia della terra, C7* 
difjìni jhatuti tempi, stermini della hahita^* 
tìone di quegli, accioche cercafiino iddio, fi per 
yentura lo palpino, O" trouino,auuegna che non 
fia lontano da ciafeuno di roi, perche pfr ejj'o ri^, 
ttiamo,^ ci moHÌame ,o*fiamo , come cèr- 

ti de yoilrt poeti dijfono, perche anchora fiamo 
progenie di qtteTfo, "Offendo adunque progè-, 
vie dt Dio, noi non dobbiamo penfiire la deita 
ejferc ftmile alVoro, ò alt argento , o alla pie» 
tra fculta per arte, CP'ptr inuet^ione delChuo- 
.X me 



n 


AtàttUl ; 
ECo.^o^ * 




ino. Et hauendo certamente iddio lafciati tra^ 
Jcorrereitem^idf quéia ig^rantiajjora ath G 
nuntia àgli huommi che tutiij^er tutto fi rau^ 
uegghìno, trauendo fiatuito il giorno', nelquaU 
eglu ha. à giudicare L*yniuerjp mondo ^on giu fiu 
tia, per quello huomo'i^er ilquale haueua Jhatui- 
to, facendone fede à tuttijfìauendolo fùfiitato tU 
morti.ZthauendoyditalaireJurrettione de mor 
ti , alcuni nel y ero fene faciano hejfi,et altri difi. 
fono.Noi di queTìacofadi nuouo ti ydireno^CoJt 
^aulo yfci delme:^o di quegli» Et certi huomU 
niaccoTiandofegli crederono, nequali anchora 
Dionyfio Areopagita, C7* yna donna fer nomt 

amari, est altri con que'ìlU 

pàuTolauorslfr CorintW' é*arte inafinale»^/*- 
uè parte gli* Giudei auerfari^i Chrifto e fe na* 

Ta alla gente pagana r puoi «• confolato da iddio r 
puoi menato »Gallione,edì qui £e ne v»in Syriaà 
BpEefò à Cefarea e alfa regione Oallatìca e à Pliri* 
gta doue conférma le chieney Apollo! effendo indi» 

^o da Aquila ittEphef» predica CÉrifto con gran: 
difàiinQ frutto.. 

CAP- XVII I- 

t oj>fo quesle co fi yfiito' Vaulo di Athe^^ 

_ J ne yenneà Corìnthe, trouatoyn certo 
Giudeo per nome Aquila di. Fontoper generation 
ne-jche dì poco era yenuto< d^ìtalia , esr FrifciUa ^ 
fùa moglie, hauendocom andato Claudio' rneinr 
tàù Giudei fi^artifiino di Koma, fiacco^io d 

auc 



CAP. X V 1 1 r. 

per ejfere del mede fimo me siterò, fla-^ 
ua appreffo di loro,Z!^ lauoraua, CT* era l* arte di 
quegli tejfere le fcéne, 'Et difputaua nella finam 
* Sabhatit, c ?* perfimdeua à Giudei pa* 

rimente, o* àOrm,Et ejjèndo tenuti di Mace- 
donia Siila, CP*'Timotheo,Vaulo era tirato dal- 
lo Jpiritojteflificando à Giudei, Cljrifio ejfer g i s 
8 v'.Ei cmtr a dicendo qu^lhtP'beThmmiando, 
feofi i yeThmenti dijfe a queglull fangue yo- 
pTofipra il capo yoJJroAo innocente, per lo au- 
uenire andrò à le gente,Et partendo, di la, entrò 
in cafa d* yno certo per nome GiuJlo, vlye tetneua 
iddioja cafa delquale era contigua à lafnago- 
^ga.Et Clrrijjfo Arcbifnagogocredette al Signo- 
re con tintala cafa fu a. Et molti de Corinthi» 
ydendo credeuano,^ erano hatte^ati,i^ dif 
Jh il S/gworc di notte per yifone a Vauìo,blon 
temere jna parla, ^ non tacere per quéTlo che 
io fono teco , CT* neffuno ti fara for^a, accio- 
thè ti nuocit, perche io ho molto popolo in que- 
. fa citta. Et flette quiui yno anno,^fei mefi 
^ in fogliando à quegli la parola di iddte.Ma effen- 
do Gallio proconfole di Achaia,fi leuorno d*ynw 
animo i Giudei contro à Paulo, & condujfonh 
ytl tribunale dicendo, CoTlui contro alla lèg^ 
ge perfuadeà gli huomini adorare iddio. Et 
già cominciando Paulo à aprire la bocca, dif» 
fi.GaUio à Giudei, Se fu]fe,o Giudei alcuna in- 
g^riaìopeflima opera Jt meritamente yi foftet^ 


J^6S FATTI DB Gtl APtì'STOtt. ' 

. rfìma fegVte quefhonedelparlarey^de nomy 
C7* delU leg^e yoshaxyoi yet{rete,io non 
yogVto efferegi Uihce di quefla cofk, e?' fc accio* ^ 

gli dal trihtnale. pigliando tutti i Greci So* 1 

fièno Principe della finagogha, lo percoteuann 
auantt al tribunale^ ^ GaÙto niente ficuraun 
d) qtmh cofe.Pt 'Paulo di poi hauendo- dimo*^ 
rato moki giorni stolta licent ia dafiategU^aui* 
èb in Syria , ^ con qti elio Pri fcila, CT* Aquila il* 
quale fi era rafo il capo in Chenchrijpcrchehaui 
tea boto. Et renne à E.phefb^^ qumi gli la* 
fcìo»Et effo entrato nella finagogha dijputaudt 
co Giudei. Et richiedendolo quegli che rimane fi- 
appreffo di loro piu tempo^non accenfèntìyma ' 
Solfe hcentia da quegli dicendo. E mi hi fogna 
al tutto effereà lerofilitna lafeTla die fopra* 

P y ma di nuouo ritomero à yoì yolenao id* 

^ 0 * Et parti fi da Ephefo. Et difeendendo in f j 
€e farea, falli & fiilutò la chiefa, ^ diftefe in- 
AntiochiayC^ dimorato qumi alquanto di tem* 
p’fip arti andando ordinatamente per Gala* 
sia regiontièy Phngia, confermando tutti i di* 
feepoli-j ey yno certo- Giudeo per nome Appello^ 
/JeffatJ drillo per genere Jbuomo eloquente, t?* ye»' 
ve à Ephefo y potente nelle firitture.Q^sloera^ 
ammantate mila yia del Signore, zp*feruen*. ' 
te di Jpìrito parlaua, tsr infignaua diligente* 

mente quelle co fe che fono del Signore f apendo fo* 

ìamento il quefio-ea, 



A 



C A P.T T I Té 4$7 , 

mtnctò liheramìaite à pariate nella fnagogaJU 
^nalehanendo yd iter Tri fiiHajO* Aquilano pre^ 
fono, C?* pile diligentemente gli ^ofino la ria 
del Signore, CiT* rolendo ire in Achaia, i fiategU 
tfortati fcrijfono à difcepoli chelorieeuefino, il^ 
quale ejfendo venuto giouo molti à quegli che 
eredeuano per gratta ,perc1te vehemehtemenU 
eonuineeua i Giudei, publicamente dimosirath^ 
dftìper le feritture^ g 1 1 s v era CltriTloé 

Paulo in E|>lio(ò battezza nel nome £ Giesv 
clurifto quegli die erano battezzati jet battezzìmo 
^Giotiìinni egli cnlègna facendo miracoli e co* 

8ie certi Giudei cbevfaueno male del nome di c I B 
S V fono lacerati dal demonio li libri d*lmagi fono 
bnilciatt è come Demetrio incita gli Argentieri 
ih contea di Paulo» 

CAP. T I T. 

•A T^T fio offendo Apollo in Corinto che Vau* 
offendo aniaXo per le parti Juperiori, 
yenne in Tpltefo,tP* trouati certi dtfcepoli,dif 
fe loro.Uauete riceuuto lo spirito fanto credono * 

doì^ quegli gli dilfno,an:^ nefe fiala Spi-> 
rito Santo hahhiamo vdito. Et dtjfe à quegli, 
in che adunque fiete batte!^^ti? Et quegli 
fonojnel hatte^^^mo di GtouannuEt dtfje TaUm 
lo, Giouanni cortamente hattè!^ col batte!^ 
^mó' della penitenti a , parlando al popolo 
3» quello che haueua d venire do’ppo ejfo,à fin 
dhe credefiino ,cìoè in Cimalo giesv. 

uendo vdiìc queTh foJ« hatte:^ti né 

G X 



f ATTI DB Ott APOSTOlt» 

nmt del Signore G i B s v.Et Vaulo hanen^ 
fosle temane fopra di quegli, y enne h Spiritu 
fante fopra di loro, parlauano nelle Itngué, 

cr ptophetauano, erano tutti, quafi dedicò 
huominùl^t entrato nella fmagoga ^farlaùa 

per tre mefiiCon fiducia difputando,^ per fua~% 

dendo del regno di iddio, ip* conciofia cofa che 
arti indurafiinOtCP* non credefiino^icendo ma* 
le della ria del Signore,in prefen:^ alla moL 
titudine,partitofi da quegli, fegrego i difcepo* 
li dijputando tutto il giorno nella fiuola d*yne 
certo tiranne, CT queSlo fi fece per duei anni,m 
modo che tutti quegli che hahitauano in Afia, 
ydimo la parola del Signore o l B s v, Gw- 
dei infteme, CT Gentili. Et y'vrtu non ordina» 
rie faceua iddio per Umane di ?aulo, in tan» 
to che anchora [opra gli infermi, erawy portati 
dal corpo fuofa:Qletti,ty me^ cinti,crpar» 

^ < tiuanfi da queglt U malattie, zsr gli Jpiriti catti» 

Hi yfciuano da loro.Et tentomo de Giudei certi c 
fcongiuratori/lK andauano attorno, inuocarefe 
fra quegli dn haueuano i cattiui Jpiriti, il nome 
del Signore g i E s y/ltcendo.Not ti fiongiuria» 
mopero lESv, ilqual predica Vaulo. Et erano 
certi, fette figliuoli d*yno certo Giudeo per nome 
Sceua Erincipe de Sacerdoti, che faceuano que» 
Jfa,er rijpendendo lo Spirito cattino dtjfe.lo co» 
nojco G I B s V, o'/ò Eaulo,ma yoi chi fiete?Et~ 
faltando adojfo à queìH Vhuome, nelquaieera il 

attci 






I 


C A ?. , X t X. 4^^ 

tàttìuo demonio 3^ fnperati ^^glij hehhefor^ 
€ontra di lorojn modo che nudi 3^ feriti fu 
no di quella cafa.Et queSlofu noto, a tutti i 
Giudei infieme3Gf GentilÌ3(ht hahuauano in 
^phefo3Cr venne timore fopra tutti quegli ^et mt^ 
ìcauafi il nome del Signortc 155 Vj^T* mot 
ti de credenti yeniuano confelfandot annun- 
® fiondo i fatti fuoì. £t molti di quegli che eferci- 
tonano arti curiofe^portorno. i hhtiy^arfongU: 
in prefen:^ à tutti 3.^ computato i pregi loro,, 
furno di cinquanta nàia danari: Cof crefceuo 
fortemente la parola di confermauafuEt 

finite queSie cofe,propofe ?aulo in Sfinito jpa[fa^ 
ta Macedonia^c^ Achaia3Ìre à lerofolima,di- 
cendo.Eoi che io faro fiato quiui^i hi fogna avch» 
X ra vedere KonuuEt mandati in Macedonia3dMoè 
di quegli che pi miniSÌrauano3CÌoè TtmotJjeo,, 
Cr EraTfo3efio rimafe ^et alcuno tempo in Afia^ 
"Et nacque in quel tempo vno tumulto nonpicco^ 
lo di quella via.Terchevn certo per nome Berne 
irto ArgentiereMqualefaceua templi di argento 
■o DÌ 4 » 4 jC 7 ' daua agli artefici nonpicciologua» 
dag^Oyà iquaUJiauendopi chiamati 3 t^ à que^ 
gU iquali erano artefici rfi fimiliartijilfe^ììuom 
mini voi facete che di quello. mesHeroci viene 
guadagtt03cr vedete,^ vditecììe quefio Yaulo 
ferfuade3V fuolge molta turba, non folamente 
di Ephefo,ma quafi dt tutta A fia3dicedo no ejfere 
iddìj quegHihe fi fanno con le mane,^^' non fola* 

C 3 


/ 


47® PATTI DI G tl ATÒ STO If/ 
‘ìtienU qitefla parte ci yiene in pericolo^ che la 
nm ‘fia reprobata, ma anchora -cÌTe fia haiwto^ 
ferniente il tempio della grande ìddea Viano» 
habbia auwenire che fi diTlnt^;px da ntae^ 
fia di quella ilaquale yenera tutta l* A fia» < 7 * d 
tnondo*vdite quelle co feifumo ripieni d* ira ^ 

^ridauanOfdiceitdo.Magna Diana de gli Eptje^ 
JhDt fu piena tutta la citta di confufiume»^ 
<l*yno attimo feciono impeto nel teatro » prefi 
Caio,^ AriUarco Macedoni j compagni di P^»- 
io* Et Vaulo y olendo entrare al popolo » non 
io permelfono i difcepoli, E t certi dé primi d*A^ 
fa che erano fitoi amici mandorno à luì pregane 
dote che non ytnifiè nel teatro* Citi adunque 
gridauayna cofa, chi yn* altra» perche la diie^ 
fa era confu fa» ts^ipiu non fapeuano per quale 
eaufafufàno adunati. Et cauomo fuori della 
turba Aleffandro Jprgnendoi Giudei »€X Ale fi 
fandro domandato filentio con la mano » y&» 
iena rendere radane al popolo » ilquale fcome 
ioconobbono ejfere Giudeo» fi fece yna rece di 
tuttiquafiper due Itore gridando ^ magna Diom 
ita degli Epìt^*Et hauettdo ynofcriba quietata 
ia turba, difje, Huommi Ephefi, Et chi de gli G 
huomini»che non fitppia la òtta degli Epì)^ 
ejfere cudtiuattice della grande iddea Diatta, 
tD* del fimulacro yenuto da Gioue^Kon con- 
tradicendo adunque alcuno à queTk cofe»hiJbm 
fta che yei yi acquietate, non facciate cofit 







f 


€ A XX» . 4^1 

€Uunafriclpitopmentej perche i»>iJ7au€te fo»- 

Aetti qitesii hmmni non facrilrgijne contume^ 
itpfijfentro alU. yosira iddeajl che je Hemetrio^ 
artefici die fono fico hanno caufit 
eontro a alcuno, alla corte fi fa ragione, c?' fin^ 
ci iproconfuli accufinoVyno l'altro^ fi alcu- 
na, cofa ai altri afiari cercale, nella legitìma 
f^iefa fi deciderà ,perc1?e fi ya à periculo che 
noi non diuentiamo col peuòli detta Ifodiema 
Jhditione, non ejfindo alcuna caufit donde noi 
pofiiamo rendere ragione di queslo concorfo,'Et 
battendo dette quesie cofijicentio la chiefa» 


Paulo inftìtui (ce andar in Macedonia»e e{» 
Cenào in Troiade douepredicauayvn giouanne càlU 
de duna fineftrae Paulo lo rirurdto>c puoi arri* 
fiato da Miletok gleEphedne cIiieTe cfaiamo k(r 
i pretine gli dice apertamente la Aia integrità de 
le Aie afflittione e cerne gli Amici lo conduceuano 
con grandifiimo pianto ala naue« 

CAP. XX. 

D Oppo che fu ceffata il tumulto , Vauh 
chiamati à fi i difcepoli , CT* hauendo^ 
gli abbracciati, fi meffe in camino ,per anda- 
te in Macedonia, Et effendo andato per queU 
le parti , C7* hauendo confortati quegli , com 
lungo ra^onamento, yenne in Grecia, c?* qui- 
ui paffuti tre mefi ,effcndogli polle infidte da 
Giudei Jhauendo ànauicare in Syria, haueua 
I» animo di ritornare per tiaeedonia. Et aevom 

Q 4 : 


47*» FATTI 01 Gli AFOSTOLl*^ 

fagnoUù infitto in Afia^Sopater Berroenjè. Et 
Theffaloniciy AriJI^rc/jo,, er Secondo ytD* Caio» 
DerbeOji^ TiwotheQ.V.t A JhntjT^chio, ZP* Ttv- 
fihino.Q^TH effondo andati auanti.d ajpettor- * 



pom ì roiUic» ^ noi nayi igamo doppo i giorni de 
gli n'unii Ja^hilippi»<^ yen'tmmo. à quegli d 
'Troaae in cinque giorni Mue dimordmo fette di. 
%$myn»dì defabbatficjjendoji adunati i dir 

fi* 



‘ . ' P ' 475 ’ 

^epoli à il pane, Taulo^ejpeneuét à 

quegli hanenda à partire V altro giorno, C9* 
tiro il parlare infino alla notte. Et era* 

no molte In cerne nel cenacolo, aoue nok erava- 
mo congregati , ^ fedendo yno certo giouom 
ne per nome.. Eutico fopra yna finélra, tjfeth» 
do panato da profondo finno , efponemo £ 
Amgo Eanlo , maggiormente opprejfo da fon» 
no. cadde gin del ter^ cenacoh cr fn leuate 
morto. Et Eauh offendo difcefo, fi pofo foprn 
: quello,^ oBracciatoloxdlffe^ Nonyi yogliatt 
turbare ^perche Vanima dt quello e in ejjo. Et 
effendi} falìto,^ hauendo ffe^to il pane, 
gufatolo yhauendo parlato à Tengo infino aU 
V alba y cofi finalmente fene parti. Et conduffo» 
no il fanciullo che yiuea, ct* confolornofi non 
poco,c^ noi /aliti nella naue,nauigammo in 
hfon hauendo à rkeuere quiui Eaulo,perche cofi 
haueua ordinato dt fare ejfo^ il camino per 
ra. Et effendù yenuti à ACon,rk(;uuto quello, 
yenimmo in Mitilene.Etdi quiui nauigande, 
il feguente di yenimmo contro. Chio Et 1‘ altre 
giorno approdammo à Samo,ej* dimorati à Tro- 
giUii il pro/ìimo,di yenimmo in Mileto,perchi 
Ipaulo haueua dijposio trapaffare Ephefo na» 
mgandojoccioche non con fumaffe il tempo m Afid 
perche fi affretthua,fepofitbile gli fuf/e,àtfare il 
9 di della pentecosie in lerofolyma.Et mandare 
do da Mi/eto à Ephefo , chiamò i preti della 

C 5 

I 



%74 TATTI D« GII APOSTOtn 

^efdfiquali ejfendoferuenuti àluijdijfe lorot 
yoi fapete dal pnmo di che io fono flato in Afta» 
tome io fla flato con effoyoi per tutto iltempu» 
Jeruendo al Signore con o^m humilita di ani-» 
motO* con molto laclrryme, CP* Pentationi,che mi 
étccaddono dalle ìvfidie de Giudeij come nejfis- 
‘tta di quelle cofe ho fu^gite/dìe yi erano ytili, 
che io non yi annuntiaflij infegnafli publi- 
tamente^O’per tutte le particulari cafe^teTU^ 
flcandoà'Giudei inflemOi Gentili, quella pe* 
nitentia che è yerfo iddio, C7* la fede cììe e yerfi 
il Sifftore noTlro g i e s y, Et Ima eccolo lega-'i 
to per lo jpirito,yo in lerofolyma, non fapendo 
tìuello<he in ejfa mi hahbìa à yenirefenon che 
io Spirito fanto teTHJìca per tutte le cttta,dicen-> 
dolche legami,^ afjlittioni mi yi ajpettanojna 
niente mi mutue, ne le yitta è cara d me fleffo, 
acciodie io con fumi il corfo mio con gaudio, CT' il 
miniSierio cheto horiceuuto dal Signore g i E- 
S V <t teTlificare Veuangelio della gratta d* iddith 
Ef Ima ecco io fi che non yedbrete piu la faccia 
mia, yoi tutti periquali io pajfai predicando il 
regno di Dio, per laqual eofa io yi teflijìco que* 
fio di d*oggi, cìì€ io fono mondo dal fangue di 
tutti, perche io non ho fugato in modoilteio non 
yi annuntiaffe ogni con figlio d* iddio» Attende-»^ 
te adunque^ yoi flejìi^à tutto ilgrege,nel 
^uale lo Spirito fanto yi pofeepifcopiji regge* 
f€ la dtiefa d’iddi», laquale acqui jTo col fuo fan* 




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eonoJaiUo que^o c1?e doppola 
farti fa mia hanno à entrare in yoi ^rani lufi% 
che no perdoneranno algre^e.EP di yoi flejìf na* 
fieroìmohmminii che parleranno cofeperuerjè» 
accioche condudnno difiepoli dietro afe, perlai 
^»al eofa,y iellate, rieordeuoli che per tre anni, 
la notte, il giorno, non ho restato con lachry* 

tne ammaeJtare ciafcuno, Ef horafiategli yi 
raccomando à iddio^ cy alU parola della grafia 
di ejfojlquale èpotente di edificare, o* darui * 

heredita in tutti i fantificati, lo no hodefiderato 
^ argento, iH>ro,o yeìie di alcuno, An!^ yoi ftefii f.C». 4 ^ • 
fapeteche àie mien^efitia,o* àqueiii che fono **Th«flaì 
tneco hanno JòuuenuPo queste mane,‘V ulte leco^ 
feyiho demofhratepercìie ajfatigandoei,cofi hi- 
fogna riceutregH inférmi,^ ricordarfi delle pa- 
role del Sigtore g i b s y,perd)e efiò atJfe,Egli è 
heatacofa dare jpiu tosto che recìuere.Et hauett- 
do dette queftecòfe,ingeno€chiatofi,orocontut- 
ti quegli.Etfecefidi tutti yno gran pianto, o* 
gittadofi al collo di Vaulo, lo hacciauano, doUn- 
dofimafiimamente /iella parola die gli haueua 
detto, che piu non haueuano à vedere la faccia 
ftM,o*conduceuanlo alla nano» 

Paulo andando à lerufalem pa^ per «Tyroè 
• venne à Cefarea in eafa di Philippo ,t coma 
il gabo predine à Paolo cornei Giudei lo ligera* 
no, egli amici prcgandolo.in vano afcende ih 
lecufalcm* fiiTendo aonaue' Òdtratt) ad tempi»! 

' eia 

] 


47^ P ATTI DB GII AT OSTO li. 

Giudei loprefeno è puoi fu Imito m di Iy£i 
tribuno. 


4% rm A A «V 

T fu thè facendo noiyela^ccìUìdaque:- h 


CAP. XXI. 

E Tfuthefi 

fjì/fcon dritto corfo yenimmo à Cou^CT* nel 
CeguenitjfliyÀ Biodi CT' di quiui n 'Parata»Et ab* 
Jb^tutìa a yna naue^he trapaffaua in Vhenice^ 
fatiti in fu quella nauigammo , comincumdQ 

àdimoTlrarcifiCyfroJafiiata quella à pnishrat 
nauigammo in Syria, CT* yenimmo à Tjrro 
elle qua de^oneua la naue il caricati ritrouati 
i difcepoliiCi fermammo quiui fette giorni Jqua^ 
li diceuano à ^ auto per Spir ito ^he non afcendefft 
à lerofolyma,Et pniti iporm partiti andana^ 
no conducendoci tutti inpemejcon le mogie, C9* 
eonpgliuoli inpnoà tanto che noi ypifiimo deU 
lacitta,^ inginocchiatici al ltto,orammo.Et fa • 
lutatici ^ Vyn V altro fcamhieuolmente ,falim^ 
mo fopra la naue C7* quegli ritornomo alle ro- 
feloro,Etnoipnita là nauigatione daXyrodi^ 
fcendemmo à Vtolemaidà, ist falutati i fategli^ 
dimorammo yno di con quegU»Et V altro pomo, 
mi che erauamo con paulo,yenmmto à Cefarea. 
Et andati nella cafa di E^nlippo eudgelifach* era 
yno de fette,rimanemmo appreffoai quello, O* 
quefio haueua quat tropgliuole y ergine che prOm 
phetauano.Et dimorando piu giorni, yenneyn 
certo propheta da Giudea per nome Agabo,Et 
queste emendo venuto ànohtolfe il einto di Fan- 




e A 9. X X T. 477 

C lOiCr ubando fi i piedi, O* le nume/iilfe.Que^ 
€$fg dice lo Spirito fanto,Ii Intorno di chi è queflét 
cintura, coft legheranno i Giudei à lerofiUma 
Cr darannolo nelle mane delle gente.%t hauen^ 
do noi ydìte quelle cofejo pregammo, noi 
CJT * gli altri che erauamo di quel luogho,che non^ 
fatijfe d lerofolima. Allbora rijpofe Vaulo, 
dijfe. Che fate voi piangendo, cr affliggendo 
il cuore mioÌEt io non folamente fono appare- 
dnato di ejfere legatola anehora di effer morto 
alerofolima per il nome del Signore c i e s v*E^ 
non gitene potendo perfuadere, ci acquietammo, 
dicUo,fta fatta la yolonta del Si^ore,Et doppo 
questi giorni,meflici à ordine, falimmo à lerofo- 
lima, cr yennono infume con effo noi certi de 
difcepoli da Cefarea, menando con effe loro yn 
certo lafon Cypriano, antico difcepolo,appref- 
fi delqualenoi aUo^iafimo,cr effondo yenu- 
ti, è lerofolyma ,ci riceuerno yoletieri ifatelli,Et 

® i altro giorno entraua Paulo con effe noi à Iaco- 
po, or tutti i preti fi adunornoàqualt hauedo fa^ 
lutati ,narraua particularmente che cofehautjfe 
fatte iddio fa le gente per il minijheriotli effo,Et 
qftegli hauetido yditoMorificauanoil Signore,et 
dijfonoàquelloJTu yedi fateUo,quante migliaia 
di Giudei fono quegli che hanno creduto, tut- 
ti fino Jtudiofi feguitéUoride la legge, cr ydir». 
HO di tejche tu infogni di partirfi Ha Mofi tutti 
queGiudeichefinof alegentiJuendo che non 

htfi 


•4 


47^ FATTI DI G 1 1 A F OSTO tr# 

Infogna circunciderei figlitioU^neymereftcen*' ’ 
Ao gli insUtuti.Che cofaè adunqueìE bi fogna 
al tuttto che la multitmiinefi aduni, ^che fen^ 
tiranno che tu fei yenuto.Va adunque queflo,che 
miti dicjamo,Noi habbiamo quattro fwominà 
</)c hanno boto fopra di loro,prefique^h purifica 
ti con quegli, cr jpendi in quegli, aecioche fi radi 
m il capoletfappino tutti Aie qttelte cofiche vdir 
no di te fono niente, ma thè camini anchora tu,ea 
ftodendo la legge, cr di quegli deludenti che cri ■ 
dettono,noi habbiamofcritto, deliberando che non 
ojferuino alcuna cofa fimile,fe non che fi guardi^ 
no,& da quelle cofe che fono immolate à gli ìdoli 
Crdalfangue,a' dal f}^ focato, CT dalla fornii 
iotione* ABhora Vauh prefigli huofninì itahr9 
giorno purificato con quegli , entro itel tenpio,an» 
nuntìando il compimento degtorni della purifi^ 
catione,infinoà tanto Aie fi ojferijfeper àafcuno 
di quegli rofierta,Et ejfendo già quafifinitijfet 
t'epornique GiudA ih* erano di Afta,hauedoh 
yeduto nel tempio conturhorno tutto il popolo, 
fneffonglilemaneadojfo gridando,Hu omini di 
Ifrael foccorrete queslo è quello huomoche contri 
alpopoto,(iT alla lcgge,^ que?jo luogo, ìnfegna * 
per tutto à tutti, er oltre à queT/o induce nel te^ 
pio anchora gentili, &Prophano quefio luogo fan 
tOiperchehaueuano yeduto Trophino Ephefio neU f 
la citta con ejjojlquale peti fan ano, che p4»/o tha 
ftejfe introdotto nel teph.Et fu comoffa tuttala 

cU 


c A F; X X i; 47^ 

fhta, tb' fecejì yn concorfo di popolo. Et prefin 
Taulojo tirauano-fuori del tepiotOt fithiiofumo 
chii^fe le porrei^ cercando quegli di ycciderloiftt 
referito al tribuno de la cohorte,che tutta lerofi-, 
lynut andaua fitto foprajlquale fubitoprefi i mi 
liti» isr i centurioni ycor fi à quegli. Et quegli ha* 
uedo yeduto il tnhunOyet i militi jrefiomo.M per* 
cuotere Paulo.^ AU/)om accoSlandeji il" tribù* 
no prefi quello j ’cp^ comando che fujje legato 
con due catenCiCy dop^adauachifujfe^c^ che co* 
fafacejfeìE.t dii diceua yna co fa, er dn yna al* 
« tra nàia turba.Et no potendo lognofiere la yen* 
caper il tumulto, comando che fkjfe menato net 
campo,ey ejfendo renuto àgradi,auuevech*egli 
tra portato da militi per la rioletia de la turba, 
peraie la moltitudine del popolo lo feguitaua,grò 
dando, leualo yia.Et cominciando Vaulo à efert 
condotto nel campo dice al tribuno.Emmi lecito 
parlati? ilquale gli djJfe^Tu fai Greco.oh non 
fii tu quello di Egytto , itquale auanti a quesH 
di concitagli yno tuniuho,z>* conducesli nel di.* 
firto quattro mila hucmìni hpmicidi?Et dtffo 
^aulo.lo finohuomo certamente Giudeo da lat 
fifCÌtt'adino d*yna citta de Ctlicij non ignota*. 
J.t pregoti lafciami parlare al fcpoIosEt hauen* 
dogli queliepermef b. Vaulo fiando in fu i gradi ' 
accenno con la mano alla plebe, fatto gran fi* 

lentio parlo tn lingua Hebrea dicendo. 

^aulo xes^n4b cAuiil la iiia Giudei 1 W 

S^f 


4 «® 7 ATTI DB 6tl A7 0ST01T. 

fc«lc«no qualche tcmpo»fiTialmente quegli nlena^ 
do gran rumore^coni verge e commandato dal tr»« 
buno che (la efaminato e cognofcendo clic gli er* 
nomano problbirce che non (?a battuto di verghe» 



C A r. T X I I. 


H domini fategli , er padri, y dite la mia A 
ragione, laqHale io bora yi adducoXt ha* 
Menda ydtto eheparlam loro in lingua Hetrw, 
maggiormente gli prejlomo filentio. Et dijfeda 
iertamentefonohuowo Giudeo nato inTarfodi 
Cilicia,cr nutrito in quella citta, à piedi di 

Gama 







C A f • Z X 1 4«C 

Cdmdliel ammaeThrato fecondo il rigore della 
f atema legge feguitatore di DiojCome anchora Di£g.« 
yoi tutti hoggi fiete 3 ilquale ho pcrfeguitato 
quesla yia infino alla morte dogando tirane 

do in prigioni huomini , CP* donne , come c^iL 
principe de facerdoti mi è teslimone , tP* tutto 
^ Tordi ne de vecchi daqtlali anchora ,riceuendo 
lettere à fategli, andauo in Damafco/tcciodye 
di qui conducefii legati in lerufalem^fin d)o 
f ufiino punttiiep* accade c!?e andando io, or apm 
frofiimmandomi à Damafco, circa il me:^di,ju* 
hilo mi rijplendè intorno gran luce dal cielo, 
caddi in terra,ep' ydi yna yoceche midiceuai 
Saul Saul, perche mi perfeguitifEt io rtjpofv.clrò 
fisi Signore^Et dtjfekme,io fono quel g i e s t 
lia^reno ilquale tu perfegutti. Er quegli cht 
arano meco yiddono yeramente il lumefO* fur^ 
no fpauentati,^ non ydimo la yoce dt quella 
che parlaua meco,es* dtceuo,cJye fato SignorefE^ 

^il Signore mi dilfe:Sii^ti,V' ya à T)amafco,C3^ 
quiui ti fura dettodt tutte le cofeche ti fono or. 
dinate ,die tu faccia. Et non yeggendo to perla 
fplendore di quel lume, guidato à mano da conu 
pagni^ìi erano, meco, yenni à Damafco.Et m 
certo Anania huomo pio fecondo la legge , apprtm 
nato pel teJlimonio di tutti que Giudei chehum 
Intano quiui yenendoàme,^ fiandonii auaum 
iimi dtJfeiSaul fiatcllo, B^iceui la yiTla.Etio 
neUmedefima Ima guardai in quello,^ e jfa 


DiCS 


Dif.7 


481 FATTI I>B GII APOSTOLt. 

dijfe.lddto de padri noTìrì ti preparo che tu eo^^ 
nofcefìilayolcuta yìi4,cr yedejìi quello che è 
’ puTUiZP* ydi^i la yoce dalla becca fua,perche 
pirai teTlimone à quello, aprejjo di tutti gli hue- 
mini idi quelle cofe che tu hai yedutelzp* ydite» 
'Et bora che dimori? LieuatiJ(^ battenti 
latta t tuoi peccati, imiecato il nome del Jìgnore» 
Et auucnnemi , ritornando à lerofolymajC?* era» 
do nel tepiOyche io fui adirato in eJiaJi, C7* yiddi 
quello che mi diccuaffacciatì,^ efci yelocemctt 
® dilerofolyma,perchenonriceueranno il teslitno 
nio tuo dime.'Èt io diJ?i:Signore ef?i fanno che io 
gli tirano inpYÌgione,o*batteuointuttelefi» 
tiagoge quegli che credeuano inte.Et quando fi 
jpargeuail farine di Stepbano tuo tetlimone'ìo 
anchora ero prefente,c^ acconfentiuo alta morte 
fua,^ guardano i ycTUmenti di quegli clye lo 
ammay^mo.Et diffe à mè.Va perche io ti ma^ 
dero dijcoTlù alle genti. Et ydutanlo infino à 
questa parola, ci;* al!^te leyoci diceuano.Lieua^ 
di terra queTlo tale.perche non è licito che yiua» 
C;* grillando queTli gittado i yeslimeti,C^ 

fiiandatulo la pcluere inari a, comando il tribuno 
chefiiffe menato nel campo, ci^comado che Pefa» 
eninafiino con le battiture , accioche fapeffs per 
quale caufa cefi grìdafiino centra di lui. Et 
hauendo lo fretto coIegami,di(J'e E aule al Cen» 
turione, che gli fopraTiana.Oh euui lecito batte» 
re yn huomo Komano,ep* non condonato? laqual 


^ A ’p. ' X X I I t; ' ’ . 

€oja ydìtd il Centurione,Ji accoTFo al tribuno» 
tP* referigli /(icedo cJje hai tu àfartìperche 
^ohuomo'eKomam.'Et accoTlandofi il tribuno 
’^li dijfe.Dimmi tu fei Bramano? iE.t quello dtjfe» 
'Ji*¥.t fijfofe il trthunaAo cancan fomma ho co'- 
fe^^uito queTia ciuiìita.Et Paulo difJe,Et io fonu 
naiò.Subito adunque fi partimo da quello, que^ 
gli chelohauienoà tormentare.il tribuno an^. 
(bora temè, poi che rifeppe chefuffe Komano, c?* 
thè Vhaueu a legato. E* V altro giorno yolendo 
fapere la yerita, per qual caufafuffeaccu fato da 
Giudei, lo fciolfe da legami , CT* comando chei 
principi de facerdoie f adtwaj?ino.C9* tutto il 
tonciliOiC^ prodi! Cèdo Paulo Jo mifje loro auati, 

- Paulo dicendo Ift Tua caufàf Anania comada ch« 
.iìa percolTotC puoi Ce licua diiTènfìone infra gli ao 
cufatoriie il Signorcconforta paulo*ccom« il Cc- 
turioncauendo notltiadc le inlìdie degli GtUiféi 
clié aueuino fatto pervedder Paulo>ilfc:ecoduC:«» 
tt faluo à Felice pre fidente. 

CAP. XXIII. 

^ % 

: '*■ r 

^ TT kuendo Paulo gli occhi inteti al conti Ih, 

; x'yjdiffe.Uuominr fategli, io con ogni {mona 
■{onfctentiaho conuerftto àuanti à iddio infilo J. 
•quei^logiarno d*hogoi.Pt il principe dejàcerth» 
ti Anania,comando à fuoi aTlÙi cbeglipercotef 
Jinolabocca.hUhoraPaulo dijfeà quello, iddio 
percoterate .muro imhiacatoip.t tu fedi giudici- 
' do m fecondo la tfgge,^ contro alla ligge.co* 

H 2» 



sr.x2.J 

Mat.2U 


4S4 JkTTl GII AVOSTOLT. 

mdndi che io fiapercolfoÌEt gli dSlémtì diffono» 
t»dimalealfommo jacerdoté d*lddio*"Et dijfi 
^aulo frdtegli io non fapeuo che fnjp! pontefice» 
perche egli e fcrtttOynon dirai male al principe 
del tuo ptpolo.Et Japendo Paulo che yna parte 
era de Saducei V altra dePharifeiygrido nel 9 
■Concilio.UuomtnifiagliJo fono Pharifeo figlia 
uolo di PharifeOitr fono giudicato della jberan^ 
^ er refurrettione de morthO'hauendo dette 
^ueilofifece dtjfentionefia i Pharifei,v* Sa* 
duceiyV* diuifefi la moltitudine,Perche i Sadu* 
cei dicono certamente y non ejfere la refurretione» 
ne V Angelo /te lo fpiritOy^ i Pharìfei confejfane C 
VynoejrV altro. Et fecefiyn grido grande* Et 
leuando fi Scribi della fattione dePharifei,com* 
hatteuano dicendo:NuUa di male hahhìamo tro^ 
nato in quello huomoyZP’ fe lo Jpiritogli ha par*, 
UtOyoV Angelo /lon repugnamo à Dio.Et ejfen^ 
do nata gran fedi tione y temendo il tribuno che 
^aulo nonfujfe lacerato da quegli jcom^oche ò 
ruiliti dtfcende(?inOyCf* togliefiinlo del me^di 
« ^negliyC^ conducefiinlo nel capo. Et nella feque 
te notte fiandogliauanti il Signore ydiffe. Sia dò 
buono animo Pau lo .perche come tu hai tetlifica* 
90 di me à lerofolima , cofi ti bifogna teslificare 
anchoraaKoma.Et f atto fi giorno y fi rarunor^ 
90 certi de Giudei yC^ botornopy dicendo. Che 
non mangierienoyne berieno infino à tanto che ^ 
hauepino yccifi Paulo. £r erano piu di qua* 

rao 


' ' CAP. X z X I f • 48f 

rdntd huomini quegli che haueano fatta quefhd 
tongiuratieneiiquali yennono àprincìpi de fa* 
Hfdoti»^ àyecchhC^ dijfono: Con facramentu 
di fama botati di non hauere à gufare co fa alcio 
na infino à tanto che noi ycctdiamo Vaulo,ìHo^ 
ta adunque yfi^ificate yoi al tribuno^ ^ al 
tonàlio iChe domane y e lo conduca fuora , come 
fe\yoi hauefiià cono fiere alcuna co fa piu cer* 
td da quello» Et noi prima che fi appropin* 
qui ffiamo apparechiati amma’^rlo. £r ha* 
uendoy dito il figliuolo della ferrella di Vaule 
Vinfidie^yennetCT* entro jtel campo confe* 
rillo àVaulo. Et Vaulo dnamatoà fe yno de 
Centurioni Mjfe» Mena quefiogiouane al Tri* 

I hunOipercheha calche cofa da dirgluEt quelle 
pigliandolodo conduffe al tribuno,CT dijfe. Eau 
lo legato ihauendomi chiamato /ni prego ch*i§ 
een^cefii à te qs^fio gionane/he ha qualche 
eoft da parlarti. Et hauendo prefi il tribune 
la man di quello fi tiro fiparatamente da par* 
te con ejfo, C7* domandolloy che cofa è quella 
èie tu mi hai da manifeflaref E t quelle dijfe: 

1 Giudei hanno deliberato ricìnederti, che nel 
. giorno di domane tu conduca Eaulo nel con* 
òlio, come fe hauefimo à ricercare alcuna coft 
piu certa di quello y ma tu non crederai à quf, 
gli y perche gli fanno infidi a piu di quaranta 
hucmini di quegli iquali fi fono botati dt no ma 
^are, ae bere infine à tante che lo amma;^fio^ 

H 3 


48< FATTI Off 6 II AF OSTO ir.' 

cr ì^ra fono apparecchiati » appettando date Is 
promejfa. Adunque il tribuno licmtio il gith» 
nane yijr comando gli che non parJajfeàper» 
finanche glt hauejfe dette queTie.cvfeyip* chia^- ^ 
mati duoi'certi Centurìeni, dtjj'e, Appareccìyia-* 
te dugcnte militi^che vadmo à Ccfarea , CT* fet^ 
tanta à cauallo , zsr duggento con le lande daU 
la ter'^ ima della notte , ^ preparate gi to- 
rnanti che poTìoni fopra Pauloy lo amducbino 
faluo a, Tehce prejìdente yfcriuendo gli yna eph 
fola in quello tenore. Claudio Lyfayà felice 
potentifìinio prefidatte falutc. lo tolji queslo 
huemo prefo da Giudei » ejfendo già per ejfer 
morto eia quegli foprauenendo con lo efercito,^ 
conofeiuto che egli è Komano , CP* yolendo fa? q 
pere la caufaìper laquale lo accufajìinodo con.. 
duj?i nel concilio loroyilquale trouai elfereac- 
affato per dijjerentie delle leggi loro y non ha-- 
nendo alcuno peccato degno di mortelo di legar- 
mi. Et effendomi notificate le injtdiejche gli 
apparecchiauano i Giudeiyfuhitolo mandai àte» 
comandando anchora agli accufttoriyche queU 
Itcofe die efii hanno centra di luiyle difchino 
à te.Eiesia fano. Et imi li ti fecondo quanto era 
flato loro impoTloypigliando Vaulo ylocondufl 
fono di notte à Antipatrida, Et V altro ^orno^ 
licentiatidi Virefecoyi militi àcauaUofiritor- 
nomo al campo- ìquali effondo yenuti à Ceja-' 
hauendo data V cpiTlola al prefidente» 


T 



• J C A P. idilli. 487 

éptefentorno aitanti à quelh anchora Vaulo:Et 
battendo letto il frefidente , C 7 * demandato di 
gitale frontnciafulJ'e 3 ci^ covcfciuto eh* erA di 
Ctiiciai diffe.lo tt ydiro. qifatrdo ancìtora i toi 
' accufatori faranno yenuti,CP' comando che fttfm 
feguardato nel pretorio di Heroile». 

• Fatilo <]éf«nde la fu» caufa diti.ind a Felice ac« 
curandolo. Tertullo eratoreyil prendete afpctta da 
ilari da Paulo per la redexnptione,e non receuendp 
danari il lafcia in prigione in quella prouincia. 

CAP. zzili I. 

A doppo cinque di, di fcefe Anania princU 

JCjfcdefacerdoti co yecebi, ct* yn certo Ter* 
tulio oratore che andauan» al prejtdenee contro 
àVaulo , CT* citato Vaulo jlcrtuUo comimioà 
itccuf are, dicendo ,Yiuendo noi in molta pace per 
te, operando fi molte cofe rettamente in que» 
fio popolo f per la tua prudentia,ry fempre,c?* 
per tutto approuiamo ottimo felice, con ogni rin 
gratiamento* Ma accioeheionon ti tenga ptU in 
h appettare, io tipriegoche tu ci oda alquanto,pef 
la tua ì?umanita, perche noi ìiabbiamo trouatr 
qpceìlohuomo peTUfero , t^che concita feditio^ 
me à tutti i Giudei per Vynìuerfo mondo, CT' au^ 
toredella fetta de Na'^reni,^ ilquale fi c sfor- 
^^0 di profanare il tempio , ilauale amhora 
prefo yolauamo giudicare fecondo la legge no*, 
pira, ma foprauenuto l.yfia tribuno , con gram 
lo <auo dalle itoìhre mane , comandando. 

H 4 


1 




t 


48S fATTl DI OLI APOSTOIT.^ 

faci aecufatori yenifìnoà tea dahjueUe tn 
Jhejfo potrai, domandandolo di tutte queflecofe, 
tàgmfiere dichtcofe noi lo accu futmo . Et aggium 
finoanchora i Giud€iJicende,queflecofefiannu 
tofi. Et rifpofe Paulo, accettandogli il prejide»^ e' 
$e,chedicejjè. Con buouo amnn,per meftejfo di^ 

€0 la mia caufa.fapendo che^ia per molti anni» 
tu fei fiato giudice à qnefia ^ente , il^ttaU puoi 
tognofcere che non Jhno piu cito dodici di, da 
io fati per adorare à lerefolyma, O'non mi tro* 
uomo nel tempio dijfutando con alcuno^o th'iu 
faceti concordo di turba , nelle fmago^fi) nello 
eitta,nepojJonoproHarequefie cofe di eguali mi 
éiccujano, Maioticonfeffoquefto,che fecondo 
yia che dicono hereJt,cofi feruo al padre iddio mio 
oredendo à tutte le cofe che fono ferine nella Ug^o 
iP^neprophetiyhauendo Jporan!^ in Dio ,che egli 
, habbia à ejfere la refurrettione de morti, degtu^ 
fei infieme, o* degli ingiuTli, laquale anebord 
tfei fetfei afeettanOiV in queTio feeffo feudio di 
hauere la confeientia fen^ offendimentoyerfi 
dtlddiojCy yerfo degli huomini fempre» E# 
doppo piu anni yenni à fare elemoftne neUd 
gente mia v* ojferte , nele quali mi treuomo 
purificato nel tempio, non con turbarne con tu^ 
multo, Et certi Giudei di hfia,iquali bifi-^ 
gnaua che fufiino apprejfo di te, CP* accufare,fe 
cofa alcuna haueuano centra di mefoquefH 
feefii dichinojfe alcuna eofa d*iniquitd trouor^ 

90 tu 


CAF. zzrixx. 4S9 

IM in me ftdndo h nel concilio ,fe non di quesia 
ynayoce,per la quale io gridai, flando fu loro, 
fo fno giudicato della refirrettione de inorti 
» yoùEt ydite quefie cofe Ulice ,dijferi DiCtjA 

^neglt y conofeendo fi beni fimo di quefa yia, 
dicendo : Q^ndo Lyfta tribuno difenderà 3 io 
yedro la caufa yofra,esr comado al Cai turione 
à^guardajfe Vaulo^o* lafciafilo alUrgare, 
no yietaffe che alcuno de fui familiari Wi ammt 
nifraffiolo andajfeà yifitarejcr dop^o aU 
quantigiorni,elfendo yenuto Felice ,con DrufilU 
juamogliedaquale era Giudea 3 chiamo Vaulo» 
C^ydida quello la fede,laquale è ih Chriflo, 

• Ex difutando quello della giufitiat CT* della 
temperantiUyCp* del giudicio futuro , Feliee ]fa^ 
uentatorifofe.Al prefnteya yia: quando fam 
ra tempo io ti chiamerojnfemefperando ambo*, 
ta che gli hàueftnoàejfer dati danari da Tau* 
loyaccioche lo liberafiyper laqual cofa cbitnan^ 
dolo fpeffoyparlaua co quello,Et fniti duoi anni. 

Velico hebbe fuccelforeyPortio Feflo, Ex Felice >•- 
tendo fare cofa grata à Giudei ylaf io Vaule im 
frigione, 

Paulo i* nuouo ^efen^e la Tua caufa Jinanfi à 
TeSo prciUence cclTendo conthecco per la im* 

S robitadi Giudei appella dinanci a Cefarc«Fe* 

• Jiichiara la cauta di Paulo al Re A 
slqualla dafidaraua Tdirle par cognofer la (uà 
emù, 

H j 


4?0 TATTI DE GLI ATOSTOll* 
CAP. XXV. 

F E5?o adunque cf]e 7 u{o yenuto nella pn- A 
«iwcÌ4,(/o/>/>o tre diJUli da Cefareaàle^ 
rofolimaj zs>yfi^i»ficerno^li i primipi de facer^ • 
dotljCP* ijtrimi de Giudei diVaulojiC^ pregai 
nanle^ercmdo di fauore centra di quello^C‘* 
cieche lo fatef^ ino yenire in lerofolima, tenden» 
'dogli infidic , accioche V amma'^fiino per la 
yia, Et EeTlo rijpofe , conferuarfi certamente 
Vaulo in Cefarea.ZST* che in breue era, per an^ 
dare là^Qi^gli adunque dij]'e,chef a yoi fine 
potenti t di feendino injieme con effo noi ,^fe 
alcuno peccato e in quello huomojaccujinlo.Et^ 
dimorato f -a quegli piu di dieci giorni, dtfcefe 
à Cefarea , cr Inaino giorno fede prò tribo- 
naU , ip* comando iheglt fujfe menino Vaulo, 
iìquale effondo condottolo circondomo que 
Giudei eh’ erano difeeji da lerofolima, accu»^ 
fando Vaulo di molti, cr grani peccati Jqua^ 
li non poteuano prouare , rijpondendo Prfw-* 
lo per, fe, che nella legge de Giudei , ne nel 
tempio ,, ne in Cefare haueua peccato alcu- 
na cofa. EtTcslo y olendo fare cc fa grata aC 
Giudei , rijpcndcttdo a Vaulo , dijfe. Vuoi tu 
afcmdere à lerofoltma , C7* quitti efjeregiudi^ 
calo di quelle cofe da me? Et dijje Vaulo, lo • 
Jlo al tribunale di Cefare, doue bifogna ch’io 
fia giudicato. Io non ho fatto alcuna ingiuri, 
ria à Giudei , come anchora tu meglio co • 

ìiofce 


» 4 


CAP. r X T. 491* 

tìofcesh>''Perche fi io ho nociutolo ho fatto co», 
fa alcuna de^a di morte j non recufo morire» 
tka fenon e alcuno di quelle cofi , delle quali 
quelli mi accufan§,ncjJttnomi può donare lo-» 
To.\o appello Cefare,Allìjora feTh, hauendopar^ 
lato col confici to yrtjJtofi.Tu appcllaTli Cefa^ 
re?à Cefare andrahEt offendo paffuti alquath» 
ti dif il Eie Agrippa, CT' Bernice dtfcefino à Ce- 
fi farea, à falutar Ferlo*Et dimorando quiui piu 
giomi,Eesh re feri la caufa di Vauloal Ke,di-* 
cendo, V» certo huomo è fiato lafciato Ifga* 
to daVelice,delqualeeffendo yenuto*à Icrofhli^ 
marni fu fi^ifeatoda principi de Sacerdoti, 
yecchi de Giudei, domandando fententia 
centra di quello, à quali rifpofi.Che non econfue-m 
tudincde Eiom ani dannare alcuno huomo, pri- 
ma che quello che è accufato habbiagli acaifato» 
riprefentiyCS’ pigli il luogo da difenderji dalpec- 
S catOéHaucndo adunque conuenuto coslui,fen- 
^alcuna dimora nel feguente di, fedendo prò 
tribunali ,comandai che Vhuomo mi fuffe rwe* 
natOjdelquale fiandogli accufatori, neffunopec^ 
cato adduceu ano fipr a- quelle cefi eh* io fofpetta- 
tta,ma hau cu ano cantra di lui certe qui siioni 
delia fua fupcrfiitione,c^ d*'\n certo gie sy 
mortodlquale Paulo lo afferma ytuere,o* fiaÌo 
in dubio di quella quifiione , diletta fi yoleffe 
ire à lerofolima, CT* quiui effere giudicato fipra 
r queTk cofi » Paulo domauiando di 


491 FATTI Df 6Lt AF0ST9LI* 

feruato alla cognitione di AuguTfo ,comandai 
chefajfegaardato infino à tanto eh* io lo man^ 
dafii à Cefare.?.t Agrippa dijfeà FesÌo,amhe» 
ra io yolma ydire queTlo Imomo. Domane difi 
fieJCydirai , Ci?* V altro giorno ejfsndo yenuto 
Agrippa, ^ Bemice con molto apparatOjC^ ejfen 
do entrati Snella audientìa,co tribuni ^ CT* buo» 
mini primi dela citta, comandandolo Vesto» fio 
eondotto Vaulo,^ dice Vesto. Aggrippa Ke, tSf* • 
tutti yoi huomini che infieme fiete prefenti con 
ejfo noi j yedete questo huomo , delquale tuttd 
turba de Giudei mi parlornotZP* à lerofilima» 
tP* qui gridando, non bifognareche yiueffepiu» 

Et io non trouai ch’egli habbia commeffo cofia aU 
euna degna di morte.Ma hauendo questo appeU 
latofi à Augurio » deliberai di mandarlo,deL. 
quale nonho che fcriuerecofa certa al Signore^ 
per laquale co fa io l* ho condotto àyoi,(jr mafi 
fimamenteà teKe Agrippa yacctoche difamma^ 
tolojo habbia da fcriuere, perche mi pare co fa ini 
qua mandare yn huomo legato» & ntn figntJU 
tare lecaufe di quello* 

« 

Paulo ^acKiara la fua vocatìone e la caufii <Sa 
la Tua Me con grandt autorità dinanci al Rt 
Agrippayalquale piego vn poco 1* animo luo>ma c(^ 
fenio laeaufa non fatta lì departeno i Proceri. 

C A F. XXVI. 

E t Agrippa dijfe à Vaulo,egli ti fi permet* ^ 
te parlare pertefieJJh*Allhora fauh disUfa 

U 


* c A ». X X T r. 4 f| 

ìd mAno,eominc't9 À rendere ragione di fe.Dè 
tutte le eoJe,R,e Agrippa , eh* io fono accufata 
da Giudei tini fimo beato Jhauendo k dtre la cau- 
fa mia hoggi apreffo di te^ ejfendo tu grande* 
mente conofeitoredt quelle cofeche fono apreffa 
de Giudei fO* delle con fuetudmifO* delle qui^i§ 
niyper laqual cofaioti prego che patientemen* 

* te mi afcoUuY.t certametela yìla mia, che io yif 
fi da giouentu, che da principio fu nella gente 
miaà lerofolima,conohhono tutti i Giudei, che 
frima mi haueuano conofeiuto da principio, 
fe yogliono darne tejlimonio^fhe fecondo la cer* 
tifinta fetta dela noTlra religione yijfe Vha* 
rifeo» Et hora confidato nella fperan^ della 
repromìfiione^iche fu fatta à padri noTlrt da I(L 
diojflofottoposloalgiudicio,allaquale le dodi-^ • 
ci tribù nosire afiiduamente la nette, o" ilgtor» 
no feruendo à iddio jperano di hauere àperuenU 
^re*Ve laquale Jperan;^a,Ke agripppajo fono ac^ 
cufato da Giudei, Tercìte fi giudica incredibile 
appreffo di yoife iddio fufeita i morti? Et io DiCt,t 
certamente penfauo, di hauere à fare contro al 
toome di ciEsy Na:^reno, molte cefe repugnan 
dojaqual cofa amhorafeci à lerofolima,Et mol- 
ti de fanti rinchiu fi nelle prigioni, riceuuta la 
potè sla da Principi de Sacerdoti, CP* offendo yc- 
ciftjne difii ilmio parere,Et per tutte le finago- 
gfie fmentepunedegli gli sferrano à besiemiare. 

Il ma gg iormente infuriando centro à quegli gli 

ptf 


ferudto alla ce^i tiene di AugnTfo , comandai 
che fnjfe guardato infine à tanto eh* io lo man^ 
dafii à Cefare.V-t Agrippa dijfeà Teslo^anth* 
ta io yoleua ydire quefie huomo.Yìofnane difi» 
fieX'vdirai , C 7 * V altro giorno ejfiendo yenuto 
ji grippa B emice con molto apparato ejjen 

do entrati Snella audt entia , co tribuni 3 CP* huo* 
mini primi dela citta, comandandolo Veslo3fi» 
condotto Vauio3tsrdice tesio,Aggrippa Ke, cr • 
tutti yoi huomini cheinfieme fiete prefenti con 
ejfo noi 3 yedete queTio huomo , delquale tutta 
turba de Giudei mi parlornOtZP* à lerofolima» 

€Sf ^ui gridando, non bifognareche yiuejfepiu» 

Et io non trouaì ch’egli habbia cemmeffo cofia oL 
cuna degna di morte»Ma hauendo quello appeU 
latefit à AuguSio , deliberai di mandarlotdeL 
quale nonho che fcriuere cofia certa al Sigtort^ 
per laquale cofia io l* ho condotto mafi^ 

fimamente à tene Agippa3accioche difiamina^ 
tolodo habbia da ficriuerejperche mi pare cofia ini 
qua mandare yn huomo legato 3 V* non fignifim 
care le caufie di quello» 

* 

Paulo ^ecliiara la Tua vocatione e la cau(à ào 
la Tua (eie con grandt autorità <linanci al Re 
Agrippayalquale piego vn poco Tanimo (uo>ma e(» 
Unio lacaufa non fatta iì departeno i Proceri* 
CAP. XXVI. 

E t Agrippa dijfie à Vaulo,egli ti fi permct^ ^ 
te parlare per tefieJfio,Allhora ’^anlo dòslefa 

U 


€ A X X T r. 4^1 

la mane, comincio « rendere radane di fe.Bè 
Agrippd y eh* io fono acca fato 
eia Giudei imi fimo beato Jjauendo à dire la caum 
fa mia hoggi aprejfo di te» ejfendo tu grande* 
mente conofeitore dt quelle cofeche fono aprefjo 
de Giudei delle confuetudmiy^ delle quisìio 
niy per laqual cofa io ti prego che patientemen* 

* te mi afcoltuEt certametela yita mw, che io yif 
fi da^iouentUyche da principio fu nella genio 
miaà lerofolimayconohhond" tutti i Giudei» cho 
prima mi haueuano conofcìuto da principio, 
fi yegliono darne teJlimonioyche fecondo la cer* 
tifiima fetta dela noTlra religione yijfe Vha* , 
rifeo. Et bora confidato nella Jperan:^ della 

repromifiioneychefufatta àpadri noTinda l(L 
diofio fottoposloalpudicioyaìlaquale le dodi* 
ci tribù noTlre afiiduamente la nette il gior^ 
no fruendo a iddio fiorano di hauere àperueni* 
^re,-Delaquale fieran:^ayKe agripppajofono ac* 
cufato da Giudei, perche fi giudica incredibile 
appreffo di yoifie iddio fu fetta i monti Et io 
certamente penfauo, di hauere à fare contro al 
nomedi g i e s v ^a^renoymolte cefi repugnan 
dojaqual cofa anchorafici à lerofolima.Et mol* 
ti de fanti rinchiufi nelle prigioni, riceuuta la 
poterla da Principi de Sacerdoti, CT cJfendo yc* 
ciftjne difii il mio parere.Et per tutte le finago* 
ghefmentepunedegli gli sfen^auo à heTlemiare. 

Il maggiormente infuriando centro à quegli gli 

per 


'^4 tatti db gii ATOSTOlI. 

perfe^ttitifuo infitto no alivi citta, Pti* la atta 
delle ali cojcj andando in T)awap:OfCott rtf#« ? 
torita^c^ commi filone de Principi de Sacerdoti» 
nelme'^ ^pornOiO Ke^yiddi per via, dai cielo» 
/opra lofplendore del fiale, file dermi yno turno irP- 
torno, dT' intorno à cjue^li che caminauano ntecò» 

Et ejjendo tutti noi caduti in terra »ydimm§ , 
•vna yoce,che miparlaua,d?’ direna in Pìebratea' 
hnguaiUnl Saul, perche mi perfiegnitùP^ti ti t 
dura cofia àrepitgnare àgliftimeli:Et iodifii»chi 
fici sigitoref Et cjuello dijfie^lo fieno G I B s v che 
Ui perfieguiti.Mari'^ti,^;' fla fiopra i tuoi piedi. * 
perche à queJlo ti apparfi.accìoche io ti cofilituifi- 
fi miniflro, 09* teflimonh di quelle cofie che m 
yedefihd^ di quelle ne lequali ioti apparro» ca 
uandotìdalpopoh,dr da le genti, ne lequali 
ra ti mado,acciochetu apra gli oc(hi dt quegli, a 
fin che fi ccuertino da le tenebre, alla luce , CT* dal 
la potefla di Satan»d iddio, atcieche ricettino 
la remi filone de peccati, O' la fiortè fi-a quegli cìye 
' fino fiantìficati,per la fede, che e yerfio di me. 

Onde,o He Agrippa, io non fui inohediente al* 

* la ceiosie yifitone.Ma à quegli che erano in T>a* 
mafico primamente, à lerofiolima, dTper tut* 
ta la regione di Giudea, dipoi anchora alle Gen- ' 
ti annut}auochefiirauuedcfiino,d^ ccnuerliffift- 
fià iddio, fia cendo opere degne di quegli che fi 
fiufiino rauneduti ,per queffa catifia r*Giudfi 
tentomojhauendomi 'prefio n el tempio» diamma^ 


CAI». XX VI. 49^ 

Abhanutomi adunque allo aiuto di id- 
dio^lo mfinoà queflo dijtéslificando al piccolo, 
C?* al ^ande , niente altro dicendo , che qneUe 
coje, che predijfono i pfopheti hauere a 'cffere, 
Mofe ,fe haueffe à patire Chriflojfe pri^ 
tno dalla re jurret tiene de molti hahbia annutia^ 
re il lume al popolo, alle Genti, Ut diccdoqu>e^ 
fle co fé per fe,Ve7là con p^ran -voce drj]e: Paul 
it* diuieni matto. Le molte lettere ti inducono 
alla Jhiltitia, Ut Paulo dijfs , io non dinen^o 
matto, ottimo Ve7io,ma parlo parole di yerr- 
ta,Z9“ di Jhhrieta Perche ha co^itione di que^* 
fte cofe il Ke, apprejfo delcjuale, CT* Ithernmen^ 
teparlo.pe'rcheionon penfo che co fa alcuna di 
^quelle gli fia occulta.Perche quella co fa non fi 
e fatta in yn cantone.Credi tu Ke Agrippa à 
propheti^Io forche tu credi, Ut Agrippa dijfe d 
fatilo, in poca cofami perfuadiche io diuegna 
ChriTliano.Ut Paulo dijfe.lo defidererei da Dio 
non folamente in poca, ma in affiti, non te fola- 
mente ,maanchora tutti quegli chehoggi mi oda 
'no,eJfere tali qual fino io eccetto quelli lega- 
mi,Ut hauendo parlate quelle cofe fi Ietio,il Rf, 
O’ilprefidentc, cr Bernice,z^ quegli che fedè- 
tMm loro apreffo.Et effendofi fiparati,pàrlauano 
fia loro dicendo. QueTio huomo non fn co fa degtia 
di morte, òdi legami. Ut Agrippa dijj'cà leTlo, 
Qf^sflehuomofipoteua lafciarefenon haueffe ap 
peQato Cefare, 


Pati 


49S FATTI D* GLI AFOSTOlI- • 

P Itilo pcc BiÉtiato# Ccfar* econiineflo aI 
Centurione ilquale vedendo i venti contrari vfn 

vaaelconfiglioai paulo,e eflcnaolongo tempo v« 

^ Seti 4a venti e Ja on^e n alligando peruengeno cott 

grandiGimo pericolo à 1*1 foU di Melicc* 

C A T X V I 1. 

E t cJye fi* deliberato, che noi naui^af»^ 

fimo in UaliaJettonotCr Vanto, o* certi 
^Itnlegaù al Centurione j^ernomelulio de U 
Cohorte Augusta, cr falendo^ nella nane adra-^ 
myttinaper nauigareprelfoàluogjùdi Afta face 
ffiQ yela,re7tando con ejfo noi Aristarco Mace* 
dono Vheffalonicenje, Et nel feguentedi apfrom 
demmo à Sydone. Et lulio hauendo humana^ 
mente trattato ?aulo,gli concede che andate 
egli amici, fujfe curato da quegli.Et di quiui ha 
. i»e»(/o fatto yela, nauigammo fatto Cypro, pet 

effere yenti contrarij,Etnauigatoil pelago^ 
tallo incontro di Cilicia, er di Vamphilia, per* 
uenimmo à Myra,cheè di Ljyc/4.Et quiui abba* 
tutofi il Centurione à rna nane di Alejfandria, 
che nauigaua \n Italia, ci pofe fipra queSa.Et co* • 
eiofia cofa che per molti giorni,noi nauigafii* 
mo adagio , cr con difficuha yenifiimo con* 
tra Gnidoprohibetfdoci il yento nauigammo i 
Creta preffo à Salmone,Et con difficulta trafeor* 
rendo prejjb à quella, peruenimmo à yn certo tuo* 
go àlquale fi chiama Euoni porti ,alquale era y» 

* eina la citta di Lafea.Et trapajjato moli » tempo. 


c A p. X X V I r. 4P7» 

^ tjfèndo^ia pertcoloja la nauìgatìonej t^per 
balere patito fame oltrail douere^gli conforta^ 
dicendo loTOtUuomini t io yeggo che 
fon ingiuriati molto danno i non Colamente del 
Caricoti della naue^ma anchara delle anime no^ 
ftrehada ejferela nauigatione.Et il Centurie^ 
ne maggiormente credeua al gouematore , i 
dtnochierocheaqueTlecofechediceua Vaulo,Et 
^ non offendo atto il porto a yemareyi piu detto^» 
no per eonfiglio partire di lafe per alcuno modo 
potejlino , traportati a Vhenice : quiui 'verna’* 
re.Qi^Sioèil porto di Creta, che guardaà Af. 

4 Coro. Et foffiando Auslro,fperan* 
do di confeguire il loro intento ,partendofi da 
Afon ytrafcorreuanoper Creta. Ma non mol- 
to tempo dipoi fi moffe contro à offa il 'vento 

a honicoyche fi chiama Euroatjuilo, Et eli 
_ ^^pita la naue,non potendo fare forya al 
yerttoÀata la nane à yenti erauamo traponati, 
i trafeorrendo yna ceri al fola che fi chiama 
Claudajcondìfiiculta potemmo ottenere la fio* 
phajaaualefolleuata con aiutoriyyfauano, cin- 
gendo difetto la naue, temendo di non dare nel- 
le fccche, i mandato fitto il bateUo,cofi era- 
^ no traportati. Et effondo agitati da yehemen^ 
te tempesta Jlfepente di figittornole mereatti 
tioyi il ter!^ di con le proprie no sire manegit- 
tammo glt armamenti della naue.Et nonap- 
fareadojttil Sole ne UfieUe^perpiu giomiy^fi 


[t 


frasiando tmpeTia non pìccola, fi era già 
nata ogni di noTira falute,ì.t ejfen» 

do fiati ajj'ai fen^ mangiare. Allhora fiando 
“paulonel me!^ di Ioro,di{fe:E bifognaua ccr- 
tamenteìo bnomini facendofi à mio finno,no» 
fi partire da Creta, ne guadagnarci ^ueTla in* 
giuria, ip'perdita.Et bora yi conforti, che yoi jU 
te di buono animo'.percbe nejfuna perditadi ani» 
ma fara di yoi, ma folamente della nane, perche 
mi flette atlanti quesìa notte V Angelo di J>io» 
delquale io fono, cjr alquale io feruo, dicendo» 
Non temere Vaulo , ei bifogna che tu ti apre^ 
fenti àCefare.Etecco iddio ti ba donato tHtti^ 
queTHche nauigano teco,per Uqtial cofa,huo^ 
mini, fiate di buono animo , perche io credo à 
Dio che fara cefi come mi è flato detto.Et in 
yna certa ifola hi fogna che noi peruegnamom 
Ma poi che la quartadeetma notte foprauen-» 
nejnauigando noi in Adria circa la me'^ notte 
Jojpettauano i nauiganti chegli apparijfe loro 
cualque regione, iqualiti^ mandata giu laholl* 
dejtroHornoyentipafii,^ alquante partiti di 
la,oy di nuouo mandata giu la hohde,trouemo 
papi quìndici. Et temendo di non darei» luogi 
ajpri, girando quattro anebore dalle poppe, de.. • 
fiderauanocbe fi facejfe gìorno.Et i nauicanti 
cercando di fuggire della naue,haue»do man-» 
data in mare la fcapha, fotte fpecie, come fe bauef 
fino à diflendere le aocime dalla prora^ijfe Vate 

hai 


“ c A f. X JT V r n 

. lo alCenturìonetZ^ à tnilithSe questi non re- 
ficranno nella naue^yoi non potrete diuenire fal^ 
f ui.AJlIjora i militi tagltorno le funi della jca^ ' 

phut fojferfono ch’ella fi JpartiJfe.Et comitù 
ciandù à apparire, il ^iorne confortaua tutti 
JPaulo che pigliammo il cibo, dicendoiQueslo è il 
-decimo quarto S che afifettando^fietedigium. 

Mente pi^liandojper laqual coja io y§ coii’fiorto 
thè yoi pigliate ti cibo, perche quejìo appartiene 
, alla falutc yoTha, perche di ntjfuno di yoi cadrà 
capello di capo. Ef hauendo dette quejie cofe, 
prefo tl pane, rendè le gralieà iddio in prefim- 
di tutti , O' hauendo Jfe^^ato comina^ à 
fnangiare.Et hauendo già fecreati gli animi di 
tutti yprefiono anchora efii il ctbo.Et nella naue 
trauano le yniuerfie ahimè, dugento fettantafei, 

■ ay fattati di cibo,allegerinano la naue,gittando 
C tlgrano in mare.Et ejfendo fatto giorno no cono» 
fceuano laterra,ma metteuano mente à yno certo 
fitto, che baueua Ino, nelquale penfauano fe po^ 
ufiino Jptgnere la nauo^ Er hauendo leuate le 
anchorefi commetteuam al mare tnfierne aliar* 
gado le gmme de timoni, o' leuato l’artemone, 
al foffiare della aura, andavano al hto,^ cjjcn^ 
do incorfi in yn luogo di due mari,Jpinfonola na 
ue,zy ficcata la prora rejhaua mmobile,et la pop 
pafit disfitceua dalla fot de onde:^ tl co figlio 

de militi era di anima:^re i legati, accioche 

SHno nttotando non fn^jf^nlilaHQeftturtontyo^ 

. 1 a» ' 


j 



t A P; 


X X V r I j. 





UdjmHtando opinione jdiceuano che egli era I</L 
dio» Et in que luogi erano poderi d*yno primo 
della ifola» Enblioper nome»ilquale hauendoci 
■ricettatile di benignamente ci allogio» Et au* 
nonne che il padre di 'Pt^blio giaceua tormen* 
tato dalle febbri, CT* diffènteria , alquale entro 
"PaulOfCp* hauendo orato,^ pofloglt le mane /•- 
pra,lo Jano»Eatto adaque queSlogli altri che ham 
c ueuano infermità nel Vlfola,yeniuano,et erano 
fanati jiqualranchora ci honoromo di molti ho- 
nori,es^ f accedo noi yela^i dettono quelle cofe che 
erano neceffarie,Et doppo tre mefi, nauigammo 
nella nane Alejfandrina,che haueua fatto la in-, 
uemata nella ìfolajaquale haueua per infegna 
Caslor,^Eolluce»Et offendo yennti à Siracn» 
fajci fermammo tre di. Dì qutui, trafcorrendo 
attorno, venimmo à R.eggio,c^^ doppo vno gior- 
no foffiando AnTlro V altro giorno venimmo à 
Vuteolifdoue trouati i fategU , fummo prega- 
ti diresiare nppreff di loro fette giorni, CT* cefi 
^venimmo a R^oma, Et di quiui hauendo vdito i 
frategU di noi, ci fi feciono incontro infino al fo- 
ro di Appio, alle tre tauerne, iquali hauen- 
do veduti Paulo, rondate le gratto à Dio,prefe 
fidan!^.Et effondo venuti à lAoma, il Centurio- 
ne dette i legati al Principe dello efercito , C7* 
fupermeffoà Paulo, che fleffeda fiua poUa col 
Milite che lo guardaua» Et doppo il ter!^odi» 
eonuoco Paulo i primi de Giudei, e?* effendi vo- 

* 3 - 


V 


501 FATTI DB Gt I APOSTO 

tutti, dicena loro: le Imomini fategli, non ha* 
uendo fatto cefi alcuna contro alla ^lehe,o or- 
dini de maggiori, legato da lem foUma, fono da* 
té nelle mane de Biomani, iqukli hanendomi di* 
faminato, mi yolfono lafciare,pernon ejfere aL. 
tma caufa di morte in me, ma eontradtcendo 
i Giudei fui conThretto appellare Cefare, non co* » 
niehanendo di che ioaccuji la Gente mia, per 
laqnal caufa adunque vi chiamai, accioche io 
yi yedef?i,csr parlajsi,perd}e per lajperan!^ 
d’ifrael fono circundato da quella catena» E<? 
^quegli gli dijj'ono: Nei non hahbiamo riceuttìe 
lettere di te da Giudea,nc yenemlo alcuno defia* 
tigli ci referi, 0 parlo alcuna cofa di male dire» 

"E-t rogliamo ydireda te quelle cofe^he tu fenti, 
perche ci è noto di quella fetta che per tuttofi* 
gli centradtce. Et hauendogli conflituito il di * 
affai yennono à quello nello albergo, a iqua- 
li ejponeua, tejlijicando il regno di iddio, per* 
fuadendo Uro di ciesv, dalla Ugge di Mofe, 
da Vropheti, dalla mattina infino alla fera» 
Et certi creiieuano à quelle cofe chef dtceuano, 
^ certi noncredeuano,ip* non effondo concor* 
jCa.6.e ■ (If fa loro, Ji patirno, dicendo Vauloma paro* 
diffe lo Spirito fanto per lefata Vrophe* 
I,uc.*8Tf ta,à i padri noslri dicendotVa à quello pope* • 
Gio.ix.f lojCi^ di,con,gli orecchi ydirete,€P* non intende* 
Ronx>li*b yedendo yedrete no forgerete,per* 

€heè ingroffato il cuore di quello popolo, ^ tea 


t c A >. X X y 1 1 1. yoj 

érecchi gravemente ydimo» feriremo gli 

ecchi lorojaccioche qualche yolta non yegghinv 
con gli occhiti^ con gliorecchi odinolo* col cuore 
intendinOiCP* conuertinfi»Q^io gli fanijSiaui 
adunque notOjche alle Genti è fato mandato 
queTlo falntare di D/o,e7* effe ydiranno^Zt 
hauendo dette queTie cofe, yfcirno t Giudei da 
quello}iauendo molta dtjcordiafia loro,'Et 
lo resio duoi anni ’mteri nella fua condot* 
ta^V* riceueua tutti quegli che en. 
trauano à lui» d edicando il 
. re^todi DiOiCtinfegna* 

do quelle cofe che fo^ ’ •'* 
no del Sin:nore 


I 


PIE S V, . . ,• . .^r 

.con 

^ ogni fiducia^nen le ' ' 

frohihendoaU ' * 

cune. 


I 1 


PINE DE GLI Atti, © 

TER PATTI D B G LI 


A P O S T O lV 
* 


; •• \ 



A 


SIO DISSE. 

Td che non fi fjfdrti delld tttd hoccd, il "V^ 
lume di cfite^lx U^e^in ejuello medU 
. terai di e notte, perche ojferui, O'fdc^ 
CI quelle cofi legnale in ejfo fono fcritte* 
xXlPhord redrifferdt Id tUd yid^C^ 
in ^uelld intenderai. 

1 O S V E I. 

C H 1 sA M ^ 

T V T T I A SE: 

Venite a me tutti voi, che vi affatica- 
te, & io vi recreero. Togliete il 
giogo mio fopra voi, & imparate 
da me,pcrchefono mite,& humile 
di cuore. Ettrouerrete quiete, al- 
Panime voftre, perche il giogo 
mio e iuaue, & il pefo mio leg- 
gieri. 


M A T T H. XI. 


EPISTOLE DI 

SANPAVLO 

APOSTO- 

LO. 

* . 

t 

DalGreco tradotte in lingua To^ 
JcanajCÌ^ nuommente ri^ 
uifte ^ ricorrete. 

A Romani’ i. Ad Theflyoni- 
ACorinchi ii. cenfi ir. 
AGalathi I. AXimotheo ii. 
AgliEpheG I, A Tito i. 
APhilippenfi i, APhilemone i. 
AColoflenfi I, AgliHebrei u 

A 

EPISTOLE C A- 

NO N I C E> 

DiS.Iacopo I. Di S.Giouani in . 
DiS.PieCro ii. DiS.Giuda i. 



EPISTOLA DI 

SAN P A VL O A 

IC O M A H !• 

♦ 

principio beniuolcntir ecura il Paulo ilqua« 
le a prenile la vocatione Tua à la dignità de Io Euan 
geli© e con ftudio Telpone al Romaniidipoi comiit 
ciainCègnarlafede e la ìutHficationei e dimoftra 
pherrendirsirao fonte di fcelerita cHe e la ignoran* 
tia d'lddio>e de la religionecorrota* 

CAP. I. 

À V L o feruo di G 12 sv Chrì^ 
flo chiamato netto apoTiolatOj fem 
parato atto euangelio dlddioj il^ 
quale haueua promejfo aitanti 
per i fttoi profeti, nette (crittu^ 
re fante , del fuo figliuolo ^generato dal feme 
di Tyauidj fecondo la carne , dicfiiarato figlim 
Itolo ^ iddio in potentia,fecondo lo Spirito%lm 
la fantificatione , offendo rifu fcìtato da morti, 
Chrttlo SignorenoTho,perilqHale noi hahhia* 
mo riceuuto gratin vficio a^Uolieo ^atta 
ohedientia detta fede, pel nome fuo in tutte U gem* 
ti jnette quali fiete anchora yoi chiamati di Gin 
‘ s V Chrtslo. Pitutti voi che fiete in Koma dilet^ 
ti d*lddio/hiamati fanti, grati a à voi» o*^ac§ 

aa % 



à. A R O M A N I. ' ' ^ 

* N. 

Aa iddio fadrenosirOiO* dal Signore g r e s r ' 
ChriTlo» lo premicramente rendo gr atte all’idi 
dio mio per G i e sv ChrtTio per tutti 'voi, che 
la fede 'vo7lra,fi annuntia uelTyniuerfo mon» 
do, perche mi è teTìimonio lddio,ilquale to adoro 
nello Spirito mio,neITeuangelio del fuo figliuolo, 
ehefen^ intermifiione fo fempre mentione di t 
•voi nelle mie or ationi, pregandole per alcun mo- 
do finalmente qualche yoltà mi fiucceda projpe* 
to camino nelle yolonta di Dio, che io yengd à 
yoi,perche io defidero di yederui, accicche io yi 
faccia partecipi di qualche dono [pirituale, à yo* 
fira confirmatione.Et queTio e accioche io fin in^ . 
fieme conflato con yoi,per la fcambieuolo fede, 

C7* yoTira, ct* mia, Et yoglio che yoi fappiate 
fiategli,ch*io ho jpejfo deliberato di yenite à yoi, 
cr infino à bora fono flato impedito, à fin che io ' 
hauefii qualcJjefiutto in yoi, come CT* neW aitile 
genti, Et à. Greci,^ à Barbari,^ tanto adotti, 
quanto agli indotti, fono debit ore, talmente che 
per quanto s*ajpetta à me,io fono parato euan^ 
geli^re d yoi, che fiete d Komai Verche io non 
rn[ yergogno dello euangelio di Chrifio, perche, 
èpotentia4*lddio,aUa faluteà ciafcuno che ere- 
de,al Giudeo prima,Z^al Gentile, perche la giu- ^ 
flitiad* iddio fi riuela in quello della fede, nella , 
Ata 1 a ^ fcritto,Et ilgìuslo yjtiera per fede, 

Hcb'.iò.g ^ 'riuelata dal cielo jfofraC 

Cal. 3 ,b ogni impieta,^ ingiuTiitta di quegli buomini,, 

' V . dìe 



I. 


CAP. 


J 


thè ritentino la yerita nella inghWtìajper^ 
che queàoche fi può cmo fiere di Dio^è manifer 
fioinqsieglibauendolomanifes'iato loro iddio* 
JPerche le coCe inuifibiU di quello» dalla creatio^ 
ne del mondo, per ejfe opere intefefi veggono, o* 
la fempiterna fua potentia»o* la diuinita, in 
modo che fono inéfiufidbi li, perche hauendo cono* 
fciuto iddio non lo gìorificorno come iddio, b 
rendcrno grane , ma diuennono vani nelle 
loro cogitationi , o* il cuore loro fenfa fapien^ 
tiafn 0 furato ,iqu ali penfando di effere fa^ 
pienti, fono diuenuti fiolli,Z:p* mutorno la glo- 
ria dello incorruttibile iddio , nella fimilitudi- 
ne della imagine corruptibile dell'huomo , 
de gli vcceglt , ip* delle beTlie di quattro piedi, 
^C 7 *de ferpenti.Ver laqualecofa, ^gli dette id- 
dio ne defidertj de loro cuori , nella immondi- 
tia, accmhe fia loro in fe fiefii yilipendino i 
loro corpi Jqualt mutorno la yerita di effp,neU 
la falfita, tp* hanno yenerato, ^ adorato la 
creatura f opra il creatore dìe ì benedettone fi- 
coli. Amen, Per laquale cofagli dette iddio nel- 
le ignominie fi cupidità, 'Perche, CT'/ff feminedi 
quegli, mutorno il naturale yfo , in quello die 
e contro à natura.Et fimilmente *tnchora i ma- 
fchi, lafciato.il naturaU yfi ddU femhtif,ar^ 
fimo nella loro concupifietftia , fiam\umidmet$- 
te fia loro, i mafchi,ne mafihi, operandò' eofa in- 
fame, riceuendo in fe fiefii ilpreniiti dei loto <iu 


(T A K. O M À N r. 

Tùtejdjefadi bifogno* Eterne non afprouorn9, 
rhauere in cqgnUioe iddhiCofigU dette iddio in 
mente non buena^ acciothe facepino quelle co- 
, Jè che nonflauano berte j ripieni d'ogni ingm^U- 
tta,nequtttaSormc(nione, nuaritia, malignità^ 
pieni ainmdiajd^occifioneydi contentione,d*ii9- 
gannoidi cauiweconfuetudìne^mormoratorii de- 
trattori Miatcri di DioJniuriofiffuperbij arro- 
ganti, inuentori de mali, inobedienti al padre» 
XP* alla madre, ignoranti, incompoìli, non charì 
tatiui,fen:^fede,fen:^ mifericordia,iquali eo- 
nofeedo lagiuTiitiadi Dio,che quegli ,che fanno 
* tali co fe, fino degni di morte, non folamente fan 

, noqut5Ì€cofi,maanchoraacconfinta à quegli 
àtt le fanno» 

Paulo moftra cerne tutti gli huomini erano oI>ll 
gati alla feruttu del peccato, e aueuano meritato 
Tira d*lddio,e che gli Giuddet non penfaceno efl*er 
liberi del peccato perla leggere perla circoncifione» 
e gli moiira le quale fono le loroTcelerita e ilqua* 
de e il vero Giudeo » e la quale e la vera circolici» 
£one^ 

C AP« X I« 

Mae. 7 «a TJ Er laqual co fa tu fii ìnefcu fabile , o haomo a 
Jl qualUque tu fii chegiuaichi, 'Perdre in que 
< fio che tu giudichi yn altro , condanni te fieffo» 

. jiercfce tu che indichi fai le medeftme cofi» Et noi 
pappiamo che il iudicio di Dio^ feconde la yeri^ ■ 
tnjsentro à quegli che fanno pàli cofe»p.tpenftià 





I 


t A f. I r* 7 

ijuejìoohuomo che giudichi qgli che fauna tali 
cofe,^ oj^eri le medefime, che tu fuggcrat ilgm 
dicio di VioìOh dijfregi tu le TÌche^^ della be- 
nignità fua,^ della tollerant 'ta,c^ della patte- 
t taf ne fapede che la benignità di Dio ti inuita a 
la penitenti a . Ma fecondo la tua durel^^ , C7* 

B cuore /he noft pententi riponi Vira nel giorno del 
VirajC^ della reuelationej ^ delgiujìogiudicio 
diDioJlquale redera à ciajcuno JècundoVopere 
fue. A quefti certamente , iqualiperfeuerando 
nel bene fare cercano gloria^ (y honor e, O' im- 
mortalità , la yita eterna • Ma àquegli che fono 
contentiofh^'che non acconfentano alla yerita^ 
C?*obedifcono alT ingiuf icia, furore^ Ci?* irajtri- 
holationoj anjieta,fopraogni anima d'huo- 
mo/h* opera male /lei Giudeo prima,^ del Gen- 
tile,Ma gloria er pace, à ciafcuno che • 

opera bene/il Giudeo prima, cir al Gentile, Ver- 
^nonèrijpetodi perfine apprejfià Dio, perche lob.j^b 
l^tti quegli che peuomofan^a legge, fan!^ leg Fat.io.o j 
ge anchoraperirdno,^ tutti quegli chepeccerno 
nella legge, per la legge ferano giudicati . Verche ^*^!^**^ 

. no quegli che odano la legge, fino giu fiiappreffi iac.i.4 
c à D'tojna quegli cfje co fatti ejprimano la legge, 
faranno giuflificati, perche concìofta cofahele 
genti che non hano legge, fatino per natura quel 
le cofe che appartengono alla legge , effe non 
hauendo legge, fino legge à fi fleffe, lequa,- 
U mofiranp V opera dclk Uge firhta ne loro 


s A ROMANI. 

cttorì, rendendone je^imonio laconfctentìa to» 
ro*j^ le cogitati eni chef -a loro fi accufan^^ 
anchorafcnfanOyinquel di quando il Stgnoré 
giudicherà le cofe occulte de gli huomini fecon-> 
do V Euangelio mio per g i E s v ChriTlo. Ecco 
tutti chiami Giudeo, er ripofiti nellalegge, CP* 
gloriti in Dio, CP' conofcéTU la yolonta, CP* ap- 
prououi le cofe piu y tilt, insìrutto dalla legge, 

CP* confidi d'efjere tu ftejfo guida de ciechi, lume 
diquegliche fono nelle tenebre, ammaeThratore 
di quegli che non fanno, maeslro di piccioli, ha^ 
uendo forma di cognitione, CP* di yerita per la 
ieggeJXu adunque che infegii à yno altro, non o 
infogni à tefiej]o,ilquale predichi che non e da 
rubare,^ rubi,ilquale di che non fi debbe aduU 
ter are, commetti V adulterio, ilqu ale dannigli 
ìdoli, fai facrilegio,ilquale tiglorij della legge, 
O*diihonori iddio, per la preuaricatione della 
iCa.^z.b legge.'Perche il nome di iddio per yoifi beTfem^ 
Eze,}6,e genti, come è fcritto,perche la circunci- 

filone certamente giou a, fie fieruerai la legge. Ma 
fie fei preuaricatore della legge,la tua circuncifio 
ne fi muta nella' incircuncifione. Se adunque la 
incircuncificnecuTlodira le giuTlificationi della 
legge,ohnonfia reputata la incircunci filone di 
quella, per circuncifioneì Et quello che è per na^ 
tura incircunci fione, fie offeruera la legge, giu» 
dichei^te che fiei per la lettera, CP* ptr la circun* 
tifone, preuaricatore della legge finche no* 

^uei 




/ 


c A p. 1 1 r. ^ 

i^ueUo che e alla fcofertai Giudeo, ni^uella che ' 
calla fcoperta neU carne, è circunciJìone,md 
quello che e in ahfconditò,è Giudeo, ZP* la circun» 
cifione del cuore in Spirito ^onper letlera,la la» 

<U deUaquale/ton è dagli huomini,ma da iddio» ' 

In quefto capiculo £1 moiìra in che il Giudeo e 
piu cccelcnte,c qui ritornando al punto ogni huo- 
xnoe conuinciuto dal peccatole infegna anchora 
che per giuftitta e fede in Chriflo fé aquifta la gra* * 

‘ tia d*lddio e non per gli opere de la legge. 

CAP. Ili* 

t * 

A cofa adunque ha di piu il Giudepfo dn 

X^projìtto della areoneijione? Molto per ogni 
mpdo,CP* principalmente, perche fumo loro con- 
ceduti i parlari d*lddio» Ma che cofa fe alcuni • 
non credettonoìóh la incredulità di quesli leue 
ra ria la feded’lddioÌNon fa» Et fia iddio ye- 
race, zp* ogni huomo mendace,come è ferino, Ac- 
eioche tu jiagiuTlifcato nele parole tuejZP* vin- 
ca quando fei giudicato. Et fe la ingiuTlitia 
noTlra comenda la giuTiitia d* iddio, che dire- 
moìoh'eingìuilo iddio, che induca ir aìcomehuo- 
9 mo parlofNon fa, altrimenti come giudicherà **Tiino* 
ìddfoH mondo? perche fe la verità iddio glo.-d 

hondo nella mia falftta, alla gloria di ej]'o,che co- pfal. n^.a 
fa anchora,ZP* io come peccatore fono giudicato, &jo.« 

Et non piu tosio (come noi fiamo heflemmiatì, 
come dicono certi, che noi, diciamo) faccia* 


f- 


kò 


A KOMANT* 


pra.i3.a 

Pfa.f.a 

I39.a.& 

^.c 

jCà.^9.h 


^« 1 . 2.4 


ino le cojc catti ftCiaccioche yen^tno le buone Jd 
d^atione de qualt è gmfla.Cbe cofa adunque? ^ 
Auan!^an^oi quc^lifNon al tuttOj^erclìc noi 
hahhian^/auantiiaffegnando la capone , dtnto^ 
fhatp^^ i Giudei,'^ i Gentili t tutti ejfere 
fot^o ilpccatojcome e firitto. Non èpufio 3 non 
^ur yno » non è chi intenda > non e chi ricerchi 
iddio, tutti declinorno infieme ,fino diuenuti 
inutili, non e chi faccia hene,7ton è infine à yno. 

La loro gola yno fe^ulclrto aperto , C7* con in* 
gannoyfumo le lingue loro ,yeneno di affidi 
fiotto le lahra loro. La bocca dé quali epiena}fii 
maladitione,c^ di amaritudine,i piedi di que* 
gli veloci à jpargere il fangue. Contritione,^ C 
Elamita nelle vie loro,^ non conobbono la via 
della pace. Non è timore d’iddio , auanti agli 
occhi loro. Et fappiamo che qualunque legge 
parla,parla à quegli ,che fono fiotto la legge , ac* 
cicche fi turi offtt bocca , C7* diuegna tutto il 
mondo fuggetto à iddio, perdo che da le opere 
della legge, non fi giufiifichera ogni carne nel 
cojpetto di quello,percheper la leggere la coptitie 
ne del peccato. Ma bora lagiufiitia d’ iddio fen 
^ l^S&* fi ^ manìfefiata, xefiificata della leg- 
^,07* da propheti. Et lagiufiitia d’iddio per B 
% fede di Giefu chrifio in tutti Copra tuU 

ti quegli che credano , perche none difiintione» 
perche tutti peccornOjCP* hanno bifogno della giu 

fÌadiDio*GiufiififiHÌft^^9f^^^Ì^ Id grada dà 


II 



e A T. 1 1 1 r. 

tjftyper la vedenti otte che e in CÌtriflo Gl e sr^ 
ilqu-ale prepofe iddio , reconciliatore per la fede 
nelfm^t^e diejjo^alla dimoJhfUione de la fu a 
giuflitiayperla remi f ione de preteriti peccati jUe 
la fopportatione di D/o, alla dimoftrat ione della 
fna gittfitia in quefio tempo tacci oche ejfo fio, 
puftoj^giufiificante quello che è dalla fede di 
c 1 E S V» Domo adunque Ja glori atione? Ella è 
tfclufajper quale legge f delle opere? Non^ma per 
lé l^ggf della fede, ^enfiamo adu nque Vhuomo 
giujhficarfiperlafedefen'^ Vòmere dellalege, 
oh € folamente Iddio de Giudei ? oh non an* 
chora delle genti?CertamentejCt* delle genti jpoi 
ch’egli è yno iddiOjilqualegiuflifchera la circuì 
f one dalla fede tO* la incircunciftoneper la fede, 

Noi adunque difbruggiamo la legge perla fede? 

No» fia^an^ fiabiltamola legge. 

Gii Giudei poteuano adducete per lo elèmpio di 
Abraham lui aurrereguicato giuiiitiaper la cir- 
cuncifìone^e Paulo gli moftra come haueuariceuu* 
ta la promìfsione dinanci lactrcundHone e corno 
non fono figliuoli di Abraham fe non quegli cht 
ièguiceno la Tua fede»cconeIude folidamento la £e« 
de in Cbridoyè quella che giuiiifica. 

C A P. I I I I. 

A cofa adunque diremo hauere tro^ 

. X^uato Abraham padre noTìro , fecondo la 
carne ? perche fe Abraham fu giuflificatu 
dalle opere , ha donde fi glorij ^ma non appref, 
fo 4 Mq, £{ èf feja dUe la fcrimta ^ £r Ge.xj^ 


tt A O M A N I. 

Gal.^a crédette Abraham à Dio, CP* imputato k 
lK,z.à giuJlìtia»'Et à quello che operaia fé gli imputa 
la mercede ^fecondo la gratta, ma fecondo il dehi- 
to.Et à quello che non opera, ma crede in quello 
che giusiificaV impio, fegVi imputa la fede fra à 
g}uTlitia,come anchora dice Dauidja beatitudi’* 
pral.3i.a deWhuomo,alquale iddio imputa la giuTli- 
tiafen:^ V opere. Beati quegli, dequali fono n- 
mejfe le iniquità,^' dequali fono coperti i peccai 
ti.Beatoi'huomo alquale tl Signore non mpu^ 
to il peccato. beatitudine adunque, nel- b 

la circuncifione,o anchora nella incircuncifioneì 
"Perche noi diciamo che la fede fu imputata a 
giuslitia a Abraham. Come gli fujtdunqueim^ 
putataìeffendd nella cìrcunctfione, ò nella ittcir- 
cunei fioneì No» nella circuncifione,ma nella in* 
Q^^x.j^\^nrcunciftone.'Bt prefe il fegno della circunci* 

* fione,fe^o della giuslitia della fede ìaqunle 
fu nella inctrcuncifione , accioche ejfo fid padre 
di tutti credenti per la incircuncifione , accio* 
che fi riputajfe anchora à quegli à giushtta, o* 
padre iella circunci fione, non folamente à que.. 
gli che fino dalla cmuncifione,ma anchora à 
quegli dje feguitano le yesligie della fede, che fé C 
nella incircuncifione del padre nostro Abraham, ^ 
Perche non per la legge fu la promelfa à Abra* 

^ hamibalfemefuOiCbeelfo fujfe herede delmon* 

^ do,ma per la giuslitia della fede. Perche fe que* 

V gli che fono dalla legge,fi^o heredh ^ dsuenuta 
‘ ^ . va 


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C A P. I 1 1 I. ^ 

la^edciCS^ la promijiione è IfuatUj perche 
o^errf r ira tperchemy evita doue non è 
% ^tf,wo/> -Pi f preuaricatione,Dalla fede adun^ 
^uCfaccioche Jhcofido la fffatia nell* effere ferma 
la promi filone à tutto ilfeme,nonà quello Jie è 
folamente dalla leg^eima anchora à quello che 
e da la fe^ di Abr^am^Uqualeè padre di tutti Geti,ij .9 
noi^ome efcrittOtVerchepadre di molte gentil 
tipopauanii à iddio ^alquale tu credefli,ilqua'^ Gen.i^.k 
le yiuifica i morti^tir chiama quelle cofeche non ^ 

fono,comefefienoAlquale fuori di fporanya^neU 

la Jperan!^ credette hàuere à diuenirg^ padrft di, 
molte genti fecondo qu elio che è dettp.i^farMl 
feme tuo,Et non inferm^i'nella fedeS^^m^ 
il corpo fuo già mortificato ^ffendo^p^icen^r 

to anniine la mortificatione detìàmatricedi %> . 

^ Sarra;ma alla promi filone di iddio non dubitam-^'^^^ 
uaper la diffidemiaima fu fortificato per la fe^' 
de adando gloria a iddioa C7* a pieno fatto certo 
che quello che promiffeaè potente anchora di fare, 
per laqualcofaglifu anchora reputato àgiu^ 
ftitia,Et non è fcritto per effo filo, che gli fujfc 
reputato ama anchora fer noi iàiquali fura im^ 
putatOiCredendo -in quello che fufcitb da morte 
GiESv Signore noTho a ilquale fu tradito per 
i peccati noThria C7* rifufiito per la giuslifica^, 
itone nofira,. 

^ *r 

Paulo aifcerne il principio degli frutti de la fé-' 
de*moftwnd6 «nchora la grandefTa de. gli diuipf 

i .X ■ ^ 


M 

/r • 




1 


C4 A K O M A N I. 

benefici cbe Tono accompagnati <ia la fe^e e la loro 
certitudipC)<iepiioi ricomenracbiaramente ogni co 
fa>e dUnofira la fonte di peccati e il loro effetto* 
^ifcni^ anchora de la gratta e de la vita e de' la giu 
fiificatione. - 

CAP. V. 

G luj^ificatt adunque dalla fede , hahhiamo ^ 
pace verfo iddio , per il noftro Signore 
G 1 E s V CÌrriflOiper iiqualehabhianio Imtra» 
ta per la fede in queflagratìdy nella quale jHa^ 

. mOyZ^ gloriamoci nella fperan'^ della gloria dò 
D/o.Et non folamente quefto,ma anchora ci glo- 
riamo nelle trihulaùoni ^fapedo che la tribulath 
ne opera lapatietia,iC^ lapatientiajaprobath 
ne 3 ^ lapTobatione lajpera!^-^t la Jpcra!^ ho 
confonde: perche la charUa di Dio è jparfa ne no- 
fhi cuori, per lo Spirito Santo, ilquale è flato da- 
toànoùV&xheClmfloyejfendo noi anchora infer 
mi fecondo il tempo, per gli impìj è morto, perche 
à pena muore alcuno per il giuflo , perdio per il 
buono bara forfè alcuno ardire di morire. Et 
commeda iddio la fua charitain noi,perche effe» ® 
do noi anchora peccatori,Chriflo è morto per noi, 

- Molto piu adunque bora giuflificafli nel faiu, 
gue fiO faremo faluì dal lùraper effo ,perche fe 
offendo nimieijnoi fiamo riconciliati à iddio, fer 
la morte del fuo figliuolo, molto piu riconciliati, 
faremo falui per la •vita di effo. Et non folamt 
tequeflo,ma anchora ci gloriamo in Dio ,per il 
Signore noflro c i b s v Cbriflo , per ilquale 

habbiam» 


C A p. V. If 

Gabbiamo bora rtceuuta la ricociliattoni.Vereio 
che come per ynhuomo il peccalo entro nel mon^ 
do,^ per il peccato la morte 3 CT' cojì in tutti gli 
huomini pt*j^o la morte 3 in quanto che tutti pec^ 
corno» 'Perche infino alla leggeera il peccato nel 
mondoima non era reputato peccato, non effendi 
® legge ,ma regno la morte da Adam infino à Ma* 
fit,andiora in quegli chenon peccomo aUafimili 
tudinedelapreuaricatione di Adam, il quale c 
figura del futuro» Ma non come ilpeccato , cofi 
anchora il dono» Perche fe pel peccato d*yno,mol 
ti fono morti, molto piulagratia di iddio, ó* il 
dono per la gratta che fu a ynhuomo g i e s 7 
Chrifiojahondo in moltu'Et no come per yno che 
pecco 3C0 fi, zs* il dono, perdìo ilgiudtciò certamen 
^ te da yno delitto , nella condennatione , zj?*il 
dono da molti delitti , nella giuflificatione» 

Perche fepel peccato di yno la morte regna 
per yno , molto piu quegli che riceuano Vahon.». 
dantia de la gratta , CT' del dono della giufiitia 
nella yita, reciteranno per yno g ib s v ChrU 
fio» Come adunque pei* ilpeccato d*yno in tutti 
gli huomini nella condennatione , cofi, zp* per 
lagiuJiitia dt yno, in tutti gli huomini neU 
la giusiificatione della y 'tta. Perche come pet 
Vinobedientia d\no huomo , fumo confiu 
tutti molti peccatori , coft anchora per la o* 
hedientia d*yno,ft consittuiranno molti gium 
fii. Et la legge fottentro , accioche abton», 

daffit ' ^ 


Gal.5«3 


Hel>.i2.a 

Pet.2.a 

Ephe.^.c 

Col.^.b 




dafje il peccato. Et doue abondo il peccatOtfom 
prabondb la gratta ^accioche come regno il pec^ 
tato nella morte» co fi anchora regni la gratin: 
per la ginHitia in yita eterna per G i b s v 
ChriTlo, 

Paulo ammonircek dircafciar il peccato ilqual 
e caufa che non pofsiamo confeguir la gratta di ld«. 
dioye moftra TofEcio di Chrifto circa i fìdeli> e am 
monilce anchora che hauendo dircacciato la {ènti* 
tu del peccato cheferuiamo kgiuftitia. 

CAP. VI.- .- 

C Hecefa adunque diremo? resleremoa nel A 
peccato , acci oche la gratin ahondi ? Honfia, 
Noi che ftamo morti pel peccato àn che modo an^ 
chora yiueremo in quello? Oh non fapete che 
quanti jlamo hatte'i^atitn Clnrisio g I E s v, 
jiamo hatte'^^ti nella morte fua?Con quello 
adunque ftamo fpolti per il batte!^^mo nella 
morte Ȉ fin che come ClmTio rifufcitb da morti 
per la gloria del padre »cofi anchora noi caminia- 
mo nella no aita della y ita perche fc noi forno an 
neflati alla fimilitudine della morte di quello, 
infieme faremo, qp’ della r e furrettione,f apendo 
queflo,cheil yecchio noThro huomo con quello e 
crocifilfoiaccioche fi fcancellt il corpo del peccato 
àfin che per V anuenire,non feruiamo al peccato» 
perche quello che è mortole giuTlificato dal pec- 
cato, Et fenoi ftamo morti con CÌrriTh crediamo ® 
che anchora con quello yiueremo ^ fapendo che 

Chrò 


A r* W !• 


^7 



, Chrisio rìfufcito da morti jnon muore piuja mot 1 

te piu non gli domina, perche quello che è merto^ I 

al peccato è morto yna fila volta. Ci?* quello che ] 

yiuc 3 vìue à Dh>. CojJ anchora voi reputate ] 

voi fiefiiejjere morti certamente al peccato, . ,i 

che viuiate à Dia in cimilo g l e^s v Signore ■! 

nanro.No» adunque regni il peccato, nel mor- ^ 

talevoThro corpo, acciochevoi gli obediate nel- 
le fine concupì fcentte, non date le voUre mem- 

bra, arnie di ingtufiiita al peccato, ma date voi 
^fiefii'à Dio, come viuenti da morti, C 7 * i mem- ^ 
bri voTtri, arme della giuHitia à Dio» "Perche 
' il peccato non vi dominerà, perche non fiete Cot- 
to, la leggejma fitto la gratia.Che coja aaun- 
qilìeì Peccheremo, perche noi non pamo fitto la 
legge, ma fitto la grafia? Gonfia Oh not^ fa- Oio.8.j 
pete voi, che à chi voi vi date firui, à ohedire 
fiete firui di quello àchi voi obedisli ò del pec- 
cato alla morte, b della ohedientia alla giusli- 
tia? Et gratta à Dio clte voi fuHi firui dii pec- 
cato, ohedislt da cuore in quella fortha di 
dottrina jneUaqualefusii tiratuEt liberati dal 
peccatofiruite alla giusiitia,Humana cofia di- 
co, per la infirmita della carne vosha, perche co- 
me voi deTH i membri veslrià firuire alla im^ 
monditiat.O* alla iniquità, nella iniquità, cofi 
anchora bora date in membri voSlri à firuire al- 
la gtusiitia nella fiantipcatione,perche quando 
trattate firui del peccato, erauate liberi alla gium 

bb 


l8 A K o M A N I. 

CU frutto itdmtque auesti atffìora in 
quelle cofe.ie lequali bora arropiteìVerdie il 
fne di quelle c U morte.Ma hra liberati dal pec 
crffo,cr faHi feriti à Dio.hauete ilfi-utto roSiru 
nella ùmificatione.cril fine, Vita etema,Ver^ 
Àeif-emij del peccato, la morte.Et il dono di 
’^^ioja Vita eterna g i b s ▼ Chri^lo Signor 
■ fenoslro, 

sì dichiara per fimilituJine il fruttole la ìegm 
»e,e anchoradc le buone opere come non fanoai- 
£afcìar,e cn che forte femo liberati dalla legge»di- 
poì in regna che cofac lcgge,c i^uale e il fuo effet- 
to forfa e vfficio circa di noi. 

C A P. V I I. 

Hnon fapete fiategli (perche à quegli che A 
^ S fanno la legge parlo^che la legge domina 
ne l'huomo quanto tempo yiue ? Perc/?e quella 
donna , che è fottopoTla aWhuomo , Vtuendo il 
marito e obligata alla legge, mafie fia morto il 
fino marito fe ficiolta dalla legge del marito. Adun 
Mat.f.d que yiuendo il marito, fia chiamata adultera, 
fiefia fiata con altro huomo, ma fie fia morto tl 
marito è liberata dalla leggeri non effiereaduU 
tera,congiuntafii à yn altro huomo.Onde fiate., 
gli miei,yoi anchora fitete mortificati alla legge 
ferii corpo dt Cimilo, acekehe yoi fiate à yno 
altro,ilquale rifiuficito da morti, à firn che noifiut 
tifichiamo à Diojperche quando erauamo nella 
famejepafiioni de peccati tche fono per la leg^» 


o 


*.€0.7.5 


c A fé VII. It 

tferauano ne le membra noTlreper fiuttìfica^é 
re alla tnorte^Et bora noi ftamo fciolti dalla leg* 
ge,morti àquella^ne laquale erauamo tenuti, 
àfin che noi feruiamo nella nouita de lo Spirita 
tp* non netta antichità detta lettera,Che cofa 
f adunque diremofla legge è peccatofNon fia,Ma h 
non conobbi il peccatOifc non per la legge.Eerche 

10 non hard conopiuta la concupifcentiajfe la 
legge no haueffe detto pton ha rai concupì [cent ia* 

pigliando l*occapone ail peccato per il co^ 
mandatnento » opero in me ogni concupi fietitia, 
"Perche fen^ legge il peccat%,era morto, io 
yìueua alcuna yolta fen^ leggejma offendo te- 
nuto il comandamento, riuiffe il peccai o,Et io fo^ 
no morto, et fu trouato il comandamento, ilqu ale 
mi era ordinato atta yita,queslo ejj'ere flato atta 
morte, perche il peccato, prefa la occaflone peni 
eomandamento, mi inganno , ZP* per quello yc^ 
c/yé. Et co fi effa legge e certamente fanta,V^ 
precetto fante , ZP* giuslo , zp* buono, Adunm 
que quello che è buono, mi è fatto mortefNon 
Jia, Ma il peccato , accioche apaia peccato, per 

11 bene mi ha operato morte, accioche fopra rnom 
do diuenti peccante, il peccato, per il comanda^ 
mento, perche noi fappiamo che la legge èflu 
rituale, zp^ io fono carnale, venduto fatto il pecm 
eato, Perche quello che io opero , non conofeo, pcr„ 
fhe nonfo quello ch*io voglio , ma quello fo, che . 
Ì 9 ho in odio,Etfe io fo quello che io non toì 

hb 2, 


20 AROMANI. ' .T '' 

gito jconfento alla legge ych* ella jia buona, 'Et 
di già bora non opero io quello» ma il peccalo D 
ehehabitaìn me, perche iofo chenonhabitain 
me, cioè nella carne mia il bene»perche il yo^ 
lereèmeco»manon trono V operare il bene,per<* 
che io non fo il bene, eh* io yoglio,mafo queSlog 
il male eh* io non yoglio. Et fe io fo quello 
eh* io non yoglio , non già opero quello , ma il 
peccato che habita in me. Adunque io trouf» 
per la legge, à me che yoglio fare bene» che il 
male mi è congiunto, perche mi diletta la legm 
gedi iddio, fecondo Ihuomo interior^Ma yeg„ 
go yna altra legge nelle membra , mie » che 
repugna alla legge della mente mìa» ^ fammi 
prigione alla legge del peccato » laquale è ne 
membri miei. Mifero io huomo , chi mi libe-, 
reta dal corpo di queTfa morte? lo rendo gra-* 
tie à Dio»per g i e s v Clvriflo Signore noshrg^ 
Adtmque io flejfo di certo conia me7tte,feruo aU 
la legge di iddio, ^ con la carne alla legge del 
peccato, 

si direnile la fccurta di iìdeli e de quegli clie ca«- 
inineno fecondo il Spiritoy e moflra'ilquale e queU 
lo Spirito che affume a elTer figliuoli di iddio e del 
fuo offtcioyc quanto fìa il frutto de la dilettionede 
gli pii à Dio e come nulla afflittione del mondo 
non può feparare da quello. 

’ C A P. V I I I. 

A Dunque nejfuna condannattone è bora à a 
quegli cÌH fono in ChrtJlo g l s s y Squali 




non 






1 





f 


I: 



» 

t 


C A P. ¥ I I T. ir 

noneamìnano fecondo la carne, ma fecondo /# 
Spìrito, perche la legge dello Spirito della o>/-. 
ta in Chrislo g i e s v > mi libero dalla leg* 
ge del peccato, CP* della morte»Verche quelb che 
era imponibile della legge ,in quella cofa,cl>e 
ejfa era infirmita per la carne, iddio mando il 
fuo figliuolo infimilitudtne di carne di peccato, 
dal peccato, danno il peccato nella carne, ac- 
cioche fi adempieffe lagiusìificatìone della legm 
ge in noi,tquali,non caminiamo fecondo la car- 
ne,ma fecondo lo Spirìto.l^erche quegli che fo- 
no fecondo la carne, curano quelle cofe chefo- 
:^no della carne, ma quegli che fono fecondo lo Jpi- 
rito^quelle cofe che fono dello Spirito.Verche la 
prudentia della carne e morte, zp* la prudentia 
dello SJ^ìrito,y ita,zp* pace per quello la pruden- 
tia della carne, è inimica à Dio, perche none 
fuggita alla legge.di iddio, ZP* non può certa- 
menteȣt quegli che fono nelLt carne, non pof- 
fono piacere à iddioMa yoi non fixete nella car- 
ne,ma nello Spirito, fe nel yerojo Spirito di Dio 
hahita in yoi. Ma fe alcuno non ha lo Spirito di 
Chrillo, quello non è dt quello, Effe Chrtslo 
è in yoi, il corpo certamente è morto per il pec- 
cato, ZP* lo Spirito € yita per giuslificatione.Et 
efe lo Spirito ai quello che fufeito giesv da mor 
tihabita in yoi, quello che fufeito Cirri fio da mor 
ti yiuifichera anchora i mortali corpi yoSlri, 
per lo Spirito dt quello chthabitainyoiJ2er la^ 

hb $ 







^ n A HOMAMt. 

^ qual copi fategli, noi jìamo debitori, HoH aUét 

■' carne , accìoche noi ytmamo fecondo la carne, ' 

^ forche fe farete yimti fecondo la carne morrete* 

Ma fecon lo Spirito mortificherete gli atti del 
corpo, yiuer et e,V orche tutti quegli che fono gui'» 
dati da lo Spirito di lddw,queTh fono figliuoli 
'ft.Tùnot. di iddio.Perche yoi non hauete riccuuto lo Spi- 
rito della feruitu,di nuouo in timore, ma ri- 
ceuesii lo Spirito delT adottare , nel quale noi 
gridiamo, Abba padre, Effo Spirito infieme con 
' - Io Spirito noshro, rende teTlimonio,che noi fia^ 

mo figliuoli dì ìddio.Et fe figliuoli, ancho^^ 
^ ra heredi, Heredi certamente di iddio, C 5 ^ co- 
heredi di Chrislo nondimeno fe infieme patia- 
mo, à fin die anchora ftamo infieme glorificati, 

.> . "perche io penfo non effere pari le affhttioni di 

/ quello tempo , alia futura gloria,che fi riuela 

- in noi. Perche V ajpettatione della creatura 

djpetta la reuelatione de figliuoli di lddio,Per- 
che la creatura è fuggetta alla yanita non yolen 
do, ma per quello che la fottomijfe foto la jperan- 
^,perd>eJO* effa creatura fia liberata dalla fer- 
uitu della cvrruttione, in liberta dela gloria de 
figliuoli di iddio.Perche noi fappiamo che ogni 
• creatura, fi contriTl a. o* conditole infino à ho- 
ta,es‘ non folamente qne3à,ma anchora noi jhef- 
fi,chehabbiamo le primitie dello Spirito,Et noi^ 
fiefii ,fi a noi flefii ci contriTliamo appettando Va 
dottare, reaentione del corpo noTiro, Perche 





€ A P. V X 1 r. 




fitmo faluati.Et la fperan!^ 
€he feyede/to è Jperan!:^ipcrche quello cìje alcu* 
noyede^ CP'perdyelo JperafMa fe quello cife noi 
mn y^^ìamo , Jperiamo quello per patient 'ut 
appettiamo. Etjimilmete anchora lo Spirito aiu-^ 
ta le infermità $u>lirei perche queTlo fle^o che 
mi habiamo à orare, come hi figlia, non fappìa* 
mo,ma ejfo Spirito domanda per noi con gemi» 
tiinefiàhili.Et quello checonofiei cuori,fa che 
cofa dcjtdera lo Spirito , perche ficondo iddio 
intercede per i fanti, tP* fapptamo che à quegli 
che amano iddio, tutte le co fi fi operano in he* 
ne, a quegli certamente che fecondo il propojito, 
pyówo fiati dfiamati, perche quegli che ejfo an* 
tiuide, $ medefimi anchora predelimb farji con* 
formi della imagme del fuo figliuole , accio* 
che effo fia primogenito fa molti fi ategluEt que* 
gli che predellino , quesU amhora chiamo. 
quegli che chiamo, queli't anchora giuUifico.Et 
quegli chegiulhficOfquélH anchora glori fico*Ch€ 
adunque diremo à quelle cofiìSe iddio f pef 
noi, chi contro à noi?ilquale anchora non per^ 
dono al proprio figliuolo, ma dette quello per noi 
^ tutti »ln che modo anclwa non ci donerà, infie* 
me con quello tutte le cefifchi accufira contro 
agli eletti d*lddiof iddio è quello chegtulhfaa» 
chi è quello che condanni^ Chrilio e quello che 
. è morto, an^ ilquale, e?* e fufcitato, ey Hqua* 

* he alia defìradi Dios^ ilquale intercede. pef 

bh 4 








14 A K O M A Ft I. 

pr«1.4).d nou chi ci feparera dàlia chània (H iddio? ti 
tribulatione? oh V angu>sHa?oh là perjectftione? 
§h la fame? oh la nuditafoh il feruolo? oh il 
'coliéllòjtome € fcritto»Verdje per iefiamo morti 
tfttjtp il giorno» Siamo tenuti come pecore di 
% fj^ne»ma in tutte quesìe cofe fuperiamo fper 
quello che ciamo, Vercheio fono certo, che nelÀ 
morte, ne la yita, ne Angeli, ne Vrincipatt, nè 
^oteJia,ne cofe pref mti, ne future, ne alte!^^ i 
‘ <-1ie profondità, ne alcun altra creatura ci poterà 
feparare dalla charita di Diojhqualéein Ùhri'^ 
J^o G I E s V Signore iìpThS» 

Paulo ceftifìca il fub buono ànimo cif^a i Giu- 
Jei.ecommenCa à difputarc de la vocationc delaX 
gente^e il repudio di iTraeliti» e infegna ilquali 
no li veri ifraelitijdi puoi infegna che per Chri^ 
ftoglihuominicheanoriceucto la fede confegui- 
tane falute. ' 


I 




C A p. I X. ^ 

Odico la verità in CljriTio,nonMento,dan»A 
_^dome tesiimoMO la cpnfcientia mia nel-^ 
Fatp.a lo Spirito fanto, che mi è‘ vn grandifìmo do-» 
i.Co.if.b lore, C7' continuo tormento al cuore mio,perché 
iofiejfo defilerai ejfere feparato da chriTlo,per 
i fiategli miei, parenti miei fecondo la carne, ^ 
che fono ifr aditi, dequali è V adottare,^ ladoa 
ria, e^ i- teTiamenti, V la conTHtutione della 
il culto, C7* lepromefiioni, dequali Jó- 
poi padri V dequali è CÌmUo, per quanto ap^ t 
pdrtienè alla carne, ilquale è fopra tutte le cole 

jddi9 



I 

I 


-- CAP. IT.' ■ 

•idiìo benedetto nel fecoli. Anten, Ef non eofi per* 

</;e Jìa caduta la parola di iddio» "Perche non 
'tHtti quegli che fino dà Ifiael^finé ìfraeljne 
perche fieno' fime di Abraham^^ tutti figliuoli Gen.zjJ^ 
tna in Ifaac tì ft chiamerà il fiemtiCibe, no quegli^ G«1.4.<Ì 
^ono figliuoli della carne, queslt figliuoli di 
" iddio, ma quegli che fono figliuoli di promifiio* Gen.iS.b 
ne, fino reputati nel fime ^perche questa è la 
parola della promifiione. Secondo questo temt 
fo yerro, er Jara figliuolo à Sara. Pt non filo 
Cquèfla,ma, ZP* Biebecca dirno hauendo il con- Gen.z^.c 
nubbiodi ifaac padre nostro. Perche nonejfendo 
I natianchora,ne hauendo fatta alcuna cofa di 
' benelne di^ male, à fin che fecondo la el et tiene, , 

' ilptòpofito di iddio, non dalle opere,madà • 

quellothe chiama gli fu detto.il m’e^giore. feru i 
uira al minore,come è fcrittoilo'amai lacob^i^ 
hebbiin odio Pf4u.Che cofa adutique diremof^^*^-^f-c 
oh è iniujtìtia apprejfb 4 *D/o?Nq.» fia, perche . 
diceaMofe.lo baro mi feri cordia di qualunque 
io ho mifericordia, CP*faro miftrìcoraia, à qua^ 

^ lunque io fo rnifiricordU. Non adunque di quel* 
lo che vuole 3 ne di quello che corre, ma dì id* 
dio che hamifericordia.Percht dice là fcrittu- ^ 
fa d Pharaone. A quejto JtejJò ti eccitati accioche 
■ io dtmoTiri' in''to la potenti a mia, c?* accioche 
f>annuntiaffe il nome mio nella vmuer fa terra* 

Di chi vuole adiique ha mi firicordia,et chi vuo^^ 

U indura-Dirami adunque, che cofa piu fi de* 

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Ofe.i.d 

Ifa.ic.d 


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A R O M A K r« 


mandaf'Perche^hi refisie alla yolunta di quel* 
loì An!^tii,chuomt>tcJìi feiche rfjpùti^e nntrM 
àDiofoh la cofa formata dira àquello,che la 
formo 3 perche mi JaceJii ta cojifohnon ha potè* 
fa lo fatuario di faro della medefima niajja, 
queSto yafo à honore, quello à ignominia^ 
Et fe yolmdo iddio moTirare Vira , ^ fare ■ 
nota la potentia fuaitollero con molta patientias 
i yafi dclVira apparecchiati alia corrutione, 
^ àfin che facej]'e note le ricdìe'^'^ della glo^ 
ria fua^neyaft della mi feri cordi a iquali bau e» 
ua preparati aila^hria^lquali,^ciha chia^ 
mati nonfolamenieda Giudei» ma ancbora daU 
legetijcome anchora dice in Ofea.lo chiamerò il 
pollalo non mio, popolo mio, la non diletta^ 
diletta, o* fara nel luogo done fi è detto loro» 
No» popolo mio yoi , quiui faranno chiamati 
figliuoli di iddio yiuente. Et ifaia grida fo^ f 
pra ifirael.Se fia il numero de figliuoli di Ifrael, 
come V arena del mare, le reliquie fieno falue» 
'Ipercbeèchi finifce, cr abhreuia la parola nel- 
lagiuflitia^perche il Signore fura foprala ter- 
ra la parola abbreuiata» Et come prima dtjfe 
1 fatasse il Signore di Sabaoth non ci hauej]} la - 
fidato feme faremmo diuenuti come Sodoma, C7* 
faremmo fimili à Gomorrha, Che adunque 6 
diremo? Che le Genti che non feguitauano la 
pu?iitia,prefono lagiuslitìa,cr quella giufii- 
$ia che è dalla fedct^t I fraelfeguitando la leg^e 


CAP. H» Vf 

^lla gtuTlhta, non peruenne alla della 
giuSiitia, 'Perette cagione? perche non dalla fede, 
ma qnafi dalle opere della legge. Perche percojjo^ 
no nella pietradella o^enjìonejcomee fcritto.Ec- 
co io pago in Sten la pietra de la ojfenjlone,<:jr‘ la 
pietra dello fcandalo,et ciapuno che crederà in **^**‘*^ 
quella^n fia confitfo. 


Di nucuo Paulo con beniuólentia <litno(lra k 
Giudei per che Tono Teparaci da CLrif^o di puoi 
coferifTe de la fcde)e de la lulKtia ede la leggeri n* 
regnando anchora che la fede nondifeafeia nelTu* 
aio»e dode vene,à rvlcimo dimo&’a per gli Prophe 
ti come i Giudei fono feparati. 


CAP. X. 


A ^r^Biategli , certamente la 'volontà del nih 
X7 cuore 3^ la prece à Dio per I frael è alla fam 
Iute, Perche io rendo loro teTlimoman^ che 
ejh hanno il ^lo di iddioj ma non fecondo la 
piemia, perche ignorando la giuslitia di id* 
dio, CP* cercando dt conslitmre la propria git*^ 
pitia, non fono fuggetti alla giuTìnia dt id^ 

^ dio. Perdìo tl fine della leggeeChriTlo,in giu.. E«*2cÌa 
p'ificatìone à ciafeuno che crede. Perche Me- Deu.3o.c 
fe ferine della giuTlitia che è dalla legge, che 
quello huomo che fara quelle cofe , ytuera in 
quelle.Ma quella giuTlitia che è per fede, dice 
coJlNon dirai nel cuore tuo, chi fara in cielo? 

Q^flo è yno de durre ChriTlo di alto,o chi fcen<^ 
dora nello ahyjfo? quello è yno reuocare 'Chrt^ 


nS A 'K 0 *1 'A N I. 

ip -0 da morti» ìAd che cofa dice?preJ}o à te Lt 
parola, c nella boca tua, eiT nel cuore tuo,qu e?l9, 
e,la parola della fede,che noi predichiamo, per» 

^ che je tu confefferai con la bocca tua il Signore 
GIB s V, C7* crederral nel cuore tuo,cbe iddioc 
lo fufcito da morti, farai faluo.Verche col cuore 
fi crede alla giuTlitia,c^ con la bocca fi confef» 
l£«. 2 S.j fa, alla falute.Verchela fcrittura dice.CiaJcu^ 
ho che crede in quello , non fia confufo, perche 

, pone dijlintionepi^ di Gt^ueo,che di Gentile^ 

"Perche il medefimo^ è Signore di tutti, ricco in 
tutti quegli che lo inuocàno , pnche ciafcuno 
ìoliel.i.g che bara inuocato H nome del Signore, farajaU 
no» lnj:he modo*'àdunqt(e iìiuocheranno quel» 
Fae.z.c ló i^nelquale non' credernof Et ó>mè crederanno ^ 
* lè quella ilquale non ydimoi in che modo 
adiranno, fen!^ quello chepredichi? CT* in che 
hìodo preaicheranno , fenon fono mandati? co» 
ifa.^’z.b è firitto.Quanto begli i piedi di quegli che 



to noTho.AdunqUe'la fede € dall* andito,^ Tauo 
dito per la parola di iddio. ì\a dico, oh non 
*pdimo?anxi certamete in ogni terra yfci ilfito» 
no loro, ^ ne confini del circuito della terra, 
le parole di quegli. M4 dico , oh non conobbe 
J)eu.}t'.c lfrael?ili^)£e primo dice, io yipreuochero al 

iojper là gènte che non è gente, c?* commoue» 

fon 


c A ?. X r. zp 

rouui à tra, per la gente non fapiente, lEt Ifaia 
ha ardire,^ dicevo fui trouato da cjuegh 
non mi cercavano do fono wanifeTlato à cfuegli 
che non mi domanda uano.^t àlfrael dice tutto 
il giorno diTle fi Umani mie al popolo incredu^ 
lo contradicènte. 

Paulo confola i Giudei che non fe defolano de la 
lor faluteymonftrandogli chele promifsione di id* 

^o non fono vanne fe loro le pjgierano con fede 
eanchoraala pntechenon piegano Tanimo per 
che la grada di iddio cgrande,cgli dimoftraen- 
èliora la tranfgtefsione di Giudei elTer reparabilct 
al vltimo cònchide e dimoflra i iudid di iddio e^er 
in fcrutahili. 

CAP. X r. I 

^ I Ico adunque, oh iddio rifiuto il fuo po^ 
X^poloìnon fi a, perche ^io fono di Ifrael, 
del femedi Abraham, dela. tribù di Beniamin, 

No» rifiuto iddio il popolo fuo, ilquale conobbe 
auanthOhnonfapete (juellochedicela fcrittu* 
ra in Helia? Come ejfo domanda a Dio centra j,i^e ip 4 
ifrael, dicendo? Signore efii ycci[fotJOÌ tuoi pr(h» 
pbeti, C7* fouuertino i tuoi altari, er io fon re-> 
flato folo,cr cercano V anima miaMa che gli di^ 
ce ilrijponfo diuino?lo mi fo?io ferbati fette wi- 
la huomini , icjuali non piegorno il ginocchio 
a BaaLCofi adunque,zp* in queTto* tempo, fatte 
fono reliquie, fecondo la elettione della gratia, 
itfe per la gratiajnon piu per le opere, perche la 
gratianonè piugratia»Et fe dalle opere, non è 

’’ pi» 


3 ^ 




30 A K O M A M I* 

f iu gratiìtJPerche V opera non èpin opera,Ctfè 
cofa adunque ? tjuello che cérca ifrael -,que?Ì9 
non ha confeguito , ma la eletthne ha confi 
guìtOt gli altri fono accecati , come è feritto. 

ìCu.6x Vette à quegli iddio lo Spirito della compun-^ • 
Wat.i 5 .b occhi, accioche non yegghino,^!^ gli 

FatiS f orecchi, acci oche non odino , infino à quello di 
JPfa.égic d* hoggi» Et Vauid dice.Couertafi la menfa lor§ 
in laccio, O* in preda,i3* in fcandalo,i^* in ricom 
penfa à quegli, Ofcurin fi gli occhi di quegli, à 
• fin che non yeggino, e?* piega fempre le jpalle 
di quegli.Vico adunque.Oh in modo percojjo. 
no che cadef?inoìnon fia.Ma perla caduta di qut 
gli, fu la falute alle genti, accio che quegli fie^ 
no prpuocati dalla emulatione di quelle.Et fe il 
fallire di qtcegli è ricche^a del mondo, e?* la 
diminutione di quegli ricche!^ delle genti, 
quanto piu la plenitudine di quegli, perche à yoi 
dico genti , certamente per quanto io fono Apo* 
fiolo delle genti , honorifico il miniflerio mio, 
fe per alcuno modo prouochi la carne mia aU 
la emù lai ione, esf* renda fitlui alami di quegli, 

' perche feti lafciare di quegli. ila riconciUatiorte 

del mondo, che fura il ripigliargli, fe non yita 
da mortiiet fe leprimitie fino fante,Et la maffa. 
Et fela foéiice è fanta, o* i rami. Et fe alcuno ® 
de rami fino tu effondo ylìuaflro, 

fei anneflato in quegli, et fatto fei ccfirte della ra 
dice della graffe;^^ de Vyim^Qnti yolero- 

5!» 


j 


C A p. 3f r. Jf 

tare contro à rami, che fe tutìgìorij,mntie 
forti la radictyma la radice, te,Dirai adunque, 
ì rami fono Jpe^^^ti àfin che io Jla anne?lato,tto 
di bene, per la incredi^lita fono fp^^^ti t» 
fidi nella fede.Non ti Iettare in fuperhia, ma te- 
mi^hefe iddio non perdono à rami naturali, che 
non anuegna che ne anche à te perdoni. Vedi 
adunque la heràgnita,zp* feuerita di Dio,in que- 
gli certamente aie caddono la feuerita,et in teda 
benignità fe refierai nella benignità. Altrimen- 
ti ancJjora tu cadrai. Et andma quegli, fe non 
fi rimaranno nella injìdelita , fieno anneslati 
perche iddio può di nuouo annegare quegli, per 
chefetu fei tagliato dal naturale vliuastro, C7* 
fuori di natura anneTlato in buona yliuo, quan 
to maggiormetequeTiidquali fecondala natura, 
fi annefiano nel proprio yliuoìVer il che io non 
yoglio che yoi non fappiate f ategli queslo mi- 
fieriOfàfin che non fiate prudenti appreffo di 
yoi flefiiiche la cecità in parte è fatta in I frael 
^ infino à tanto che la plenitudine delle gemi, en- 
tri, CT* cofi tutto l frael fitra fatuo, come è frit- 
to. Verrà da Sion quello che liberi, CT' rìuolti 
la impìeta da lacob.Et quello teTlamento da 
meà quegli , quando haro leuati i loro peccati, fe- 
condo lo euangelio certamente nimict per ni, 
cr fecondo la elettione, diletti per i padri, per^ 
chefcn'^a pentimento fono i doni, il chiamare 

{flddiQ»^er(he come anchora yoi già non ercdejH 


3 *- 


A H O M A N T. 


àvioj^ bora battete confegujto mifertcordia, 
^er la incredulità di quegli 3 coft quegli bora 
fino fatti ittcredttli della mifirtcoraia^cbe yi ^ 
fiata fatta àfin che anchora efii confeguino 
firicordia.Verche iddio rinchiufe tutti nella in^ 
credulità, acciotbe di tutti haueffe mifiricordia, 
ò alte^^^ di riche'^e, CT* dt fiftentia, di 
S*P*^** cognitione di Diofquantofono incomprenfihili i 

g»e//o, CT in inueTligahili le fue yie? 
perche chHonohhe la mente del Signore? o chi fu> 
fio configliere?ocbi dete prima à quello, ^ fia^^ 
gli renduto? perche da ejfo, cp' per ejfo, CT in ejfo, 
tuttelecefe,àejfoglorianefecpU,Amen, 

Paulo infegnailqualeiìa il culto Uguale ila cra« 
toaDio)di puoi ammonifceà la concor^iae ala 
charita c come fc de fugirc loddio è le cattiue ifidtt- 
'firie è la opportunità e feguire la Tperah^ayc final* 
mente tutti gli vfitci de la charita Chrifiiana» à 
IVltimb proibifie la cupidità e la vendeta* 

"CAP. 3^1 I. 

Phil. 4 .d -r o adunque, yipriegofifitegli, per le tnijèri- ^ 
X <^ordic di Die, che yoi ofieriate i corpi yoThriy 
hoTlia viuente, finta faccetta a Dio, yeslre cuU 
torationale. Etmn yi conformate à quello fi- 
\ colo, ma trasformateui nela reuelatione della 

mente yo 7 lra,accioche yoi ejperimentiate qual 
^4 la yolota di D/o huona,ep accetta,- ^perfeu 
T ^ ta.VercÌK io dico per figratia,che mìe-datafà 
ciafcuno che conuerfif a yoi, che noti € da fipere, 
piudiquello.cheènecejfirio f opere, ma e da fi- 

pere 


« A III, 


fere con modeìUa^rneha partito Mio à <iVr- 
\J^noUmfHradeUafede,YerchecQme noi hab^ i.Cet,ìx,h 
btamo molti membri in yno eorp^.o* tutti i me- *b 

hrtnonhanno ilmedefmoatfOycófi molti ftamo 
^^ocorpoin Cfrrtslo, ^Particularmente mm^ 
t^a tyno de l* altro ^ondimenohauendo doni itf 
ftreirtiyficondo U gratta che ei è data, O prophe^ 

rapane SelUftJei,mmmtTund 

la ammmiìtrathnedt quello che infeona, nella 
dottrìn*, qutU, cht efina. atlUtfortatime. 

che cmtrilmfce . nella fmpUcu, meli, 
ehe eJUfenme in diligentia,ciuelle che ha mife- 

rtcerd$aMletitìa.yameTefiafen:^fmulatii>- Am.f.d 

ne,Habbtate in odio il male, accoSlandoui albe^ ®ph«»4.a 


A 


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Ut, 

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viiiv n maity accostandout al Be^ 
ocjconf atema charita fcambieuolmente bene* 
mU Vyno^ raltn.preuenende, ne l'honfrare 

l;cnl altn^npigriaBeJfndio,fengà dispi 

'huendoal tembo,raIUtr^^,eJe^.M^ i n’- 


ritopferuendo al tem^OpraUegrandoJfr la ZI * 
•^ 4 Jlitfioneapi^i„g^ /’om. 


ran:^ppattenti ne . ^ 

itone pcommunkando a bifigti de fanti fioui- 
tandolaboJfitalita,Bitebene di quegli 

ferfeguitano^ Ditebene, cp*' non yogUate 
^maleiKattegrateuiconquegli che Ji ralleganoj. 
Cfptangetexon quegli che piangono^ afettional ' 

ticolmedefimo animoVyno ^erfòraltro^opre-^ 
fmendodifaperegancoppva accoJlateuiazH ^ 
i^l^dt.NonyogUatedìuenirepnidem 

jba yot medeftmi, non rendendo d nefftino mie car? 8 .a; 

^male^rouedendòlecofebuone,fee pofibile, Habaii 

tc 


34 A R O M A N I. 

tcc],z9.a audntl à tutti gli Ì7tiommì,Vir quanto è in voi 
Dcu.jz.e ìjahbiate pace con tutti gli huomini, non yendi^ 

Pro* yoiflefì dìarijihniyfna date luogo à CU 

* ra,Verche egli èfcritto. A me la yendette, lo 

' compenfero ilice èlSignore.%e. adunque il nimico . 

tuohaf/tnttipafiiloyfehafeteidaglidaberejper’» 

• che fi^^araiquefio it» adunerai carboni di fuo 
co pfia tlfuo capo. Non fia vinti dal maUt an^ 
^hene yincì il male, 

. ' Paulo ^icliiara come fi de vtcdire à li ihagìfira* 

ti>e puoi infegna come fi de rendere afciafiadun 
^elloche adiri appartenne, eil'tutto in precetto di 
charica,c à iVltùno ammoniicc che conducenoU 
vita.in innoceotia ccon rafone epurita. 

C A P. X Z t I. 

piat.2.e Gni anima fiiafuggettai alle poteTla i 

Sap.é.a \Jperioriiperche none poteTìafe non da id^ 
dio,^ quelle che fono poteTla Ja iddio fono ordi 
nale.Ver laqual cofa^quello che reftsleaUapote^ 
jtajreftsle à Ivrdmatione di Dìo, Et quegli che J 
refiTlenoJi cercano giudkio à feTlepi. perche i ’ 

principi fono ,non per terrore delle buone opere, | 

ma delle cattiue. Mrf vuoi tu non temere la pote^. | 

jtaìfa quello che è &cne,Cj7' confeguirai laude da j 

quella, perche tiì minislro dtlddio al bene. Ma 
fifer ai male, temi 3 perche non in yano porta il 
coltello, Vercì?ec miniTlro d’iddio vendicatore 
in ira centra quello che opera male, Per laqual 


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^ A F. r r ì r. 

«ofaìmeelptrh elfm fuggetli , non foUmmte 
fir l iratvta anchora per la cofcientia, per il d)e, 

^pér queTlo anjma pagate i day^peréeCo^ 
ft9 rmmTirt d" iddio, feruetido à aueslo fleflò. 

9 adunque idehiti ,7 Uet.zz.c 

tp^l tributo, a chi il da!^o,il da!>io,à chi ilti^ 
fnorejl timore ,a chi Phonore, Phonore, ìion fiate 
xi^itort di cofitalfuna àperfonafinon di amar- 
mfcambieuolmente. Verche [cjucUo che ama -rn 
^ItrOjadempie la legge, ccrtamete quella, ì^o fa^ E^o. 2 e.c 
rat adulterio y€ciderai,nen ruberai Mon dU 
raifalfi teffiminìo^ott defidererm, afe alcuno 
altro fraateàn ^ueflo parlare ficomfttie, cioè 
.amerai ilpropimotuo come te jleffo.V amore non , 

ot^amaleaJproJìimo.L’aJempimentotle'Ules 

yaiu,mueeea^e.^t<,ue^lf,p^i, ,7»mf 
poyperche^a el bora che nei ci rifuegliamo dal 
fmno,perchehora'epiuprejTo la noTlra falute, ^^^***^ 
che quando noi crcaauamo.La notte pafih, ^ U 
di s appropmquo.Gittiamo adunque J opere del- 
Utend,re,cyyirhamoci l’armi della iL.come 
Jeooteammfamohonesìamente nel riomo.non 
infapfamemitVehrìeta^nne letti, c;- neffe 
lafàuie,non nella eontemione,0’ nella zara,ma 


yetlneilsiffiore c i e s v Chrino. ^ mm fate o.i , 
€ontodellaeamejieneconcupifc^'e.,\^ 

Paulo ammonirci .aceommoJamenCa la 
tentia della queftione Ji cibi è de gli tempi che htm 
ueuanciOiudei egli Gemili, che non feguitanà 
t-r te X 


c 

ioC 


ik R. o M A N? 

grande licentia paria loro c6tumaeia ma che Ì*^a» 
^ Taltro feguiti in^queilecoCè externe la regula da: 
lacKariu>a£ne ciiiène offen^mogU deboli». 


CAP- X 1 1 t I. 


w 


^’^ceuete quello cheè infermo nella fede, Jk 
^non ne Giudicij delle duhitationi j perché- 
"queTìo (Tfide che tutte le cofe s*habbino: à man» 
^iarOi^ quello cheemfhmo^,tnan^a r legumù 
Q^Uoche matita non dfjjfre:^^ quello che non 
■ yiCi4^2ifnan^ia,Et quella che non maiigia, non giudicò 
quello che mangia , perche iddio lo^prefe. Tu chò 
jet chegiudichiilJeruOr d*yno altroìegVt fa in 
pie,Q roti ina al fuo Siptote.i^fara in pie, per^ 

, che iddio e potente di fare che egli fta inpir*. 
Et queTlo certamente giudica il di fa ildittS^ 
quello giudica ogni duCia funo f fat'ttfaccìa nel •« 
. Ufuametite»Qi^llo che curati di,aiSignorecu* 
ra,^ chi non cura il di, ai Signore non cir-. 
f4*Qi^llQ che mangia, al Signore mangia» Per». 
che rende gratieà iddio ^quello che non man*- 
pa,al Signore non rnan^a, ^ rende gratieà 
Dio» Verche neffuno,di noi yiue à fé flej]'o,tP^ nejf 
funó à fe fiejfo muore pèrche Po fe yiuiamo, al Si-^. 
gnore yiuiamOf,o fi noi moiamo:,,ah SigMre 
t. moiamo».(y fi noi adunque yiuiamo, o fé noi 
' moiamofamodel Signore, perche à quello 
est* C/jrir/(k morto, CJr rifufiito, cr* yiffe accio-* 
Faba.d' domini à ytui, CT* à morti». Ma tu perche 

ff biVa .d il tuofatelloìQtupcÌH dtjfregi il tuoi . 


^ A T. X I I I I, 

fatelhìVerche tutti fiartmo auanti a hrihutta- 
- ledi ChriUoyperche èjcr.tto, ViuoiOj dice il Si^ 2 .Cor.if.'b 


\ 


^norCy chea me Ji piegherà o^ni ginocchi Oj tP* 

\in_gua confejfera iddto.Ciafium di 
C adunque rendeta per feTleJJo radane à Dio. No» 
adunque pi u^iudtc1?cremo Cyn V altro y ma que- 
Jìo maggiormente giudicate j che non Ji faccia 
offcfayO fcandolo al f'ateUo. Io foj c?* tengo per " 
verlo nel Signore g i e s Vyche niente e commune 
per ejfoje ^cuno non reputa ^JJergli alcuna cofa 
immune tU queTlo è comrnuhe.Et fe per il cibo è * 

■cóntrijlato il tuojratelU non piu eamini fecondo **^®*“* 
la charita. No» Volere col tuo cibo che perifca 
^uelloiper ilquale CljriTlo è morto, non fia adun^- 
infamato il voTlro bene,percJje il regno d*ld 
dio non e,il mancarci CS ?* il bere, ma giusHtia^ 

D tP* pace, o* gaudio nello Spirito fanto. "Perclje 
quello che in quelle cofe Jèrue à Cl)riTlo , e grato 
a iddio, tp* approuato dagli huomini* Seguitia-» 
tno adunque quelle cofe che appartengono alla 
face,^ quelle che appartengono alla edificatio» 
ne l yno de V altro. No» diJiruggette per caufa, , * 

deljjho V opera di Dio. Tutte le cofe certamente 
fono monde,ma male e alThuomo che mangia in 
offefad* altri. Egltèbette non mangiare carne, , cor 8 i 

ne bere yino,ne quella cofa nella quale f offende 
il tuofateUoyb fcandeley^,o f inferma.Tu hai 
fedef habbiU appreffo àte fteffo.auanti à iddio* 

Zeato quello cÌh nongiudica fe feffo in quellu 


{ 






cc 


58 A R 0 M A M r. . I 

ch'egli approua.'Et quello' che difiemeyfe man^ 
pera,è condannato, perche non per la fede man* 

cofa che non c della fe^fC peccato» • 

AmmomfccPaulochegli^cbolifitmofu^or- 
tati paticntamcnu»ctcfiitica circa il fuo mmen^ 
la parola ae la feaccramorc che agli Romani» 

4i puoi infegna la caufa che per il fuo imf cdiinen. , 

to non c potuto venir à quegli al vltimo ^ncbl^ 

4o che pregano laaio per lui* 

CAP* X 

E t dobbiamo noi die fame férmi, portare 
infermità de^li infermi, CT* nonpiacere à 
noi ftefL?er€he ciafeuno di noiptaceia alproj^ 
tno fuo in hene^da ediJicatione,perche Chrìirp 
Pfal.68.h anchora non piacque à fé fieJJ'o,ma come èferit» 
to-CH improperij di quegli, die ti improperaua* 
no caddoM in me,perche tute quelle cofe chefonp 
Jcrittefoiio fcr lite alla ttoiira dottrina, acciodic I 

per la patientia, zy confolatione delle fcritture, ^ 

habbiamo jperan^»i.t iddio della pattentia,0^ 
i della (onfolatione,yi conceda il jéntire il mede* | 

fimojìa yoi fcambieuolmente per Chrislo gii 
s v,accioche d*ytio animo ,per yna bocca 
Jicbiate iddio, il padre del Signore no^rq 
».Ctr«i.b G 1 B s V chri7lo,perlaqualcoft riceueteui 

no l* altro fcambieuolmente, come anchora Cbri* 
fio riceue noi alla gloria di lddio»Et dico, Chri^ 
fio c I B $ T afferò fiato WM^hidolk 



CIA T V.» 3^ . • 

€$ftone,fiét la yerita di Diojrt c^nfirmatt le pr$^ tfal.iy.i 
tnij^ioni depachk^'Es le per la tnifirjcer^*»^**^^A 
dia jà gloriare ìddhy cornee fcritte^ Ter que* 

‘ fio io ti confejfero nelle ^nthc^ cantero alnom 
me tuo. Et di nuouo dice. Kallegrateui genti col 
popolo di quello. Et di nutuOi laudate tl Signo» 
ere tutte le genti laudate quello tutta popoli. ^^*^«*7*^ 

JEt di nuouo Ifaia dice. Sarala radice di lejje, jf, ji.c 
C7* quello che furgera à reggere le genti. I» 

*Ifo le genti Jpereranno. Et V iddio della Jj?e- 
ran^ yi empia d* ogni gaudio, ^ pace in cre^ 
dere in queTlo,accioche yoi ahondiate in Jperan* 

^ , per\t potentia dello Spirito fanto. Et ho per 
chiaro di yoi fiat egli miei, anchora h ftejfo,che 


yoi fiepi finte pieni di amore, pieni d*ognp 
feientia: potenti anchora di amaesirare Vyna 


VaUro.Ma nondimeno io yi ficrifii yn pocopiio 
audacemente fintegli Jn parte come ricordando- 
mi di yoi per lagratiadie mi è data da lddt$,à 
fin ch*io Jta miniTlro di gii 5 \ Cimilo nella 
t genti ^celebrando VEuangelio di iddio acciocht 
l* offerta delle genti fia bene accettabile, CT fiaii^ 
tificata inSptriip fianto.ìo ho adunque- da glo^ 
riarmi in Chtifio c i e s vàn quelle cofie che ap- 
partengono à Dioperche io non haret ardire par- 
lare alcuna cofia di quelle che non fece Cìnrisla 
per me alla ohsdtemia delle genti, nel parlare» 
nelToperaper la poteTladefegni, o* de prodi- 
gij pir la potentia de l^ Spirito di iddio, in mo* 

et 4 


il 


40 A «.O. MANI. 

* io cfje da lerujalem,^ allo intorno, mfino atU'' 
^ fitiaitonia,ho riempiuto dello Etfan^elto di Cfnri 
flof^coji sfor!^^afMomi di predicare lo Euan^e^ 
li§,nondouefu nominato ClmTfo,accioche.h 
non edificaci {opra il fondamento d*yno altro, A 
ÌÌ»,^i,à ma comeèjcrato,Q^lià quali non èannun-» 
fiato di affo, vedranno, io* quegli che non vdir^ 
no,intenderanno,per laqual cofa, ^ molte yoU 
te fono flato impedito venire à voi, ma hera non 
hauenao piu luogo in queJle regioni, ^hauen^ 
do defidtrio di venire à voi già molti anni pn 
noifubito che io andrò in HiJpagna,verro à voi. . 
"Perche io Jpcroclye facendo il camino percola, 
yi vedere,^ da voi faro accompagnato lujfe 
grinta in parte mi faro fatiate di voi» Ma ho^t 
ra io vo in lerufalem, accioche io amminisiri 
à fanti, perche è piaciuto à Macedonia,tt Achaia 
fare alcuna communicatione ne poueri fan^ 
ti, che fono a leroJhljma,percl}ec^ àparfolo^ 
TO,^ fono debitori di quegli, pérclic fe ie genti 
i»Cor»f,hff^rnofatte partecipi delle loro cofe Spirituali^ 
et* queJle debbono nelle carnali m’miShrare to^. 
fo.Kltmndo adunque io haro fatto queTie,^ 
haro ajflgnato loro que?h f-uttOipaffando per 
voi, andrò in Hijpana,^ fi che quatìdo io ver* 
fo d voi,verrbnellà plenitudine della benedii* 
tione dello "Enangelio di dnriTlo. Et priegoui G 
fategli, perii Signore noìhro c i e s v Clnri* 
fto,cp* per lo amore dette.SpirHo,tlje voi vi affa* 

, c ti- 


A p. X V r. 4f 

Mtehlatetnfiememeco nelle orationi à iddhper , 

tne^cìoche iofia liberato da^li infedeli, thè fino . ' I 

in Giudea, accioclTe ^ueTh mio miniskrio, • ] 

xlie io fi in lerufalemJUaccetto à fantina finche \ 

finalmente yengaàyoiin^audio, per la yolon^ ' 

tadt Dio:&<onejfiuot mi ricrei.Et lo' iddio del ' 

, lajpacefiacon tutti yoi. Amen, 

Paulo «comanda pheten à gli Romani, a to- 
^an(]a che gli Fratti fiano falutati nel fuo nome» 
dipuoìammonircechefe fciplumo da quezli cha 
Xbno authori di diiceniloni. 

< 

C A P. X T r. 

A T o t/ raccomando ?hehe nuTlraforella, che e 
JL miniSlra ella chiejacheèin Cecini, àjìn che - 

•voi la riceuiate nel Signore, fecóndo la dignità ’ 

defanti,o^fiateglipropitìj in tutte quelle cofe 
che ejfa bara hifogno di voi , perche O'queSta 
anchora e fiata propitia à molti, ^àme fiejjo. 

Salutate Vrifia^t Aquila, miàaiutori in Chri 
fio Gl ES Vyiqualifier la anima mia, meffino à 
pericolo i loro colli,à iquali non filo io renio gra^ 
ti e, ma tutte le chiefi delle genti, la chiefa 

cheè nella cafa loro. Salutate Epeneto diletto 
tnio,ilquale è primitie di Acfxaiain Chrifio* Sa^: 

lutate Hariajaquaìefi èffatico molto yerfo di 

noLSalutate Andronico, ^ Ionia parenti miei, '] 

^ infiemegia meco prigioni Squali fino notali 
M fia gli Apoi Ioli yZiriqnali fumo auanti à me .i 

in CÌfrifiPf Salutate Amplia diletto mìo nel Si* 

■ ce s ' 


41 A IV W ~ 

^nore.UhtateVrhano aìtttóre nostro fnChrr^n 

J}o,CP* Stachyn diletto mio.Saltttate Ap^Ha ap- 
'^prof^ato in ChiTlo.SalHtate quegli che fono deU ‘ 
lacafa d‘t AriUoboh. Salutate Herodionemiat 
parente» Salutate que^i che finir della famigli a 
di Narcifi^quegli tqualifino nel Si^ore. SÀ/i#- 
tate Triphena.cr Triphofa. chef affaticono nel 
Signore.Salutate perfida diletta^ laqnale mcltn 
fi afatico^nel Si^n>re»Salutate Kujfo eletto net 
Signoret tP* l^ madre fua, C7* l^ Salutate 

A fyncritOjVhlegontefiermOjVatrohajUerrnm, 

ep* que fiatigli cJre fino con efii» Salutate Yhilo» 
logo,^ I»/lT4,Nerw,cr htfuafirellayCr Olym* 
pa,^ tutti que fanti che fino con loxo»Saluta» 
teui l*yno V altro nel fanto bacioSalutano yoi le 
ihiefi di ChriTlo.'Etpregouifiategli cheyordìa- c 
flii.4.4 te mente à quegli j iquali fanno dijfenfionh CP* 
fcadoU fuori di quella dottrina, laquale yot im^ 
par afii,^ declinate da quegli, perche tali non 
feruono al Signore noTho ChriJlo^a al fio ye^ 
>r<f,C 7 ' p^ la adu latione,0' aJfentatione,ingan* 
nono i cuori de /empiici, perche la ohedientia yo^ 
fra ptruenne in tutti, onde io mi ralUgro con' 

[_ tifo yoipna yoglioche yoi fiate fapienti al bene, 

eyr /empiici al male» Et lo iddio della pace cen/i^ 
mi Satana fitto i piedi yoTln follo» La gratin 
del signore noUro G 1 E s y ChriHofa con ejfi 
yQÌ,Jimotheocheoperainfieme meco yi /aiuta, m 

V* Ufin^ ^ Sof patto pamti wtó* 


c A >. X V r. 43.- 

Ètìe ter^ 'yi falutBj ilqaale fcrij^i la epìTioU 
nel Si^nore.Gaio mio hoTloyO' di tutta la chiefa 
'vifah^ta.Saltttaui 'E.raTlo procuratore della «t- 
quarto f ateUo, Lagratia del Signore no^ 
/fr»or*sv Ghrisloycon tutti yoi. Amen, Et 
à colui che è potente di confermanti , fecondo /*E- 
uangelio.mio, C7* lu fredicatione di c i£ s V 
Qhrisìo fecondo la reuelatione del piislerio cela^ 
tOjtémpi eterni dlqualeìnra è manifeslatOiper U- 
firitturf de propheti , fecondo il precettà. 
dello eterno iddio , alla obedientU 
dalla fede yconofciuto in tutu 
le genti folo fapieute id-^ ' 

. diOjper Giefu Chri 

jiùj alqualt 
honore, 

CT gloria ne fi* 

Coli de ficoli* 

Amen». 

■■ ì: 

IL TÌNt vi IL'Elfl* " 
fioU di Santo fatilo àgli 
Komanu 




PRIMA DI 


P A VLO A P OSTO. 

A co AI NT HI. 

* 


■p À VLo conBcniuolcntia < cura anmonìrcv 
1 Corinthi che fiano fcmpre in !>ona concor4ia,« 
che leuano via le cau(è de le difcenfionc lequale per 
le humile predìcalìone Paulo^ erano molce puoi 
moftra come iddio cilene le co(e humiletccheie 
gloriamo in Dio.* 


^ A P. f. 





AVLO ^nomato Apostolo iiti 
<5 1 E s V Chrislo per la rpolon^ 
t4 ii D/OiCT' SoTieneJratrUojaU 
la chiefa M Dio, else e in Con» • 
thoj à fantifaati per 'CÌrrish 
OIESV, chiamati fanti injiemecon tutti que- 
gli che inuocano il nome del Sitare nofiro Giejn 
CÌmTloJnvgni ìuogo^v* lorOiOirnoTirOj^atia 
à yoi,c^pace da iddi» padre nostro f o* dal SU 
gnore c i e s v Chrisio. Io rendo gratieà Dio 
fniofempreperyohperJagratiadi iddio cheyi 
c data in XZlvrifo -c I i s YjcJje in tutte le cofe fie 
te arrichiti per quello,in osni pr -^ ' 


^ t 



CAP. I.. 4^ 

^mthne come il teTlònomo di ChriSlo è conferà 
tpdtoinyoijtólmentecheyoinon matfdnate di 
idcun dono^J^ettandoUreneLtHone del Signor 
noUrù.G i E s vChrislo^ Uquale, cr yi confer- Tlie.j-.4 
mera infintnel fine incolpati nd di del Signore: 

» woHraG I B s V Chrulù,udele lddi&,per ilqtta^ 
le yoi fitte dnamatindconprthdel fiiofigUutlo 
Gl B s^ChréT(rSignornoTlro,Etpriegouifia- 

teglia per il nome del Signor noflrtr g i e s v 
Chrì^iojche il medefimo diciate tuttp^e fieno fia 
yoi fetteyma filate per fettinelloi medefima mcn- 
nella medefima fèntentiaJPerche mi è fla- 
to referito Ji yoifi-ategli miei, da quegli di Cloa 
ehefiayoi fonocontentionuEt dica qudlo,pet^ 
eheciafiunadiyoidìce.lo yerametefinodi Ea» 
lo,Cf* io di Apodo, et iodi Cepha, zp* io di C/;r/- 
fiomChrifio è dimjhfoh Eaulo è fiato crocìfijfo per 
yoiìofietehatte^^^ti net nome diVauloìlo rea* 
dogratieà iddio, che io non ho battel^ato alcH* 
nodi yoi, fi non Crijfo, zarGaio^accioche alcune 
non dica,che iohahhia hatte^^^torin mio nome* • 

^Et batte!^^i anchora la famiglia di Stephane, 
dipoinon fi fi io habbia batte'^to alcuno al* 
tro».EercheChriTlo non mi mando à batte^y^^ 
re,maàeuangeli:^reynon nella fapientia del 
parlare,àfinchenon fi faccia yana la croce di 
Chrislo, Perche la parola, della croce, à quegli 
che peri fono, è fioltitia,ma à noi che et falma^ 
mojfi potentia dt lddio,perehe è ferino, io anmt* ifa.a^,c 

/t 


4^* A C © K I N T 1. I. 

lero la fipìentia de fallenti dannerò Lt pru^ ' 

^{gittia de prudenti • Deste è il fapienteìdouel» 
Scrihafdoue il dijputatore di queflo fecole . No» 
fece iddio vana la fapieiia di queflo mondoìVef 
■che poi cl>e neìUfapientìa di Dio non conobbe il 
mondo iddh per fapientia, piacque à Dio , per Id 
flultitia delia predicatione jfaluare i credenti, 

' fot che CiT* i Giudei cercano flesso» ^ Gentili cer 
cano la fapientia , cjr noi predichiamo Chriflo ® 
crocifilfofcandalo certamete à Giudei^ Ci?* floiti- 
•iia ale genti 3 ma à efli chiamati, tasito Giudei 
■quoto GetilitChriflopotettajCrfapi^ia di Dio» 
Serque lafloltniadilddio è piu fapiente de 
gli hrtomim , CP* la infermità di Dio fin ferma 
- che gli hmmini . Verche voi vedete fategli il 

chiamare voflrojche non molti fapienti fecondo 
la carne ,non molti potenti molti nobili yWa 
eìeffe iddio le cofe flolte deimondo yaccioche con^ 
fonda i fapienti , cr elejfe iddio , le cofe infer- 
me del mondo , acctoche confonda le forti', ^le 
cofe debili , CT' diflre:^fl^te dal mondo eleffe id- 
dio,^ quelle che non fono , à fin che diflrugga 
quelle dyefono ,accioche neffuna carne figlorij 
nel confpetto fuo . E da ejjo voi peto in Cìjriflo 
Oto.T 7 .c G I E s y yilqttale fu fatto da iddio à noi fapi? 

giuflnia,^ fanti ficatione, predettone, 

***•• 9*5 acciochc come è fcrittOjquello che fi gloriaci elo- 
f«Cor.iC/.d j.- jjgi 

Paulo ^echiara con ^anu humilita a annun* 

tiato> 


tìatd rEa&ngelìo)C puoi infegna clie Pliumilita U 
quale il mondo reputa ftultitia,c pregiata cfTer ve- 
' ra fapientia, da Dio laqùale non u può comprefam 
dere dal huomo earnalc)(ì non glie reuelata peri# 

< Spirito di Dio. 

CAP. II.. 

A T M yen^do à yoi f ategli ^non yetmì nel^ 

. J^la eccellenti a del parlare yo della fapientU 
annunùandoui il teTUmotùo di iddio, "Perche 
io nongiudicai di fapere alcuna coja f a yoiyfe 
non G I E s V CÌmsloyO* queslo crocifjfcy cr io pat. 
in mfirnùtAyCsr timore y^ molto tremore fui ap- Dif. 
prejfo di yoiyO* il mio parlareyO* la m ia predio ***** 
.. cationcynon fu nelle perfuaftbili parole della hu* 
mona ftpientia^a nella dimofiratione deRo Spi 
ritOyC!?' della potentiayoccioche la fede yoslrano 
flanella fapientia degli huommiyfna nella potè» 

® tia di iddio. Et parliamo la fapientia fa iper^ 

. fletti y^ la fapientiaynon di quello fecoloy ne de 
principi di queflo fecola Squali periflamojnapar^ 
liamo la fapientia di iddio y nel niinislerioj 
quale è afcoftylaquale predefni iddioy auanti R 
fecoli à la gloria noTlraJaquale nejfuno de prÌH’» 
dpi di quello fecole conobbe. Perche fe l'haucflu 
no conofeiuta , non harieno crccifijj'o il Signp„ 
re della gloria , ma come c fcritto. Q^lle co^ 
fe che non yidde Vocclnoyne ydi forechio »ne 
. afieflono nel cuore deWhuomo , lequali appa~. 
tecchto iddio à quegli che Vamauano, Et a 
Cuoi le reueto iddio per lo Spirito fuo. Perche lo 


4S A CORlNTHlrl. 

Spirito ricerca tutte le cofe, c?* le profonditi di 
lÙiQ. Veròc quale degli huomint fa quelle cefi 
die fino deH*huomOife non lo spirito delThuantOy 
thè è in quelloìcofi a' quelle cofi che fono di 
iddio nejfum fa/fenon lo Spirito di Iddio. E# 
noi non rieeuemmo lo Spirito del mondo, ma h 
fhirito che è (Lt iddio, accibche noi fippiamo quel^ 
le cofi che fi fino fiate donateda lddto,V* lequa-- 
li parliamo non con parole lequali infegna la 
humana fapientia,ma con quelle che injegna^ lo 
' spirito fanto, conferendo le cofi,jpirituaH àie 
^iritualu^tVhuomo animale non piglia quelle^ 
eofi dyefino dello Spirito di iddio, perche gli fono 
fiolHtia,^ non le può cogno fiere, perche fono pn 
r, ' dicatejpiritualmente. Et lo jpirituale nel yero 
giudica tutte le cofi, CP^effi da neffuno ègiudu 
cato,perche chi conobbe la mente del Signore, ilm 
**P*^*^ j cìualegli habhìa à dareconfigljoìEt noi habbia* 
mente di Chrisio.^ 


pulito rencte ra(otie Se ta Aia liumile ^ottrina^e 
puoi iifputa Se la dij^nita del vfificìo di minidri 
monfttan(toglicBenò venedtlororma e operadi 
lddio,e come non fido gloriare ne gli hvomintina 
inet fi)Io lddio»v c A P*. 1 1 !»• 

E t io fidategli non ho potuto- p^artarui cotneà^ 
,jpiritualt,ma comeàcarnalhcomeà picciom 
h in cimilo. Io? ri detti bere latte, cr non ci* 
Bóh Perche non poteui amhora,ma ne andìe bora 
ptete ,percÌQche anchora fiett carnali , perche 


^ CAP. III. 4> 

^ tmMgna chefia yoi fia inmdia, cb* cohttntìone, 

^ cr dijfmjiomjoh non fiele carnali, ^ camìttate, 
infecondo rbuornof^enÌTe concìofiacofacbe alcn^ 
no dicalo fon di VaulOity V altro io fono di Apoi 
lo job non fiele carnait? Chi adunque è Vaulofzp* 
ehi ApoUo?fe non mìniìhifper ì quali yoi credei 
fti,€ome dette à ciafiuno il Sigiwre.lo piantai. 
Apollo adacqui), ma iddio dette d^augumento. 
Verlaqualcofa, ne quello che pianta qualche 
cofàjne quello (die adacqua, ma iddio che da Vau<* 
^Umento* Ha quello d)e pianta, ^ quello che 
^dacqud fono yno, ^ciafiuno piglierà la fua 
inercede,fec 6 ndo la propria faticha, perche noi fia 
tnà operarli di iddio, yoi fiele P agricultura di irf- 
dio 9 la edificatìone di iddio, fecondo la ^atia 
C di iddio jcloe mie jlata data.Come fnpiente or» 
chitettorepofi il fondamento, yno altro yi edi 
ficafopraMa ciafiuno yeggacome egliyi edi^ 
fica fopra,perclje nejfuno ^uo porre altra fonda* 
mento fuori di quello che e poTlo,ilquale è g i £• 
s T Clmflo,0‘jfi alcuno edifica fopra quefio fon* 
damentojoro, argento, pi etreprethfe, legni, fieno» 
fiipulaf Papera di ciafiuno fia manifeTla,V€r* 
. cItì Uff omo dichiarerà, quello die fi riuela nel 
fuoco,lE.t quale fia Peperà di cìafcuno,prouerra 
ilfuoco*Se Papera di alcuno resla, laquale fopra 
edifico,pigliera la mercede, fe Peperà di alcuno 
fa arfajquefio patirà detrimento, ejfo far a fai 
uatoama coficome per fuoco. Oh non fapete che 

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DiT.^.a 


A C 6 R ì M T 

2X®rvé.c voi jffte tew/>/o di Vio,. (2^ là Spinta di 

fiahita in voti fe alcuno vialOr.il tempio di id. ^ 
dio^ hidio difper^iero qtfiUo. Vercho il tempio 
di iddio € finto .3 lidie jiete voh. Neffttno in^ 
^annififlelfoiSe alcuno gli parejfefia voi.ejfe^ 
ve fallente /tnque7h fécohjdtuongo ftolto^ac* 
doche fa fapiente:?erche Ufàpìentta di quefto 
tnondofcftoltitia apprefh ÒDìo.pmhe è ferita 

to^quèllo che ripiglia Ippicnth nella a$htti4 
inb*T-c ioro.'Et di mmo il Signore conofee le, cogita^ 
tioni de fap tenti, perche fono yanefPer 
le coft nejfmo figlonj negli htìommii?erò'e tnU 
> te le cofe fono voTlrefo Paulo, 0 Àpolloi> Ceph'a^t^ 
}iil moAò,)iUyita,)>U mQne,7o ìé cofe pre^ 
fentifo le future, tutte, fino .yoTlrCi CT yoi dt , 
Chrifio,^ ChnF/o dlDto- 

paulo-infcgnacame i mintftri He la clueTa Cà 
tanno à pregiare ài puoi rcprenJc là infoicntia 
aiCorìntlìi.èconil ftto eiTempiò notificala hip- 
- «ocrifiaaipfeudi Apolioli,à IVltìinogft ammo- 
nifccche feguitano il futtvfTicióje gli ricoman-^ 
4a Thimotheo,e i promcttc.'diy«nire,ia.breue à 

CAP. I I 1 I* 

. Ofici ripulii huomo come minifiri di Chri A* 
^^fio, cr difpenfatort.demisleri di V>io,^ 
quello che di poi fi ricerca ne dijf^fittori, e cheji 
truoulalcutio fedele,Et àmeè niente che io fi4 
giudicato da voi io da di humano,ma ne anche- 
zne fieffogiudtco,perdiei9 wn mi fono confàfe* 

Itole 


c 


k 


c A p. r r I r. f r 

mòle di alctkna cofajma neper quòsio fone^uflp* 
ficato.'Et qi^Uo che mi giudica Jè il Signore. "Pef 
laqual co fa jHon vogliate giudicare cofa alcuna 
auanti al tempo infinta à tanto che venga il Signi 
rétilquale anchoravi illuminerà le cofe afcojè 
nelle tenebre ^ C7* manìfeTlera i conjlgh de cuori, 
® e?' aUhora far a laude à ciafcuno da iddio.Zt que 
fie cofe fategli per figura trasferi in me fleffo» 
in Apollo per voi^accioche voi impariate 
in no'ùne fentiate piu di quello che ìfcrHto, 
accioche yno non molti in orgoglio per 
altroyContìro à vno altro. Verche mi ti giudìcaÌEt 
che cofahai che tu 'non habhia rUeuutaìo* Je 
tu la ri cene fi, perche ti gforij some fe tu non la ri 
ceuefiÌQia fiele fitoUati già fiete fatti ricchifien 
^ noiregimfiy ^ iddio yoleffe che hauefii rh. 
guato, accioche anchora miinfìeme,csìn yoi ì'tgna 
mo.Perchè io petfo che Iddìo dìmoTlrt noi Àpojlb- 
li yltimi come deputati alla morte, perche fiamo> 
fdttijfiettaculo al mondo, ^ agli Angeli,^ agly 
ftuominiMoi fioltiper ChrìTia^ zx yoi prudènti 
in Chrj(ì-o,npi debili, er voi forti, CT* yoLciari, 
O* noi igwminiojl.lnfino à quella liora^ Z^hah 
hiamo battuto famcjO* fetè,p* fiamo nudi, et fin 
mo bàttuti, andiamo vagabondi, zp* la uoria^ 
tno yOperando con lepropriemane offendo detto ma 
ledi noi diciamo bene.patendo perfecutione,fdp* 
j^ortiamo, noi beslemmiatì preghiamo, noiftdmo 
fatti come la fuperfiuita delmendo,fpa:^turà. 


5 t A e o n 1 N T H I. r« 

Mttftti infitto àqueTiodi lo'mn firiUo quefte^ 
tofe àfin che io yi confonda, ma yi ammonìfco 
come figliuoli mìei diletti, perche auuegna òt 
yoihabbiate^eci mila pedagoghi in ChriSlo 
nondimeno mn hauete molti padri , perette h 
yi^gfiterai per VEuangelio in Chriflo c i E s r* 

. ioadunque yi Vriego che yoì fiate miei imitato» 
ri. Per qttesiacaufa yi mandai Timotheojlqua» 
le è figliuolo mio diletto, O* fedele nel Signore Jl 
quale yi ridurrà à memoria le mie yie, lequali 
fono in Chriflo, come io per tutto infogno in ogni 
chiefa-Certi fono montati in orgoglio, come fe 

10 non habbia à yentre à yoi, ma yerro in brie» 
tte à yoi,p! yorra il Signore, ^ conofeero non 

11 parlare di quefli che fono yenuti orgogliofi, 
fia la yirtu, perche non nel parlare e tl regno 
idi Dio, ma nella yirtu. Che cofayoletefyengo 
à, yoi nella yirga^ nella charita, Spìrito del» 
la manfuetudine, 

Paulo aproua come i dottori Corintliirono vani 
liquali cerchauano glorla> e in quello mezo non 
puniuano il nephando Ihipro che era ìn&a loro, di 
puoi gli ammonilce che Thabieno a punire à fina 
che tutta lachiefa non fia guadala T^ltimogli ùi. 
fiituilTe vna generale efortatione che hahieno hCc» 
^ire la purità di vita è che fiugeno i (celerati. 

CAP. T. 

E Gli al tutto fi ode fa yoi fbmicaitone, c* ' 
tale fornicatione quale ne nelle genti fi 
nfmina/dte alcuno fi tiene la moglie del fito fa » . 

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C A ?. V. n 

ire,'Etyot Jiete montati in orgoglio! O* non yi 
fitte piu preflo doluti jacciochefuJJe leuatodelme 
^^di yoi quello che commiffe tale opera,^erche 
io certamente come ajfente col corpo j o* prefente 
con lo Spirito 3 già come prefente, giudicai flit 
quello che cofihft quello operato, nel nome del 
Signore noslro g I B s t Chrifio,ejfendoui con^ 
gregatii^lo Spirito mio,infieme conia potefld 
del Signore noslro g i B s v Chrifio,fia datò que 
fio tale à Satana, alla deSlruttione della carne, 
accioche lo Spirito fia faluo nel giorno del Signe* 
ere Gl ES vài yoThro gloriare non e buono^ìion 
fapeteche poco fermento lieuita tutta la mafia! 
pu rgate adunque il yecchio fermento à fine che 
yoi fiate nuoua mafia jcomeyoi fiete a!^muVfr* 
che la pafquanosha,eChrifio immolato per noi* ■ « • 
Per latitale cofa celebriamo lafefia non nelfer* 
mento yecchio,ne nel fermento della malitia,Cf* 
nequitia,ma negli a^mi della fincerita,et yeri* 
taAoyìho firitto perla epifiola,che yoi no yi me 
‘ fediate co fornicarij,'cy no al tutto co fomicarij 
dt quefio mondo, b con auari,b con rapaci, b con* 
idolatri.perche altrimenti certo do yerreTii yfei* 

D re del mondo» Et bora yi firifii che yoi non yi - • ' 
mefioliate,Se alcuno che fi chiami fi ateUo, e forni 
eatoreìo auaro,b idolatrerò maldicente, o imbria 
eo,b rapace, nonyogliate mangiare con queìle. 
"Perchejche appartiene à me giudicare ancJjorà^ 
quegli (he fono fuoreìob nongiudicate yoi di 

* 3 


4 


/ 


• IL CORINTI» r* 

gli che fono dentro? Et cjuegli che pMO fuwA^ta-> 
dica lddio»V.tlenat€ quello iqttale è fieUeratOjiUi 
tne^ dà 'poi* - 

Paulo rcpr«rJele cattiue confuetudìne 5e gli 
iniqui ncgofi^e ammonisce k ìutlitia e a charita* 
•^i puoi reprende grauifsimamcnte la C:ortatioa« • 
laluxuria. 

C A P» V I. 

i 9 di . jf\>»o altro, di yolere effere giudicato apfrej 
fi àgli ingimliy^ non a^reffi àfantifObeton 
facete che i fanti giudicheranno il mondo? 
f^voifagiudicato il mondo, fiete indegni de 
^intmigwdictjioh non fapete che noigìudtche* 
■remo frli Kngeliìohnoanchora le cote temforalif 
««fcaS.a Seadtnquehauete i temporaU giudica con fiituh 
'te quegli che fono dtfiTe^biliiiella-c1ùefa*lo dico 
qne7iùàyo^irayergogna.(^t non èfia yoifar* 
fiente,ne tureyntì^jepojJ'a giudicare fa il fio 
' fiatelloìma il fiatello colfiatello litiga.^ quejU ■ 

lappreffo à gli infideUrmofigja certamente al 
■tutto einyoi fceìlerate^^J^tchehauete litepd 

yoi fiambieuolmente,Vercbenofopportatepiuto 

Mat.f.a fio VingiuriafFerebenon toUeratepiu tafio il don 
£u:.^.c ^oìknyi voi fate leingiuria,0* dannificate,^ 
R#m.«.d ^ fiatali f oh tum fapete che gli ingiù* 

.fiiyfioharànolaheredita del re^ di iddioÌAf 
\ cieche yoi non erriate* Ne f Fornicatori :fiegli la*- 
iaàfi negli Adulteri» negli Fffminati^ 




^ ^ A IS V 'I, 

^eyjanottn inMjchij^tte i Ladri j ne^i Auari^ 
negli Ebriji nt-i Maldicentiaire i radaci, pojfe do* 

C r ano il regno M Dio.Et quejie eofoeri £€rti,majte 
te lanati, ma fiete fantificati^nia fitte giu flifiett 
ti nel nome del .Signore .g s v j CT* nello Sfi 
trito delle iddh i}Qj}ro,‘Ytttte-lccQfemi fono lecite, 
fna non tuttejóno ytili,tuttefcno nella miafo^ 
teJla,ma io non faro ridotto folto la foteTla di 
alcuno, il cibo fara al yenire, il yentrealci- 

Ih jiy iddio dtfruggera,^ queflo, O' quello. Et 
ilcorfonon.fta alla fornicatione,ma al Signo^ 

^ il Signore alcorfo,Et iddio ftfcito ilSt^ 

Dgnore ^noi fufciterafer la fotentia fua,Oh 
nonfafete che i cor fi yosiri fono membri di Chri 
fioj togliendo adunque J mernbri di Cbrifla, 
faro membri di meretrice? Non fia. Non ./afe^‘<^^^^*^ 
^e che quello che fi acciaia alla meretrice, è yno 
corfofj^erche dice, faranno due in yna carne, 

^ quello che fiaccola al Signore^ yno Sfiri* 

io, fuggitela fornicatione,fercheogni ficcato 

che hara fatto lo huomo, è fuori del cor^o, 

quello che commetterla fornicatione^ecca nclfre^ 

jfrio corfe,OhnQn fafete che il corfo yqfiro è tem '®*^*?*^ 

^io dello Sfinto Santo habitante in yoi,ilquale ^icor.Viu 

frauete da lddio,ar* yoi fiefiinon ficte yoflrifE^^ i«Pi«.i.Ì 

thè yoi fiele contf crai con fre;^^. Glorificate 

j^a iddio nel corfo yoTlro^o* nello Sfiritoro* 

firojcqualicofefono di iddio, 

^ Sdendola ««ftunu.iiclauérimonloptf le ttou. 

' ‘ dd 4 


■ w* 


A C 0 K I K T I. I* 

£tioni <3e gli pfeudi Apoftoli corrotta Paul» apei^ 
tamente qui^fcrrne perla leggerle quegli che £b* 
no allìgatTyC àe quegli che fono folis* cufai de le ye» 
doue e de le virgine. 

CAP. VII. 

E t di quelle cpfe eheyoi mi fcrtutsiiye^t 
')cne aWhmmo non Ji congiugnere alla «le- 
gltOj nondimeno fer euitare lefornieationiy c/dm 
Jcutto ì?abbia la fua moglie^ CT* ciafcuno habbid 
il Jìio marìto^Et il marito renda la debita bene^ . 
holentia alla moglie esr ftmilmente la moglie al 
marìto,La moglie non ha gotejla dé proprio cor^ 
pù^ma il marito»SimilmmteiO* il marito non ha 
> ^otejha del proprio corpo 3 mala moglie.^on yo^ 

gliate voi mancare Vyno de V altro i^e nonaU 
quanto per conjentimento à tempo^ accioche yoi 
attendiattealdigiunioy<D*allaorationey<S^di 
nuoupyi congiugnete injìeme,à finche Satana 
' non yi tenti ^per la incontinentia yoTlra, Quefh 

nondimeno dico fecodo la permi filone xnon fiecon^ 
do il precettOolperche yorrei che tutti gli huomini b 
fiufiinocomeio fieffo Jono»Ma ciafiuno ha dono 
proprio da iddio yyno in yno modojO* V altro 
* * • in yno altro»Et dico à quegli che fino fen^ttio* 

* ‘ glie X C7* alle yedouey bene è à /ero Jè rolleranno 

come an(horaio*Et fi non fipojfono contenere, pu 
glinomogliejperche è meglio maritarfi,eheelfem 
re aecefi^Ma à quegli che fino maritati^ non io 
Matf.e tomandoi ma iisignore^Non fi figari la moglie 

dal 







e A p. T I n 

■ * • ^ ^ J 

dal mdrhotO*fif^ feparatajreSU fin!^ mdri- | 

tOyofi reconcilìj al marito, cr il marito non la^ Mar.io^ i 
Jet la moglie^A^li altri dico io non it Si^nore^ J j 
f Se alcun fiatello ha moglie injtdèle^o^ ì 

* jha confetta babitare con qtt€llo,non la lafci,c?* 1 

fe alcuna donna ha marito infedele, & ejfo con» j 

efi^ta habitarecon quella, non lo lafci ,fercJìe ; 

il marito infedele e fantificato per la moglie, \ 

la moglie infedele è fantifcata pel marito, ì 

■ altrimenti i figliuoli y ositi farebbouo immon» '* j 
di,^ bora fono fantiMa fe lo infedele fi fepa» 

rafia fiparato- Non è fuggetto alla feruitu, il 
fi'atello,o la farella in fimili,Et in pace ci chia» ì 

ino iddiosperche clte fai tu moglie, fe tu faluerai 
il marito tuoVo^cIte fai tumaritorfe tu faluerai ' 
la .moglief fenon come à eia feuno ha partito id» 
dio» Ciafiuno come lochiamo iddio, cofi carni» 
ni, cofi ordino in tutte le chicfeJilcuno tir» 
tuncìfo e chiamato, non chiami la incircunfio» ^ 

j> ne. Alcuno è chiamato nella incircunci pone, non 
Jtcircuncida»La circuncifioneè niente, o* la in» 
circuncifioneèniente,ma la ojferuatìone de co» 
mandamenti di lddio»Ciafcuno in quel chia» Epli#. 4 «a 
mare fi refiijnelqualeegli èchiamato,'Tu fei chia 
maio, ejfendo feruoÌNon tene yolere curare, non» ' 

dimeno fe puoi diuenire libero, y fa maggior» 
mente,perche quel feruo che è chiamato nel Si* 
gnore, e fatto fianco del Signore, O'fimilmeitte DìCéul 
quel libere (In e (hiamato^ feruo di chriTÌQ* 

il <1 y 

✓ ■ • = 



A C O A 1 N T H 1. T. 

Voi fusU comperati pcrprt:^^on yo^liateM^ 

'■oienire ferui degli lrAoni:nt ì ciafcunojvate^lì^ 
■'in quello che egli è cldamtUoÀnejJh 
]foà iddio.^tde yexgini non ho comdnanntent9 
del Signore, ma io yi do conffgHo come quello 
>the ho confeguito mìjermtdiei dal Signore^ ptìr 
:ejfere fedele. Io adunqueptenfiqueslo efjere 
perla prefente ìjeceJ?ita,perche€ iene, all huo* 
moejfercofuru fci legato aUa moglie, non ce^ 
xare di fcierti.Tufeifiolio dalU moglie, n(fh 
earcare moglie. Etje barai prejo moglie, nm 
'±eccasH,Cir.fe la ytrgine fi maritv non pecc^ 

tutta yoha queìii tali haranuo afflittione nella 
carne.Et io y èia perdono.Et dicòui queslo fia^ 
aeglhiltempoè hrieue,reftache anchora quegli 
che hanno moglie fieno come fe non l hau efii^j 
^ quegli che piangono,comechenon pianghi^ 
■$io,Q^ qit^gli Ji-raUegrono,cofìie fenonjiral ^ 

• levino, C? qiifgli che comprono, come fenonpofi- 
fegghino,^ quegli clic yjano què^o mondo, co* 
tnefenon lo yfino.?erche U figuraci quello mon 
do trapaJfaJEtyoglio che yoi fiate f enfia folle • 
citudme.Queìlo éìe èfen:i^ moglie, cura quelle 
sofe che fino del Signore, in che modo pojfa pta^ 
cere al Si^ore,Et quenocheprefe mcglie,cura 
qu elle cofe che fino del mondo, in che tnodo piac^ 
sia alla moglie, c^hanno dificrentia la yergine, 
CiT la maritata.Q^llache èfin!^a marito, cura 
quelle ctfie (he fono del Signore jà fin (h* ella fia 

fianta 






l 


c A p* V I I r. ' yp 

fatita 3 Ò* A coffOity -di fiìritOj nta que^a cIm è 
^marìtata,cura»q»€lle cofeche fino del mondoy tu 
che modofql}a,piacere al marito.'Et queflo dico^à 
rtflita ‘wTlrajnonacciocheìo Vtgini ytw laccio, 
ma accmhe yoi figuitiate quello che è hcnefio^ tì 
flaben&iZy aceojhiateui immobilmente al Signor 
re.'tt. fi alcuno penfachenon fia baie alla fua 
•vergine jfi gli trapajja il tempo del maritare,^ 
coft bifigni fare faccia quello che vuole, non pec* 
cafta congiuta al matrimonio. l\a quello chef a 
fermo nel cuore, non hauendo necefiita,is> hauen- 
dopotesla dalla propria volontà, oy quefto delU 
herb nel fuo cuore di firuare la fua vergine, fece 
hene,per laquale cofa queUo che marita fa bene, 
fy quedo che non marita fa meglio.'Et la moglie 
_ e legata alla legge per quanto tempo viue il fuo 
marito.Etfeil fuo marito è morto è liberata^ 
ehi vuole fi mariti, pure che nel SignoreMondime 
no e piu beatafecondail mio parere, fi ftia cofi, 

. Xp penfo cheandma io habbia la Jpirtto d’iddio. 


Paulo dirputa de quelle cofeclif quegli ffiangiiT* 
tieno che erano immolate à fimulacri ammonifèe 
che quando arano feguito la regula di charita cha 
icipnano di dat o^fendiculo ali deboli»per la libar* 
ta euangelica. 


CAP, Vili. 


4T^T di quelle cofeche fi immolano agli 

ri i 


fidoli » fappiamo , perche tutti ne habf 

chiamo eognitione. La fcientsa infuperhifce, 

trU 




40 A e O 1 M T M I. 1. 

O* charita tàìfitaJtt fe alcuno ^lì fare 4# 
fafere qualche cofa, non punto anchora conob^ 
bCiCome bifora fafere.Ma fe alcuno ama l4-® 
4io quello è conofciuto da luùVe cibi adunque^ 
di quelle cofeehe fono immolate agli idoli fa^ 
tiamo che niente è l* idolo nel mondo, c?' die noto 
e altro iddio fe non y no, perche auuegna che 
fono certi che fi chiamino lddq,o in cielo,om 
terra, come fono molti iddq , cjt* Sìmori molti» 
nodimono ànoie yno Iddio padre, dalquale tut^ 
te le cofe,o" noi in ejjò,^ yno Signore g i b s r 
ChriUoyfer ilquale tutte lecefe,^^ notfer queU 
lo, ma non in tutti è la co^itione.Et alcuni con 
. la confcientia dellUdolo infino à quéio tempo 

tnangiomo come ce fa immolata ah' ìdolo, la 

confcientia loro, effondo inferma, e contrami» 
nata. Et il cibo non ci fa grati A Dio,perche nefeC 
noi mangiammo abondiamojne fi noi non man» 
ffammo, ci mauca,ÌAa guardate che per alcu^ 
ne modo quella yolhrafaculta, non ofienda gli 
infermi. Eerchefe alcuno bara yedutote,cÌ7ehai 
lacognitione,mangiare nel tempio dell* idolo, oh 
IL08I.14.* fiQn fi tdifidtera la confcientia di quel tale, che ^ 
è infermo, à mangiare le co fi immolate à gli 
idoli perirà lo infermo tuo fiateUo nella 
tuacegnitione,per ilquale, ChriUo moriÌEtco» 
fi peccando ne fategli percotendo la confcien^ 

■ tìa loro inferma in Chrilio , peccate, Ter la* 

qual eofa fe il cibo ofiendc il fratello mio, non 


man 





fndngten carne in * eterno, accioclje nm ojfendn 
il mio fiatello, 

l’aulo comitiva con il proprio eièmpio econfeiw 
ma quel medefimo che nel capitulo octauo» e no* 
ftra come non n*a acco^mato donale come predi* 
cando non a mai domandato fiipendio come licitOf 
à £ne che il ne fuiTe ofFendiculo à li deboli. 


CAP. IX. 


A non fono io ApoTlolo^non fino libero? 

oh non riddi io o i E s v CÌnriSlo Signo^ 
re noflroìoh non fitte roi opera mìa nel Signore? 
fi io non fino Aposiolo agli altri, nondimeno Jt- 
ho à yoi.]*erche yoi fiete yno figiUo del mio apo-‘ 
fiolato nel Signore, La mia rijpofia aprejfo à q»e- 
gli elìcmi domandano e quefla,Oh non babbi a-> 
mo potefia di mangiare, C7* di bere? oh non hab^ 
hiamopotefladi menare attorno la donna fireU 
laìcome anchoragli altri Apofioli , et fategli del 
Signore Cephafoh filo io,^ Bamaba,nohab 
hiamo potefia di fare quetlo? chi Pìilito mai à fiut 
Jpefe? chi pianta la y igna,cr no 'mangia delji-ut 
tojnoìo chi pa fie il gregge, et non mangia del laf 
te del gregge? Vario wquefiecofeficcdo Vhuomo? 
iph non dijfe le medifitmecofi anchora la legge?Vtr 
chene lalegge di Mofi è fcritto, non {renerai la 
bocca del bue arante, Oh tiene cura iddio de buoi? 
oh non dice al tutto per noi?per noi certamente 
è ferino, perche fitto Jpcran;^ debbe arare ajueU 
lo che ara, quello che batte le biade fitto Jpe- 


él A C ò R I N t tì I. I. 

ejfere participe della fuajfer^^» 

Se noi yi feminammo lecofe f^iritualije'^gra»^ 
cofefe mimeùamo UcofryoSlre cavnaltìfi gli 
aUrihann»potesia di efire participi di yohper^ 
cìje non mag^ormente noti nondimeno non 
habhiamo yfata quella poterla, ma fipportiam^ 
tutte le cofe , accioche non diamo impedimento 
^,i8.a ^lc^ulo alUeuangelio dt Cbrislo.Oh non fapete , 
che quegli che fi operano nelle cofe facre/viuo^ 
w Ìeiyacrificioì quegli che attendono allo al^ 
tare, diuengonor participi dello altare. Cefi 
amhora il Signore ordino a quegli , iquali^ 
annuntianolo evangelio, ywere dello enange* 
lio. Io nondimeno nejfuna di queste cofe ho 
'JfatOyO* non ferì fit^este coje, accioche cofifia^ 
fatto in me.Veixhe piu presto mi fa.ytiie- timo* 
rirejche alcuno, renda vano il mio gloriare.Ver^ 
chefe io eu angeli!^, non è à me la glona^perche 
tni è impostò per necefiita, Er è guai a mefe io 
non eitangeli^^perche fe io yòluntariamentefo 
tìUefi-Osh ho premio fé contro à mia yiogliaja di* 
fbenfatione mi e fidata commefa. Qual premio 
adunque è ilmio?da:ioche euangeli:^'ndofen^ 
yajpejafonga reuangelio di ClrriTto,innon 
■ ' ^fare malé% potestà mia nell euangelioiper-- 

^e effendo lìbero da tutti à tutta feci me fieffi 
féruo,àfin cheiogadagnafiipiu.Et fatto fono à 
Giudei , come Giudeo, accioche io guadagni, i 
Cwdehà Quegli che fono fitto la legge, qudfi 



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d5f IO jtajotte la le^^^e a fin che io 
^ fino folto laleg^yà qnegli che fino 

^^^^e,co77i^ filo fiafin"^ lc^ge,non efferr* 
«f i CIO finT^ ^ T>ii , W74 oBUgato- alla le^-m 
* ^0 di ChriTlo accioche io gUfadagni cjueglì che fim 

no fin^legge,VaUo fino àgli infermi ^come in 
firmo ^accioche io guadagni gli infermi» A tutti 
fono fatto tutte le cofiyaccioche al t ut to fi lui aU 
cunit o* quello fi per lo euangclioy à fine che 
io diuen^a partecipe, diquello» Ohnon fipete, 
thè quepi.che cornino al pallio Miti certamente 
■ corrono, ma yno ne parta il pallioì Cofi corre*- 
^ a fin che yoi pigli ateiEt ciafiuno che combat** 
te,datuttelecofijfi astiene, quefli ne.tyero,aci*^ 
doche rìceuino corona corruttibile, & noi iìicon- 
ruttihile* lo adunque cofi corro, non come in^ 
certoMji combatto, non come percotente Variai 
ma cànigo il corpo iw/o,cr riducolo in feruìtu,ac 
eiochepn alcuno modo non auuegna che fiaueo*» 
dò predicato aglialtrhh fia reprouato» 

Paulo ammonilcearichora quegli che hanofe»' 
guitato là lora aipiJita propria per communi- 
care à conuiri di lacrifìcio d’idoli per lo efem- 


pio di Giudei che erano nel deferto »clie irrito- 
neno iddio ,, Anchora foionge altre cofe infe* 
gnando come la liberta^ Cimiliaoa.E de per chart* 
ta refrenare, 

CAP. Ti 




A i ycglio che yoi fapiatefiategli che i padri Num.9.3 

r%tof 


ojhifiirno tutlifotts la nu^cla^ tutti tra Efod.ii4 

M 


^4 aco^imth 

pajforno pel mare^c^ tutti in Mofe fumo hatte"^ 
t Efo,i 7 .b mgoUy cr nel mare, cìT tutti ,man^ 

Ntt,zo,b medefimo cibo Jj)irituale,€P* tutti heerM 

la medefwta heuanda j^irituale, perche beerno de 
U pietra Jpirituale,che gli feguiMtta,^ pietrd 
era ChriJhMa moki di loro non approuo iddio, 
perche giacerne nel difetto» Et quéfh co fe fumé 
figure di noi, accioche noi non fiamo cHpìdi de 
^ le cofe cattine, tome fumo cupidi quegli. Ne fia^» 
*3 m tf.b te idolatri icome alcuni di quegli, come è ferita 
*S«.j2.Ì) to.Sedeilpopolo à mangiare, CP* bere, ^leuofii 

i àgiudkare.Necommettiamola fomicatione,co^ 

I Num.*r.b fne certi di quegli fornicorno,V* caddmo in rnt C 
I pCMAOf.i di yentitre migliaìa,Ne tentiamo Cltrijh co^ 

; f me cr certi de quegli tentomo, <rfumo eslinti 

ÌtS^.c^ :daferp€nti.Nemormorate,comeV certi di que. 

gli mormeromo,esrfumo morti dallo eflermina». 
torf.Et tutte queTle cofe accaceuano loro infigu^ 
rà-ttfonoferìtte per ammaelhare noi, nequali 
L -cadono i termini della eta.^er laQual co^ quel-. 

lo che fi p^a di fare in pie, guardi di no cadere. 
X4 tentalionenoripiglhfeno Vhumana.Et fe» 
2ede è iddio, che non vi lafciera tentare fopra 
■ quello che voi potete, ma attchora con la tentatio» 

> me concederà buono efito, accioche voi pofiiate 
apportare, per lacptal co fa diletti miei, fuggite 
daUidoUtria,comeà prudenti parlo, giudicale 
yei quello che io dico, il calice della beneditione, ® 
ilquale nei benediciamo oh non è communione 

u 



c A I». X. 

^Ifanguedi Chriflo?ilpafu che noi rompidmos 
eh non è U comnmnione del corpo di Cimilo^ 
perche yno pane^yn corpo fiamo molti , perche 
tutti partecipiamo d\no pane» Vedete ifrael * 
'^fecondo la came.Q^gli die mangiano VhoSUe, 

^ non pino partecipi a V aitarci che adunque, 
dicoiche l idolo pa tjualche cojaio che pa gualche 
cofa lo immolato à gli idoUì Ha che quetteco^ 
felequale immolano legeti, immolano à demoni, 
nona D/o.Io non yoglioche yoi yegnìate 
compagni de demoni. Voi non potete bere il ca^ 
lice del Signore, zy ilcalice de demoni.Non po- 
tete participare della menfa del Signore, zy deL 
U menfa de demoni. Oh ,prouocheremo à ira 
H Signorcyoh pamó piu forti di quello i Tutte DiC($,c 
le cofe mi fono lecite, ma non tutte fino ytili, E«l,37.a 
^ tutte le co fi mi fino lecite, ma non tutte edifica^ 
no,ne[funo cerchi quello che è fuo, ma ciafiu^ 
no quello die è d*yno altro^Hangìate di ogni 
cofa che fi yende nella hecdieria, nienti ricer- 
tondo per confiientia. Verche del Signore è la 
terra, ^zy, la plenitudine fua.Et fi alcuno de 
gli infiali iti chiama, zy yolete ire, mangiate 
de o^ni cofa che yi è poXla auanti, niente rieerS 
. canno per confiientia. Et fi alcuno e che yi di^ 
ca,queTio e immolato àgli idoli, non mangiate 
‘per cagione di quello che dimoTlro ,zy per la 
cpnfcientia,perdie del Signore e la terra, zy la 
plenitudine fua.Et dico la confeientia non tua,^ 

tt 


( 


CS A C O R I N T 1. Té 

ma lì (jueUo ahro»Verc1:€ fér qnal capone 
dicatala liberta mia^ dalla aliena confcientìaf^ 
%eio con patiaffanicil>9tperche fono besiemmia^ 
C0I.5.C fo quello (he io rendo Icpratieì Pfr lagnai «- . 
fa^h fe voi mangiatalo fe voi beeie,o fe voi fate 
alcuna cofa^ fate tutte le cofs nella glofia a id^ 
dio.Siate tali, che voi nonoffèndiate,nei Gìu^ 
dei t ne i Gentili, ne la chiefa d'iddio, come ie 
^ per tutte le cofeà tutti piaccio ,i 2 nn cercando la 

propria vtilita di nteJlejfoiWadimoltijacciochò 
diuengino faluu 

Paulo infegna 1 frategli publicamentè, f mt>» 
Jiraclie liabito ileWno eflere à bucini e anello- 
ra a le <lonnc,e puoi reprende quegli che erano cor- 
rotti di luxo c di contentioni e d'altri vidi eh» 
conropevano ? difpregiaueno la facratiiiima cena 
4 el signore, 

C A P. X I, 

S iate miei imitatori jocme,^ io di Chrislo^A. 

lo vi laudo fintegli, dìe voi vi ricordate di 
tutte le cefi mie,^ come io vi ordinai, tenete U 
mie ordinationi.Et voglio che voi fappiate, ette 
Bphe.y.c Jj^omo, O' capo ChriTto, cr il capo 

della donna Vhuomo,c^ il capo diChrifio id^ 
dio.Ogni buomo chepralò che prephete:^,ha^ 
uendb velato il capo,Vishonora il capo fio.Et 
'' opti dotina cIjc oralb prophete^, non hauendo 8 
ifeapo coperto, di shonora il capo fuo, percU que* 
fio è come fe quella fila tofiita%$e adtkttque non fi 

ytU 




“ ^CAP. xr. ^ 

ytla^là donna, tojifi anchora. Et fe gli e eofa 
li bruna alla donna ej]ere tofata,o r^a yeliji. 

0^ Vhwnno certamente non debbe velare il capOtcfi 

■/!>' fendo imagìne, et gloria di D/o>cr la donna glo^ 

ria deWhuomOy perche non è Vlmomo dalla don^ Qtu»A 
najfìia la donna dairhuomo,Verche non fu crea-» 
to Vhuomo per la dona,ma la donna per Vhuomo, 
perUqual cofa debbe la donna hauere lapotefla 
^fopra il capo per gli angeli, ma nodimeno ne limo 
mofen^ la donarne la dona fen^ Vhuomo nel 
Sìgfiore, perche' come la donna è dallhuomo,eofi,et 
Vhuomo per la donna,et tutte le cofe da Dio,Giu 
dicàte per voi flefì fe egli e hneslo che la donna 
non velata ori à Dio.Oh non vi infogna ejfa na»- 
lurajje fe rhuomo porta la chìomagli e à diflìo» 
vortf.Et la donna fi baia chioma gli è à l?onore? ' 
^ejfemlegli data la chioma per coprimento,^V.t fi 
pare cìx alcuno fa contentiofoj^noi non hahbia» 
mo tale confuetudine nelle chiefe di D/o.Et queft^ 
am 'rnaefirandoui non laudo che voi vi aduniatt 
infieme,no in meglio, ma inpeggio.^erclTe in prh> 
ma veramente adunadoui nella chiefa,odo che fi 
no difiarerifia voi, et in qualche parte credo, per 
che hi fogna che fièno herefie in voi, acci oche quegfi 
clte fino approuati voghino manifefh in voì.Qufi 
do aduque voi vi adunate infiemc,no è da man» 
giare la cena del Signore, perche ciafcttno antici^ 
pa la propria cena nel magiare. Et qfio certarne 
te àf ante, et quello è ebbro» Oh no bautte cafi oi 


ee ^ 




A C Ò R I N T H I. I. 

nhtngìare ct* hereìoh dijpre^te la (hiefadi'Di^M 
confondete ^ue^U che nonhatwo?che adulta 
qt*e yi dhoìUitderomìin queslo non laudo*Fer^ 
M*t.2<5.c che to hebhi del Sìgnorejilche detti anchora à 
Mar.t4*c yoi^che il Signote gi^ svàn quella notte^eU^ 
luc.» 2 .b anale fu tradito prefe il pane, a* hauendo ren» 
dnte le grafie, lo jpel^o, er dtlfe,?igliate, e?* 
mangiate, quefto e il mio corpo,cheper voi ejpe:^ 
yato.Vate quéilo in mia commemoratione,^tfi-- 
milmete il calice, poi che fifa cenato Àicedo. Que- ' 
fo calice nuouo testamento e nel mio fangue, , 
fate questo quante volte voi herete,in mia com* 
memoratione. Perche quante volte voi mangia 
rette quello pane ,C7' herete quefio caliee,annun* 
date la morte del Signor e, infino à tanto else ven^ 
Gio.tf.f ga.Per laqual cofa, qualunque bara mangiata 
quello pane lo bara beato il calice del Signore hi^ 
degnamente, fara colpeuole del corpo, ^ del fan-‘ 
a.Co-ij.V del Si'^ore.Et pruoUi Vhuomofefieffo,^co ® 
% mangi del pane,^ bea del calice, perche quello 
che mangia,ar che bee indegnamente, fi mangia 
^beeil gtudicio,non difeernendo il corpo del Si- 
gnore,Per quello fonofia voi molti deholij0‘ in- 
fermi, ip* molti dormono,Perche fe noi gìudicafi. 
fimo noijlefii,non faremmo giudicati, ma effen- 
do giudicati dal Signore fiamo correli, acciocìse 
non fiamo condannati col mondo oPerlaqu al co- 
' fa fategli miei, ad^andoui kmangear,afpet- 

tateui V yn Poltre, ^ fe alcuno ha fame mangi 



X X X» 


^9 


cafa^accioche yoi non y$ aduniate nel gith> 
(dicìo , c?* l' altre cofa^ quando io faro yenuto 
dijporro. 


Erano certi falfi dottori àpreffoi Corinthi de 
gli qualli il {pirite loro lo motlraua, erano ancto- 
ra certi altri che haueuano il dono del {pirito che 
vfaueno di fuperbia » e di emulation» e ereno au« 

thori di dl{centioni>e Paulo gli reprende de le lo« 

ro diuifìom inofirandogli che la cluefa e vno corpo 
€ diueriì membri. 


CAP. XII. 

A XJT nonyoglio f ategli ^ che yot fiate ìgno^ 
r\ranti delle cofe f^rituali. Voi facete, che 
ejfendo gentili , in che modo feguendo j yoi eri 
condotti agli idoli muti per laqual cofa, io yi 
fo ajfapere/heneffuno parlando par lo Spirito di 
DiOjdice G I £ s V Anathema.Et nejfuno può di-» 
re Signore g i b s y^fenonper Spinto fimtq,Et 
^ fono le diuifioni de doni, ma il medefimo Spiriiot 
C7* le diuifioni fono delle amminisirationi, ma ^ 
€ il medefimo Signore,^ fono diuifioni delle 
cperationhma il medefimo iddio che opera tuu 
te le coje» in tutte le cofe» Et à ciafcuuoedat* 

B ta la manifesiatione dello Spirito à ytilita»Eer^ 
che à queìio per lo Spirito è data la parola del» 
la fapientia» CT* à quell* altro la parola della 
(Ognitione , fecondo^ il medefimo S^riio j c?' 4 
yn* altre da fede nel medefimo SpiritOi e?* à yno 
. altro iWl medefimo Sfinto i doni delle fanita» 

. C^àyno olite Voperationi delle potentie^ i 
• c.. ir 5 ■ 



. A co M M T H n - 

yn9 altro la propherìa, c^àyno altro le difir^ ' 
tioni degli JpiriiK CP' à yno altro i generi de^ 
le lingue, CT* à yn altro la interpretatione de^ . 
le lif^ue. Et tutte quesh cofe, opera yno, p' ** 
tnedefimo Jpiritojmidendo fmgularmente à cia^ 
Ko:\,^fiuno,fecondo che yuole.?erche come è yno cor^ 
Fpb.4.b po,^ ha moki membri , nondimeno tutti i mem* 
bri d*yno corpo ejfendo molti , fono yno corpo, 
cofh O* ClnriJlo,Perche per yno Spirito, mi pa^ 
me tutti batte!^ti in yno corpo, o Giudei , a 
Centilho ferui, o liberi, rsT tutti habbiamq he^ 
unto in yno jpirito.?erche,V' il corpo non e yno 
membro, ma molti»Se dice il piede, perche non fo- c 
no matto non fono del corpo, oh per quefo mn e del 
corpo? Et fe dice V orecchio perche, io non fono . 
r occhio ,non fono del corpo, oh per queflo non c I 
del corpo ? Se tutto il corpo fujfe occhio , dotte j 
‘ T audito ì Se tutto T audito, doue V odorato ? Et ] 

bora iddio pofe le membra , ciafcuno di que^ ! 

gli nel corpo come yoUe,tT fe' fucine tutti yn 

membro, doue il corpofEt bora certamente mol 
ti membri, ma yno corpo. Et non può foc^’e 
dire a la mano, tu mn mi fai di bifido, o di 
nuouo il capo à piedi, di yoi, non mi fa bifo* 
gno,an:^ molto piu i membri del corpo, che pa- 
iono effere in fermi, fono necejfarij, V* quegli che 
del corpo noi JHmiano manco hònorabili »an 
queSii piu abondante honore fogniamo intor- 
le cofe noìlre irdmeTle-^fi ornano con 

//# 



15 A » t t 71 

^fìu copìofo ornamento* E/ le cofi nostre hc^ 
nejhe, non hanno bi fogno» ma iHdto con tempe^ 
ro il corpo , dando à quello che patina difetto 
tnagiore 1jcnote»accìome non jia difcordia nel 
corpo»madjefcambieuolmentel*ynoperl*altro, ^ 

habbino i membri la medefima foUecitudine, 

"Et fi patifce yno membro , patifiono tnjieme ' ^ 
tutti i membri ,0 fi fi henorifica yno mem~ _ 
hro»fi rallegrano infieme tutti i membri. Et £p^<p*4*^ 
•poi fiete corpo di Chrislo»^ membra in par*^ 
te.Et pofi certamente iddio alcuni nella chie* 
fa, prima gli Aposloli,ficondariamente i prò* 
pheti, dipoi i dottori t dipoi le poterla, dipoi i do* 
vi della finita d fitfiicuj,le gouernationià ge^ 
neri delle lingue. Oh tutti ApoTlolifoh tutti 
pTOpheti, oh tutti dotiorifoh tutti potesia? oh tut 
ti hanno i doni delle fanitafoh tutti parlano per 
le linguefoh tutti interpetranof'^Ma defidera* 
te i migliori doni, o* anchora io yi dimosiro 
[iu eccellente yi a, 

Pmilop^r refrenare i H flegoiì .terreni • 
fn leuar ria il mormoramento de gli inferio« 
ri,e per reprimere la fuperbia de gli fuperiort (cri- 
ne la virtù de la charita inlègnando tutte le altra 
virtù (òno di nul pretio» fé ne Cono accompagnata 
Jeiacharita. 

CAP. XIII» 

S E io parli per le lingue degli huominì, 0*dt 
gli angeli no habbia charita,fino fatto ra 
9ie rifiutante fi cimhalo giubilante, et fi io habbiet 

€9 4 




72. 


A C O R I N T.H I. 


la^rophetia, O* fappia fiotti i mifherij, o^i 

cognitionejet fi iohabbia ognifiae,mtHodocì}Ì0 
fojfa trafportare i month<p*no habbia charita, 
niente fino. Et fi io difienji ne cibi à ponevi tutte 
le mie f acuita, ^fiio dia il corpo mio à ejfere 
arfi,^ non habbia charita,niente ho di ytiltta. 

La charita, e patìente, è beni^a, la charita B 
non inuidia. In charita non opera inconfidera^ 
tornente, non infnperbifie,non è ambitiofa, non 
xerca quelle cofi che fino fine, non è mojja à ira, 
nonpenfitmale,nonfi rallegra de la ingiuftttia, 
ma rallegra fi con la yerita,fipporta tutte U 
cofie, tutte le crede, tutte lejperajutte le fosfene. 
La charitanon perifiemahO fi le prophetiefini- € 
ranno io fi le lingue ce jfer anno io fi fi perderà la 
fcientia» perche in parte conofiiamo,^ in par^ 
te prophetiamo,Et quando fia yenuto ‘ quello cIk 
èperfettoaillbora quello eh' è in par te, yerra me- 
no. Quando ero piccolo,come piccolo,parlauano, 
tome piccolo fintiuo,come piccolo penfauo. Ma • 
ejfenao fatto huomo,gittai yia quelle cofi che Jò- 
no da piccolo , perche noi yeggiamo bora ,per 
ijpecdjio in enigmat e, allhora à faccia 4 faccia, 
horaconofeoin parte, allhora conofeero come, CT* 
io fono conofciuto,Ethora fia la fede, lafieran» 
^Ja charita,quesi(tre,ma la maggiore in qut 
fie la charita, 

Paulo ritorna a ra^reifail ceto ecclefiaftìM a 
fefticuiiTe^ue^li eb«viàveno4i profhctiai« infe- 




CAP. X 1 1 I r. 


73 


gtiail vero modo come G de interpretare lelcrittu» 
reiècofsidcUiudtjdele lingue. 

CAP. X I I I I. 

h OE^»/t4te la charita, defidtratè le cofe 
T Umili iO* wagpormsme,accl?ioche yoi ^c- 
fhetiatCyperche quello cìie j^arla per la lingua, 
pon parla agli huomini, ma à iddio, perdie nef* 
funo ode, ma con lo Spirito parla i mulerij,c^ 
jquello che propheta, parla àgli hu omini laedi-^ 
ficatione,0' la efortatione,^ con filati one.Q^l 
lo che parla per le lingue, edifica fi fiejfi, ma 
quello che propheta, edifica la chiefa. Et yom, 
rei che yoi tutti parlafii per le lingue ma mag~ 
giormente che yoi prophetajìi. perche maggio- 
re è quello che propheta ,che quello che parla 
per le lingue, fi già non interpetra, accioche la 
M chiefa riceua la cdificatione* Et hera fiategli, 
s*io yerro à yoi parlando nelle lingue, che cofa 
yigiouero? fi io non yi parlerò,)) in reuelatione, 
0 in cognitioniyo ili prophetiafo in dottrinai 
Similmente le cefi inanimate, che mandonofue» 
ri la yoce,o il flauto, o la cytara,fi non haran- 
no dato diTiintione 'à fuoni,inche modo fi co^ 
nofiera quello che canti il flauto, o la c^taraf 
perche fi la tromba, ha dato la yoce incerta chi 
fi apparechiera à la battaglia ? Cofi ancho- 
ra yoifenen date per la lingua parlare fignifi- 
caute, in che modo fia cono fciuto quello che fidi- 
fifperche parlerete in aria*Tanti generi diyor 

^ «*3 


ir* 


^4 A t t) R I N t H I* I. 

u(come accade)fono al mondo , tP* ntffufto 

è muto.Se adunane io non fap-o la fot» 0 
^ della yoce,Jdro barbaro à quello che parla, 
^ quello chìi parlaharharo apprejfo à ntej coji 
umhoxa*)foi perdìo fiete emulatori deglijpiriti» 
cercete alla edificationt della chiejkiacàocheaho 
diate^'Perlaqualcofayqt^lo che parla nella lin^ 
guay ori che fia interpetrato.Verdìe fe io oro neU 
la lingua y lo Spirito mio orUytP* la mente mia 
jcH^ fiuttOyche cofa adunqueìio orero con /» 
SpintOy ex orero anchora con la mente yio can* 
tero con lo Spirito yO* cantero anchora con la men 
tOy altrimenti fe tu benedirai conio SpiritOyque 
fio ilquale tiene il luogo dello idiota yCome rijpon^ 
dera Amen /il tuo rendere legratieìpofeia dìe no d 
fa quello che tu dicaf perche tu nel yero rendi bene 
legratiCyma l* altro non è edijicato.lo rendo gra- 
tie àio iddio mio/he maggiormente di yoi tut- 
ti parlo nelle lingue jna nella chiefa yoglio par- 
lare nella mente cinque parole /tcàoche anchora 
infhtuipagli altri, piu toTio che dieci mila paro 
le nella lingia^Vrategli nonycgliate diuenire 
fanciugli ne fentiment i, ma-fate piccoli per ma- 
litia,Q^peri fentimenti fiate perfettuEgli è fcrit 
to nella legge.Tperdìe in ahreylingie, ^ in altre 
labbra parlerò à queylo popolo,cxnecofi mi y di- 
ranno Aice il Signore.Ver laquale cofa le lingue 
fono in luogo dt fegtojion àfiedeli/na àgli infe» 
deliyma laproplìctia^on àgli infedeli t ma è fè* 

iilù 



Ifl» 


c A p. X 1 1 1 r. 

'^elLSe adunque la chiefa tutta parimente fi a^it 
tutti parline ne le lingue, CT* entrino idio^ 

I tiiO injìdeli.oh no diranno che yoi diuenìte mot 
tiìMafi tutti prophetiate, CT* entri alcuno infi- 
delego idiota,e conuinit datunijì^udicate da 
tuttii^cofi le cefi: occulte del fino cuòre fino ma- 
. ni fifietO'cofii cadendo col y olio alla terra jad^e- 
ra iddiojcofejjando che iddio è yerafnente in yoi. 

Che cofia e adunque fi-ateglif quando yoi yi adio 
naie,ciafcuno di yoi ha il pfialmo ha la lingua Jia 
la dottrinajia la reuelationejia la interpretatio 
.nCitutte lecofie fieno fatta à edificatione, c?' fi 
alcuno parla nella linguai facciafià dueìoà tri 
alpiujO' queflo fcambieuolmenteiO' yno inter-- 
petrifZ^ fie manca interpetreitaccta nella chiefa, 
parli dfiefiejfili^ à Dio,Eti prophetijdue 
0 tre parÌinOjep*^ltaUri giudichinOi^ fie à yno 
altro che figga fia reUelatOt il primo taccia per- 
' che voi potete tutti ciaficuno per fi prophetare, 
accioche tutti imparinOi estuiti fieno ejortati, 

Etgli Spìriti de propheti fi fiotto pongono àpro- 
pheti, perche none iddio di difi'enfioni , ma di 
pace^fome in tutte le chiefie de fanti, Le donne Tiisux»^ 
y olire taccino nelle chiefie t perche non è conce- 
duto loro parlare , ma che fileno fiuggetej come 
anchoradice la legge,Et fieyogliono imparare <Se,^,9 
alcuna cofia idimandinne in cafia i loro huomi- 
^ ni proprij,Perchenon fia bene alla donna parlare 
® nùa ihiefia Og la parola di Dio peruene da yoif 

Qh 


Vi 


7^ A -C O B. I N T H I. I. 

Ohttondifcefein yoifoliìfe alcuno fi Ji'inta 
fere,opropheta^o JpirituaUj cono fica ^stelle cofi 
iìje io yi firmo che fono comendamenti del Si^ 
gnorCi^ fi alcuno non fa non fappia,Ter la^ 
qualcofa fategli» defiderate di prophetare» 
non yogliate prohibire il parlare nella lingue» 
Col.2.a tutte le cofi fi faccino conuenientemente»^ fi* . 
tondo r ordine» 

Certi fifTendo in Corintho clie haueuano ^ubie 
Àe la refurrettione Paulo gli infegna come Chri» 
flo e refufcitato e come quefto e il gaudio de In 
noftra religione» di poi approua che noi anchòra 
rerurciceremo»e infegna come fera la refurccttione 
• «uenire, 

C A P. X V, 

6tl.i.b *r^T fouui noto fategli VEuangelio , che io A 
rÌ. TÌ ho Euangeli:^te»CP'ilquale riceueJU» 
cr nelquale fiaterò* per ilquale confeguite la fa 
luteper quelparlare che io yi predicai fi yenefou 
uienefi non credeTU in yano perche ioprimiera^ 
mente ri detti quello che io anchora haueua rive-» 
ifa.ff.bv . uutOjche Chrifiofu morto per i peccati nofirife^ 
Gio.z.8 fQ^t^o le fritture fO’ che fu fiepolto»^ eh refufii 
^fe.é.a ter^ di fecondo le firitture» c?' eh egli ap^ 
Gio.ao.e Cepha»dipoijài dodici» dipoi apparfe nB 

piu di cinquecento fategli infiethe»lpiu dequali 
i r^ 4 »o infino à quefio di i et alcuni anchora tao 

rimo.Dijpoi apparfe à lacopOjdipoi à tutti gli Apo 
fioli.Et dietro à tutti quefiiaCome àrno abortiuo 
apparfe anchora àme»^erch io fono il minimo 

» > H 


\ 


C A p. X V. 77 

ie^U ApoTfelìjnon effendo degfio di'efjère -• 

mato Aposiohsperhauere pcrfeguitata la ihie^ Eph.j.fc 
-fa di D/o, CT' per U gratta di Dio fono quello, ’ 

ehe io fono, ^ la gratta di quello y laquale 4 
in me,rtonfu>yana,ma piu abondantementedi 
loro tutti mi affaticai, non io yeramente, ma la '' 

gratta di Dio, laquale e meco.Se io adunque, ò 
. fi qnegli cefi predichiamo, CìT coji credeTli. Et 
fi cimilo ji predica, che rifufeito da morti co- 
rno dicono certi fa yoi, non ejfere la refurret’» 

Hifne.de mortiì Et fi non e la refurrettione 
^ de morti jne Christo rifufcTto^Et fi Cimilo non 
rtfufii^o , yana è adunque anchora la nollra 
predi catione , o* yana è anchora la fede to- 
flra.Et fiamo trouati anchora falp tellimoni 
di Dio perche noi habhiamo teUtficato contro 
à Dio,chefufiito Cimilo, ilquale non rifufeito, 
finon rifufeitanoi morti,perchefe i morti non 
rìfifcitano,ne Cimilo ri fu fitto. Et fi Chri^ 
fiononrifu fitto, yana e la fede y olirà, anchora 
fete ne peccati yoUri.Q^gli adunque chedor^ 
mimo in Chrillo perirno.Se in quefla yita hah 
biamo fiffa folamente la fiera'^^ in Clmflofa- 
’ mopiumifiri di tutti gli huomini.MahoraChri Col.ì.e 
fiofufiitoda morti , ilquale fu fatto prtmitie di , 

quégli che dormtuano perche poi che per Vlmomo 
la morte, anchora per Vhuomo la refurrettione de 
® morti. Verche come per Adam tutti muoiono, 
coft,V*per Clnriflo tutti fi yiuificano,o*^ìaficn 


7^ A C O ». I N T H I. I. 

ohnondifcefein yoifvli^fe alctmofi jhima ep> 
ferejOpropheta,o Jpirnuale^csnofca quelle cofe 
thè io vi firiuo che fono comendamenti del Si* 
gmre»^ fé alcuno non fa non fappia.Ver la* 
qualcofa fategli j defiderate di prophetare, O* 
non vogliate prohibire il parlare nella Unffie» 
Co1.2.a tutte le cofe fi faccino conuenienternentOj^ fe* . 
eondo V or dme» 

Certi efTcndo in CorintKo che haueuano dubia 
Je la refurrettionc Paulo gli inregna come Chri- 
flo e refufcitatoe come quello e il gaudio de la 
noftra religione, di poi approua che noi anchóra 
refurciteremo^e infegna come fera la refurrettiona 
auenire. 


CAP. XV. 


6al.i.b T^T fouuì noto fategli rEuangelh , che io A 
H tì ho Euangeli;^to, CP* ilquale ricetteJU^ 
cr nelquale fiate, ^ per ilquale tonfeguite la fa 
luteper quel parlare che io vi predicai fe vene foto 
mene f e non credeTU in vano perche io primiera* 
mente vi detti quello che io anchora haueua rive* 
ira .yy.b> uuto,che Chrifiofu morto per i peccati nofiri,fe^ 
Gio.z.a fQf^o le fcritture,o’ che fu fepolto,^ che refufii 
to il ter^ di fecondo le fcritture, cp* cl?e egli ap* 
*610,20.# dodici, dipoi apparfe 4» 

piu di cinquecento fategli infteme,lpiu dequali 
j refiano infino à quefio di , et alcuni anchora mo 
rimo.Dipoi apparfe à lacopo,dipoi à tutti gli Apo 
fioli.Et dietro à tutti quefii^ome àvno abortiuo 
apparfe anchora àme*ferche io fono il minimo 


X V. 


77 


Aposìoliimn effendo degno di' efjhr chia~^»^‘9*» 
AfoTtoIojperhauere perfìguitata U chie^ Eph.j.W 


CAP. 

degli Aposloli: 
maio ApoTioIo ^ 

fa di D/o, CT' per la gratta di Dio fono quello» 
ohe io fonojGP' la gratta dt quello , laquale a 
in me» nonfu> vana, ma pia ahondantemente di 
loro tutti mi affaticai, non io veramente» ma la 
gratta di Dio, laquale è meco,Se io adunque» ò 
fe quegli cefi predichiamo, cj’ cafi credesii. Et 
fe CÌmJloft predica, che rifufcitb da morti co- 
me dicono certi fa voi , non ejferela refurret- 
iiifne ^ morti^ Et fe non e la refurrettione 
^ de morti jne Chrish rifu fetto.^t fe ChriTto non 
rifujci^o, vana è adunque anchora la noTlrn 
predi catione » ZP* vana è anchora la fede -vo- 
Jlra.'Et ftamo trouati anchora falp teUimoni 
di Dio perche noi hahhiamo teTitficato contr§ 
àDio,chefufcitoChriTlo,ilquale non rifufeìto, 
fenon rifufeitanoi morti,perchefe i morti non 
ri[ufcitano»ne ChriTio rifufeito. Et fe Chri^ 
fo nonri fu fcitOyVana e la fede voTira» anchora 
Jìetene peccati voTiri,Q^gli adunque chedor- 
mimo in ChriTto perimo.Se in quejla vitahah 
hiamo fiffa folamente la Jpera'^'t in CÌ?rifio,pa- 
■ mopiu mi feri di tutti ^li huomini.Ma hora Qhri Col.i.c 
fo fufeito da morti, ilquale fu fatto primitie di 
quégli che dormtuano. perche poi che per Vìmomo 
la morte»anchoraper Vhuomo la refurrettione de 
^ morti. Terche come per Adam tutti muoiono» 
cojif^per Chrifto tutti fi yiuific4np»0*^iafcn 


i 




7S * e O R. I M T H I. I. 

5rB«.4.a i>o neU*ordine proprio, Chrisio primhie,poi que* 
che fiprno di ChriTlo nello aumento fuo, di* 
poi il fine, quando hapt dato il re^no à Dio, 
padre, quando bara leuato yia ogni princifam 
?f.io 9 .a to, 0 * ogni potesla,^yinu, perche bifogna cht 
Kcb.i.<l regni infine à tanto, che ponga tatti i »i- 

mici fitto i piedi fuouCyltimo nimico , jhoghe 
yia la morte, l^erche fitto pofe tutte le cofi 
fitto i piedi faoi. "Et dicendo che tutte le cofi, 
gli fieno figgette, è mani fello che fi ha da. ec* 
cettuare quelle chegli fittopo fi tutte le cofi,C^ 
quando gli fieno fitggette tutte lecofe,AlL*I)o- 
ra,^ ejfo figliuolo fata fuggetto à quello, che à 
lui le fittopofi tutte, à fin che fia iddio tut* 
te le cofi in tutte le cofi. Altrimenti, che faran^ 
no quegli che fono hatte^^^ti per morti, fi al 
tutto, non nfufcitane i moni^Et perche fino bat 
te^^ti per morti? Et perche fiamo noi à perico- 
loào^ihoraìio ogni giorno muoio per la rr- . 
fira gloria, laquale io ho in ChrìTìo g i £ sy 
Signore nosho. Se fecondo Vhuomo in Ephe-- 
fi combattei con le be7lie,che yùlita ame fi 
morti non ri fufeitano? mangiamo,^ beiamoj, 
b parche domani motreno, l^on yi lafciatc ingan M 
Mtaànàer n^^e.l cattiui parlari corrumpono i buoni coìlu* 
musiate yìgìlantegiu(lamente,<:^ non pecchia* 
te perche alcuni di yoi non hanno La cognitio* 
pe di iddio, laqu al cofa yi parlo à yergogna.Ma , 
dice alcuno come rififiìtano i morti ? Et con 


u 


f CAP. TV. 7^ 

rhomamìstoho , quello jie tu fe^ 

M\ mintjnon fi yiuifica fe non muore, quello che 

)»,r| tu fiminì, non corpo chenafiera fèmini,ma nudo 

panello, come, o di ^ano^ di alcuno de gli 
ahri,Ma iddio gli da il corpo ycome yolle, à 

ciafiuno dejemijl corpo proprio.Npn ogni carne 
la medefima carne, ma altra carne certamente 
e quella degli huomìni.et altra carne quella del 
lebesiie,c^ altra quella de gli yccegli , altra quel 
la de. pefiLEt fimo corpi celeTli, es* fono corpi 
^ terreTlri-Ma altra gloria de celeTli, CT* altra de 
UrreThrì,altra gloria del Sole, C7* altra della Lu 
na,zp* altra porta delle ftelle.?erche la ftclU 
€ differente (Llla ftellain gloria,cofi,o*lare^ , ‘ 
ftrrettione de morti, Semina fi, in corruuione, ri- 
fu fitta in mcorruttihilita,Semìiutfi in ignemi- 
nia,rifufiit a in gloria. Semina fi in infermità, ri 
fufcita in potefla.Seminafi corpo animale, ri fufii 
ta corpo Jpirituale.Egli è corpo animale, et è cor- 
po Jpirituale, come anchora è ferino, Eu fatto 
ilprimohuomo Adamìn anima yiuente,Vyltt- 
timo Adamjn Spirito yiuificante,ma non il pri- 
mo lo fftrituale,ma Vanimale, cr dipoi lo fpiri- 
tualeÀl primo huomo di terra terrcno,il fecondo 
huomo ejfo Signore dal cielo, quale quel terre- 
no, tali, 'IP* i terreni, er quale il cclcTle tale, ^ ( 
celesìUEt come noi habhiamo portato la imagine 
del terreno, portereno anchora la imagine del ce- 
hfifM Ef qHroTlo dico fategli, perche la carne ,v* il 


fa A C6KTNTHI. T. 


fangmnon poffono Jìjereditare il regno D/W 
ne la corruttione heredita la incorruttihilita> 
'Ecco io yi dico il miflerio.Non tutti certamen-^ 
te dormireno tnondiweno tutti ci mutereno ^ 
yn punto di tempo, in ym battere d'occhsojftcl^ 
lo ylt ima tromba perche fonerà , e?* ì morti fttfih 
ter anno incorruttibilt , ^ noi f areno mutati»^ 
Terche biCorna che queTio corruttibile yetla 
. ' la incorruttibilità, O' questo mortale yeìta l im 

mortalìta.Et quando quello corruttibile bara 
yeìlita la incorruttibilità,^ queflo mortale ha 
rayeSlita la immortalità, allhora fa adempiuta 
la parola laquale c JcrittaAngiottita e la morte 
fucila yittoria,'boue è morte il tuo agof inferno, 
H«b.z.<l V yittcria?Et lo flimolo della morte 

. il peccato, O* lapotentta del peccato la leggera 
i.G»o.f.a Dio ilquale ci dett^yittoria,peril 

Signore noflro giesv Chriflo,perlaqualcofa 
f ategli miei diletti, fiate ftabili > immobili, ah^ 

■ honaeuoli nella opera del Signore fempre, fapedò 
yoi che la fatica yoftra non è yana nel Signore, 


Paulo inCrgna vna certa peculiarità alla colla 
tiene clic lì fané fanti, c Jel fiio auenimento di 
puoi gli ricomanda Timotbeo, & appresole fa^ 
lutat'oniygli ricomanda la dilettionc in Chrìftoè 
la continua ebarita. 

C A P. X V T. 

E t della eollaiione che fi fa ne fanti, come ^ 
io ordinai alle chiefe di Gaiatta eofi an^ 

(hà 



Sera yo\fate,Ciafcuno di yoi in yno de Sahha^ 
tijpon^a da pane apprejfo di fe confentandoi ci» 
chefia commodo taccioche nonft faccino allhora le 
eoUationi quando io faro yenuto. Et quando fa* 
- ro yenuto^utti quegli che yoi harete appronati 
per le epislole^mandero à portare la gratta yo* 
fra in lerafalem.llche fejiaà propofito,che an* 
dìora io yada andranno meco. Et yerro à yoi 
quandoharopaffatoper Macedonia perche paf, 
fero per Macedonia, ^for!^ reTlero apprejjo di 
yoi,oanchoxafarolainuernata,accioche yoi mi 
coduciate dmunqueto andro.Verche io no yogliò 
^horayederuinelpa[fare,maj]>ero di reslarepet 
alqadto tepo apprefj'o di yoi fe lo permetterà tl Si 
^ore.Et dimorerò in Ephefo, injino alla Venie,- 
tosle, perche mie aperta ynagran porta, es^ef 
ficace,^ molti auerfarlj.Etfìyerra Timotheo^ 
yedeteche fi caramente fia apprejjo di yoi, per- 
che opera 1* opere del Signore, come anchora io, 
Kejfu no adunque lo dtjpergi, ma guidatelo con 
pacejOccioche yenga à me, perche io V appetto in* 
^fieme co fategli, Et di Kpollo fratello io l*ho mol* 
to confortato che yentfii à yoi infieme cofi’ategli, 
ma al tutte non haueua yolonta di yenire, bora 
nondimeno yerra quandogli fia comnjodo,Vtn* 
late, Jfate nella fede, operate yirilmcnte conjor* 
tateuùTuttele coferoshe fi faccino con chari* 
ta,Etpregouifi’ategìj,yoifapete la famiglia di 
$tephaneejfereprimitie di Achaia, ^ che ordì* 


ti A C o K I M T H I. I. 

porno fefiep nel mimfierh à fantuéefl^yt^ 

fiate figgiti à talhCr à ciafcuno che aiuta, & - 
fi affaticha» T.t rallegromi, della •venuta di Ste* 
phane.vdi fortunato, ^ di hcaico, perche ^ue^ 
jHmifipplimo quello che mimancaua di yoii> 
perche ricreorno lo fiirito mh,^ yo?lro,eonofce^ 
te adunque que taluSalutanui le chiefe di Afta. 
Salutanui affai nel Signore Aquila, CT VrifciU 
la^on lafia domesUca chiefaSalutanui tutti i 
fategluSalutateui Vrno V altro fcamhteuolme» 
le nd finto bacio.La filutatione con la mia ma. 
no di ?aulo. Se alcuno non ama il Signo- 
re G I B s V Chrisio , fia anathe- 
ma Mar anata . La gratta del 
Signore o i B s v Chri^ 
fio fa co tutti yoh 
' . La charita 

mia 

con tutti yoi in Cimi- 

fio Gl EST, 

Amen. l 

* 

iLFINE delepri^ - 

me Efiflole di Santo Paulo 
àgli Corìntia. 




T O L A 

NDA DI SAN 


Epiftoltcome 

laaxo confola quegli che fono afflitti per il fuo no- 
me, e gli moftra anchora quello che lui a fofferto, 

e come a vfato del benigno fauore ili iddio e puoi 

«pproua l’integrità del fuo vfficio centra di fliiegli 
che 1 accufaueno che diceua xnendacii, perche non 
era venuto a quegli fecondo la promeffache gli ha- 
ueuafatto,eglimollrala eaufa perche non po/Te 
cumprefto venire. ^ 


C A f. V 

AVIO ApùSiéU ii cihst 
CÌvrisio per yolonta d'h Vip, er 
Timotheo Rateilo, alla eJnefa di 
iddio che e in Corintho, con Ga!.f.e 


^ ^www ^ m m w 

tii fanti che fono nella yniutr^ 
fa hchdia^atia à yohCP* pace da iddio padre **^‘^**»® 
ìTho a* dal Signore g i e s v Cltrislo. Bene- 


fwr?ro ^dal Signore g i e s v Cltrislo, Bene. 
detto iddio, O' padre del Signore noslro oii. 
IV CJmsh» padre delle miJèricQriie,cr iddh 



n. 


c. u X r< i H j.» XX* 


Ci- 
ri* ó^ì con(oì ditone t Uguale et confala mcgwr 
nofira afflittionCi accioche anchora noi pojsia’^ 
Col.i.e rno confolare qtte^H iqualì fono in qual fi t>o- 
glia afflinhne^per la cenfolatione,fer Ikqualt 
iddio con fola ttoi fiefii, "Perche conte ahondano 
le pafiioni di C/jnf/o in noi ^ cefi per Chrìslo ® 
ahonda anchora la confolatione no?lra.Etofe 
noi fiamo afflitti, per la yosha confolatione,^ 
falute, laquale opera nella tollerantìa dt quel- 
le medefime affli ttionijequali anchora noi pa» 
tiatno,ip*ofenoifiamo confolatì,perla y offra 
con folatione frdute, anchora la jperan^ »o- 

firaè ferma per yoi,fapendo che come yot fiate 
partecipi delle afflittioni, co fi anchora della con-^ 
foldtione. Perche yogliamo che yoi fiate confa- 
peuoli fategli y della affUttione noTlra,laqt*ale 
ci acade in A fia, perche oltre à modo fu mmo gra- 
nati fopra lefor^ nosfre, talmente che ci yen- 
ne in faf lidio anchora il yrnerejan'^ noi Jhef» 
fi in noi fiefii hauemmo la fententia della mor- 
té 3 à fin che noi non ci fidafitmo in noi» ma in 
Dioiche fujcita i morti Mqu ale ci libero da tan. 
tamortèyZP* libera 3 nelqu ale jperiamo cl)e3 0“ 
anchora libererai aiutando infieme yoi ancìxt- 
ra nella oratìoneper noÌ3*àccioche da molte per- 
foneydel dono conferito in noi, per molti fi ren- 
inole gratieper noi. Perche la gloria nosfra è C 
quella, il teffimonio della confeientia noTira, 
wemfemplicita,zp*fincerita di lddto,tton nel- 

u 


l 


c A ?. r. ' 

id ptpie/Uta earmle, md netta gratta ili lddi 9 
fiamo contter fati nel mondo, ^ piu abondantem 
mente yerfodi yoL perche non frijtiawo altre 
eofe che quelle che yoi leggete io anchora conojce» 
te,Et jj^ero che,o* infino al fine conofcerete,co^ 
tne,^ noi in parte conofceììi , perche fiamo glo^ 
ria yoThra,come anchora yoi noTlra nel di del 
Signore g i e s v. Et con queTia fidan!^ yoleuo 
yenire prima à yoi,acciocheyoihauefii la fe-m 
condagratia,^ trappaffare per yoi in Mat^e^ 
donia, ZS7* di nuouo da 'Macedonia ritornare à 
^yoi,^ da yot ejfere condotto in Giudea, Deltbe^ 
rondo adunque quefio, ho y fato, o ne l^ggorey- 
quelle cofe che io delibero , delibero fecondo 
la carne, à fin che fia appreffo di me. llfiftjO* 
il no, no. Et fedele iddio, perche la parola no^ 
fra non fu à yò't no, perche il figliuolo 
di iddio G I E s V ChriUo, ilquale è fiato pre^- 
dicatofia yoi, per noi, cioè per me, ct* Situano» 
C7* Timotheo, non fu, fi, cr no, ma fu fi in effo, 
perche quanto fono le promifiioni di Dio, fonò 
in rffo fi, o* in effo Amen, à Dio,CP* alla 
gloria per noi. Et queUo che conferma noi,in- 
fièrheconyoi in ChriTlo, O* quello che ci ynfe, 
è iddio , CT* ilquale ci fegno , o* dette Carra 
dello fpìrito ne cuori yosirì. Et io chiamo 
dio tesUmone , nell* anima mia che perdonane 
doui , non fino di nuouo yenuto à Corinti», 
non dii noi dominiamo alla fede yoTlra»md ^ . 

ffi ' 


A C O R I N T H I. ir. ' ' ^ 

jtamo coaiutorì del gaudio yo^ln,ferthefiaS§ 
nelltifede, 

PAVLO e£fen4oaccuratoJaPreu^ ApoftoU» 
per tanto che ne la fuperiore cpiftola comande 
il mecho fuife. 4ato a fatana, gli dichiara la (uà 
caufa infcgnandogli pcrcli«,<li puoi comiinca 
gli che diccuano che era impoftore>c gli moftra co- 
me à inregnato la parola in buona f«4t à loro a 
ali altri. 

C A P. I I* 

E t deltherai meco medeftmo questo» non >e - a 
aire di nuouo à yoi con dolore- "Perche Je io 
yi contrislo» €7 chi è quello che ini apporti leti^ ' 
$ia,fewn quello che ècontrisiato da me^Etfcriji 
pui questo ficffo accioche yenendo» non jia con* 
triTlato da quegli yda quali bifognaua che io ri* 
eeuejli gaudio Jyauenao questa conjiden^ yer* 
fo dì yoi tuttì^lìe il mio gaudio fta di tutti yoi» 
perche da molta afflittione, v* anfieta di cuore m 
yi feri piiper molte lagrime non accioSeyoi vi 
contristiate ^a accioche yoi conofeiate la chari* 
ta, laquale io ho piu ahondantemente yerfo dò 
youEt fe alcuno contristojnon mi contriTìbjrna 
$n parte accioche io non grani yoi tutti. Basta a 
é$teTlohuomo»queslariprenfione»che e fatta da 
piu,ìn modo cisepiu toTio pel contrario »p€rdonam 
tegliiOt con filatelo ioccioche per alcuno modo non 
auuegna »che quello che e tale ^ fia opprejfato 
dal troppo dolore 3 per laqual co fa io yi priego òe 
yoi confirmiate in quello la charita ferche^C^ é 



* » 




.CrAf.tr., 87 

effetto Jcrìfìi ^finche io eenojcefì Ve^ 
fferienliadi yoijeà tutte le cofe fiele ohtdienti. 
£t àchi yoi fardonate alcuna cofa, cr io perdo* 
^•VercheaC^^fe io perdonai alcuna cofa a alca* 
no là quello perdonai per roh in per fona di CÌ)rU 
fio,accioc 1 )enoinon fitamo occupati daSatana, 
perchenoi non ignoriamo le eoo itationi di quel* 
lo. Et effondo yenuto à Thoade,perlo Euange* 
Ho di 0 msloit:ir ejfendomi aperta la porta mi 
Sigftoreiuon hebbi requie nello Jfirito mio, per 
non battere ritrouato Tito miofi'atello^a licen^ 
9tiati quegli endai in Macedonia .Et fia riti* 
^aliato iddio ilquale fempre triompha di noi 
in CbriTlojC?* manifeTfa V odore della fita noti* 
tia per noi in ogni luogo perche fiamo a Dio buo* 
no odore di CìrriTlo in quesli che diuengono 
faluig ey in quelli che perifeono , in quefU 
eertamente odore di morte alla morte 3 tsr in 
qu^li odore di yita alla yita. Et à quelle cofe 
ànidoneoìperchenon fiamoicome i piui chefalfi* 
ficano la parola dTdaio ima come da fincerita^ 
ma come da iddioi in cojpetto di Dioifer Cbri* 
fioparliamo. 


Coniiruoerempioapproua k la eliiàre di Co* 
rinthi r« giuftamente auerc miniilrato i'vffìcio 
del Euangelio>non per le Tuoi roree>ni8 per là gra» 
eiadel Signore 9 dipoi difputa con quegli che fé 
Rafforzano di mefebiare legge con legge, &cb# 
Aiffcrcntia ha infra l'Euangelio e la legge, c inù» 
la littera e il fpirito. 

: if 4 


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A e O K. Z N T H r. lU 


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GAP. I r I. ‘ ’ y 

\Omìnciamo di nuouó à commendare Uoi A 
ffiej?ii9hl7abhiamobìfo^o(come alcuni)di 
ePiìiole raccomandatorie àyoi,o di raccoman» 
datone da yoì^Woi fiete la epiUola nojlra feritia 
ne cuori noTlriJacjuale è conofciuta^ C 7 * letta da 
tutti gli huomini manifesiando yoitche yoi fiete 
epislola di CbrìTlo miniTlrata da noi, ferina 
no con lo incbioTlro^a con lo Spirito di Dio yiue 
te, non in tauole di pietra, ma tauoledt carne di 
Heb. 4 .^ cuore» Et habbiamo tale fiducia per ChriTio B 
à Dio/ten che noi fiamo fujficienti.per noi ftefiiS 
di penfare alcuna cofit,come da noi ftefii, ma la 
fufficientia noTha è da Dio, ilquale fi fece an^ 
cima fufficienti minori del nuouo teflamen-» 
tojnon della lettera, ma de lo fpirito» VerSela 
lettera yceide,^ lo Jpirito yiuifica. Et fe Vanu 
miniThratióne de la morte jtelle lettere, defiritta 
ne fa fi, fu in glori a, in modo che non potefiinoi 
figliuoli di ifrael guardare nella faccia di Mojè, 

I per la gloria del yolto fuo, laquale diuiene ya^ 

na, come non maggiormente V àmminishatione 
de lo Spi rito fanto far a in gloriai J? orche fe Vam^ 
tniniflratione de la codennatione ègloria,molto 
maggiormete, abbonda V amminifiratione de la 
giusiitìa ne la gloria. Eerche quello che fu gloria 
ficato,non e glorificalo in queTla parte per Vec^ C 
• celiente gloria.Eercbéfi^uello che è fatto yano, 
fu in gloria jnoUo piu qucUoche refia è in glo.. 

^ r/4* 


i 




e A 1 1 1 z. 




^ r* ♦ 

‘ r?4. battendo adunque tale Jj>eranya, yfiamo 
molta confidentìat non come Mefe,pqneua tl 
^yelo fopra la faccia fua,accioche non intatdefH 
noi figliuoli d'ifraei nel fine,ilquale diuiene 
yano.Ma fono accecati i fentimenti loro^ perche 

Dmfino àqueTio gì omo d‘hogije]]'o relamere^a 
nella Unione del vecchio tesiamento>ne fi lìeua 
il yelotilquale per Chrislo fi lena via» Ma infi^ 
noà queslo di » quando fi legge Mofe» il velo è 
‘posio fopra il cuore loro.Ma quando fi fieno con- 
uertiti al Sigtorefi leUera via ilvelame,Et il Si Gio.^.i 
gnore è Jpirito.EtdoueloJpirito del Signore, qui. 
ui la lihcrta.Ma noi tutti con ifeoperta faccia, 
fpeculando la gloria del Signore, aUamedefima 
imagine fitamo trasformatila gloria in gloria, 
come dallo Jpirito del Signore. 


t 

4 


P AVIO defen^e anchora la fua fecie circa il 
mifterio della parola^ e puoi infegna à (celerati 
huomini che perirano per la loro colpay e come lor 
medelìmi Tono aiithort de la lor dannatione,Al*vl« 
timo gli moftra che no fe offendeno per la fua ero- 
ce>e infegna doue e grado cribulacioneyla e ckrifto* 


CAP. Ziri. 


P ^r laqual cofajiauendo noi queTla ammu 
niThratione fecondo cl>e confeguito hahbia- 


mo mifeì’icordia.non manchiamo, tìì a ributtiamo 
le cofe occulte della vergogna, non caminando in 
aTlutia^on trattando con inganno la parola 
ii*lddlì> j ma nella manifeTtatione della verit/t 

•- ■ / » . 


^4 


I 


ffaliiipa 


f9 A C • K I M T M f. I r.’ ' 

tottmendando noi flefiià offti confàenìU di 
hmmini astanti à iddio. Et /è anchora e occuL 
fo loeuangdio noSiro 3 in quegli che ferifiom 
€ occulto ^equalt lo iddio di qsteslo fecolojha oc- 
eecau le menti degli infedeli, acctoche non ri- 
fplendejfe à quegli il lume dello euangelio della 
gloria di Christo che cimarne di Dio» Pm/« 
noi non predichiamo noi fefSijna Clnrijlo gì e-* 
S V Signore. Etnei firui yoUri per g i £ s t» 
Tcrdie iddio ^Ise di fi, dalle tenebre splendere U 
luce,effo rijplende ne cuori noTlri, alla iUtminà* 
ùone della cognitione della gloria d* iddio, sulla 
ferfona di c i s s v Clmflo,o* habbiamo que- 

ao f ^ ^ M • ^ ^ ^ f 9 • 


fio theforo in yaji di terra àfin che la eminentia 
della yirtu fia di Dio jCT* non da noi. In t utte le 


€ofe patiamo trihulationejnanon fiamofojfocét- 
tifiamo affaticati ,ma non depolii, patiamo per- € 
ficutione,manon fiamo ahandonati,fiamo yili- 
pefi,ma non periamofèmpre portando à tomo la 
mortificatione del Signore g i e s v nel corpo, 
accioche anchora la yita di g 1 1 s nel corpo 
nosiro fi manifelìuVerche fempre noi else yiuia- 
mo, fiamo dati nella morte per Ciefit, accioche fi 
manifefii la yita die 19 tv ne la mortale cdr 
ne nofira. Por laqual cofa, la morte certamesstt 
opera in noi, la yita in roi.Et conciofia cofa, 
else noi habbiamo il medefimojpirito difedefec^ 
do qUèllò cìje c fiotto. Credetti per quèlo ls$ 

fiàrlatQ.Etn^ìtrHiaroOfper laqual cofa anòora 




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%f 4 rtiamo,fafendQ che quello che fuftìto il 5/^f* 
r« G I E s SsMÌ anchora fitfcitera per c i e s v» 
^cmSUtueracon yeù Percf^e putte fe cofeper 
•voij^cciocìye redundi insorta d’iddio lagratia 
multiplicata, per molti rendenti legratie.Per U* 
qualcofa non mdchiamo*M<t auue^a cheti no-» 
Jbro huomo ejlerioreji corrompa, nondimeno lo 
interiore di di in di fi rinuoua,pcrche la momen 
tanta, leuita dellanoslra affiitùone,maramglio 
fiamente fiopramo^ opera in noi eterno pefodi 
gloria jton cofideranao noi quelle cofechefi yeg* 
gono,ma quelle che non fiiyeggono, perche quelle 
che fi yeggpnoifono temporali, ma quelle che non 
fi y^gono eterne. 

Apertamente Teguita la (peranza^t Talute àe la* 
^uale nel fine del primo cap«aueua detto vfa la alla 
goria del tabemacoloye de li Tuoi domicilii celefti 
per Tamore de gli quali c rapto fofiene ogni cofa» 
foionge come mitiga la Tua oratione à fine che non 
• fia veduto cercar gloria,al vltimotfcguita il nego- 
tio di Talute m Chrifio e come pochi compreodeno 
ilfuovffieio/ CAP. V. 

A TXErc/?e fappiamoche fe que^la nojlra ter* 
J; reità cafit , di quesla babitatione fi difi. 
jblttera,noi babbiamo la edificatione da Dio* 
eafa non fatta da mano, eterna ne cieli, Per- 
ehe in quello gemiamo defiderando di yeTli* 
re fopra rbabitatione no^a che è da cielt,Je 
nondimeno ycTlitt, CT non nudi fitamo troua* 
ti. perdje, ey noi che fiamo in quejle taber* 

na 



Apo.ttf^ 




9t A c o ». I N T H I. r r. 

nacolo, gemi amo taggraftatiyper non yolere effe^- 
jpogliati»ma effcre yeTìiti,accioche fin inghiotti- 
to quello che è mortale da la yita. Et quello che 
ci apparecchio à quesloflejfo è iddio j C 7 * iiquale 
fi dette l* arra dello Jptrito . Siamo adunque di 
buono animo firn pre,zj^ fappì amo che mentre tt 
fiamoprefenti nel corpo fiamo affenti del Siffto- 
rSiperche noi caminiamo per fede, c?* non per 
forma. Et confidiamo , C5^ yogliantb maggior- 
mente ejfere affenti dal corpo^ ^ ejfere prefinti 
apprejfo del Signore. Ver laqtuil cofa sfor^^a- 
mociao affenti jo prefinti di piacere à quello» 
* 4 *^ Verchebtfogna che noi tutti fiamo manifesiati 
aitanti al tribunale di Cimilo, a fin che eia- 
feuno riporti quelle cofi che fi fanno pel corpo, fe- 
condo quello che fece, 0 bene,o male.Sapedo adun- 
que quel terrore del Signore, per fuadiamo àgli 
huomini,i5^ fiamo manifeìU à iddio. Et Jpero 
anchorachenoi fiamo manifésii ne le yoshre con 
feientie, perche noi dt nuouo non commendiamo 
noifi^t à yoi,ma dianui occafione di gloriarui 
per not,à finche yoi habbiate contro à quegli , 
che fi gloriano ne la faccia,^ non nel cuore,p'er-e 
che 0 fi moderatamente fappiamòj à yoi. "Perche 
la charita di CÌrrislo ci flrigne , dtfeemendo 
quello, che fi yno mori per tutti, adunquetutti 
morirno,c^ per tutti è morto ,accioche quegli 
che yiuono di già non yiuono à fi, mah quello 
die per efii è morto, tifi* fi ito. Ver laqn al cofa 


c A r. ▼ r. 95 

^noldi poi nelfuno comfcemmo fecondo la carne, 
^fe anchora fecondo la carne conofeemmo Chri 
fé, nondimeno nonconofctanio pitchora.'Perla^ 
quale cofafe alcuno è in cintilo, è nuoua crea--'- 
tur a, le cofe 'pecchie pafforno, ecco tutte le cofejor 
no fatto nnoue.'Et tutte le cofe da Diojlqtiale cir-' 
concilich'à fe fleffo per gies.v ChriTlo, ct* det- 
teci la amminislrationefflèààreconciliatione po- 
fei a che iddio era in Chri^p riconcili andò fi il 
mondo ,non imputando à-qi^li i peccati loro, 
C^pofein noi la parola della reconciliatione. Nei 
adunque nel nome di Chrisio fitamo imhafcia^ 
doThCome fe iddio yi eforti per noi , preghiamo 
per cimilo jticonciliateuià iddio, perche queL 

10 che non conobbe peccato, fece peccato per noi, 
aceioche noi diuenifìimo per quello jriu^litia 
d^lddio. ^ 

Ammoniffeàfegtiirela vita iegna Cjinfta 
fuo proprie cfTcmpio^c «iiferiue la vera con- 
ftàtitia di multi circa la Tua fede, di puoi Icua via 
■ l’ócca(ìoncdelaìmpieta*e ammoniice che iltcm- 
piod*lddio non lìa imbrattato per glicomerciè 
•cannubi di cattiui. 

C A P. V I. 

A anchóra ìnfieme operando, vi conforti^» 
che yoi non riceuiate la g^ratia di Dio 
invano, perche dice» Nel tempo accettabile ioti 
efaudi,^ nel di della fallite ti aiuta» Eao bora 

11 tempo accettabile, ecco bora il di della falute. 
A nejfuntf diamo per yna ojfenfione,à fin che ri- 


ApoC. 2I.C 
lfa.4^3,b 


ira.4P.e 

Cor.^.a 


^4 A C O R 1 M T H T. I r. ^ 

tttperat/t non fia la amnùniThationejna ìntutm 
te le co fé rendiamo noi ftefi commendabili y co me 
mtnislri di l3io in molta fatientia, in afflinio* 
nijn necepita,in angiiTheJn pia^ejn Priffo» 
mjn fedttioniM fatiche, in vigilie, in digiuni, 
in puritayinfifentiayin fipportationfy in beni^ 
gnita, inerito fantOy in charita non fintajn * 
farola^ai yerita, nella potentia d*ìddiOy perle 
armi della giuTiitia, da deShra, cr da JlniTha, 
fergloriayiirignominiaypcryituper^yi^perla 
laudeycome fe&ttori,ma y traci ,cme ì^tiyma 
cognitiycome morendo, ecco che noi yìuiamo, 
come caTlighatiyO’ non yccìfijcome dolenti ^wn» 
dimeno fempre gaudenti /:ome poueri, nondime* 
no come arrichendo molti, come niente habbìa* 
mo,& ogni cofapojfediamo,la bocca noThraè 
aperta à yoi o Corinthi,il cuore noshro e^ilata* 
to,Non fiate riTlrettiin mi, ma fiate rishetti 
nelle yifcere yoSlre, Et la medefima remunera* 
tione,come à figliuoli dico. Vilatateui anchora 
yoiyà fin che yoi non yi congiugnate al medefi* 
mo giogo con gli infedeli . Verdje quale parlici--^ 
patione di giuriti a ,alU ingiuslitia,ochecom* 
munìonealla luce con le tenebre? 0 che concordia 
à chrislo con Belialfo che parte al fedele, con li 
• infidelefo che coft conuiene al tempio di D/o con 
gli ìdoli? Verdye yoi flètè tempio di Dio yiuo, 
f .Cot. J.J ^^ffi^ iddio. Verdjeio habitero in ef?i,zy co, 

Cc ó.d minero,o*fitro iddio di qnegl'h V efìi mi fa* 

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fdhh9fofolo,VtrUqHaleofa y fette del tne!^ 

‘di toro , CT* feparateui, dice il Signore, C7* non Leu,zé^ 
toccherete cofa immonda, ^ io yl riceuero,^ 
faroui in luogo di padre, cjt* yoi uni farete in 
luogo di figliuoli j er figliuole, dice il Signore 
•emnipotente, ; 

Rieoma à «quello jed^ehaueua fatto mentiont 
net càp.recen<3o gli mo3;ra iè non con animo tiran« 
nico auere commandato ma per la loro falute di pu 
nire Taduleero come facilmente il prona» e eipont 
con benìuolentia à quegli la incerta hifiorica nar« 
ratiuncula di 7 ito. 

CAP. VII. 

A A T>unque hauendo charifiimi quefte pro^ 
fiioni, purgiamo noi fiefii da ogni ma^ 
tuia di carne, ^ di Jpirito, recando à perfettio* 
ne la fantipeatione nel timore di iddio, Com* 
prendete noi. Noi non ingiuriamo alcuno, non 
corrumpiamo alcuno , non fi audiamo alcuno» 

No» dico (quéTlo') à condennatione , percJte h 
predifiixche yoi fiele ne cuori noTlri à morire» 
tp* yiuereinfieme,ÌAolta fidante à me yetm, 
fodi yoi, molta glorificatìone à me per yoi,l 9 
^fono ripieno di confolatione ,foprahondo di 
gaudio in ogni noJlra afflittione, Verche quatta 
do noi yenimmo ì» Macedonia, nejfuna r«- 
quie hebhe la carne noTWa , ma in tutte lecq^ 
fe erauano afflitti. Tuori combattimenti , dm* 
tro terrori , ma quello che confila gli diurni- 
fi, confilo noi, iddio ne U yenuta ò 7 ito» 


^4 A C O R 1 M T H T. II. ^ 

tléperata non fin la amminiThationeyma in tut* 
te le cofe rendiamo noi /^e/?i commendabili, come 
tniniJiri di l5io in molta fatientia, in afflinio* 
ni, in necejlita,in angnshejn piaghe Jn tmipo» ? 
nijn feditioniJ»f*iticheJn Vigilie, in digiuni» 
in purità, ii^entia, in fipportatione, in beni- 
gnità, ikgfirito fanto, in charita non finta Jn B 
farola^i yerita, nella potentia d*ìddio, perle 
aurmi della giuTlitia, da deSlra, c?* da finiThra, 
per gloria,^ ignomìnia,pcr yituperij,^per la 
laude yComefedMttorì, ma yeraci,comeigwti,ma 
cognitiycome morendo, C7* ecco che noi yiuiamo» 
come caWghati,^ non y cà fi jcome dolenti ^n- 
dimeno fempre gaudenti ^ome poueri, nondime- 
no come arrichendo molti, come niente habbia- 
mo,0* ogni cofapo]fediamo,la bocca noThae 
aperta à yoi o Corinthi,il cuore noshro cifilata- 
to,Non fiate riTlretti in noi, ma fiate rishretti 
nelle yi fiere yoSlre. Et la medefima remunera- 
tione,comt à figliuoli dico. Dilatateui anchora 
yoi,à fin che yoi non yi congiugnate al medefi- 
mo giogo con gli infedeli . Veròe quale panici-^ 
pacione di giuTliti a ,alla ingiù slitta, ochecom- 
munionealla luce con le tenebre? o che concordia 
k Chrislo con Belialfb che parte al fedele con f§ 

• infidelefo che cofa conuiene al tempio di D;o co» 
gli idoli? Verche yoi fiete tempio di Dio yìuo» 
f .Cof.j.^ corno dìjfe iddio. Persie io habitero in efii,0* ca^ 
et 6.à minerò,^ faro iddio di quegli» CT* efii mi fa- 

tua 


c A p. V 1 r. 


ranno p6polo,VerlaqHalcofa y fitte del 

di toro, tsr fiparateuifdiceil Signore, non Leu^iéJk 

toccherete co fa immonda, io •vi rìceuero,ciy 

faroHÌ in luogo di padre, o* yoi vti farete in 

luogo di figliuoli,^ figliuole, dice il Signore 

. Hier.jrm 

cjuello (3e c^e haueua fatto mentiona 
nel càp.(ècen^o gli ffloi&ra fé non con animo tiran« 
nico auerecomman(]ato ma per la loro falute <li pu 
Ilice l’adultero come facilmente il proua» e efpone 
con beniuolentia à quegli la incerta hifiorica nar« 
ratiuncula di T ito. 


•emmpotente 
Ritorna à 


CAP. VII. 

A A Dunque hauendo chari fiimi queSle pro^ 
Jf\jnì filoni, purgiamo noi fiefii daognima^ 
cula di carne, o* di Jpirito, recando à perfettio* 
ne la fantìfcatione nel timore di iddio, Com* 
fendete noi. Noi non ingiuriamo alcnno,non 
cornimpiamo alcuno , non f audiamo alcuno» 
No» dico (queTlo ) à condennatione , perche io 
fredifiixche yoi fiete ne cuori nostri a morire, 
C 7 * yiuere infienie,Molta fidan^ è à me yer» 
fodi yoi, molta glorificatione à me per yoi. Io 

9 fino ripieno di confo lat ione , foprabondo di 
gaudio in opti nostra afjlittione. Perche quatta 
do noi yenimmo in Macedonia, nejfuna re- 
quie hebbe la carne nostra, ma in tutte lecq^ 
fi erauano aff itti, Fuori combattimenti , dm- 
tro terrori , ma quello die confila gli Ìiumu 
fi, confilo noi, lidio ne la yenuta di 7 ito* 


r 

« 


Et non foUmente perU fua yenutayma attcha^ 
raperla confoUtione che lui ricette di roi, refe^ 
rendoci il yoTlro dejtderiojl rofiropiantotil yo^ 
Jhrojhtdiopermettn modo chepìu tosto mijitl 
rallegrato,\?erche y Jèio yi contristai, per la 
epistola ,non me ne pento ,henche me ne pentij^i» 
perche io yeggo che quella epiTlola,amefftache 
i.Pie.2.e ^ (gffjpOyyi contriTio. Hora mi rallegro, no cheyi 
Jìete contriTiati,meche yi fiete cotrislati'.àpeht 
tetia.Terche yi Jìete contriflati fecondo iddiojn C 
! modo che in nejfuna co fa non harete patito detri 

, melo alcuno per noi, perche il dolore fecodo iddio 
opera peni tetta alla falutc laquale no èdapetir-* » 
fene,ma i l dolore del mondo,opera la morte* per- 
che ecco quejlo (le[fo cctriTlarJi yoThro, fecodo id- 
dio, quanta diligentia ha operate inyoi,an^i in 
fatUfattieneyan!^ in dtgnatione, an!^ timóre, 
an'^deftderio,an^ycndctta*\nogni coft ha^ 
ueteconTHtutiyo'tflej?iàejfere incontaminati, 
in quella operai ione. Ver laquali co fa, auuegna 
che io yi fcriuejìi, non feci quéslo per caufa di 
, quello che hauea ojfefojte per cau fa di quello che 

era flato offefo,ma per questo, accioche Ji facef- 
fe manifesto lo fu dio yoTlro per noi apprejfodi 
^ yoi,nel coietto di iddio. Per laqualcofa fiamo^ 
confolati nella confolatione yoTlrUy CP* molto piu 
ahoddtcmente ci ftamo rallevati, nel gaudio di 
Tito yperche e fato recreato lo Jf trito di quello da 
Mti yoi.Vcrcììef e alcuna co fa mi foiity gloriate 

ap 


j 


c A P. V I r 57 

éip^reffo di quello per yoìiiton fono confufo»ma co^ 
me tutte le cofe yi hahbiamo parlato in yerita»C9 
il gloriare noShoj ilquale yfai apprejfo di 
•Tito, € fatto yerìta. 'Etleyifcere di queUo piu 
ahondeuolmente yi fono ajfettionate,come quello 
che fi ricorda della obedientia di tutti yo't come 
Con timore, o* tremore riceuesU effo,lo mi ralle* 
grò che in tutte le cofe confido in yoi. 

Paulo ammonifce primo a gli Macedoni à efer« 
citar li^alita circa i frategli egsnijdi puoi eoa 
lo elèmpio di Chrifto gli enhorta che feguitano 
fecondo che haueuano ineominciatoi arvltimogli 
ricomanda Tito é gli altri £rategli che erano man« . 
dati con quello. 

CAP. VX XI. 

A facciamoui mta fategli la gratia di 

r^^ niexhe e donata allechiefedi Macedonia^ 
perche in molta ejpertentia di affitti ione, fopra^ 
hondo il gaudio di quegli ^et la profonda pouerta 
di quegli foprahnmo in ricche^ di femplicita di 
ef imperché fecondo le forile ione fo teflimoniaya, 
anchora fopra le for'^e fumo yolontarqpregade ■ 
et con molta efortatiocyche pigliafiimo la gratia 
C7* lacommunionedelmintfitriofcheè ne fan» 
ti, c^non come noi Jperauamoma anchora det» 
to no pjlcfi al Signore primieramente , cp» 
dipoi a noi per la yolonta dt Dio, per laquai 
toja noi confortiamo Tito, che come comincio 
per auanti,cofi anchora finifea queTia gratia 
apprejfo di yoi»tia come in ogni cofa^onda* 

« ' 


$t A C O K I N T H I, I I, 

te di fede 3 della parola, cr della cegnithrte» 

t 9 * drogai diligentia,^ in quella charita^che 
da vot è yerfo di noi^cofitanchora in queflan 
gratta abondiate.ì^on parlo come fe io cornea- 
dii ma per la fiUecìtudine de gli altrii appro-» 
nando anchora la pncerita del yofiro amorcw 
Pm/x voi conofcete la gratta del Signore »o- 
' firOi G I E s V ClìrifiOi che per yoi è fatto /hn 
uero i ejfendo riccho , accioche per la fra po^ 
lèerta fiate ricchu^t in questo yi do configgo 
perche quesio e yùle àyoijquali nel yeronon 
folamente à farcia à yolere cominciagli già 
da Vanno frperiere. Et bora anchora quell» 
«^c cominciasH à fare recate àperfittione ac^ C 
tioche come e la pronte!^ della yolonta , fou 
fi anchora recchiate à peipèttione, da quello che 
hauete,Verehe fr preceda la pronte^, fecondo 
qùfUo che hajè bene accetta, non ficondo quello 
ehe non ha,Verche non accioche agli altri fita quie 
te,zy à yoi anguTlìa, ma accioche per equalita» 
nel prefente tempo la -mira abondantia frpplh* 
fra al bi fogno di ^uegU,à^ accioche V abbondane 
tia di quegli ifoccorr a al bi fogno yoThoà fin che 
1(04^4 fi faccia equalita,comee fcritto^Q^hchemol* 
tOjnon ahondo, et quello che poco, non è diminuì'» 
to*Et gratta à Dio,ilquale dette quella folle* 
iitudine per yotnel cuore di Tito, perche an* 
eltora rictue Vyficio della efortathne, CT* fatto 
piu diligente di fro yolfre*è yenuto à voi. Et a 

mam 


C A p. I X. PS 

wanìamtnù con ejfo quel fatéHoJalaude dei- 
quale € ne VEuangeliOifer tutte le chiefe^ne que- 
flo folamentej ma enchora è eletto dalle ihiefg 
compagno della noTira feregrinationet con que- 
Jha gratta che fi amminiffra da noi alla glo- 
ria di ejfo Signore, C7* alla pronte^ y offra, 
eu'uando queìio che alcuno non cipofi'a ripren- 
dere in tanta ahundantia^ che fi amminifira da 
noi procurando cofe hone?le,non folamente auan 
ti al Signore, ma anchoraauanii agli huomini, 

TS mandammo con efii ilfiatello noTlrojilqua- ^^®****^ 
le mi habhiamo JpejfoJperimentato in molte cd- 
fe^ffere flato diligente,'^ bora molto piu dilige» 
te, per la molta confiden^ che ho inyoi,b per 
*Tito che è mio compagno , e?* coaiutore yerjo 
di voi,b per gli altri j^quali fono fategli noTlri, 

Aposloli delle chiefe,gloria di ChriTh,Lo indi- 
tio adunque della yoìiracharita, est noTlro glo- 
riare per yoi,moTirate yerfo di quegli amhoxa' 
nel cojpetto delle chiefe. 

Manifetlamcnte Paulo ^imoftra per quale ent» 

Ta à mandato loro TìtO) egli altriidtpoicon mol- ' ’ 

tie validirsimì argomenti ammonifee à darla eie- 
mofina* dimonftri^ndo quanto frutto fole farro 
dundarlacharita. CAP. l x. 

A TX Erche detta ammtnìslr aliene, che fi fané 
J, fanti, mi è di fuperchio fcriuerni . perche 
io conofeo la protesa dell* animo yoTlro, detta 
quale io mi glorio per yoiaprejfo de Macedoni* 


•X 


Turche Kcaia è preparata de Vanno fuperioreiò^ 
il ifoTiro efempio promco affai, Er mandai que^ 
fiifiategliyàfincbe lanoflra gloriai della qua- 
le io mi glorio di yoijnon diuegna yana inpj[ue^ 
fla parte, acci oche come io diceita fiate parati 
fin che non accaggìaiche fe i ^cedoni yen^- 
gono mecói cp* no yi tmouino parati, non ci yer^ 
gognamo noi,talmente che dire non pofiiamo,yoi 
in quello argomento dtgloriare,^arfemi adm- B 
qneche futffe neceffario confortare ifiategli oc- 
cioche prima yenifiino à yoi, CP* prepdrafiino 
quella yoUra heneditionCipromeffaauanti accio 
che quella fa in pronto j cofi come heneditioneinon 
come auaritia.Et quefo dico, Qt^llo che parca^ 
mente femina 3 parcamente miete anchora. Et 
quello che femina nelle heneditioni,^ nelle bene- 
ditioni miete, ciafcuno tome prepone nel cuore» 
fionda molelha,ne da necefita.^erche Iddio 
ama il donatore lieto. Et è potente iddio, fare c 
abbondare in yoi ogni gratta, à finche hauen- 
do ogni fujficientia intutte le cofe, abondiatein 
VCvji}* ogni opera buona, come è fcritto,T>ijperfe, dette 
àpoueriila giuUitia di quello r ella nel fecola, 
Zt quello che amminiUra il feme al feminante 
quello ,C7* il p(tne in cibo amminiUrera cp* muU 
tiphchera lafemente yoThra,^ augmentera Va 
hondantie de la giuUitia yoflrajaccioSe fiate rie 
chi tn tutte le cofe in ogni femplicita,laquale ope 
ra per noi che fi rendm le gratie à Dio^Vcrcìje o 


CAP. T.' 101 

V Amfnmuhratione dì quesio yfctOinon folamen 
te fHplifce quelle cofethe mancano à fanti, mct 
étnchora abonda m quì^ìlo, che per molti fi renm 
' dono ^atieà Dio, iqualt per lo esperimento di 
quella amminiTlratione , glorificano iddio, ne 
la obedientia del con fin fo yoTlro ne lo Euangelio 
di ChriTio,zp' nela fimphcttade la còmmMii’^ 
catione in quegli,^ in tutti, et nela orattone di 
quegli per yoi,iquali vi defiderano perlaecceU 
lente gratin di Dio in yoi.Etfiaringratiato !({• 
dio f opra lo inumer abile fu o dono» 

Paulo defende la Tua auchorita in conera di pfetia 
di Apoftoli che diceuano che era huoinoèpote* 
ua errare èlo accui'aueno chedciìderaua hauerc po« 
teftafo|>rad*altri)inregnagIilaqual fiala fuapo* 
teiiaye a che fine gle dàti,e come na vfatoje che la 
vera gloria con fide in Dio folo. 

CAP. X. 

i T^T io fiejfo Vaulo ri priego,per la man'* 
J^fuetìjfime, er tlementia di ChriTlo ilqué 
le alla prefentia certamente finoihumilefia yot, 
ty afjenxe, audace yerfo di yoi. Et pregoui, ttC'* 
cioche prefinte non habbia ardire con quella 
confidentia,per laquale fino tenuto audace in 
certiriquali penfano che noi caminiamo,(ome 
fecondo la carne,perche caminandone la carne 
X no militiamo fecondo la carne.E orche le armi de 
la militia nofha, non fono carnali, ma y alide a 
Dio alla disìruttione de le forte^,con lequali 
. gotkinìamo i configli o* cgiù ahe;^,che fi io* 


. 


101 /a C 0 I N r H I. 1 tl 

4 /;^ cantra la cognitione di Dio, c?* riducla* 
ino incattiuitaogm intelligentia allaobedien^ 
tiaj di CÌnris/oj CT* hahbiamo in prompto la yen 
detta cantra ogni imbedientia , quando farà 
adempiutala yoslra obedicntia.C^lle co foche 
ft fono auantii yedeteìSe alcuno perfuade à fe 
fiejfoejfcredi Chrislo,penfidi nuouoappnJfocU 
' fi comot ZP* ejfo è di CltriTlo^oJijO'^ 

noi fama di Chrisio*Verche <^fe alcuna cofa di 
+ ^i» mi glorio de la poteTIa noThra laquale ci 

detteti Signor alla edificaticnei^nonaUade- 
^ firuttione yoshraynon mi yergognerojaccioche 
iomnpaiaiComefe ioyi Jpauentiper le epiSlo* 
le^Vcrche in y'erita repiTiole^ dicono fono gra^ 
uit^robuSlOi^ la prefcntia del corpo infer-^ 

• ma^^ il parlare abietto, Q^ìlo jHmi chi è tale» 
che quali ftamo nel parlare, ^er Vepiflole af^ 
fenti, tali ftamo anchora prefenti, con Impera» 
"Perche noi nonhabbiamo ardire di mefcolare noi^ 
fleft 0 comparare à certi che commendano lo-» 
roJlefi,Ma efiin fe fefi,mifurando fe Jhf» 
ftiip* comparando fe flefi à fe fefiinon intendo^» 
no.Ma noi fen:>a mifura,non ci gloriamo, ma 
fecondo la mifurade la regola, con laquale ci 
hajpartito iddio, la mi fura di peruenire infino 
àyoi.Verche non come,non perueniamo infine 
à yoi, ci dislendiamo fopra modo, perche , o» 
Jnfino à yoi perueniamo ne l*Euangelio di CZ/ri- 
fiojnonfen;^ mi fura gloriandoci ne (e altrui 

fati 


X. 


C A P» X t» 10$ 

, ^fMlbeJbautndo J^ran^^crefcendo la fede yo^ 
fira in yoijd’bauere à ejjere magnificati 3 fecondo 
la regola noTlra in abnndantia, in modo che an* 
choraZuangeli^ àle regioni che fono di la da 
yoijfion per aliena regolai accioche noi ci gloria^ 
tno di quelle cofe che fono apparecchiate jma quel- 
lo d)e fi gloria nel Signore Ji glonj* 'Perclje no» 
quello che commenda f e flejj'oiquello è approuatOj Col.r.4 
ma quelle che commenda il Signore* Hie.^.4 

P A V £ o nanifefta le calumnie p(éu^i apo« 

0oli e con vna certo Tanto deiìderio de£fende la Tua 
' authoritainfegnandogli con molti argomenti in 
elle nuoi fi debbiamo gloriare. CAP* XI* 

^ T J>dio yolejfe , che yoi aliquanto mi folle- . 

^ X lei mia ignorantia,mai CT* fopporta- 

te me, perche io fono gelofo di yoi col !^lo di 
Dio. Perche io yi aggiunfi à yno huomo, ac- 
tioche defiià Chtiflo yergine calia, ma temo ^ 
che in qualche modo non auuegna,die come il 
ferpente inganno Eua con la fua aSiutia, cefi Gennài 
fi corrumpino le menti yoftre da la fimplicita 
cheè Jn ChnTloJEerche fe alcuno yenendo de- 
dica altro CÌnrifio ilquale non yi predicammo,Q, 
riceuete altro Spirito, ilquale no auete riceuuto^ 
altro euangelio , ilquale non riceueTli dritta- 
J mente fopportereTli» Terche io penfo di nten^ 
te ejfer flato inferiore à grandi ApoTloluEtau- 
uegna che io fta imperito nel parlare, nondime- 
non di fcientia*Maper tutto t in tutte le cofe 

ZS 4 


IÒ4 A C O A I N T H I. I f. 

pamo, mamfeTh yerfo di yoi» oh feci feecàtè 
httmiliandomesielfo.acciocheyoipate efaltmf 
che in donò yi hahhia predicato V iLuangelÌ9 
di Dio ì lo ho Jpoghatd L* altre chiefej pigltan* 
do il premio da loro alia amminiThrattone yo^ 
pra.Et contio fta cofa cIjc io fnfii appreffo di 
yoijO" haueGi bifogno^non granai alcnno,Ecr* 
(he al mio (i fogno fop limo i fategli che yen* 
nono da Macedonia^ C7* in tutte le cofe» fen^ 
tarico mi ri conferuaij C7* conferuero.La yeti* 
tadi ChriTìo e in me ^ perche quefio gloriare, C 
non fata interrotto in me ne leregioni di Achaia, 
fer quale cagione? perche io nonyi ami?lddi§ 

10 fa.Et qujello che io fo,anchora faro,acctocht 
fo leni la occapone a quegli che depderano la ^ 
eccapone 3 accioche in \quella cofa, dellaquale p 
gloriano, p truouino pmili à noi.Eerche pmili 
falp Aposioltffono operarijfiaudulentijransfor^ 
mandop in ApoSioli di ChriTlo»¥.t non e ma^» D 
rauigUa,poi che effo Satana p trasforma in 
Angelo di luce. Non è adunque gran cofafe, 
C7* i miniJhi fuoi p trasformano non altrimenti 
«fce fepeno mtmllri digiuSlitia, ilpne de qudn 

11 para fecondo le loro opere.Vi nuouo dico, accio* 
thè alcuno non mi reputi per ignorate, altr 'tmen*- 
ii, O* già come ignorante mi riceuete, accioche 
etmhora io alquanto miglorq. Qt^Uo (he io par*^ 
U,non farlo fecondojl Signore, ma come ne la 
imfrujentiajn qutfia materia dìgloriare»Vor* 

th$ 


A 




l 


i 


. ■ € A F* XX* ' ’ XO^ 

^ molti fi glorianoificotfdo la carne, O* io mi 
. ^loriero,pércbe yolentieri tollerate gli ignorane 
i ti, offendo fapienti. "Perche yoi tollerate, fe aU 
cunovi tira ne la feruitu, fi alcuno yi diuora,fi 
alcuno yi rapifiefi alcnno s'inal^ , fi alcuno 
yi percuote ne la faccialo parlo queTio à yer* 
gogna jcome fi noi fu fimo infermi *\n quello che 
ha ardire alcuno, io parlo per impruttajho ardi^ 
reancbora io.Sono Hebrei, CT* io.Sono ìfraeliti» 
ty io.Sono fime di Abraham, CT* io Sono nini»- 
Jlrt di ChriTioJa non fauio parlo, affai piu io, 
nelle fatiche piu copio fament e, nelle batt tturefiu 
pra modo ,nelle prigioni piu fiuente,ne le mor- 
^ ti piu fieffo.lo riceue da Giudei cinque yolte, 
manco yna di quaranta battiture. Tre yolte 
fino fiato battuto con le verghe, yna yolta fui 
Upidaio, tre yolte feci naufiagio,lanolte,^il 
di fietti nel profondo del mare fpeffo ne yiag-. 

' de fiumi, in pericoli degli affafiini, 

in pericoli dal genere , in pericoli dale genti, 
in perìcoli ne la citta, in pericoli nel difirto, 
inpericoU nel mare, in pericoli fra i falft fi ati» 

. gli,ne la fattica,^ molesta, fpeffo ne le ytgilie, 
ne lafame,^ nella fite, ne digiuni,fpeffo,nelf-e^ 
doj^ne la nudità, oltre à quelle cofe che acca* 
giorno di fuora,foprafiandoà mela cottidiana 
^cura di tutte le chiefi. Chi è infermato a* <• 
non fta infermohhi è ejfefo,0’ io non fiaaccefoì 
se bifida glotiarfiiìo mi glorierò in quelle to* 

£& S 




10^ ACORlMTHr. IT. 

yè che fitto de la mìa infemìtaAddioj O* padre 
del Signore noTlro g i e s v Chrish iht e hené^ 
detto nefecoliifa che io non mentoAn Dama fio t 
ilprepoTfo de la gote del Rtf Areta gttardaua la 
fitta de Damafiinii y olendomi pigltare^maper 
yna finejlra fui calatone lajporta pel nmrOiK^ 
fuggi de le fue mane. 

Di puoi appreiTo moki Tuoi falti reconta le ^ 
iìoneper legnale c ftato inftrutto da Dice rende 
ancliora lacaufa in che fine vfa quella glorifìcatio- 
neidìpuoi anchora telHmonia de la fua benino* 
lentiafC gli tratta del Tuo auenimento. 

CAP. XII. 

C Ertamente non mi è ytile gloriare perche A 
io yerro à le yifionit CT* reuelationi del Si^ 
a gtiore,loconofcoyn*huomoin CltriTloper auan-^ 
ti quatuordici paniti o nel corpo non fi ìo fuori del 
corpo non fi Addio lo fa rapito quefio tale infinu 
al ter^ cielo» v fi fimile ìmomo» o nel corpo» 9 
fuori del corpo» non fi» iddio lo fa ejfere fiato 
rapito inparadifi, Itauere ydite parole i»-' B 
ejfahili» lequalinonè lecito parlare à thuome. 
per co fa fimile mi glorierò» ^ per me fieffo non 
mi glorierò finon ne le infermità mte» perche, 
O* i*io yorro gloriarmi, non faro imprudente, per 
che dico layerita» esr mi aflengo, accioche aU 
€uno non reputi me fopra quello cbemiyede e fi 
ferefo quello, che di me oi^.Et accioebe io non 
^ ina^per la eccellentia de le reHclationi» mi 

fida - 


w* r 




CAP. XII. 107 

fk àaìo Io flimolo de la carne yangelo di Satana^ 

IC perche mi batta^ accioche io non mi inal^.So^ 
pra queJIo tre yoke predai il Signore 3 che fi 
partijfe da metO* dìjfemhegli ti hafla la gratia 
miaiperchela yirttp mia fa profitto ne la infermi 
ta^ Volentieri adunque mi glorierò itnaggiormen 
$e fi>pra le infermità mietacci oche egli haliti in 
me la yirtudi Chrifio.Terlaqual cofa io mi pi ac 
l'io ne le infirmitajnelle ingiure iUe bifogninele 

• perfecutioni nele anguftieper chrifio»^erche qua 
do io fono infermo allhora fono robuflo. Io fonofat 

O to imprudente gloriando,Voi mi sfor^fiiip&rche 
io doueua effere comendato da yoijpcrche in nejfit 
na cofa fui inferiore à fammi Apoftolijauuegna 
che nulla fita» Certamente i fegni di hpofiolofur 
m fatti fa yoijCo ogni patientia^et fegii CT* prò 
digijyC^ poteJha,Verche qual cofa è quelUiper la 
quale yoifuJU inferiori alle altre chiefe,fenon 

* ch'iofiejfo no yi ho grauatifSiimettetemi quefta 
ingiuria.lc.cco la ter"^ yolta fono apparechiato 
lenire à yoijO* no yigrauero, perche io no cerco 
lecofe yofireyma yoij auuegna che i figliuoli non 
debbino fare mafj'eritia pe padri jwa i padri pe fi- 
gUuoli.Ht ioyolentieri jpenderOiC^ faro f^efq per 
Vanirne yoThe auuegnachemaggiormète aman 
do yoiffia manco amato.Ma fiatio non yi ho 
granati 3ma ejjendo aTluto yi prefi con inga’n- 

fno.Oh per alcuno d^uegli che io yi mandai 
tolfida yoifpregaiTitOi^infieme con quelle^ 

man 


IO* A C O K !• N T H I. I I. 

tnandaiynofiatello.OhTitoyitolfe cefa afcifm 
ita? oh nm caminammo mi col rnedejìmo Spiriloì 
oh non con mede fimi ye7l'tgv^?V>i mtonopcnfate 
che'noi yi ci fcufiamofnel cojfetto di iddio in 
ClmJlo parliamo,et tutte le cefi carifimi.per la , 
yojlra edificatione, perche io teme che per alcuno ® 
modo non auuegnat che effondo yonuto non yi 
truouì quali io yo^lio,^ fa irouato dayeì^on 
qualeydiyolote,^ che per alcuno modo ne fieno 
contentionidnuidieiire idi ffcn fieni hiafmi, mot* 
morationi .gonfiamenti fodotionifacàoche di nuo* 
uo quando io faro yenuto à yoit non mi humilt 
V ladio mio appreffo di yoi» CT* pianga molti di 
quegli jcheauanti pecornOi ne hebbono penttmen» 
tornila immonditiaiO* libidine,cp' impudicitia» 
laquale commeffono. 

Quicongregaquan ogni cofa cite aueua tratèa* 
to eftra il negotio de la kelemolìnadipvoigli di« 
inoftra fé non e£Ter inbcèìllede Tuo aueninientoyè 
^elìderà e priega con Tanimo tranquillo che ritor* 
neno tutti in buona dlfpoficione o A F* x ill« 


Qj 


Vefia ter!^ yolta yego à yoi^ nella bocca A 
d i due tefiimonijo di tre fia conflituita 
X>cu.i 7 .b ogni parola, loyi predifii tei predico jcomeprefente 
Wat.i8.b la feconda yolta i^heraaffentefcriuo à quegli, 
GÌ0.18.C atlanti peccorno, ^ agli altri tutti, chefeio 
l(<b«zo.c nuouo no perdonerò, poi che cercate inme 

V efperimento di Chrifio che parla, ilquale no e in* 
fermo yerfo di yoi, ma è potenti in yohperthe,o' 


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c A p. X I r r. 109 

^fef» crocìfilfo per la infermità j nondimeno yiue 
per la potetia di Viojpercìje csrnoi Jiamo infermi 
iti quello yma yiuereno co quelloper la potetia di 
iddio yerfo di voi Tentate yoi fefi,fe fate nel* i»Co,iut 
la fede prouate yoi fref i,Oh non cono fcete yoi 
fiepiiche g i e s v Chriflo è in yoiìfegia in alca 
no modo non fete reprobati ^ o* Jfero che yoi co* 

® no f crete che noi non fiamo reprobati. Tt oro à id 
dioiche yoi non commettiate male alcuno t non ac 
cioche nei paiamo approbatt»ma accioche yoi fac* 
date quello che e honeTloj^ noi fiamo come repro 
bati.Verche non po fiamo alcuna co fa contro alla ■ 
verità jma per la yeritaperche noi d rallegriamo 
qualunque volta noi fiiamo infermi,^ yoi fiete 
forti. E t quello anchora oYtamOt il compirne te de 
la yojlra perfettione.Onde quefiecofe affente feri 
uo,afiìtche quando io faroprefente»non yfi feue* 
ramente lapotentia jaquale mi dette il Signore 
^ alla edificatone jO' n^alla deft-ruttione.Qi^Ue 
che refia f ategli ^re fiate con Diofate perfetti co., 
folateui fiate d’yno yolexe habbiate pace^et Vld»* 
dio della charita»^ della pace fura con voi.Sahè 
tateui Vvn V altro fcambieuolmete col fante ba* 
do.Salutanuì tutti ifanti.La^ratia del Signore 
Giefu Chrifio,etlacharita di Dio^etla comuni* 

. catione dello Spirito Santo fa con tutti voi.Amu 

■ t" 

ILFINE DE LESE- 
tonde Epislole di Santo ^aulo à 
gli Qorinthu 


:-p 



CALATI. 

* 

? AVLO ve3 jen^o elle le cHiefe Calati iem 

fagletiano <3e la integrità de l*Euangelioy accula 
Jeloro inconftantieydi puoi expone la narratione 
de la Tua prima vita e gli rememora de la fua vo» 
catione e cufsi del Tuo vffìcio) e approua del tutto 
come à THuangelio da Chridoioloe non da gli 
Buomini. 






CAP. 1. 

A V L o Apoftolojtton dagli h 
minile per ImomOiina per gì 
s V ChriiioiO* iddio padxCj 
lo fu [cito da morti j tutti que 

fategli che fono meco, alle chiefe 
di Galatiagratia à yoì,ZP’ pace da ìddiopadre^ 
ty dal Signore nocivo o i E s v ChriUotche det^^ , 
tefeTlejfo per i peccati no7lri,accioche ci cauaP> 
fi del prefente fecola cattino, per la yolonto 
J>io,zs^ padre noTiro,alqttale fa gloria 
fecali. Amen, Io mi marauiglio 
preslo yi trasferiate da ChriTfo che 
fer gratia,in akro Euangeliojlaqual 










CAP. r. 


ut 


filtro fenon thè certi fono, che yi conturbano, cp* 

^ sfor!^nfi(liperuerterel*Eua}tgelio di ChrtTicr, 

Ma anchora cJje noi,o yno Angelo di cielo,ytpre 
dichi, fuori di quello, cl)e noi yi h abbiamo predi» 
ealOjjta anathema,Comeauanti yi dicemmo j 
bora dico di nuouo,fe alcuno yi predica /’E- 
Mangelio, fuori di quello che voi riceuesli,faanA 
tbema,Verchehora,lddioìoglihuomini perfua» 
doì 0 cerco piacere aglihuominif perche fe injino Co.iy,» 
àhorahauejìi piaciuto agli huomini,non farei 
Jèruo di Cbrisio»Et fouui à Capere f ategli, che 
rEuangeliOj che è flato predicato da me,none 
dahmmo* perche ne io riceuei quello da huomo, 

Cne imparai, ma per la reuelatione di g i e s v 
Chri V orche yoi ydisii la mia conuer fattone 
gianelgiudaifme,che fopra modo perfeguitauo 
lachiefadi Dio, or oppugnalo quella, ZT ope» 

. rauo nel gudai fino fopra molti miei della mi a 
età nel genere mio, offendo grandemente fludio^ 
fo degli inSiituti dati da maggiori miei. Ma 
quando piacque à Dio, ilquale mi figrege dal * 
yentre della madre mia, iP* chiamommi per la 
fua grati a,Acciochereuelajfe per me il fuo figli» 

Itolo, acci oche io lo predicafii nelle genti , non con» 
feri fiuhito alla carne, cp* al fangue, ne ritornai 
^ alerò folima,à quegli che auanti à me fumo 
Aposloli ,ma andai in Arabia, CP* di nuouo fo» 
no ritornato in Damafco, dipoi doppo tre an» 
tù ritornai à \erofolima , accioehe io yedefli 


Ut A G A l A T I. 

"Pietro, reTtai appreff» di quello quìndici 
ni» Et nejfuno altro de^li Apofloli ho yedutOs 
fenon Iacopo f-ateSo del Si^^nore.Et quelle cofe 
che io Vt ferino, ecco auati a Dio che io no mento% 
Vi poi ne andai nelle regioni di Syria, ^ di Ci- 
licia, o* ero incognito per yijla alle chtefi do 
Giudea, lequali erano in ChriJlo.Ma folamen- 
tehaueuano vdito ,che quello che già perfegui—,. 
taua noi fiora predica la fede, laquale già offu- 
gnaua,^glorificauanoViomme, 

Per(ìE;e ancEora ne la ineomenEata narratlont 
per laqua?et in regna come non à imparato Te* 
uangelio èia gli ApoftoH » e come reprende Pie« 
trOfC de qui vene al ftato de le cofe, inlègnan* 
do in che noilìamo giuftifieati è che auemo per 
fede la gratia di Chrifto e non per Topere de la 

legge* 

C A f. I I. 

D ^poidoppo quatordici annì,fali di nuo-A 
uoà Urofolima,con Barnaba pigliando 
anchora infeme Tito.Et fali fecondo la reue- 
iationi conferì con quegli VEuangelio che 
io predico àie genti, ma priuatamente con que- 
gli che erano flimatiyoccioche per alcuno mo- 
do non corredi in yanofo hauefi corfo. Mane 
Tito, ilquale era meco, effondo gentile, fu Jpin* 
to à circunciderft per i fai fi fategli, introdotti, 
iquali erano fottentrati à (piare la liberta no- 
fra laquale noi habbiamo in Chfislo g l £• 
f ijtjin checifottoponefine alla feruitu à iqua- 


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€ A P* II. 110 

line yna bora cedemmo per fuggettione, accio^ 

^che la yerita de l lEuangelio reTU apprejfo di 
yoì» Et da ^uegli^cì?e paTcuatìo ejjete in alcuno 
pregio^quali fujlino alcuna yolta niente mi ap^ 
partiene» iddio non riceue la pcTjona delThuo^ 
mu,Et a me certamente quegli, che erano in pre- Rom.i.t 
gio niente conjèr imo, ma per oppojito "r^ggien^ 
do ejjermi flato commeffh VEuangelio de lain^ Col.^.a 
circuncifione,comeàVietro de la cìrcunciflone, 
perche quello che opero in "Pietro à lo apoTiolato * 
de la circuncìfione, opero anchora in me à le genn 
ti,€P^coriofcendolagratiache mi è flata data^ 
lacopi,^ Cepha,^ Giouanni ,che Ji flima, dje 
fieno colonne, dettano le mane deslre de la yò. 
àeta a me,zp* a Earnaha^accioche noifuflimo ne 
le genti, ^ ^i ne la circoncifione/folamente che 
C noi ci ricordaflimo de peneri, l.aqual cofa, C7* 
con foUecitudme curai di fare. Et quando yen* 
ne Pietro in Antiochia,iogli reflue in fui yolto, 
perche era riprefo. Auuegna che prima che certi 
yenifiino di Iacopo, mangiaua con le genti, ciT* ^ 

effondo yenuti,fi fottrajfe, er flgrego , temendo 
quegli che fono de la circuncifwne, er con queL 
lo fimulauano anchora gli altri Giudei :falmen* 
te che anchora Barnaba infiemefu t irato ne la *“ 

fimulatione di quegli, ma quando io yiddi,che ' 
non caminauano dritamente alla yerita deL 
VEuangelio,difi à Pietro inprefenyaà tutti* 

Se tu ejfendo Giudeo yiui da Gentile, ò* non da 

ihb 


1!4 


A 


e A L A T t. 


Giudeo 3 perche configli d ^udai^fele gentil 
Koi per natura Giudei yO* non da le genti pec- D 
catoti f apendo che Vhuomo non fi giuJlifica da 
Vopere della legge yfe non per la fede di o i b s v 
A.ouz.;.e chrisloyCP* noi in Chriflo g i e s v, crediamo» 
éiccioche noi fiamo giuTlificati dalla fede di 
Chriflo, V* fion da opere de la legge j per cio^ 
che giuTitfcatd non fia da Vopere de lalegge 
ogni carne» llche fe cercando gtuslificarct in 
Chrifìoyanchoranoi fiefii fiamo truouati pec^ 
eatoriyoh Chrifloe miniTho del peccai oì non 
fia, perche fe quelle cofe che io difiolue,le we* 
defime di nuouo edifico , consiituifco me ftef. 
fo preuaricatore» Verche io per la legge fimo 
morto alla legge, accioche io yiua à Dw,fim 
no croctfilfo con ChriJio, ^ yiuo, non pa io» 
ffta riue in me Chrislo. Et quello che io hors 
yiuo ne la carne, yiuo per la fede del figliuolo 
di DiOyilquale mi amo o* dette fe jl^operme» 
lìcn dijf regio la gratta di Dio,pml^ per 
la legge la giuTìitia, adunque phiiflo e mor- 


fQ in y ano* 


p AVIO ini'na^’ciai Calati e gli «limoftra coti 
molti argumcnti coBie noi fiamo giuftificati per 
£eée e perla gratia <ìi Chrifio e non perle opere do 
lal«gg«> anchora queftecofe per lo efTcnv* 

pio di Abraham del effetto della legge, e dimoftra 
«nchora perche e data la legge, e come fiamo libe- 
rati dal Tuo imperio per fede» 


CAP» ZZI* 


Ofitl 


C A ?. Ili, 


»r 


■ 




A Gaìathchi yi ha amaltatij che y^i 

non crediate à la yeritafà iqttali aitanti 
àgli occhile de fcritto 6 1 B s v Chrifio crocififi 
fo in yoi. Qt^flo folamente vorrei fapere da voi, 
feda le opere de la legge riceuesii loJMt^ h da 
loattditodelafedeffietecofi ftolti,cheì^Henda 
cominciato con lo Jpiritojtora finiate con la car<» 
neìHauete patite tante cofe in yanofe tutta yol 
ta in yanofQ^llo adunque che yi amminisha 
lojpirito, ^ opera potentia in voi Mie opere 
B della leg^e,obda Inaudito de lafedefCome Abra Gon. 
ham credette a Dio,v*fugli reputato à ^‘““•4.* 
tia.Sappiateadunque,che quegli che fono da la 
fedey queìlifono figliuoli di Abraham, Et pre* 
nedendo lafcrìttura,che iddio da la fede giu^ 
ftifica le genti, prenuncio à Ahraham,Eerd7e fa^ 
ranno benedette in te tutte le genti, per laqual 
cofa quegli che fono da la f3e,fono benedetti Gen, 22 .i 
col fedele Abraham, "Perche quanti fono da le ^‘^•44«d 
epere de la legge, fono fitto la maleditione, Per„ ^ 
die egli è ferino, Ciafiuno maledetto che non ®*"**7«‘* 
fiafaldotn tutte quelle cofe, che fino ferine nel 
libro della legge nel fare quelle. Et che nefiuno 
ftpuslifichi nella legge appreso à Dio ema^ ' 
nifeTlo, Perche il gium y’tuera dalla fede, O* 
lalegge none da la fede, ma queWhuomoche 
fece quelle cofe , yiuera in effe. ChriTlo ci rU 
cupero,dalla maladitione della legge, fatto per 
noi maladitione* Perche e ferino, 

hh t 




II(f A G A 1 A T I. 

to ciafcunOiche pende nd legno, actmhela henem> 
dUionedi Abraham yenifii nelle genti per Chr* ■ 
fio Gli s v,à fin che noi pigliamo lapromifitQ 
ne de lo Spirito per fede.¥rategli io par lo fecun* 
do rhuomo.ll tefiameto,auuegna che di huomo^ ® 
nondimeno fefia autenticato , neffitno lo difire^ 

^ 3 e fopragitigne alcuna cofa . Et à Abraham 
fìrno dette le promi fiioni al feme fito.Non dò 
ee,^ à fimi fiuoijcome di molti, ma comedi yno, 
ty^al fime tuojlquale è Chrifio & dico quefio, 
il tefiamento auanti autenticato da dio in Chi 
fio, laleggedaquale fu fatta doppo quattrocen» 
to,^ trenta anni/ionfa yano,in modo che leni 
yia lapromifiione.Verche fi dalla legge rheredi 
ta,nonpiu dalla promìfiione. Ma per promifiione 
dette iddio à Abraham, A che adunque la legge? 
per caufa delle trafgrefiioni fu pofta infino àta* 
tocheyeniffe il feme ,alquale fu fatta lapromefi 
fa/irdinatapgli angeli in mano del mediatore. 
Et il mediatore non e diyno,ma iddio è yno.Oh 
la legge aduque è cotro allepromifiioni d^lddtoì 
Konfia.Ferche fi fuffe fiata data la legge che^ 
potejfe yiuificare,farebbe yeramente la iufiitia 
de la legge, ma la fcrittura rinchìufi tutte le co^ 
fe fitto il peccato ,acdoche la promifiione dalla f e 
de di G lE s V Chrifio,fidefiià credenti. Et prò 
ma che yeniffi lafeae,erauano cufhditi fitto la 
ìegge,rinchiufi in quella fede che fi haueua à ru 
ueUre.Et cofifu la legge nofiro pedagogo à Chri 

fio. 


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CAP. I r T r. 117 

fio/Ucìochfupimogm?Uficati per fede . ÌAapoi 
che y enne Ut jcde^non fiamo pin fatto il peda^o^ 
^Oipncbe tutti fiete figliuoli di iddio per la fede 
cfjeein Chrtjlo gies y-Verche qualunque yoi 
fiele battenti, yefiifii Chrifio, ne è Giudeo j ne Ronu^.t 
Gentile»non e feruo^e liberarne è mafchio,ne fe* 
mma^perche yoi tutti fiele yno in ChriTio gir 
S 7 , ilcbefe yoi fiele di Chrifio adunque fiele fe» 
me di Abraham,^ heredi fecodo la promi fiione» 

** A y I o difputaiulo chiaramente de la liberta 
ChrifHana adduce l’vfb c la natura de la legge^dala 
^uale infegna che femo liberati per Chrifto , di 
puoi reprende quegli che ritomeno ali primi «le. 
mentiye quanto e turpe il lor error^e moftra la col» 
lationede la lor vita priftinaydetege anchoralo 
£raude di pfeudi apodoliy dipuoi dimoftra perla 
£orma de la legge come eremo conUretti e per Chri» 
fio liberati. 

c A p. r I I X. 

A I dico jdie per quanto tempo e Vheredepte-^ ' 

r\colo. niente è differente dal feruOjeffendu 
Signoredi tutte le cofctma è fattoi t uteri, et at-> 
tòThinfino al tempo jche preferiffe il padre, Cofii 
C7* noi effondo fanciugli, erauamo folto gli eie,, 
menti del mondo^trati ne la feruitu, ma quan* 
do yenne tl compimento del tempo^ Mando iddio 
il figliuolo fiuo y fatto di donna ,fatto fatto Is 
accioche recuperale quegli che erano 
$$ la Ugge, ofciwhc mi rkeuefiino Vadotteu 

bh 3 


^ . 


llS A o A. i A ¥ t* 

MarT 14. j re di figVmolu'Et perche yoìfiete figlmli , mdit* . 
^om.S.c Iddio lo Jpirito del fuo Jigliuolo ne yoJho cuo^ 

*^«1*4*« ri, gridando Abba fadre. Verlaqttal cofa gin 

non èferHOjinafigliu9lo,<p'fe figliuolo, anchora 
herede dt Dio per chrisio. Ua all'hora cmamen 
te cf?e yoi non conofccui iddio, feruiui a ^negli 
thè non fono iddij per natura,. ìAa bora poi che 
yoi hauete conofciuto lddio»an!>i piu toTio fiele * 
tonofciuti da Di 0 , in che modo yi conuertite dk 
nuouo à gli infermi , hifognofi elementi a 
tquali dt nuouo yolete feruireìVoi ojferuatei 
giorni jV i mefiiO* i tompij^gli anni. Io temo 
di yoi,òe io non mi fia affaticato in yano yerfo 
di yoi. Siate come io,poi Se anchora io fonato^ 
me yoù Vrategli io yipriego, yoi non mi hauete 
fiuto alcuna ingiuria,Et fapete che io per la in* 
fermila de la carne yi cuangeli^^iprima» es* 
non fpre^slijne rifiutagli la tentatione miajihe 
eranela carne mia, ma riceuesii mi come ange- 
lo di Dio come ClrriTlo G i e S v. Qi^le è adun- ® 
^e la beatitudine yoTlraf perche io yifo teTH* 
monia^^ichéfe fi fiujfe potuto fare, yoi mi hare* 
fit dati ^ofiri occhi cauatuAduque yi fino fiat 
to nimièo per dire la yeritaì No» bene fino ^la- 
ti in yoi,an!^ yi yoglionoejcludere,acctoche yoi 

f li emuliate.Buonoèfempre emulare ne la cofa 
uona,eif* non fblamente quando io fino apprejfo 
di yoi figliuoli mei,iquali partorì fio di nuouo» 
'infine à tante thè fi formi ChriTle in. yoi* Et 

W 


•1 


C A P« V* Ilf 

. yorreì ejferehord prefinte àpprejfo di yoì^tn» 

~ tare la yoce mia perche io fino dubbio in yoi. 

Ditemi yoi che yolete. ejfire fitto la le^ge , non 
ydtte Li leggeì Perche è firitto che Abraham 
hebbeduoi figliuoli, yno de la and Ha, ZP* rno de ^en.ié,à 
la libera, ma quello che nacque de la ancilla, ®*”***«* 
nacque fecondo la carne, ZP* quello che de la libera Rozn.^.a 
ra,per la repromijìione ,lequali co fi fino dette 
^peraUegoria,Verche quelli fono duoi téHamen» 
ti,ynodal monte Sina , generando in firuitu, 
ilqttale è Agar. Perche Agar è Sina monte in 
Arabia,zp* confina à quella che bora fi chiama 
lerufalem,zp‘ferue co fuoi figliuoli, ma quella 
Jerufalem che è in alto è libera,laquale è madre 
di tutti noi.Perclje è firittOjrallegrati fierileja-^ 
quale non partorifei, manda fuori la yoce, zp* 
grida Jaqu ale non partorifei, perche molti figlia 
ttoU de la abbandonata, maggiormente che di ^“^**^‘** 
quella che ha marito. Etnoi jrateglifiamofigli’^ 
uoU^de la promi fiione, fecondo ifaac. Ma come 
aUhora quello, che fecondo la carne, perfiguita* 
ua quello che era nato fecondo lo Jpirito, cofi zp* 
hora,ma che cofa dice la frittura ffcacci a la fir^ 
ua,z:y il fuQ figliuolo jperche non fura hereaeii 
figliuolo de la firua,col figliuolo de la Ubera. Et 
cofi fiategfi non Jiamo figliuoli de la auciUa, ®******** 
madelaltbera. . 

P A V 1 o ammonifee i Galati che liabicno ì ' 

. ftetùuetà na It liberta chrìiìiana e che non fàbicno 

‘ ' hh 4 


no A O At A T I. 

è Tcancellare ^a Chriftoy di puoi minaGia i pfcti» j 
di apoftoli de la lorpena> neche vfano da lor li* 
berta nella licentia de la carne^e prefcriue la cha« 
rita 9 e volt cb^ la carne con le fue affettiont 
itacrocifiiTa. 

c A p. r. - 

S Tate adtlqiié ne la libertatfer. lagnale Chrt a 
fio fi libero, O* non yi implicate di nnono al 
giogo della J'ertiitu.Ecco io "Paulo ri dico, che fe 
yoi yi circuncidete, ChriTlo niente yt giouera, 
Cr di nuouo protesilo à ciafcuno huomo che fi cir-^ 
cuncide eh* egli e obligato à offeruare tutta la ■ 
legge» Siete fcaneellatida ChriTlo yoi chefiete 
giuJlificati perda legge ,cadesli da la gratta, 
Perdje noi per lo Spirito dalla fede ,aJpettiamo la 
Jperan!^a de lagìuslitia.perche in Cimilo G/c- B 
ju,nelacircuncifione può alcunacofa,nelain’> 
circuncifione,ma la fede laquale operaper'la cha 
rita*Bene correuijchi yi impedi che yoi non ere-* 
defii à la yeritaìla perfuafione non fu da queU . 
lo che yi chiama. Poco fermento lieuita tutta la 
iXor.f.b mafia, io confido in yoi nel Signore che niente aU 
irò fentirete. Ma quello che yi conturba porterà 
il giudicio, qualunque fia quello. Et io fategli, 
fe anchora predico la circunci filone, perche pati fio 
anchora perfecutione? Adunque è leuato lo fean^ 
dolo de la croce? Et iddio yogUa dte quegli fieno 
, leuati yia,che yi diUurbano, perche yoi fiate» 
^li fitte (hiamati in libertà, pure che yoi non€ 

dia 


>■ N c A p, V. ni 



^ate la lihertaine la occafione à la carne » ma 
fer chitrita ferHittmfcamhiuolmentei^erchetut 
ta la legge in yna parola è adempiuta^cioèame- War.zz.^ 
rat il projìimo come te fiejfo. Ma fe yoi yt mor- 
dete^CS* rodete Vyn V altro guardate che 
bieuo.lmente yoi non fiate confi.mati Vyno deU 
V altro,Et dicOiCaminate con lo fpirito,^non 
® adempierete le concupì fientie della carne, Verche 
la carne defidera contro allo Jpirito, cs* lo f^iri^ 
to contro alla carne. Et queSle cofefia loro jcam 
hieuolmente fi contrariano accioche non tutte 
quelle cofe che yoi yolete, le medefime facciate» 

' ma fe yotfietetiratida lojpirito,non fiele fiotto 
la legge. Et manifeTle fono Vopere della carne» 
lequali fono quesie, adulterio »f6micatìone» imm 
jnuudtciaiimpudicitia, idolatria, yeneficio, inU 
micitie,liti,emulationi,ire,riffe,fieditioni,fietrn ■ . 

■ teiinuidie,homicidij,ebrieta, in gordigie, com 
fie fitmili à quefie, lequali io yi predico, come anm 
chorapredifii, perche quegli che operano cefietam 
li, non heredtteranno il regno dt Dio.Ma ilfiutm 
to dello jpirito,è charita, gaudio, pMefiofifieren'^» 
benignità, honta^fede, man fiuetudme a temperanm 
tia. Contro à filmili non è legge. Ma quegli che 
fon di Chrisìoacrocifijfimo la carne con gli affetm 
tiiV* con le concupifientie, 

P A V I, O ammonirci come E <!e vfar clemen* 
tUcirca quegli che cacUeno per infirmita>e rice* 
ound« il mutuo < integro amore e prohibiicela 

bh f 


ut A G A t A T r. 

7ana gloria: lipuoi rie emanila i minifiri de lap^ 
rolaye infegna laconiiattia ne le buone opere al*vl 
cimo afferm i i’autborita dei'Epiftoleyecome fìde 
gloriare ne la croce di Chrifto, 

CAP. VI. 

S E noi yiaiamoperJfiritOiperJ^ìrho amhorak 
proccediamOi^on fi facciamo cupidi di yana 
gloria iprouocandocì fcamhieuolmentei CT* Jc4Wi- 
bicuolmente ìnuidiamlocij V yno V altro» Tratta 
gli 3 ^ fe fiatrouato Vhuomo in gualche delitto» 
yoi che fiele Jpiritualijinslituite quello tale con 
lo fpirito della manfuetudine, Confiderando te 
fiejfosaccioche ey ancora tu nonfia tentato.'Bor 
tate fcambieuolmentei pefiyl* yno del* altro» C7* B 
cofi adempierete la legge di Clmslojperche fe al- 
cuno fiJHma di ejfere qualche cofa effende nien- 
te, inganna fesieffo nella mente »Q.iafcuno appro- 
vi r opera fita cr aWhora filo in feslejfo bara 
donde gloriar fi non in altro» perche ciafiuno 

i.Cor.^b pQYi^ra la propria fo77ja,'Et quello che è ammaer 
fit^toper laparola faccia partecipe quello che fi 
a. Cor.p. b ommaeTha in tutti i beni, Non yogliate errare, 
tuc,i6,d iddio nonfia beffato »perche qualunque co fa fe- 
minera Vhuomo tV* queSla mieter a, perche quel- 
lo che [emina ne la carne fua»dclla carne mieterà 
la corruttione»ma quello che [emina in /pirito»de 
lo JfiritihMt etera la yita eterna. Et facendo be- c 
ne»non fi fidftcfijamt » peri 
I* ftdeteremo,non affaticati. 


:he nel proprio tempo 
Adunqtte mentre me 


CAP. TI. 




^neì hahhtawo tempo^operiamo bene verfo di t»N 
tiaCT* tnaggiorniente yerjò i domefiici della fede* 
\edete con quali lettere io yi ferini di mia ma^ 
no. Quanti y agl tono piacere nella carne, quegli 
. yi Jpingono à circunciderm folamente, accioche 
non patìfihinoperfecutìoneper la croce di C/wi- 
fco.Verche quegli che fi circuncidano, ne efii fer^ 
nano la legge, ma yogliono cheyoi yi circunci- 
diate à fin cJ)e fi glorino nella yosira carne. Et 
à.menonauuegna,cheiomi glortjfie non nella 
croce del Signore noTlro g i e s v ChriTlo,per 
ìlquale mi ecrocififfoil mondo, c?* io al mondo, 

■ perche in ClmTlo G i B s v, non può alcuna co- 
fit jte la circoncifione,ne la incir conci filone, ma la 
niioua creàtura.Et tutti quegli che camineran- 
no fecondo quella regola, la pace fopra quegli, et 
la mifeTÌcordia,ty Copra di ifirael dt "Dio.Vel re» 
fio neffuno mi dia moU^ia.Eerch io por- 
ro nel corpo mto, le filmiate del Sù 
. : ' gnore GJ^sv.la gratta del 

Sincro woJ?ro gibsv 
Chrifto,con lo Spiri» 
to yoTlrofi-ate* . , 

. » ' ^ gh.Amen» x 

* 

IL FINE DE L•EP^ 
fole di Santo Vaulo à 
• ' gUGalatù 




X14 


EPISTOL 


SAN 


P A V L O A 



CLIEPHESI. 

¥ 

P A V L O infegna cerne l4c!io ^inanci che pria 
cipiafce il mondo haueua condicuico di faluarhl 
per Chrido per ilquale tutti i thefori de fcientia» 
e di Talute fona aperti, e come pregando per gli 
«phell acquila la lor beniuolentia, infegnando an« 
chorachecofaedatada chriiio,eche cofe princi^ 
pale fano à chiamare da Dio. 


(mi 

H 
: •)» 
\ià 

h 

MI» 


CAP. 


1. 



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f.Cor.i.a 

i.Piea*a 


A V l O ApoTfolodi G Z B sVa 
CÌrriTlo per la yolonta di. Dio^à 
fanti d?e fono in Ephefi^ tP* àfe<^ 
deli in CÌrriTlo g i E s v ^gratta 
à y$hCP*pace da iddio p^eno^ 
firo , ZP Signore g i E s v CÌmTlo , Benedetto 
iddio padre del Signore. noTiro gì s s y 
ChrtTiOiilqiialehenediffenoi con ogni benedite 
tioneJpiritiMle nelle cojèceleTli in CÌrriTlo. Co-* 
mecielejfemelfo auanti atta conTiitntìone del ^ 
mondo aaccioche noifnJTimo fanti ^etimmaculaH 
atlanti a lui in charita, ilquale ci predeTlino in 
adottare di figliuolo per gius v ChriTio in fi 

M 



^ - 


C .A P. 1. 11^ 

ftejfo, fecondo il piacere della fUa yoUnta^n lau^ 
^ de della gloria della gratta fua^nel lacuale ci fe^ 
ee^atia per il diletto^per ilquale noi habbiame 
redenttone perii f angue ftto>ren}ij?i§ne depeccam 
tiy fecondo Uriche::^ della gratta fuajellaqtta^ 
le abendenolmente ci fece partecipi, in ogni fapie- 
tia,i^ prudentia,hauendoci mani fenato ilfe- 
creta della yolonta fua,fecondo il fuo buono pia- 
cere divinale haueua proposi o in fefieffo nella di- 
jpenfatione della plenitudine de tempi àfin che 
tn fomma reJiur affé tutte lecofeperChriTlo, o* 
quelle che ne cieli j est* (Quelle che in terra fono in 
€jfo,nelquale anchora fama chiamati in forte». 
predeTlinati fecundoilpropojìto fuo, ilquale ope- 
ra tutte le co fe fecondo il conjtglio della fudyo- 
lonta^accioche noi fame nella laude de la gloria 
di quello jiquali primi fperanno in Chrislo, nel- 
^ quale (per ate yoi anchorajjauendo ydita la pa- 
rola della y erìta, che è VEuangelio della f alate 
yoTlra, neiquale amhora poi che yoi credeTli, 
jtete fognati per lo Spirito finto della promifiio^ 
nejlquale è arra della noTlra heredita» nella re- 
dentione delTacquiTiatapojfefione in laude del- 
la gloria di c/jfò.Per laqualcofa,^ io ydendo la 
fede» che è in yoi nel Signore o i e s v , CT* la 
chiarita che è in tutti fanti, non reslo di rendere 
gratieper rei, facendo meni ione di yoi nelle mie 
trationi,accÌ9cheV iddio dei Signor e noTiro Gie- 
fù ChriJìo, padre della gloria, yi dia lo jpiritf 


W AOIIEPHBST. 

^Uafapietìajd?* delia reueìatioe nella cogntth» 
ne dijèj^li occhi illuminati della mente yoflra ® 
4 fin che yoi ftppiate quale fia la fferanya del 
fuo dìiamare^e^ quali ricche^^e della fia Ijere- 
dita ne faittii CT* quale eccellente magnitudine 
della potentia di quello in noi jiqu ali crediamo 
ficondóVopcratione della potenti a della fortitudi • 
ne fia Jaquale opero in ChriSloJiauendolo fiufci- 
tato da morti fattolo federe alla deThra fia ne 

luoghi celesli fopra ogniprineipatojetpotejha, CP* 
yirtUyi^ dominationej^ ogni nome che fi nomi* 
na no folamentc in queflo fecola » ma anchora nel 
^ fituro.Etfottopofe tutte le co fe fitto i fioi piedi, 

&fece capo quello : fopra tutte lecofij, effa chic* 
fa, laquale è corpo di quello ^compimento di quello» 
ilquale tutte le cofijin tutte empie* 

Qui Infegna P Apoftolo come ogni liuomo e p«c« 
eatore,^ come fono giudificati per la gratia di 
Cbridoy dipuoi inlègna anchora come la gente 
fonochiamatià^ueda falute,e con quegli leuaiia 
TÌaladifFerentia de lalegge>e fece vna chiefa de 
gli fedelli. 

CAP. ir. 

E t yoi offendo morti ne delitti, ó* pecca* ^ 
ti,nequaligia caminafii fecondo il ficaio di 
quefto mondo fecondo il principe de la patella de 
h Spirito aereo, ilquale operahora ne figliuoli de 
ladijftdentia, fra quali anchora noi tutti fiamo 
giacouerfitinelecccHpifcetiedela carne nofhra 
f accedo le y alata de la carne, et de lecogitationì, B 

V*fim 




Col 


j 


ft fummo per natura figliuoli de VIrdjCome anchu 
itagli oltThma iddio che è ricco ne la mi feri-* 
cardia per la molta fua charita^ per laquale amo 
nohejfendo awhora noi mortine peccati ^ci yi* 
uifico con ChriTio(per la grada f ufi faluatO 
infieme con quello fufcitojet infume con queU 
Io fece federe fa i ctlesHjn Chrislo g i e s 
, cieche dimoTlrajfe ne fopra yencti fecoli le ahoda* 
ti ricche!^ de la gratta fuajne la benignità yer 
fi di noi^per Cbrifio g i B s v,Verche dalla gra* 
tia fiete Jaluati perfede^ip* quefio non è da yoi, 
dono è di Dio^no da h opere, à fin che alcuno noti 
fi glorij, perche mi fiamo fattura di quello, creati 
in ChriJlo g ie s quelle opere buone, che pre 

paro iddio, accioche noi caminafiimoin quelle, 

' Per laqual cofa ricordatcui die yeigiagenti, 
ne la carne,eri chiamati incircuncipone,da quel* 
la che fi chiama circuci fieno, nela carne fatta da 
le mane, per eh e eri in quel tempo fen^ Cimilo, 
alienati da la cimlita di ifrael, giranti da i 

tefiameti de la promcfione,non hauedo jperan^ 
CS'fen'^ iddio nel mondo, CP* bora in Chrtjlu 
G 1 E s v,yoi iqualierigia difcoHo fiete fattt prò 
ptnqui,peril fanguedi Chriflo,Vercheejfoela 
pace noTiraJlqualefece di ambe due ym, e?' re* 
uinando il medio muro del cancello ,fciolfe le 
^inimicitie ne la fua carne,euacuandoJa legge 
de precetti ne decreti fituata, acàochecreaffe due 
mfe JteJJo inynnuouo huomo facendo la pace 


128 A GLI 1 V H E S !• 

i^accioche riconciliajfe ambe dUoi a Dio in yn§ 
eorpo ^er là croce y uccidendo le inimidtie in fe 
ftcffoy yenendoy tmngelì^ la face à yoh 
,a che eri difcofiOyO' d^tiegi) che erano preffo, P«r- . 
che per ejfo ambe duci Ventrata al pa^ 

dre in yno Jpirite» Nonfiete adunque piu> /ore- 
jHeriyZP* flraniyma cittadini inpemeco fantiy^ 
domestici di Dio edificati [opra il fondamente 
degli ApoJloliy^deprophetiy nel yero perejfa 
fomma pietra del cantone g i e s v Chriftoyn^l 
quale ogni edificatione adattata ere file in tepie 
fante nel Si^reynel qual anchora yoi fiete in» 
fieme edificati yin hdbitacolo di Dio di Jpirito» 


P A V I O ticoman^ a à quegli il fuo tnìflerxO) 
infcgnandogli <louc baueua pigliato il filo vfficio» 

« come perla gente,e per quello in^uraua à fine que 
nefiiino ci offende fi*e,c ammonifee ala confiantia 
fcriucndogli fc femprepriegare iddio per loro gli 
quali: con il fuo elTempio incita à eraelonl. 

CAP. III. 

P UrcaufitdiqueTfacofaJo Pau/o fino prì^A 
gione di g i E s v ChriTio per yoi genti, 
\oi certamente ydrsli la difienfatione della gra 
tia di Dio laquale mi e data in yoi»perche fecon 
do la reuelatione mi fece noto il mysierioycome 
auanti breuemente vi firìfiitda leqitali cofipe^ 
tete leggendo intendere la mia intelligentia nel 
. tniTierio di ChrisloMqualéneUe altre genera^ 
tiom^nóne fatto noto à figliuoli de gli huominiy 


l/fri 

(0 

(f 

ni») 

itti 


® -A F* I I y, 

^me e hord riuelato à fanti ApoTfoU à queìh, 
^àpropheti in Spirito Jegenti ejfer coheredi 
del medefimo corpo, ey infteme partecipi della 
promipone di ejuello in Chrifoper lo luan* 
geliodelqualefono fatto miniSlro fecondo il do^ 
nodeUagratiadi iddioychemi è dato fecondo To 
^peratione deSa potetia di quello . Ante mìnimo di , ,Co.if .b 
tutti i fantine fiata data queSla gratta, che io * 
’Euangeli'^fia le genti le inuesiigabili riche!^ 

^ di Chritio, er illumini tutti, qu^tl fta la 
fienfatione del mifierio afcoSlo da fecali in Dfo, 
ilquale creo tutte le cofeper g i b s v Chrifio,ac^ 
àocfte bora diuegni nota,à principi, ^ allepote- 
fia,nettecdfecelefiiperlacl}iefa,la molti forme 
fapìentìa di iddio, fecondo laprefinìtione de feco^ 
lUaquale fece in Cimalo g i b s v Signare no* 
firo,per ilquale noi hahhiàmo V ardire, Ven* 

C tr^ta con fiducia per la fede di quello. Ver laqual 
cofa io domando che yoi non manchiate per le mìe 
af flitioni per yoi che è gloria yo^a.Ver caufa di 
queTìo piego legenocchia mia al padre del Signo* 
re noJlro g i b s v ChriTlo, dalquale fi nomi* 
ita ogni paternità ne cieli, Snella terra, accio* 
che yi dia fecondo le riche:^^ della gloria fua 
Hfertificarui copoteTla per lo Spìrito fiuo,netl*in* 
teriorehuomo,accioche ChrìTlohahiti perìafe* 
de ne cuori yoShi,fondati,o* radicati nella cha* 
rita,à fin chepofiiate comprendere con tutti i 
•fanti quale fiala latitudine, cr la longitudinti, 

' ' ài 


130 A G t 1 B P H fi S I. 

CP* lii fuhlttnhajet conojcete la chai 

rUa di Chriflo fopraernhiente alla codinone ac^ 
deche voi jiaterjpieni di tutta la plenitudine di 
"Dio. Et à quelli^ che può fare tutte lecofe.piu /opra 
bodeiiolmente di quelle che noi domandiamo o che 
noi intendiamo fecondo la virtù che opera in noij 
ft Agloria nella chiefi,per CÌmfio g r e s v,m tui 
te le generationi del f colo de fccoli»Atne»» 

Con il principio molti irgomcnti ammonisce 
tutti à mifcn'cordia, <li puoi cnhorta la vita alla 
Santimonia, àlVicimo riprende li viciì diuerfi ctc 
Sono ne le noftre affettione del animojc de Topere» 
e de glifcrmoni. 


CAP. HIT. 

I O adunque prigione nel Signore prego ^ 
che voi camminiate nel modoche è degno del 
chUmare,pel quale veifiete chiamati, con ogni 
’ fommefione,C!?'mafuetudine,cdfoffèrentiaitolle 
randoui Vvno le altro fcamhieuolmente percha-^ 
Ro.ti.c rìtafudiande di feruare Vvnita dello Jpirito,per 
i,Co*r.i2.l> il vincttlo della pace.Vno corpo, ^vne jpirito» 
Mal.a.b i;qyyic anchora fiete Riamati in vita !peran^ 
b chiamareiVno Signore, vita fede, vno ® 

aic^io.d hattefmoyvno Iddio, padre di tutthilqualc 
è fipra tutti, et ter tutti CP* in tutti noLMa àcia 
Jcuno di noi è data la g’atia fecodo la mi fura del 
pfa.ffy.d dono di Chrifo,VerUqualcofadice,ejfendo fali* 
to inaltOiCondujfefeco prigione la prigionia^ 
O* dette doni à gli huominu Zp quelle ejfe^ 

re lui 



p. 


Hit. 




te ìutì falito^ che cofa ètfenon che anchora prima 
era difcefo nelle parti inferiori della terraìqueUe 
che difcefe^e quel medejìmot ilquale anchora fa-- 
UjJòpra tutti i cieli 3 accioche empiejfe tutte le 
^coJè.Etil medejlmo dette yeramente^ altri Apo^ **Corini,' 
JlolijZP* altri propheti. altri Euangelisli» o* 

altri paTlori , zp* dottori à lo adempimento de 
fanti nella opera della ammmiftratione,à la edU 
f catione del corpo di Chrislo infno à tanto che 
noi concorriamo tutti nella ynita della fede ,et del 
la co^nitione del figliuolo di Dio inhuomo per>- ^ 

fetto, nella niifura della età della plenitudine 
di ChriTioi accioche non famo piupicciolii a^i- 

^ tati dalle onde, QjT portati attorno da ogni yen-, 
to di dottrina, nella iniquità degli huomini, nella 
afiuti a per laquale faccino in fidie per hi afu 
mare,ma feguitando la yeritaàn charita accre- 
fetamo, per tutte le cofe in qllo,i Iquale è capo, cioè 
Chrifiojalqttale tutto il corpo ri fretto, et cogiun 
to per ogni comejfura di fummtnìslratione,fecon 
do Pattane la mi fura di dafeuna parte, fa accrem 
feimento di corpo, nella edificatone di fefieffoper 

charita,QueTlo adunque dico, ^ teTiifico nel 

^Signore , che yoi per Pauuentre non caminia^^^'^^ 
te come, ^ V altre genti camìnano nella yanita 
della mente fuajjauendo la mente o furata, alie^ 
nati dalla yita di Dìo, per la ignorantia che è ht 
quegli, per la cecità del cuore loro, iqualipoi che 
pery ennono à quello che lafchrno di doler fi, deU > 


231 à G I. 1 1 P H B S I. 

tonofe flejìi aUa la fcwia nella operatìoned*og^ 
ìmmonditiaJnauaritia,Ma yoinon ìmparaTli 
perqneTh modo ClmTlo,fenel vero ydisH queU 
lo o* m quello fuTH ammaeslratij come èia ycm 
C»l»3.b rna in Gl Hi Vy deporre yoi, fecondo la prima 
R.o.d.a conuer fattone yil vecchio huomojilqualef corrom 
pe fecondo le cencupifcentie dello errore y rino^ 

uarfiper lo Spirito della mente yoJira,ep* yejfìre 
Co^.h nuouo huomoy iUjuale è creato fecondo iddio 
perla xin(HtiayC!r fantita della yerìta»Ver la^* 

l.Pie.2.a X r ir 11 

Zac.8.c quale cofa deponeiio lafaijttay parlate la yerita^ 
Pfa. 4 .t> ciafcuno al prof imo fuo, perche famo membra^ 
lac. 4 .b l*yrto dell* altro fcambteuolmente,Adirateui, ^ 
no yogltatepeccare.il fole non tramonti fopra la 
iracundia voìlrayne date luogo al diauolo.Q^l 
lo che rubauaynon rubi piu yma piu toSlofi ajJ-atU 
chi yOper andò con le fue mane^ quello che è buono^ 
acct oche far ne poffa partecipi quello che ne bara 
di bi fogne. Ogni parola cattiua nonefca dalla 
bocca ve fra yma fe alcuna ne è buona aUa edi-^ 
fcatione della ytilitay acciochedia gratta à gli 
audienti. Et non vogliate contriflare lo Spiritati 
fantodi iddiojnelquale voi ftete fognati nel di 

della redentione.Ogni amaritudine, 'O* furore, 

iray et clamore, gt* beflemta fa tolta da voi, 
con ogni malitia.Et fiate fcambieuolmente ami.» 
cabtli l*yno yerfo dell* altro ymifericordtofi,donan 
doui V vnoV altro fcambieuelmente,come ancho^ 

' - ta iddio in ChriJio done à voi* 




e A ». ?. *31 

- P«uIo qui ricoman da la charita’a pfoliifcilce U 
Immunditia e la impurità de la l^ngua^è mette di* 
natici a ^ occhi loro le prime licite ignominiofe di 
alcuni:di puoi voile che la ebrietà fia leuata via»l*vl 
timo diiputade le legge di j^niugiyadumbrando la 
ahiefa con ChriHo eHer fpintuale coniugio* 

C A P. T. 

A Q late adunque imitatori di iddio come figlia Mat.f.e 
uoU dilettisi* caminatein amore j:ome an^- Gie.13.4 
ehora ChriSlo amo noi , CT' offerfe feftejfo fer 
noi offertalo* hoTiiaà Diojin odore di buona 
fuauita. Et la fornicatione, ^ ogni immon-> 
ditiaìo auaritiay non pure fi nomini fa noi^co^ Col.j.a 
liwc appartiene à fanti jb la ofcenitaìo lo folto 
parlare 30 le cianciejequali non fono cofe conue- 
nienti »ma piu toslo operationi di gratie, perche 
fapiate queTlo che ogni fornicatore, b immondo io a.TheC 
■auarojilqualee idolatre,non ha heredita nel re- a.a 
gno di Cìnrislo, C7* di iddio, nejfuno yi ingan^ Mat.t4j.a 
tiicon parlari y ani, perche per quelle cofe 'pie- ^**‘**^** 
ne Vira di Dio ne figliuoli della dtfidentia, 

Kon yogliate adunque yenire partecipi con 
quegli» Eerche già eri tenebre , CT* bora luce 
^nel Signore.Caminate come figliuoli della luce 
perche il fiutto dello Spirito, è in o^i bontà, ^ 
giuìhtia, C7* yerita, approuando quello che fia 
. accetto al Signore, Et non yogliate hauere 
eommercio con V opere infuttuofe delle tenebre, 
tna piu lofio le riprendete» Ecrche quelle cofe 
^te fi fanno in fccretodaquefìieyergogna an» 

i* $ 


134 A G L I E P H E S r. 

thora à (f/re. Et tfttte le cofe che fino fiopefte, 
dalla luce fino manifeTlate , perche ogni co fa 
che fi manifcsia è luce. P?r laqual cofa dice* 
Suegliati tn che dormi j e?* ri^ti da morti» 
Col#4.a illumineratti ChrìTlo. Vedete adunque come 
acuratamente camìniatè»noncome imprudenti» 
Ronuu.a ma come fapienti. Comperate l*occafione»per^.^ 
i.Thef. j'gfiQ giorni cattiui.Ver laqual cofa non fa- 
te imprudenti, ma intelligetìti qual fia la ao/o»«- 
ta del Signore. Et non yi y agliate inebriare di yi 
no, neiquale e la fuperfluita, ma riempieteui nel 
lo jpirito,parlado à yoi fiefìi perpfalmi» CT* hym^ 
ni,0* can’^ni JpiritualiiCantandojO* giubilane 
do nel cuore veslro al Signore, rendendo fempre 
gratie di tutte le co fi, nel nome del Signore wo- 
firo G I E S V ChriTlo à Dio, padre, fuggeli 

fcambieuolmenteV yn V altro nel timore di Dio* 
C0I.J.C Mogli fiate fuggette à proprtj mariti comeàsi^ ■ 
gnore, perche il marito è capo della moglie, co- 
cS*'*c we anchora ClnriTlo è capo de la chiefa» c?* effo 
^ yd/#« 4 tore del corpo. Come adunque la thiefa 
è fuggetta à Clni?{o,cofi anclma le mogli à pro^ 
prij mariti in tutte le cofe. Mari ti amatele mom 
yoThe, come anchora ClrriTto amo la chic- 
fa,o*offerfefefielfo per quella» accioche la fan., 
tificajfe purificandola con il lauderò dell' acqua 
per la parola, à fin che consiituiffe quella à fi- 
ftejfo glorio fa chiefa, che non habbia macula» à 
grin^iO alcuna cofa pmile^ma acàoche fuffe 

Jkn 



c A r. 


V r. 



f finta i Ò* ìmacHlata. Co fi debbano l mariti 
amare le mogli loro , come faci corpi. Qt^llo 
cheamala fina moglie,ama fefieffoéVerche nefi- 
fino ìxbbe mai in odio la carne fitajan^^i la nu^ 
trifcejC^ tratti ette j come anchora il Signore la Ocn.i.i 
chicfi.Vercbe fiamo membra del corpo fiuoAella 
^ carne di quello degli ofit quello.Ver qaeTlo 
lafciera rbitamo il padre^o* la madrCjC^ ac^ 
coTìerafii alla dorma fua^cj;' faranno due in yna 
carne, queJlo e gran misierio.Et iodico in C/^i- 
nella chiefit, ma nondimeno, ciafcuno di 
yoipartmilarmente,cofi ami la fu a moglie, CO'^ 
me fefi-ejfo,m modo che anchora la moglie reu eri- 
fca il marito. 

Paulo àiCcerne del flato de gli padri^e de gli £• 
gliuoli e cufsi de gli Signori e de gli Terui di puoi 
ammonifce allaconflantiaydefcriue anchora quan- 
to e afytà la pugna degli fìdelli>e che arme anno k 
vrarein quella, arvlcimò tratta di certe cofe pri- 
uatte.c tecomanda Tychico. 


CAP. VI. 

^ T^l^it*oli obedite à genitori yofirì nel Si- j 
Jl* gnore, perche queJio e giuTlo. Honora il gfo.ió.c 
padre tuo, 'O?' la madre, che € il primo comanda- Deu.f.c 
menta nella promijfione,accioche ti fia bene, et yt Eccl.j.b 
ua lungamete fofra la teira.Et yoi padri, non yo 
gliate prouecareà ira ì figliuoli yofiri/na ale va Jfoh/d 
tegli nella dijc/pl/na,cr correi t ione del Signore. Tit.»!c 
Semi obedite à Signore carnali con timore, ey i.Pic.x.£ 
twnwt ,con fmplicita id cuore yesho^comc 

4 


I3Ì A G L X B P K £ S I. 

à ChrisioiMn feruendt à occhio, come flufÌMo* 
do dt piacere agli Imomini, ma comme firui di 
Chrisio sfaccendo la yolonta di dioja cuort 
con beneuolentia feruendo al Signore, Cf* non 
agli Imomini sfapedo queTio, che qualunque bene 
f ara ctafcuno, quello riporterà dal Signore,)) fe 
9eu.io,àjlaferuo^o fe libero»Et yoi Signori,fate le 
i.Pa.io.c ygjrjo di quegli,rimettete la rninaccie 

f apendo che, ^ il Signore di efi,V yosho è 
ficcl. 3 f.b ne cieli, ^ none rijpetto diperfona apprejfodi 
K.om.z b quello. Del rimanente fategli miei,conforta^ 
^*1** 4 tei/i nel Signore, Z!/ nella potentia della fortitu* 
Pat.io.e fua,yefiite tutta V armatura di Dio accio* 

i. Pie.i!c che yei poftate fare contro à le inftdie del dia* 

uolo, perche non habbiamo la pugna contro al 
fangue,^ la carne, ma contro àprincipati, con* 
tro alla poteTla,contro à Signori del mondo, ret.~ 
tori delle tenebre di queJlo fecolojcontro à le Jpiri* 
tuali aflutie, nelle cofe celefli. "2 er laquale co^^ 
fa pigliate tutta V armadura di iddio, accipche 
pof tate refiliere nel di cattino, c?* finite tutte 
le cofe,Jiare-State adunque, hauendo cinti i lombi 
yoThi nella yexita,e 3 ^ yesliti della cera^^^del* 
ìagiuftitia,o' cal^^ti i piedi, nella preparatione 

j. TbtC dell* Euagelio della pace.Etgliando in tutte le co* 

* j!* fe lo feudo de la fede , per ilquale [fegnere pofia 

cTA ^-^telefaette accefe,di quel maligno. Et 
a.xWc riceuete Velmo della falute,0" il coltello dello 

trito, (I h è parola di.Dio^ì» oratione. 




mi 


Jr' ^ I, ^ r^ 2^ 

fy prece, orando in o^i tempo in Spiritoso* et 
queTio fteffo yìgilandoin ogni feruitio,^ prece^ 
per tuttt i fanti, ^per me,accmhe data mi Jia 
la parola nello aperire della bocca mia con liberta, 
D accioche io faccia noto il miSlerio de l^Euangelio, 

, per ilquale fono imbafiiadore tn catena, acciO’- 
. che in quello parli liberamente come mi hi fogna 
parlare,Etàfincheyot anchora fappiate quel» 
le cofe che fi appartengono à me^uello che io 
faccia tutte le cofe yi fara manifette Tjchio di- 
Iettò jratello,^ fedele minisiro nel Signore,iU 
quale io yi mandai per queylo fiejfo,à fin che 
yoi fapefii le cofe noJÌre,^ confolafii i cuori !>••. 

firijpace à fategli, cp'charita con fede da 
iddio padre,^ dal Signore g i e s r • ^ 
Chrislo,la gratta fia contut’^ 
ti quégli che amano jl Si-» , 
gnoreneThro g i b S v 
' ' Chrijlojcon fin^ 

ceri^ 

- ta*Xmen» 


k • 

II 





A'. 




PISTOLA 

D I S A N PAVLO 

A P O S T 0. A P H I- 

I. I p P E N s r. 

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1^ A V I O lau^a la fe<le de gli Philippenfi» e gli 
ammonirce à conllamia puoi che non Ce offen» 
dono la fua Croce>e eome e conflttuco jt annun« 
tiar l'Euangeliojecome apparcchiato à ihorir pet 
Chrtfi:o)e gli ammonisce che vogleno andare fe- 
condo la fua vocatione. 





C A P. t. 

A V L o , Tirtjotheo ferut <Ua 
G 1 E s V CÌmìio:à tutti i fan^ 
ti in ChrìiCo g I e S v^che ChtJB 


padre nosirOiO* dal Signore gì e 
lìrrisio» Io rendo fempre grati e allo iddio 
in ogni memoria di yoij in ogni orationt 
per yoi tutti » facendo prece ion gaudio t 
Copra la communicatione yoThra nello Euanm 
primo di ìnfino à Inra s hauendoi 
che quello che comincio in yoi l* onera 

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ìmon^jla recl)era à perfettione infitto al dì di 
G I E s V Chrtsiojcome egmllo à me che io fen^ 
taquesiodi tuttìyoi,perhauere yo'iitiel CHore^ 
^ ne legami ;wic/,C7* nella dijfenfione, ^ con^ 
jirmat ione dello EuangeltOjejJ'endomi tutti com^ 
ptagni alia gratta,^ crche mi è teslimonej iddio, 
in che modo io defidero tutti yoi nelle yifcere di 
G I E s V Chrisìo,^ oro quello, chela chariia 
I voThra abbondi di bene in megliOiin cognitione, 
CP* in ogni intelligentia, accioche yoi approuia* 
te le cofe migliorila fin che fiate fimeri, CT' irre^ 
prenfihili, nel giorno di ChriTlo, ripieni delfint'» 
to della giuTUtia,per g i e s v chriJie .alla glo-* 
ria,^ laude di Dio* Et yoglio f-ategli che yoi 
fappiate,che quelle cofe che fono circa me,rnag-m 
giormente fuccejfono al profitto dello Euange- 
lio,in mode che i mìei legami fono fiati mani-* 
fesli in Chrisio in tutto tl pretorio, in tut- 
ti gli altri, affai de fidategli nel Signore con- 
fidando per i miei legami, piu abhonaantemettte 
hanno hauuto ardire fen!^ paura parlare lapa 
rola. Et certi anchora per inuidia, cs* contentio- 
ne,^ certi per buona yolonta predicano Chri- 
fio*Et quegli che dalla contentione annuntìant 
ChriTlo, non pur amente, filmando efii aggiu- 
gnere afflittione à miei legami, cr altri dalla 
Ccharita , fapendo cìje io fono conshtuito nel-* 
la defenfione dello Euangelio , tP* che cofaì 
Nondimeno in ogni modo, b ^er occafione fio 

jter 


140 


A PHll.lPrBHSX. 


fio mi rallegro) o* anchora rdllegrerO)fercht 
io fo che qneJio mi yerra in falùte,fer la yoSira 
oraiionO)^ famminiThratione dello Spirito di 
c I E s V ChriTlo, fecondo la ejpettatione) cp'jpe^ 
ran:^ mia,chem nejfunacojafia confUfoymd 
in ogni fidan:^) con femore) coji)^ bora fa 
magnificaio Chrifio nel corpo mio,o per la yitayO 
per la morte»V^che à me è yita ChriTiO) U 
morte guadagno. 1 1 che fé mi fa yita nela caritè, 
queSla mi e frutto deWopera, CT che cofa elegga 
nonfo»et fono rifìretto da due cofe * hauendo de» 
fiderio di (iijfoluermi,C!t* ejfere con Cltrifio, cofa i 
adi lungo molto migliore yCtdtresiare nella car» 
neylaqual cofa è Piu necejfaria per yoi.Et fo cer- 
to queTio che io dimorerò,^ re fiero con tutti yoi 
à yosire profitto, et’ gaudio della fede, accio» 
cJte la glortatione yoTira ahondi in Chrisio 
G I E s V f» me, per la miaritornata di nuouoà 
yoi folamenteche fecondala degnita delCEuan» 
gelio di ChriJlo conuerfiateiocciochefo fe io yer» 
ro,C7' yedro yoi,o fe io fia ajfente,oda le cofi 


1 

per la rerita, ChrtJio fi annuntia, er in que^ I w<4 




yoThe che yoi filate in yno Spirito, in yno ani» 
mo,affaticandoui per la fede delVEuangelio, ne 


in alcuna copi fiate jpauentati dagli auuerfarq, 
quello che e loro caufa di perdutone ,à yoi è 
tertampite dt falute,ef quello da VÌ 9 ,percheyi 
è donato per 'ChriSlojton folamenteche yoi ere» 
diate iti quelld^ma anchora patiate per effo, ha^ 


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CAP. ri. 141 

Idiota medefima battaglia laqiMleyedeJhim 
bora yaite in me* 

Paulo in(égna la iua voeatìone eflèr à «quegli clit 
hanno gli loro animi conienti in vera concordia. 
t per lo compio di, dirigo che habieno à reprime- 
re Tarrogancia del mifterio delqualc può chi di- 
iputanojdi puoi gli promette Taduento di Timo* 
theo è gli ricomanda Epaphrodito. 

CAP. II. 

^ A fi alcuna confolathne in CJjri* 

JT\floJe alcuno diletto di Charìta,fe alcn* 
na communione di Spirito jfe alcune yifeere, Cf?* 
compapioni , empiete il gaudio mio , acci oche 
yoi fintiate il medefimojiauendo la medefima 
eharita d* yno animo fentendo yna medefima co- 
fa piente per contenfione,neyana gloria ^ma in 
humilita di animo 3 ciafeuno famhieuolmen- 
te Jhimi l* altro piu fufficiente di fe, ^non con- 
Jiderate ciafeuno , quelle che fono yoslre » ma 
ciafeuno quelle che fono di altri ,il medeftmo 
ajfetto fta certamente in yoi^che ^ in ChriTlu 
c svj ilquale emendo in forma di Dio, non 
petìfo rapina, che fujfe equaleà Dio, ma feslcf- 
fo diminuì pigliando forma del feruo, confiti 
tuito in Jimihtudine di huomini, ct* per figura 
trouato 'come huomo , humih feTlejJo , fatto 
obediente infitto alla morte, ZP* morte di ero- 
Bff.Per laquale co fa, a* iddio lo efalto,cp'det^ Heb.i.h 
Uglintme che e fopra ogni nome,accioche nel Ro.i4.h 

né 


I 


il PHIIIPPENSI. 


141 

l£à.4f.^ fiQYne^i giesv o^nì ginocchio fi pieghi dece» 
leTlitV* de terreTlrì yZP' degli infernali 3 CT' ogni 
lingua confefiicheG lESV Chrìslofia Signore, 
alla gloria di “Dio padre,Ver laqualcofa diletti , 
mici ycome fempreohedtSlii non come folamente 
nella prefen^^ mia, mahora molto pìu> nella afi 
fentia mia con timore,zp* tremore, operate la yo» 
fira falnte. Verche iddio è quello che opera in 
yoi, ^ il yolere, Cìt* V operare feconde il buono 
i^if. 4.C fffffg ig gffCg fe);ya mormora^ 

tiom , ZP* contenttom, a jin che rot paté inre^ 
prettfihilìiZP* femplici figlinoli di iddio, immacH 
lati in me^ della maligna generatione, c?’/vr- 
uerfa,ne quali yoi lucete come luminari nel 
mondo , ritenendo la parola della yita, allago» 
riamia nel di di ChriTlo, che non in yano corfi, C 
ne in yano mi affaticai, ma auuegna cheìofia 
immolato nel facrificio, zp* feruitio della fede 
yo7lra,mì rallegro, z^ congratulo con tutti yoi» 
Et^er qucSlo Jìejfo anchora yoi rallegrateui, 
CT* congratulateui meco, Ef (pere nel Signore 
G I E s V che in breue t/ manàeroTimotheo, ac<~ 
cicche anchora io fia dilieto animo, fatto certo 
di quelle cofe che fi fanno apprejjo di yoi per- 
che neffiine ho di migliore animo, ilquale fin- 
a.Co.13.^ ceramente fia per curare Is cofe yoTlre, perche 
tutti cercano quelle cofe che fono loro non quel- 
le che fono di ChriTIo G i B s v.Et la ejpericn» 
tia di quello conofeett, perche come al padre il 


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figthtolo ferm meco ne V Evangelio, Qt^Tio 
aaunqtte fiero df battere a mandare fibitochè 
ioharo "vedute quelle cpje che fine circa me.Et 
confido nel Signore tcheanchora io in hrietfe "ver- 
ro. Et ^enfiti che fujfe neceffario ,m fidare a 
^^yoi Epa^hrodito f atello y CT* cooperatore , CP* 
commilitone miojZy rofiro Apeflolo cr miniflro 
delmiobifigno.Verchc tutti yoi certamente de- 
fiderauay^ flaua mal contento, perche yoi bau e 
ui ydito che egli era infermato. Et certamente fi* 
ìnfermoyyicino alla morie, ma iddio hebhe mi- 
firicordta di luiyO* non filamente di lui, ma an- 
choradime,accieche io non haticfii dolore fipra 
dolore,con pui preTre^ya adunque lo mandai^ 
a fin che yenendo quello, di nuouo yi rallcgrìrt.. 
te,^ io habbia manco dolore.Kiceuetelo adun... 
que nel Signore conogni gaudio, ^quegli che 
fon tali, habhìategli in pre!^ perche per la ope- 
ra di ChriTlofi appropinquo infino alla morte^ 
non fi curando della yita,acciocheJttpplice yerfi 
di me,quello che mancati a dell' yjficio yoTlro. 



Ammontfee clie habìeno à fcliifar quegli ci# 
merdxicnol’Huangelio per meze lalcggc,c come 
lanoftragiullitia e la fede in Chrifto e non in la 
leggere gli comanda che l*abicno a feguire con 
confante animojc che abieno à fchìfari falfi dot- 
tori, c puoi in fegaa chchabbiamo conogai 0udi» 
àcerchat la vita eterna. 

C A P. I I I. 

QMl 


*44 


QJ 


aphilifpimsi, 

Vello che refla fategli miei rallegrateui 
n el Signore, Scriuerm quelle medefime 
tojCnm mie noia alcuna, C7* 4 ^ cofa fcu^ 

ra.Auuertite i cani,auuertitei cattiui operanf, 
auuertite là circunciftone.Vcrche noi ftamo cir» 
cuncifone^iquali con lo Spirito adoriamo iddio, 
C?* gloriamoci in chriTio g i b s v,C7 tfon con»B 
fidiamo nella carne benché io atichora hahbia /- 
dan’^ nella came.Se alcuno altro pare chepojfa 
canfore nella carne ,io maggiormente circunafi 
Vottauo giorno, del genere a I fael, della tribù 
di Beiamin,Hebreo dagli Hebrei,Vharifeo fecon 
do la legge, fecodo il !^lo,perfeguitante la chiefa, 
fecondo la giuflitia cfjeènella leggefatto inre^^ 
frenfibile,Ma quelle co fe che mi erano guadagni, 
quefie hopenfato ejfere danno per Chriflo,Ma in 
yerita certamente, io penfo tutte le cofe ejfere dato 
noperlaeccellentiadellacognitione di ClnriTlo 
G I E s V Signore mio,per ilquale reputi danno 
tutte le cofe, o* fiimole ejfere ferco,acciocheÌ9 
guadagni Chriflo, acctoche io fia trouato in 
quello non hauendo la mia giuflitia, laquale e 
da la legge, ma quella laquale e per la fede di e 
Chriflo giuflitia da Uh per la fede, accieche io 
lo conefca, la poterla della refurre^one di 
quello,^ la co nmunicatione delle fue afflitth* 
ni, conformato alla morte di quello f e per aleuti*, 
modo peruenga alla refurrettione de morti, non 
elegia iohabbia cornprefojb già fia perfetto» 



^ e A F. X I n 14^ 

WA fegmiOife^^ coprehenda in quanto jO^ eorrtm 
' frefifono da Chrtfh g i e s v. Arategli io non 
fenjo anchora di hauere com^ejo me fiejjoi ma 
fo yna copi ^ sdimenticando queUe co fé che fono 
adietro,c^ à quelle che fono auantìM^endendo 
tnifecodo il prefijfo pgMpguito al falio del fu» 
ferno chiamare di Dhifer Chriflo Gieju, Adii» 
que tati quanti pomo j^erfitti, fintiamo quefiojf 
fi alcunacofa fintite altrimenti ^ quefla an^ 

^chora yi reuelera iddio, ma nondimeno à quello 
cìje noiperuenimmo procediamo nella medefima 
regolarci fintire il medefimo^Siate imitatori di Ro«.i^.i 
mefateglii^cofideratequegliche camminano 
cofi,comeyoi hauetcnoiper efimpio,perche molti 
caminanOjiqualifiejfiyidiceuayZP^ bora an^ 
chora piangendo dico jnimici della croce di Chri» 
fio, il de quali la perditione,lo iddio de qua» 
li è il y entro, es' la glori a nella co fu fono di que» 
glijquali curanole cofi terrene,perche la noTha 
conuerfatione ene cieli, ónde appettiamo anchora 
il Saluatore Signore g i e s v ChriTio,ilquaU 
I tranfpgurera il corpo della noTlta humilta, ac^ ‘ 
iìocfje la reda conforme al corpo della gloria fua, 
fecondo Voperationc della potentia,per laqual 
può anchora fitto porfi tutte le cofi^ 

Amtnonifce qui P A VL a alla conftantia > 

• puoi roioBgecerti{pcciaIiprcccttie«Telc altrevir» 
tu ^ cgncche gli Chriftiani ^dsbeno {èmpéoambr* 
£are>equirentie gratia per li doma lui jn,e£ii..c 
le falutatioiu»^ • ' 






V 




14^ A T H I t r ( P S N S X. 

CAP. 1 1 1 r. 

P tflitqttal cofa f ategli miei dilettilo* def-> A 
derati gaudio, corona mìa^cofi fiate nel 
Signore cari fiimi, lopriego lEuodia, Sinty- 

clien priegct,che fieno concordi nel Signore.Ancho* 
raprìego te,fincera comparai aiuta quelle clìt 
meco fi ajfaticorno ne V Buangelio, CT* infiemé 
con Clemente gli altri miei meco operatori 
inomi dequaìi fieno nel libre de la yita. Kalle^ 
grateui fiempre nel Signore^et di nucuo dico raU 
legrateui. Sia noto la modeTfia yoThra à tutti 
gli huomini.il Signore èprejfio. Non fiatefioUeci- 
ti d* alcuna co fia^àn ogni oraiione O' fiuppli^ 
catione jcon la oteratione delle gratie fii faccino 
note le yoThre domande apprejfio à D/o, CT' lapa,, 
ce di D/o, che fiupera ogni mente jC usi edifica i cuo ® 
riyoshit^leyoTlrimentitm Chrislo Gtefiu, 
QwUo che reJla fategli. Qualunque cofie fono 
yertiqualunque honesle^qualuqne gusle, qua- 
lunque pure , qualunque amabili , qualunque 
laudabili fCT' fie alcuno virtù jZP'fie alcuna lòde, 
riamiate qtteTle cefiejequali anchora imparaSh» 
f^riceuefiii^^^y dilli, ^yedeUim me, Fate 
quelle cofie 3 Q^lo iddio della pace [ara con yoì, 
it io mi fieno rallegrato nel Signore gandamen- ^ 
te, perche già finalmente rinuerdiSIi à effiere foU 
leciti per me yin quello che anchora eri Jòllecitii 
ma non haueiii anchckàlà commodtta, non per- 
che io hauefii bifignOj^arlo.Verche io hò irhfiara- 




C A >. I 1 1 !• »47 

l io a ejjère contento in ^eUe co foche lo JonoSo ó' 
rejfer humilefoanchord ahondareyin ogni coft^ 
in tutte le co fe fin inJlruttOtO* à fai tarmi 
Ct*à hauerfame,c^ ahomlare, ^ patire il bifi^ 
gno.Tutte ìecefe^ojfain Cimalo ttlquale mi for^ 
tifica inondi meno yoi facefii rettamente, d com» 
municare alla mia affiittìone, V.t fipetc anchora 
. yoi Vhilippenfiiche nel principio dello euangelio» 
partendomi da Macedoma,che neffuna chiefa mi 
communico nella ragione del dare, ty del riceue- 
refenon yoi fili.Verche CT* mTÌ7elfalenica,yna 
yolta,0‘ duoi mi mandagli quello che mifaceua 
® di hi fogno ^on ch'io ricerchi i dono, ma ricerco 
fiittto copio fi nella yofirara^one^ondimeno rim 
ceuei tutte le cefi,' ahondo, Sono ripieno, rice» 
ftendo per Epaplmdito, quelle co fé, che mi fumo 
mandate da yoi, odore di fiauita, hoTlia accetta 
• hìlCiZP* gratiaà Dfo. Et V iddio mio fupplira, 
tutto quello che yi fa dt hi fogno, fecondo /«rfe- 
'che^^ fue con gloria in ChriSlo g i e s v. Èt 
à Dio, padre nostro gloria ne ficoli de fecolu 

Amen, Salutate ogni fante in chriTlo g i b s v. 
Salutanui i fategli che fino meco.Satutanui tut 
ti i fanti, ZP* ma f imamente quegVt che fono della 
famiglia di Cefare,La grafia del Signore noflro 
O I E s V Chrislo con tutti yoi. Amen, 

Tifine de r^plTlole di Santo 
’Sauloàvhilippenfi, 

' kk i 



PAVLO fi rallegra con gli Colofi^nfi perche 
liaueuano la fede e la fperanza e la chàrita perla 
predicanone de la Euangelio» dipuoi di£crìueco« 
piofamenCe Chrifiaperilquale gratuitamente fc» 
guitiamo ralute>e per il^uale il padre à meiTo ogni 
plenitudine in noi» 

CAP. I. 

A V I. o ApoTlolo di Giefu CÌrrì-i 
per yolonta di Dio, ct* Timo^ 
theof atellojà fanti che finoàCù 

inChri* 

f^pacedalddh 


gratta ayot 

fadre noThrOj^ dal Signore g i E s v Chrisle- 
Nm rendiamo grafie à iddto^ ^ padre del Si- 
gnore noTiro g i e s v ChriTIo per yoi fempre 
quando oriamo, battendo ydtta la fede yòsira in 
Chrislo G I E s VaCT* la charita yerfo tutti ì fan 
ti, per lajpcra^a ripoflaui ne cieli Jaqu ale auati 
ydiTli nel parlare della yerita delTeuangelio,ehe 
peruenne à yoi,come,^ in tutto il modo,^ f-t^t 
tifica,come anchora in yoi, dal di neiquale ydi<^ 
fli^^p^conofeesìi lagratta di Dio, nella yerita^ 


«H 


C A P« I» 

CómeanchoraimfaraTli da Epaphrà diletto con 
fimo noTlro ilquale è per yoi fedele minìTlro de 
B Chrìilo^tlquale anchora à moslro la charita yo . 

Jhra nello Jpirito,^er laqualiofa» ^ noi da quel 
di che noi ydimmojton reflamo di orare per yot^ 
domandare che yoi fiate empiuti di cognitio* 
neAeUa yolonta dt quello^ in ogni fapientia,e^ 
intelligentia Jpirhuale ^accioche caminiatede» 
guarnente al Signore, accioche per tutte le cofe 
piacele, in ogni opera buona fiuttificando, c?* 
crefiedo nella cognitione di Dio con ogni fartela 
forti ficati, fecondo la potentia della gloria fiu^à 
ogni tolerantia,c^ patientia con gaudio, rendei 
do grafie al padre, ilqual ci fece idonei alla par- 
ticipatione della forte de fanti^tel lume, 'ilquale 
fi libero dalla potefia delle tenebre, ty troffericì 
mÌu figliuoli à lui diletto,per ilquale 

, ^ : C noi habbiamo la redetionè,per il[ Sangue di quel 
‘ lo,remifiione depeccati,ilquale è imagine di Dio 
tnutfibile,primogenito di ogni creatura , perche 
in quello fono create tutte le cofe,lequali ne cieli^ 
jflf f ^ lequalifono in terra, yifitbili, o* inuifibili,o 
^ I throni,o dominationi,oprmcipati,op»teTia,tut- 

te le cofe per ejfo, CT* in ejfo fono create, t^ejfoè 
auanti a tutte le cofe,iy tutte confiflono in ejjh, f.Cor.if. 

' 1 . f .. . . - . 


0 


^JJ If I 

il principato,perche in quello l 

piacque hahitare ogni plenitudine, ey per effe 

kk g 



C^O A C <0 I O S 3 E N S t» 

riconciUarfi tutte le cofe, in fe facificané» per il' 
fanone della croce fuajpel medejimo (quelle dìefo'^ 
noìo interratone cieli, Et yoiiiquali eri ^iaalié 
natitV* nimici con la mente belle o^ere chtiueg 
ijy bora riconcilio nel corpo della fua carne, per 
la morte ^ fin che yt conflituifjo fanti, ^ i»rc- 
^enfhiliiV* immaculati nel colpetto fuo,fe non^ 
dimeno reTlerete nella fede fondati, c^Jtabili,^ 


tmmobiliJ,alla Jperan^ dello euangelio,cbe yoi 

f . «wc . . • • V f . • T — 


Ji - O - 

ydi%ii,ilqualee predicato in o^i creatura, la-- 
quale c fotto il cielo,delquale io p4«/o fon fatto o ® 

mimTlro,ììora mi rallegro nelle mie affltttìom 
per yoi,c^fttpphfco quelle cofe che resiano delU 
afflittioni di CÌnri fio, nella carne mia per il for« 
po di e(JÒ,che è la cbiefa, dellaquale io fono fatto 
minifiro fecondo la dijpenfatione di "DiOilaquale 
mi è fiata data in yoi, per adempiere la parola 
d* iddio, mysierio che fu afcofo da fecolì, ^ dalle 
generationj. Et bora e fatto manifeflo a fanti 
di quelloj^quali yolfe iddio, far noto, quali fono 
le rUhe!^ della gloria di quefìo mysierio fia le 
genti,. Hquale è Chriflo in yoi fperan^dela 
gloria, ilquale noi annunùamo, ammaesirando 
. ogni huomo , C?* in fagliando ogni huomo ito 

ogni fipientia, accioche noi confiituiamo ogni 
huomo perfetto in Cbriflo G i e s v,alla qua* 
le cofa anchora mi affatico ,combattendo fecon- 
do l'operatione diquelU ilaquale opera ito Wi 
mpettntia^ 


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^ . . C A F. I r. jrx 

FAVIO con bcneuolentia ammonìire i Colol^ 
fend che non richafchcno nella fallace philofo* 
phiayecufsi ne le fabule Giudaice, e ammonifceco* 
me debbiamo feguire Chrido, perche in lui a ogni 
plenitudine di gratie. 


GAP. 


I I. 


A TXErc/^eia To^/ie eh yoi faf fiate, quanta fit 
, 1 lecituiim io ho di TOÌ,C^ rii quegli che fon§ 
in Laodicea» Et di tutti quegli che non yiddono 
la faccia mia nella carne jacci oche figlino confo* * ‘ 

lattone i cuori di quegli JnTìruiti nella charìta» 
in tutte le rtehe!^ della plenaria certitudi* 
nedellaintelUgentiajnellacognitionedel mifle* 
rio di DiOj^^adretO" di Chrislo, neiquale fo* 
no afcoSli tutti i thefori della fafientia,^ della 
feientia. Et dico quello, accioche nejfuno yi in^ *‘Cor.y.b 
ganni nella perfuafione delle parole^Terche au* 
uegna che io per carne fia a ffente, nondimeno fo^ 
no con yoi con Jpirito, rallegrandomi, ZP* guar- 
dando Perdine yojlrotip'la folidita della feda , . 

A roslra, laquale è in Chrislo» Come adunque yoi 
riceuesii ChrtTle c i e s v Signore, caminate in 
quello, radhcati,^ edificati in quello, et fermati 
nella fede,abondando in quella come yi è fiato 
infegnatOjCon la operatione dellegratie.Habbia* 
te cura che alcuno non yi predi, per la philofi* 
fhia,(j7' yana fallacia, fecondo la conslitutione 
de gli huomini, fecondo gli elementi del mondo, 
non fecondo ChriTlo. Verche in quello hahi* 

|A ogm pUnitttd^n^ ib dtiia a corporalmento^ 

kk 4 

• i ♦ . I w 


-- 1 ' 


syi k eOL«SSENSI. 

C 7 * fiate ri fieni in ^netlo, Ugnale è capo di ogni 
frincifato > C7* fote7h, neiquale anchora fiele 
eircunctfijfer la circucifione,no fatta da mane» 
per lo fpogliare del carpe da peccati della carne» 
nella circuncifione di CÌfnfiojinfieme fepohi, ccn C 
quello nel batte^^mo, neiquale infieme anche* 
ra rifufcitaTli con quello ^per la fede della opera* 
Iplic.j.a tione di Dio» ilquale lo fufc'ito da morti . Et yoi 
ejfendo mortiperi peccati per la 'tncircvmcu 
pone della carne yoTha yimfico parimente cott 
quelloytmetiendouì tutta peccati, cancellandolo 
' fcrittofuo che era cantra di noiMquale per i de. 
creti ci era contrario jet leuo ejfo di me":^ ficca* 

‘ dolo aUacroce,0"Jpogliado i principati,^ lepo* 

féTiayiro fuori con manifeTlo ardire,triophando 
di quegli m ejfo fleJfo.No yi accu fi adiique alcu * ® 
no nel magiare,o nel bere,o in parte di difeJHuo» 

- ò di noui luniojo di fabbatijequali cofe fono om* 

Ira delle cofe future, et corpo ai Chrifio, ì^ejfuno 
yi peruerta la palma yoledo per humilìta,et re. 
ligioe di angeli entrado in quelle cofe che no yid* 
^defioltamele gofiato dalla mete della carne fua» 
cr no ottenedo il cape delquale tutto il corpo per 
legiuture, 0 * ronmiffure fommmifirato,et con., 
giunto crefce nelloaugmento di lddio,Se a^uque 
yoifietemorti con Chrislo dagli elementi del 
mondo^er qual caggionejcome yiuenti nel mon* 
do, andate drieto à consUtutioniì Non toccherai, 
me guTieraijne palperai tutte le cofe^je fomaBm 


ter 


V. 


wrruttìone^periaahujìonc fecondo i precetti ,0^ 
kS' dottrine degli huomini jequalr hanno certamen* 
àm te parola di Japietttia in fupersiittone, cs^ in hu'» 

li milita di animo, CT* effenjtone del corpo, non in 
^ alcnnohonoreiallafatieta della carne. 
ì ' PAVLO animonifcequtchedoppo haucrécon 
) M ^ • tej^teìecofe terrene che cutiamo le cofecelefte. Di 
f r ; puoi Qoma in breue i nomi di certi vici in primo ri- 
comandandogli la cliarica eia parola del s ignore,e 


TTMI; cui gliinftituifTe legge de gli vfRci che hano affare 
' &li 


^3 [ ' il padri àgli figliuoli e cufii li Signori ali Cerui. 

'' C A P» J I I» 

perii adunque ri fu fcitafli con Chriflo, cercate 

' cofi fupeme doue è ChrtTlo, fedendo alla 

delira di Dio,curate le cofe fuperne,non le terre~ 
firLTcrche yoi fusti morti, CT* la yita yoTira è Ephe.f.e 
afcofia con Christo in Dio. Et quando Christo 
fia manifestato yita noStra,alìÌH>ra anchora yoi 
apparete con quello in gloria. Mort i ficaie adun^ J 

que i me bri yoStri che fono fopra la terra, la for-^ 
nicatione,la immonditia, la libidine Ja cattiua 
concupifcentia,c^ V auaritia,laquale e culto de 
l ^gli idoli, perlequali cofe yiene Vira d* iddio, ne 
figliuoli della incredulità, ne quali, ct* yoi già 
caminaSti , quando yiueui in quegli. Et Ima 
deponete anche yoi tutte le cofi,Vira,la indegna* Kom.6,k 
tione,lamalitia,la bestemmia, il brutto parlare 
dalla bocca yoStra.Non mentite,Vyno V altro, ha f 
' uendo spogliatolo Intorno antichojcon i fatti fuoi, Ephe.ó.e 
Xy yeÙito ilnueuoj ilquale è rinouato alia, co* £phe.<^.b 
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Zf4 A C V ^ ^ 9 3 E N S I# 

gniùonezyiniA^ne di quello, ilqmU tfèbqHeU 
lo, dotte non e Gentile, o* Cwdeo,c'treuncifi^ 
ne, cr ìncir cunei fione. Barbaro, Scyta,feruodir 
hero,ma tutte le cofe, tP* in tutte lecofe Chru 
Siate adunque yeTi iti come eletti di "Dio, 
cy fanti, ^diletti,yi fiere di rnifericordiejjeni-* 
gnitaJjumilita3ni9deT{ia,fofi-eren!^ fopjfortan-» 
do l*yn l'altro, CP* perdonate l’yno l'altro fcani- 
hieuolmente fi alcuno bara dijparere contro aU 
cuno , comeanchora ChriUo perdono à yoi, cefi . 
anchora youEt fipra tutte queTie cofe,yeTlitela 
charita^, che è yinculo di perfettione CT* la 
cedi Dio ottenga la palma ne cuori yoTirìpieU C 
laquale fiete chiamati in corpo , C7* fiatent 
' ^ati,ha parola di CÌms io hahiti in yoi copio fa^ 
mente,inognifapientia,infi^nandoaZP^ammaem 
firandoyot fiefit,inpfalmij <^hy7ini,zp‘ can^ 
tici jpirituali con grafia cantando nel cuore 'vo- 
f.Co.xo.f firo al Si^ore.Et tutto quello che yoi operate^ 
in detto 0 in f aito, f alte tuttelecofe nel nome del 
Signore G i e s y,renàendo gratta à Dio, QiTpa» 
dre per quelloMogli fiate fuggette àproprtj ma^ 
lplic.f.e riti,come'è giuSlo nel Signore, Mariti amate O 
i.pie.3.a moglipton yogliate ejfere ajpri à quelle, Fi- 
**^*^gUuoH ohedite ày otiti genitori in tutte le co- 
fe, Torche quello piace bene appreso al Si^ 
gnore, Vaàri non yogliate irritare i figliuoli 
yoThri accioche non fi auutlifihino. Semi oht» 

, . diéteper mtc h f o/e à pignori mnéMs mn jèr- 

‘"'V. !«*• 


t A f. 1 1 r li rjf 

uen^o à occhio j come giacendo agli huomìni, ma Ephc.tf.à 
co» fimplicita di ciiore^temendo lddio.yI.t do 

t ** r 1 lo' I.PW.Ì.C 

chcvot fate sfatte da anmo come al Signore, 
non agli huomini, facendo che yoi riceuerc'» 
te ilal Signore la mercede della heredit a, perche 
Jèrtpite al Sitare Chrislo.Et quello che fa in* 
giuria avUeu era quello.che iniquamente operoso* 
non è rijpetto di perfine» 


P A V 1 0 gli eforta al Audio di pregare e alla 
prudentia del parlare, dì puoi gli ricomanda que« 
gli per gli qualli l’Epiltola e fiata meiTa, al’vl- 
cìmo fogionge la falutatione e alcuni fingulari 
precetti. 


CAP. 1 I 1 r. 


L *T roi Signori dateà ferui quello che è giu- 
y fiot CT* di pari conueniente ,fiipendo che 
anchora yoi hauete Signore ne aelt. Attende^ Luc.iS.a 
te alla or aliane ,yigilando in quella con opera- i.Tli«*T*d 
tionedi gratief orando infieme anchora per noi, 
àjin che iddio ci apra la porta della parola, à 
parlare il myUerio di Qhruio,per ilquale, CT* io 
fino legato, accioche io manifesti quello, come 
mi bi fogna parlare, , Cam inate ftpientemente splxe.f4 
rperfi ai quegli, che fino foresiien, camper an„ 
de Voccafione, 1 1 parlare y olire in gratta finire 
^fia condito di fide ,accioche yoi fappiate in che 
modo yi bi fogna rifondere à ciafiuno, Q»«/- 
/c cofe che appartengono à me, yi pira manife-, 
fif Tj^io Jiletfe fiittfUQ, ^fedele rninisiro» 


• ■ ■> -y 


A COtOSSEMSI. 

Ci7* conferm nel Signore tilquale yi mandai il 
^ueTio effetto idccioche cpnofceffe quelle cofe djù 
fino apfreffo di yei,^ confili i cuori yoTìriJn-* 
fieme con One fimo fedele, CT* diletto fiatellojL 
quale,€ di yoi,iquali tutte le cofe che Ji fanno 
qui, yi faranno note.Salutaui Arifiarco,mfiene 
prigione meco,cs^ Marco cgnfobrino di Barnaba, 
(dal quale riceueTii i frecettuSe yerra à yoi ri-^ 
ccueteló)cs^ G I E s V cognominato GiuTfoJqua^ 
li fono della cir cunei fione. Qucsli foli injtemefi-^ 
no operarij meco al regno di iddio Squali mifur^^ 
no à cenfolaticne^ Salutaui Epaphra ,ilquale 
di yohè feruo di ChnTlojfemprefillecito per yoi 



nelle orationi,accìoche filate per fitti, CP' compiti 

l(ùo 4 


in ogni yolonta di iddio, perciò io rendo teTlimo 
nian^per quello^he egli ha grande ftudioper 
yoijiP* per quegli che fono in Laodicea,cP* per 


quegli che fono in Hierapoli,Salutaui Luca me- 

a.Ti.4»* d 


4.8 dico diletto, CP* Dema.Salutate i fategli che finott 
inLaodicea,^ Nympha,^ la chiefa della cafa 
fua,et quddo Vepiftola fa letta da yoi, fatte che 
offa fi legga nella chiefa de Laodiefft,^ che yoi 
leggiate quella che e da LaodicenfuEt dite ad 
Archippo.Guarda la amminipratione che tu ri<» 
eeuéTli nel Signore ,acciodìe tu VadempìaJ^a fa* 
Iute mia,con la mano di Eaulo. Siate rìcordeuoU 
de miei legami Ja gratta fia con yoi* Amen* 


Il fint de V Ep 'tìloìe di Santo 'Saule 
ÙQoloffenfi* 


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Beo 


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L A 


A V t O lau^a i TtcCalonicenf» lìquali infr» 
grandi tumulti guardauano la lor^£cde ìntegra ^ 
incorretta laquale haueuano imparato da Paulo», 
donde fono fatti efempio allialtrì; | 

CAP. 1. 

A V L o, CT* Situano, o* T/W« 
theoyolla chiefa de Thejfalonìce- 
fi, in Dio ^adre,^ Signore Gie* 
Cirrifiogratta à yoi, ^pace 
Dio padre noTìroj^ dal Si- 


gnore g i e s v C^nT/o.Noi rendiamo grafie à 
iddio fimpre per tutti yoi faccenda memoria di 
•poi nelle orationi nc?ire, nfiidi:amente ricorda» 
doct della opera della fede yosiraj^ della fati-» 
, ca della charita,v^ddla fopportatiene della fpe<» 
^ran:^ del Signorenofiro g i e s v Chrifio,aud* 
ti à Dio, ZP* padre noJìro,fiipendo fategli dilet 
ti da Dio la élettme y oìlra, perche, lo Znan^ 



l 






I 


lyS ATHESSALONiCENSr. t. 

^elio tJoTtTofJonfit a voi JolaTnottettelp^I^yfw 
tna antìicra nella potentta^z^ nello Spirito fin» 
to,Z!?* in molta compita certe^^a,come fipote 
^naU noi fummo f ‘a 'voi per “voTlra cagione, V.t 

^i fiTU fitti noThi imitatori M SignoTOj | 

'fìcetiendo la parola con molta affli ttione»congat* ! 

>-• diodi Spirito finto Jn modo che roi fisli efem- 
j pio à tutti i credenti^ in Macedonia^ ^ Achaia» 

"Perche da rei fi diuulgo la parola del Signore» /; 
nonfolamente in Macedonia, ZP* Achaìa,ma an- 
chora fi finrfe in ogni lu-ogo la fede yosira» la- ■ 
qitah € yetfq iddio »in modo che non ci e alcuna 
uecefiita di parlare cofa alcunajperche efii di ypi 
anmmtiano,cjuale entrata habhiamo battuta a 
yoi»V* m che modo yìcomf^iTli dagli idoli a 
HìOrOcciochc yoì fcruifìi à iddio yiuente» zy 
tace,zy afpettafii il figliuolo fiuoda cieli» ilqtta- 
f le fufeito da morti g i e s vjlquale ci libera dal 

la ira che ha à yenire* 

Quidifcriuc copiofe mente la dottrina lacuale 
glia dato»ne per quello che fc vegli laudare,ma per ' 
ammonirgli che non dcfaglcno de la fede ne de la i 
ptetajecheTion moueno de Tauthorita de quegli \ 
che hanno feguitato Chrìftoyegli Apoiloli* | 

C A P. r I. 

P 'Erche voi fi efii fipetefatsgli V entrata ne- A j 
fira à voi, laquale nonfn yana»ma ZD* aua ( 

ti hauendo patito affaire!;' hauendo riceuute yil ' 

Fat.i^.h lanu(come voi fapete) in Philtppij confidammo 

con 


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CAP* IT* 

éoHdr^ìre ntllo iddio nostro 3 pMrlare à yoilo 
T.uangelh di iddio in molto comhatimentOjper-m 
'thè la ejhrtatìone noTira rìonfn da errore ne da 
tmmonditiayne dà incanno jjia come noi fummo 
àpprouatida Dio nello ejferci commejfo lo Zuan» 
^eliOtCoJi parliamo non come piacendo à^Ii hiio» 
miniima à D/i), che approda i cuori no^ri.J^er- 
che non fummo mai nella parola della adula* 
^ioneyCOme fapetCt ne in occajicne di auaritia, 
iddio e teTlimone^ne cercando gloria dagli huo* 
mintine da roi ,n e d’altri ^potendo grauaruico* 
^mc hposloU di ChrìTlo, ma fummo placidi nel 
me'^o di yói,come fe la nutrice nutrìcaffe i fuoi 
Proprtj figliuoli, con tale afivttione inclinati^ 
yoì hahbiamo hauuto in animo di fàrui parte* 
cipi^on folamente dello tuangelio di Dio, ma 
anchora delle nostre proprie anime, perche fiete 
fatti noTtrì di letti, perche yoi yi ricordaUi fia* 
tegli della mura fatica,^ fudore, perche la 
notte,CP* il di operauamo,accioche noi non 
uafiimo alcuno di yoi* Vredicammo in yoi lo * 
’fiuangelìo di Dio.Et yoi fiete teTlimoni, Qjy id* * 
dio quanto fintamente, or giustamente, cr ini 
reprenfihilmente conuerfammo con yoi che ere* 
deui,come yoi fapet e anche modo yerfo ciafeuii 
di yoi, come il padre i fuoi figliuoli yi hahbiamo 
pregati, tP’ confolati, or prcteslatoui, che yoi cd 
minafil fecondo la degnita di iddio, ilquale yi 
éiàma nel regno fito ,'or gloria. Ter laquate 


1^0 A THBSSAIOKXCENST. I. 

€ofa anclwra noi rendiamo gratta à Dìo afijdua € 
mentente hauedo ricevuta da noi la parola del» 
lo ydiredi D/o,nc«*«nì nonparola ai Imomìnt»- 
ma come è yeramente parola di Dìo, ìlqitalei^ 
anchora opera in yoi che credete, perche yoi jra* 
tegli fiate fatti imitatori delle chiefis di lìioche 
fono in Gitfdea in ChriSio G i e s y^perche haue^ 
te patito le medefime cofe anchora yoi da quegli 
della yo?lrageneratione,come anchora noi fiefii 
da Giudei Squali, ^ yccifono il Signore g IE- 
s y,o*iproprij prophcti,^ noi hanno perfigui» 
tati,^hon piacciono à Dio, ^ à tutti gli huO'^ 
mini fono contrari, ct* prohibifconci il parlare 
alle genti, accioche fi faluino, àfin che fempre 
adempino i fuoi peccati, cs?* fopra yennelaira in 
quegli in fine al fine, Et noi jrategli priuatrdi ® 
yoi à tempo, con laprefen'^,cp* no col core,mag-* 
giormete habbiamo dato opera di vedere lapre- 
fen^ yoTha con molto defideriQ, perche yolaud-^ 
mo venire à voi, io certamente Vaulo,^ yna 
yolta,et duci, ma ci impedi Satana.Verche qua» 
le è la nostra jperan^ , o gaudio, o corona dì 
gloriafohnon voi nel corpetto del Signore noffro 
^ G I E s V ChriTlo,nel fiuo auuetofpercìje yoi fie» 
U gloria noìira,o* gaudio^ v 

• 

Seguita anctiora la principiata narrationey e 
/«prouaper laleggationedi Timocheo lefiie prece> 
e il fauore ctieà circa quegli o' che non Ce fèpareQ» 
4a eilèndo ofFeii per le tcibulatùoui» 

■ ’CAr. 


P ^tlamalcofa non fipportando pinci 
parco (ti rimanere foli in Athene, CP* man* 
damma Timotlnofiatelle noT^Ot miniTho di 
iddio cp* aiutare della opera noflra nello Enan* 
^tlio di ChriTlotaccioche yi confermajfe qt* con* 
Jolaffeperla fede noSira.àfin che nejjuno fitf* 
fe remojfo in <jue7ie trihulationuV orche yoi flef* 
fi fapete che à qneTlo fiejfo fiamo poTH, per* 
che qtMndo noi erauamo aprejfo di yohnoi yi 
predicemmo che noi donauamo patire affUtth* 
»/,coOT<r, cr amtenne^^fapete.?erlaqnal co* 
fa,0* io no^o ferendo pin mandai à conofcere 
la fede yoTfra,accioche per alcuno modo non 
yi tenta fe il tenta, ore, cr diurni fe yana la 
fatica noTha, Et nuouamente efendo yenute 
Timotheoda yoi, à noi,Cf* hauendoci referita la 
federo* la charita yo7ira,^che yoi haueui buo* 
na ricordanya di noi fempreAefiderando di ye 
dérciycome anclntra noi yot.Eer quella rapo* 
tie hauemmo confolatione fratelli ^ per yoi in 
^•mafflittione,o* necefiita nofha,per la fe* 
de yofha.Eerche bora yiuiamo feyoi fiatenei 
SÌpìore.VeréhequaU operationedi patiepofiia» 
mo ricompenfare 4 Dio di yoi in ogni gaudio, 
per ilquale efultiamo per yoi nel cojpetto di 
iddio noSirOy^ la notte , 0 * il giorno fopra 

fnodo orando ,per yedere la prefen;^ yo^a, 
V^fi^pplire quellecofechemaneono aUa fede y^ 

*• Vi II 


A THBSSAtONiCBNSl. T# 


fira.ìit ejfo iddio, v* padre nofiro ^ Signort ,1 
noTlro g i e s v Chriflojdtri:^ la via noshà ' « 
4 yoi. Et il Signore yi faccia co^io/»,cp' fipra hon ® I 
i^nti di fcamhienole charitafa yoi, CT in tntti I 

fomtjCT' noi in yoi/tccìo(he (onfermi i cuori to- ! 
jhri inreprenjibilt in fantila,auantiàlddio,^ t 
^adrenoTiro, nello amientOydel Signore noslre 
G I fi s V Cbrisloycon tutti fanti fuoL 


Qui incornicia vna altra Epiftolan^laqualleamiiu» • ; 
nifcc che habbieno aftar nella vera relligione co pti 
TÌta di vita e ^ innocecia e charita mutua ^puoi ' 
Yoic che Ichifano lofsio c la ciiriofirai àlVlcimo di 
iputa di mortile de la refurrectione. c A p. I X i !• . 

D e/ rimanente adunque fategli yi freghia A 
majCT* cofortiamo nel Signore 6 1 e s y,nel 
mondo che yei riceueìli danotyCome yihifigna- 
taminarey^ piacere à D/o,C7' cofi caminiaie,ac 
eioche maggiormènte abondiate perche yoi facete 
thè precetti noi yi demmo per il Sigtore noslrd 
Kn.ta.a G I E s y, persie qsia e la yolonta di iddioja fa» 
£ph.f.d tificatione yoslra accìodit yoi yi aflegniate aaU 
ìafornicationeyà finche ciafeum di yoi fappia 
poj]'edereiiyafyfuo,cofimtificatione,^honores ^ 
non nella ptrturbatione detta cocupifcentia,come 
anelyora legetiyche no conobbono lddio,Bt accio*^ B 
che alcuno no molefli^o faudi il fuof ateUo, in 
qualcfye affare perche il Signore e yendi^fpore di 
tutte -qu efie co fcycome anchora' auantr^jhd/cem§ 
V^ipvciéiiamoyperche iddio^nm ciehiamo^ atta 

ìmmm 


C A J . 1111. 1^3 

\ {mmon^itia^maaUa famìfieatione,Q^Ho adnn luc.io.& i 
^ueche dijprel^jno dijj^e^Vhw>mOima\ddio, '*^®'*>*** 
ilqtt^aledeneJpirnoSamJUornyQÙEt della 

TÌta jr-atewastton battete bifido che io yenejcri^ j 

ua^perche voi flefii fiete ammaeftrati da D/Ojrfc- x.Gio.*> • 
etoche fcamhieuolmenle yi amiatejpei' UcItc fate 
® queflo à tutti i fiatigli jche fono in tutta Macedo^ 
nia.Et pregianui fategli, che maggiormneaben 
diate,o^ dtate opera di ejfere quiethet facciate le 
yofire faconde proprie j c?* operiate con le proprie 

mane yofreycome noi yi comandammo, acciocht 
yoiyiportfatehoneflameteyerfodeforeTiieri,et 

non yi faccia di bifogno di alcuna cofit.Et yoglie 

àie yoi fappìat e fategli di quegli che dormirno, 

àie yoi no yi cotri fiate, come et gli altri che non 
^ batto fera:^.Verchefenoi crediamo che ctESr 
morife,^ refu fcitaffe, coli , ^ iddio, quegli che 
dormimo perde fu, condurrà con quettofperche 
noi diciamo quello nella parola del Signore che >»Cow$.d 
noi cheyiuiamojquali fiamo reflati nello auuete 
delSìgnorenon procederemo ,àque^i che dormir^ 

no,percheejfo Signore co comandarnento, ^ yoct 
di aràiangelo,^ tromba di iddhWifcedera dal 
€Ìelo,cri morti in Chrìflo,fufiiterdnoprimieràL 
mete, dà puoi noi iquali yiuiamo,iqualirefliamn 
infieme con e fi fareno rapiti nelle nu golenelTae 
re incotro al S/^ore^cr coft fempre fareno col Sò 

gnore ,per laqual cofa confolateuiVynValtrn 

fcarnbmotmeme in queTie parole. 

tt % 


l64 A THBSSALONICINST. I« 

Qm fft melone de la ineertitudine del tempo d« 
la n^ra rerurrcttioneyC co iltpjale argomento am 
monifce alle vigillie è alla fobrietaydipuoi ricoman 
daà quegli i minifiri de lèchìefee che habbteno 
▼na cura mutua 1* vno verfo dillaltro 9 e ihfegna ap« 
prouar le prophetie,e che credano al bene. 

, . C A P. y. 

E t de tempii CT* de momenti de tempi fiate. A 
gli non hauetebifognocheio yene ficriua^ 
perche yoi flefii fapele benej che quel di del Si- 
gnore, coji ha da amenirCi come il ladro nella 
z.f ie.j.c notte, l^erche quando diranno pace» Jtcuriag 

Apoc.3.art/Z/jom foprauerra loroyna repentina ycafo* 
&.16.C Q'^Yne il duolo del parto jà queUa chepartorifie, 

ip* non la fuggiranno,lAa yoifiateglinon fitto 
nelle tenebre, in modo che quel di ycome ladro 
yi fopraggiunga, Tutti yoi fiete figliuoli deU 
laluce,e^ figliuoli del di, non fiiamo della not^ 
fe,ne delle tenebre . No» dormiamo adunque,^ 
conte esr gli altri, ma yigiliamo,^ fitamo fi» 
brtji perche quegli che dormono, di notte Jor- 
lfa.;p.c mono, a* quegli che fi inebriano,di notte fimo 
Spb,6,e g[,ri,Manoi che fiiamo del difiamp fobrij,ha^ 
uendo yetàta la cora!^ della fede, O' della 
charita, CT* Velmo,fiperan:^ della falute,Ver^ 
che iddio non ci pofe à Vira, ma à confeguire la 
falute per il Signore noslro o i e s v ChriJlo^ 
9 .Cot,f,h ilquale è morto per noi,acciocheo fe noi yi^^ 
liamoìo fe noi dormiamo ,infieme yìuiamo con 
quello, per laquale cofa confortateui Vyno VaU 

tra. 


e A r. V. 

edificateui l*yno V altro iC^me andma 
'fate, Et freghiamoui fategli , che yoi riconom 
foote^quegli chefiajfaticanofia yoijty fino fi- 
fra yoi nel Signore iquali yi auuertifcono» 
acciod7eyoi gli hahbìate grandemente in fre- 
gio Jn charitafer V opera ai quegli, fiate pacifici 
yerfi di quegli.Et preghiamoui fiategli, amae- 
firatei difordinati, cenfiolate i pt*fiUanimi,fiu- 
ftenite agli infermi ,fiate pat tenti yerfi tutti, 

® Guardate che nejfunoreda à per fina male per 
malejma feìnpre figuite quello che è bene fi yerfi 
yoi fiefii fcamhieuolmente,eyfit yerfi tuttuKal- eccU8.c 
legrateui fempre,orate afiiduamete in ogni cofa Luc.zs.« 
redetelegratie,perchequefla e ia yolota dt iddio Colwj.t 
in Chri^o g x e s y, yerfi di -voi. No» yogliate 
ejlinguere lo Spirito,ntn yogliate dijpre!^^re le 
frophetie,Efaminate. tutte le cofiyfCy quello che 
fa buono riteneteut, Afieneteui da ogni jpecie 
di male.Et effo iddio della pace yi fantifichi tut- 
tiperfettamente,Confiruifi lo integro Spirito yo 
firo,^ V animaci il corpo fin!^ riprenfione nel ‘ 
lo auuento del Signore noJìro g i B s v ChriSlo, 
fedele è quello che vi chiamo, et ilqualefara.Tra 
tegli orateper noùSalutate tutti i fategli col fan 
to bacio.lo yi fconguro per il Signore, che quefla 

S iflola fit legga à tutti i fanti fategli Ju gratin 
d signore nofiro Giefu Chriflo fia con effo yoi. 

Il fine de VEpi folcirne dt Santo 

^aubaThejJalmicenfi, i 

Jl ì 




CENSI- 



? A V t O laudai! principio dehMeJe que* ' 
gli che Cono ftati confanti ne gli grandi peri- 
colile gli promette la vita eterna anuenire e mi- ; 
nacia gli impii de la loro dannatione delcriue., 
«nchora il gloriofo triumpho de lo auuenitnen- ' 
te di Chrièo) e ammonifce di quello che nùoi ha* 
verno affare. 


CAP. 



A V L o, er Sihanot O* Timo- A 
theùiallachiejade TÌ7elfxlonic&» 
fijn Vio padre noTiro, et Signo- , 
re GIESV ClìriTio , gratta à 
yoi, CP* pace da iddio padre nom 
firojcr Sifftore g i e s v Chrisfo,Noi dobbiamo 
fiateglt.fempre rendere gratia à Dio per yoi ro- 1 " 
meegitésioyperchelafedé yoTlra accrefce gratta 
demente jet mMplicafi fcambieuolmente la cita ' 
fita di ciafinno di yoi tutti, ppr laquale coja noà - 
fiejìi ci glori amo in yoi ne le clnefe di DiOjper la : 
fatientia,^fede yoTlraJn mtc U yosire per^ . 

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fecttUoniyO* affiittioni, quali W foslenete, di* 
wofhratìofteadi giuTh ^udicìo di iddio, neim 
I efferehauuti degni del regno di Vie, per il* 
quale ancììOra patite, pofcia che nel yero è giu* 
tj^a coja apprejfo à iddio , rendere Vafjìntione 
a quegli che yt affliggono, o* à yoi c1?€ fleto 
afflitti jil ripoflo con noi, nella reuelaticne del 
Signore cie sw dal cielo, con gli Angeli delia 
potentiafua,con incendio di fiamma, yendican* 
dofidi quégli cìje non conobbono iddio, ^ che 
non ohedijiono alTEuangelio del Signore no* 
flro G 1 £ sv ChriilOfiquali fieno cruciati, con 
fuplicio difempiterna morte, dalla faaia del Si* 
gnore,ey dalla gloria della fortitudine di quello 
quddo yerra àglorìficarfl/te fanti fuoi,et àdiue 
D nire ammirabile in tutti qgli che credono ,percho 
il teiiimonio noTlro è creduto yerfo di yoi in 
queldijnelquale, Z!?* oriamo flemprefer yoi,ac* 
acche l* iddìo noThro yi faccia degni del chiama^ 
xe,^ empia d* ogni yolonta della bontà fua, o* 
^fcradi fede in potenti a accioche fi glorifichi il 
nome del signore noflro c i Es v Chrìflo per yoi 
yoi per quello, fecondo lagratta di iddio no* 
firOiO* del signore g i e s v ChriJlo* 

Paulo bauedo IpelTe volte fatto m^nonede lo A J 
Vieto di Cbrifto gli anunonifcecbe no fe laflcno fe- 
^ucere agli errori de gli hitominùiniègnando eh*’ 
Io Aduento di Cbrìfto non à venire per fine à tan- 
to ebe fia rcuelato ranticbrifio>e gli ricomanda la 
(•tfeutrautia. 


• A ?• III. 1 $^ 

ne ^eUe érfore^accìocÌH credine alla faljìta^ac^ 
cioebe giudicati fieno tutti quegli che non cre^ 
dettone alla yeritay ma ap^rouorno la ingiù» 

^Jhitia, Et noi dobbiamo Jempre rendere gratit 
à Dio per yof fategli diletti del Signoresche id» 
dio da principio yi elejje nella falute,per la fan» 
Ufeatione de lo Jpirito,CP'fede di yerita,aUa qua 
le co fa yi chiamo perla Jiuangelìo noslro, nel» 

10 acqui fare della gloria del Signore noftro gii 
sy Chrislo,?er laquale co fa fategli sflatCs CT* 
tenete UrinTìitutioni che yei ìmparaslifo per 

11 parlarono per la nofira epiSlola,tt ejfo Signo» 

re nosiro g i B s v Chrtsloj v iddio, ey padre 
noSlrojlquale ciamo, O* dette eterna confila» 
tiene, buona jperan^ ne la gratìa^onfiU 
i cuori ypTbrisCy ftabilifcaui in ogni parlare, 
iy opera buona» v. 

Aaunonifee i frateglì clic ^egano iddio che It 
parola de rEuangelio fia piu impiu manifefta* 
ta»Ji puoi anchora e anchora inculca quegli che 
turbaueno le chiefe per lofcio e per la loro curio» 
fica c che ù redigeno in buono ordine. 

C A P. I 1 7. 

^ rimanente fategli, orateper noi, ae^ 

t J cioche la parola del Signore cerra, O*glo» Cor.4.« 
rifichifi come,t3‘ appreffo di yoi, o* accioebe noi 
fiamo liberati da maligni, o* eattiui huomini, 
perche non di tutti è la fede» fJ fedele è il Signore 
ilqualeyiftabilira,0*cuftodiradalmale.Etfm 

Il f 


t;0 A THE S SAI OKI CENSI. IT. 

fidiamo nel Signore di yoh che quelle cofi che 
noi yi comandammo jfate,^ farete. Et il Si- ® 
- ;gnore diri'^ i cuori yosiri nella charita dì id- 
dio yCP* nella ajfettatione di Chrisio.Et coma»- 
diamoui fi ategli 3 nel nome del Signore noSìre 
G I E s V ChriTh , che yoi yi difcoTliate» da 
t^ni fiatello che fi forta inordinatamente, e?* 
non fecondo la infiitutione quale riceue da noi. 
tet .io*g VcrcJje yoiflefii facete come hi fogni immitate 
i.Cor.4.c noijferche non inord mutamente conuerfammo 
TO/,we in dono pigliammo il pane d* alcune» 

** maconfaticajCjy fudore la notte, c?* il giome 
operando, accioche noinongrauafiimo alcuno di 
yoi.No»cl7enoinon Imuefiimo la poteTla,ma 
ciò che yi defiimo noi medefimi efempio,à im.. 
mitare noi. perche ejfendo aprejfo di yoi,que*^ 
fio yi Comandarne , che fé alcuno non yoleua 
- . operare /he anchora non mangtaffe,perclK noi 
ydiamOfChe certi fra yoi fi portano inordina^ 
tamentejniente operande, ma curio famente yi- 
ttendo,V* à questi tali comandiamo j&pr^hia- 
mogli per il Sigmre noslro c i e s v Chrifio, else 
gQfj, quiete operando mangino il loro pane. 'Et ^ 
yoifiategli,non yi yogliate fiancare di fare he- 
ne.Et fe alcuno non obedifee al parlare noSlro 
per la episiola, mantfesiate queflo, O* non yo- 
gliate conuerfare con quello /tccioche fi yergogni» 
non lo tenete come nimico ,ma ammanite lo 
tomeJratelbf.Et ejfo Signore de la paceyi dia fem- 

p* 



A 








l 

w 


CAP» X X I« iji 

i fre la pace per tatti i modijl Si^ore fia con tut^ 

UyoiM falutaikttt dtUamUmnno di Taulon 
itik <die efe^o in o^ti epifloUjCofi fermo Ja 

^ C ^atia dd Signore noslro Gl 

$Y Chrislo facon tuttj. . 
yoi,Amm» 

¥■ 

IL FINE DE L*E P I S T O'. 

le feconde di Santo Vaulo à 
ihejfalonicenf* 







■n'. 




J-. A 

PRIMA DI SAN 

PAVLOATI- 
M O 1’ H £ O. 

■ ' j } 

* 

T A V 1 0 propone vno abro1uti{uino eiTeinp!o 
jelbuon paftoreeconeil Tuo precipuo vfFtcìo fin 
«Dinfegnar e clie hanno a ìnfegnare quefto capìtulo 
it^imoftra^clieiiipuoiclieharano regettate le fa- 
vole e le queilione Tuperflue che infegnano che co- 
fa afpettano della fede e della charita e che l*£uaD 
gelie e la legge comprende quefti dttoi. 


Tat.i^.a 


V L o Apostolo ài G I S S ▼ A 
ChriJlo, fecondo 1* imperio dt "Dio ‘ 
Saldatore noTho , ^ Signort 
V ChriShyjperan:!^a.no^ 

Timotheo proprio fi^ltMolo 
nella fedeyffratia,ntifericordi4, ty pace da J)Ì9 
padre nosiroyZiT Sitare c i e s v Chri^o^Si* 
^orenoSho, KeJia in ’Ephefo come io ti pregai 
andando in Macedonia yacciochetn facci àfapert 
à certi yche non infognino diuerfamente»ne atten» 
ditto à fauoUjet geneologie interminahilijieqna^ 
le cofe partorifcono pia to^o quiTlioni, che edifi* 
tatwne d,*ldaÌ9jaquaU e per lafede,t9*H 



Wfl 


C A 17 J 

- Ael precetto è la charita dal puro cuore, 0» cotu 
fcientia buona,o* fede non finita Jallequali cefi 
demando certi fi ri ftehomo al yano parlare,yom 
lendo ejfere dottori della legge ^non intendendo, 
ne quelle cofe che parlano, ne di che cefi ajfer- 
mano,Et fappiamoche hnonaela legge feaìcuno 
Vvfi debitamete ftpendo che la legge noèpofi-a al 
giù^o,ma agli ingittfii,^ rebelli Jmpij, c^pec^ > 

eatorifcelerati,etprophaniperci*ljori del padre, ^ 

Cedola madre, homici di, fornicatori, à quegli 
theyfanocgefnaf<dn,fedutori,mendaci,jpergm^ 

fe è’dlcuTM altra cofa,che contrarq àlafa^ 
na dottrina J,aquale e fecondo lo enangelio del^ 
la gloria del beato iddio, ilquale mi è flato com- 
® mejfo.Et rendo gratie à quello che mi fece potente 
in clnrisio g i b s v Signore noSJro, perche mi Wii 
dice fedele, col pormi nel mtniflerio, ilquale ero 
, prima heflemtatore,^^ perfecutore^ CT ytolento, 
ma ho conjeguito mifericordia, perche non fa* 
pendo,feci per la incredulità. Et fopra mode 
ahondb la gratta del Signore noliro/:on fede, ' 
et charita Jaquale è tn ChriTlo g i b s v Eedele, 
la parola,^ degna d'ogni riceuimento,Che Chri 
ftooiB.y yenne nel mondo, accioche facejfe 
• faluii peccatori M primo, dequali io fono,Ma per ^**^'*’* 
queTlo ho confegmto mifericordia , che primie* 

. ramentedimoTho inme Qi^sv Cimilo ogni 
clementia alla informatione di quegli che alla y$ 

. ta eterna, batmo à credere in quello. Et al He 

de 





174 ^ TIMOTHEO. T. 

fecyliJmmortaUt inuifibilcy filo fafiente 
dio, honore 3^ gloria ne ficoli de ficoli,AmejK 
O^Tlo precetto ti raccomando figliuolo Tf"» 
motheojche fecondo le prophetie precedenti in te, 
militi inejfi buona milnia,ÌTauendoJed€3 0* , 

buona confi erma 3 laquale diJpreH^ndo certo, 
feciono naufragio nela fède.De ^uali è 
neo, Alejf andrò iiqualì detti a Satana, accio» 
che imparino à non beflemmiare» 

Il fecondo viScio Jel paftoreà- cfTerfsruwti ot 
le otationc infegna doncne che ©ratto ne e in che 
anodo fe débbeno ofièrire a Dtó > e anchora di* 
{cerne del viftcio- e de rhabico de gli huoisini e df ■ , 
le donne. 

c A p. r r* 

I O adunque priego,auanti à tutte le cofe, cìk A 
fi faccino preci, or ationi,fi*ppli cationi, ope» 
rationi di grdtk,per tutti gH huomini perì Ré», 

C7 tutti quegli che fino indegnita,à finche tran 
quiUa,V* quieta vita yiuiamo,con ogni pieta,et 
honeJla, perche quesioè bene, Ci^ accetto auanti 
alfaluatore nofiro iddio, ilquale vuole che tutti 
gUhuomini fieno falut,^cheyenghina alla co» 
gnitione della yerita,Verche yno iddio, c?* yno ® 
mediatore d*ìddio,, CP* de gli huomini hucmo 
Chrifiro g i E s y,ilquale dette fi fieffi redentio» 
neper tutti, teTUmonio à fuoi tempi, nelquale io 
fino poflo,banditore, CP* ApoTioloi lodico la veri» 
t,Tixs.i,c t** ftt CÌrriThiaon mento, dottore delle genti con 

fede 


^ . 


c A p. 1 1 r. i/y 

fide,Ó*yerha.Voglio admqtte cJtc gli huomtni 
orino in ogni luogo, leuando le pure mane,fen!^ 

C ira,^ contentione,Et fimilmente le done in ha-’ 

Ino honeUocon 'verecundia,^modeslia,ornnn- x.Pie,i.é 
dofe Jhelfe,non in torti capegli,o oro, h gioie, 
yeTle funtuofa, ma quello che fi richiede à 
donne, confejfando la pietà per V opere buone. 

La donna in filentto impari con ogni fuggettio^ 

® ne,Et alla donna no concedo che injegni,ìie haue^ i.Co.Z4.f 
re autorità negli huomini, ma fiare in filentto, 
perche Adam fu primo formato, dipuoi Eua, ®®*****^ 
Adam non fu fidotto ma la donna fidotta, fu ®*“‘J**^ 
nella preuaricathne. Et Jaluerafiiper lagenera-> 
itone de figliuoli, fi faranno ne la fede ^cha-^ 
rita,^ fantificatione con modeTlia, 

Dì^fiue quale jebbe efter la vita de gli Epilco* 
pi,r cord de gli diaconi, e che no habbieno à amara 
il difonedo guadagnodipuoi difcrhie anchora del 
vfSdoloroedelalorfamigla. c A p. i x I» 

A '^f^Edele parola. Se alcuno de fiderà lepifcù* 

JP patojjuona opera defidera,Bifigna adun* 
quecìteVepifiopo fila inrepr e fibile, marito d*yna Yiuuh 
moglie, yigilante ,fibrio, niodeslo, raccettatore 
difore?iieri,atto à infignare,non vinolento, non 
percuJfore,non turpemente cupido del guadagno 
ma modeTloMieno dalle dt feordie, non auaroahe 
h 1;ene proueggha aUa fua cafa, ilquale hahjtia fi- 
gliuoli in fuggett ione, con ogni reuerentia,Et 
fi alcuno non fa b eneprouedere alla propria ca^ 

!.. faf§ 


I 


t7^ A T I M 0 T H I O. !• 

fa^eeme amminiJhera la cura della cUefa Si 
Dìoìi^on nomtio accioche leuato in fuperhia^on 
cAj^^a nel giudicio del diauolo. “Ethifogna an- 
ihora che quello habhia buono teslimonio da fb^ 
reSlieri accioche non caggia nelT obprobrìo , . 

laccio del diauolo.Similmente minishi cotnpoJH, 
non di due lingue, non dediti à molto y ino, non 
amatori del brutto guadagno, hauendo il mifh^ 
rio della fede nella confcientia pura. Et quefU 
prima fieno prouati, dipoi minisfrino,inmodoche 
nejfuno gli poffa calumniare. Per fimile w®- 
do le mogli pudiche, non calumniatrici,fobrie,fs» 
deli in tutte le cofe. I diaconi fieno mariti d*yna 
.moglie,iquali rettamente fieno fopraà figlino^ 
li, CP* proprie famiglie.Eerche quegli eie anu 
minifirerino bene, fiacquifiererannobuongrom 
do,& molta liberta jnella fede, laquale è iti Chri 
fio Gli s v.Io ti ferino queSlecofe,Jperando d*ha *> 
nere auuenire toflo à te,Ma fe io tarderò accioche 
tu fappia , come bijhgni conuerfare ne la capi 
d* iddio, laquale è chiefa de V iddio yiuenteco* 
lonna^ firmamelo della rerìta.Et fen!^ cotro» 
uerfiagran mislerioequeTlodi pieta.ld3io è ma 
nifeSlato in carne, è giustificato nello Spirito, 
è veduto dagli angeli, è predicato alle genti, egli 
creduto nel mondo, e riceuuto nellagloria» 

Paulo propone quefto efempio che Tafana afpep* 

la buona *lottt*ina quando e cor otta,e come Ce 
facilmjente fchipharydjpuoi fèguita diligerne- 

rneu 


177 


(’/fl 


CAI. 1 1 1 1. 

IMnttf de la ininidratione^fgli epilcop!* 

C A P. I z 1 1. 

A#X^ T lofpirìto mamfesiamente dice» che negli 
-wTZt yltimi tempi, certi fi partiranno dalla fe^ 
dejattendende àgli fioriti ingannatori» ^ (fot- ®*“**'^ 
trine de demonici quegli che in hipocrifia par* 

Uno la falfitajhauendo machiata la propria con 
ficientia,prohihendo maritarfi, comandando Va* 
ftenerfi da cibijquali ere)) iddio à ejfere prefi con 
• operationi di gratieà fedeli »zs^à quegli che co* 
^nohhonola yerita» che ogni creatura d’iddio è 
buona zy niente è da euitare che fi pigli con ope* 
fattone di gratie, perche fi fantifica per la parola 
d’I^iOt^per la or at ione, Infegnando quéìle 
eofe a fiategb, farai buono miniTlro </» g i f*s v ^ 
Cirrisiojnutrito nelle parole de Ufede,^ buona 
® dottrina , Uquale tu hai confeguita* Et f^ggi ‘ 
le prophane,t^ antichefauole. Et efercitateftef 
fo alla pieta,perche la corporale efercitattone,à 
poco è ytile»ma lapieta à tutte le cofe è ytìleJiam. 
uendopromifiioni di yita prefcntCjO' futura, 

Vedele parola»0* degne d’o^i riceuimento,per* 
che in quesla cofa»zp* ci ajfatictiiamo, empatia* 
ttto improperi tperchejperammo in Dio yiuente^ 
ilqualeefaluatoreditutti gli huomini»mafiU 
mamentefedeli. Comprendi quelle cofe »^infe^ 
gna» NeJJuno dijpregi la tua giouentu, ma fa 
efempio de fedeli nel parlare» ne la conuerfatio* 

^ nettila charita^eUo J^irito»nelUfede» nella pu* 


mm 


1 ^- 


T 


17^ A T I M O T H B ©• T. 

ritéi^nfino à tanto che h yengayattendi alla Ut»; 
tionejaìla efortatione, alla dottrina. No» yoleré. 
dijpf'èggiareil dono che cinte Jl^aale ti è fiat» 
datofer lapro^hetiajcon la impojitione delle ma 
ne dèi freshiterato ,penfa queTle cofe^fta in que» 
fiC jàfin che il tuo procedere jta manifeTlo in r»N 
te le cofe. Attendi à te flejfoj^ alla dottrina^per-» 
feuera in quelle cofejperche fe farai quello ^faU . 
uerai teflejfo,^ quegli che ti haranno ydito. 

Comprende qui vari Jocumenei come Ce k da CaiH 
re Còli vecclii e con giouani e con veJoue e con pret« 
tUa IMtimo tratta d'vna certa feruantia per la va* 
lecudine de corpo. 

C A ?. V. 

N ' Ondimi yiUania al piu yecchio, ma pre-A 
gaio come padre,! piu giouani , come fate* 
gitile yecchie come madrine giouani ,comeforelU 
in ogni callita. Howor^ le yedoue Jequali fino 
yeramente yedoue. Et fi alcuna yedoua ha figli 
noli lo nipoti, imparino primieramente àreggere 
le proprie cafi,^ rendere il pari cambio àpare* 
ti, perche quella coftè buona,^ accettabile aua 
ti à Dio. Et quella che è veramente yedoua, o* 
laquale fi fa fila fiera in Dio, CP'perJéuerano 
leorationi,^ preci la notte, io* il di. Ma quella 
che fi fa nelle delitié,viuendo e morta. Et quello 
cofe comanda,accioche peno inreprenfibili. Et fi 
edenna à le lue cofe.z^ mafiimamente familiari, 
non prouede/ie^o la federo* ep^gioreche la in* * 




C A Pé T. Ì7p 

pìelt. Etelle^gafi yedoua,non manch f^e di 
fijpfntd (tuniche j^ata tno^lie d^yan maritò 
in buone opere Jjauendo tejhmom fi aUeuh figli 
uolifiranetto in capi fi Uno i piedi dfi fanttfi 

fiuuene agli afflitti fi fiu afiiduaiìi^^^i operd 
fc f ,« W,»». ’ 

ta hanno la prima fed^^ ^ f '‘**^*® laura 

òciofe imparano à drcUil ^•rmlmente 
tneteociofi^ia ^dc utt le cafi,^ nofiola^ 

le'cofe che r curioje^arlado queU 

^ uam f\ mariti aduq che le pnt 

kc^ofi famf' . figlMh amminiHrma 

rio da p occafione allo auuerfa^ 

nohr J^^^fhremale, Verchedigia alcune fi rr 
^7 'f^fimtando Satana. Se alcuno fedele^ò 
.cuna fedele ha yedouefiuuenga loro,^ non fi 
Inatti la cbiefa,^ciochepojfa fouuenìreà quelle 
dìe fono yerameie yedoue. Quepretìche rettamt^ 

UfoprafiannofienohauuH degnidi doppio ho^ 

. wre^mafimamente quegli che fi affaticano noU 
- ìaparola.o^nelU dottrina. Verchedicela fcrit. 
tura.Non legherai la bocca del bue ée lavora , et 
Mgno e l oprarlo della fica mercede. No» ammet 
tere la ^ufa contro al prete fuori che fitto duoì 
» otretenmom.Qt^eglichepeccono, ripr^diìnpre 

altri hJbwo timo. 
..re,utt pnten» di m, «r delsi. 

suore et ziy ChrtJle^t desìi mgeli eìeitiM 


D«lr.if,g 

r.Cor.fi.y 

Mat.io.b 

tvc.to.b 


m m 


iSo 


TIMOTHE O. I. 


tuofferm ipteTie cofe fen!^ fre^iudich, niente 
faccenda yincitnado in altra arte. A. nejfunopor* 
rat toTlo le mane fopra^e commnntcherai co pec- 
cati di aUri<Serua te fleffo caTio.Non yolerepi» 
bere acqua^may fa yn pacco de yinoper lojìo- 
tnacho tuOjC^ per le fpejfe infirmita tue. I peccati 
di certi huomini fono auanti manifeiH, ìquali " 
precedono al^iudicio,c^ certi anchora feguone. 
Medefimamente anchora V opere buòne, auattti 
fono manifeste, CT* quelle che fanno altrimenti^ 
non ppoffono na fondere. 

Si itifegnarvifìcio di feniiydi puoi e in(ègiit 
que dottrina fa aferuareye quella che fa à fchiphar 
di puoi come facramento confirringe Timotheoa 
infegna quanto nuoce il ^dio de la «uaritia edt 
le richezzcmeichiateinfìeme. 


CAP. TI. 

T 'Vttiquefemi che fino fitto il giogo ten-A 
ghim i loro fgport degni d*honore, accio., 
che no fi beSlemmi il nome dt-Dio, CT* la dottri- 
na, Et quegli chi hanno i fignori fedeli ^non du 
fiire'^no, perche fino fi'ateglijna maggiormen- 
te ferumo, perche fino fedelit^ diletti tiquali fi- 
no partecipi del heneficio.ìnfegna quesie cofe,^ 
efirta.Se alcuno infigna altrimenti^ ct» non ac- 
eonfente à buoni parlari, iquali fino del Sitare 
nofiro G I € s V Chrtsio, ^dt qHeUa dottrina 
che è fecondo la pietà, quejlo e fuperbo, no fapedo 
cofa alcuna,ma è infimo intorno alle queTltoni, 


(f Y 


c A ?. V r. lU 

B d^fugne delle parolejdalequali najce muìdia^ 
dijfrel^^mento , befiemmie, cattine JUjfitioni, 
cobattimmti di ìpuomini corrotti dalla niente 
àhandonati da la yeritajflimando il^uadagno 
tjfere pietà. Separati da tali . Et è ceri amete gran I oh.t.3 
guadagno lapteta^con animo contento della fua 
forte.Verche niente portammo in queTlo mondoy 
e manifésio che niente ne poliamo riportare, 
ma hauendogli alimenti, e?* da coprire faremo 
contenti di quesle coJe,percl)e quegli che yogltono 
diuenire ricchi caggiono in tentatione,^ laccio , 
tir molte cupidità inrationabili, ct* noceuoli, /«- 
quali affondano gli huomini ne la morte, et per^ 
^attiene, bercile la radice di tutti i mali è la cupi- 
dità della ricche!^i^^Jaquale appetendo la certi, 
déuionto dalla fèìe,et implicorno fe fiefi in mol- 
ti dolor i,Et tuhuomodi ViOjfuggique^e coje, 
tir feguita lagiuTlitia,lapieta,la fede, la cha- 
rita, la patimtia, la manfuetudine. Combatti 
buono combattimento di fede, piglia la yita eter- 
na,alla quale gt fei chiamato, erbai confeffato 
buona confezione nel cojpetto di molti teTlimoni, 

Io ti comanda auanti à Dio, che yiuifica tutte le 
cofi,tr Chrislo Gli s vdlquale rende teTHmo- ®“‘***8 
nian^ fatto Pontio VilatOjdi buona confefione, ^*^'*7* 
che tu fcrui il precetto,immaculato,inreprenfibu 
le, infino alla apparitione del Signore noslro 
O II s V Chriììollaquale nefroprq tempi dime a«u.i 7 J 
firma qucUo beate, er filo potente Bie de regna- a 

mm 5 


XSi. A T X M O T H E O. !• 

th&* St^re de dominanti Mqualt foh haì'mZ 
Glo.i.b mortalità , hahitando inacefìbile luce, ilqualg 
x*6io.i.e degli huomini yidde^nefuo redere, oL. 

qualehonoreo* potestà eterna» Amen» A ricchi 
lue Tz h firn) nel prefente fecole ^comanda che non jie- 

Gió.iib di gonfiato animo jtehabbìno Jperan^ nella O 

incertitudine de le ricche!^e»ma in Dh yiuojl- 
qnale ci da tutte le cofeahondantementeà finire* 
ÌCià bene operare »à arricchire di buone opere jà fa 
eilmente contribuire »à communicare À thejaurh» 
^reàfe fiefii buono f andamento nelfuturo»ae- 
fioche piglino eterna Vfta,0 Timotneo feruaii 
depofito fichi fando leprophane yanita daU§ 
yoci»et le oppofttioni della fili fa mea 
te nominata fetenti a ^deìbu 
quale f acedo alcuni prò* 
fefiiotte , deuioxutt r 
tircalefede^ ^ , . 

JLajrra* • 

■ tw. • • 

. fiateeo» Amen» 


t 7 


J t FINE D E L E P B. 
m*Epi?loledi fanV^uìà, 
.ÀTimotheo» 




- * 



r« _ 

-V 


. J 


piiw piiui li ij- iii jiai 


285 



TH B O. 

¥ 


TefHmonla qui Paulo la baniuolentia cl»« li* 
circa Timotheo,per la fc^e ne laquale gli cornali* 
^aclieperfeuerj,echeno fi ofFenaifper l’affli ttioni 
^ la croce che lui e gli altri a ve<le eifer fuggetti. 


AVI o Afosioloiì Giefit chrU 
jho^per yoknta di iddio feconda 
lapromif ione della yha in Chri 
fto ciEsVfà limotbeo diletta 
figliuoloi^atiajntifirtcordia^pa» 
ee da iddio padre j v* Chrislo g i b s v Si^of 
no^iro. lobo graticci iddio^lquaUio adoro dai 
maggiori in confcientia pura^che io del continua 
^fo mentione dite nelle mie oratìoni, la notte H 
di deftderando di yederth ricordandomi delle la- ' 
finirne ttiCj^accioche io mi empia di gaudio, ricor^ 
dandomi di quella fede,che c in te non fimulata^ 
laquale habito prima nelTauola tuaLoide,^^ 
nella madre tua Buniea. Et fi per certo, che atu 
traiti laqual cofa h ti amunifio^fht M 

mm 4 



1^4 A TIMOTHEO. II. 

fufciti il d9no di tddh,cheèin te per la impoJL, 

'' tiene delle mie mane»perche iddio non ci deite I 9 
aon.8.c ^irttodelUtimidita^madeìlapQtentia,0‘ deHaC 
dìaritatCf* fobrieta»Non ti yergognare adtique^ 
del tefiimonio del Signore noflrojne di me fuo prò 
gione,ma parimete ti affatica nello 'Euangelio» 
Tie.^.b jgeondo lapoiefba di iddio, Hquale ci fatuo, & 
chiamocci con chiamare fanto^on fecondo Vope^ 
re noThre,ma fecondo la propria yolonta,c^ gra- 
fia, laquale ci e data in ChriTio G l £ S v sanan- 
ti à tempi de fecoli,0* manifcTiataci bora, perla 
. apparinone del Saluatore noTlro G 1 1 s v Cirri 
p-Q^flquale certamente leuo yia la morte,csr illu- 
mino la yita,Ziy la incorruttibilità per P Buon- 
gelio, nelquale io fonepoflopredicatore,0* Apo- 
flolo ,C7* dottore delle genti, per laquale cagione 
patifeo quelle cofe,ma non fono corf^fo, perche h 
fo à chi io Ijo creduto,^ ho per manifeTlo cheegli 
è potente àcuTlodire il depofttomio in quel di» 
Riabbi forma di parole fanejequali ydisli da 
me con fède, et charita,che è in Clrriflo g t B,s v. 
CuHodtfcnl buono depofito per lo Spirito fanto,^ 
che habtta in noi,Tu conofeeTii quello che mi co» 
trartorno tutti quegli che fono in Afta, dequali 
è "Phigello, Hermogene, Conceda mifericor» 
dia il Signore alla cafa di One ftphor e , perche 
Jpeffo mi refitgerio, cy non fi yergo^ della 
mia catena, maeffende d Koma piu diligente- 
mente mi ricerco, trou^ Concedagli il SU 


r 


C A J». II. ijf 

^ore St trmuì mtfericordia dfil signore in 
qtttl di. Et quante Cùfs mi amminiìiro tn Epht'» 
Jh tu Meglio fai. 

P A V £ o ammonisce qui a ^erCeueràre alla pa- 
tientiave alla conftantìaycche nulli <li quei;]i ne <le 
£agIeno>e che recindcno la impieta con cf^mpiQ co- 
me (ìa cofa che la parola il buono de la verità non 
£ vincere non £ può vincere, monile anchora che 
fa da far con gU inimici. 

C A P. I I. 

A ^ I ^ V aduque figliuolo mio fia forte nella ^4 
JL tiajaqualeè in Chriflo g i e s v^^quel 
.lecofeche tuydtslida me per molti teflimoni, 
quesie comanda àgli ìmomini fedeli y iquali fie’^ 
Mo fofficìenti anchora à infestare à altri. Ttk 
.adunque affaticati comehuono milite di gib- 
s V ChriTìo.Hejfunù che milita fi implica ne U 
faconde della yitajàfin che piaccia à quello chela 
elejfe.alla militia.Et fe alcuno anchora combat* 
Xejaon è coronato feleggittimamete no combat* 

• te.ll lauoratore del campobifogna che prima pi* 
gli de frutti. Sia rìcordeuole di quelle cofecheh 
dicoyperche iddio ti dara intelletto in tutte lece* 
"hfe, Ricordati gì E s v Chriffodel femedi Da* 
uidj ejfere rifufeitato da morti fecondo l*Euan* 
gelio miojnelquale fimo afflitto, da mali infino 
legamiiCome malfattore. Ma la parola di Dio, 
non fu legata. Per queslo fefferfeo tutte le cefi 
per gli eletti, acciocìje anchora efii confeguitina 
quella falute laquaU e in ChriTlo g i e's v co» 

mm j 


lS<^ ATIMOTHfiO.Zl^ 

gloria etemaJFedeleparolajpmhe fe nof fame 
infime morti, V* ìnfime yrnereue, fe fi)pportia- 
nto,^ infieme re^enerenio.Se noi nociamo, 
quello ne^jera noi, fe noi fiamo increduli, quelle 
refia fedele, nepue negare fi fieffo.lnfigM’ qm^ 
fie cofifteTiificando nuanti al Signore che non 
eomhattino co» le parole à nejjuna ytilita, alla 
fiuuerfiene di quegli che odano •Studia di rendi 
re teTieJfo probabtleà Dio,operatoredanon fine 
ytrgognare rettamente trattando la parola deU * 
la yerita^Et lafcia andatele pr^jane yamta 
delle yoci perche fanno profitto a maggiore iw* 
pietaiG il parlare di quegli come yn canchero 
fi dilatando quali e Himeneo„G* Vhileto, iqua* 
iideuiorno dalla y trita dicendo la refurrettio* 
ne ^ 


«- I 


ma 


sfiata, G* jòuuertirnolafede di certi, 
i nondimeno ilfondamento di aio, fia foUdo, 




hauendo quello figno.Conobbe il Signore que» 
gli che fono fuot,G*partafi dalla iniquità, cia^ > I 
fono che nomina ilnome di ChriTlo.Et in yna 
’^an caftan filamente fino yafi d*orOtG* d*ar 
gmtojma G* di leguo,G di terra,G* altri certa- 
mente in honore,G‘ altri i» yituperio.Se aduque^ 
alcuno fi purgera da quelle cefi fora yafi fanti 
ficaio in honore, G" yitle al Signore, atto à i»jhì 
Optra buona.Tuggi igiouinili defidertj,G' figui- 
ta la gÌHllitia,lafede,la charita,la pace con que 
que inuocano il Signore con puro cuore» Et 
fhifaUfolt 9 /ft ind^plHMtc quifltQnhfipett» 


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ì 




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C A P* XXI* 





è jjff che quelle generano ^ugne» Et il feruta del Sim 

gnore^on è comeniente che combatta, ma chefia 
miteyerfidimtiAecihtU,clemente,conman^ 
tudine,corregedo quegli che refi fieno, fé alcuna 
yolta da iddio àquegU penitentia à conofcere la 
yerita,et fauueglinfi dal laccio del iiauolQ,daU 
quale prefi, erano tenuti alla yolonta fua» 

Pelcriue <}itanto (èrano periculofì gH vlcimi tati» 
pi auuanireper laimpietaiit falci dottori) eìnCe» 
gnacome nelafantaforitturafìcentene egnicojfo ^ 
che appaitene alla pietà. 

CAP* III» 

^ T fappia queTlojdie negli ylttmì ^omi fo^ z.Tnii.4, 
l^^ prafiaranno tipi perico/ofi^perche faranno e.Pie.?.» 
^ huommi amatori di fi: fiefii auari,yantatori, ®*®***^ 
Juperhi,rttaladicenti,tnohedimti à padre, ma'-» 
dre,ingrati,tmpijfm:^aaff€ttioeS€n:^ede,^^ 

^ luniatori, incQtinentiiimmitti, odiatori delle cofé . v 
buone, traditori, protenthfuperbi, amatori delle 
2 yolutta ,piu toslo che amatori di VioJjauenda 
fembid^ di pieta,ma negati lapoteTla diqìla» 

"Et quefiitaìifuggi-Yerchedi quefii fono quegli 
chepajfano per lecafe,o* conducono ledonniceUe 
prigioni, chariche di peccati, lequali finotrapox- 
tate da yarij defiderij, lequali imparano firn» 
pre^e pojfono mai yenire à la cognitione deL 
la yerita. Et come lane, a* lambre refiylero^ iCo»jJk 
no à Mofe 3 cofi,t^ quesH refiTlotto à la ye~ 
c ritih JiMomini (prroni di imto , reprobati 


m 


né 




l88 A T X M O T H I o. I r. 

^pellafede. M4 non faranno profittOiper-^ 
iljela floltitìadi quegli fara mani fés ìaà tutti, 
xomeanchora fudi quegli.Et tubai cenfigui* 
*ta la dottrina mia, la inJHtutione,il propoji^ 
to,lafede,la fojferm!^Ja cbaritajapatientia, 
leperfecutioniile pacioni che mi fono accadute 
'in Antiochia, Iconio Lyjlri,lequali pcrfecutio^^ 
ni io hofo^lenute, &di tutte mi libero il Signor 
re,^ tutti quegli che yogliono yiuere piamene 
te in Clrrilto g t b s v patiranno perficutione, 

^ itti maluagi huomini,et feduttori faranno pro^ 
fitto in peggio errando, CT* tirando altri neUo 
errore ^a tu fia forte in queTle cefi, che tu im^ 
paraTli,’0‘ lequalitì fino fiate credute, fapende 
da chi tu hai imparato,^' che da fanciullo cono^ 
fceTH le lettere facrejequali ti pojfono fapiente* 
mente inTlruere nella falute,per la fede che è 
j ifj chrìilo G i e s v. Ogni fcrittura diurna* 
mente ìnjpirata, cìt* ytile àia dottrina,à la re* 
prenfione,àlacorrettione,à la inTUtutione,la* 
qualle èneUagiuSHtia,accioidìe integro Jia fhu§ 
mo di Dio, preparato àogni opera buona, 

Paulo emmotìiùe molti c comanda k Timotliao 
alle predicha le (cricture ne le cogregactione de le 
. ebiefe confirmandolo con il fuo^efempiofal fine iò« 
longe«de quegli che gli auueno fatto molti mali>e 
«a le tecomandatione. CAP*, i li t. 

I O adunque proieTio auanti àDioo*Sin§*^ 
reuiMsy Ohrt^Qilqualedehhe giuncare . 

àyini 


Il 


r c il j». XI I u iSp 

À * '^***^i^ ^ morti, nello aunenimento fio, o* re- 
1<i^ la parola, attendi opportuname- 

te,^ importunamente riprendi, danna eforta 
' l'W fon ogni fifferen^,^ dottrina,perche fara tem 
’^lj: poquandonon fisseranno fina dottrina,mafe^ 
tondo i propTij defiderij fi accomuleranno dottori, 
eompiacedo à lo audit o,ty riuolteranno glt aree- 
chi dalla yerita,cr conuertirannofi à lefauole* 

*M4 tu 'vigilajaffaticati in tutte le co fi fi Vope- 
ra di ^uangeliTla, adempì il tuo mintflerio,fita 
^ fihrio,perche io di già fono immolato, cr e preffi 
; il tempodella mia refolutione.lo combattei buono 
, combattimento, fini il corfiofiruai la fede. Quella 
■ che reTla, riposa mi è la corona della giurlitta, 
i laquale mi renderà il Signore giusìo Radice in 
queldi,c^nonfilamenteàme,ma^àtutti 

a quegli che defiderano lo auuenimento fio, fa di- 
^ligentia di yenireà me tofio, perche Dema mi la 
^ ■ fcio,arhando il prefente ficolo, è andato in 
Am jfjgjfilf,'f,ica,Cre^eft,iu Galatia,Tito,in DaU CoL4.4 
matia,Luca filo e meco, pigliando Marco condu- 
cilo tecOfperche mi ytile nel mio miniflrio.Zt Ti- 
chio mandai in Ephefi,. il mantelletto che io la- 
feiai à Troade , àpprejfo di Carpo, porta quando 
y errai, o* i libri, cr mafiimamente le carte ca- 
I fitti ■ uerette,Ale]findrofabro mi fece molti mali, ren- 
da gli il Signore fecondai fatti fuoiydalquale tu 
anasora ti guarda, perche grandemente contra- 
ttò à lenofire parole.ìleUa prima mia defenfione 

nef 


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1»^ 
II 

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ir*’', 


J$0 A T I M O T « B O. X i; 

mffoifo pìrttouo mecojma tutti mi ahàndonortt9^ 
Non fa imputato loro» ma il fignore mi flette 
^ejfot^fortificommi , acàoòe per me fi adem^ 
piejfelapredicatione, CT ydiflino tutte le genita 
^fuì liberato dalla bocca del Lione , c?* libere^ 
vammi ilfignoreda ogni opera cattiua » ^fdU 
uerammi nel regno fino celefie » alquale gloria ne 
Jèeoli de fecolùAmen. Saluta Vrifca » ^ Aquila 
cy la cafadi Onefipìwro » lErasio rejlo à Corina 
tho»LtTrophimo lafciai in Miletto infermo»sfbr<» 
;^ti di yenire auanti la inuernataJTe fa» 
luta V.ubolo 3 ^ Vaden , o* Lino» o* 
Claudia » ^ tutti fiategli » il 
Signore g i b s v Chriflo con 
lofliritotuo »lagra^ 

tiaconyou : 

Amen* % 


si FINE L'E5ptST0LK 
feconde di Santo "Paulo» 
à Timotìne, 

» 





.4 E 

U|C) 

er- ; 


PISTOLA 

DI SAN PAVLO 


TITO. 

* 




.TAVzo ammoniice Tito eli* conftituÌ{ca preti 
per lechiefc^i Creta <3e{criue come debbeno cfler 
quegli ebe hano in^ouemo le diiefefe come potrà» 
no refi Aere a gli falfi dottori liquali reprende degli 
lor falfi inganni. 

€ A P. T. 

A V L o ferito di D/o, O* Afo^ 
polo di 6 1 B s V CÌTriUoifecon 
do la fede depi eletti di D/o, CT' 1.TÌJ<À 
coptitione della verità^ laqtMU 
^fecondo la pietà nellit fj^era'^ 

‘ della Vita eterna Ìaqt*ale promi jfe acanti à tem 
fi defeooli .quello Iddio che non mente, ^ mani* 
fello à i tempi propr^ la parola fua. per la predi* 
catione, laquale mi e fata commejfa. fecondo il 
frecetto dt Dìo Saluatore noliro,à Tito famipia 
re. figliuolo fecondo lafede commime,gratia,mu ^ 

fericor dia, pace da D/o padre, a* Signore g i e- 
s V CIjtì^o Saluatore nolho.Ver quella caufa 
B fo H lafiiai in Creta /tedo^je quelle cofe che man 

C9 



t -• 

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t9% A T 1 T O. 

fonojfiffihi <I» cerniere» €57* conJiitttifia cina 
fer atta preti come io ti haueuo ordinato*, Se al» 
tuho è non infamato ^marito diurna mogli CjBa» 
itendo figlimli fedeli ^non accufati di lujfurta,o 
iqnali non fieno intrattabili j perche bi fogna che 
i*Tìnx.},o i*^ifcoponon fta infamato t come dtjpenfatore 
di "Dio yiio pertinace, non iracundo, non fieno dò 
yinoynon percotitore non dedito turpementeal 
guadagno, ma albergatore, amatore delle buone 
cofefobriOygiuJlo, finto, temperato, riferuante 
quel fedele parlare ehe è fecondo la dòttrina,a 
fin che anchorafia potent e à efortare in dottrina 
fina,^ conuinccre i contradicenti, perche fono ® 
molti intrattabili, CT yanìloqui , cr» feduttori 
delle menti, maf imamente quegli che font della 
circunciftone ,a quali bifogna turare lahocca, ■ 
iquali fouuerlano tutte le cafe,infegnandoquefi 


le cofe che non bifogna,à caufi del brutto guada-» 
CDÌmerU ;• ^ 


% • 


j*' 


Dijf/tfr/i queTH yno certo proprio propheta 
** di efii yCretenfi fempre mendaci , male be^iej 
yentri pigri, queslo teTiimonio èyere»Ver la^o 
qual co fi riprendi quegli feueramente , accio^ 

' che fieno fini nella fede, non atl endendo à lefa- 

uole iudaicher^ precetti di huomini , che con^ ( 
trariano alla yerita , tutte le cofe certamente 
4 puri, ma à maculati ,o* infedeli 
niente è puro , ma è maculata, la mente, ^ la 
(onfcientia di qù^li,Confejfono dò cognofcere 
idaip ma co fatti ló'niegano, offendo abomina- 

' hi 





IT 


C A r i;. 

no» ohaùenti al detto, & reprobiti 
^gnìoperaBuonoi. 


• .% 

a 


Quf Ji(cOTrpart«^rarinente M&io Jbgni re*- 
n«ratione<!i huomomiègnan^b'che quefta « la vom- 
«tiòne tTiadifrcfie ptiof chr Iì«r#maa|>an«li>iuit»^ 
iljnondb che viutamo per Juf fole.. 

CAP;, r !► 


E t ta parla queUecoféSe apartai^no aSir 

fiènofibri^ca^ 


^ ^ fH modelli yfani dì féde'Mcharitajdi patìentia, 

lip t ^^ y^diiemedefmamente^enowTmbitircheeo» 

jff ùengaatUrett^one.UoncatHmniatric'r^ netrde^. 
dite^à mokofrino^ mpgnartdb Bene, acciodiefa* 

. p'tente^tefaccina apprendere legiouanrj fino 

j^a n che amino i loro- mariti^, amino tfiglheVr, fieno 
, jilfl m(nTeTle,ca^e,cnsfod}tricèdeHa ca fàyapprouate^ 

figgetted proprqmarithacàpdìela parolai 
Dio nofia BeJlennata,Similmeute;conjpre'a'rgio-» 
uanhchefienofihrifMndo te fiejJomrme-Uco^ 
fi efémpio di Buone opere neUddbttrina-, integri^ 
U>gramta,partarefino^^^^^ d finche^ 

quello che repugftafi: yergo^r, nienirBauendo' 
Cfia: dire male dr vohl firui fieno fiiggettr apro^ 


»!>» 




P(f* 




fit P^ìj:^*g^^hJ»tuttelecofipiacein.o àquegli,no» 




contradteendo, non’ faccenda' fiondo, ma dtmo-^ Eplu^.v 
fif^^^^fg^^Bti<inafitde,accio(ìyeadorninalàdetCoL^.é 

trina di iddio Saluatpre' noTlro^ in tutte- lecofitif^'^^^*^*^ 
perche la ^atia di Dio reluce plutifera a tutti 

^klmtmnryammeiirandochderenmtiaù^ 




i' 






< * 


ff5>4* à-TlTÒ. 

la imfìePà , dejtderij monJanl^JoSirtàmet^ 
te, Imamente j er piamente yiuianJO,nd 

prefente fecola, ajpettando quella beata Jperan- 
amenimento della gloria del magnai 
iddwiZP* Saluatore neThro c 1 1 s v ChriTloàU 
quale dette feìhffopér itai, accioché ci recnperaffe 
da ogni inìquita^^ purifìcajfeà fefielfoilpppo;» 
lo peculi are, feguitàtore delle buone opere» '^la ' 
ìjtieUc cefijCT' <’/òr/rf,C 7 ’ riprendi con mpt* 

riojiejfunotidijpregi. 

Qui comanda die Ce vbeJlite agli manftrati^£ 
puoi gli reduce la conflietudinede la primna vìtaa 
che fc intendeno cfTcr fertiati per la fola gratiad'ld 
cHdtdipuoicoipejlde inregnarvyedimolira cófflelt ^ 
à fare con lieretici infine mette certe peculiarità* 

I . c Aa p. 1 1 r. 


A Mrrrae 7 kitquegìi,à ejfere fuggelth nprtnk 
cipatile^'aUcpQt'^aaà ohedire à ma^ 
firatiìa ejfere apparecchiati à ogni opera buona, 
à non d ire male di alcuno ,nè effer contentiofi^ma 
Immani dimoìhrando ogni manfuetudine yerfi 
di tutti glrlmominirnVerchearnhora noi furnmn 
giaJhohijinóhedténtijerrantiyferii'endó d dejtde^' 
rij,c^ yarie yolutta,yiuendoin mahtìa^^ne* 
utìttuuc quitta jfidio fi iei^fcarnhieuolmenie odiandoci 

poi che yerfigli huomini apparue la bontà, O* 
y amore del Saluatore nojlro iddio, non dalle ope^ 
re che fono nella gìuJlitia, lequali faciauamé 
noi jna fecondo la rmfericordia fua à fece faJui, 

. ^ 

k 


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* 1 ' 

If 


C A F. zìi. Zf f 

jjBié. pel lauaerOjdelIaregeneratione^O*^dU/nhn€ 
mU' dello Spirito fanto» ilquale Jparfe in noi abonda-ì 

temete tper g r e s VyChrifio Saldatore noTlro à 
ini ir fin chepuflificatiper la gratta di quello feconda 

ciò; la Jpera ^ della yita eterna diue^namo beredi» 

fOB Vedeleparola, Io yoglio cheta di quesle cofe con^ 

'rfìàyC fermi yaccioche fi fladino, quegli checredemo à id 
dio ,di effere [opra le buone opere ^qu eTle fono cofe 
buone, ^ vtili agli huominuEt lafcia andare le 
. Jholte queTlioniyCS^ legeneùlo^ie, CT* / dijpareri, t.S 
* Xi^'lecontentioni della Ugge yperche fonoinutià, 

yane,Lo huomo heret tco doppo yno, ^ yn al * — 

tro amuwmento fuggi ftpendo che egli è founete» 
tito colui che è taUjCjT* pecca per fe jlejjò danna-» 
to-Et quando manderò krtema àte,e Tychiofa 
diligentia di yenire àmeà Nicopolt, perche delL 
herai di fare quiui la inuernata . Et con pre» 

; i«j ® manda auanti Zena dottore di Ugge, V* 
ApoUo/tcciochenonmanchi Uro cofaalcuna»Et 
imparino anchora i noThri à effere fopra U buone 
9pere,ài neceffari yfi» acciochenon fieno infinta 


:ùjd' 

i ]2 

fi il 

:ìi/l ; 

irK* i.- 

■4 

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tiferì.jutù quegli che fono meco ti falutaué» 
Saluta quegli che ci amano nella fede, la gratta 
con tutti you Unen» 

IL PINE DE L’EPfc 
fioUdi fan VauUà 
' TitP* 

u n Z0 ' 



epistola di 

SAMPAVLOA 

7 HI LE M.O NE*. 

temone cifen^ò à Roma: in^ro i mifteri ^ 
Irreligione Cliriilian4(3»Paul<x illude loeforMi 
4 llle ricctil Qeni0no>fua^letto*. 

C; A. P*. I*. 

A V/ L o> prigione di chrìste 
O^Timotheojj'ateHojà "Philepione di 
‘lettolo* collega wo/fro,C?* adlAppis: 
dtletta^iO^ ArcJiippo Comilnoneino-- . 

grò alla chieCàchte incapa. tua,^dtio:^yef^ 

iSfpaceifa hUio padre^noJfrój,csrSignorAGie[tà 
CjmTIo, lo rendogratie d idita miù^^cedò fem<* 
fre mnionedt.teneìle raieQrationilcondoJja cofs 
ghe IO oda. Uttta chatita»G^'{èdeJaquaìe. t» hak 
yerjp.del Signore GiefiiCr Terjo mtHjantiM.j 
modo choliicomumcationedelU tjtafedefia efjì’^ 
gitce neìlACOgnitionerdlogni^nei^he t myoiyei^ 
JaChnfloGiefi.Noihabbiamot certametè molto^ 
gandto^ conj^latione, nella charitaitua,perihg' 
ger teffatelloje yiperede fanti fono ticreate.Ver 
^aalcojaiCofifidatódn ChrtSìa con molta jidtt* 
ò^dipoterti. comandare quello che è conueniente,^ 
filo toTlopriegoper lacharito:,ej]èndo tate, come 
Jtdi»loyecebi9i,0' aucìkhQra ^i^ong diGieftt^ 

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T^lmfloJo tìfrìegoper il mìo figliuolo Oenìfim» 
ilquaU iogenerai ne legami mieì»ilquale tifk 
gtà in ytile^^hora àte, o* ù me ytilifiimo^ìU 
quale rimandaLEt tu riceui quello /loe le yijce* 
Crc miejlquale io harei yoluto ritenere apprejjh 
di meiOcciòclie in tuo luogo mi miniShalJe ne le^ 
gami dello Euangelio,ma fena ti tuo parere nS 
yolji fare cofa dlcuna,à fin che non fujje il bene 
tw scomoda necefiitajma yoìontario, perche forfè 
per quello fi parti per à tepojaccioche lo riceuefii 
in eternojno piu come feruo»ma piu dìe feruojra 
fello diletto cmajìimamente à me^ey quato mag* 
giormete à tejep* nella carne, nel Signore^ Ss 

adunque tu mi tieni per copagto, riceuilo come 
® we.Et fi ti fece alcuna ingiuria,)) ti è debitore dò 
alcuna cofa,imputaquefto à me- lo Vaulo firifiò 
dn>m\a m4»o.Io renderò /tcciothe io non dica à te» 
perche anclma di te flejfo mi fii debitore. Certam 
metefiatello io ti fiuiro nel Signor e, recrea le yi^ 
fiere mie nel Signore, Con fidato nella obedientìx 
tua ti firifii, fatto certo che tu farai fipra quelh 
dieta ti dico. Et infieme anchoraprouuedmih 
albergo, perche fiero per le y olire orationi ejfind 
donato. Epapljr a ti faluta prigoe infieme meco, 
in cimilo Giefu,Marco,AriUarco,Dema,Lucd 
miei coaiutori. La gratta del Signore noltra 
Qiefu Chriflo fia con lo Spirito yolhro. Amen* 
il fine de VEpillole di Santo p4if. 
loàJplìilemotK, 

n» I 



DI SAN PAVtO 
A GLI H £. 
BRÌI* 


> 


■ i^AVlO J«6liiaria come iJ^io à parlaW agR 
Giudei per gli prophctie e come nelTuno non a mai 
diijpregiato la parola di iddio annutiata per gli Alt 
geli fenaa punitionccomc clirifto c maiore de gli 
Angelica figliuolo di Dio>donclic quegli cliedcfpri 
gcrano la fua parola non reiterano ienza punitioe» 


CAP* 


$»p.7.d 



D B I ojlqutìUperpì» manìe- A 
re^.O’pcrpit* modi parto à pa-, 
drhìie prophetijn (jneSH ejtre». 
mi giorni yci ha parlato nel 
mio iilquahpofeherede di tutte 
le cofe.pfr ilqualefece avchora i fecoUyilquale ef» 
findojpledoredi^loria.cr epejjaima^e deU 
la fufidtia di quello >c^ehe fonema unte le cote 
ton la parola de lafuapottìiadlquale hauendo» 
per Ce flejfo fatta la pur^atione de noslri peccati» 
fede nella dejira della maef/a, negli eccelfi^fat- 
totdtc migliore de^i Angeli ^quato piu eccellete 
t»eme ha ccfeguìto a comparatione loro» perche 
^uale degli A ngelt dtjfe mai.Tu fei fghuolo mio 
tigenerai hoggtì Et di ntteu^Je gli faro 

ité 





e-^A-tfi I r., 1^ 

iréi^^ntUomì fitta figltuoìo,'Et di nutmo qua^ pfal.z.b 
do introduce il primogenite nel circuito della ter» 
raJiiee^Et adorino quello tutti gli Angeli di id»'^ 
tdtoiEt agli Angeli certamete dice, quello che crjtà 
gli Angeli fuoi jpiritp,^ miniThi fitei fiamma 'j»f , 
di'fuoco,Et ai figliìtok, il tirreno tua 
ficàio del fecola, 'rirgadeUa rettituditre,ifhga deh 
regnotuo,amasiiiagitiìlhia-,o*hauefì-iinodta 
ìdin\quna.Yer laqual cofis ti ynfe Indio, iddio ' 
tuo,CoA V olia della tua cfultaùone fopra i tuoi 
partecipatarr,Et tu nel principia Signore fionda^ : 

*JH la terra,&Vopere delle jtpe mane fieno ì cieli, VCteud 
efiiperiranno, tu reUi, Et tutti come yesli^ • * **' 
menti imteccheratmp, o* come yna mantello 
ripiegherai, o* muterannofhO^ììt feiil medefi-» 
wo,v* gli anni tuoi no mamher anno. Et àqua;-*‘ 

U Angeli di jfemaiìStediaUedeilfemie,in» ^ 

'fino a tanto che ieptirgai nimici tuoi figaheUo **^®^**5»^ 

piedi tuoi.Oh nànfono tutti mìniTlrigli Jpiriti, 
iquale fono mandati nel mìniT{erio,per quegli 
thè faranno heredideUafalute* 

■Qui ab/blue Pargument^one .principiata nel 
CapituIopritno«inr«gnaiu3o^i nvouo Cli^rifto efler 
malore «le gli Angeli e ^imoftra lui clTer vero huo« 
moyecome e morto per tutti > « moftra le teuù.do ' 
l'bumanaiiatura'cKe in CbriiloJ ’ 

C A P. 1 T. • 

A Y^Er laqual co fa Infogna dìe net con magi 
Jl gtore ailigentia attendiamo, à quelle co» 
fichi tm yditmi accikhi qualche yoUauva 


.V 


i '3 


• V4 


un 4 


lOO À «tx HBBXBI* 

dettapergU AiiJJ^ 
li èfanajmmjcp'^ltr <p*Jnobem 

dUnrìasncetitgiùSU ricottf^afa M ^ankj» 
xhe modo'fitggiremo noiyfenoi ^^^arnotanm • 
tafAlutè^laquaiei-qu4nà9^rimAmmte amindh 
^ effhr Manata fer xjfo Signore^da^tiegU <ht 
ifdimo tfu^onfemasa in noi tt^moniande id^ 
dio conJegmsO^^oiigtj infiemOt i^arie w* 

tn,Cf*deshrìbntionp 4i S^ritofanto^ficondoìa 
fuayQÌonta*'ftrd)t non<agli Angeli fottopoje il 
fnturocircmtodelldienaJeìqualeparliamo.'Et 
, téTlifica inaìCHtto luogo, yno certo dicendo, die * 
fCe^LZxcofaìVhmmo cìiefei ricordeuole di ^uello^ il fi* 
^iitclodelChiéamojclie yifiti queìloìTnlofacé^ 
foco inferiore Amelt,'Coronàìhlo di gloria, . 
di honore,V'xonmtmJHlo pìfraTof ere delle . 
^*^^^*^l^ 4 uemane*TutteJecoJe JhttofoneSli d fiedijiioi» 
^erdteini^MeThclìefottcfofe finte lecofeàqueU 
do jnientegli lafiio non fitto foTh,Ma mn ancho^ 

V _ - T4 reggiamo offergli fittofofle tutte lexofi.Hon* 
dimeno reggiamo <juel g il s ilquale foca 
icofa era dimmuito dagli Angdi feria fafiiotte 
delUmtnteicoronato digloria tp* di hmore^c* 
f Viogu^ajfe la morte per ' 

eia fiuno, ^erdierra cofa conueniente, >queUo,fn C 
ea^ne, delqu ale fino iut tele cofi,^ per ilqutu 
le fono tutte le co fi, condot ti molti figliuoli nella 
gloria,fare perfetto per le pafiioni V autore della 
/klute di quegli, poi die Quello effe fantifica, c* . 



ì - 

è 





e A K t r t. zot ^ 

]iifF ^ fintìficdti fino tutti io. ynojper 

ciifi, iuqual co fi mn fi 'vergoffta éiiamare quegli fid 
tegUidicendo.lo^nnuntìeroìl nome tuo àfiate- 

^ìttjnme':^^ della chiefi fiuterò te. Et di PfaLi 7 ,t 
I m -uuouo io faro confidente in quello. Et di nuouo» ^ ^ W 

dcco ios o* i figliuoli Jqualimidette iddw. Pi)* 

Jcia che adunque i figliuoli cormnunicomo con la 
yff dame, zy col f angue, ^ tjfo fimiìmente^articU 

’ fede medfimi,accioc1ie ^erla lìiorte diJhruggefi 
'^4 ‘ fi ^^^^^djehaueuaìo imperio della morte,cioè il 
^ 1 dianolo, ty liberajfe qu^li tutti ^Indalapau^ 

^ 'i- hraddU7norte,pef tutta la ^ita erano cbligatiOfe.t$.d 
alla firmtu perdìo non certamente prefi glj Ai*» 
!^tli,mailfime di Àhrahamjonde glifi di hijò» 

^toper tutteiecofi afiimigliarfi àjrateglijdcm 


J dioche fiffeimferkordieuole, zy fedele pontefice^ 


m ^^**^^c^fidye appartengono à Dio,à purga* 
f'Vi ^ del popolo,perchein quello che patig 

tentato, può ejfere m aiutoanchòra d qutgU, djc 
J fono tentati. 

RÌcpttn 9 la«roreationec)ietìceueno'c 1 irij{«CM|. 
lorojperche il « piu grande di Mofee di’oMi cofa, ^ 
Ptì 4ipuoi gli infe^acon lo erenpip ntiferabile de K ' 
NTf^l maggiori loroye ^anto iup^lido liano à portar 6 
^|( de^regianoClirmo. 

ili « A 1 1 f.’ 

l^de fiatali fanti -ipartecìpì del celeTfd 


3 V>^f/^wm 4 re,fon^ifr 4 te/’AjpoHo/o,C 7 *po»te^ 


^llkì nostra confefiione. Cimilo G i £ s v« 

f. die è fedele à quelle ibe/q conUitui^ome anchors\ 

fi,, • ‘ * 


r 


A OLI HBBMT* I 

ìAofe m tutta la cafa di effc.Vetchedi tato mag* 
Vu.ii. b giore gloria che ÌAofe i tenuto degno queliosquai 
to ha maggiore ìmore quello ehe edifica U cafa, 
che ejfa ca Ja^Terché ogni cafa è edificata da qual 
cuno queSo che creo'tutte le cofe e iddto^Et 
ÌAofe certamente fu fedele nella, rniuerf*' caf^^ 
fuaycomeminislroin tesUmonio di quelle cofe, 
Itqualifi hauieno i dire, ma Chrìjh.come figlL 
molo, nella cafa fua,la cafa delquale jlamo noi,fi 
la fidan"^,^ la gloria della jferan!!^, terrene 
ferma infino al fine. Ver laquale cofa,come dice 
lo Spirito fanto.Sehqggi harete yditala yoceS^ 
quello,nonyogliate indurare i, cuori yoTlri,eo^ 
tné nella irritatione, nel di della, tentatione, ntl 
difertodoueìni tentorno i padriyoTiriypronpf» 
np. me, O* yiddono V opere mie quaranta ant^ 
yjtr laquale cofa fui moleTlo 4 quella genera-c 
tionCjC^ difiirfempre errano col cuore, C7* efii 
nonconohbono Itmieyit.come ipgurainerira - 
mia fe entreranno nella requie mia. Vedete fia* • 
togli ohe non fin mai in akutio di voi cuore cat^ 
fiuo di ineredulitalin modo ciré fi parta da id» 
diòyiuente,7na ejòrtateui Vyno l* altro fcanh' 
lìeuolmehte tutto il giorno , infino à quantofi 
chiama di d*heggi, acci oche alcuno di yoi non 
fiaindurÀtò^per la fedutuqne del peccato, per^ ■ 
noi fiame fatti partecipi di Chriflòfe «r- 
tnmente il principio de la fuflantia riterren» 
femo infinn al fine, I» quéHn dirfi,fe bautte n 


iJit 

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C A IMI* 

yjita la yuce hoggi di queUej^ induriate i euem 
ri yosiriicome nella irritatioe,Ver€he certi iqua* 
li ydirnOjirritornOima non tutti quegli, iquali 
j>er Mofe fumo canati dello "Egytto. Et à quali No»*4«€ 
fu odio fo quaranta anni ?oh nona quegli che ha- 
uieno peccato, i membri de quali caddono nel di’- 
ferto^Et à quali giure che non intrerebhono neL 
.la requie fuafe non à quegli che fumo incredu» 
lìÌEt yeggamo che non pqtettono entrare fer U 
incredulità* 

Sa refla ancliora al primo «fempio ìnùgnandu 
laqua!e Ha quella requie de laquale i lor maggiori 
per la incredulità cadetteno gli eforta alla vera fe* 
de afine che fchifano la mcdefìma pena^echebab* 
hiamo tutti la noftrafede e (jperanza in G ass V 
pontefice magno. 

C A P. 1 1 I I» 

Emìamo adunque, che qualche yokala*. 
fiata lafYomifione,iUUo entrare nel rU 
fofo di quello, non fi yegga alcuno di yoi, non 
l^auertonfeguito.Èercheànoifi c annuntiato,. 
eome à quegli anchora,ma nongiouo loro haue- • 
re ydita la parola, per non ejfere congiunta con 
la fede , à quegli che ydimo» Terche noi in- 
trerreno nelripofo,noi che credemmo come dice*^^*94^ 
Come iogiurai neWira mia,fe entrerranno nel 
ripofo mio j, u' yeracemente fatte Vopere, dal- 
la consiitutione , del mondo» Et dijfe in yno 
terto luogo del giorno fettìmo cofi» Et ripOm 
fpfii iddio il giorno fettimo da tutte tofero 


‘Ti 


^04 'A Oli HSB^lI. 

^queTlo di nmuoa fe entrerrannò nei 9 
ripofo mio* Voi che ^uhtnque reSia cioè certi en^ 
trino in quello, xp^^ueTÌi >aqnaU fuprima au** 
monetato per ia incredulità^ non stremo * Di 
lop.|.b nuouo determina eerto di , h>ggi , in Dauid 
Jicendojdoppo tanto tempo j come fi detto* Se voi 
'ydireiehoggi la voce di quello ^ non vociate in- 
duratei cuori yoThri* Verchefe k quegli haueffe 
dato G I E s V ripop iiron farlerébbe mai di poi 
di altro di, per ìaquaì cofa fi lapiail ripop ad 
popolo di Dio*Verche quello che centrato nelri*,^ 
pop di quello, ejp ripop dalle opere fue» come 
iddio dallepe* Studiamo adunque di entrare à 
quel ripopjà fin die alcuno non raggia nel me- 
f u.y«a 2efimo epmpio d'incredulità* Verdje 'viua è la 
parola di Dio jet efficace, cr piu penetratile d*o- 
gni coltello che taglia da tutti i lati, ^die tocca 
infine alla diuifione dell* anima, v* deUo pirito, 
C7* delle compagini, o* delle midolle,^ ejamina 
-tore delle cogitationi,^ meditationi del cuore, 
f è creatura occulta nel corpetto fuo,ma tut 

te le cop pno nude,^ poperte àgli ocdn di quél 11 
, lo,alqualeeil parlare noshro* Hauendo adun- 

que pontefice magno , ilquale penetro i cieli, 

^ 4t t it 3 V figliuolo di Dio, tegnamo la conpfiio- 

me*Verche nohabhiamo pontepe^he non'pojpt Ita 
uereeompafiioneaUe inprmita noslre,ma ten* 
tato per tutte le c$p,pcondo la fimilitudine,pn- 
lì^peccate*Mcoììiamoci adunque con fiducia al 

thn 

■ ■ . 




_r A p.. T». i©j7 

lÈtrmO' detta graiiajéiechche noi configHtam 9 > 
tm^ieoriia,, CT trouiamo^ gratta aWo^^^u*- 
0ùaiut9^ 

PAVlo approaaclìrCBrifForvcro Dioev«». 
xo Buomo e Ac«r<}otein(lttuto <]a Dio< fecondo l*of 
£ne di' Melchizc<}ec>i]qiiale Acriiiean^o per noia 
fatto la noftra per&ttionei4i puoi ^ ammonii 
de li loro dilcordi.. ' ' 

C A p. V. 

A T\Erc^x ogni fentefice prefi dagli huomsnt^ 

A /woOTÌn* è confUtuito, in quelle cefi' 

^appartengono à iddio saccioche ofierifca t do^ 
nLo* thc^ieper i peccatidtquale ^pojfi condo» 
lere infieme con quegli che non finna^cp errano, 
perche anchora effo e circunditù da infermità^ 

*. Et per qtteSh dehHeyComeper il popolo-, cofi, ^ 
per fi fiejfi offerire peti peccati, ne alcuno fiat- 
txihui fce àfijteffò V honorejna quelle che è chia- 
mato da lddto,c6me Aaron- Cefi anchora Chri- u Par.xf.V 
fio non glorifico fi fieffiyaccioche diueniffè ponte- 
fice, ma.quelle,ilqHate gli dijfi,figfiuoh mio fii: 
tu» lohoggi tr generar» Cpme,,ip*' attrouedice» Pfal.a.V 
• T» fii fitcerdote in eterno , ficonào Verdine di 
Melchi^dec , Hquale ne giorni della carne fùa. 
offeri ^recì,es* fitpplicationid quello che lopo»- 
teua firuare da morie, con gran clamore, cp* la- 
grime,^ fu efiiuditoperla reuerentia»Et auue- ^ 
gna che finffe figliuolo, imparo da- quelle cofi che 
pati, la oMtentìa, CST* aiuento-perfitto-,xp* fa 
fitto, à tutti quegli che gli^ obedifiotto cauja di 


- «4 


log A Oli HlBRBt. 

Valute etema,chi amato da iddio pontefice ifecofù 
do r ordine di MelchiZfdeCydeUjuale ci fardée 
molte cofe da dire^eir diffrt le à efplirare, effendòO 
fatti diorecchi.Vercheauuegna chefecon-> 
ilo il tempo yoi douejìi ejj'ere maeThf,hauetedi 
nuouohi fogno che noi vi ammashriamo ^uaU 
fono gli clementi del principio de parlari d*ld* , 
diO}^ (iete fatti bifogno fi di latte 3^ non di ^ 

hoJolidojpercljeciafcuno che partecipa di toltela \ 

inejperlo del parlare della giuVhtia effondo pie» 
àolo.Et deperfetti iè il cibofolido, di quegli cer^ 
tamente che hanno i fenfiejercitati al difiemi* 
mento del bene 3^ del male. 


Perfeu^ra ancKora e riprcn^ogli<le la ^gtefsio* 
ae loro e cofei <Je la pigritia e de la tardità c gli mi 
nalcia di pena Ce doppo cognita la verità non per- 
feueno in «juella e in quefto fi‘de predicar la parola 
di Dio a fine che porti frutto,comc lui e certo e chi 
il giuramento d’I ddio e firmato. 


CAP. VI. 


do 


P Eìr laquale cofa lafciado il parlare del prìn a fa 
cipio di Chrislo pafiiamo alla perfettione, tot 
non gittando df nucuo il fondamento della pe» "* 
nitentiaidaUe opere morte3ZP' della fede in Dio, 
della dottrinaide batte^^imh della impofi. 
itone delle mane 3 de la refurtettione demor^ 

dat.«.d ti»^ dei^ifidicio elerno,'Et qtteslo certamen- 
i.Pie.z.d tc farenoqe^Bddio lo permetterà, perche è impofi 
fibtle che quegli che fumo yno tratto illuminati. 


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^ gtiìlorno il dotto ceiosie j& fumo fat^ 

tì^Attecipi dello Spifìtó ftntOy guslomo Iti 
^ buona parola d'iddio;^ le yirtu ilei futuro fix 
cbZo,cr taddónoji nuóno fono riHotiati alla pe^ 
nitentia^ricrccifiggendo htfeflep il fgliuolé 
d*lddìOtVr faccendolo efcmpio di iniuria. Perche 
U terra chejpejjl in'^tppa la piogpa, che eafca 
ìw leiiO* genera berba accommodata à quegli, 
$erV opera de quali anchoraè cultiuata^riceue 
la heneditione da Dio.Ma quella che produce JfU 
ne triboli jè reprobata, ^prof ima affama:;, 
laditibne, il fine deffaqitale è nel ardere^Mafi 
perfuadiamo dì yoi diletti, qst co fe migliòri, C7* 
fiù congiunte affa falute,auuegnachTcofi par* 
liaeno*Verchenon è ingiuTlo Iddio, che fi dimena» 
tichi della opera yoTha,a' della fatica della 
eharita, laquale dimofir a fii yerfo il nome di quel 
^lo,iquali minisìrati à fanti, ejr miniThate. Et 
defideriamo che cu filino di yoi dimoflrj effa di* 
ligetia affa plenaria certe^ della jperan in* 
fitM al fine,accÌQche nondwegnatc pigri, ma imo 
ta'tori di qucpi Jfjftali pei’ fede,0' patientia rice 
ugno r heredita della pvomi filone. 'perche hauen* 
do iddio promejjoà Abraham, no potendo giurai 
re per alcuno maggiore . giuro per fe JheJfo%cedo, 
fe benedicendo, non ti benedirò, C7* multiplican* 
dotimultiplichero,cp* cefi patientemente,con* • 
Sfidato, con fegui la promifiione, Verche gli Imo* 
mini cottamente giurano per quello , ilqualo 




,tza 


Z0% A Ott MBMSfi» 

fit magffore,ctdeftyil giuMtnmto # ìtjme 
d^ogni controMr^jalìs cofermathne-jf^eìa^at 

^epiyyoie»do idSo pmahon/eutbntteditmpd^^ 
te Àgli heredi delUprpmìfione Ik imm»tabiUt4 
delfroconfgli^yiinter^Je it ^urmttent^c-^ 
iiocheper auoi cofe nelle ^tralunc» 

fflfepjlibile che MemenùjJeJyanelìimoyAli* 

dAconfotatmejqnalif'tfdg^amerdìUfn^ i, 
(peran:^y laquale tegnanjecomeyn^Mncìmd = 
%lt anima ficuray^feri^ ìt^ 

aUi cpfèinìeriùrijelyelame'y doue U'^ecurfert 
6 1 B ^ v eimtrato per noPyficonJòt V ordine dk 
Melchi^dec,pttoponteJ^ce in. eterno^ 

Sencritorna ^bue era Jireartito>r «xpona{rina> 
fili fii quello rordinc aelqut- 

le fu confhtuto Chrift'o nel ftceraotiò, dipoi infe* 
gna che Cfirifto <rvero fìcer&te,e et«rno»« che mel 
to piaecccfentecBe glrleuitn. 


CAP- V 1 !•> 

Qut^^,^ ^^^rchequeslò Melchi^dea Redi Salem Ja^^ 
jfcerdotedeL fummo idlio^ che fi fecrincon^ 
tro a. Abraham che riternaua dalla yccifimede 

ILc,C 7 ' henedìlfeloyalquare, cr lèdecimedi tutte 
/£. cofè dpart i Abraham iiTqualeprimacertamen* 
t,, te fi interpetra Ke della giushtraj dipoi ancho^ 

ra^et Re rt t Salem .che e Re di pace.fin!^ padre,. 

madreyfén;^ genealogia, non hauendo 
jpriì^pio di giorni, ne fine diyitayma a^tmtgltd' 
taal figlinolo di Diog rejia facerdote in ^erpe- 



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F/io.E^ confiderate,quale fia qu€s^o,alqualt depm 
teanchora le decime delle faglie Ahraljam pa^ 
tridrcha*Ee quegli certamente che de figliueU 
di Leni pigli omo il facerdotio haueuano per prem 
tetto di riceuere le decime dal popolo fecondo 
la legge jcioe da fategli fuoì,henche yfciti da 
lombi di Abraham ma queSlo che non è della 
geneologia di quegli, piglio le decime da Ahra^ Dcu.if. 
ham,^ henedijfe quello chebaueua le promi fio* 

* nuEtfm^ alcuna contraditi om^quello che emi 
norerìceuelaheneditione da 'queÙoche è mag* 
giere»Et qui certamente gli Ini omini che muo* 
iono,pigliono le decime, ma quiui quello del qua- 
le tejlificato che yiue, ^ a dire cofi in Ahra* 
ham dette anchora ejfo Leni le decime, ilqualt 
f noie pigliare le decime, perche anchora era nel 
lumhi del padre, quando fi fece incontro à queU 
lo Melcbi^dec. Se adunque la perfezione 
fu per il Leuitico facerdotio , perche il popolo . 
fitto quello hauea riceuuta la legge, che nom 
tefiita fu anchora fufcitare yno altro facerdom 
te,che fi diceffe fecondo lordine di MelchH^dec, 

&non fecondo lordine di Aaron ? perche tram, 
Jportato il facerdotio di necefiita fi fa anchora 
la trafportatione della legge,perche quello, del 
quale fi dicono quelle cofe,fu d* altra Tribù, 
dellaquale nejfuno atlefe a lattar e, perche imam 
tnifeltocheda la tribù di Giuda è natoti si- 
gnorenoUro^à laquale trihf^ niente parlo Mi» 


M 

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ifO' ' A G t r W fi B R E 

fe di facerdotio. Y.t queUo maggiormente mk. 
^Hìora è manifeih.fe fecondo la fimiliiudme- 
dmelcJn'^dccnafce yn altro facerdote, ìlqua^- 
le non fecondo la legge del carnale precetto è- 
fatto, ma fecondò la potenti a di vita indtjfoluhi^ ' 
cle.Verche tesli fica che tu fei facerdotein eter* 
nò fecondo rordine di Melchi^edeci Perche fi 
fa certamente la reprobatone del precedente co^ 
mandamentOìper la debilita,^- inutilità, d^ quel' 
lOiperdìc nieteadujje la legge alla perfettioe,ma: 
era introdutione di migliore fperan'^^per la^- 
quale ci appropinqu ìofpp à Dio in quanto che- 

non c fen'^ iuramentò*Perche que^i nel yerofen • 

^ giuramento, ifinofatti facerdoti,ma.qué^O' 

con gi^ranjent)), per quello ilquale gli diffe,gi$i^ 
fi fentirrf. Tu fei facerdote itr 
et^Kl^^ndo Forame di Melchi'^edec,'Di tanz^ 
t(^^jS^teTiamento,?frti9 g r£ s y-promet- 
tfioifa&q^^gh certamente fumo fatti piu fdeer ' 
dotfpcrcio che per la morte non farebbono la- 
/ciati durare, ma qtieslo per che dura in etjr- 
no,ha perpetuo Jkeerdoth^Onde a pieno ancho^ 
ra puofaluare quegli iqualiper- ejjo fi accofia^ 
np à Dioàlquale fempre inue à intercedere per 
efiiiPércheera coueniente a noi tale pontefice,farr' 
io, immaculatofegregato da peccatori, fritto piu ^ 
fàblime de cieli, ilquale non ha tutto il gior-- 
nonecefiita'comme i pontefici j prima ofierite It' 

^time per i proprijpeccatij dipoi per i p^^eccatii 

dii 


1 


CX'/. ' -f'r ì/. • tjj 

iét popolo, perche fece qtieTfe cefo, i^nd fiata 
^Mndo ojferfe fe ftejfo.Verche la legge conTfi^ 
tuifcegU hfiOTnini facerdvti che hanno infirmi^ 
il paf lare' del giur4wentO)Chee doppolaleg^ 

ge^onfiituì il figliuolo in eterno perfetto. ' 

Cogleaactfo^e ^idlo cie Baiieui largamente.' 
aifputato jnonftran logli cErifto tfÙr f&cerdote '-r- 
puoi efTer vni:o'faceflot?,ecome il fuo facerlo. 
tio,e f«mpre aurattìro rl^aiilé )approuo con multt > 
afgumenti e te^imoni. 

CAI». Vili* 

^ T|! T Ufomma, in quelle co fi che fi dicono 
Sjachenoi hahbiamo talìt pontefice,che fiedr 
nelle delira del trono della maefta ne cieli, et am~ 
minifiratore delle cofe fante;, et del yero tahema.. 
tolo èie haflahilito il Signore,^ mn liuomo.Per 
èie ogni pohtfite < conflituko à offerire Idonì, 
er le hoitie, onde è neceffarìo ancliora queShr 
^hauere alcuna cofa, laquale o fferifca, perche fi fof 
fe in terragne certamente farebbe facerdote,efi 
fèndo facerdoti quegli che offerì fieno i doni fL 
condo la legge, iquàli firuano à lo efimpto, 
à Umbra dellecofé celeVli,€ome hehbe perrejpon^’ 
fi Mofijhauendo à finire il tabernacolo, perche 
'pedi,difce chetJi faccia tutte U cefi ficotido^ì^ Fat.7.1 
fimpiare,éeti èflatomoThato nel monto 
ta ha confeguito tanto piu eccellente facerdotio^ 
quanto di migliore teslamento è intercsjforeir 
laquale cofa in migliori pr^r^ifiioni è fiabiH^ 

3L 


tu, 


A GLI USBKBt. 


taperchepqtul primo fuffe tnreprenfibtlejrm 
tti 4 Ì Ji ric€rch€ Tfkbt ÀI jnondos perche ri* 

Ule»}U* prendendogli aice*^ ^cce ‘i giorni yengono,dù^ 

la eafa di ifra^ 

eU^^^Acafadi Inda ilnuono tefiamento, 
not^^nda itteTlamento che io feda padri di 
quegli :^ét di , nelquale io prefi la mano ai qnegli, 
acdoche io gli cauajfe della terra d* Egytto,Yer- 
che efii non Jlettono fermi nel teslamento mio,o* 
io abandonai quegli , dice il Signore , perche 
queilo e il teJtamento che io dijporro alta cafa * 
di ifrael doppo quejice il Si^ore, dando le 
^ggt miei nella mente di quegli, V fcriuetolle 
•^3 cuore di queglu<sr prò à quegli Iddio, a* efi 
' V" fimi faranno popolo.nt non infegnerannp eia* 
(cumàprofiimofuo,etciafcuno al fratello fuoji 
^^do,conofciilSignoreperche tutti mi conofee* 
fimo dalminorldi quegli infino al maggiore di 
jqaè^lhprnhe faropropitio alleingiuTiitie di que 
^ gli 3 & ù peccati di quegli, cy non mi ricorderò 
" piu delle iniquità loro, per que^o che dice di nuo* 
uojnuecchiòil prirno, ar quelle che yiene and* 
(Q,V* inuecchia,e vicino alla corrutione. 

p A V 1 o Jifptita adeflo <]iiracrìficto ^ Chn* 

. fto apprpuando che Chrifto,e la vnica lioftia 
del mon(Ìo>e come gli racrì£cì A atonici fono fiati 
llguradel facrlficio di Ctrifio per ilquale fono 
' fiati fcancellati per il perfetto (àcrificio di Clirì* 
fio, e come Chrifio» c in celo pregando il padro 
^nuoi* 


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■jl T^T adunque certamente in prima 
w^^ ìuJHfìcationi , w/tì. cr mondano, 

"S'erche il tabernacolo fu il primo fatto, nelqua^ S.Co,zS^ 
le erano candelabri ,zymen fa, O'propofttionedi ■ 

fanedaquale pdice fanttta,^tdoppo il fecondo 
^elojera il tabernacolo che fi chiama fantìta delle 
fantita,che haueuayno thurihuUj,*oro^,cy tarm * 

ea del tesiamento pertuttor coperta aUelntomo 
^cToroj nelqualel*yrna d'oro cbehaueualaman^ 
na,fy la yerga di hharon, laquale haueua^er» 
wtnato, Cjr le tauole del tmamento.>Et fopra 
quella cJjerubin diglori a, che adombrauano il 
propitiatoriojequali non e da dire bora partii 
xulavmente.Y.t quelle coft cofi erdinatèynelprim 
^mo toBemacolocertamente fémpre entrauano i 
facerdotrj^tpeali fniuanoi culti defacrìfclf^^ 
nel fecondo yna yoUa Vanno fole il pontefice, 
nonfen^ fangue-,iìquale offerì fce per fi flejfp^ 
perleignorantie deLpopolo,fignifieaado' queflu 

10 Spirito fanto^noneffere anchora manifeslata 
la yia de fanti,hauendo anthora flahilimeafa 

11 primo tabernacolo jlaqu ale fimilitudme era r»* 

' nel tempo aUhora prefinte^ntlquale fieffertuanu 

doni CT* facrificijjiquah non Affano ficondo la 
confci eìttia rendere perfèt f o il cultore ne cibi fila» 
mente nel bere, V* in diuerfi lauamentr, C?* 
giuHificationi di came-jìrdinati infino al tempo 
della nmttione» Ma Chrifto yehendo pente» 

• 0 3 


1,C4 A GLX HEBKfil. 

fice de futuri henhpermd^giore^ cr pitt perfet* 
totahemacglo, non fatto per mano^cióè non di., 
queTia- edificatione^e per funame di becchi jv* 
teuùitf .c «* ritegliima per proprio faet^M^entro yna fiata o 
uPie,i.Ì nelle fantita, trouatala eterna redentkne*^er 
i.Gìo.x.(3 che fe il fangue de iaurijiO' de bécdnitP* il cenere 
^cllagtou^a jpartofianttfica immaculatialUpn 
^leA.b rificatione della carne^quanto maggiormente il 
fangue di Chrisloiilquale per lo Spirito eterno, 
cfierife fleffoi immaculato à iddio, purifidìera 
la confcientia yoslra da l* opere morte à ferr 
4 tire à Dio yiuenteìtt per. questo, e mediatore 
delnMUÒ t^lamento 3 acci olite interuenendola 
morte ,aUa redentione di quelle prenaricationi, 
lequali erano fiotto il primo teTìamento , ri* 
cenino la promi filone, quegli die fono chiama* 
ti di eterna hendita , perche doue è il teUa 
mento, è.necejfiario else ìnteruenga la morte 
del teTtatore , perdte il teXlamento , ne morti 
è confermato, poi dte non andtora yale,quan* 
do yìue il teflatore , onde ne il primo certa* 
mente feti'^fiangue fu dedicato, perdte ^oslo 
£(k.t4.« tutto il precetto fecondo la leggera Mofie allo mi ■ 
nerfio popolo, pigliando il fangue de y itegli, o* 
debecdii,con acqua,i^ lana roffa,^ ìHifiòpo, 
effe libro anchora,CP' tutto il popolo ajperfie^ce* 
do,QiKTle è ilfangue del teTlamento, ilquale yi 
mando iddio,^ andjora il tabemacolo,et tutti i 
yafi del minsslerio fimilmetrpeJj^argeiM di Jan* 

C . > 

L 


I 


•CAP. I X. 






Et quafi-tme le cofe, fecondo la legge fi 
t purificauano nel fangue,^ fonala ejfufione 
idei fangueinon fi faceiM,la remifitone. Era adun . 
que neceffario che.gli cfempUridi quelle co fctle- 
•^ualifono ne cicli, con quesie co fi fipurtficafimoa 
ma effe celefii, con migliori cofe che quelle ho- 
fli fi purificano, perche non entro ChriTio neU . 
le Jantita fatte da mano,efempUri delle yerejma 
in ejfo cielo, accìoche bora appari fica nel cojpetto 
di iddio per noi, non accioche jpeffo o ffertfca fe 
JheJfo,come il pontefice entra nelle fantita eia-- 
jcuno.anno, nel fangue alieno. Altrimenti hi- 
<ffognerebbejfeffohauere patito daUa confiitutìo- 
ne del mondo.Ma bora mio tratto-nella confuma 
$tone de fecoli, a lenare yia il peccato ,per ù -iwi- | 

tnolationedrfeflejfo appari,^ come agli 
mini è imposlo morire yna yolta, ^doppo que- 
fio ilgiudiciojcofi anchora Chrislo yno tratto 
€ fiato ojf erto, accioche leuajfe yia i peccati di 
molti, di nuouo fin:^ peccato ,apparra à quegli^ 
iquali lo afiettano nella falute* 

« 

Anchora feguìtA k prouir com< cErifto^ vnl« 

. c« perfetto facrificio per gli noftri pcccati«ancho» 
ra àifflollra la coftuma ée gli antvclii racriEci.Qul 
principia vna nuoua parte ammonendogli che 
radano con fede e in lùona concordia per la via 
che Chriifto à apertale come nifuna hoftia può pu^ 
gar quelli che reietteno Chrifto>e tratta degli lup* 
plicii de gli contunusiltc deli intanata de gli pce» 
““'‘allihywi* • * “ \ 


O 4 


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GLI KSBKIK 
CAP. X. 


/4 leggeJjauendùVomhta Je futuri A 


benhnonejja 'magmedtUe cofcycon qtteSle 
. hoslìeflelJejcheciafcuno anno del continuo of» 
ferifionOiiion può mai fare perfetti^ quegli, che 
fi accoTf ano, altrimenti ^oh non resierehhono dt 
leu\,i6,c ejfere ojferte? perciò che neffuna confeientia di 
jfeccati hariena di già quegli, che yno tratto, ha* 
uendo facrificato fu fiino purgati, ma in efii fifa 
tiafcuno anno la commemoratìone de peccati, 
perche è impof